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Appendice A | principali approcci e metodi del xx secolo Fsistona due storie «canoniche» della glottodidattica, quella di Kelly (1971) e quella di Titone (1982); degli excursus storici sono presenti in sezioni specifiche di Stevick (1980), Balboni (1985), Richard, Rogers (1986), Cambiaghi (1987), Freddi (1994), Borello (1996), Danesi (1998), Pichiassi (1999), Serra Borneto (1998). A tutti questi testi si rimanda chi voglia avere un quadro dettagliato e complessivo. Nei paragrafi che seguono tracceremo solo una breve panoramica dei principali approcci e metodi dell'ultimo secolo focalizzando, per ciascuno di essi, le stesse variabili, che abbiamo anticipato nel primo 13 capitolo. Al Approccio formalistico 0 «grammatico-traduttivo» È l'approccio che ha dominato la scuola italiana almeno fino agli anni Settanta e che ancora domina molte università. In questo approccio sono cresciuti, nella maggioranza dei casi, i docenti di lingue e quindi è questo approccio che inconsapevolmente essi rendono ad applicare, pur integrandolo con approcci più comunicativi. » Teorie di riferimento: la linguistica descrittiva tradizionale, l'educazione vista come rispetto delle regole; » percorso: deduttivo; si danno le regole, se ne dedurranno i comportamenti finguistick: » lo studente: è una tabula rasa su cul incidere, una personalità da «pia- smare»; > il doceni bile; » la lingua: è un insieme di regole che consentono di travasare frasi dalla li gua matera alla lingua straniera, indipendentemente dal fatto che si vei- : è fonte di informazione, modello cia seguire, giudice insindaca- 234 Appendici | colinoanche significati: «alcuni cammelli pieni di pidocchi videro dei guft, presero paura e caddero sui ciottoli rompendosi le ginocchia e rovesciando i giocattoli che portavano in groppa» era una frase stupenda, perché metteva incampotutti i plurali irregolari francesi in-0u, ma non significava nulla di rilevante; > la cultura: è quella letteraria, classica; >» modelli operativi: il curricolo è costituito dalla lista delle regole di pronun- cia e morfosintassi, l'insegnamento è condotto per lezioni centrate sulle varie regole; > tecniche didattiche: traduzione, dettato, asercizi di maripolazione del ti- po «volgi al...» oppure «trasforma | verbi all'infinito in...»: > i materiali: manuali a stampa; > gli strumenti tecnolegici: nessuno. È evidente che un modello glottodidattico come questo andava be- me quando la lingua era essenzialmente un ornamento culturale per signorine di buona famiglia o per intellettuali di provincia, ma non poteva più reggere quando, nel dopoguerra, le persone e le merci hanno iniziato a varcare i confini, A2 Il metodo diretto di Berlitz In alcune nazioni, l'approccio formalistico fu posto sotto accusa fin dalla fine dell'Ottocento: tra queste, alcune aree dell'Impero Britan- nico, gli Stati Uniti, la piccola Svizzera multilingue nel cuore d’Euro- pa. Proprio qui visse Berlitz, il cui «metodo» è in realtà un «approc- cio» vero e proprio, cioè una filosofia glottodidattica coerente. >> Teorie di riferimento: non c'è alcun riferimento teorico esplicito, anche se bisogna ricordare che negli stessi anni in cui Berlitz crea la sua scuola a Ginevra, nella stessa città De Saussure discuteva la dicotomia tra parole, cioè la lingua în atto che interessa a Berlitz, contrapposta alla /angue, al sistema astratto dell'approccio formalistico allora in augs; > percorso: fortemente induttivo; >> lostudente: è autonomo nell'apprendere, deve sforzarsi di indurre le rego- le, di fare generalizzazioni; > il docente: rigorosamente di madrelingua, usa solo la lingua che si deve apprendere; | > /alingua: è strumento di comunicazione; Appendici 295 » /a cultura: è implicita nella lingua, quindi si trattano quei modelli culturali che emergono spontaneamente, senza alcuna pianificazione; >» modelli operativi: lezioni abbastanza estemporanee, con la focalizzazione di alcuni punti grammaticali; > tecniche didattiche: conversazione con il docente di madrelingua; » i materiali: pochissimi; » gli strumenti tecnologici: nessuno. Il metodo diretto si diffuse anche in America, dove continua ad avere ancor oggi una certa tradizione. Molte scuole private di lingua garantiscono di usare un metodo diretto, ma in realtà di questo me- todo rimane solo l'assoluta prevalenza accordata all'insegnante di ma- drelingua. A3 Approccio basato sulla lettura {«Reading Method») La prima metà del secolo non fu un momento magico per le persone che volevano viaggiare: l'America si isolava, l'Europa orientale si proclamava «intemnazionalista» ma era chiusa nella propria tragedia, i vari Salazar, Franco, Mussolini e Hitler non incoraggiavano certo il libero interscambio, e quindi la lingua smise dî essere viva, orale, co- municativa come per Berlitz e divenne solo uno strumento per leg- gere opere scientifiche, professionali, letterarie ccc. provenienti dal- l'estero. » Teorie di riferimento: nessuna in particolare; » percorso: fortemente induttivo; > lo studente: molto autonomo nell’indurre le regole della lingua e il lessico a partire dai materiali che legge; » il docente: È una guida che aiuta lo studente a leggere e interpretare/tra- durre i testi » la lingua: è vista come strumento di comunicazione autentica, sebbene li- mitata alla lingua scri » /a cultura: non rilevani > modelli operativi: lezio: » tecniche didattiche: lettura, traduzione; » i materiali: testi a stampa; > gli strumenti tecnologici: nessuno. 238 Appendici > lo studente: non è più una tabula rasa, anzi viene chiamato a farsi parte attiva del suo processo di acquisizione; > il docente: diviene una guida, un tutor, un regista, anche se rimangono fasi in cui è modella e giudice; > la lingua: è ancora vista come una realtà formale, in cui la grammatica ha un ruolo forte, ma inizia a essere vista anche come strumento di comuni- cazione; > la cultura; diviene via via più importante, sulla base della lezione del V'ASTR in quanto l'errore cuiturale è grave, in unasituazione, quanto quello linguistico; > modelli operativi: si applica alla lingua il modello dell'unità didattica; il curricolo viene descritto in termini non solo morfosintattici, ma anche si- tuazionali; > tecniche didattiche: compaiono ie tecniche di ascolto e di interazione, pur fimanendo ancora dei momenti dedicati ai paltern chill è all'esercitazione grammaticale, eredità dei precedanti approcci (che continuavano a essere presenti nei sistemi scolastici, molto vischiosi di fronte all'innovazione). È bandita la traduzione e anche il dettato finisce sotto accusa; » i materiali: libri accompagnati da cassette audio; > gli strumenti tecnologici: Îl tabaratorio linguistico, ma anche ì nuovi regi- stratori a cassetta; film, anche se poco diffusi tino all'arrivo del formato Su- per 8, per la presentazione degli elementi situazionali e culturali. A7 Approccio comunicativo: il metodo nozionale- funzionale Nel 1967 il Consiglio d'Europa vara il Progetto Lingue Modeme, ge- stito essenzialmente da glottodidatti britannici o comunque legati a quella tradizione — il che significa alla tradizione di Austin e Searle di analisi pragmatica della lingua, della sua descrizione non in termini di forme ma di scopi. Viene assunta la nozione di «atto, linguistico» (ad esempio: saluta- re, ringraziare, chiedere e dire l’ora ecc.), malauguratamente chiama- ta communicative function da Wilkins, il che genererà molte confusio- ni con gli impianti funzionali di Jakobson e Hulliday. Gli atti lingui- stici sono degli universali presenti in ogni lingua, dove si realizzano con diversi «esponenti», cioè con espressioni linguistiche diverse. Siccome tali atti non possono descrivere tutte le realizzazioni lin- guistiche, serve anche la conoscenza di alcune «nozioni» di tipo cul- turale, grammaticale (ad esempio, il concetto di «neutro» per chi stu- Appendici 239 dia inglese 0 tedesco, di «caso» per tedesco e russo ecc.), concettuale (nozioni di spazio, tempo, quantità, dimensione, forma, colore ecc.) e così via, >» Teorie di riferimento: la sociolinguistica e la pragmalinguistica, soprattutto nelle versioni di Hymes, che le fonde nei concetto di «competenza comu- nicativa»; » percorso: sempre più marcatamente induttivo; > Jo studente: diviene il centro dell'attenzione: chi organizza il corso deve procedere all'analisi dei bisogni degli studenti per definire il curricolo; > ill docente: si accentua il suo ruolo di guida, di tutor; > fa lingua: è vista come strumento di comunicazione, di azione soclale, per cui prevale il valore pragmatico rispetto all'accuratezza formaie; > la cultura: è rilevante in quanto non si può comunicare efficacemente e correttamente se non si ha una solida competenza socio-culturale; >» modelli operativi: i'unità didattica basata sui problem solving; > tecniche didattiche: quelle che sviluppano le abilità linguistiche, in parti- colare quelle orali; > i materiali: manvali snelli, con una costellazione di materiali per lo svilup- po delle abilità, per la cultura ecc.; > gii strumenti tecnologici: indispensabile il registratore audio, sempre più presente il video. AB Approccio comunicativo umanistico-affettivo: il metodo naturale di Krashen Le caratteristiche della persona, nella logica della psicologia «umani stica» e della rivalutazione della «intelligenza emotiva» divengono componenti essenziali della glottodidattica umanistico-affettiva dagli anni Ottanta in poi. Il primo a trarre implicazioni da questa nuova fi- Josotia della personalità è, negli anni Settanta, Stephen Krashen, la cui Second Language Acquisition Theory, pur ignorando în apparenza i metodi situazionale e nozionale-funzionale, non fa altro che innestar- vi una componente psicologica e psicolinguistica innovativa. | > Teorie di riferimento: varie teorie di psicodidattica e psicologia relazionale; | studi suil'inteiligenza emotiva e sull'acquisizione linguistica in età precoce; ricerche sull'ordine naturale di acquisizione della lingua e sull'interlingua; > percorso: fortemente induttivo; 240 Appendici > fo studente: protagonista del suo apprendere, fulcro «emativo» e nor solo razionale dei processo; 2 il docente: guida, regista, punto di riferimento; > la lingua: strumento pragmatico di comunicazione, in cui la correttezza farmale è secondaria, sia come importanza, sia come tempo d'acuisizio- ne; il lessico diviene pravalente rispetto alla morfosintassi; > la cuitura: va tenuta in consicerazione, in quanto può creare problemi co- | municativ > modelli operativi; il curricolo è basato suli'ordine di acquisizione della lin- gua (per altro ancora igncto per molte delle lingue}; per il resto il processo si basa su input situazionalizzato che l'insegnante si sforza di rendere comprensibile, riprendendo la tradizione del metodo diretto di Berlita; > tecniche didattiche: quelle legate alla comprensione dei testi e, in secon- co luogo, all'interazione; > i materiali: di varia natura, pussibilmente autentici, ma molto accurata- mente graduati sulla base dell'ordine naturale; > gli strumenti tecnologici: non molto presenti, se non come strumenti per la presentazione di alcuni dai testi. A9 Approccio comunicativo umanistico-affettivo: alcune varianti americane («Total Physical Response», «Community Language Learning», «Silent Way») Si tratta di una serie di proposte degli anni Sessanta-Sctranta, che hanno avuto una certa diffusione in America e che sono caratterizzate da una forte componente psicologica, tant'è che Titone (1982) li in- dicava come «metodi clinici», in quanto molte volte riprendono il modello del rapporto tra psicologo e paziente in una psicoterapia: l'insegnante parla poco, stimola lo studente a parlare, lo incoraggia con sorrisi, lo corregge tenendogli una mano protettiva sulla spalla e così via. T tre metodi cui facciamo riferimento in questa voce sono: + Total Physical Rerponse, proposto da Asher negli anni Sessanta: l'insegnante dà ordini e indicazioni via via più complessi («prendi il pennarello giallo»: «prendi il pennarello giallo e portalo a Luigi», «prendi... e fatti dare quello blu» e così via), finché induce gli stu- denti, per eseguire un ordine, a usare spontaneamente la lingua: Appendici 241 » Cominauty Language Learning, proposto da Curran alla fine degli anni Sessanta. Curran è uno psicologo gesuita che ha trasposto di- rettamente in didattica (non solo in quella delle lingue) i modelli della seduta psicorerapeutica: l'insegnante è quindi un cownselor, resta fuori dal lavoro di apprendimento, consiglia, aiuta, cerca di individuare il ritmo e la stile d'apprendimento di agni allievo. L'af- fettività diventa la componente più rilevante, anche se poi le tecni- che rimandano all'approccio formalistico della tradizione; Silent Way, proposto dal pedagogista Gattegno, interessato più al- la matematica che alla lingua. Questo metodo ha avuto forte impat- to per un'innovazione radicale: l'insegnante dà un modello, poi ta- ce, e gli studenti lo ripetono e lo riutilizzano in situazioni che lui presenta con bastoncini colorati; se deve correggere si alfica a gesti 0 codici can le dita, almeno per gli errori più frequenti. Per quanto questi approcci possano parere «bizzarri», essi si sono mostrati abbastanza efficaci e, soprattutto, hanno offerto preziose in- dicazioni sul ruolo dell'affettività, riprese dagli anni Novanta in poi in tutta la riflessione glottodidattica, ma hanno anche sperimentato del- le procedure, soprattutto la tPk, che vengono oggi integrate nella prassi didattica. > Teorie di riferimento: varie teorie di psicodidattica e psicologia relazionale; studi sull'intelligenza emotiva e il ruolo del flitro affettivo; l'ampia lettera- tura sull'acquisizione linguistica in età precoce; > percorsa: fortemente induttivo; > lo studenta: protagonista del suo apprendere, fulcro «emotivo» e non solo razionale del processo; > il docente: guida, consigliere, molto cefilato; > la lingua: strumento pragmatico di comunicazione, in cui la correttezza formale è secondaria; » la cultura: praticamente ignorata; >» modelli operativi: lezioni concluse in se stesse: > tecniche didattiche: quelle legate alla comprensione e, solo in secendo Nogo, all'interazione; » i materiali: vari a seconca dell'appròccio; > gli strumenti tecnologici: assenti 244 Appendici > tecniche didattiche: sia quelle di lavoro sulle abilità linguistiche sia quelle che iocalizzano i’attenzione sugli aspetti morfosintattici; >» | materiali: sono di due tipi: di Importazione straniera, più marcatamente pragmatici, e di produzione italiana, più attenti alla dimensione formativa generale; » gli strumenti tecnologici: iì registratore audio è ritenuto indispensabile, Il video e il computer stanno affermandosi.