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Giotto di Bondone: Vita, Opere e Rivoluzione Artistica, Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

La vita e le opere di giotto di bondone, figura chiave nella transizione dalla pittura bizantina all'arte rinascimentale italiana. Analizza il suo contributo rivoluzionario all'uso del naturalismo, della tridimensionalità e dell'espressività nelle figure umane, con particolare attenzione agli affreschi nella basilica di san francesco d'assisi. Una panoramica dettagliata delle innovazioni stilistiche di giotto, del suo impatto sull'arte successiva e del contesto storico e culturale in cui operò, fornendo un'analisi approfondita delle sue tecniche narrative e compositive. Esamina anche le influenze che hanno plasmato il suo stile e il suo ruolo nel rinnovamento dell'arte italiana.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 03/09/2025

Beatricerotundo
Beatricerotundo 🇮🇹

17 documenti

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Giotto di Bondone (colle di Vespignano, Firenze, 1267
1337) è il maggior interprete della rivoluzione in senso
naturalistico, che attraversa la pittura italiana a cavallo tra
Duecento e Trecento.
Protagonista dell’arte italiana dentro e fuori Firenze, egli è
citato in molte opere letterarie, a cominciare dalla
contemporanea Divina Commedia dantesca, pochi decenni
dopo da Boccaccio nel Decameron.
Giotto è dunque colui che rompe definitivamente gli schemi
bizantini, il primo artista moderno che torna a guardare la
natura, ingannando l’occhio di chi osserva con le sue figure
tridimensionali, espressive, vive, che si muovono in spazi
coerenti e unitari, credibili.
La rivoluzione giottesca appare oggi non meno dirompente,
sebbene si chiariscano, oltre all’influenza di Cimabue, quella
della scuola romana e senese, della cultura gotica e francese.
Nelle opere di Giotto, la narrazione fluisce chiara, ogni cosa
è organizzata in composizioni semplici, dirette,
comunicative, eppure gli spazi sembrano aprirsi oltre le
superfici dipinte, i personaggi ci invitano entrare nelle scene,
le espressioni a immaginare e condividere gioie e drammi
della storia sacra.
Giotto si lascia alle spalle la tradizione bizantina per
riallacciare la pittura alle evoluzioni della scultura, in
particolare quella di Arnolfo, che il pittore conosce
probabilmente a Roma, e nel fare questo, egli crea un
linguaggio nuovo, chiaro, sintetico, narrativo.
Della sua biografia non sappiamo quasi nulla: nato intorno al
1267, forse figlio di contadini, è stato secondo la tradizione
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Giotto di Bondone (colle di Vespignano, Firenze, 1267

  1. è il maggior interprete della rivoluzione in senso naturalistico, che attraversa la pittura italiana a cavallo tra Duecento e Trecento. Protagonista dell’arte italiana dentro e fuori Firenze, egli è citato in molte opere letterarie, a cominciare dalla contemporanea Divina Commedia dantesca, pochi decenni dopo da Boccaccio nel Decameron. Giotto è dunque colui che rompe definitivamente gli schemi bizantini, il primo artista moderno che torna a guardare la natura, ingannando l’occhio di chi osserva con le sue figure tridimensionali, espressive, vive, che si muovono in spazi coerenti e unitari, credibili. La rivoluzione giottesca appare oggi non meno dirompente, sebbene si chiariscano, oltre all’influenza di Cimabue, quella della scuola romana e senese, della cultura gotica e francese. Nelle opere di Giotto, la narrazione fluisce chiara, ogni cosa è organizzata in composizioni semplici, dirette, comunicative, eppure gli spazi sembrano aprirsi oltre le superfici dipinte, i personaggi ci invitano entrare nelle scene, le espressioni a immaginare e condividere gioie e drammi della storia sacra. Giotto si lascia alle spalle la tradizione bizantina per riallacciare la pittura alle evoluzioni della scultura, in particolare quella di Arnolfo, che il pittore conosce probabilmente a Roma, e nel fare questo, egli crea un linguaggio nuovo, chiaro, sintetico, narrativo. Della sua biografia non sappiamo quasi nulla: nato intorno al 1267, forse figlio di contadini, è stato secondo la tradizione

allievo di Cimabue, sebbene non ci siano conferme documentarie; è ipotizzato inoltre un suo viaggio a Roma attorno al 1280, dove il giovane artista sarebbe entrato in contatto non solo con la scuola romana, ma anche con le opere classiche e paleocristiane. Poco più che ventenne, Giotto viene chiamato ad Assisi per affrescare le pareti della basilica superiore con le storie della vita di San Francesco. Il ciclo, eseguito nei primi anni 90 del 200, si sviluppa nel registro inferiore su 28 riquadri nei quali sono narrati, da destra a sinistra, altrettanti episodi della vita del santo, tratti dalla leggenda major di Bonaventura da Bagnoregio. L’iconografia e i modi della rappresentazione sono del tutto nuovi, a paragone ad esempio degli episodi rappresentati da Berlinghieri sullo stesso tema: i personaggi sono plastici, diversificati nelle pause e nelle espressioni, si muovono in uno spazio reale di cui percepiamo l’illusoria profondità. L’illusione di realtà si estende sulle scenografie e ambientazioni: le architetture, gli abiti, gli oggetti, persino le acconciature sono contemporanei a Giotto, abbandonando così la tradizionale ambientazione delle scene sacre in un indefinito passato classico. Le composizioni sono semplici, di immediata lettura, ma spesso arricchite da particolari quotidiani, descritti con attenzione. A dare unitá al ciclo è un altro elemento illusorio: la finta loggia in cui si inquadrano le scene, sovrastata da un architrave sorretto da precise colonne tortili dai capitelli corinzi e decorate con mosaici cosmateschi, che poggiano a loro volta su una cornice marmorea sotto la quale si sviluppa un finto drappo dal motivo geometrico, realizzato da allievi.

é austero, oscuro, di gusto marcatamente romanico. Sull’unica navata si affacciano delle cappelle, alcune delle quali rese celebri dai loro preziosissimi cicli di affreschi; -La basilica superiore presenta all’esterna una facciata semplice e slanciata a capanna, un grande portale bipartito, e un bellissimo rosone affiancato dai simboli degli evangelisti, mentre all’interno si presenta come un’aula magna, ampia, spaziosa, slanciata e luminosa, in cui i caratteri architettonici del Gotico sono molto più evidenti. La navata é attraversata da grandi archi a sesto acuto e volte a crociera. Ha un’aula unica destinata alla predicazione, alla preghiera comunitaria, alle riunioni ufficiali dell’ordine, senza navate laterali, nelle

quali pareti troviamo la vita di San Francesco d’Assisi raccontata in alcuni riquadri da Giotto. Il cantiere per la decorazione della Basilica di San Francesco D’Assisi costituì una delle esperienze più importanti di tutta l’arte duecentesca. Erano infatti ben due le basiliche da affrescare, quella superiore e quella inferiore, e ampie e distese le parti di pareti non finestrate bensì destinate ad accogliere le grandi scene figurate. Le ampie e compatte superfici murarie delle due basiliche furono destinate ad accogliere cicli di affreschi: i francescani ignorarono la polemica cistercense riguardo la decorazione delle chiese poichè nella loro visione artistica le pareti affrescati avevano un ruolo prima didattico e poi estetico. Le scene raffigurate dovevano illustrare al popolo gli episodi della Bibbia, nel modo più efficace possibile, e raccontare anche la vita di San Francesco. Per questo furono coinvolti i maggiori pittori del momento: Cimabue, Cavallini e Giotto.

Nel primo episodio sono narrate e analizzate le prime sette scene:

  1. San Francesco d'Assisi onorato da un uomo semplice OMAGGIO DELL’UOMO SEMPLICE: Nel dipinto appare un uomo umile, che stende il proprio mantello al passaggio di FRANCESCO per onorarlo: solo lui, ispirato da Dio, riconosce che al giovane (ancora non consapevole della sua futura missione) spetta questo onore. Giovanissimo ed elegante Francesco (protettore nazionale), appartenente ad una famiglia nobile e ricca prima di svestirsi di tutto e anche delle scarpe, indossante ora solo un saio di tela, di sacco, accetta l’omaggio con un breve gesto. Qui non ha ancora avuto la chiamata , che avviene quando ci si trasforma in estasi e si é illuminati dalla luce divina.

Decide di condurre prima una vita da eremita, e dopo un periodo di riflessione, di costituire l’ordine dei francescani. Vi sono 4 uomini attorno che reagiscono con un evidente espressione di incomprensione, espressa dei gesti o dal viso. L’abbigliamento ci induce a pensare che la scena si svolge nel periodo medioevale e i quattro siano ricchi notabili, e vi é un’antitesti tra l’uomo semplice ispirato da Dio e i 4 uomini dotti, che hanno occhi ma non vedono. Si ha poi una similitudine tra questa scena e l’ingresso di Gesu a Gerusalemme, come narrato dal Vangelo di Luca. In questo contrasto, ci sono anche le storie del nuovo testamento e della vita di Gesu e non solo le storie di San Francesco. Il giovane e stupito Francesco, che comunque accetta il gesto di devozione, é riconoscibile dall’aureola dorata, simbolo della sua non ancora manifesta santità; da notare il panno steso ad asciugare, indice di una presenza umana, del fatto che quello è un luogo vero, vissuto, abitato da qualcuno. La scena si svolge nella piazza dove affaccia il tempio della Minerva (che si differenzia dall’originale per il numero delle colonne, 5 anziché 6, e per la presenza del timpano di un rosone sorretto da angeli), il palazzo del Capitano del popolo, e la torre civica. I codici architettonici, oltre a volerci indicare chiaramente il luogo della scena cioè Assisi, insistono sul concetto che la rivelazione divina avviene dinanzi ad un luogo legislativo cittadino, un luogo in cui si decretano le leggi umani. Tale concetto é evidenziato dalla presenza di testimoni, che non comprendono che cosa sta avvenendo ma che con la loro presenza lo documentano, come realmente avvenuto e come vero.

I codici dell’architettura, rappresentati dalle mura e dal monastero nel quale aveva soggiornato San Benedetto, ambientano la vicenda ad Assisi. Il cavallo bianco di Francesco, ora annerito dal tempo, é simbolo di purezza, nobiltà e bellezza. L’aureola sul capo di Francesco, non ancora consapevole della sua missione e non si capisce perché non indossa il saio, é simbolo di santità. Le due linee ascendenti, che si dipartono dal capo del santo, lo collegano idealmente e metaforicamente a due simboli: la città, simbolo della vita laica, e il monastero, simbolo di quella monastica. In pratica, sembra che Francesco sia ad un bivio allegorico della sua vita, dovendo scegliere tra il mondo profano e la sacra missione che tra poco intraprenderà. Il colore del mantello giallo simboleggia il cambiamento che sta per verificarsi nella sua vita. Il gesto di carità, simboleggiato dal mantello al nobile povero che sta nella sezione dell’affresco dedicata al sacro, fa intuire quale sarà la sua scelta tra queste due concezioni di vita in antitesi. La ricca esistenza offertagli dal padre, Pietro di Bernardone, sarà rifiutata per madonna povertà. Le altre scene raffigurate sono:

  1. Sogno di san Francesco d'Assisi
  2. San Francesco d'Assisi prega davanti al Crocifisso di San Damiano
  3. San Francesco d'Assisi rinuncia ai beni paterni
  4. Sogno di papa Innocenzo III
  5. Innocenzo III conferma la Regola francescana (SCENE I-VII 1296, Basilica superiore)

La novità portata da Giotto é nell’ espressione , non più stampigliata come nel gotico e nel bizantino, (Giotto é molto avanti rispetto agli altri pittori, i suoi risultati sono alla base di ciò che vedremo nel Rinascimento) ma diversa per ogni figura, oltre al chiaroscuro che dá volume alle figure. É l’iniziatore della storia della pittura italiana, anche se lo conosceremo come architetto e progettista del campanile del duomo di Firenze. Come avveniva questo passaggio di conoscenze e tecniche tra gli artisti del Rinascimento? Per diventare un artista tra ‘400 e ‘500 non c’era una scuola, ma si andava “a bottega”. C’erano botteghe dove i ragazzi imparavano il fare artistico (pittura, scultura, architettura) ma Giotto si distingue per la sua bravura da pittore. Era praticamente un percorso obbligato per un giovane artista inesperto ed è il percorso che tutti i grandi artisti hanno compiuto per imparare il mestiere. Se un bambino o un ragazzo dimostrava un minimo di talento per il disegno, la scultura o la pittura veniva inserito nel gruppo degli allievi di un maestro, meglio se di fama, per iniziare un periodo di apprendistato che poteva durava parecchi anni. Una bottega prestigiosa era quella di Andrea del Verrocchio, che a Firenze, la città simbolo del Rinascimento, offre una formazione che comprende, oltre a pittura, scultura e architettura, anche musica, ottica e botanica. Dalla bottega del Verrocchio uscirono gli artisti del Rinascimento più importanti come Botticelli, Perugino e Leonardo da Vinci.