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Glottologia - appunti, Appunti di Glottologia

Appunti super completi di glottologia. Tutte le nozioni base ben schematizzate.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 23/02/2023

marlamentu
marlamentu 🇮🇹

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Glottologia
A.A 2019/2020
Glottologia
17/09/19
Glottologia: aggettivo metalinguistico
Metalinguaggio: riferimento a una proprietà importante che è del codice lingua, delle lingue
storiche naturali e del linguaggio umana; qualità metalinguistica o riflessiva
Ogni linguaggio, in quanto meccanismo di trasmissione, fa riferimento a un codice (insieme di
segni e regole che vanno rispettate per ottenere un esito). Le lingue storico naturali in quanto
prodotto della facoltà del linguaggio hanno varie proprietà, tra cui proprietà riflessiva e
metalinguistica che nessun altro codice ha a parte il linguaggio umano.
La lingua ci dà la possibilità di parlare di sé stessa, di descrivere la lingua e come essa funziona =
metalinguisticità o riflessività. Es. Libri di grammatica
Studio del medesimo oggetto
Per glottologia intendiamo lo studio scientifico del linguaggio umano e delle lingue storia naturali,
le due dimensioni sono il linguaggio verbale umano che è la facoltà della specie sapiens sapiens di
comunicare intenzionalmente usando un codice verbale.
Il linguaggio umano con natura specifica e caratteristiche proprie:
1. Studio del linguaggio
2. Studio delle lingue
Un prodotto storico, sociale e naturale della attività comunicativa dell’uomo raccolto in comunità
più o meno grandi e che rappresenta quindi IL prodotto del linguaggio umano. Sono entrambe
oggetti di uno studio scientifico specifico della linguistica
Il lessema è una parola vista come repertorio infinito del lessico
In tedesco lo studio del linguaggio delle lingue era ed è rappresentato da un composto,
Sprachwissenschaft, un composto come la parola “glottologia” che viene ritenuto adatto per
rinominare il corrispondente di quella scienza anche in Italia. È un composto con materiale
linguistico non greco, lingua + scienza
Cosa fa Isaia Ascoli? Ripropone la struttura composizione di quel termine, che designava la scienza
che lui faceva in Italia, che corrispondeva pepe a quella fatta anche in Germania. “Glottologia” è un
calco strutturale di Sprachwissenschaft: glottologia quindi replica la struttura morfologica
Calco strutturale = imitazione di una identità linguistica modello nella sua struttura formale, cioè
nel rispetto del modo in cui quella struttura modello è costruita. Queste due parole sono entrambe
composte. Es. Stellina (giovane speranza) = derivato dall’italiano stella. Questa operazione dipende
da un modello, è un calco strutturale del diminutivo inglese Starlet. Se Starlet, Star + lett, Stellina è
un calco strutturale di derivazione che riproduce la stessa natura di derivazione dell’altra parola
Se si pensasse al francese, si potrebbe dire che questo è un prestito.
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A.A 2019/

Glottologia

Glottologia : aggettivo metalinguistico Metalinguaggio : riferimento a una proprietà importante che è del codice lingua, delle lingue storiche naturali e del linguaggio umana; qualità metalinguistica o riflessiva Ogni linguaggio, in quanto meccanismo di trasmissione, fa riferimento a un codice (insieme di segni e regole che vanno rispettate per ottenere un esito). Le lingue storico naturali in quanto prodotto della facoltà del linguaggio hanno varie proprietà, tra cui proprietà riflessiva e metalinguistica che nessun altro codice ha a parte il linguaggio umano. La lingua ci dà la possibilità di parlare di sé stessa, di descrivere la lingua e come essa funziona = metalinguisticità o riflessività. Es. Libri di grammatica Studio del medesimo oggetto Per glottologia intendiamo lo studio scientifico del linguaggio umano e delle lingue storia naturali, le due dimensioni sono il linguaggio verbale umano che è la facoltà della specie sapiens sapiens di comunicare intenzionalmente usando un codice verbale. Il linguaggio umano con natura specifica e caratteristiche proprie:

  1. Studio del linguaggio
  2. Studio delle lingue Un prodotto storico, sociale e naturale della attività comunicativa dell’uomo raccolto in comunità più o meno grandi e che rappresenta quindi IL prodotto del linguaggio umano. Sono entrambe oggetti di uno studio scientifico specifico della linguistica Il lessema è una parola vista come repertorio infinito del lessico In tedesco lo studio del linguaggio delle lingue era ed è rappresentato da un composto, Sprachwissenschaft , un composto come la parola “glottologia” che viene ritenuto adatto per rinominare il corrispondente di quella scienza anche in Italia. È un composto con materiale linguistico non greco, lingua + scienza Cosa fa Isaia Ascoli? Ripropone la struttura composizione di quel termine, che designava la scienza che lui faceva in Italia, che corrispondeva pepe a quella fatta anche in Germania. “Glottologia” è un calco strutturale di Sprachwissenschaft : glottologia quindi replica la struttura morfologica Calco strutturale = imitazione di una identità linguistica modello nella sua struttura formale, cioè nel rispetto del modo in cui quella struttura modello è costruita. Queste due parole sono entrambe composte. Es. Stellina (giovane speranza) = derivato dall’italiano stella. Questa operazione dipende da un modello, è un calco strutturale del diminutivo inglese Starlet. Se Starlet, Star + lett, Stellina è un calco strutturale di derivazione che riproduce la stessa natura di derivazione dell’altra parola Se si pensasse al francese, si potrebbe dire che questo è un prestito.  Differenza tra prestito e calco

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Mentre in italiano il derivato Stellina corrisponde al derivato Starlet, in francese, è un prestito , sempre un’operazione imitativa dove viene imitato un elemento della lingua modello da parte di una lingua replica, ma cambia la modalità. Ripropone il contenuto/significato ma anche la forma fonica acustica /significante Prestito = È limitazione di un elemento della lingua modello sia al livello del significato sia al livello del significante. Il francese inoltre ha integrato/adattato le condizioni accentuati. Il francese ha l’accento fisso sull’ultima sillaba e quindi ha adattato l’accento al prestito. Continente il contenuto lessicale, il significante ma modifica l’accento Es. “tavola rotonda” — modello inglese “ round table ” o modello francese “ table rounde ” sono calchi strutturali; sono dei sintemi: struttura complessa fatta di più di una parola che vede coinvolti dei lessemi che portano un significato linguistico solo in quella associazione, c’è una struttura gerarchica con un nome più importante di tutti “tavolo”, detto testa del sintagma In un sistema questa associazione è possibile e vincolata, “tavola rotonda” è un sintema perché il significato di rotondo si intende per l’associazione con tavola. Il significato di rotonda non è un significato che fa riferimento a un referente effettivo come se usassimo “la tavola è rotonda”. Ma qui, questa gerarchia vincola il significato, non si realizza al di fuori Es. “colletti bianchi” “ white collars ” chi lavora in ufficio, una classe sociale (calco ma sintema). Sintema nato in un sistema dove serviva per rappresentare un dato sociale, un dato referenziale che determina una determinata classe sociale. Il significato di bianco non è più referente, il significato di colletto ha senso se associato a bianco e non a verde per esempio. La relazione è vincolata. In un calco, la lingua che crea il calco viene detta lingua replica (l’altra invece lingua modello) e questa copia l’organizzazione della parola o delle parole nella lingua modello. Quello che posso definire linguaggio è una molteplicità di oggetti/meccanismi con la stessa caratteristica che permette di trasmettere informazioni, ovvero comunicare (linguaggio dei fiori, della moda, della musica...). L’elemento insostituibile per comunicare è il segno. Ogni linguaggio si costituisce con la possibilità di contemplare segni, ovvero un’entità che permetto qualsiasi forma di comunicazione. Si definisce segno, l’entità che fa da supporto, che ha una proprietà basica e inimitabile detta biplanarità, ovvero è costituta da 2 dimensioni inscindibili l’una dall’altra, obbligatoriamente compresenti, altrimenti il segno non esiste. Queste due facce hanno una natura differente tra loro. La possibilità che il segno ha di essere un mezzo per la comunicazione sta nella biplanarita, che si compone di:

  1. Espressione o significante, è la dimensione che è sottoposta ai nostri sensi. Si rende conoscibile attraverso la sensorialità. Ciò che è tangibile, ciò che è manifesto e permette di comunicare l’altra metà il contenuto.
  2. Contenuto o significato, non è conoscibile in quanto è mentale, concettuale, non sottoposto ai sensi e alla percezione sensoriale, non rappresentabile senza l’altra faccia (il significante). Sono una associazione comunicativa che permette di esprimere e manifestare anche ciò che non è possibile, e sono legate strettamente e intrinsecamente tra di loro. Es. 4,5 è l’espressone, il modo in cui esprimiamo sensorialmente, l’evidenza di un contenuto concettuale che sta tra 4 e 5

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Es. tavolo , con l’intenzionalità c’è anche un altro dato, il fatto che il significante (espressione fonica acustica t a V o L o) e il contenuto (il concetto, manufatto umano che offre una superficie di appoggio) Es. Cane, Gatto  segni linguistici appartenenti al codice italiano che associano un’espressione, sequenza fonica acustica (c a n e) alla nozione di Cane o Gatto. Referente : entità della extralinguistica, fuori dalla lingua, che può contemplare tutti i cani del mondo. Ciò a cui qualcosa si riferisce, è a quelle entità extralinguistiche con le quali posso riferirmi con i segni linguistici. Tramite il segno io posso parlare del mondo riferendomi alle cose del mondo Segno come entità portante della comunicazione, come entità che con altre di organizza in un codice come quindi mattone costitutivo di ogni atto costitutivo e come ciò che mi fa riferire ai referenti, le cose del mondo, che fanno parte della realtà e non della lingua. Il segno è intenzionale e caratterizzato da assenza di relazione tra espressione e contenuto, ovvero la dimensione costitutiva chiamata arbitrarietà.

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Linguaggio, segno e codice L’associazione costitutiva tra espressione e contenuto garantisce la sua contabilità. L’espressione e il contenuto hanno bisogno l’uno dell’altro. Significante e significato : costitutivo del segno linguistico. Ferdinande de Saussure (1857-1913) fu uno dei padri della linguistica moderna; il segno linguistico è un’entità psichica di due facce indicibilmente unite e in grado di richiamarsi a vicenda: il linguista ginevrino propone di chiamarle rispettivamente signifiè e signifiant. De Saussure è un promotore della linguistica teorica, ma non ha scritto nulla se non appunti di lingua generale ( Corso di linguistica generale 1916). Il suo contributo è stato quello dell’arbitrarietà che è la proprietà del linguaggio verbale; (lingue è il codice – l’insieme) dell’organizzazione delle conoscenze linguistiche dei suoi parlanti (con le regole dell’utilizzo dei segni). Differente da language è l’abilità propriamente umana di usare un codice verbale  arbitrarietà : è l’arbitrario rapporto tra espressione e contenuto che non sono in alcuna relazione interpretabile. I due non uniscono una cosa in un nome (l’immagine fonico-acustica), arbitrario significa non conoscibile, assoluta assenza tra la relazione fonico acustica e il contenuto. Si sentiva la necessità di dividere le due cose: parole e un’altra entità. Le lingue cambiano nel tempo e cambiano morfologia e fonetica così come anche il contenuto nella sua associazione al significato. Tutto ciò va a testimoniare l’arbitrarietà del rapporto e il parlante (che non c’è) non ha la necessità di esserne al corrente. L’arbitrarietà è il rapporto dentro al segno – fonda il linguaggio umano con il rapporto tra espressione e contenuto. Limitazione dell’arbitrarietà. Sono onomatopee e ideofoni (di cui fanno parte anche le esclamazioni – di importanza secondaria) che in es. di motivazione semantica rappresentano una limitazione sostanziale al riconoscimento dell’arbitrarietà come uno dei principi strutturali.  Onomatopee: una parola che nel significante ripropone i suoni (click, squit). Rispondono a un proposto di iconicità (relazione fonico-acustica). Esse sono meno arbitrarie e potrebbero essere un contro esempio dell’arbitrarietà assoluta. Il loro numero è assai molto meno grande di quello che si crede. In francese fonet (frusta) o glas (rintocco) possono colpire a rischio di qualcuno con una sonorità suggestiva, ma basta risalire alle loro origini latine ( fonet deriva da fagus “faggio” e glas da classeium ) per vedere che non hanno carattere onomatopeico all’origine. Ciascuna lingua impone le proprie regole arbitrarie. Onomatopea singolare: esempio pipio (pigeon) che deriva per parte da un’onomatopea. Con questo esempio Saussure giustifica quando si possa parlare di un segno iconico, dice che può modificare delle parole arbitrarie.

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Saussure porta la questione dell’arbitrarietà dentro il segno: è intrasegnica nel rapporto tra le due facce del segno. Per lui questa è la proprietà più significativa. I sistemi linguistici, le lingue, non sono puramente arbitrari: esistono dei gradi di arbitrarietà (assoluta e relativa)  tra segni che non danno modo id vedere nessuna reciprocità, mentre ci sono altri segni che permettono al parlante di riconoscere un nesso. Non pensava necessariamente a quelle parole il cui significante rimanda quasi automaticamente al contenuto (onomatopee, ma sono poche in una lingua e quelle che esistono sono comunque poste sotto i limiti morfologici). Saussure indica, in questo senso, tre processi della morfologia:  Flessione : che crea forme flesse e variabili. Nella parola TAVOLINO il parlante riconosce i sintagmi dai quali è composta la parola (tavol-in-o). Una parola flessa – derivata – dà indicazione di alcune caratteristiche grammaticali. La -s aggiunta alla parola car dà idea che ci sia un incremento di significato con un incremento di significante.  DerivazioneComposizione : con la derivazione è il processo che crea parole nuove da parole già esistenti. Gli artifici della letteratura possono fare riferimento al fonosimbolismo : ad esempio, come l’uso della vocale i , possa associarsi a un’idea di piccolezza. Sono aspetti non sistematici che vengono da lontano, dall’elaborazione teorica del greco e del latino  certi suoni, per la loro produzione, possono risultare vocativi di qualcos’altro. Le vocali anteriori sono quelle che evocano un’idea di piccolezza, come la i. Questo funziona anche nel consonantismo (la c e la z evocano un’idea di durezza, la l evoca più un’idea di fluidità). Sono valori non assoluti, ma impressivi e sono forme di iconicità: legati quindi all’impressione sia di chi parla sia di chi ascolta. Vanno insieme a onomatopee e ideofoni. Rientrano nella categoria dell’arbitrarietà relativa. L’equilibrio tra le arbitrarietà può cambiare nel tempo anche all’interno di una stessa lingua. L’arbitrarietà relativa sta nella possibilità che il parlante riconosca, nelle azioni che fa rispetto ai segni soprattutto quelli complessi o flessi, delle relazioni  Saussure la definisce solidarietà. Solidarietà e duplicità degli assi :  Sintagmatiche o orizzontale o concrete  Associative o verticali o potenziali L’idea della duplicità degli assi è molto significativa, non solo nel pensiero di Saussure, ma anche nella scuola strutturalista che ha preso spunto dal pensiero del linguista  la scuola di Copenaghen. in Luis Hjelmslev ha recuperato questa idea di Saussure e l’ha fatta propria riconoscendo in tutte le lingue la duplicità di questi assi ( associativo e sintagmatico – il primo Hjelmslev l’ha chiamato paradigmatico). Termine associativo richiama alla connessione mentale tra gli elementi. Quando parliamo di rapporti di associativi o paradigmatici possiamo associare altre definizioni: è un rapporto in assenza perche è un rapporto i cui elementi ancora non sono presenti. Il rapporto sintagmatico viene definito in presenza : tutti gli elementi sono già stati selezionati dall’altro asse. Una colonna in un edificio ha un rapporto sintagmatico con le altre strutture dell’edificio (architrave, capitello, base…). Il paragone mentale con i tre ordini di colonne – due dei quali non sono stati selezionati per quell’edificio – è un rapporto associativo.

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Ogni elemento ha senso nella sua relazione con gli altri, sia a livello sintagmatico sia a livello associativo. La linearità : lo stesso Saussure parlava di linearità e diceva che è da considerarsi come una proprietà del significante => dei segni tutti => del codice lingua. È una proprietà dell’espressione, della fonoacusticità (capacità di produrre foni articolati, emissione degli stessi e la loro interpretazione). Noi produciamo suoni sequenzialmente, senza sovrapporli – abbiamo bisogno di produrli in sequenza lineare, in un tempo scandito in una successione che vede il protrarsi delle nostre attività foniche senza tuttavia che ci sia sovrapposizione. Ogni realizzazione del significante linguistico richiede, in questa sequenza di caratteri articolati, la temporaneità. Rappresenta una estensione monodimensionale: è una linea. Fonoacusticità : altra proprietà delle lingue verbali che sono fonico-acustici. Il parlante è in grado di produrre dei foni grazie a un apparato articolatorio configurato per la nostra specie ed è in grado di percepire quei foni grazie ad un altro apparato: quello uditivo. Questa caratteristica è incisiva; infatti uno degli elementi dell’apparato, la lingua , diventa anche il nome con cui si denota l’intero codice. Il significante, o espressione, è prioritariamente fonico-acustico, poi possiamo considerarlo anche nella sua dimensione grafica. La scrittura è un opzione storico culturale che una comunità sceglie di fare in un modo convenzionale, ma può scegliere anche di non farla. La scrittura è una convenzione che può nascere per determinate circostanze storiche e culturali. Le comunità antiche facevano, infatti, principalmente uso della memoria senza l’ausilio della scrittura (i poemi Omerici sono stati tramandati dai cantori). Nonostante ciò la scrittura rimane una convenzione e recepisce i mutamenti in una lingua in modo più rallentato rispetto alla sua controparte orale. La fonoacusticità ha una priorità:  Ontogenetica: ogni parlante apprende prima a parlare (la fonoacusticità) che a scrivere. Ontogenetica vuol dire dei singoli.  Filogenetica: vuol dire di una comunità. Non solo per i singoli, ma per tutta la comunità dei parlanti ha prima importanza il parlare che lo scrivere. Doppia articolazione : proprietà del linguaggio verbale umano, delle lingue verbali e del significante. Non è una definizione di Saussure, è di André Martinet che pubblica nel 1945 un articolo che si chiama La double articulation linguistique. È il significante ad essere doppiamente articolato. Il procedimento adottato solitamente in linguistica e che ci permette di vedere questa duplicità parte dal più esteso provando a ricavarne elementi più ridotti: come fare a vedere se è scomponibile? Sostituendo dei pezzi e vedere se il risultato generale cambia o meno. Scomponendo la parola BANCO  BANC-O posso sostituite il frammento -o  BANC-A / BANC-ONE. Questo dà sostegno all’idea che il frammento banc- sia una porzione legittima che posso associare a un significato (superficie dove si “lavorano i soldi”) e perché questo significato ritorna ogni volta che cerco di associarlo ad altre porzioni. In questo caso BANC è un morfema che è l’unità di riferimento del primo livello di articolazione: entità minimo che associano un significante a un significato andando a costituire le unità del primo livello di articolazione. In questo caso è un morfema lessicale perché ha un significato referenziale che comunica con un livello extralinguistico.

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Langue : repertorio di conoscenze linguistiche che un parlante ha del codice della sua comunità. Saussure lo interpreta come un fatto sociale  che viene trasmesso dai “più grandi” ai “più piccoli”. È un dato astratto che rimane irrealizzato finché il parlante non lo usa concretamente. È astratta, oggettiva, comune. Parole : è la messa in atto delle risorse astratte della langue. È concreta, soggettiva, individuale, sempre variabile (è solo nella parole che le lingue cambiano, che il mutamento può arrivare alla langue). I mutamenti che avvengono nella langue partono da un cambiamento nella parole, cambiamento che i parlanti accettano.  Questa opposizione astratto – concreto è fondamentale. È una coppia di nozioni che Saussure considera ogni volta che dobbiamo passare Saussure parla di langue e di parole. Dopo di lui c’è chi, come la scuola di Praga, sostituisce altri termini a langue e parole  Jakobson (Mosca 1896 – Usa 1982 esponente della scuola di Praga) parla di codice (langue) e messaggio (parole). Hjelmslev (esponente della scuola di Copenaghen) parla di sistema (langue) e uso (parole). Importante: data di pubblicazione del Cours de linguistique general di Saussure  1916 (postumo, lui muore nel 1913). Sincronia e diacronia : termini della tradizione lessicale di origine greca. Parte del lessico dotto delle lingue del mondo che rappresenta l’eredità della riflessione greca e latina. Etimologicamente:  Sincronia: preposizione greca sin e la radice della parola greca kronos (tempo) => riferimento al fatto che noi possiamo guardare ai fenomeni linguistici secondo una prospettiva diacronica o sincronica. Sincronia : lo studioso affronta lo studio non considerando il loro cambiamento nel tempo, ma studiandoli con riferimento a un momento preciso. Lo studioso non si preoccupa di ciò che è prima e nemmeno di ciò che è dopo. Lo studio sincronico dei fenomeni linguistici è lo studio indipendente al loro disporsi e al loro mutare nel tempo. Non esiste la sincronia in assoluto, ma esiste in relazione allo studioso che adopera questo metodo.  Diacronia : il lessico è di origine greca ( dia attraverso + kronos tempo): osservazione di un fenomeno attraverso l’asse temporale. Guardare a come un gruppo di fatti può cambiare nel tempo. La linguistica storica, però non è sempre diacronica! Non esiste un fatto diacronico in sé o un fatto sincronico in sé, esiste la PROSPETTIVA. Come noi osserviamo in una certa fase X un sistema in prospettiva sincronica così dobbiamo ricordare che quel sistema è frutto di condizioni che sono mutate nel tempo. Il pensiero Saussuriano pone la necessità di distinguere sincronia e diacronia, ma questo non significa che una sia più importante dell’altra. Saussure ha esigenza di portare la sincronia allo stesso livello della diacronia, considerata da molti la più importante. Questo non vuol dire che lui sia a favore dello studio sincronico, ma le considera pari e complementari. Il parlante è immerso in una quasi totale sincronia, perché non pensa a ciò che è stato delle forme che usa. Quello che interessa al parlante è l’attuazione della langue nella parole indipendentemente dalla consapevolezza di cosa sono state nel passato le strutture che sta usando. (Integrare con le altre informazioni contenute nel primo capitolo del Berruto - Cerruti)

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Il seme della riflessione saussuriana caratterizza molte scuole di linguistica del 900 che ripartono dalle nozioni di Saussure a volte integrandole. Ad esempio, nella scuola di Copenaghen , Hjelmslev riparte dalla nozione di biplanarità  Saussure aveva detto che i segni linguistici sono biplanari (espressione e contenuto) e che è arbitrario il rapporto tra significante e significato. Hjelmslev dice che è necessario creare un’altra coppia di parametri per distinguere tra forma e sostanza. Dobbiamo considerare e distinguere ciò che è sostanza e forma dell’espressione e ciò che è sostanza e forma del contenuto. Da una bipartizione si arriva a una quadripartizione. Hjelmslev dice che l’arbitrarietà non è solo nella relazione tra espressione e contenuto in un segno, ma che si gioca anche a un livello più complesso: è arbitrario il rapporto tra sostanza e forma dell’espressione e il rapporto tra sostanza e forma del contenuto Berruto e Cerruti parlano di quattro livelli di arbitrarietà senza fare menzione di Hjelmslev. Espressione e contenuto sono i termini saussuriani (= significante e significato), uno nella sua natura fono-acustica, l’altro nella sua natura concettuale. Forma e sostanza dell’espressione Forma : per Hjelmslev è l’organizzazione che in modo arbitrario una determinata lingua mostra in riferimento a una sostanza. Selezione scelta da una sostanza che non coincide con la forma perche la sostanza dà un repertorio di possibilità che è tendenzialmente più ampia di ciò che la forma ci mostra. Sostanza : è l’insieme del possibile non ripartito in una forma, tutto ciò che le lingue hanno a disposizione. La sostanza dell’espressione è il repertorio di tutti i foni umanamente riproducibili e interpretabili dall’apparato uditivo. Non è un inventario infinito, ma molto ricco. In italiano non realizziamo un suono come quello di think (fricativa interdentale sorda): questa appartiene alla sostanza dell’espressione, ma non appartiene alla forma dell’espressione scelta da lingue come l’italiano. Ciascuna lingua ritaglia dalla stessa sostanza dell’espressione suoni diversi che vanno a costituire la forma dell’espressione propria di quella lingua. Lingue come inglese e tedesco danno pertinenza alla lunghezza delle vocali: allungare la vocale può cambiare il significato della parola. Meat /mit/ e meet /mi:t/ creano una coppia minima in inglese. L’italiano crea coppie minime allungando, invece, le consonanti: pala e palla. La sostanza è generale , la forma è particolare nelle singole lingue. Ciascuna lingua attinge alla medesima sostanza dell’espressione e dando una propria forma a quella sostanza che può anche cambiare nel tempo. È arbitrario rispetto a un codice Se la sostanza dell’espressione è l’insieme dei suoni possibili per l’umano, allora quella branca della linguistica che studia la sostanza dell’espressione viene chiamata fonetica  la fonetica è la branca della linguistica che studia la sostanza dell’espressione, la scienza dei suoni naturali che possiamo, data la nostra configurazione anatomica, produrre e interpretare. Mentre la fonologia studia la forma dell’espressione cioè studia come le singole lingue in modo arbitrario danno forma specifica ai suoni possibili. Ciascun sistema si costituisce per specifiche forme dell’espressione, che sono arbitrarie, e che rappresentano l’organizzazione specifica di quel sistema. Forma e sostanza del significato : la sostanza del significato è tutto ciò che umanamente possiamo pensare (potenzialmente infinito). Le lingue danno forma diversa a questo infinito utilizzabile  le

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Uno dei modi attraverso cui i linguisti affrontano lo studio delle lingue: riconoscere l’appartenenza dei fenomeni linguistici a quattro componenti fondamentali  livelli di analisi. Rappresentano delle aree in cui collocare i singoli fenomeni di studio:  Fonologia: livello d’analisi che studia i suoni del linguaggio e le loro combinazioni in unità dotate di significato (in questo caso iperonimo di fonetica); se studio fonetica studio i foni come unità prodotte dall’apparato articolatorio e recepite da quello uditivo, quindi dal punto delle loro proprietà fonico acustiche. La fonologia è lo studio dei suoni che ciascun codice seleziona come pertinenti e che rappresentano il selettivo sistema fonologico di quella lingua => è lo studio della forma dell’espressione.  Morfologia: primo livello in cui troviamo la presenza di segni cioè unita dotate di significante e significato. La morfologia studia, a partire dal morfema, il suo combinarsi in unità maggiori dotate di significato che chiamiamo parole.  Sintassi: studia come le parole si combinano tra di loro in strutture gerarchiche che sono i sintagmi e le frasi. Studia i sistemi di collegamento tra le parole in strutture piu complesse delle parole stesse.  Lessico: studia il significato delle parole, quindi i rapporti di designazione e il rapporto dei lessemi (parole) entro il lessico. Già nell’antichità greca e romana, il fatto che esistano delle componenti strutturali era evidente Questa delimitazione in quattro parti è arbitraria, in quanto non è facile porre dei confini netti. Ad esempio, il sistema di casi di alcune lingue (tedesco, russo…) - Il caso come categoria grammaticale che designa una relazione morfosintattica di una parola con le altre. Rientra nella sintassi. Esempio: la metafonia ( manmen ) si colloca nel primo livello, ma ha anche una valenza morfologica. Non è quindi escluso che esistano fenomeni di interfaccia , cioè fenomeni che operano su più livelli. L’operare del linguista riconosce almeno quattro componenti strutturali e ciascuno di questi livelli ha una propria unità di riferimento che è anche un’unità chiamata minima. Unità minima : non ulteriormente scomponibile se non a rischio di passare ad un livello che non è quello che sto osservando. Queste unità sono astratte, infatti sono formate con il suffisso - ema (appartengono alla langue e non alla parole). Queste sono:  Fonema  Morfema  Sintagma  Lessema Tra i livelli esiste una relazione gerarchica nel senso che ogni livello di analisi è costituito dagli elementi del livello inferiore (quello gerarchicamente precedente) e forma con le sue unità, se combinante, l’unità minima del livello superiore. Esempio: il combinarsi dei fonemi arriva a costituire un morfema (quando arriva a manifestarsi la natura segnica di quella composizione, quindi crea un’unità biplanare). Le lingue manifestano un’organizzazione, ma sono esposte alla variazione e al mutamento. Che le lingue si trasformino è qualcosa da considerare anche se dalla prospettiva del parlante è difficile accorgersene in quanto è immerso in una costante sincronia come diceva Saussure. Il mutamento riguarda tutti i livelli di analisi. Il mutamento è l’evidenza che il linguista coglie quando, nel

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descrivere le lingue in prospettiva metalinguistica, ricostruisce. D’altra parte il mutamento ha un suo punto di avvio nella variazione e questo è un fatto che pertiene agli atti di parole. Il mutare trova spazio nella variazione, cioè in quella condizione in cui un individuo introduce un cambiamento nell’atto di parole discostandosi dalle regole in atto in quel momento. Quando questo discostamento trova approvazione nel gruppo dei parlanti diventa variazione di langue. Alla fine, da questa variazione ha luogo un mutamento effettivo nel sistema. È nella variazione che c’è spazio per il mutamento (quindi variazione diverso da mutamento). Questa variabilità è correlata ad aspetti che sono riconducibili al singolo parlante e al suo essere espressione di una comunità. Variazioni:  Diafasica: variazione che coglie le differenze da un uso del codice linguistico in condizioni di formalità e maggior controllo – presenza di registri formali e una variabilità che volge verso una dimensione più quotidiana.  Diamesica: l’uso del mezzo scritto rispetto a quello orale comporta delle differenze nelle forme e nelle scelte del parlante.  Diastratica: dimensione dell’appartenenza sociale del parlante.  Diatopica: legata alle diversità linguistiche nella diversità dei territori. Le lingue sono dei diasistemi (cioè sistemi di sistemi), tenendo conto dei livelli di variazione che le lingue conoscono in funzione delle variazioni che il parlante può interpretare facendole sue. Ogni mutamento ha inizio quando la virazione imputabile al singolo parlante inizia a coinvolgere gruppi sempre più estesi. La mobilità delle lingue è mutamento, ma è una mobilità innescata da una variabilità di qualunque tipo.

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Successivamente il flusso raggiunge i bronchi , la trachea e arriva alla laringe. La laringe è la parte del complesso dell’apparato che è di gran lunga la più importante. Costituisce la prosecuzione della trachea, ma ha una struttura in parte muscolare e in parte cartilaginea e al suo interno ha delle pliche (delle pieghette) rivestite di muscosa. La parte nelle quale queste si trovano si chiama glottide e lo spazio che può rimanere tra le pliche che si allontanano e si avvicinano è detta rima glottidale. A partire dalla laringe si ha il processo di modificazione del suono: è il punto di passaggio dalla fonazione a l’inizio della fase dell’articolazione (punto di articolazione laringale o glottidale). Dalla laringe si passa alla faringe : organo articolare che ha un’altra funzione  fa infatti parte dell’apparato digerente. Superata la faringe, l’aria arriva nella cavità orale o boccale. La cavità la consideriamo costituita da:  Velo del palato  Palato duro  Lingua  Denti (anche alveoli dei denti)  Labbra Tutti questi sono parte della cavità boccale e sono tutti articolatori anch’essi, come la laringe e la faringe. Entrano infatti in gioco nell’articolazione. Velo del palato : detto anche palato molle. Si trova nella parte alta della faringe. Ha una struttura cartilaginea e quando noi respiriamo rimane inerte. Questa sua inerzia permette all’aria di andare verso la cavità nasale. Quando ingeriamo il cibo il velo si sposta indietro e “chiude” il passaggio alla cavità nasale. Il velo ha quindi due soluzioni: inerzia e mobilità. Se il velo rimane inerte, i suoni che riusciamo a produrre hanno natura orale. Se il velo si muove durante l’articolazione (si abbassa) succede che l’aria proveniente dai polmoni riesce a passare anche dalle cavità nasali => si realizzano suoni nasali.

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La fonetica articolatoria studia i come vengono prodotti i suoni. È un ambito generale che studia i foni possibili e li classifica indipendentemente alla funzione che hanno i suoni nelle singole lingue (questo è compito della fonologia). Studio della sostanza dell’espressione fonico-acustica. Stante la configurazione del nostro apparato articolatorio all’uomo è dato di produrre suoni linguistici – mentre ci sono articolazioni che noi non potremmo fisicamente produrre. Questa produzione molto estesa, ma comunque finita, prende forma in due distinte nature:  Consonantica – contoidi  Vocalica – vocoidi Sono diverse per un fatto: ogni articolazione consonantica prevede che il flusso d’aria viene ostacolato dagli articolatori in modo diverso. Il flusso d’aria è egressivo. Nell’articolazione vocalica il flusso procede senza articolazioni di sorta. Perché si parla di contoide/vocoide? Perché quando parlo di questi passo riferimento alle proprietà articolatorie di quei suoni. Quando parliamo di vocale e consonante ci riferiamo alla funzione che hanno all’interno della sillaba. Contoide e vocoide sono prestiti integrati dell’italiano dalla terminologia fonetica anglofona che dobbiamo a uno studioso statunitense Kenneth Lee Pyke che nel 1943 utilizza questi termini. Pyke è uno studioso importante per la linguistica, specialista di lingue amerindiane che lui, studiando ed elaborando, aveva come area di conoscenza. È espressione della vocazione della scuola linguistica statunitense per le lingue indigene. Attento al problema della morte delle lingue e dell’urgenza che gli studiosi hanno di preservarle. Un vocoide è quindi un fono che permette la sua realizzazione senza che ad essa partecipi un ostacolo totale o parziale. Un contoide è ciò che viene articolato in presenza di un ostacolo, in luoghi diversi e in modi diversi di articolazione. Il nostro apparato fonatorio ci permette di articolatore un numero grande – ma finito – di suoni. Ciò che è concretamente realizzato nelle lingue e ciò che è potenzialmente realizzabile è un universale linguistico  è una proprietà di natura fonetica che possiamo attribuire alle lingue in quanto tali che mettono in atto la proprietà specie specifica del linguaggio. Non esiste lingua che non abbia sia contoidi che vocoidi. Se, come specie, non modificheremo aspetti del nostro apparato fonatorio, questa sarà una cosa certa. Un universale linguistico è una proprietà che io posso attribuire, come nel caso dei contoidi e dei vocoidi, a tutte le lingue come espressività vocale. Notiamo, nelle lingue specifiche, come effetto delle proprietà fisiche dell’apparato, che possiamo produrre un numero di contoidi più ampio dei vocoidi (perché la cavità boccale, principale luogo di formazione dei vocoidi, è più ristretto rispetto agli articolatori che intervengono nella formazione dei contoidi). In genere le lingue ci fanno vedere questa differenza: i sistemi delle lingue del mondo esibiscono più contoidi che vocoidi (eccezione: l’hawaiano ha 8 contoidi e 10 vocoidi). Certo è che questo fatto ci può portare a una considerazione, stante il dato fisico da cui siamo partiti, che ci sono sistemi linguistici di determinate famiglie in cui i vocoidi e i contoidi hanno proprio funzioni diverse – nelle lingue semite , tra cui l’arabo o l’ebraico moderno ricreato dopo la Shoah c’è una differenza funzionale tra vocoidi e contoidi perché costruiscono la parola in un modo che non è quello in cui è costruita nelle lingue indoeuropee. Nelle lingue semite le parole hanno due componenti:

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Non solo le lingue del mondo non mancano di occlusive, ma più frequentemente le lingue ci danno conto di nasali, dentali e bilabiali sorde (ci sono anche quelle sonore). Occlusivo Se la consonanticità è data da una modifica nel blocco della fuoriuscita dell’aria, nel modo occlusivo questo ostacolo è totale. La pressione dell’aria polmonare nello spazio del canale fonatorio prima delle labbra, diventa così rapidamente superiore alla pressione dell’aria al di là delle labbra che fa dischiudere immediatamente il blocco. Per questo sono dette anche momentanee perché l’occlusione dura poco. Questa differenza pressoria forza e distacca gli articolatori. Questo tipo di modo viene anche detto plosivo perché ciò che si realizza somiglia a una sorta di esplosione. La caratteristica sonora che percepiamo è data dal coinvolgimento degli articolatori. In questo senso il modo occlusivo è quello più esemplare dell’essere un contoide. Si può dire che l’occlusivo è il prototipo della consonanticità. Fricativo Tutto quello che vedremo da ora in poi, non ha più blocchi di sorta. Si può dire anche spirante. Esempio: la f di finestra. Gli articolatori coinvolti non si toccano, ma si avvicinano e lasciano uno spazio ristretto attraverso cui l’aria può continuare a fluire. Il flusso non viene quindi impedito, ma solo ridotto. Gli articolatori coinvolti nel tipo fricativo sono molti (ci sono più fricative che occlusive). Perché si chiamano fricative? Perché l’effetto che si produce è simile a quello che abbiamo soffiando in una cannuccia: flusso espiratorio costretto a passare in uno spazio ristretto. Affricato Anche questo è un modo articolatorio che rientra nel gruppo delle ostruenti. È un modo di articolazione complesso (= bifasale) dato dal combinarsi di due fasi che danno luogo ad un unico suono:  Prima fase: occlusiva. Gli articolatori bloccano il percorso naturale dell’aria.  Seconda fase: fricativa. Dopo il blocco per congiunzione, gli articolatori si allontanano di poco mantenendo quello spazio ristretto che è tipico delle fricative. Fase di occlusione a cui NON segue un’esplosione. È quello che succede quando realizziamo un’affricata dentale come la [ʧ] di zuppa. Abbiamo suoni affricati anche in tedesco. Questa proprietà di realizzazione fa sì che si possa descrivere un contoide affricato come un’occlusiva a soluzione ritardata perché nasce con una fase occlusiva, ma la sua realizzazione successiva non è nei termini di una totale distanza tra gli articolatori.

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Le nasali, le approssimanti, le laterali e le vibranti sono contoidi di tipo sonorante o sonante. In cosa sta questa somiglianza con la vocalità? Per quanto riguarda gli altri contoidi, abbiamo la distinzione tra sorde e sonore : sono sonore quando le pliche vocali vibrano al passaggio del flusso d’aria. Nei modi consonantici fricativo, occlusivo e affricato, questa vibrazione può esserci o meno. Nei contoidi sonoranti, le pliche vocaliche vibrano di default, costitutivamente. Questa sonorità, che non è scelta dal parlante, è nella modalità stessa della nostra articolazione. Tutti i contoidi di tipo sonorante sono sonori, come lo sono i vocoidi => hanno in comune la sonorità intrinseca. Nasali Si produce un ostacolo (sennò avremmo un vocoide) ed è realizzato nella cavità orale  il velo del palato si abbassa e fa sì che l’aria che arriva dai polmoni fuoriesca passando anche dalle cavità nasali. Esempio: n di name (contoide nasale). Nel caso della m di mamma l’ostacolo è rappresentato anche dalla chiusura delle labbra. Laterali L’ostacolo si presenta nella cavità orale ed è un’occlusione rappresentata dalla lingua che tocca un altro articolatore, ma non impedisce l’occlusione effettiva: l’aria infatti continua a passare o da un lato solo o da entrambi i lati della lingua. Per questo si chiamano laterali. La l di lato si realizza con l’apice della lingua che tocca gli alveoli, mentre nella l di alto l’apice della lingua tocca i denti. Nella gl di aglio è la parte dorsale della lingua che va a toccare il palato. Vibranti Anche qui c’è una lieve occlusione: l’ostacolo è causato dai movimenti che la lingua fa di avvicinamento, tocco e distanziamento, rispetto a un altro articolatore che viene coinvolto. Esempio: r di rana  l’occlusione avviene grazie alla punta della lingua che in sequenze intermittente di accostamento e distacco dagli alveoli produce un movimento di vibrazione. Distinzione tra:  Pluri-vibranti: quando il contatto tra gli articolatori viene ripetuto in cicli che vanno da 2 a 7 volte (detto anche trillo).  Mono-vibranti: quando il contatto tra gli articolatori avviene una volta sola; si parla anche di battito e scatto. È più facile che all’interno di parola si realizzi una mono-vibrante, ma in italiano NON esiste una differenza semantica tra i due tipi di vibranti. Questa differenza, una lingua come lo spagnolo, la rende pertinente perché esiste una differenza semantica tra le due realizzazioni delle vibranti. L’italiano non sfrutta la differenza fonetica tra pluri e mono-vibrante => ha solo un fonema che è la pluri-vibrante. Coppia minima : un solo elemento fonico diverge sul piano del significante. Coppia pallapala  ci sono linguisti che dicono che nella prima parola la l non ha un suono più lungo, ma viene articolato due volte. In questo caso non viene considerata una coppia minima, perché la prima parola avrebbe 5 fonemi, la seconda 4. Se invece considero ll come una realizzazione lunga della consonante, questo vuol dire che l e l: sono due fonemi diversi => questo aumenta il numero dei fonemi dell’italiano perché ci sono moltissime consonanti che possono essere usate come doppie.