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I moti del 31- Mazzini, Appunti di Storia

Le monarchie liberali, le monarchie autoritarie, i moti del 31, mazzini e la giovine italia, l'indipendenza dell'America Latina

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 06/02/2023

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Le monarchie liberali
• Francia: La monarchia di luglio si resse per tutta la sua durata su una base abbastanza
ristretta e precaria di consenso e finì per identificarsi con i valori e gli ideali dell'alta
borghesia d'affari. Forte era l'opposizione legittimista (la monarchia veniva identificata con la
dinastia borbonica) né vi era l’appoggio del clero (diffidente verso il nuovo regime borghese),
ma ancora più forte quella democratico-repubblicana, protagonista dell’insurrezione parigina
del ’30 e collegata ai primi nuclei socialisti. Repubblicani e socialisti misero in atto una lunga
serie di tentativi insurrezionali e, per reazione, la monarchia subì un'involuzione
conservatrice, che finì con l'accentuare i caratteri oligarchici del regime (quali misure
limitative della libertà di stampa e associazione). La distanza fra il ceto dirigente e la società
civile divenne sempre più ampia;
• Inghilterra: dopo il massacro di St. Peter's Field (Manchester, 1819, detta anche
“Peterloo”), il Parlamento inasprì la legislazione contro gli esponenti del radicalismo. Ma, tra
gli anni '20 e '40, il sistema liberale si consolidò definitivamente. Agli inizi degli anni '20 si
affermò l'ala più moderata del partito conservatore, che faceva capo a Canning e a Peel: il
primo cercò di sganciare la Gran Bretagna dai vincoli del congresso di Vienna; il secondo
varò un'importante serie di riforme, prima fra tutte il diritto per i lavoratori di unirsi in libere
associazioni (1824), che favorì anche la crescita delle Trade Unions (organizzazioni di
mestiere). Furono poi varate una riforma elettorale per l’estensione del diritto di voto (1832: il
voto fu esteso a circa il 50% del ceto medio, anche se il sistema rimaneva censitario, e
ridisegnava le circoscrizioni) e leggi sociali (sul lavoro nelle fabbriche e sui poveri). La lotta
politica tra gli anni '30 e '40 vide l'emergere di due movimenti: quello cartista (da Carta del
popolo-1838), che chiedeva fra l'altro il suffragio universale maschile ed era animato dai
leaders delle Trade Unions; quello
per la riforma doganale e in particolare per l'abolizione del dazio sul grano (appoggiato dai
liberali—> whigs), di cui fu il principale leader l'industriale cotoniero e deputato liberale,
Cobden, la cui battaglia “antiprotezionista” si risolse con una vittoria nel 1846.
Le monarchie autoritarie
Al dinamismo sociale e politico dell'Inghilterra e della Francia si oppose il sostanziale
immobilismo delle potenze dell'Europa centro-orientale (=chiusura alle innovazioni,
strapotere delle aristocrazie, rifiuto vs qualsiasi istituto rappresentativo, conservazione
vecchi ordinamenti agrari).
• Russia: nel 1825 salì al trono lo zar Nicola I. L'evento coincise con la repressione di una
cospirazione democratico-costituzionale organizzata da
alcuni ufficiali dell’esercito, detti “decabristi” (dekabr=dicembre, mese della rivolta). Si aprì
così una stagione di duro autoritarismo;
• Impero asburgico: emersero in questo periodo le spinte autonomistiche delle diverse
componenti etniche (croati, sloveni, cechi, polacchi, italiani e ungheresi), diverse tra di loro
ma unite nell’avversione al centralismo austriaco;
• area tedesca: il nazionalismo costituì un fattore di coesione per la Prussia e gli Stati della
Confederazione germanica, dove le aspirazioni della borghesia si concentrarono
sull'attuazione di una Unione doganale fra tutti gli Stati della Confederazione, che
rappresentò una tappa importante sulla via dell'unità politica e un fattore di sviluppo
economico, reso possibile grazie all’abolizione dei dazi doganali. Tuttavia, l’abolizione delle
barriere interne andava di pari passo con la protezione della produzione nazionale dalla
concorrenza estera con elevati dazi.
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Le monarchie liberali

  • Francia: La monarchia di luglio si resse per tutta la sua durata su una base abbastanza ristretta e precaria di consenso e finì per identificarsi con i valori e gli ideali dell'alta borghesia d'affari. Forte era l'opposizione legittimista (la monarchia veniva identificata con la dinastia borbonica) né vi era l’appoggio del clero (diffidente verso il nuovo regime borghese), ma ancora più forte quella democratico-repubblicana, protagonista dell’insurrezione parigina del ’30 e collegata ai primi nuclei socialisti. Repubblicani e socialisti misero in atto una lunga serie di tentativi insurrezionali e, per reazione, la monarchia subì un'involuzione conservatrice, che finì con l'accentuare i caratteri oligarchici del regime (quali misure limitative della libertà di stampa e associazione). La distanza fra il ceto dirigente e la società civile divenne sempre più ampia;
  • Inghilterra: dopo il massacro di St. Peter's Field (Manchester, 1819, detta anche “Peterloo”), il Parlamento inasprì la legislazione contro gli esponenti del radicalismo. Ma, tra gli anni '20 e '40, il sistema liberale si consolidò definitivamente. Agli inizi degli anni '20 si affermò l'ala più moderata del partito conservatore, che faceva capo a Canning e a Peel: il primo cercò di sganciare la Gran Bretagna dai vincoli del congresso di Vienna; il secondo varò un'importante serie di riforme, prima fra tutte il diritto per i lavoratori di unirsi in libere associazioni (1824), che favorì anche la crescita delle Trade Unions (organizzazioni di mestiere). Furono poi varate una riforma elettorale per l’estensione del diritto di voto (1832: il voto fu esteso a circa il 50% del ceto medio, anche se il sistema rimaneva censitario, e ridisegnava le circoscrizioni) e leggi sociali (sul lavoro nelle fabbriche e sui poveri). La lotta politica tra gli anni '30 e '40 vide l'emergere di due movimenti: quello cartista (da Carta del popolo-1838), che chiedeva fra l'altro il suffragio universale maschile ed era animato dai leaders delle Trade Unions; quello per la riforma doganale e in particolare per l'abolizione del dazio sul grano (appoggiato dai liberali—> whigs), di cui fu il principale leader l'industriale cotoniero e deputato liberale, Cobden, la cui battaglia “antiprotezionista” si risolse con una vittoria nel 1846. Le monarchie autoritarie Al dinamismo sociale e politico dell'Inghilterra e della Francia si oppose il sostanziale immobilismo delle potenze dell'Europa centro-orientale (=chiusura alle innovazioni, strapotere delle aristocrazie, rifiuto vs qualsiasi istituto rappresentativo, conservazione vecchi ordinamenti agrari).
  • Russia: nel 1825 salì al trono lo zar Nicola I. L'evento coincise con la repressione di una cospirazione democratico-costituzionale organizzata da alcuni ufficiali dell’esercito, detti “decabristi” (dekabr=dicembre, mese della rivolta). Si aprì così una stagione di duro autoritarismo;
  • Impero asburgico: emersero in questo periodo le spinte autonomistiche delle diverse componenti etniche (croati, sloveni, cechi, polacchi, italiani e ungheresi), diverse tra di loro ma unite nell’avversione al centralismo austriaco;
  • area tedesca: il nazionalismo costituì un fattore di coesione per la Prussia e gli Stati della Confederazione germanica, dove le aspirazioni della borghesia si concentrarono sull'attuazione di una Unione doganale fra tutti gli Stati della Confederazione, che rappresentò una tappa importante sulla via dell'unità politica e un fattore di sviluppo economico, reso possibile grazie all’abolizione dei dazi doganali. Tuttavia, l’abolizione delle barriere interne andava di pari passo con la protezione della produzione nazionale dalla concorrenza estera con elevati dazi.

I moti del 1831 Le insurrezioni che scoppiarono all'inizio del 1831 nei Ducati di Modena e Parma e in una parte dello Stato Pontificio trassero origine, oltre che dalla rivoluzione di luglio 1830 in Francia, da una trama cospiratrice che aveva il suo centro nel Ducato di Modena e si giovava dell'appoggio dello stesso duca Francesco IV, che sperava di approfittare di uno sconvolgimento politico per diventare sovrano di un Regno dell'Italia centro- settentrionale. Il duca, perciò, entrò in contatto con alcuni esponenti delle società segrete operanti nel Ducato, tra cui Ciro Menotti; quando però si rese conto che l'Austria si sarebbe opposta ad ogni mutamento, abbandonò ogni idea cospirativa, pur mantenendo contatti con i rivoluzionari liberali, al fine di controllarli meglio.

  • 3 febbraio 1831: fece arrestare i capi della congiura, riuniti a casa di Menotti (pronti per la congiura).
  • 4 febbraio: la rivolta, ormai pronta, scoppiò ugualmente a Bologna e si estese a tutti i centri principali delle Legazioni pontificie (Romagna con Pesaro e Urbino, Ferrara e Bologna), per poi dilagare nel Ducato di Parma e di Modena, costringendo Francesco IV e Maria Luisa d'Austria alla fuga. I moti del 1831 (Italia centro-sett.) presentarono alcuni elementi di novità rispetto a quelli del ’20-21 (Piemonte e Regno delle due Sicilie): furono organizzati dai ceti borghesi appoggiati dall'aristocrazia liberale e, in qualche caso, anche dalle mobilitazioni popolari (vs malgoverno pontificio); si cercò, inoltre, di coordinare le singole insurrezioni cittadine in un moto unitario: nelle Legazioni fu organizzato un Governo delle province unite e fu organizzato un corpo di volontari per marciare verso Roma. L'impresa però non riuscì, a causa del persistere di divisioni municipaliste (Modena e Parma mantennero governi autonomi senza collaborare) e del contrasto tra liberali e democratici. La Francia non si impegnò in difesa delle rivoluzioni italiane (come speravano i moderati), e così a fine marzo l'esercito asburgico entrò nei Ducati e nei territori pontifici, sconfiggendo gli insorti a Rimini; Menotti fu impiccato. Mazzini e la Giovine Italia L'esito negativo delle insurrezioni nell'Italia centro-settentrionale segnò la crisi irreversibile della Carboneria, che portò alla nascita di un nuovo indirizzo, imperniato sull'ideale dell'Italia unita da conseguirsi attraverso la lotta del popolo (e non mediante cospirazioni settarie/accordi con principi), e che ebbe il suo principale esponente in Giuseppe Mazzini. Mazzini era nato a Genova nel 1805 da una famiglia dell'alta borghesia; fin dalla giovinezza si era avvicinato alle idee democratiche e patriottiche, per entrare, nel 1827, nella Carboneria. Nel 1830, dopo l'arresto per la delazione di un informatore, andò in esilio a Marsiglia, dove entrò in contatto con i maggiori esponenti dell'emigrazione democratica e con quelli della cultura politica dell'epoca. Venne così definendosi una concezione politica molto particolare, dove l'ispirazione democratica si mescolava con una componente mistico-religiosa. La religiosità di Mazzini era comunque laica e tipicamente romantica e la sua fede “religiosa” era da identificarsi con la fede nella libertà e nel progresso. La rivendicazione dei diritti di popoli e nazioni non può prescindere dai doveri dell’uomo, intesi come una missione spettante ai popoli quali strumento di un disegno divino. Credeva fermamente nel principio di associazione, al fine di cooperare per il bene comune. Fondamentale nel pensiero di Mazzini era l'idea di nazione, intesa come entità culturale e spirituale ancor prima che etnica e territoriale, considerata la cellula fondamentale attraverso la quale si sarebbe realizzato il sogno di un'umanità libera e affratellata. In particolare, all'Italia spettava una missione: impugnare la bandiera dei popoli oppressi, abbattere i