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I generi televisivi - Giorgio Grignaffini, Sintesi del corso di Storia Della Radio E Della Televisione

Sintesi per esame Prodotti tv- analisi e scenari

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 16/10/2020

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I generi televisivi
Giorgio Grignaffini
Introduzione
Dare un senso o comunque un’interpretazione efficace di un telefilm vuol dire anche posizionarlo in una
cornice più ampia, determinando a quale genere e formato appartiene; quando si parla di generi è
necessario tener conto che il termine genere non ha un significato universale. I generi, infatti, presentano
diverse sfumature e per questo è utile definire cosa si intende in per generi. I generi sono un’abitudine
consolidata, un criterio di classificazione e un parametro indispensabile per orientarsi nella produzione
mediale; il frutto di una tradizione millenaria in campo letterario, rispettata, positivamente o meno, da
critici e autori allo stesso modo”.
L’evoluzione del concetto di genere
I generi nella storia dell’arte e della cultura sono sempre stati fondamentali; già nel IV sec. A.C., i due grandi
filosofi Platone e Aristotele dedicarono pagine fondamentali delle loro opere alla riflessione su cosa siano
l’arte e la letteratura e su quale sia il ruolo del poeta e dell’artista nella società. L’impostazione
eccessivamente rigida della letteratura del Seicento e del Settecento è uno dei bersagli degli scrittori e
filosofi del Romanticismo che, all’inizio dell’Ottocento, oppongono alla rigida impostazione delle regole di
genere la forza creativa del singolo, la sua libera immaginazione, e l’originalità diventa il valore principale
dell’opera artistica. Nel corso dell’Ottocento si assiste a un’evoluzione progressiva della posizione sociale
dell’artista, che porta ad una vera rivoluzione nella produzione artistica. L’affermarsi della società borghese
porta, per la prima volta, l’artista a confrontarsi con un mercato di consumatori, a cui proporre i suoi
prodotti. Nasce così l’industria culturale. La presenza di clienti ben riconoscibili dal punto di vista socio-
economico, appunto la borghesia, ebbe come conseguenza in campo artistico la creazione di una pittura
dalle caratteristiche precise (una pittura appunto di genere), in grado di rispondere alle esigenze di un
mercato ben definito. Allo stesso modo, l’intellettuale (artista o scrittore) deve porsi il problema di come
produrre opere artistiche che possano incontrare l’interesse di fasce diverse di consumatori (anche con
minor disponibilità economica), e non soltanto i clienti appartenenti all’élite; per cui si devono ideare
prodotti in grado di poter essere replicati su larga scala e a prezzi accessibili. Una delle conseguenze più
rilevanti di tale sviluppo economico-industriale è il ritorno alla ribalta proprio del genere, non più visto
come norma poetica da rispettare senza discussioni, ma come mezzo per rispondere alle nuove esigenze
della nascente industria culturale.
L’industria culturale si sviluppa intorno alla nascita di un nuovo tipo di prodotto culturale realizzato,
distribuito e consumato grazie alla mediazione dei generi:
Ideato e prodotto secondo canoni riconoscibili (stile, contenuti, personaggio facilmente
identificabile dal pubblico, ecc.)
Distribuito e pubblicizzato attraverso diversi canali, in qualche misura interdipendenti (dalla
letteratura al fumetto, al cinema, alla radio, alla televisione);
Fruito sempre più da un pubblico vasto, ma comprendente gruppi di appassionati di diversi generi.
Il genere si trasforma, quindi, da definizione comprensibile solo da filosofi e artisti a elemento cardine
dell’industria culturale, legato non solo alle caratteristiche dell’opera stessa, ma in grado di spiegare anche
come l’opera vive all’interno della società.
Per studiare i generi sono stati elaborati molti approcci teorici nel corso dell’ultimo secolo, spesso
contrastanti (linguistica, semiotica, sociologia, massmediologia, filosofia delle arti); hanno cercato di dare
risposta ad almeno due grandi domande: Che cos’è un genere? E com’è possibile arrivare ad una
classificazione dei prodotti comunicativi? (es: film, programmi televisivi, opere letterarie, ecc.).
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I generi televisivi

Giorgio Grignaffini

Introduzione

Dare un senso o comunque un’interpretazione efficace di un telefilm vuol dire anche posizionarlo in una cornice più ampia, determinando a quale genere e formato appartiene; quando si parla di generi è necessario tener conto che il termine genere non ha un significato universale. I generi, infatti, presentano diverse sfumature e per questo è utile definire cosa si intende in per generi. I generi sono un’abitudine consolidata, un criterio di classificazione e un parametro indispensabile per orientarsi nella produzione mediale; il frutto di una tradizione millenaria in campo letterario, rispettata, positivamente o meno, da critici e autori allo stesso modo”. L’evoluzione del concetto di genere I generi nella storia dell’arte e della cultura sono sempre stati fondamentali; già nel IV sec. A.C., i due grandi filosofi Platone e Aristotele dedicarono pagine fondamentali delle loro opere alla riflessione su cosa siano l’arte e la letteratura e su quale sia il ruolo del poeta e dell’artista nella società. L’impostazione eccessivamente rigida della letteratura del Seicento e del Settecento è uno dei bersagli degli scrittori e filosofi del Romanticismo che, all’inizio dell’Ottocento, oppongono alla rigida impostazione delle regole di genere la forza creativa del singolo, la sua libera immaginazione, e l’originalità diventa il valore principale dell’opera artistica. Nel corso dell’Ottocento si assiste a un’evoluzione progressiva della posizione sociale dell’artista, che porta ad una vera rivoluzione nella produzione artistica. L’affermarsi della società borghese porta, per la prima volta, l’artista a confrontarsi con un mercato di consumatori, a cui proporre i suoi prodotti. Nasce così l’industria culturale. La presenza di clienti ben riconoscibili dal punto di vista socio- economico, appunto la borghesia, ebbe come conseguenza in campo artistico la creazione di una pittura dalle caratteristiche precise (una pittura appunto di genere), in grado di rispondere alle esigenze di un mercato ben definito. Allo stesso modo, l’intellettuale (artista o scrittore) deve porsi il problema di come produrre opere artistiche che possano incontrare l’interesse di fasce diverse di consumatori (anche con minor disponibilità economica), e non soltanto i clienti appartenenti all’élite; per cui si devono ideare prodotti in grado di poter essere replicati su larga scala e a prezzi accessibili. Una delle conseguenze più rilevanti di tale sviluppo economico-industriale è il ritorno alla ribalta proprio del genere, non più visto come norma poetica da rispettare senza discussioni, ma come mezzo per rispondere alle nuove esigenze della nascente industria culturale. L’industria culturale si sviluppa intorno alla nascita di un nuovo tipo di prodotto culturale realizzato, distribuito e consumato grazie alla mediazione dei generi:  Ideato e prodotto secondo canoni riconoscibili (stile, contenuti, personaggio facilmente identificabile dal pubblico, ecc.)  Distribuito e pubblicizzato attraverso diversi canali, in qualche misura interdipendenti (dalla letteratura al fumetto, al cinema, alla radio, alla televisione);  Fruito sempre più da un pubblico vasto, ma comprendente gruppi di appassionati di diversi generi. Il genere si trasforma, quindi, da definizione comprensibile solo da filosofi e artisti a elemento cardine dell’industria culturale, legato non solo alle caratteristiche dell’opera stessa, ma in grado di spiegare anche come l’opera vive all’interno della società. Per studiare i generi sono stati elaborati molti approcci teorici nel corso dell’ultimo secolo, spesso contrastanti (linguistica, semiotica, sociologia, massmediologia, filosofia delle arti); hanno cercato di dare risposta ad almeno due grandi domande: Che cos’è un genere? E com’è possibile arrivare ad una classificazione dei prodotti comunicativi? (es: film, programmi televisivi, opere letterarie, ecc.).

Le risposte hanno evidenziato due approcci diversi di affrontare i problemi:  approccio deduttivo: definire a priori quali sono le caratteristiche che ogni prodotto deve avere per appartenere ad un determinato genere (nel caso della televisione, per es. il game show e il talk show: sono simili per caratteristiche formali, in quanto sono realizzati in uno studio, hanno un conduttore, vi partecipano diverse persone; ma il primo ha un meccanismo di gioco e premi, il secondo presenta un dialogo conversazione tra i partecipanti)  approccio induttivo : cercare nei testi in circolazione elementi comuni che li possano far raggruppare nei diversi generi; cioè intervenire attribuendo le etichette di genere a posteriori (es: i vari programmi che mostrano gruppi di persone costrette a vivere insieme in diversi contesti e con diverse finalità, per lunghi periodi, come Il Grande Fratello o L’isola dei famosi ). In realtà, entrambi i casi non sono sufficienti a risolvere la questione: limitarsi al primo significa non avere chiare le caratteristiche che distinguono un genere dall’altro; limitarsi al secondo può far moltiplicare il numero di etichette di genere e quindi sarebbe inutile parlare di genere, in quanto ogni programma sarebbe un genere a sé. Proposta di una classificazione di generi, si può provare ad individuare tre possibili accezioni di genere:  genere come proprietà produttivo-formale : i riferimenti sono elementi come il linguaggio, i modi di produzione, le tecniche e le tecnologie (nel cinema può essere compresa la durata del film);  genere come proprietà del contenuto : i riferimenti sono determinati contenuti come gli aspetti narrativi, l’ambientazione geografica o storica delle storie narrate, le modalità di rappresentazione (corpi di ballo, scenografie, ecc.), la tonalità (l’impostazione e la coloritura differente: per es. lo stile rassicurante, oltre a scene di carattere comico e a una colonna sonora brillante, danno alla serie Tv Carabinieri un tonalità cha va dal poliziesco alla commedia);  genere come funzione sociale : a definire i genere sono i compiti che i vari prodotti devono assolvere da un punto di vista sociale e cioè: intrattenimento, educazione e informazione. Perché studiare i generi della televisione? Anche se sottoposti a revisioni e a ridefinizioni, i generi continuano ad essere una vera e propria bussola per il sistema dei media in generale e per la televisione in particolare. Serve a decidere cosa produrre, come distribuire e con quale atteggiamento fruire il prodotto. Nessuna delle tre categorie predette esaurisce la questione (non tengono conto della circolazione sociale dei testi) e quindi il genere deve essere considerato come interfaccia tra i diversi poli del sistema dei media: produzione, distribuzione, pubblico e testo. La vera forza del genere nell’industria culturale sta nel costruire un saldissimo ponte tra il mondo della produzione, quello della distribuzione e quello del consumo; senza questo ponte si porrebbero diversi problemi:  per chi crea, perché non ha più schemi precostituiti;  per chi distribuisce e pubblicizza, che non potendo inquadrare le varie opere in categorie di genere, deve convincere il pubblico delle caratteristiche del prodotto;  per il pubblico, che non avrebbe modelli di riferimento e dovrebbe fare solo ipotesi su goni prodotto. Il genere, come schema facilmente riconoscibile e come contenuto creativo già disponibile, ha permesso lo sviluppo di nuove tecnologie, per es. i videogame basati su film d’azione o, viceversa, i film di fantascienza nati dai videogame. D’altro canto, il rapido cambiamento delle forme tecnologiche, ha riscritto e aggiornato le regole classiche di genere, adattandole ai media che le andranno ad ospitare (es. le modifiche che un genere come l’informazione subisce nel passaggio dalla carta stampata ai siti Internet, ai telegiornali e radiogiornali).

vengono sostituiti con quelli a colori (si diffonde la pratica dello “zapping”: cambiare canale continuamente). La televisione, quindi, deve pensare con maggiore attenzione a modulare la propria offerta; nascono così nuovi programmi per il mattino, come Uno mattina su Rai 1 dal 1986, che alterna informazioni, con consigli utili, segmenti di spettacolo, o programmi di seconda serata come Quelli della notte su Rai 2, del 1985 o Maurizio Costanzo Show. Le reti commerciali per riempire i propri palinsesti acquistano soap opera/sitcom americani o telenovelas sudamericane. I quiz, che prima andavano in onda in prima serata (es. quelli di Mike Buongiorno), vengono inseriti con successo nel mezzogiorno o nel pomeriggio, grazie anche al basso costo; stessa sorte tocca ai reality show e ai programmi come Agenzia matrimoniale. Rai risponde inserendo la cosiddetta TV verità. Si tratta di mostrare la realtà sociale direttamente, come per es. Chi l’ha visto? o Un giorno in pretura , Rai 3. Gli anni Novanta Dagli anni Novanta in poi la televisione italiana affronta nuove sfide: nuove tecnologie e format globali (spesso adattamenti di format esteri come per es. i reality show de Il Grande Fratello, o Stranamore Canale 5, o Caramba! Che sorpresa , Rai 1 o fiction come Un medico in famiglia , Rai 1). Il tutto in una rincorsa all’audience sempre più esasperata, dovuta alla competitività tra le reti che porta a rinnovare continuamente i generi consolidati. In questo modo il sistema dei generi è stato messo duramente alla prova con questa rincorsa alla novità che ha coinciso con il rimettere in discussione le più consolidate regole di genere e con la creazione di ibridi e con una derivazione infinita di varianti dello schema di base. Dal punto di vista tecnologico le maggiori innovazioni del nuovo millennio riguardano la trasformazione digitale di tutti i contenuti mediali e la moltiplicazione delle piattaforme distributive di questi ultimi, due fenomeni strettamente interconnessi. La digitalizzazione (cioè la codifica in un linguaggio binario, quello utilizzato dai computer), infatti, permette di diffondere tutti i contenuti su tutti i mezzi, sfruttandoli in modo più ampio e diversificato. Anche ciò ha una ricaduta sul sistema dei generi che, come abbiamo visto, si articola anche in relazione alle modalità produttive e distributive dei programmi. Dal punto di vista della tipologia di dispositivi attraverso cui si può fruire del prodotto audiovisivo si va dal personal computer, collegato alla rete, al cellulare attraverso le connessioni a banda larga che permettono la trasmissione di quantità di dati sufficienti alla visione di programmi; entrambi questi nuovi modi di fruire l’audiovisivo stanno rivoluzionando il modo stesso di pensare ai programmi: una volta che i programmi entrano nel personal computer si svincolano dalla logica di palinsesto predeterminato; con la diffusione sul telefono cellulare, invece, si acquista un’indipendenza dalla postazione domestica ; quindi, una televisione, senza televisione, dove tempo e spazio sono sempre più intercambiabili. Quindi, è importante realizzare programmi dalla durata ridotta, per essere fruiti nei ritagli di tempo, e programmi che tengano in considerazione delle ridotte dimensioni degli schermi dei telefonini. Inoltre, stanno mutando le tipologie di canali che si vanno segmentando sempre secondo la divisione free TV – pay TV ; ormai esistono programmi che si trovano solo sulle pay TV, i cosiddetti “contenuti premium” (cinema in prima tv e sport prima di tutti). Comune sia alla pay Tv che alle televisioni gratuite è l’informazione, sia pure in forma diversa: mentre nelle tv gratuite l’informazione è collocata in un momento specifico, nella televisione a pagamento ci sono canali dedicati che trasmettono informazioni 24 ore su 24.

La mappa dei generi

Per iniziare una suddivisione in generi partiamo da una macro distinzione relativa all’origine dei prodotti:  programmi non prodotti appositamente per la TV, in particolare il cinema;  programmi prodotti per la TV: tutto il resto dei programmi presenti nel palinsesto.

Ci sono delle eccezioni, per es. prodotti televisivi distribuiti anche nelle sale cinematografiche o prodotti pensati per il grande schermo che, invece, sono distribuiti in televisione. Generi extra televisivi, promozione e pubblicità Il cinema. Il mondo del cinema ha sviluppato, nel corso del suo secolo di vita, una complessa griglia di generi, tra cui: musical; western; avventura e fantasy; commedia; drammatico e mélo; thriller e horror; poliziesco, action, giallo e spionaggio; comico; storico, letterario; fantascienza; cartoon. Traile e videoclip  trailer dei film, sono realizzati per andare in onda sia nelle sale cinematografiche sia in televisione  videoclip musicali sono brevi produzioni che hanno la finalità di promuovere i dischi, ma che sono anche fondamentali nei palinsesti delle reti tematiche musicali. Pubblicità e autopromozione Sono due tra le componenti più importanti dei palinsesti in termini di tempo dedicato.  pubblicità si è sviluppata in forme molto diverse nella storia della televisione italiana: si passa dal Carosello (durata considerevole) agli spot negli anni Settanta (durata breve e sviluppo nuovi linguaggi: telepromozione, televendita, billboard pubblicitario, diario).  autopromozione dei programmi televisivi ha ripreso la brevità degli spot pubblicitari e la modalità di presentazione dei prodotti dai trailer cinematografici; tra le varie tipologie ricordiamo: i promo evocativi (realizzati solo con immagini e musica); i promo di mantenimento (che servono a mantenere gli ascolti ottenuti); i backstag es (dietro le quinte), spesso trasmesse per lanciare nuove fiction. Generi, format e formati È necessario distinguere tra genere, format e formato. Il termine genere ha diverse sfumature; per questo a fianco delle etichette di genere, che sono continuamente sottoposte a modifiche, sono presenti delle ben precise categorizzazioni, determinate da caratteristiche oggettivamente misurabili e descrivibili che identificano il cosiddetto formato. A definire un programma in termini di formato sono: la durata, il numero di episodi, i modelli produttivi (in studio o in esterni, con o senza conduttore, ecc.). Molte sono le definizioni per format , ma si può dire che si tratta di uno schema di programma che viene commercializzato sui mercati nazionali, corredato di tutta una serie di informazioni che riguardano la possibile collocazione in palinsesto, le strategie promozionali, ecc. Possono essere commercializzati anche materiali audiovisivi (grafica, video promozionali, ecc.); quindi, il format è uno schema che permette la realizzazione di un programma nei più diversi contesti televisivi, mantenendo alcuni elementi ritenuti fondamentali ma effettuando un lavoro di adattamento per rendere il prodotto più vicino alla cultura di ogni paese. Si può riassumere che: il genere si riferisce principalmente alle caratteristiche comunicative di un programma, il formato è più legato alla fase produttivo-distributivo; il format è un concetto che permette di tutelare il diritto d’autore delle idee di un programma e per consentirne la commercializzazione. I programmi produttivi per la TV: le quattro macroaree Tra i programmi televisivi si possono distinguere quattro macroaree: fiction, intrattenimento, informazione, cultura-educazione, che sono quattro etichette, ognuna delle quali centrata su un aspetto differente:  la fiction sulla presenza di una forma di racconto,  l’intrattenimento sulla funzione che svolge;  l’informazione sul rapporto che dovrebbe consentire con la realtà;  la cultura-educazione sulla funzione sociale che assolve e sui contenuti

programmazione, permettendo così di realizzare anche opere molto costose; ma anche dal punto di vista del palinsesto: Il maggiore valore produttivo e la possibilità di raccontare storia meno legate alla quotidianità rappresentano un’importante occasione per le televisioni perché possono trasmettere eventi importanti; inoltre, la seconda parte di una miniserie riesce a mantenere lo stesso pubblico della prima parte e, a volte, anche ad aumentarlo; si punta, quindi, su ascolti sicuri per difendersi o attaccare la programmazione delle altre reti. La miniserie, inoltre, permette a scrittori e registi di affrontare temi e soggetti altrimenti difficili da trattare, come per es. le biografie di grandi personaggi, così ricche di avvenimenti da rendere necessarie diverse ore per poter meglio essere narrate (es. Maria Montessori. Una vita per i bambini, 4 ore), oppure agli adattamenti da testi letterari come per es. Guerra e Pace di Tolstoj, 4 puntate su Rai 1. Serie ( series ) Si tratta del tipo di formato più frequente e che presenta numerose varianti. Ha una misura temporale standard (numero prefissato di episodi e di durata omogenea), prevede un racconto con elementi ricorrenti (personaggi principali, ambientazioni, relazioni tra personaggi) e altri invece invariabili (ogni episodio tratta un caso o un problema che si esaurisce in quell’episodio). La serie americana si è evoluta negli anni; prima per es. i personaggi erano immutabili nelle loro caratteristiche, come Il tenente Colombo , sempre identico; oppure immutabili nelle relazioni fra loro, come tra i personaggi della coppia Starsky e Hutch; oggi, invece i personaggi si evolvono. In Italia, è stato ribattezzato telefilm ; si parla di una serie all’italiana, che comprende 6-8 episodi da 90 minuti, in cui si mescolano la struttura della serie classica (personaggi e ambienti ricorrenti) con elementi derivanti dalla miniserie, o sceneggiato, cioè la presenza di una vicenda personale del protagonista che si conclude al termine delle 6-8 puntate. Serial si tratta di una formula narrativa aperta, in cui la conclusione di ogni puntata rimanda a quella successiva; il numero di puntate può variare, così come la durata di ogni puntata; es. Incantesimo (200 episodi da un’ora). All’interno di questa categoria possiamo fare rientrare due formati molto diffusi, come la soap opera e la telenovela. Soap opera nata alla fine degli anni trenta in radio, si è dimostrata fin dall’inizio un perfetto esempio di prodotto per la televisione; target prevalentemente femminile, una puntata al giorno di 30 minuti lordi, costi di produzione competitivi (riprese interne e poche esterne, primi piani, poche comparse), garanzia in termini di ascolti. Tra le daytime soap diffuse in tutto il mondo, si possono distinguere almeno tre declinazioni: quella americana (società medio-alta, bellezza), quella inglese (società medio-bassa, linguaggio ruvido, problemi sociali), quella australiana (tra i due primi modelli), maggiormente diffusa in Italia. Telenovela ; rappresenta il genere per antonomasia della televisione centro e sudamericana che è riuscita a diffondersi in tutto il mondo (celebri in Italia: l’argentina La donna del mistero, Rete 4 1994, Terra nostra, del Brasile, Rete 4, 2000); condivide molte caratteristiche con la soap opera, da cui differisce per la lunghezza (100/200 puntate), per la presenza di un personaggio principale; grande successo in Sudamerica; questi prodotti sono arrivati anche in Italia, un es. è stato il successo ottenuto dal Mondo di Patty Italia 1, 2009), o Tempesta d’amore (Canale 5, 2006), che visto il successo ottenuto si è poi trasformata praticamente in soap opera, avendo rinviato la sua conclusione a tempo indeterminato. Serial destinati al prime time; simili alle soap per modello a narrazione aperta, si distinguono per il maggiore impegno produttivo, con contenuti non solo sentimentali, come per es. Dallas (Rai 1, 1981) e Dynasty (Rete 4, 1982), che hanno ottenuto un grandissimo successo in tutto il mondo.

In Italia è stato praticato con successo il modello del mélo , d’epoca o contemporaneo es. Elisa di Rivombrosa (Canale 5, 2003), Onore e rispetto (Canale 5, 2006-2009-2012). Sitcom ( situation comedy ) è un formato che potrebbe essere considerato come un caso specifico delle serie, ma che si è consolidato come genere autonomo. E’ una commedia di situazione, della durata di mezz’ora lorda, che prevede, come le serie, la presenza di personaggi fissi, un’ambientazione standard, una o al massimo due storie raccontate in ogni episodio, prevalenza di tratti umoristici/comici, sceneggiatura struttura in tre atti (equilibrio iniziale rotto da un problema, reazione dei personaggi e tentativi di soluzione, situazione risolta e torna indietro); in USA è uno dei generi più diffusi nei palinsesti; in Italia ha avuto una evoluzione particolare e a differenza del modello americano, che vede il prevalere di una dimensione narrativa, si è privilegiato una via più vicina allo sketch da varietà., affidato a mattatori della comicità televisiva qual Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Gino Bramieri, ecc. Gag una forma ibrida tra intrattenimento e sitcom è rappresentata falle “gag”: brevi filmati in cui vengono messe in scena situazioni comiche, si tratta della versione televisiva di un genere cinematografico degli anni del muto e fino agli anni quaranta, in Italia chiamato “le comiche”, es: Mr. Bean, Finché c’è ditta c’è speranza. interstitials , cioè frammenti pensati per riempire degli interstizi temporali tra un programma e un altro in cui un numero ristretto di personaggi si trova ad affrontare determinate situazioni, naturalmente in modo comico, es. Camera Cafè. Fiction e cartoon all’interno della macroarea fiction va fatto rientrare anche l’universo dei cartoon, poiché si sono sviluppati sui formati tipici della fiction. I cartoon fin dalle origini hanno raccontano storie, dalle più complesse, come i lungometraggi della Disney, alle più semplici e brevi, come i cortometraggi di Tom e Gerry, Il canarino Titti e Gatto Silvestro, Duffy Duck e Bugs Bunny. Discorso a parte per i cartoni giapponesi che si sono diffusi in tutto il mondo, che dal punto di vista del formato hanno praticato soprattutto la serie (es. le avventure fantascientifiche costruite su episodi autonomi e personaggi fissi, come Ufo Robot, Goldrake ) e il serial (es. con lunghe saghe, spesso di derivazione letteraria europea, es. Remi le sue avventure e Pinocchio ). Negli anni novanta gli USA hanno sviluppato un nuova tipologia di prodotto a cartoni, es. Simpson , sitcom esasperata nei toni ed esagerata nelle forme, ma simili per durata e schemi narrativi alle altre sitcom. I generi narrativi I generi narrativi più praticati dalla fiction televisiva, pur considerando l’innumerevole varietà di forme che essi hanno assunto, iniziando a distinguere i programmi in base all’ambientazione del racconto:  western ; molto diffuso negli anni cinquanta e sessanta; per es. Rintintin : accoppiata bambino-cane richiama molto la dimensione di commedia familiare; meno western classico, ma più familiare “La casa nella prateria”. Dalla fine degli anni novanta in USA si tentarono delle riproposizioni del genere: dal classico I Magnifici sett e, al western femminile Regina di spade ; di recente in Italia abbiamo avuto il ritorno in un ruolo di questo sottogenere di un attore degli spaghetti western come Terence Hill: i due TV movie di Doc West; caratteristiche di western anche in un mélo ambientato nella Maremma di fine Ottocento “ Terra ribelle ” (Rai 1, 2010).  fantascienza ; anche in questo caso lo sviluppo in televisione va di pari passo con quello cinematografico. Tra i primissimi tentativi degli anni sessanta ricordiamo Le avventure dell’astronave Orion e soprattutto Star Trek che ebbe uno strepitoso successo, che ha elementi di somiglianza con il cinema western e più in generale di avventura. Successivamente viene inserito il

thriller (simile al giallo-poliziesco, ma vede il coinvolgimento diretto del protagonista; es. la terza serie di Distretto di polizia );  horror (solitamente vietato ai minori, l’effetto ricercato è la paura; es: I racconti di mezzanotte; tuttavia questo genere è stato adattato agli schemi e ai livelli di accettabilità propri della televisione per tutti, es. “ Streghe ” e “ Buffy l’ammazzavampiriLa tonalità del racconto L’ultima e più trasversale segmentazione di genere presenti nel panorama della fiction televisiva è la “tonalità del racconto”. In questo caso la differenza tra i diversi generi è fondata sulle modalità con cui il testo presenta le proprie situazioni ed è esemplificabile da etichette come la commedia, il drammatico, il melodrammatico, ecc. La fiction televisiva, alla ricerca di nuovi prodotti, gioca in realtà su questa categoria per cercare di trovare nuove formule. E così generi tradizionali come il poliziesco, l’ospedaliero, ecc., hanno acquisito tonalità oscillanti tra la commedia e il drammatico. Questo tipo di sviluppo è ben visibile nella fiction italiana dove una tonalità di commedia quotidiana, basata sulle piccole cose, sulle emozioni di ogni giorno, passa trasversalmente in quasi tutte le produzioni (per es. Un medico in famiglia – protagonista un medico e molte scene girate in ospedale – o Carabinieri – un poliziesco - la tonalità che attraversa questi due prodotti è quella di una commedia bonaria e rilassata). All’interno della fiction italiana negli ultimi anni ha avuto successo il sottogenere della commedia familiare.

L’intrattenimento

è un’etichetta di genere molto ampia che comprende una vasta gamma di programmi, anche diversi tra loro e questo rende difficile trovare caratteristiche in grado di definire in modo netto questo genere; alcune sono le seguenti. I programmi di intrattenimento, dal punto di vista temporale possono essere sia in diretta che registrati;  gli spazi utilizzati sono spesso studi televisivi;  i protagonisti possono essere molteplici (professionisti dello spettacolo, ospiti, concorrenti, pubblico, ecc.), solitamente è presente un conduttore, le caratteristiche estetico-formali possono essere varie (scenografie, luci, ecc.), anche se prevale uno schema “scenico” in cui lo spazio visibile è diviso tra luogo destinato al pubblico e luogo in cui avvengono le performace.  il tipo di relazione che i conduttori instaurano con il pubblico: a differenza della fiction, in cui gli attori non guardano la macchina da presa, nei programmi di intrattenimento si cerca il contatto con il pubblico, il coinvolgimento dello spettatore.  per il contenuto, prevale quello relativo a forme di divertimento/spettacolo (performance musicali, giochi, comiche, talk show, i vari reality show). I generi dell’intrattenimento Si ha difficoltà nel trovare caratteristiche in grado di definire in modo netto questo genere.  dal punto di vista temporale possono essere sia in diretta sia registrati;  gli spazi utilizzati sono in genere gli studi televisivi;  i protagonisti possono essere molteplici, ma generalmente è presente un conduttore;  le caratteristiche estetico-formali possono essere diverse, ma prevale uno spazio scenico;  si ha un contatto con il pubblico diretto, attraverso il coinvolgimento del conduttore;  contenuti principali sono le forme di divertimento e di spettacolo; Riassumendo: l’intrattenimento si caratterizza per la sua finalità immediata (divertire) ottenuta tramite molti mezzi espressivi. Varietà È l’etichetta di genere più ampia e meno definita, in quanto identifica una forma di intrattenimento basato

sull’alternanza di momenti spettacolari differenti. L’elemento unificante della sequenza di performance, affidante a vari professionisti (cantanti, ballerini, imitatori, cabarettisti, ecc.), è rappresentato dalla presenza di uno o più conduttori che sono incaricati di introdurre e interagire con i vari ospiti. Le caratteristiche comuni alla maggior parte dei varietà sono: la presenza di un corpo di ballo, spesso di un’orchestra, di una o più vallette, l’ambientazione in studi o spazi scenici in cui il pubblico in sala diventa un elemento di richiamo alla tradizione teatrale e insieme il “delegato” del pubblico di casa. Questo genere ha rappresentato una pagina importante nella storia dell’intrattenimento televisivo, in particolare in Italia. Nel corso degli anni il varietà è diventato lo sfondo su cui innestare modelli più definiti, realizzando forme di spettacolo più articolate, in cui, oltre alla presenza di ballerini, di ospiti, di musicisti, di conduttori, appaiono elementi caratterizzanti quali una gara canora (es. Canzonissima, Sanremo ), l’abbinamento del programma alla Lotteria Italia (la stessa Canzonissima, le varie edizioni di Fantastico), maggiore importanza alla comicità (es. Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Cochi e Renato). In tempi più recenti si affermano molte ibridazioni con caratteristiche diverse: apparato spettacolare affidato ad artisti consolidati, programmi di satira, di parodia, gare di ballo/canzoni (Ballando con le stelle, Sanremo), concorsi per imitatori, Candid camera ( Scherzi a parte ), programmi su video amatoriali, programmi di denuncia sociale o di tutela degli interessi dei cittadini (Striscia la notizia, le Iene), programmi contenitori ( Domenica in, La vita in diretta, Buona domenica ). Ad accomunare questi programmi, nonostante le evidenti differenze, è il fatto che il varietà più che un genere a sé stante può essere inteso come un genere sovrapponibile a molti programmi diversi. Game show Alla base di questa categoria sta il gioco; diverse varietà di modelli in base a diversi criteri:  contenuto del gioco: giochi basati su abilità cognitive ( Lascia o raddoppia ) e sulla fortuna ( Affari tuoi ); giochi che si fondano su abilità fisiche e manuali ( Giochi senza frontiere, La prova del cuoco ), giochi basati su capacità relazionali e psicologiche ( I soliti ignoti ).  tipologia dei concorrenti: persone comuni ( L’eredità ) o artist, esperti in una determinata materia; possono sfidarsi singolarmente o a squadre.  presenza o meno di un premio finale. Reality show È un genere di difficile definizione, nonostante la popolarità e la diffusione. Di certo si ha la compresenza di due elementi: da una parte la realtà e dall’altra lo spettacolo. Real TV o TV verità , rispetto al reality show, non si pone il problema di fare spettacolo, ma sono programmi che fanno della rappresentazione della realtà l’aspetto espressivo principale; ma dagli anni ottanta come lo studio ricostruito come un’aula di tribunale o un teatro con tanto pubblico in platea ( Un giorno in pretura, Chi l’ha visto?, Forum ), lo allontano dall’area real TV per avvicinarlo di più al reality show. Dalla fine degli anni ottanta si impone il vero “ reality based show ”, cioè un programma con finalità di intrattenimento, di coinvolgimento del pubblico, basato su elementi di realtà. Alla base dei reality show di prima generazione vi sono due modelli:  l’emotainment , in cui è centrale la dimensione emotiva e passionale; si va dalla realizzazione di sogni impossibili all’insaputa della persona (C arramba, che sorpresa ) al tentativo di ricostruire rapporti sentimentali ( Stranamore, C’è posta per te )  il dating show , in cui è centrale l’idea che la televisione possa far incontrare e magari innamorare due persone ( Il gioco delle coppie, Colpo di fulmine ).

I nuovi reality show:

fatto dell’intervista la oro specificità, come Invasioni barbariche (La7, 2004) con Daria Bignardi e Che tempo fa (Rai 3, 2003) con Fabio Fazio.

L’informazione

è quel settore della comunicazione televisiva che offre al pubblico analisi e interpretazione di ciò che accade nel mondo; ha una specifica funzione sociale: rendere pubbliche notizie aggiornate “informando” lo spettatore, con lo scopo di garantire la verità di ciò che si sta trasmettendo. Elementi caratterizzanti l’informazione sono i seguenti:  la prevalenza della diretta a garantire la ripresa sulla realtà;  lo spazio è suddiviso tra lo studio e il mondo esterno; gli attori sono i giornalisti che coordinato tutti gli altri soggetti.  le caratteristiche registico-estetiche, riguardano: gli stili di ripresa, le scenografie degli studi, le grafiche utilizzate.  le modalità di argomentazione sono tante (il racconto nel reportage e nelle notizie dei TG, il conduttore pala e guarda in macchina garantendo la verità di ciò che dice); il rapporto con lo spettatore dovrebbe essere distaccato, ma, in effetti, ci sono forme di coinvolgimento emotivo tese a rendere più partecipe il pubblico. La cultura-educazione, è una categoria in cui rientrano tutti quei programmi che hanno come argomento temi come l’arte, la letteratura, la storia, la geografia, le scienze, ecc.; non sono vincolati da una messa in onda immediata (sono tipo documentari, inchieste, ecc.) e i parametri di questo genere (tempi, spazi, attori, modalità di argomentazione) si riallacciano prevalentemente a quelli dell’informazione. Elemento caratterizzante dell’informazione è la funzione che svolge all’interno del sistema dei media; inoltre i programmi di questo genere creano il senso di immediatezza e di verità. Con questo macrogenere la televisione ha messo a punto e codificato un vero sistema dei generi che, pur partendo dalla funzione base propria dell’informazione, cioè riportare ciò che accade nel mondo, propone una varietà di modalità possibili. Tra le forme più importanti attraverso cui questo macrogenere si declina nella televisione contemporanea:  telegiornali  reportage e le inchieste,  magazine informativi (infotainment)  talk show a contenuto informativo,  programmi del servizio pubblico. Sono evidenti i debiti che queste tipologie di programmi hanno nei confronti sia della carta stampata che della radio, ma sia anche di altri generi televisivi che negli anni hanno “contaminato” anche il macrogenere dell’informazione. Infatti, se i telegiornali sono il corrispettivo audiovisivo del quotidiano o del radiogiornale, il reportage e le inchieste sono la derivazione fi un giornalismo investigativo e di approfondimento presente nella stampa quotidiana e periodica; i magazine sono un modo per rendere più appetibile l’informazione. Telegiornali Sono da sempre uno dei programmi più importanti dei palinsesti delle televisioni si tutto il mondo. L’evoluzione del telegiornale, in Italia come altrove, è stata lenta ed ha riguardato  la modalità di conduzione (da uno stile rigido e inespressivo dei conduttori dei primi TG a modalità meno rigide e più personali), tanto che qualche volta una testata viene identificata con il suo conduttore principale: TG 4 e il suo ex direttore Emilio Fede, il TG La7 con Enrico Mentana

 lo spazio nello studio (prima era visibile solo una parte alle spalle del conduttore, oggi gli studi hanno spazi più aperti, decorati con pannelli, schermi video, ecc.)  la scelta e l’impaginazione delle notizie (la scaletta è attentamente studiata per tenere agganciati i telespettatori), il linguaggio (verbale e visivo) utilizzato. Reportage e le inchieste I reportage sono i resoconti filmati realizzati da giornalisti singoli o riuniti in team, dedicati ai più svariati argomenti (es. Lucignolo (Italia1, 2003 – costituito da una serie di reportage tematicamente affini collegati da una voce fuori campo che funge da filo conduttore) Le inchieste, giornalisti che ripercorrono fatti della storia recente e, quindi, stanno al confine tra il genere dell’informazione e quello della cultura ed educazione, come per es. La notte della Repubblica (Rai 2, 1989) di Sergio Zavoli, che ricostruiva gli anni del terrorismo in Italia. Magazine informativi In realtà è una tipologia ibrida che sta tra informazione e intrattenimento, infatti è stato ribattezzo “ infotainment ”, dalla fusione dei termini inglesi information e entertainment. Sono programmi che mettono insieme notizie, intervisti, collegamenti, cronaca, spettacolo, gossip (es. Verissimo , Canale 5, 1996): il precursore di questo genere è Odeon della fine degli anni settanta. Questi programmi affrontano la cronaca con un linguaggio spettacolare, ma affrontano anche argomenti futili e qualche volta debordano dai confini del magazine, all’interno dei quali si possono collocare i tabloid magazine che si rifanno ai contenuti e ai modi comunicativi della stampa inglese (caratteristiche: argomenti leggeri, gossip, notizie legate al mondo dello spettacolo); es. Italiano Papirazzo , Italia1, 2003. I news magazine sono invece caratterizzati da una maggiore varietà di programmi trattati: dall’attualità alla politica, dalla cronaca ad argomenti più leggeri; un es. il già citato Verissimo; ma vi sono anche esempi d news magazine dedicati ad eventi specifici o prodotti specifici, come per es. Nonsolomoda , Canale5, 1984. Vi sono anche news magazine caratterizzati da uno stile più sobrio, come i programmi dedicati ad argomenti religiosi, come per es. A Sua immagine , Rai 1, 1997. L’infotainment è diventato un modo per trattare una serie di argomenti e problematiche, mantenendo un tono leggero. Fanno parte di quest’ambito: i contenitori : Uno mattina, Vita in diretta (Rai 1, 1990) e Mattino Cinque e Pomeriggio cinque (Canale 5, 2008); i programmi che spettacolarizzano la realtà, come Ultimo minuto (Rai 3, 1995); i programmi tematici come Elisir , Rai 3 – 1996 (salute-bellezza), Linea verde , Rai 1 – 1983 , Linea blu , Rai 1, 1995 Talk show a contenuto informativo Questa categoria è al confine tra intrattenimento e informazione; se il conduttore è giornalista, comunque, andrà più verso l’informazione, come per es. Ballarò (Rai 3, 2003) o Samarcanda di Michele Santoro (Rai 3, 1987), l’attualità e la politica sono gli argomenti principali per es. in Porta a porta Rai 1 i nel Maurizio Costanzo show (per più di 20 anni in vetta al gradimento del pubblico); vi sono programmi con più attenzione per la cronaca nera come Quarto Grado (Rete 4, 2010) che affronta i casi del giorno con l’ausilio di esperti. I programmi di servizio pubblico. Sono programmi in cui sono presenti giornalisti e in cui c’è un aggancio con la realtà: es. Mi manda Rai 3 (Rai 3, 1997), storico programma dedicato alla denuncia da parte dei Cittadini di casi di piccole e grandi truffe o disservizi. Stesse finalità hanno anche altri programmi come la satira e l’infotainment (es. S triscia la notizia o Le Iene ). Possiamo includere anche i programmi dedicati al meteo e al traffico, alle celebrazioni religiose e alle maratone benefiche (es. Telethon , Rai, 1990).

Hanno in comune il “parlare” di argomenti culturali anche se con modalità diversa. Programmi dedicati ad argomenti specifici I contenuti culturali possono ritrovarsi in altri programmi che affrontano temi specifici, dedicati, per es. alla musica classica (All’Opera, Rai 1 1999) di Antonio Lubrano, o all’analisi di dipinti ( Sgarbi quotidiani, Canale 5, 1992) con Vittorio Sgarbi, o a brevi lezioni di filosofia greca ( Zeus , Rete 4 – 203) con Luciano De Crescenzo. Didattica ed educational Ultimo ambito di questo macrogenere è quello che si dedica, attraverso la televisione, all’insegnamento di materie scolastiche o universitarie. Questo tipo di programma ebbe un grande successo nei primi anni della televisione, quando la televisione doveva svolgere il compito di alfabetizzazione del paese ( Telescuola a partire dal 1958 faceva lezioni delle scuole professionali per quei ragazzi che abitavano lontani dai grandi centri). Attualmente a questa categoria è dedicato poco spazio; è soprattutto rivolto ai bambini ( L’albero azzurro, Rai 3, 1990 o Art Attack – dedicato all’educazione artistica) [o riprese di lezioni universitarie Consorzio Nettuno , Rai Nettuno Sat1, 1991]. La Rai ha creato una struttura ad hoc dedicata alla didattica e alla divulgazione culturale denominata Rai Educational, che trasmette via satellite o all’interno dei palinsesti di Rai 1,2,3, Rai Storia e Rai 5; per es. La storia siamo noi, Mediamente, Divertinglese (2002), Io parlo italiano (2003).

Sviluppo nel tempo:

Anni 50 (le origini)

Negli anni ’50 la televisione si rifà a generi, linguaggi e contenuti appartenenti ai media e alle

forme culturali precedenti (radio, cinema, teatro, carta stampata) e allo stesso tempo rielabora e

propone nuove formule. La RAI delle origini, era orientata verso un obiettivo di educazione e

addirittura di alfabetizzazione ( Non è mai troppo tardi ).

Anni 60

La televisione afferma la sua centralità nel sistema nazionale dei media. Nascita delle trasmissioni

via satellite e introduzione dei sistemi di registrazione. Si cominciano a proporre modelli

innovativi, differenziando la proposta televisiva.

Anni 70

Importanti ripercussioni sul sistema dei generi a causa della riforma del sistema radiotelevisivo e

dello sviluppo delle televisioni locali. Proposta di nuovi generi: nel 1976 su RAI 1 nasce Domenica

In , su RAI 2 l’Altra domenica. Si fanno i primi esperimenti riguardanti i talk show, i reality show, le

sitcom e le serie americane di mezz’ora. Nascita del palinsesto che genera le prime forme di

concorrenza tra le reti.

Anni 80

Affermazione di un modello televisivo fondato sulla coesistenza del servizio pubblico con un forte

concorrente privato. Introduzione di nuove tecnologie: sistemi di rilevazione dell’ascolto più

precisi, il telecomando. Le reti commerciali per riempire i propri palinsesti acquistano soap opera /

sitcom americani o telenovelas sudamericane. I quiz, che prima andavano in onda in prima serata

(quelli di Mike Buongiorno), vengono inseriti nel mezzogiorno o nel pomeriggio.

Anni 90

Dagli anni ’90 in poi arrivano nuove tecnologie e format globali. La rincorsa all’audience diventa

sempre più esasperata, a causa della competitività tra le reti che porta a rinnovare continuamente

i generi consolidati. Le maggiori innovazioni del nuovo millennio riguardano la trasformazione

digitale di tutti i contenuti mediali e la moltiplicazione delle piattaforme distributive di

quest’ultimi. Va a modificarsi l’offerta, e nascita delle pay TV.

La mappa dei generi

Formato: A definire un programma in termini di formato sono: la durata, il numero di episodi, i

modelli produttivi.

Format: Schema di un programma che viene commercializzato sui mercati nazionali, corredato di

tutta una serie di informazioni che riguardano la possibile collocazione in palinsesto, le strategie

promozionali, ecc. È lo schema che permette la realizzazione di un programma nei più diversi

contesti televisivi, mantenendo alcuni elementi ritenuti fondamentali ma effettuando un lavoro di

adattamento per rendere il prodotto più vicino alla cultura di ogni paese.

Tra i programmi televisivi si possono distinguere quattro macroaree: Fiction, intrattenimento,

informazione, cultura-educazione.

I generi narrativi più praticati dalla fiction televisiva sono: Western (si diffonde con Rintintin negli

anni 50/60), Fantascienza (si diffonde con Star Trek negli anni 60, fino ad arrivare alle trasposizioni

in serie televisive degli eroi dei fumetti come Hulk, Smallville ), Giallo-poliziesco ( La signora in giallo

per la parte riguardante il giallo, l’investigazione e la ricerca del colpevole quindi, CSI invece per la

parte riguardante il poliziesco, dai tratti più cupi e seri). Seguono l’Ospedaliero ( Dr. House ), lo

Storico-biografico ( Paolo Borsellino ), il Letterario ( I Promessi Sposi ).

L’ intrattenimento è un’etichetta di genere molto ampia (reality show, talk show, talent, games).

Dal punto di vista temporale, i programmi possono essere sia in diretta che registrati, gli spazi

utilizzati sono spesso studi televisivi, i protagonisti possono essere molteplici, solitamente è

presente un conduttore, lo studio si divide tra “scena” e zona per il pubblico, con il quale si cerca

di interagire.

Il varietà è il genere di intrattenimento più ampio e meno definito, nel quale si alternato momenti

spettacoli differenti. Il conduttore introduce e interagisce con i vari ospiti. Si compone

generalmente di un’orchestra, un corpo di ballo, qualche valletta, di un pubblico. È stato il genere

che ha fatto da base per la costruzione di altri modelli di spettacolo più definiti ( Sanremo, Scherzi a

parte, Striscia la notizia, Domenica In ).

Per quanto riguarda il game show, alla base di questa categoria sta il gioco. Possono essere

richieste abilità cognitive, fisiche e manuali, psicologiche, o semplicemente la fortuna. I

concorrenti sono sia persone comuni che non, ed è presente un montepremi finale.

Il reality show si compone di due elementi che coesistono: realtà e spettacolo. Esempi di Real TV,

non propriamente reality show, sono: Chi l’ha visto? e Forum. Alla base dei reality show di prima

generazione vi sono due modelli: l’emotainment, in cui è centrale la dimensione emotiva e

passionale ( Stranamore , C’è posta per te ), e il dating show, in cui è entrale l’idea che la televisione

possa far incontrare e magari far innamorare due persone ( Il gioco delle coppie , Colpo di fulmine ).

Lo psychodrama reality show è il genere che ha rivoluzionato non solo il genere del reality show,

ma l’intero sistema dei generi televisivi. L’aspetto principale è la possibilità per il pubblico di

seguire (h24) lo svolgersi delle relazioni che si instaurano tra i protagonisti-concorrenti ( Grande

Fratello ). Il cast si compone sia di non famosi, che di famosi ( Isola dei famosi ).

Il talent show invece si basa sul percorso di sviluppo e apprendimento di abilità come il canto, il

banno e la recitazione. Prevedono anch’essi un meccanismo ad eliminazione con un unico

vincitore ( Amici, X Factor, Ballando con le stelle ).

Il makeover prevede mutamenti fisici ed estetici, attraverso l’intervento di professionisti ( Selfie ).

Il changing prevede di mettere i partecipanti in situazioni sociali, familiari, relazionali, diverse da

quelle in cui vivono oppure offrire loro cambiamenti radicali nello stile di vita, osservandone

reazioni e comportamenti ( Cambio moglie, Ma come ti vesti? ).

La docusoap consiste nel seguire con le telecamere persone singole o gruppi, impegnati in

particolari attività (componente documentaristica). Il materiale girato viene montato secondo la

struttura di un racconto (componente della soap opera). Un esempio è Boss in incognito.

Il talk show si articolano attorno un’intervista ( Le invasioni barbariche, Che tempo che fa ), un

dibattito ( Maurizio Costanzo Show ), l’informazione ( Ballarò ) o un confronto ( Porta a porta ).

L’ informazione è quel settore della comunicazione televisiva che offre al pubblico analisi e

interpretazione di ciò che accade nel mondo (telegiornali). Sono programmi prevalentemente in

diretta, a garantire la ripresa sulla realtà, il “protagonista” è il giornalista.

I programmi d’informazione creano un senso di immediatezza e verità riportando ciò che accade

nel mondo. Questi programmi sono: i telegiornali, i reportage, le inchieste, i magazine informativi

(mescolano notizie con interviste e cronaca, Verissimo ), i talk show a contenuto informativo. Sono

tutti programmi che derivano dalla stampa, dal giornale, dal quotidiano e dalla radio.

La Cultura-educazione è una categoria in cui rientrano tutti quei programmi (documentari

compresi) che hanno come argomento temi come l’arte, la letteratura la storia, la geografia, le

scienze, e assolvono ad una funzione sociale ben precisa, ovvero quella di educare ( Art Attack,

Superquark ). Non sono vincolati da una messa in onda immediata.

La Rai ha creato una struttura ad hoc dedicata alla didattica e alla divulgazione culturale

denominata RAI Educational, che trasmette via satellite o all’interno dei palinsesti di RaiUno,

RaiDue, RaiTre, rai storia e RAI cinque.

STORIA DELLA TV E DEFINIZIONI

Le diverse età:

  1. Paleo-Tv, Monopolio pubblico, Età della scarsità (50-60): Televisione come istituzione in senso forte, voleva affiancarsi alle istituzioni sociali tradizionali (famiglia, scuola ecc.) per stimolare un senso di cittadinanza e appartenenza. Inizialmente si hanno 2 canali in onda (gestione Bernabei), per poi passare a 3 canali in onda (riforma RAI). In onda dalle 12:30 alle 23:30.
  2. Neo-Tv, Fine del Monopolio pubblico, Età della grande transizione (70-80): Nascita del modello commerciale. Nasce la fascia antimeridiana. Sia RAI che Fininvest/Mediaset seguono la logica della massimizzazione dell’ascolto (guerra tra palinsesti). Nasce Auditel, strumento di rilevazione degli ascolti.
  3. Età della disponibilità e abbondanza (80>): Ampliamento della dimensione locale e globale. Internalizzazione del mercato dei format televisivi. Palinsesto: Griglia temporale sulla quale sono disposti i programmi secondo una logica precisa che è quella di massimizzare l’ascolto. Significa raschiare di nuovo e consiste in un lavoro di definizione e correzione continua. Ci sono infatti 4 tipi/fasi di palinsesto: annuale, stagionale, mensile e settimanale. La scelta dei programmi da mettere in onda è influenzata, ad esempio, dal target di riferimento che si vuole raggiungere e dal budget a disposizione. Programmazione giornaliera:
  4. Antimeridiana (6-12)
  5. Meridiana (12-14.30)
  6. Pomeridiana (14-18)
  7. Preserale (18-21)
  8. Serale (21-23.30)
  9. Seconda serata (23.30-1)
  10. Terza serata (1>) Strategie per massimizzare gli ascolti:
  11. Controprogrammazione, quando viene inserito nel palinsesto un programma che differisce per genere o target rispetto a quelli in onda nelle altre reti.