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Sintesi dettagliata del libro di Giorgino esame giornalismo
Tipologia: Sintesi del corso
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Capitolo 1 – Notizie e notiziabilità Si possono dare 10000 definizioni del termine notizia. Alcuni potranno dire che la notizia è la comunicazione di un avvenimento destinato a un pubblico di massa e diffuse attraverso i media di informazione oppure si può sostenere di un oggetto di comunicazione e diffusione, ritenuto di particolare importanza ai fini dell'interpretazione o del condizionamento di fatti o di azioni contingenti. Si può ancora sostenere che la notizia è il racconto di un accadimento portato a conoscenza del pubblico perché non ha lasciato indifferente il giornalista oppure che è una porzione di realtà catturata dalla lente del cronista per scelta, per caso, per necessità o per convinzione. Insomma la prospettiva e la definizione della notizia dipende anche da dove ci troviamo. Può essere usata come una metafora che richiama i concetti di soggettività e oggettività evocando anche la necessità di un'articolata riflessione sul l'impossibilità per alcuni fatti di diventare notizia semplicemente perché non riusciamo a vederli e quindi a valutarli come tali. Dunque le notizie più che uno specchio della realtà sono una sua ricostruzione, un tentativo di inquadrare la vita quotidiana dentro le cornici culturali e interpretative del giornalismo in quanto organizzazione professionale, di darle una forma per portarla all'attenzione di una massa di persone che non avrebbe avuto e non avrebbe altra maniera di conoscerla. Fondamentale dunque è la selezione delle notizie che la fase più importante e delicata. A riprova di ciò si possono indicare alcuni tratti caratteristici delle notizie come la tempestività, l’effimerità e la non sistematicità. Il primo tratto si riferisce al fatto che gli eventi devono essere accaduti da poco. Con il secondo si fa riferimento alla limitatezza temporale delle notizie alla loro eccezionalità, particolare di per sè in grado di calamitare l'attenzione del pubblico ed infine, con l’ultimo termine, si sottolinea l'assenza di collegamenti tra gli eventi: spetta Infatti al giornalista metterli insieme nella ricostruzione o costruzione della realtà che diventa notizia. La notiziabilità cioè la capacità di un fatto di diventare notizia dipende proprio dall'insieme di questi requisiti. Fondamentale è anche distinguere l' hard news dalla Soft news. Con il primo si fa riferimento alle notizie vere e proprie cioè ai fatti di cronaca e di attualità specie di politica ed economia. Un elemento caratterizzante di questa tipologia è il fatto che esse vengano portati a conoscenza del pubblico, subito dopo o simultaneamente al momento in cui accadono. La soft news sono invece le notizie di alleggerimento che riguardano aree tematiche di minore impatto e perciò meno capace di condizionare i processi di formazione dell'opinione pubblica. Concretamente si tratta di approfondimenti di fatti di costume e di società, di cronaca rosa, gossip e spettacolo. Se bene utilizzate le soft news possono assolvere anche alla funzione di esca ovvero una volta catturata l'attenzione è possibile che il pubblico venga condotta all'interno di un percorso più ampio che si snoda anche in direzione di quei contenuti capaci di sostanziarsi in hard news. Il genere corrisponde ad una tipologia di contenuto mediale. È un contenitore all'interno del quale si inserisce una porzione della sostanza mediale in modo che essa venga riconosciuto come tale sia dagli emittenti che dei riceventi. Con il termine newsmaking si fa riferimento alla produzione di notizie. È un'espressione che allo stesso tempo si riferisce sia il processo di produzione tipico del sistema informativo che al filone di studi che si occupa della materia prima dell'attività giornalistica, della sua implicazione sull'organizzazione redazionale e soprattutto sulla costruzione della realtà. Il newsmaking si articola in quattro fasi cioè la selezione, gerarchizzazione, trattamento e tematizzazione della notizia. La scelta delle notizie non si può spiegare soltanto come scelta soggettiva del giornalista poiché occorre vederla come un processo complesso che si sviluppa lungo tutto il ciclo lavorativo, realizzato per impulso di istanze differenti (dalle fonti al singolo redattore) e con motivazioni che non sono immediatamente riconducibili alla diretta necessità di scegliere quale notizie diffondere al pubblico.
Una delle metafore più significativa è quella di gatekeeper che si riferisce alla figura del giornalista come selezionatore di fatti destinati a diventare notizia, all'addetto all'apertura o alla chiusura del cancello dell'informazione attraverso il quale decidere di far passare o meno quegli accadimenti della realtà che incidono nella costruzione delle priorità su cui far discutere l'opinione pubblica. Con il passare del tempo La selezione delle notizie attraverso una fase più marcata di istituzionalizzazione processuali ovvero alcune delle motivazioni personali e soggettive nella scelta o non scelta dei fatti notiziabili divennero dinamiche di gruppo. È merito dello studioso Abrhamm Bass, l aver diviso agli inizi degli anni 60 l'attività di gatekeeping in due fasi ovvero il newsgathering cioè l'iniziale attività di selezione dei fatti notiziabili e il news processing cioè l'attività del giornalista assemblatore che deve adattare la notizia seguendo la logica di un prodotto finito da presentare al consumatore finale. In una democrazia complessa, aumenta la disponibilità di informazioni di prima mano ma la mediazione fra fonti e cittadini resta un elemento irrinunciabile. Anche quando il gatekeeping diventa a "rete" poiché il cittadino è monitorato in modo da fruire solo ciò che per lui è importante ed interessante e non tutto il materiale a sua disposizione, anche quando il giornalismo come "cane da guardia" della democrazia orienta la sua azione muovendosi in direzione disparate la mediazione non può essere riservata ai giornalisti. Il gatekeeper cittadino dunque, non può esistere in senso assoluto. Notiziabilità e big news value L'attività giornalistica consiste nel raccontare la realtà. Selezione, gerarchizzazione e rappresentazione sono tra i compiti principali. La selezione risponde a criteri di pertinenza che si sedimentano nel tempo, a seconda dei contesti e delle colture. Emerge così la necessità di una convenzione basata sui criteri di notiziabilità. La trasformazione di ogni fatto in notizia è un processo in prima istanza sociale; una negoziazione che si compie tra diversi attori che mettono in gioco risorse politiche, economiche e culturali. Un fatto diventa notizia quando questo diventa di interesse dei lettori. Con il termine notizia, giornalisti indicano sia l'elemento cardine del Giornalismo sia il suo testo base. La notizia è la cronaca essenziale di un avvenimento. L'evento deve contenere in sé il maggior numero possibile di valori notizia e assumere la connotazione di notizia già nel suo manifestarsi. I valori notizia servono a stabilire delle pratiche convenzionale nel lavoro giornalistico, affinché si assicuri una standardizzazione delle procedure nel rispetto di scelte che devono mantenersi aperta e flessibile. Per questo motivo non è possibile pensare ad una codificazione esplicita. I
Infine c'è il valore notizia della composizione tematica ovvero a prevalere è l'esigenza del bilanciamento di argomenti nella composizione del prodotto editoriale e della diversificazione tematica. Ci sono poi quattro fattori notizia ovvero il riferimento a Nazioni d’elitè, a persone d'elite, la personificazione e la negatività delle conseguenze. I primi due valori fanno riferimento alla categorie, in questo caso persone e nazioni, di grande importanza che saranno destinate a fare più notizia delle altre. Per personificazione si fa riferimento che al centro di tutto c’è l’uomo che è artefice del suo destino e non la massa. Ed infine la negatività delle conseguenze: ovvero una brutta azione fa più notizia di quella buona Il criterio relativo alla persona parte dal presupposto che è la persona essere considerata evento notiziabile. La personalizzazione infatti è la tendenza a estrapolare da un contesto notiziabile la storia di un soggetto che può portare il peso della rappresentanza dell'intera vicenda che si intende sottoporre a processo di rappresentazione. Ci sono poi i criteri sostantivi e relativi al prodotto. Il primo riguarda l'evento da trasformare in notizia e ripropone la contrapposizione tra il valore notizia dell'interesse quello dell'importanza. Se quest'ultimo non può mancare all'interno di un offerta informativa, quelle interessanti si limitano a incuriosire e colpire l'attenzione del pubblico. I criteri relativi al prodotto sono quelli in cui il piano empirico della notiziabilità è più visibile. Come sottolinea Gans, meno la notizia importante e più si pone il problema della valutazione della sua accessibilità all'interno delle routine produttive. La qualità della notizia corrisponde invece alla completezza e alla chiarezza della sua esposizione. Essa può essere definita attraverso cinque elementi quali l'azione, il ritmo, la completezza, la chiarezza del linguaggio e gli standard tecnici minimali. L'ultimo criterio relativo al prodotto è quello di bilanciamento ovvero un evento è tanto più notiziabile se esso fa parte di una categoria di eventi che non è già abbondantemente presente nel prodotto informativo e che quindi riesce a bilanciare il contenuto del quotidiano cartaceo e online. Il criterio relativo al pubblico assume particolare importanza nelle tecniche di rilevazione degli ascolti televisivi e radiofonici e quelle finalizzate alle analisi quantitative e qualitative di lettori di quotidiani e periodici e dei fruitori dei prodotti online. Per la rilevazione del feedback dei lettori dei quotidiani si usa il lavoro di audipress che misura la quantità dei fruitori dei giornali in versione cartacea. Gli ascolti radiofonici sono rilevati tramite audiradio mentre quelli in rete tramite audiweb. Molto importante è la differenza tra un pubblico che incide nella produzione dei significati della rappresentazione e uno di cui si conosce solo la composizione numerica. Per questa definizione bisogna brevemente ricordare la tripartizione effettuata da Mcquail in relazione alle diverse tradizioni di ricerca sulla materia. La prima scuola di pensiero è quella che fa riferimento alla tradizione strutturale della misurazione del pubblico ovvero quanto, chi è dov'è il pubblico. La seconda è quella che si richiama invece alla tradizione comportamentale e l'attenzione viene concentrata non solo sugli effetti dei media ma anche sull'uso che di essi viene fatto e sulle motivazioni che ne sono alla base. La terza e ultima corrente punta i riflettori sul contesto del consumo e quindi sull'ambiente sociale e culturale in cui la fruizione avviene. Fondamentale è il pubblico target ovvero il pubblico da colpire come se fosse un bersaglio Non manca poi il criterio relativo alla concorrenza Che determina una serie di scelte che dipendono da quelle fatte da altri soggetti. Si può parlare di concorrenza omologante quando ci si adegua al concorrente per evitare di differenziare troppo la propria scelta e nel timore che così facendo, si penalizza eccessivamente il rapporto con il pubblico di riferimento. Alla base di tale scelta c'è l'idea che, se non ci si uniforma alle scelte degli altri, il nocciolo duro della propria Aliens rischia di prendere altre strade migrando verso i proprio competitors. C'è poi la concorrenza diversificante che funziona al contrario perché si parte dal presupposto che la ragione della propria esistenza, in termini di mercati e di target, sta proprio nella consapevole diversificazione dei contenuti e nella differenziazione dei formati e degli stili narrativi.
Il criterio relativo alla concorrenza produce due effetti fra i tanti legati alla distorsione ovvero quello della sovraesposizione di alcuni eventi e fatte rispetto ad altri e quello della semplificazione della realtà. Carlo Sorrentino distingue la concorrenza in tre categorie ovvero cognitivo, intermedia e intra media. Con la cognitiva si fa riferimento a un livello di concorrenza che interessa l'intera industria della conoscenza, l'industria culturale e il modo di spartire la disponibilità di tempo e spazio del pubblico. La concorrenza intermedia invece la concorrenza fra me e te diversi per esempio stampa e televisione oppure cinema e radio. La intramedia è la concorrenza fra lo stesso tipo di media ovvero quotidiani con quotidiani. L'istituzionalizzazione delle procedure di selezione, gerarchizzazione, trattamento e tematizzazione della notizia ha portato all'affermarsi di esempi di deformazione della realtà a causa della fruizione di prodotti informativi. Il fenomeno in questione è quello della distorsione. In alcuni casi è volontaria, in altri è involontaria perché non è frutto di una manipolazione deliberata ma una conseguenza diretta del modello organizzativo e dell'adozione di specifiche routine produttive molte delle quali sono da tempo consolidate nel sistema mediale. Uno stesso evento ad esempio trasmesso su Media diversi verrà interpretato in modo differente ed acquisterà significati diversi. La distorsione involontaria si afferma come elemento intrinseco delle attività di newsmaking e gatekeeping. Nel sostenere questa tesi c'è solo la volontà di evidenziare la necessità di distinguere tra le responsabilità dei singoli giornalisti e quelle dell'intero sistema dell'informazione. Esiste la distorsione involontaria strutturale che è dettata da diversi vincoli organizzativi, dalle culture professionali dei giornalisti e dalle possibilità tecniche dal contesto in cui si opera. La distorsione involontaria produttiva si basa invece su vincoli di mercato, Sulle esigenze di valutare i processi selettivi considerando interessi attenzione del pubblico. La distorsione può essere anche totale o parziale in relazione al grado di manipolazione della realtà. Infine la distorsione può essere isolata o generalizzata in base ai soggetti protagonisti della deviazione dal percorso di rappresentazione della realtà ovvero un singolo giornalista, una singola testata o un numero maggiore di professionisti dell'informazione. Una forma di distorsione non intenzionale, strutturale, parziale e generalizzata è rappresentata dalla autoreferenzialità dell'informazione. Spiegato in poche parole, nelle scelte di notiziabilità rischia di prevalere non ciò che ci si aspetta dal pubblico per quanto è possibile conoscerlo ma ciò che gli altri medio all'intero sistema ti aspettano adesso. L'autoreferenzialità, è uno dei mali peggiori del giornalismo italiano. Produce conseguenze Non trascurabili a livello sociale. Se l'obiettività è un rituale strategico, l’adozione cioè di procedure atte a garantire la conformità dell'attività giornalistica ad una serie di regole, formali e informali, altra cosa è l'oggettività. Quest'ultima fa riferimento all'oggetto su cui si concentra la capacità e la volontà rappresentativa dei giornalisti. Più l’ oggetto nella rappresentazione della realtà è fedele a sé stesso più è assicurata l'oggettività. Il problema consiste perciò nello stabilire quale quanto oggettività si riesca a garantire nella pratica quotidiana e nel dualismo soggettività - oggettività e quale dei due termini va l’uno all'assedio dell'altro. L'antinomia soggettività - oggettività si sviluppa sulla linea di confine della relazione del sé stesso con l'altro o con gli altri. Del resto, nel momento in cui la sfera soggettiva passa all'attacco di quello oggettiva nella rappresentazione della realtà, a subire una metamorfosi anche il concetto stesso di verità. Va notato che l'assedio della soggettività all'oggettività non è una costante solo della comunicazione mediata perché regna sovrano anche nella comunicazione interpersonale e persino in quella intrapersonale.
quello che ha maggiore quantità di rimandi alle pagine interne o la maggiore presenza dei collegamenti ipertestuali elementi multimediali. La gerarchizzazione delle testate online è sottoposto a modifiche continue in linea con le esigenze di aggiornamento perenne delle notizie Dopo l'apertura c’è la spalla che è l'articolo o l'argomento collocato in alto a destra. Spesso anche in alto a sinistra ma ciò dipende dai criteri di impaginazione. Nei telegiornali e giornali radio la spalla è il secondo blocco tematico o singolo servizio dopo quello di apertura. Il taglio centrale corrisponde invece alle notizie che occupano lo spazio mediano della prima pagina dei quotidiani oppure il terzo blocco dei telegiornali e dei giornali radio. Notizie dunque di media importanza. Non tutti i quotidiani usano comunque il metodo tradizionale apertura-spalla-taglio. Nei periodici di concetti di apertura, spalle e taglio centrale sono stravolti dalla logica della copertina ovvero un ambito editoriale in cui si concentra la rappresentazione delle maggiori specificità della testata normalmente con la scelta di una foto capace di far entrare il lettore nella dimensione narrativa dell'argomento prescelto. Successivamente vi sono la terza e la quarta fase del newsmacking ovvero quelle del trattamento e della tematizzazione della notizia. Il trattamento della notizia risponde al tentativo di trasferire all'interno di soluzioni narrative già individuate, porzioni di realtà osservabili e raccontabile solo potenzialmente. Come il corpo umano questo è l'insieme di organi vitali che agiscono e interagiscono continuamente così come la composizione del prodotto editoriale è il risultato di una narrazione più ampia composta da singoli racconti che si sviluppano nell'arco della giornata. È qui che il trattamento si fonde con la tematizzazione, fase che consiste in un'operazione complessa. Prima di decidere il trattamento della notizia occorre Infatti accettare i rischi di una doppia operazione fatta di decontestualizzazione degli eventi dalla cornice sociale, storica, politica, culturale in cui avvengono o sono avvenuti e di ricontestualizzazione dentro i vari formati editoriali e le cornici cognitive dell'informazione. Con il termine frame si fa riferimento alla cornice, quella dei giornalisti e quella del pubblico. Spesso queste coincidono ma alcune volte entrano anche in collisione. In quest'ultimo caso il processo di comunicazione non porterà mai ai grandi e significativi risultati. L'effetto di framing che è un altro esempio di distorsione non intenzionale, parziale e generalizzata della realtà consiste nell'incorniciamento di singole e specifiche porzioni di realtà rappresentabile. Il meccanismo che sta alla base del suo funzionamento ruota attorno alla constatazione che il successo della trasmissione del messaggio dipende anche dalla maggiore o minore possibilità di rafforzare opinioni pregressi. Si può dunque definire il frame come una struttura cognitiva consistente nella conoscenza organizzata di situazioni e individui, desunta da precedenti esperienze e usata per elaborare nuove informazioni e richiamare quelle memorizzate. Nel momento in cui i giornalisti tematizzano la notizia con il dichiarato intento di dare una precisa connotazione editoriale al prodotto in termini di trattamento, tendono a collocare la realtà che vogliono raccontare e descrivere all'interno di cornici cognitive individuate sulla base della loro esperienza pregressa e di ciò che, viene attivato dalla propria memoria selettiva. Si tratta di cornici che vengono trasmesse al pubblico attraverso la notizia. Due esempi che riescono meglio il senso di queste argomentazioni finalizzate a connettere il trattamento della notizia e la tematizzazione degli accadimenti. Il primo esempio riguarda il rapporto tra informazione, politica e Giustizia cioè Tangentopoli un neologismo elaborato dalla stampa Per rappresentare un fenomeno di corruzione della classe politica. Il secondo esempio è invece quello della malasanità. Sono due i filoni di ricerca applicati alla fase del trattamento Cioè l'editing e il timing. Il primo è relativo alla stampa di massa e all’online mentre il secondo riguarda la televisione e la radio. Comunque sì guardino le cose e a prescindere dai mezzi di informazione utilizzati, la questione principale del trattamento, dopo aver risolto i problemi legati alla tematizzazione dei fatti notiziabili è quella di garantire contemporaneamente sintesi ed efficacia narrativa. Con il termine highlighting si intende la selezione dei tratti salienti di un evento destinato ad accedere al cancello dell'informazione quindi a diventare notizia.
LA mediazione giornalistica. Prendendo in considerazione la teoria della coltivazione di Gerbner, si trae un altro spunto di riflessione importante ovvero quello costruito dalla ricerca sociale intorno al concetto di ambiente simbolico in relazione soprattutto al modus operandi del giornalismo specie quello televisivo. E’ la costruzione dell' ambiente simbolico, in opposizione all'ambiente reale, frutto dell'esperienza diretta e personale, il risultato incontestabile dell'attività giornalistica. Dietro la lotta fra questi due ambienti si nasconde l'aspetto più problematico del newsmaking ovvero la funzione sociale dei media di informazione. Può sembrare un gioco di parole, in realtà questo è solo uno dei modi di considerare l'utilità sociale dell'informazione nella costruzione dei significati e nella determinazione dell'agire sociale come orientamento dotato di senso. Il processo di decodifica spiega meglio questa metamorfosi. Stuart Hall ha parlato di tre diversi tipi di lettura quella dominante, negoziata e quella oppositiva. Nel primo caso, la decodifica del messaggio coincide con la codifica fatta dall'emittente. Nel secondo caso il significato viene sottoposto ad una trattativa poiché codificata e decodificata coincidono solo in parte. Nel terzo il ricevente si oppone all'emittente poi che In definitiva non ne conosce la legittimità, indipendentemente dal oggetto della stessa decodifica. A costo di accedere in semplificazioni, è opportuno articolare questa trasformazione in quattro fasi ovvero L'osservazione della realtà, la lettura, l'interpretazione e la narrazione. L'osservazione della realtà può essere casuale cioè senza alcuna volontà preordinata da parte del giornalista perché legata al destino o a coincidenze fortuite Oppure può essere sistematica, organizzata e strutturata. Per quanto riguarda la lettura della realtà, leggere significa comprenderla e renderla accessibile ai propri riferimenti culturali. Questa è una fase della mediazione primordiale. Un fatto non potrà mai diventare notizia, un segmento di realtà non potrà mai essere tradotto in un prodotto destinato a un pubblico di massa se il giornalista non avrà compreso il senso di quella porzione di scibile umano di cui viene a conoscenza attraverso modalità differenti. La terza componente è quella dell'interpretazione ed è qui che c'è la vera interposizione del giornalista fra il pubblico e la realtà. Il newsmaker prima si sostituisce a chi la realtà la vive da protagonista e poi a chi, il pubblico, deve conoscerla attraverso la fruizione del contenuto mediale. Interpretare significa quindi analizzare la realtà che è stata possibile osservare e rendere intellegibile a se stessi agli altri, attribuendole un significato che non è affatto palese e scontato. La quarta fase di questa metamorfosi dalla mediazione all'azione mediatica si realizza con la narrazione punto è la fase di capacità descrittiva è rappresentativa. Narrazione significa racconto e il racconto a sua volta significa capacità di esternalizzazione di una realtà compresa è interpretata dal giornalista con modalità chiare e sistematiche, ma è priva di originalità, seguendo un ordine e una logica nella rievocazione di circostanze e particolari. Le questioni relative alla mediazione giornalistica sviluppano interrogativi anche in ordine ad un altro problema ovvero la natura del significato da attribuire alle pratiche mediali, considerando il testo o il contesto. Precisiamo che i testi possono essere aperti o chiusi. Un testo aperto e quello che non vincola il pubblico ad un particolare significato e quindi non lo costringe ad un'unica interpretazione. Un testo chiusa rappresenta invece il contrario. I modelli tradizionali del giornalismo Per costruire lo sviluppo diacronico del giornalismo e dei mezzi di comunicazione che ne hanno permesso la diffusione a livello locale, nazionale e mondiale è possibile risalire al 60 avanti Cristo quando gli antichi romani affiggevano gli “acta populi diurna”, nei luoghi di ritrovo più frequentati dalla popolazione degli altri popoli diurna che servivano a comunicare le principali informazioni provenienti dalla capitale e dalle province romane. Prima della comparsa della stampa a caratteri mobili nel Medioevo, la divulgazione delle notizie avveniva tramite cronache e diari compilati da cronisti per conto dei governanti o Mercanti. Il punto di svolta e la nascita della stampa grazie al Gutenberg. Nel XVI secolo erano ancora molto diffusi Gazzetta, avvisi
Negli anni 70 nasce il New journalism! fusione tra letteratura e giornalismo, inserisce strutture narrative nel giornalismo moderno. Inserisce romanzo-reportage. Il new journalism ci porta dentro il tempo e lo spazio della notizia. Una evoluzione di questo modello è rappresentato dal giornalismo investigativo definito come la narrazione di quei fatti particolarmente rilevanti per il pubblico, divulgazione di ciò che normalmente rimane nascosto. Ci troviamo negli anni 70 e negli Stati uniti. Gli elementi del mio giornalismo vengono ripresi con l'intento di garantire questo diritto alla conoscenza che dilata la funzione sociale dell'informazione, legittimando anche prese di distanza dal ritualismo e convenzioni. Nel modello del giornalismo interpretativo presente a partire dagli anni 90, l'informazione è ancora più orientata e le sue dinamiche in nome di una differente interpretazione delle trasformazioni sociali e degli obiettivi della fruizione dei contenuti news mediali si piegano alle esigenze dell'intertestualità. Si assiste contemporaneamente al passaggio da una dimensione ispirata allo scetticismo a una più problematica in cui prevale il cinismo degli operatori dell'informazione e del pubblico. Infine il pubblico giornalismo in cui il cane da guardia della democrazia diventa opinion maker. Esiste poi il modello Mediterraneo o pluralista polarizzato che si connota per la presenza di una stampa d’elité con una diffusione abbastanza limitata e una corrispondente centralità dei media elettronici. Il modello dell'Europa centro settentrionale o democratico corporativo si contraddistingue invece nella ricostruzione fatta da due studiosi di comunicazione politica per il precoce avvento della libertà di Stampa e quindi anche dello sviluppo dell'editoria. I media vengono visti come istituzioni sociali di cui lo stato è responsabile tanto da sviluppare un sistema di regolamentazione molto articolato. Un ultimo modello è quello liberale o il nord atlantico. Qua prevalgono i giornali commerciali, il parallelismo politico è basso e il pluralismo interno è predominante. I nuovi modelli del giornalismo Il nuovo valore notizia con cui fare i conti nell'era della rivoluzione digitale è quello della flessibilità e della adattabilità. Anzitutto significa capacità del prodotto di adeguarsi alle variabili nei diversi formati multimediali. Un esempio è rappresentato dal formato reading based ovvero il formato di documento in pratica. Esso è stato un’utile veicolo di trasporto delle informazioni da pochi e molti proprio per
la sua portabilità, facilità d'uso e per il fatto che potesse essere indirizzato ad un pubblico target. In presenza di queste nuove trasformazioni come i nuovi modelli di giornalismo il pubblico ha vissuto un processo di frammentazione e dei massificazione. Ciò ha comportato da un lato la fine della retorica della fase dei media power e dall'altro la considerazione in termini di valore aggiunto del principio dell'interattività. Con il Citizen journalism si rappresenta la forma di giornalismo praticato da semplici cittadini. La partecipazione sempre più attiva e interattiva alla produzione di materiale destinato ad entrare nel circuito delle informazioni mainstream di soggetti che in passato avremmo collocato nella sfera del pubblico rende l'idea della filosofia di fondo di questa tendenza ormai consolidata secondo una teoria che potremmo definire del flusso di attività crescente. Fondamentale Dunque anche il valore della partecipazione che prende appunto il nome di giornalismo partecipativo. Guardando il tema dalla prospettiva di analisi del sistema dell'informazione va detto che il Citizen journalism rappresenta da un lato un'opportunità di far dialogare in chiave funzionale i vecchi e nuovi media facendoli persino collaborare fra loro nell'interesse di una diversa diffusione della notizia, dall'altra è causa invece di alcune distorsioni. Un'altra prospettiva di analisi è necessario per affrontare un altro modello di giornalismo cioè il data journalism. Anche in questo caso come per il citizen, il punto di partenza è rappresentato dalla rete e dal web. Per data journalism si intende una pratica giornalista che produce storie
del dato da parte dell'utente e qua il principio ispiratore è che l'informazione accresce il suo valore quanto più vicina essa è all'azione dell'utente. Si nota quindi che sono molti i cambiamenti con i quali fare i conti, cambiamenti che investono sia la dimensione della routine produttiva e degli output giornalistici, sia il rapporto fra organizzazione e redazionali, pubblico, concorrenza e fonti. La multimedialità si può spiegare con la frammentazione generata da una fruizione di news Come continuo e casuale accumulo di frammenti dovuti alla possibilità di accesso a Fonti diversificate e all'utilizzo di aggregatori online. Nel data journalism occorre considerare altri tre aspetti. Il primo riguarda il fatto che le news si configurano come prodotti e come output di progetti pianificati e programmati. Il secondo riguarda il modo in cui le news vengono raccontate ed infine l'ultimo aspetto riguarda il modello di business. Se Nell'era del giornalismo monomediale il perno dell'analisi ruotava intorno alle dinamiche produttive di quotidiani e periodici, in quelle del neogiornalismo si sono aggiunte tutte le testate online. Un altro modello da prendere in considerazione e quello del Brand journalism. Bisogna Innanzitutto individuare gli elementi che distinguono questo giornalismo dal marketing. Sono entrambe forme di comunicazione di massa ma fanno leva su principi e meccanismi diversi. Il giornalismo si basa sulla raccolta, selezione, gerarchizzazione, trattamento e tematizzazioni di informazioni fornite in autonomia mentre il marketing muovendosi nell'ambito delle strategie necessarie a implementare le occasioni di incontro tra la domanda è l'offerta nel mercato, costruisce le proprie chance richiamando l'attenzione del pubblico con l'intento di stabilizzare nel tempo la preferenza di quest'ultimo. Il marketing ha bisogno di tutte le tipologie di comunicazione di massa, giornalismo incluso, per espletare al meglio la sua funzione e il giornalismo ha bisogno del Marketing o almeno delle sue logiche, per vendere i propri prodotti a raggiungere i segmenti di pubblico sempre più frammentati. Per comprendere il modo in cui nasce e si sviluppa come modello Il Brand journalism È necessario far riferimento alla affermazione del branded content fra le soluzioni operative del marketing di nuova generazione. Il branded content nasce dalle esigenze delle aziende di comunicare i contenuti al pubblico target in un modo diverso dalla pubblicità classica. Si ricorre così allo storytelling giornalistico anche per la sua maggiore credibilità rispetto al marketing e si producono articoli sponsorizzati dalla branda. Secondo Sasson, sono quattro i macro fattori che hanno fatto nascere e sviluppare il branded content. Il primo è rintracciabile nella crisi economica e nell'impossibilità di investire in pubblicità sui media nella stessa natura in cui ciò veniva prima. Il secondo è che il pubblico ha fatto cadere le riserve ideologiche che aveva nei confronti di contenuti prodotti direttamente dalle aziende. Il terzo è lo sviluppo dei social media che hanno creato in termini di partecipazione e fruizione condizioni più idonei ad avvicinare il pubblico target. L'ultimo macrofattore si deve alla disponibilità delle televisioni a mandare in onda i prodotti del branded content. Si può inoltre individuare un valore notizia in grado di ispirare la logica di questo modello di giornalismo in quello che è definito valore notizia dell'ibridazione funzionale ovvero un principio guida che origina la sua legittimazione non tanto in ha ragione in metodologiche quanto più in ambiti empirici e funzionali. L'ibridazione fra i nuovi modelli del marketing e i nuovi modelli del giornalismo serve a costruire risposte più adeguate ad una nuova filosofia di consumo è più flessibili alle ragioni del mercato Il neogiornalismo tv. Fra i nuovi modelli di giornalismo un ruolo sempre più importante lo sta assumendo il modello delle all news. L'avvento dei new media amplia lo spazio mediatico a disposizione delle emittenti e innesca una serie di cambiamenti destinati a influire in un modo profondo nella produzione mediale e news mediale e anche nella frizione. Il quadro inizia a mutare con l'avvento delle emittenti commerciali nei primi anni 80 che rompono gli equilibri del palinsesto minando alla base il modello dominante di televisione ovvero
la televisione si aprì ancor di più al mercato e alla società. Si moltiplica l'offerta e si producono programmi secondo una logica che non è più condizionata da Vincoli istituzionali. Non è più il pubblico a doversi adattare al mezzo televisivo ma il contrario. In questo periodo si parla di spettacolarizzazione dell'informazione di superamento dei generi tradizionali con forme ibride quali l'infotainment, l'edutainment e sportainment. Nella fase della paleotelevisione è l’istituzionalità dell'informazione che viene alla luce e che condiziona l'analisi dell'intera produzione televisiva ovvero i telegiornali diventano avanguardia dei modelli televisivi. Nella televisione invece il tratto distintivo è dato dalla presenza di una concorrenza fra sistema televisivo pubblico e sistema televisivo privato che, insieme alla crescita del peso del mezzo televisivo rispetto ad altri news media, spiega molte delle dinamiche evolutive delle esperienze di Maggiore contaminazione tra generi con il conseguente successo dei contenuti infotrattenitivi. Solo negli anni 90 vi saranno innovazioni nei formate negli stili di conduzione. Questa transazione da un modello statico a uno dinamico diventa processo irreversibile e gli sviluppi tecnologici si verificano in questo arco temporale. Si assiste ad una teatralizzazione della politica che rompono nel piccolo schermo affollando Talk Show e programmi di infotainment. In questi anni Inoltre la TV mostra di voler indagare più a fondo la sfera della vita privata del paese sviluppando un filone di programmi, le cui origini si intravedono già dagli anni 80. Questo periodo si chiama TV realtà. Qua l’intero processo di newsmaking risulta influenzato da tali tendenze tanto che le 4 fasi di cui esso si compone vengono condizionate da questa continua rincorsa verso il pubblico. Con l'avvenimento di internet si spezza la filiera classica di organizzazione e produzione che ha caratterizzato la televisione nei primi anni. La possibilità di poter contare su un numero elevato di canali porta con sè l'esigenza di far nascere un nuovo modello che prende il nome di narrowcasting a conferma della ipertematicità dei canali messi in onda e pensati per pubblici di dimensioni ridotte, targettizzati. La televisione del Terzo Millennio è un Medium ibrido, ho mezzo che ha cambiato i paradigmi sia della paleo che della neotelevisione. Si diffonde la diretta di flusso della notizia online. Trova così legittimazione sociale il modello delle all news le cui caratteristiche sono la dilatazione del tempo da dedicare alle notizie, un maggior numero di notizie da mandare in onda, la necessità di assicurare un andamento continuo e immediato, l'architettura di flusso e quindi la violazione del tabù della ripetizione, l'organizzazione sempre pronta per la messa in onda, l'uso costante della diretta, la coincidenza tra tempo reale e tempo televisivo, l'obiettivo di fondo coincidente con quella di fare in modo che il numero più alto di telespettatori si sintonizzi in quel preciso momento. La televisione nata sul principio della diffusione del segnale sotto forma di onde radio magnetiche dalle stazioni agli apparecchi riceventi prima attraverso l'etere, poi via cavo e poi con le parabole, trova un cambiamento radicale con il passaggio al digitale. Ogni informazione è stata convertita in bit cioè in sequenze numeriche binarie. Gli effetti della applicazione della
cronaca giudiziaria. È ovvio che in questi casi il rischio di ipersemplificazione di banalizzazione contenutistica e molto elevato. Poiché lessico non è di esclusiva pertinenza del conduttore del TG o dell'autore del servizio ma anche delle persone intervistate o degli eventuali ospiti in studio, l'esito del discorso cambia a seconda della categoria di appartenenza. Si può sostenere che lessico e sintassi tengono in considerazione il tipo di ruolo che svolgono i giornalisti delegati dall'organizzazione mediale all'enunciazione della notizia. Le variabili della sintassi del discorso giornalistico dipendono, infatti, dalle modalità con le quali si concepiscono gli attori del discorso stesso, siano essi individuali o collettivi. Per quanto riguarda la fonetica in modo cioè con quella notizia arriva il pubblico, l'analisi si fa più articolata. Esiste Innanzitutto il problema della dizione. Fondamentale è anche il ritmo adesso cambia a seconda dei titoli e dei servizi. Il concetto di ritmo coincide a volte con la velocità delle esposizioni o della lettura delle notizie. Fra i linguaggi del telegiornale un ruolo importante lo giocano le forme di comunicazione non verbale dei conduttori e dei giornalisti in collegamento. Postura, espressioni facciali, gestualità. Ancora più eloquente è il messaggio che si può trasmettere con il linguaggio dello sguardo e l'espressione del viso. A ciò non può mancare la scrittura per effetti ovvero le immagini vengono girate, le riprese televisive vengono effettuate e registrando il rumore dell'ambiente, i suoni che le inquadrature restituiscono all'orecchio dell'operatore e poi a quello del pubblico. Emerge così che il valore aggiunto dell'insieme testuale Stanne la straordinaria capacità di legare, vincolando lì reciprocamente nel processo di significazione della realtà, tutti gli elementi della rappresentazione come gli elementi verbali, visivi e acustici Capitolo 2 – informazione e politica Alla base di questa continua transizione dell'informazione, della politica, dell'Economia e della cultura vi è sicuramente la triangolazione tra queste tre ultime. Innanzitutto perché politica ed economia hanno cambiato le reciproche dominanze essendo passate nel corso dei decenni dalla logica del più stato e meno mercato a quella opposta. La seconda è che Economia e Finanza si sono sovrapposte scambiandosi così i ruoli mentre la terza riguarda la politica e l'economia da un lato e cultura e informazione dall'altro che hanno finito per intrecciarsi e condizionarsi a vicenda. Nel condurre questa analisi Si ribadisce l'esigenza di portare avanti un approccio empirico più che teorico. Per i motivi indicati da Sorice ovvero le scienze sociali si differenziano dalla filosofia poiché si concentrano sui dati frutto dell'esperienza sul campo e il non sui giudizi morali Inoltre le scienze sociali si differenziano dal diritto pubblico perché studiano i processi reali e non quelli formali anche se stabiliscono con il diritto una relazione assai stretta ed infine le Scienze Sociali adottano uno sguardo diverso da quello storico poi che trattano gli eventi come generalizzabili e quindi non necessariamente come unici. Una prospettiva fondamentale nello studio the news media che si occupano di politica è la tipologia media culturalista ( attenzione al contenuto dei media e alla ricezione dei messaggi); quella media materialista (attenzione agli aspetti politici ed economici dei media) seguita da quella socio-culturalista(influenza dei fattori sociali su produzione e ricezione dei media) e socio materialista (media come riflesso di condizioni economiche e materiali della società ). Con il termine transizione si fa riferimento al passaggio da uno stato all'altro, da una condizione all'altra dunque la fase intermedia di un processo nel quale si altera il sostanziale equilibrio raggiunto nel periodo precedente per approdare ad una situazione nuova di cui però si conoscono solo gli elementi maggiormente connotativi, essendo chiari soprattutto gli obiettivi e le finalità dei diversi atti messi in campo. Se applichiamo questa definizione alla politica è facile immaginare la presenza di sequenze di questo processo di transizione che si riproducono nel tempo avendo interesse a non derogare ad alcuni principi di fondo come il rafforzamento del livello di partecipazione dei cittadini, l'equilibrio fra la dimensione nazionale e sovranazionale e la necessità di tenere separato l'ambito di intervento della politica da quello dell'Economia e della finanza.
Il problema è che le scelte che accompagnano questo procedere continuo e incessante sfuggono alle capacità previsionali persino dei politologi e sollevano dubbi sulla stessa capacità del sistema di restare vincolato al significato autentico della democrazia. Come analizzeremo più avanti la stampa prima, la televisione il web poi pur avendo avuto e avendo la possibilità di condizionare i processi di deliberazione legislativa vengono considerati potere in senso metaforico e quindi fenomeni distinti dalle funzioni dello Stato prese qua in esame sul piano formale. È possibile contestualizzare all'interno delle principali problematiche dell'informazione politica e delle peculiarità della notizia politica i 4 interrogativi più rilevanti della Sociologia del giornalismo. Il primo è finalizzata a comprendere quali sono i motivi della mancata sintonia fra giornalismo e cittadini e quindi la crisi di credibilità dell'informazione. Il secondo interrogativo ruota attorno alla funzione sociale dell'informazione come bene pubblico ma anche come prodotto commerciale e alla collocazione dei singoli news media nell'ecosistema comunicativo dominato dal web in una logica multimediale. Il terzo si riferisce al nesso di causalità tra un atteggiamento cinico del giornalismo nei confronti di chi detiene il potere e la crisi di credibilità dell'informazione. L'ultima interrogativo assume come elemento centrale la riflessione attorno al cambiamento se vi sarà e soprattutto se sarà radicale, della delega dei cittadini al giornalismo negli spazi di un modello sociale e culturale che ha ampliato le forme di mediazione indebolendo quelle tradizionali. La chiave interpretativa della correlazione, tra mediamorfosi e partecipazione, si sviluppa lungo la traiettoria della ricerca delle cause della crisi del giornalismo intesa come crisi di mediazione e della questione della reale corresponsione dell'aumento delle competenze dei protagonisti della neofferta informativa in seguito all'implementazione delle tastiere espressive. Il vecchio e nuovo concetto di potere. Quando si parla del rapporto fra informazione e politica è indispensabile vincolare le diverse argomentazioni alla doppia consapevolezza che è la complessità la dinamica prevalente dell'era tardo moderno e che il concetto di potere è cambiato negli ultimi decenni. Per complessità si intende un sistema formato da parti che interagendo fra loro, presentano elementi nuovi, non spiegabili secondo le leggi che regolano le singole parti. Al cuore della complessità ci sono le interazioni e l'intreccio perché il tutto è diverso dalle parti che lo compongono. Vivere in un'epoca in cui la complessità è il principale perimetro d'azione significa considerare i motivi di opportunità e di rischio di un interconnessione stabile fra sistemi e sottosistemi che non molto tempo fa agivano in modo autonomo anche se non del tutto separato. E’ dunque la trasformazione, la fuga dalla condizione, il rifugio nella processualità la vera questione da considerare e a tal fine è utile ricostruire le tappe più importanti che hanno portato all'evoluzione del concetto di potere. Nel senso più generale si intende la capacità di un individuo di produrre effetti, la possibilità data all'uomo di determinare la condotta altrui. Secondo Russell il potere è la capacità di causare cambiamenti intenzionali mentre per Hobbes, consiste nei mezzi per ottenere qualche apparente vantaggio futuro Weber individua invece tre tipologie di potere. Nella prima, il potere legale, la fonte è la legge a cui sottostanno sia coloro che esercitano il potere sia coloro che lo subiscono. Nella seconda cioè il potere tradizionale, la fonte è la tradizione mentre nel potere carismatico, la fonte è rappresentato dal valore esemplare, dalle qualità extra quotidiane di taluni soggetti. Ferrarotti suggerisce di aggiungere una quarta categoria ovvero il potere massmediatico o manipolativo. A suo giudizio in questo caso si tratta della vittoria sul piano sociale e individuale dell'immagine, che egli definisce ipnotizzante rispetto alla lettura e alla scrittura basata sul discorso logico -analitico. Ferrarotti riguarda il contesto della rivoluzione digitale e collega ad esso anche il pericolo della messa in discussione dell'autonomia dell'individuo, "sgretolato e appiattito dalla manipolazione, diretta e indiretta, del potere massmediatico attraverso la massiccia pressione di stimoli e suggestioni emotive"
civile si costituisce una nuova sfera pubblica definita borghese composta da privati cittadini che si incontravano per dibattere i temi dell'epoca. Fondamentale è capire in che modo l'informazione ha aiutato la sfera pubblica ad evolversi, a trasformarsi fino al punto di rendere labile il confine tra la categoria del pubblico e del privato. Questa distinzione ha un radicamento consistente nella storia del pensiero sociale e politico occidentale. Come ricorda Thompson è nel tardo medioevo che la distinzione fra pubblico e privato comincia ad acquisire nuovi significati cambiando le stesse istituzioni politiche e le sue dinamiche. Secondo una prima interpretazione di questa dicotomia, con pubblico si intende l'insieme delle attività legate allo stato e all'autorità di cui essa godeva mentre per privato si intendono le attività o le sfere di vita che ne erano esclusi e che restavano indipendenti. In una seconda categoria ermeneutica di questa dicotomia si può cogliere maggiormente il ruolo della dinamica relazionale che si sviluppa tra informazione e politica in quanto manifestazione del potere decisionale pubblico. Questa ruota intorno al concetto di visibilità e rappresenta il presupposto epistemologico della definizione di quella che Thompson chiamerà sfera pubblica mediata. Alla base di questa interpretazione, pubblico è ciò che è accessibile a tutti, ciò che è visibile e osservabile mentre privato è tutto ciò che è nascosto alla vista. Oggi si da grande visibilità al potere e ai processi decisionali di chi lo detiene. Insomma la pubblicità delle decisioni non sono più un'opzione ma un elemento ontologico della funzione pubblica, fonte di legittimazione popolare e talvolta occasione di autolegittimazione. Parlare della pubblicità del potere significa distinguere fra pubblicità tradizionale della compresenza e pubblicità mediata. Con la prima tipologia si fa riferimento alle caratteristiche e agli esiti delle interazioni faccia a faccia mentre con la seconda si fa riferimento alla circostanza che, grazie alla grande accessibilità delle informazioni da parte del pubblico in conseguenza dell'azione dei media la conoscenza e perciò la visibilità di azioni, eventi, fatti, decisioni non è più affidata alla condivisione dello stesso luogo. L'analisi dell'attuale rapporto tra informazione e politica sembra orientata più alla segnalazione della sovrapposizione di due piani anziché al superamento della seconda opera della prima. Per quanto riguarda la relazione fra pubblicità e visibilità, questa si rinnova quando con l'avvento e lo sviluppo della TV abbondano gli indirizzi simbolici di tipo visivo anche se permangono, in relazione a questo mezzo di comunicazione, le differenze esistenti fra pubblicità mediata e la pubblicità tradizionale della compresenza. Thompson sostiene che la televisione ha creato una forma di pubblicità terza rispetto a quella tradizionale della compresenza ea quella mediata dalla parola. Egli non rinuncia a criticare sia Habermas che a suo giudizio ha guardato alle nuove forme di pubblicità create dai media con le lenti dei modelli tradizionali sia Foucault che a suo giudizio si è limitata a considerare i media solo come istituzioni orientate alla sorveglianza. La questione della visibilità del potere passa attraverso il suo stesso controllo spesso a opera di quei professionisti della comunicazione impiegati nella produzione di risultati frutto della capacità di massimizzare le rappresentazioni favorevoli ai leader politici e minimizzare quelle sfavorevoli. Quella del controllo della rappresentazione e dell'auto rappresentazione è un'arte antica ma lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa ha indotto a una trasformazione della stessa natura della visibilità politica e anche del suo controllo. Questo perché è cambiato il concetto stesso di pubblico e si è modificata la sua natura. Per quanto riguarda gli episodi di fuga di notizie di scandali, Thompson sostiene che entrambi possono essere interpretati come un insuccesso nel tentativo di controllare il rapporto tra comportamento da ribalta e comportamento da retroscena. Nello specifico dello scandalo è proprio la divulgazione pubblica di un segreto e rappresentare il suo fondamento il suo maggiore fattore di rischio per il politico. C'è anche il rischio connesso alla partecipazione a un programma televisivo di effetto negativo perché in questo caso si deve fare riferimento alla possibile distanza che si viene a creare fra l'attività di codifica del messaggio e la sua decodifica opera del pubblico, nella consapevolezza
che questa distanza può crescere o diminuire per la presenza o l'assenza di variabili riconducibili all'assetto valoriale e alle aspettative dei riceventi. Mazzoli elabora una nuova tipologia di genere informativo ovvero quelle delle cross-news incrociando le modalità di produzione delle informazioni secondo i vecchi modelli e formati del giornalismo televisivo, i talk show e i social media in un quadro di insieme e più ampio usato come prova anche delle nuove modalità di fruizione. L’opinione pubblica. Un'altra importante questione è quella dell'opinione pubblica. Per grossi Questo è un processo di interazione e di comunicazione collettiva che si svolge in uno spazio sociale cioè la sfera pubblica, caratterizzato dalla presenza di numerosi referenti, da apparati e organizzazione da sistemi cognitivi che si confrontano e competono per produrre convergenza influenza. Grossi indica nella promozione del consenso, nella rafforzamento della fiducia e della legittimazione o in alternativa, del dissenso, della critica e della delegittimazione la finalità di fondo di questa attività segnalando anche gli elementi costitutivi della cosiddetta sondocrazia. Il tema dell'opinione pubblica proprio per la sua delicatezza richiede un minimo di inquadramento storico. Si deve al pensiero liberale la prima rivendicazione dell'Autonomia del concetto di opinione pubblica visto che Locke, in contrapposizione Hobbes che ne aveva indicato la connotazione anarchica, Colloca la legge dell'opinione accanto a quella Divina ea quella civile. Anzi egli attribuisce la legge dell'opinione un valore morale che può porsi in contrasto con le leggi della politica che da essa si fanno vigilare. A continuare questo percorso è Rousseau che vede nell'opinione pubblica la vera costruzione dello Stato pur includendo nell'alveo della sua definizione concettuale i costumi che si formano spontaneamente quindi non per effetto di una discussione pubblica su temi di interesse collettivo. C'è poi Kant che fa coincidere il concetto di opinione pubblica con l'uso pubblico della ragione in linea con i principi dell'illuminismo è che assegna la pubblicità dei processi decisionali, il ruolo di mediazione fra Stato e società Habermas che fa coincidere la parola opinione con il concetto di reputazione distingue quattro modelli di opinione pubblica ovvero l'opinione pubblica borghese, la pubblica ricettiva, l'opinione quasi pubblica e l'opinione pubblica disintermediata. Dalle considerazioni svolte è emersa l'esigenza di reinventare il concetto di sfera pubblica a vantaggio della proposta di una sfera pubblica mediata e di uno spazio del visibile non localizzato e non dialogico in senso stretto, frutto di una quasi interazione, aperto poiché i suoi contenuti non possono essere sempre stabiliti in anticipo e le conseguenze che ne derivano non sono sempre governabili appieno La democrazia. Definizione