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Giulio Cesare Ferrari: Psicologia Sperimentale e Psichiatria, Guide, Progetti e Ricerche di Storia Della Psicologia

relazione appello su giulio cesare Ferrari

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2020/2021

Caricato il 01/12/2022

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LA SPERIMENTAZIONE PSICOLOGICA IN GIULIO CESARE FERRARI
Giulio Cesare Ferrari nacque a Reggio Emilia il 29 ottobre 1867. Dopo la laurea
conseguita in medicina all’ Università di Bologna nel 1892 diventò assistente dell’
Istituto psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, all’epoca il più celebre manicomio
italiano diretto dal professore Tamburini. Nel 1893 Ferrari venne nominato
redattore capo della “Rivista Sperimentale di Freniatria” e vi rimase fino al 1906.
Vincitore di una borsa di studio a Parigi nel 1896 lavorò nel laboratorio di psicologia
di Alfred Binet alla Sorbona, dove iniziò ad occuparsi di studi neurologici, in
particolare si interessò agli studi sui deliri. In seguito alla morte del padre, Ferrari
decise di tornare in Italia, dove fu il primo a fondare un laboratorio di psicologia
sperimentale sempre presso l’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, che diresse fino
al 1902. Questo laboratorio si differenzia da quelli precedenti sia per la ricchezza
degli strumenti scientifici, sia per i metodi usati in relazione all’obiettivo
fondamentale di ricercare e verificare le leggi generali dei fenomeni psichici.
Inizialmente gli esperimenti condotti erano di psicometria e psicofisica, ma
successivamente si interessò di studiare aspetti come l’emozione, la volontà,
l’attenzione, e così via.
Ferrari sentiva il bisogno di costruire una psicologia autonoma nei metodi e negli
scopi, capace di collegarsi con la psichiatria, una scienza che presenta fenomeni
complessi non riducibili al modello meccanicistico. La risposta a questa esigenza,
Ferrari la trovò nei “ Principi di psicologia” di William James che egli stesso tradusse
e curò la pubblicazione in Italia nel 1901, che ebbe un notevole successo.
Nello stesso periodo, alla fine del 1901, ottenne la libera docenza in psichiatria
all’Università di Modena, seguita nel 1904 da quella in psicologia sperimentale
all’Università di Bologna. Nel 1905 fondò la “ Rivista di psicologia “, primo periodico
italiano dedicato a questa disciplina e dal 1910 divenne anche un organo della
Società italiana di psicologia. Non abbandonò mai tuttavia, la carriera psichiatrica: fu
infatti direttore del Manicomio di Imola dal 1907 al 1994 e dell’Ospedale psichiatrico
Roncati di Bologna dal 1921 al 1932, anno della sua morte
Ferrari elaborò un proprio programma psicologico-psichiatrico che orienterà tutta la
sua attività scientifica. Egli prese spunto in modo particolare dall’idea della
psicologia individuale di Binet come parte integrante della psicologia sperimentale e
come strumento per l’analisi dei malati di mente; e da James prende l’immagine di
una psicologia capace di spiegare anche i fenomeni psichici più complessi. Possiamo
considerare l’incontro con il pensiero di Binet e di James come i due eventi più
importanti per Ferrari che gli hanno consentito di staccarsi dal paradigma
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Scarica Giulio Cesare Ferrari: Psicologia Sperimentale e Psichiatria e più Guide, Progetti e Ricerche in PDF di Storia Della Psicologia solo su Docsity!

LA SPERIMENTAZIONE PSICOLOGICA IN GIULIO CESARE FERRARI

Giulio Cesare Ferrari nacque a Reggio Emilia il 29 ottobre 1867. Dopo la laurea conseguita in medicina all’ Università di Bologna nel 1892 diventò assistente dell’ Istituto psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, all’epoca il più celebre manicomio italiano diretto dal professore Tamburini. Nel 1893 Ferrari venne nominato redattore capo della “Rivista Sperimentale di Freniatria” e vi rimase fino al 1906. Vincitore di una borsa di studio a Parigi nel 1896 lavorò nel laboratorio di psicologia di Alfred Binet alla Sorbona, dove iniziò ad occuparsi di studi neurologici, in particolare si interessò agli studi sui deliri. In seguito alla morte del padre, Ferrari decise di tornare in Italia, dove fu il primo a fondare un laboratorio di psicologia sperimentale sempre presso l’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, che diresse fino al 1902. Questo laboratorio si differenzia da quelli precedenti sia per la ricchezza degli strumenti scientifici, sia per i metodi usati in relazione all’obiettivo fondamentale di ricercare e verificare le leggi generali dei fenomeni psichici. Inizialmente gli esperimenti condotti erano di psicometria e psicofisica, ma successivamente si interessò di studiare aspetti come l’emozione, la volontà, l’attenzione, e così via.

Ferrari sentiva il bisogno di costruire una psicologia autonoma nei metodi e negli scopi, capace di collegarsi con la psichiatria, una scienza che presenta fenomeni complessi non riducibili al modello meccanicistico. La risposta a questa esigenza, Ferrari la trovò nei “ Principi di psicologia” di William James che egli stesso tradusse e curò la pubblicazione in Italia nel 1901, che ebbe un notevole successo.

Nello stesso periodo, alla fine del 1901, ottenne la libera docenza in psichiatria all’Università di Modena, seguita nel 1904 da quella in psicologia sperimentale all’Università di Bologna. Nel 1905 fondò la “ Rivista di psicologia “, primo periodico italiano dedicato a questa disciplina e dal 1910 divenne anche un organo della Società italiana di psicologia. Non abbandonò mai tuttavia, la carriera psichiatrica: fu infatti direttore del Manicomio di Imola dal 1907 al 1994 e dell’Ospedale psichiatrico Roncati di Bologna dal 1921 al 1932, anno della sua morte

Ferrari elaborò un proprio programma psicologico-psichiatrico che orienterà tutta la sua attività scientifica. Egli prese spunto in modo particolare dall’idea della psicologia individuale di Binet come parte integrante della psicologia sperimentale e come strumento per l’analisi dei malati di mente; e da James prende l’immagine di una psicologia capace di spiegare anche i fenomeni psichici più complessi. Possiamo considerare l’incontro con il pensiero di Binet e di James come i due eventi più importanti per Ferrari che gli hanno consentito di staccarsi dal paradigma

positivistico, che dominava in quel periodo in Italia. L’incontro con Binet avvenne nel 1894 a Parigi, e la permanenza nel suo laboratorio parigino, gli consente di studiare i mental test per misurare non solo capacità limitate o specializzate in un individuo ma anche le funzioni mentali più complesse, allo scopo di determinare le differenze individuali nelle capacità mnemoniche, nell’attenzione, nella percezione dello spazio, nelle percezioni motorie ecc. una volta appresa la novità metodologica rappresentata dal test di Binet-Simon, decise di iniziare una propaganda dei test mentali in Italia. Riscontrò dai test notevoli risultati: non solo permettevano di capire le modalità delle manifestazioni psicotiche, ma anche la personalità normale, e ciò perché la pazzia è considerata solo una deviazione della personalità, ciò vuol dire che i caratteri della personalità primitiva non sono del tutto distrutti. In altre parole Ferrari teneva conto delle caratteristiche individuali del malato, di una molteplicità di sintomi e in un secondo momento predisporre una varietà di interventi terapeutici. Nonostante ciò le sue idee non trovarono consenso, molto probabilmente a causa delle vecchie idee e metodologie presenti nella psichiatria italiana, inclini ad una visione positivistica impegnata a cercare la causa generale delle manifestazioni psicopatologiche.

Un altro incontro importante nella vita scientifica di Ferrari fu con William James nel 1898 a Parigi. Ferrari rimase colpito e affascinato dall’opera di James “principi di psicologia”, descrivendola come una pietra miliare della psicologia. Il modello di psicologia di James si discostava nettamente dal modello riduzionista degli psicofisiologi di stampo positivista allora dominante in Italia, James presentava la psicologia come una scienza con del tutto autonoma sia sul piano metodologico ed epistemologico. Egli presentava il concetto di coscienza come un flusso continuo; pertanto i tentativi di suddividerla in stadi separati sono vani. È difficile dare alla coscienza un’immagine definita a causa della sua complessità; tutte le sue funzioni sono connesse tra loro formando un tutt’uno pur le differenze di ruoli. Ferrari ritiene che questo modello di psicologia possa essere utile nella psichiatria per poter mutare le teorie tradizionali fornendo nuove categorie esplicative.

Ferrari dopo questi due incontri ritiene che la psichiatria debba utilizzare metodologie conoscitive differenti per comprendere il malato, e che la psicologia non sia più da considerare una costola della filosofia, ma una scienza autonoma.

Per quanto riguarda le ricerche sperimentali nella fase pre-Binet, Ferrari seguiva una prospettiva metodologica articolata in alcuni momenti fondamentali: in una prima fase, Ferrari ci offre un’informazione precisa delle tesi sostenute da alcuni studiosi sullo stesso argomento da lui scelto, successivamente ne discute l’ipotesi e i risultati, verificando se c’è una coerenza tra premesse e conclusioni, o confrontando i risultati

James inizia ad interessarsi ad una visione più filosofica della psicologia che porterà Ferrari ad allontanarsi dal filosofo americano; tant’è che nell’intervento del V Congresso Internazionale di Psicologia del 1905, in difesa della psicologia sperimentale, afferma esplicitamente che la psicologia non fa più parte della filosofia. È evidente l’adozione da parte di Ferrari del paradigma epistemologico pragmatistico, poiché una delle costanti della sua ricerca sono le varie critiche nei confronti di opere di psichiatri e psicologi, individuando ciò che c’è di scientificamente valido e non. In particolare Ferrari respinge due orientamenti del positivismo “biologico”: il determinismo fisiologico e il vitalismo. Il determinismo fisiologico sosteneva che i fenomeni psichici possono essere ricondotti ad altri processi fisiologici del sistema nervoso centrale; al contrario Ferrari sostiene che i fenomeni psichici riguardano invece aree differenti. Per quanto riguarda invece il vitalismo, secondo tale prospettiva l’anima è una funzione del corpo e i fenomeni psichici sono solamente manifestazioni vitali di conseguenza le malattie mentali sono solo malattie dei centri d’associazione, ma Ferrari prende le distanze da questa posizione.

Nei primi anni del ‘900 Ferrari compie due scelte fondamentali, che segnano una svolta nella sua attività scientifica e nel suo pensiero: da un lato si dedica a problemi di psicologia applicata e dall’altro fonda la “Rivista di psicologia applicata alla pedagogia e alla psicopatologia”, con l’obiettivo di rinnovare la cultura della psicologia italiana. Dopo la sua teorizzazione dei test di Binet e l’adesione al pensiero psicologico di James decide di condurre per un breve periodo ricerche sperimentali. Le sue ultime ricerche vengono da lui stesso descritte nel saggio sul laboratorio di Reggio Emilia; vi sono in particolare due analisi di fenomeni complessi condotte insieme a Guicciardi: uno sul calcolatore mentale di Ugo Zaniboni, ossia sulla psicologia delle memorie parziali, e un altro lettore del pensiero di John Dalton, ossia sul problema psicologico delle piccole percezioni. Inoltre, fra il 1897 e il 1901 pubblica una serie di scritti di carattere psichiatrico tra cui: influenza degli stati emotivi sulla genesi e sullo sviluppo dei deliri e di alcune psicosi , che rappresenta un modello di analisi sul piano metodologico, in cui basandosi sulla teoria dell’emozioni di James sostiene che gli stati affettivi hanno un’influenza determinante sulla genesi e lo sviluppo dei deliri e di alcune psicosi, insieme ai meccanismi psicologici e psicodinamici. Inoltre, in un saggio Le emozioni e la vita del subcosciente, Ferrari discute le precedenti teorie sulle emozioni, in particolare la teoria di Langley sui sistemi nervosi autonomi per l’interpretazione biologica di certe emozioni e la teoria di James; in seguito a vari studi avanza una propria ipotesi sostenendo, sulla base della teoria dell’evoluzione, che il sistema del simpatico regolerebbe la vita organica e sarebbe anche colui che regolerebbe le disposizioni della vita subcosciente.

Ferrari negli ultimi periodi si occupò di trovare soluzioni extramanicomiali. Nel campo psichiatrico Ferrari, utilizzando il test di Binet, si occupò in modo particolare dei bambini subnormali e dei minorenni traviati; con la speranza di un rinnovamento metodologico ed epistemologico della stessa psichiatria e della conseguente persuasione che fosse possibile un’educabilità dei malati di mente e una loro conseguente integrazione nella società. Lo stesso Ferrari nel campo della psicologia applicata tentò la formulazione di una psicologia rieducativa per affrontare l’educazione dei cosiddetti deficienti. All’educazione e alla pedagogia scientifica e ai problemi di una riforma della scuola, Ferrari ha dedicato moltissimi saggi e ricerche, sostenendo che è importante la collaborazione di medici, psicologi e pedagogisti durante il percorso evolutivo del bambino.

Nell’ultimo periodo della sua vita si occupò di nuovi campi di applicazione della psicologia: la psicotecnica e la psicologia del lavoro, su cui scrisse lavori pioneristici. Di Ferrari rimane scolpito la sua grande capacità di analisi psicologica cui perviene attraverso l’utilizzo del test di Binet, che gli consente di delineare di delineare un’immagine completa del soggetto e l’individuazione esatta delle forme più o meno patologiche. L’altra opera di Ferrari da citare è L’educazione della volontà , fondato sull’idea che molti problemi psicologici riguardanti il comportamento umano siano risolvibili attraverso una corretta educazione della volontà. Ovviamente anche in questo caso l’impianto teorico è di stampo pragmatistico, sorretto da una fiducia nelle possibilità dell’uomo di superare con le proprie forze i molti ostacoli che ci pone innanzi la vita. La volontà si manifesta attraverso atti volontari, e l’atto volontario richiede dell’attenzione per cui l’attività terapeutica consisterà in esercizi di attenzione.