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Filologia romanza, Giuramento pdf
Tipologia: Dispense
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Università di Chieti-Pescara Corso di Filologia Romanza (Beni Culturali)
(Particolare dei Giuramenti di Strasburgo) Ilaria Zamuner (anno accademico 20 18 - 2019 )
I Giuramenti di Strasburgo Estratto dai Sacramentā Argentariae ( 842 ), altrimenti noti come Giuramenti di Strasburgo
Esercito di Carlo (in volgare romanzo francese) Si Lodhuvigs sagrament que san fradre Karlo jurat conservat et Karlus, meos sendra, de suo part non lo·s tanit, si io returnar non l'int pois, ne io ne neuls cui eo returnar int pois, in nulla aiudha contra Lodhuwig nun li iv er. Traduzione Se Ludovico rispetta il giuramento, che ha prestato al proprio fratello Carlo, e Carlo, mio signore, per parte sua lo infrange (?), se io non posso farlo recedere, né io, né altri che io possa distogliere da ciò, non gli sarò in ciò in nessun modo d’aiuto contro Ludovico. Note linguistiche Esercito di Ludovico (in volgare germanico) Oba Karl then eid then er sinemo bruodher Ludhuwige gesuor geleistit, indi Ludhuwig, min herro, then er imo gesuor forbrihchit, ob ih inan es irwenden ne mag, noh ih noh thero nohhein, then ih es irwenden mag, widhar Karle imo ce follusti ne wirdhit.
Morfologia Caso retto Caso obliquo Deus Deo Karlus Karlo Lodhuvigs Lodhuwig il lo qui que meos meon neuls nul
illecti hoc agimus, sed ut certiores, si Deus nobis vestro adiutorio quietem dederit, de communi profectu simus; si autem, quod absit, sacramentum, quod fratri meo iuravero, violare praesumpsero, a subditione mea, necnon et a iuramento quod mihi iurastis, unumquemque vestrum absolvo». Cumque Karolus haec eadem verba romana lingua perorasset, Lodhuwicus, quoniam maior natu erat, prior haec deinde se servaturum testatus est: «Pro Deo amur et pro christian poblo et nostro commun salvament, dist di in avant, in quant Deus savir et podir me dunat, si salvaraeio cist meon fradre Karlo, et in adiudha et in cadhuna cosa, si cum om per dreit son fradra salvar dist, in o quid il mi altresi fazet; et ab Ludher nul plaid numquam prindrai, qui meon vol cist meon fradre Karle in damno sit». Quod cum Lodhuwicus explesset, Karolus teudisca lingua sic hec eadem verba testatus est: «In Godes minna ind in thes christianes folches ind unser bedhero gealtnissi, fon thesemo dage frammordes, so fram so mir Got gewizci indi mahd furgibit, so haldih tesan minan bruodher, soso man mit rehtu sinan bruodher scal, in thiu, thaz er mig sosoma duo; indi mit Ludheren in nohheiniu thing ne geganga, the minan willon imo ce scadhen werhen». Sacramentum autem quod utrorumque populus quique propria lingua testatus est, romana lingua sic se habet: «Si Lodhuvigs sagrament, quae son fradre Karlo iurat, conservat, et Karlus meos sendra de suo part lo stanit, si io returnar non lint pois, ne io ne neuls cui eo returnar int pois, in nulla aiudha contra Lodhuwig nun li iver». Teudisca autem lingua: «Oba Karl then eid, then er sineno [i.e. sinemo] bruodher Ludhuwige gesuor, geleistit, indi Ludhuwig min herro then er imo gesuor, forbrihchit, ob ih inan es irwenden ne mag, noh ih noh thero nohhein then ih es irwenden mag, widhar Karle imo ce follusti ne wirdhic». Quibus peractis, Lodhuwicus Renotenus per Spiram [Speyer] et Karolus iuxta Wasagum per Wizzunburg [Weissenburg] Warmatiam [Worms] iter direxit. Aestas autem in qua praefatum exactum est praelium, fuit frigida nimis, et omnes fruges persero collectae sunt; autunnus vero et hiemps naturalem ordinem peregerunt. Ac eadem die qua praedicti fratres necnon et primores populi praefatum pepigerunt pactum, subsequente gelu, nix multa cecidit. Stella cometes mense Decembrio et Ianuario necnon et Februario usque praelatum conven|667|tum apparuit - per Pisces centrum ascendit, et inter signum, quod a quibusdam Lyra a quibusdam vero Andromeda vocatur, et Arcturum obscuriorem, hoc concilio expleto defecit. Haec paucis de temporum siderisque serie delibatis, ad historiae tramitem revertamur. - Cumque Warmatiam venissent, missos deligunt, quos protinus ad Lodharium et in Saxoniam mittunt; et horum necnon et Karlemanni [filius Hludowici regis maior natu] adventum inter Warmatiam et Magontiacum praestolari statuunt.
Cantilena di sant’Eulalia 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 Buona pulcella fut Eulalia, Bel auret corps, bellezour anima. Voldrent la veintre li Deo inimì, Voldrent la faire diaule seruir. Elle no’nt eskoltet les mals conselliers, Qu’elle Deo raneiet chi maent sus en ciel, Ne por or ned argent ne paramenz, Por manatce regiel ne preiement; Niule cose non la pouret omque pleier La polle sempre non amast lo Deo menestier E por o fut presentede Maximiien, Chi rex eret a cels dis soure pagiens. Il li enortet, dont lei nonque chielt, Qued elle fuiet lo nom christiien. Ell’ent adunet lo suon element: Melz sostendreiet les empedementz Quelle perdesse sa virginitet. Por o’s furet morte a grand honestet. Enz enl fou lo getterent com arde tost. Elle colpes non auret, por o no’s coist. A czo no’s voldret concreidre li rex pagiens, Ad une spede li roveret tolir lo chief. La domnizelle celle kose non contredist, Volt lo seule lazsier, si ruovet Krist. In figure de colomb volat a ciel. Tuit oram que por nos degnet preier Qued auuisset de nos Christus mercit Post la mort et a lui nos laist venir Par souue clementia.
Particolare del f. 141 v
Traduzione (Asperti 2006 ) Perfetta fanciulla fu Eulalia, / bello ebbe il corpo, ancor più bella l’anima. | Vollero vincerla i nemici di Dio, / vollero farle servire il diavolo. | Ella non ascoltò i malvagi consiglieri, / che volevano farle rinnegare Dio, che regna nei cieli, | né per oro, né per argento, né per abiti lussuosi, / (né) per minaccia (fatta in nome) del re, né per lusinga; | nessuna cosa non la poté mai piegare / (a che) lei fanciulla non amasse sempre il servizio di Dio. | Essa pertanto fu condotta davanti a Massimiano, / che regnava a quel tempo sui pagani. | Egli la esorta – cosa di cui a lei non importa nulla – / ad abbandonare la fede cristiana. | Ella ne rafforza il proprio spirito (?): / sopporterebbe ogni supplizio | piuttosto che perdere la propria purezza. / Per questo subì una morte gloriosa. | Dentro al fuoco la gettarono per bruciarla rapidamente. / (Ma) ella non aveva colpe, e perciò il fuoco non la toccò. | Davanti a questo segno non volle convincersi il re pagano,/ ordinò che con una spada le tagliassero la testa. | La fanciulla non si oppose a tale cosa, / volle lasciare il mondo, (di questo) supplica Cristo. | In forma di colomba salì al cielo. /Preghiamola tutti, che voglia intercedere per noi | affinché Cristo possa usarci misericordia / dopo la morte e ci lasci venire a lui, | per sua clemenza.
Traduzione (Asperti 2006) Il canto della vergine Eulalia / intona con cetra dal dolce suono, / poiché è meritorio / celebrare con una canzone il martirio. / La tua melodia seguirò con la mia voce / e imiterò gli inni ambrosiani. / Con le corde suona un’eccelsa melodia, / offrirò l’accompagnamento di voci. / Tanto la Pietà, tanto l’animo umano / costringiamo a versare lacrime spontanee (?), / infatti questa fanciulla nella sua giovinezza, / quando non era ancora in età da marito, / il Nemico del bene avvolse in fiamme di fuoco / (e) subito stupì per il volo di una colomba. / Era lo spirito di Eulalia / immacolato, leggero e veloce, senza colpa. / Per nessuna azione dispiacque al Re dei re, / pertanto si unì alle stelle del firmamento. / Preghiamola affinché protegga i suoi fedeli / che intonano lieti un’armonia. / Cantiamo con animo devoto ritmi virtuosi, / perché (ella) pia ci concilii Nostro Signore / e ci guadagni aiuto di Colui / al cui comando tremano il sole e la luna. / Noi stessi mondi dai peccati / e ci collochi benigna tra le stelle, che con la corona della loro luce dorata / al Signore rendono servizio.