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i processi cognitivi e apprendimento, Appunti di Psicologia Generale

i processi cognitivi e apprendimento prof. IANI master rieducazione dsa

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 01/10/2019

beattiee
beattiee 🇮🇹

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I processi cognitivi: apprendimento
Di che cosa parleremo?
1. Dobbiamo innanzitutto partire da una definizione di apprendimento.
2. Vedremo la differenza tra memoria e apprendimento.
3. I differenti tipi di apprendimento facendo una piccola distinzione tra le forme più semplici
di apprendimento, quelle studiate dai comportamentisti, quello associativo e quello non
associativo
4. Parleremo della relazione tra apprendimento e cognizione, ossia le forme di apprendimento
più complesse.
5. Infine vedremo le differenze tra apprendimento esplicito e implicito. Vedremo anche
alcuni dati su alcuni pazienti
1. Definizione di apprendimento
L'apprendimento è qualsiasi modificazione, relativamente stabile (ossia più o meno permanente),
del nostro comportamento e deriva dall'esperienza la quale gioca un ruolo fondamentale poiché
conduce allo stabilirsi di nuove configurazioni di risposta agli stimoli esterni. È un aspetto
fondamentale per la nostra sopravvivenza, noi nasciamo già con delle risposte automatiche ma a
causa della varietà degli stimoli presenti nell'ambiente non possiamo avere risposte prestabilite per
tutti, perciò dobbiamo riuscire ad apprendere nuove risposte in associazione a nuovi stimoli. In
questo modo l'apprendimento permette la variabilità/flessibilità del nostro comportamento e quindi
rende possibile la nostra sopravvivenza.
Quando non si parla di apprendimento?
Normalmente non parliamo di apprendimento per parlare di tutte quelle modificazioni che
hanno a che fare con lo sviluppo/maturazione. Però è labile questa definizione perché molte
delle varie funzioni che si sviluppano derivano dalla relazione che c'è tra apprendimento e
maturazione, cioè non imparo a camminare solo attraverso l'esperienza ma anche perché il
mio sistema motorio si sviluppa (lo stesso vale per il linguaggio).
Non si parla di apprendimento nemmeno quando i cambiamenti del comportamento sono
dovuti a condizioni temporanee (es se sono affaticato, malato, o ho assunto sostanze
psicoattive → sono temporanee, meno durature).
Che cos’è l’apprendimento?
Innanzitutto bisogna distinguere l’apprendimento dalla prestazione, poiché quest'ultima non è
sempre un indice corretto di apprendimento. Parlando di apprendimento non si fa riferimento solo a
ciò che le persone mostrano (prestazione), ossia delle modificazioni del comportamento
effettivamente presentate dal soggetto, quanto delle possibilità di modificazione del
comportamento. Ci sono modelli del comportamento che derivano dall'esperienza che non si
evidenziano finché non si creano le condizioni:
Apprendimento latente : lo analizzeremo bene più avanti quando parleremo
dell'apprendimento complesso. Per comprenderne il concetto facciamo un esempio → se ti
sposti in macchina in una città che non conosci e non sei tu a guidare, puoi non fare
attenzione alle particolari strade che stai percorrendo, se però in seguito ti dovessi ritrovare
tu stesso a guidare in quella città, ti sarà più facile muoverti rispetto a chi non c’è mai stato
prima. In questo caso si parla di apprendimento latente perché guardando fuori dal finestrino
quando eri passeggero hai appreso qualcosa che fino a quel momento non avevi avuto la
necessità di utilizzare.
Dal punto di vista neurobiologico cosa vuol dire apprendere?
Molto brevemente. Possiamo dire che è la manifestazione di un rafforzamento di un circuito
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I processi cognitivi: apprendimento Di che cosa parleremo?

  1. Dobbiamo innanzitutto partire da una definizione di apprendimento.
  2. Vedremo la differenza tra memoria e apprendimento.
  3. I differenti tipi di apprendimento facendo una piccola distinzione tra le forme più semplici di apprendimento, quelle studiate dai comportamentisti, quello associativo e quello non associativo
  4. Parleremo della relazione tra apprendimento e cognizione , ossia le forme di apprendimento più complesse.
  5. Infine vedremo le differenze tra apprendimento esplicito e implicito. Vedremo anche alcuni dati su alcuni pazienti
  6. Definizione di apprendimento L'apprendimento è qualsiasi modificazione, relativamente stabile (ossia più o meno permanente), del nostro comportamento e deriva dall'esperienza la quale gioca un ruolo fondamentale poiché conduce allo stabilirsi di nuove configurazioni di risposta agli stimoli esterni. È un aspetto fondamentale per la nostra sopravvivenza, noi nasciamo già con delle risposte automatiche ma a causa della varietà degli stimoli presenti nell'ambiente non possiamo avere risposte prestabilite per tutti, perciò dobbiamo riuscire ad apprendere nuove risposte in associazione a nuovi stimoli. In questo modo l'apprendimento permette la variabilità/flessibilità del nostro comportamento e quindi rende possibile la nostra sopravvivenza. Quando non si parla di apprendimento?
  • Normalmente non parliamo di apprendimento per parlare di tutte quelle modificazioni che hanno a che fare con lo sviluppo/maturazione. Però è labile questa definizione perché molte delle varie funzioni che si sviluppano derivano dalla relazione che c'è tra apprendimento e maturazione, cioè non imparo a camminare solo attraverso l'esperienza ma anche perché il mio sistema motorio si sviluppa (lo stesso vale per il linguaggio).
  • Non si parla di apprendimento nemmeno quando i cambiamenti del comportamento sono dovuti a condizioni temporanee (es se sono affaticato, malato, o ho assunto sostanze psicoattive → sono temporanee, meno durature). Che cos’è l’apprendimento? Innanzitutto bisogna distinguere l’apprendimento dalla prestazione, poiché quest'ultima non è sempre un indice corretto di apprendimento. Parlando di apprendimento non si fa riferimento solo a ciò che le persone mostrano (prestazione), ossia delle modificazioni del comportamento effettivamente presentate dal soggetto, quanto delle possibilità di modificazione del comportamento. Ci sono modelli del comportamento che derivano dall'esperienza che non si evidenziano finché non si creano le condizioni:
  • Apprendimento latente: lo analizzeremo bene più avanti quando parleremo dell'apprendimento complesso. Per comprenderne il concetto facciamo un esempio → se ti sposti in macchina in una città che non conosci e non sei tu a guidare, puoi non fare attenzione alle particolari strade che stai percorrendo, se però in seguito ti dovessi ritrovare tu stesso a guidare in quella città, ti sarà più facile muoverti rispetto a chi non c’è mai stato prima. In questo caso si parla di apprendimento latente perché guardando fuori dal finestrino quando eri passeggero hai appreso qualcosa che fino a quel momento non avevi avuto la necessità di utilizzare. Dal punto di vista neurobiologico cosa vuol dire apprendere? Molto brevemente. Possiamo dire che è la manifestazione di un rafforzamento di un circuito

neuronale (modificazione funzionali e strutturali):

  • c'è una aumento delle sostanze che vengono trasmesse da un neurone all'altro (neurotrasmettitore)
  • c'è una modifica delle connessioni preesistenti (aumento/eccitatorio o diminuzione/inibitorio dell'efficacia della trasmissione sinaptica)
  • c'è un aumento delle connessioni sinaptiche tra i neuroni Apprendimento e Memoria È molto difficile parlare di apprendimento senza parlare degli altri processi cognitivi (attenzione, memoria ecc.). La relazione con la memoria è molto stretta, sono quasi inscindibili, sono argomenti che vengono trattati spesso insieme ma non sono la stessa cosa, possiamo dire che sono due fasi strettamente legate ma distinte.
  • Apprendimento: fase in cui acquisiamo delle nuove informazioni.
  • Memoria: immagazzinamento/elaborazione di quelle info con possibilità di recupero. Una volta acquisite tramite l'apprendimento le nuove informazioni risiedono all'interno della mente. La memoria è un insieme di rappresentazioni mentali basate su esperienze passate che possono modificare il nostro comportamento futuro e che possono essere la base all'interno della quale le successive informazioni verranno inglobate. Quando si parla di rappresentazioni mentali si parla di strutture di conoscenza (ad es. schemi, script) che ci aiutano a comprendere le cose e a colmare i buchi di memoria quando qualcosa che dobbiamo recuperare non è disponibile. La memoria comprende tre processi:
  • codifica: analisi e traduzione dell'informazione sensoriale. Mi permette di utilizzare un formato che io poi sarò in grado di utilizzare
  • deposito
  • recupero Non entriamo nel merito dei diversi magazzini della memoria (a lungo, a breve, dichiarativa, procedurale ecc.) però c'è una distinzione molto importante che ci mostra come memoria e apprendimento siano separabili. È una distinzione importante che non è collegata all'immagazzinamento (collegato invece all'apprendimento implicito ed esplicito) ma alle modalità di recupero:
  • memoria esplicita: quelle situazioni in cui il recupero delle info immagazzinate in memoria avviene in maniera cosciente/intenzionale. Comprende la rievocazione (recupero) e il riconoscimento (hai già visto questo oggetto?→identificazione).
  • memoria implicita: recupero non consapevole, ad es. allacciarmi le scarpe, andare in bicicletta ecc. Questa distinzione ci spiega l'importanza di andare ad utilizzare sia test che indaghino la memoria esplicita che quella implicita. Utilizzare soltanto dei test di memoria esplicita può far credere che il pz non sia più in grado di recuperare l'informazione appresa. Vediamo l'esempio di un caso clinico: H.M. è un pz che subisce un intervento chirurgico di asportazione delle strutture mediali e basali di entrambi i lobi temporali sviluppando un'amnesia retrograda (non era in grado di recuperare tutte le info relative a 10 anni prima) e un'amnesia anterograda. Si è visto che questo pz però era in grado di apprendere compiti motori complessi, es. copiare un disegno allo specchio (vedo allo specchio qualcosa che devo ricopiare senza però poterlo vedere direttamente, mi posso vedere solo attraverso lo specchio). Si è visto che questo paziente che non sembrava in grado di immagazzinare nuove informazioni, cioè non era in grado di farlo attraverso dei test diretti, somministrandogli il test del disegno allo specchio mostrava un miglioramento nei giorni successivi alla prima somministrazione, cioè stava apprendendo quella attività nonostante nei diversi giorni non si ricordasse né del test né dell'esaminatore → il test mostrava un certo grado di apprendimento. La prestazione migliorava. Questo dimostra come ci sia una differenza tra le due memorie e come un test indiretto possa rilevare

(Pavlov) e il condizionamento operante (Skinner). Il comportamento associativo è stato oggetto di studio dei comportamentisti e bisogna parlarne perché il condizionamento classico ha a che fare con l'instaurarsi di associazioni di determinati eventi. Pavlov era un fisiologo che facendo degli studi sulla digestione, studiava il riflesso di salivazione del cane, ha scoperto che il cane produce saliva in maniera riflessa quando vede il cibo. Si era accorto che se faceva precedere alla presentazione del cibo il rumore di una campanella, il cane iniziava a salivare al suono della campanella anche in assenza di cibo. Affinché si verifichi il processo del condizionamento classico è necessario che vi sia uno stimolo incondizionato (SI) capace di causare da solo una risposta incondizionata (RI) (cibo→saliva). Quello che gli studi di Pavlov hanno messo in evidenza è che stimoli neutri (SN) se ripetutamente accoppiati con uno stimolo incondizionato sono in grado di di trasformarsi in stimoli condizionati (SC) e quindi di causare a loro volta una risposta, detta risposta condizionata (RC). Tanto più numerosi saranno gli accoppiamenti tra SI e SC tanto più forte sarà l'associazione che si viene a creare fino ad arrivare ad un livello plateau (livello massimo superato il quale il rafforzamento non aumenta). In seguito è stato dimostrato che se viene presentato solo lo SC senza presentare il cibo (SI), avviene la cosiddetta estinzione, ossia il cane smette di emettere la risposta condizionata (salivazione) alla sola presentazione di SC (è proprio per questo che si chiama risposta condizionata, perché può scomparire se il cibo non arriva). Scompare realmente? No. I comportamentisti non si interessavano dei processi interni, ma il fatto che la risposta non scompaia è importante. Se dopo un certo periodo di tempo io ripresento la campanella senza SI, vi è una risposta, seppure debole→si parla in questo caso di recupero spontaneo. Se non viene accompagnata dal cibo scompare nuovamente, ma ancora una volta non viene persa. Che la relazione tra SC e RC non scompaia è dimostrato dal fatto che se in seguito vengono ripresentati insieme SC e SI, ossia vengono ricreate le associazioni, l'associazione SC→RC viene appresa più velocemente → fase di riacquisizione. Il rafforzamento delle associazioni diventa subito più forte perché era già stato appreso in precedenza → ciò dimostra lo stretto legame tra apprendimento e memoria. Ci sono dei fenomeni del condizionamento classico molto importanti e di livelli/ordini diversi. Andiamo a vedere quelli di primo livello:

  1. fenomeno della generalizzazione: è automatico ed è molto importante per l'adattamento all'ambiente. Si tratta di una tendenza che abbiamo di emettere una RC non solo per lo specifico stimolo con cui siamo venuti a contatto nella fase dell'apprendimento ma anche per quelli che sono simili. Es. se il cane inizia a salivare quando sente un suono di 1000Hz, tenderà a generare la stessa RC anche con suoni di frequenza simile. Perché è importante? Perché spiega la capacità che abbiamo di rispondere a stimoli nuovi che non abbiamo mai esperito prima ma simili ad altri con cui siamo già entrati in contatto. Ci aiuta perché la varietà degli stimoli esterni è talmente ampia che non posso aver esperito con tutti i singoli stimoli esistenti.
  2. Fenomeno della discriminazione: non è naturale, deve essere appreso ed è l'opposto del fenomeno della generalizzazione. Condiziono l'individuo a non rispondere allo SC, lasciando però che continui a rispondere allo SI. Richiede un apprendimento. Es. un bambino che ha un animale domestico (cane) ed è abituato a giocarci, tenderà ad avere lo stesso comportamento giocoso con tutti i cani che assomigliano al suo per taglia o razza. Ci rendiamo quindi conto che la generalizzazione non è un fenomeno sempre adattivo perché può trarci in inganno, è utile perché semplifica le mie reazioni però non tutti i cani sono docili. Di conseguenza il bambino imparerà tramite l'esperienza del cane che ringhia a non avere lo stesso atteggiamento con tutti i cani. Quelli di secondo livello sono più complessi. Negli esseri umani la maggior parte delle risposte condizionate sono di secondo livello (ordine superiore). Pavlov osservò che dopo aver condizionato il cane a salivare al suono di una campanella (SC), si poteva condizionare un altro stimolo, come una luce (SC'), ad attivare la salivazione accoppiandolo ripetutamente con la campanella senza aver mai presentato il cibo.

SC' + SC → salivazione SC' → salivazione Il condizionamento di livello superiore si verifica laddove lo SC' è predittivo , se non lo è non si crea il rapporto, detto in altre parole le caratteristiche degli stimoli possono far sì che certe associazioni si creino o meno.

  • Quali sono i fattori che influenzano il condizionamento classico?
    1. La vicinanza temporale tra gli stimoli: affinché il condizionamento si verifichi la distanza temporale tra i due stimoli (SI e SC) deve essere breve, ma anche in questo caso non possiamo ignorare la natura degli stimoli, infatti la durata può essere lievemente più lunga quando l'associazione è più logica/naturale.
    2. L'ordine temporale in cui gli ordini vengono presentati: vi possono essere 4 sequenze di condizionamento : ✗ Condizionamento ritardato: (molto efficace) il suono della campanella viene presentato e mentre sta suonando la campanella viene presentato anche il cibo. ✗ condizionamento di traccia: (alquanto efficace) suona la campanella, poi finisce il suono e viene presentato il cibo ✗ condizionamento simultaneo: (poco efficace) presentati insieme ✗ condizionamento retrogrado: (inefficace) prima il cibo poi lo stimolo.
    3. Un altro aspetto molto importante è la valenza: con stimoli avversivi (dolorosi/negativi) che inducono risposte di fuga/paura, alcune volte basta un singolo fenomeno di accoppiamento per creare un'associazione. Imparo molto in fretta → sopravvivo.
    4. Prevedibilità: affinché si verifichi il condizionamento, lo SC deve essere un predittore affidabile dello SI. Gli esperimenti di Rescorla sono paradigmatici: ruolo delle aspettative. Ha dimostrato il ruolo molto forte che le aspettative giocano nei processi di apprendimento. Rescorla somministrava ad un gruppo di animali una scossa elettrica per 20 volte, ogni volta preceduta da un suono. Ha visto che il gruppo di animali acquisiva una risposta di paura. E non era impaurito solo quando veniva somministrata la scossa ma anche quando sentivano quel suono. Il condizionamento si era verificato. Con un altro gruppo di animali invece la scossa solo a volte era preceduta dal suono (la metà delle volte). In questo caso non acquisivano la risposta di paura al suono → il suono non si era dimostrato un indicatore affidabile del fatto che dopo fosse arrivata la scossa. Se le proporzioni fossero state diverse, non la metà, allora può darsi che il condizionamento si sarebbe instaurato perché in quel caso il suono si sarebbe dimostrato per la maggior parte delle volte predittivo dell'arrivo della scossa.
  • Storia degli apprendimenti: situazioni in cui il mio patrimonio di associazioni già create possono favorire o inibire associazioni di altro tipo. 1. riapprendimento dopo estinzione: in questo caso un apprendimento passato favorisce un nuovo apprendimento. Prima quando abbiamo parlato del riapprendimento abbiamo visto che se viene ricreata l'associazione dopo che questa si estingue, avviene un nuovo apprendimento ed avviene in maniera più rapida. 2. Bloccaggio ed inibizione latente: gli apprendimento precedenti possono anche bloccare l'instaurarsi di determinate associazioni. - Si parla di bloccaggio quando cerco che uno stimolo neutro produca una risposta condizionata e cerco di condizionarlo in presenza però di un altro stimolo già condizionato che produce quella stessa risposta. Se il nuovo stimolo non ha scopo predittivo, non apporta informazioni in più, non riuscirò a far sì che si crei una nuova associazione. - Inibizione latente: se per 100 volte sono andato a mangiare in un ristorante e non sono mai stato male e alla 101° sto male, difficilmente creerò un'associazione tra ristorante e malessere. Questo perché le storie di apprendimento precedente stanno inibendo il crearsi di un'associazione diversa da quella che ho già creato e

È necessario quindi sottolineare questa distinzione tra ➢ comportamenti rispondenti (condizionamento classico): riflessi innati e comportamenti appresi tramite condizionamento pavloviano. ➢ Condizionamenti operanti : non derivano da riflessi innati ma emessi volontariamente dall'organismo (termine generico) al fine di produrre una determinata conseguenza. Cos’hanno visto gli studiosi che hanno studiato i condizionamenti operanti? l’animale i primi tempi metterà in atto comportamenti casuali in cerca di un’uscita o di oggetti rilevanti (es. cibo). Skinner ha visto che se l’animale casualmente preme la leve e riceve del cibo, quel comportamento diventa sempre più frequente → l’animale impara l’associazione tra comportamento (premere la leva) ed evento (ricevere il cibo). È stata quindi elaborata la “legge dell'effetto” (Thorndike, 1911): il comportamento è controllato dalle sue conseguenze. Se invece a quel comportamento non segue una risposta rilevante, non verrà rinforzato il comportamento e continuerà a comparire in maniera casuale. Un concetto molto importante introdotto da questi studiosi è il concetto di rinforzo, ossia qualsiasi evento che aumenta la probabilità della risposta. Vi possono essere due tipi di rinforzo:

  1. Rinforzo positivo: la presentazione di uno stimolo dopo che un certo comportamento si è manifestato fa aumentare la probabilità che quel comportamento si ripeta. Il rinforzo positivo può essere primario quando soddisfa dei bisogni primari (fame, sete ecc.), oppure secondario quando funge da intermediario tra comportamento e rinforzo (ad es. il denaro tramite il quale posso andare a soddisfare anche altri bisogni).
  2. Rinforzo negativo: l’eliminazione di uno stimolo avversivo fa aumentare la probabilità che si verifichi un determinato comportamento. Non fornisco qualcosa che il comportamento è stato messo in atto ma elimino lo stimolo avversivo, però l’obiettivo è sempre quello di aumentare la probabilità che una certa risposta si verifichi. ➢ Apprendimento di una risposta di fuga: impariamo a emettere una risposta per porre termine ad un evento (es. in doccia chiudere il rubinetto per fermare l’uscita dell’acqua bollente) ➢ Apprendimento di una risposta di evitamento: emetto una risposta per impedire che un evento inizi (es. imparo a fermarmi al rosso per evitare incidenti o multa). Bisogna fare una distinzione tra rinforzo negativo e punizione, concetti che spesso vengono confusi. Sia il rinforzo positivo che negativo hanno lo scopo di aumentare la probabilità che una risposta venga messa in atto, mentre la punizione ha lo scopo di ridurla. Ci possono essere vari schemi di rinforzo, cioè posso fornire il rinforzo in modo variabile:
  • costante/continuo: tutte le volte che viene emesso un determinato comportamento, il soggetto riceve un premio → cambiamenti rapidi ma poco stabili.
  • parziale: la risposta non è sempre premiata → cambiamenti più lenti ma più duraturi. In questo caso posso rinforzare le risposte in modo variabile: ◦ ad intervalli fissi/variabili: il rinforzo viene fornito in base al tempo ◦ a rapporto fisso/variabile: il rinforzo viene fornito in base alla qualità delle risposte (es. ogni tot. Risposte) Questo vuol dire che possiamo iniziare con un rinforzo costante (per velocizzare l’apprendimento) e poi proseguire con un rinforzo parziale (per renderlo più duraturo).
  • Come nel condizionamento classico anche in quello operante si possono creare schemi di comportamenti disadattivi che Skinner chiama comportamento superstizioso: quando viene erroneamente associato un comportamento con un evento ambientale. Skinner ha rilevato come anche negli animali si creino le superstizioni. Es. quando distribuiva ai piccioni cibo ad intervalli casuali ma frequentemente, i piccioni attribuivano il premio all’ultimo evento rilevante, cioè allo specifico movimento fatto appena prima ricevere il cibo e sviluppavano tutta una serie di comportamenti stereotipati.
  • Un altro aspetto molto importante è il modellamento (sfruttato nell’addestramento degli animali). È molto difficile far sì, in molti casi, che una determinata risposta si verifichi subito dopo lo stimolo (es. non impariamo a sciare o a nuotare da un momento all’altro). Ciò che si fa è utilizzare il modellamento per approssimazioni successive o shaping (rinforzo per avvicinamenti) a quello che è il comportamento desiderato: consiste nel rinforzare ogni risposta che si avvicina sempre di più a quella desiderata, finché non viene emessa quella finale. Il modellamento può avere scopi notevoli anche in ambito scolastico. ➢ Modellamento con schema di rinforzo variabile (molto più vantaggioso rispetto alla punizione): è importante partire da comportamenti che l’individuo può già mettere in atto. ➢ Principio di Premack (legge della nonna): usare un’attività preferita come rinforzo per aumentare la frequenza o l’intensità di messa in atto di un’attività non preferita. Ti piace disegnare? Puoi disegnare dopo che hai fatto questo esercizio ecc. Attenzione però perché usare questo tipo di principio può far sì che il bambino faccia male l’esercizio per arrivare subito a svolgere l’attività preferita. È una modalità questa, e si tratta di rinforzi non di motivazioni, di cui parleremo più avanti. Nessuno di questi principi è valido in assoluto. Seconda parte IANI APPRENDIMENTO E COGNIZIONE Fino ad ora abbiamo analizzato delle forme semplici di apprendimento. Una vostra compagna prima ha fatto una domanda sensatissima, che però implica che si vadano a considerare dei fattori che i comportamentisti non avevano considerato. E’logico che i principi che abbiamo studiato fino ad ora possono spiegare alcuni dei nostri comportamenti, ma non tutti. Anche l’utilizzo del rinforzo va preso con le precauzioni, perché come vedremo l’ambito motivazione, ciò che guida il nostro comportamento è molto complesso. Quindi il concetto di rinforzo va sostituito dal concetto di incentivo e poi di motivazione. La prossima classe di apprendimenti che andiamo a valutare sono gli apprendimenti complessi, che naturalmente implicano di considerare quella che è la relazione fra apprendimento e cognizione, termine questo che i comportamentisti non utilizzavano sicuramente. Fondamentalmente se noi pensiamo ad un approccio più cognitivista, dobbiamo dare una nuova definizione di apprendimento. Sicuramente il termine apprendimento implica delle abilità di rappresentarsi mentalmente degli aspetti del mondo e di operare su queste rappresentazioni mentali, quindi la manipolazione delle informazioni contenute nella nostra mente, piuttosto che direttamente sul mondo: attuo dei processi di elaborazione delle informazioni che ho acquisito interagendo col mondo, queste sono poi le informazioni che uso per rapportarmi con il mondo esterno nelle varie condizioni. Queste rappresentazioni naturalmente possono riguardare le associazioni che abbiamo visto prima come il condizionamento classico (associazione tra eventi) o condizionamento operante (associazioni esistenti tra comportamenti ed eventi). Però in molte altre situazioni ciò che io rappresento è molto più complesso, ed è alla base delle forme più complesse di apprendimento.  Apprendimento complesso : sono tutte quelle classi di apprendimento che impongono di considerare la relazione che c’è tra apprendimento e cognizione. I tipi di apprendimento complesso sono: l’ apprendimento latente , l’ apprendimento per insight , l’ apprendimento cognitivo e l’ apprendimento per osservazione. Se pensiamo ad un approccio più cognitivista anche la concezione dell’apprendimento cambia. In quest’ottica l’apprendimento implica l’abilità di rappresentarsi mentalmente aspetti del mondo e di operare su queste rappresentazioni mentali piuttosto che direttamente sul mondo.
  1. Stili cognitivi: preferenze modalità e profondità 4 - L’influenza che ha la MLT sull’apprendimento, e quindi l’influenza sulle conoscenze che già abbiamo, ci porta a parlare dell’ APPRENDIMENTO COGNITIVO. Sulla base delle nostre esperienze siamo in grado di prevedere l’esito di comportamenti di cui non abbiamo avuto un’esperienza diretta. Siamo in grado di prevedere cosa potrebbe accadere anche in situazioni nuove. Questo è lì apprendimento cognitivo, cioè quando utilizzo/manipolo le mie conoscenze precedenti per fare delle previsioni. Le aspettative che abbiamo determinano la probabilità con cui i comportamenti verranno messi in atto. Queste aspettative possono essere relative ad aspetti diversi: possono avere a che fare con la nostra abilità di controllare le situazioni (lotus of control = aspettative sulla possibilità che il nostro comportamento porti al risultano desiderato o no). Il lotus of control può essere interno (quando il controllo degli eventi dipende da me) o può essere esterno (quando il controllo degli eventi non dipende da me). Questo concetto è importante perché influenza l’effetto che i rinforzi hanno, perché in persone che hanno un lotus of control interno i rinforzi sono molto efficaci rispetto a persone che hanno un lotus of control esterno. Seligman ha studiato il fenomeno di impotenza appresa, cioè quando l’aspettativa che io ho di essere incapace di sfuggire ad eventi avversivi mi blocca perché penso che non sarò in grado di evitarli. 6 - Abbiamo detto che anche gli stili cognitivi influenzano l’apprendimento. Rappresenta la modalità specifica che ho di utilizzo dei miei processi cognitivi. Sono dei tratti individuali che caratterizzano ognuno di noi (ad esempio: verbalizzatori /visualizzatori, elaboratori globali/analitici, dipendenti/indipendenti dal campo ecc..), sono preferenze sulle modalità di elaborazione delle informazioni, sulla modalità di mettere in atto processi di pensiero/ragionamento o il modo in cui interagiamo con il mondo sociale. Lo stile cognitivo non è legato ai diversi livelli di intelligenza ma è legato alla modalità di utilizzo dell’intelligenza. 5 - Anche la motivazione influenza l’apprendimento perché l’apprendimento complesso é orientato ad uno scopo (orientato da bisogni primari o secondari), quindi la motivazione é ciò che determina la direzione ma anche la forza del comportamento. La motivazione può essere intrinseca o estrinseca a seconda che la motivazione deriva dal di dentro o dal di fuori. Diversi studi hanno mostrato che persone spinte da motivazioni intrinseche sono più persistenti dai compiti rispetto a chi è motivato estrinsecamente e riescono ad applicare soluzioni creative alle situazioni. In più le motivazione estrinseche, a volte, possono danneggiare la motivazione intrinseca

(se il bambino prova poco piacere nello studio e molto nel gioco, rinforzato il fatto che studi con la promessa che dopo potrà giocare potrebbe inficiare sulla sua motivazione intrinseca allo studio perché il bambino farà l’azione di studiare solamente perché dopo sa che potrà giocare). 2 – La metacognizione sono gli insiemi di processi che da una parte monitorano i processi in gioco dell’apprendimento e dall’altra parte regolano le strategie. Rifletto sul mio processo di apprendimento, lo controllo e metto in atto strategie opportune. Due aspetti sono molto importanti: la auto-attribuzione che sarebbe come mi spiego gli esiti dell’apprendimento (legato al concetto di lotus of control) e l’auto-efficacia cioè quanto io credo di essere in grado di svolgere e raggiungere gli obiettivi prefissati. L’ APPRENDIMENTO OSSERVATIVO è un meccanismo che mi permette di imparare osservare gli altri. Questo apprendimento può assumere due forme: Apprendimento sociale (Bandura) Apprendimento per imitazione Imparando modelli generali acquisizione di specifici atti di comportamento comportamentali (si rifà ai neuroni specchio). L’apprendimento osservativo è influenzato dalla motivazione, dalle caratteristiche del modello di riferimento (se è debole, autorevole ecc..), dalle aspettative relative alle conseguenze del comportamento e dal condizionamento vicario secondo cui apprendo le conseguenze di un comportamento anche vedendole solamente senza esperirle in prima persona. [i neuroni specchio sono dei neuroni motori che non rispondono solo quando compiamo fisicamente l’azione ma anche quando vediamo la stessa azione compiuta da qualcun altro. Quindi davanti ad azioni fatte dagli altri c’è una sorta di simulazione nel nostro cervello e si ipotizza che questo avvenga per permetterci di comprendere l’azione degli altri]. APPRENDIMENTO ESPLICITO VS. IMPLICITO L’apprendimento esplicito è un processo attivo, intenzionale e voluto. Questo è tutto consapevole ed è finalizzato ad uno scopo. Questo apprendimento può essere verbale o dichiarativo quando acquisisco regole o contenuti verbali, oppure può essere non-verbale/spaziale quando acquisisco contenuti non-verbali o spaziali. Questo tipo di apprendimento è caratterizzato dal fatto che le conoscenze che acquisisco possono essere esplicitate verbalmente e inoltre è molto veloce. L’apprendimento implicito invece è un processo inconsapevole. Questo apprendimento può essere associativo o non-associativo oppure verbale o non-verbale. In quello verbale siamo nel caso di acquisizione di sequenze di stimoli verbali o acquisizione del linguaggio nei primi anni di vita; quello invece non-verbale quando acquisiamo abilità motorie (procedurale) o sequenze di stimoli non verbali. A differenza dell’apprendimento esplicito in quello implicito le conoscenze acquisiste non possono essere esplicitate verbalmente ed è molto più lento (perché si basa sulla ripetizione di numerose prove successive). L’apprendimento implicito è presente in paziente amnesici che quindi mantengono preservata questa capacità (magari più lenta).