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Igiene generale e applicata (PEGASO), Dispense di Medicina Dello Sport

Database schematico delle possibili risposte dell'esame di "Igiene generale e applicata" (I Anno di Scienze motorie PEGASO)

Tipologia: Dispense

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rob.digrado
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1. SALUTE E PREVENZIONE
La definizione formulata dall'organizzazione mondiale della sanità e da più di cinquant'anni la
seguente: “la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste
soltanto in un’assenza di malattia o di infermità”.
Una malattia può essere definitivamente eliminata in una popolazione tramite la medicina
preventiva.
l'igiene è un ramo della medicina, con netto orientamento verso quella preventiva, che ha come
fine: “il mantenimento inalterato dello Stato di salute, fisico e mentale, di un individuo fino al
termine del suo ciclo vitale” che mira alla salvaguardia dello Stato di salute e al miglioramento delle
condizioni somatiche e psichiche, mediante lo studio e il suggerimento delle misure di protezione
sanitaria dei singoli individui e delle popolazioni, con riferimento a tutte quelle condizioni
ambientali che coinvolgono problemi di natura sanitaria.
La prevenzione può essere definita come un insieme di attività, interventi ed opere attuati con il
fine prioritario di promuovere e conservare lo stato di benessere e di evitare l’insorgenza delle
malattie.
La prevenzione primaria comprende tutti gli interventi destinati ad ostacolare l’insorgenza della
malattia nella popolazione, combattendo le cause ed i fattori predisponenti. Come: progetti mirati
di educazione alla salute, profilassi immunitaria, interventi sull'ambiente per eliminare o correggere
le possibili cause delle malattie, interventi sull'uomo per rilevare e correggere errate abitudini di
vita (Fumo), individuazione e correzione delle situazioni che predispongono alla malattia (obesità).
La prevenzione secondaria comprende tutte le misure destinate ad ostacolare l'aumento del
numero di casi di una malattia nella popolazione, riducendo natura della gravità. Ha come obiettivo
l'individuazione precoce dei soggetti ammalati o ad alto rischio per poter ottenere la guarigione o
impedirne l’evoluzione. Lo screening, e una tecnica di ricerca e selezione degli ammalati in fase
preclinica. I test possono essere condotti su un'intera popolazione oppure su un ridotto numero di
persone che durante un determinato momento della vita presentano condizioni di rischio elevato
per una determinata patologia.
La prevenzione terziaria comprende tutte le misure che hanno lo scopo di controllare l'andamento
di malattie croniche per evitare o limitare la comparsa di complicazioni e di esiti invalidanti. Viene
applicata quando la patologia è già in atto per evitare complicazioni e la cronicizzazione della
malattia.
L’eziologia di una malattia e il motivo o la variabile che causa una singola malattia.
Nella eziologia delle malattie non infettive possiamo distinguere tre grandi gruppi: cause biologiche,
cause chimiche e cause fisiche.
Le cause biologiche possono essere genetiche quando riconoscono cause cromosomiche ed è
alterazione dei geni E cause biologico - ambientali che sono costituite dagli allergeni naturali, come
pollini, peli e piume di animali domestici, la sensibilizzazione ad essi e frequente ed è causa di
manifestazioni più o meno gravi che vanno dalla rinite vasomotoria a severi attacchi di asma
bronchiale.
Le cause chimiche sono composte dalle sostanze ed i composti chimici che causano alterazioni
patologiche nell’organismo umano. A titolo di esempio si possono ricordare l'intossicazione acuta e
cronica da arsenico, l'ossicarbonismo da inalazione di ossido di carboni, il saturnismo da assunzione
di piombo.
Le cause fisiche sono il calore, i rumori, i traumi, le radiazioni ionizzanti e non, presumo tutti agenti
responsabili di malattie e di eventi patologici. Di notevole importanza epidemiologica sono le morti
e le invalidità causate da traumi per incidenti domestici, stradali e del lavoro.
I fattori causali sono dovuti allo stile di vita sbagliato, come il fumo della sigaretta, dieta sregolata o
sbagliata o l’alcol. I fattori di rischio sono una specifica condizione che risulta statisticamente
associata ad una malattia e che pertanto si ritiene possa concorrere alla sua patogenesi, favorirne
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1. SALUTE E PREVENZIONE

 La definizione formulata dall'organizzazione mondiale della sanità e da più di cinquant'anni la seguente: “la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità”.  Una malattia può essere definitivamente eliminata in una popolazione tramite la medicina preventiva.  l'igiene è un ramo della medicina, con netto orientamento verso quella preventiva, che ha come fine: “il mantenimento inalterato dello Stato di salute, fisico e mentale, di un individuo fino al termine del suo ciclo vitale” che mira alla salvaguardia dello Stato di salute e al miglioramento delle condizioni somatiche e psichiche, mediante lo studio e il suggerimento delle misure di protezione sanitaria dei singoli individui e delle popolazioni, con riferimento a tutte quelle condizioni ambientali che coinvolgono problemi di natura sanitaria.  La prevenzione può essere definita come un insieme di attività, interventi ed opere attuati con il fine prioritario di promuovere e conservare lo stato di benessere e di evitare l’insorgenza delle malattie.  La prevenzione primaria comprende tutti gli interventi destinati ad ostacolare l’insorgenza della malattia nella popolazione, combattendo le cause ed i fattori predisponenti. Come: progetti mirati di educazione alla salute, profilassi immunitaria, interventi sull'ambiente per eliminare o correggere le possibili cause delle malattie, interventi sull'uomo per rilevare e correggere errate abitudini di vita (Fumo), individuazione e correzione delle situazioni che predispongono alla malattia (obesità).  La prevenzione secondaria comprende tutte le misure destinate ad ostacolare l'aumento del numero di casi di una malattia nella popolazione, riducendo natura della gravità. Ha come obiettivo l'individuazione precoce dei soggetti ammalati o ad alto rischio per poter ottenere la guarigione o impedirne l’evoluzione. Lo screening, e una tecnica di ricerca e selezione degli ammalati in fase preclinica. I test possono essere condotti su un'intera popolazione oppure su un ridotto numero di persone che durante un determinato momento della vita presentano condizioni di rischio elevato per una determinata patologia.  La prevenzione terziaria comprende tutte le misure che hanno lo scopo di controllare l'andamento di malattie croniche per evitare o limitare la comparsa di complicazioni e di esiti invalidanti. Viene applicata quando la patologia è già in atto per evitare complicazioni e la cronicizzazione della malattia.  L’eziologia di una malattia e il motivo o la variabile che causa una singola malattia.  Nella eziologia delle malattie non infettive possiamo distinguere tre grandi gruppi: cause biologiche, cause chimiche e cause fisiche.  Le cause biologiche possono essere genetiche quando riconoscono cause cromosomiche ed è alterazione dei geni E cause biologico - ambientali che sono costituite dagli allergeni naturali, come pollini, peli e piume di animali domestici, la sensibilizzazione ad essi e frequente ed è causa di manifestazioni più o meno gravi che vanno dalla rinite vasomotoria a severi attacchi di asma bronchiale.  Le cause chimiche sono composte dalle sostanze ed i composti chimici che causano alterazioni patologiche nell’organismo umano. A titolo di esempio si possono ricordare l'intossicazione acuta e cronica da arsenico, l'ossicarbonismo da inalazione di ossido di carboni, il saturnismo da assunzione di piombo.  Le cause fisiche sono il calore, i rumori, i traumi, le radiazioni ionizzanti e non, presumo tutti agenti responsabili di malattie e di eventi patologici. Di notevole importanza epidemiologica sono le morti e le invalidità causate da traumi per incidenti domestici, stradali e del lavoro.  I fattori causali sono dovuti allo stile di vita sbagliato, come il fumo della sigaretta, dieta sregolata o sbagliata o l’alcol. I fattori di rischio sono una specifica condizione che risulta statisticamente associata ad una malattia e che pertanto si ritiene possa concorrere alla sua patogenesi, favorirne

lo sviluppo o accelerarne il decorso. I fattori protettivi sono alcune variabili costituzionali, comportamentali ed ambientali che sono associate con un minor rischio di insorgenza a certe malattie.  Accanto agli ambiti tradizionali di diagnosi - cura e prevenzione, si considera oggi, la promozione della salute, che ingloba due grandi aree di azione: la protezione della salute e l'educazione sanitaria.  La protezione della salute è formata da una serie di obblighi di legge: controlli legali ed amministrativi, regole e procedure, codici Che sono destinati ad influenzare la società civile in modo da favorire la salute (leggi sulle cinture di sicurezza, inquinamento, etichette degli alimenti, etc.)  L'intervento di educazione sanitaria è un complesso intervento che si svolge in tre fasi: acquisizione di conoscenze, modifica di atteggiamenti, adozione di comportamenti. Le conoscenze comprendano nozioni sul corpo e le sue cure, informazioni sulla disponibilità ed uso delle strutture sanitarie, comprensione dei meccanismi ambientali, lavorativi e comportamentali di rischio e della tutela della salute. I comportamenti sono le azioni esplicate ad ogni soggetto e sono la conseguenza di un processo di acquisizione di conoscenze, la loro elaborazione da parte del singolo e/o del gruppo E interazione tra l'elaborazione delle conoscenze e i comportamenti iniziali.

2. MALATTIE DA STILE DI VITA

 Un errato stile di vita dipende da fattore di rischio come fumo, alcol, inquinamento e inattività fisica. Le più frequenti patologie che sono state riscontrate sono: l’ictus, il diabete e le malattie respiratorie, cancro, le malattie cardiovascolari.  Il fumo di sigaretta provoca dipendenza sia di tipo fisico sia di tipo psicologico. Il craving e il desiderio irrefrenabile di fumare, dovuto alla dipendenza psichica da nicotina chi si instaura nel fumatore.  La classica sigaretta è composta da molti elementi che durante la combustione sprigionano circa 4000 sostanze chimiche per lo più tossiche, irritanti e cancerogene.  L' alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogeno, che può indurre dipendenza e provocare seri danni alle cellule di molti organi tra cui fegato il sistema nervoso centrale. La molecola dell'alcol viene ossidata dal 5 al 15% e viene eliminata con il respiro o con le urine; ma la maggior parte viene metabolizzata a livello epatico, per il 90% dal fegato.  L' alcol, quando viene assunto a dosi elevate, può essere considerato a tutti gli effetti una droga, dotata di azioni tossiche sull’ intero organismo. Le sostanze prodotte dalla metabolizzazione dell'alcol producono danni al fegato.  La cardiopatia ischemica oh coronarica e una malattia in cui, a seguito di una progressiva ostruzione del flusso di sangue nelle arterie coronariche, viene a mancare un adeguato rifornimento di ossigeno a una parte del cuore. Il processo che porta la chiusura delle coronarie si chiama aterosclerosi, ossia la formazione di placche ricche di lipidi all'interno dell'arterie coronarie che ostacolano il passaggio del sangue.  In Italia le malattie cardiovascolari sono a causa del 45- 50% della mortalità globale e la cardiopatia ischemica da sola e, a sua volta, responsabile del 35% dei decessi dovuti a malattie cardiovascolari.  L' ischemia può avvenire in presenza di un aumento della richiesta miocardica di ossigeno (angina pectoris) o di una riduzione del flusso coronarico (infarto del miocardio. L' angina pectoris e determinata da una transitoria riduzione del flusso di sangue arterioso al cuore che comporta uno stato di scarsa ossigenazione del territorio di miocardio irrorato dalle coronarie, noto come ischemia miocardica. Se invece la placca aterosclerotica si rompe improvvisamente e i frammenti occludono completamente il vaso, si verifica una morte del tessuto cardiaco che va sotto il nome di infarto del miocardio.

g/giorno. Un’attività fisica di tipo aerobico per raccomandata per migliorare il controllo glicemico e mantenere il peso il corporeo.  La broncopneumopatia cronica ostruttiva (acronimo: BPCO) è un’affezione cronica polmonare caratterizzata da un’ostruzione bronchiale, con limitazione del flusso aereo solo parzialmente o per nulla reversibile, lentamente progressiva, causata da un'infiammazione cronica delle vie aeree e del parenchima polmonare. Il fumo di tabacco e la causa più comune della condizione insieme ad altri fattori quali l'inquinamento dell'aria e la genetica che rivestono un ruolo minore.  Il termine tumore è stato coniato sulla base dell’aspetto macroscopico della maggior parte delle neoplasie, che si presentano frequentemente, ma non sempre, con una massa rilevante (tumor, “rigonfiamento “) sul sito anatomico di origine. Il termine neoplasia, che letteralmente significa “nuova formazione”, è sinonimo del precedente, ma prende in considerazione, più dell’aspetto esteriore della massa, il contenuto cellulare della stessa, costituito da cellule di nuova formazione.  La manifestazione in forma maligna di un tumore può essere definita anche cancro o carcinoma.  La patogenesi delle neoplasie è riconducibile a mutazioni del DNA che incidono sulla crescita cellulare e sull’eventuale sviluppo di metastasi. Le sostanze che causano mutazioni del DNA sono conosciute come mutagene; tali sostanze che causano tumori sono noti come agenti cancerogeni.  Le neoplasie più comuni, cause di morte, sono: cancro del polmone, cancro allo stomaco, cancro al fegato, cancro del colon- retto il cancro alla mammella. Le tre neoplasie infantili più comuni, invece, sono: la leucemia, i tumori cerebrali e i linfomi.  Le neoplasie sono principalmente attribuibili a fattori ambientali e in parte alla genetica. Per fattori ambientali, si intendono qualsiasi fatture eziologico che non venga ereditato geneticamente. Alcuni comuni fattori ambientali che contribuiscono alla mortalità da cancro includono il fumo, l'alimentazione e l’obesità, le infezioni, le radiazioni, lo stress, la mancanza di attività fisica e appunto gli inquinanti ambientali.

4. I MICRORGANISMI

 La microbiologia studia quegli organismi invisibili ad occhio nudo, della cui esistenza possiamo avere certezza solo attraverso l'uso di particolari strumenti ottici.  I microrganismi sono degli organismi viventi di piccolissime dimensioni, visibili solamente con il microscopio ottico. Essi sono formati da una sola cellula e per vivere e riprodursi hanno bisogno di una serie di fattori. I microrganismi vivono ovunque: nel suolo, nell'acqua, nell'aria, sulla cute, nell'intestino dell'uomo e degli animali, e di conseguenza possono capitare casualmente sugli oggetti, sul cibo o sulle superfici. I microrganismi patogeni sono agenti biologici responsabili dell’insorgenza della condizione di malattia Nell'organismo ospite. Si distinguono in: virus, procarioti cioè i batteri, eucarioti cioè miceti e protozoi. La patogenicità (ovvero la capacità generica di determinare uno stato morboso) è definita da due fattori: la virulenza, che indica la maggiore o minore capacità di generare malattia; l’invasività, ossia la capacità di invadere i tessuti dell’ospite e moltiplicarsi all'interno. È possibile riconoscere: patogeni obbligati, la loro presenza nell’ ospite determina sempre la malattia (ad esempio pneumococco responsabile della polmonite lobare Franca); patogeni facoltativi od opportunisti, determinano la malattia solo nell’ ospite immunocompresso o immunodepresso (come nel caso delle infezioni da pseudomonas).  Esistono diverse modalità di classificazione dei batteri. Una delle più semplici e basata sulla loro forma; si distinguono quindi i Cocchi (batteri a forma di sfera), i bacilli (batteri di forma bastoncellare), Gli spirilli (batteri a forma di spirale), e i vibrioni (batteri a forma di virgola). I Cocchi possono essere isolati, a coppie (diplococchi), a catena (streptococchi), a grappolo (stafilococchi) oppure a gruppi di 8 cellule in uno spazio di forma cubica (sarcine). I bacilli possono trovarsi isolati, a coppie (diplobacilli), o a catena (streptobacilli). I batteri possono essere anche classificati in base alla temperatura alla quale possono crescere; in base a questo criterio si

distinguono i batteri creò fili che si sviluppano in modo ottimale a temperature che oscillano tra i 15 EI 20 °C; i batteri mesofili che prediligono ambienti in cui la temperatura oscilla tra i 20 EI 40 °C; EI batteri termofili che trovano il loro ambiente ideale di sviluppo quando la temperatura è superiore ai 40 °C. Un'altra modalità di classificazione estremamente importante e quella basata sulla reazione alla colorazione di Gram, secondo questo criterio si distinguono batteri gram- positivi e batteri gram- negativi. I batteri gram+ visti al microscopio hanno colore violetto, mentre i gram- hanno colore rosso o rosa.  La moltiplicazione dei batteri avviene solitamente grazie a un processo di scissione binaria; in parole povere, da una cellula se ne formano due con lo stesso genotipo.  Si parla di batteri patogeni riferendosi a quelli che sono in grado di provocare una patologia; i batteri patogeni sono facoltativi quando provocano una patologia soltanto in presenza di determinate condizioni, i batteri patogeni sono obbligati quando la loro presenza causa sempre e comunque una malattia. Nel momento in cui i batteri patogeni invadono un organismo provocando modifiche sia a livello anatomico sia a livello funzionale si parla di infezione batterica.  La virulenza e la capacità degli agenti patogeni di oltrepassare le difese di un organismo riuscendo a moltiplicarsi provocando danni più o meno seri. La virulenza dei batteri è influenzata sia da fattori enzimatici che da fattori tossici; relativamente a questi ultimi si parla di esotossine quando essi vengono liberati a livello ambientale dall’organismo vivente, mentre si parla di endotossina se detti fattori tossici sono presenti nel corpo cellulare e vengono liberati soltanto dopo che avvenuta Lisi dei batteri. Attraverso l’inattivazione delle tossine è possibile produrre dei vaccini.  La farmaco- resistenza è quando l'efficacia di un farmaco contro un determinato ceppo batterico si è ridotta, un trattamento farmacologico prima tossico contro determinati microrganismi viene da esso adesso tollerato.  I Rickettsia sono un genere di batteri parassiti artropodi e vertebrati e alcune specie sono patogene per l'uomo ed altri animali, i più noti sono la zecca, le pulci oh i pidocchi.  I funghi o miceti sono organismi eterotrofi che costituiscono un vasto gruppo, eterogeneo ed ubiquitario, viventi come saprofiti o parassiti o in collaborazione con altri organismi. Di solito hanno un corpo filamentoso, una parete cellulare ben definita E un vero nucleo; non hanno clorofilla e si moltiplicano per mezzo di spore di tipo sessuato o asessuato.  Il termine micosi si riferisce alle malattie causate da funghi allorquando questi si localizzano come parassiti su organismi vegetali o animali. Esse possono essere divise in primitive e secondarie: nelle forme primitive il fungo si localizza in organi sani mediante infezioni primaria; nelle forme secondarie si tratta invece di una reinfezione endogena o di un impianto del micete su tessuti già affetti da un processo infettivo o neoplastico oh su organismi debilitati per turbe metaboliche o per altre malattie. L' insorgenza di una micosi, dopo la penetrazione nell'organismo, è subordinata a molteplici fattori immunobiologici legati all' organismo e alla capacità aggressive del fungo. L' infezione si realizza per mezzo di funghi saprofiti dell'ambiente esterno secondo varie modalità. Alcuni vivono come saprofiti nel suolo da cui passano all'uomo e agli animali: altri già saprobi nell’uomo (bocca, intestino, polmone, ecc.) possono divenire patogeni (candida, Geothricum, actinomicosi, mucormicosi); un terzo gruppo è rappresentato da funghi parassiti di animali domestici e selvatici i quali possono passare dagli animali all'uomo per contatto. Nel quarto gruppo possiamo raggruppare quei funghi che già vivono nell’uomo e trasmissibili da individuo a individuo.  Si definisce parassita un organismo o un’entità biologica che vive a spese di un altro organismo di specie diversa, detto ospite, utilizzandolo come propria nicchia ecologica e affidandogli, in parte o totalmente, il compito di regolare i rapporti di entrambi con un ambiente esterno.  La parassitologia clinica è quella branca della medicina che studia la simbiosi antagonista della specie umana con protozoi, insetti e vermi in grado di produrre un danno nell’ospite.

 Il parassita è un organismo che vive a spese di un altro, l'ospite, da cui ruba le sostanze nutritive necessarie. I parassiti possono vivere solo dentro l’organismo ospite oppure possono diventare i parassiti solo se ci sono condizioni particolari, infine, ci sono organismi che diventano parassiti sia l'ospite è particolarmente vulnerabile.  La patogenicità è la capacità propria dei microrganismi parassiti di causare un danno all' ospite, che si esprime con uno stato di malattia. Le alterazioni e le lesioni a livello cellulare si svolgono diversamente a seconda del tipo di microorganismo patogeno: virus, rickettsie, clamidie, micoplasmi, batteri, protozoi, miceti. Essa dipende dalla invasività e dalla tossigenicità delle diverse specie microbiche.  Con il termine virulenza si indica il diverso grado con cui si esprime la patogenicità a seconda del microrganismo in causa, essa può essere valutata in rapporto alla gravità del decorso clinico della malattia.  Il virus è un organismo intracellulare.  I microrganismi si suddividono in: saprofiti, che si nutrono di materia organica morta o in decomposizione (funghi e licheni); commensali, colonizzano un organismo non apportandone né vantaggi né danni; parassiti, che vivono a spese di un ospite provocando malattie più o meno gravi.  Quando il parassita riesce ad impiantarsi ed a moltiplicarsi si realizza un processo che chiamiamo infezione. Questa può svolgersi in modo asintomatico (infezione asintomatica) oppure manifestarsi con una sintomatologia più o meno grave (malattia infettiva) in rapporto alla virulenza del parassita ed alla capacità di difesa dell’ospite.  Il periodo di tempo intercorrente tra la penetrazione dell’agente patogeno e l'inizio della sintomatologia clinica si chiama periodo di incubazione ed è diverso a seconda della malattia infettiva. In genere il periodo di incubazione se fossi è breve nelle infezioni che si svolgono in superficie con lesioni localizzate (ad esempio infezioni respiratorie acute, infezioni diarroiche), mentre è più lungo quando l'agente patogeno deve penetrare, moltiplicarsi, raggiungere gli organi bersaglio e produrvi un danno.  Dall’immunità va distinta la refrattarietà. Questa è dovuta a fattori i propri dell’ospite, geneticamente determinati, che impediscono la penetrazione, l'attecchimento o la moltiplicazione del parassita.  Un'altra caratteristica comune a tutte le infezioni è la trasmissibilità orizzontale, cioè il passaggio dell’agente eziologico da un ospite all'altro sia per contatto diretto sia tramite l'ambiente. Solo particolari microrganismi, che hanno la capacità di attraversare la barriera placentare possono trasmettersi anche in senso verticale, cioè dalla madre al figlio durante la gravidanza. L'esempio meglio conosciuto è fornito dal virus della rosolia.  Per sorgente di infezione si intende il soggetto, uomo o animale, che sia in grado di disseminare i microrganismi che contiene. Il soggetto ammalato di una malattia infettiva rappresenta una sorgente di infezione quando elimina all'esterno l'agente responsabile della malattia oh quando questo può essere trasmessa da un vettore.  Si intende per portatore un soggetto non ammalato che alberga nel suo organismo microrganismi patogeni e li elimina all'esterno.  La carica infettante e il numero minimo di microrganismi che occorrono perché si verifichi il danno, dipende sia dal microrganismo che dall' ospite.  Nelle malattie infettive contagiose l'agente patogeno viene eliminato nell'ambiente e può infettare un nuovo ospite.  Nelle malattie infettive non contagiose l'agente patogeno si diffonde solo con specifici sistemi o mezzi di trasmissione.  La catena contagiosa, indipendentemente dalla modalità di trasmissione, e costituita da: uomo, ambiente e agente.

 Un portatore precoce di malattia e un soggetto infettato ed in fase di incubazione, che ospita ed elimina il patogeno.

6. MODALITA’ DI TRASMISSIONE DELLE MALATTIE INFETTIVE

 Le modalità di trasmissione degli agenti patogeni dipendono sia dalle loro vie di ingresso, sia dalla resistenza che essi presentano nell'ambiente. Nel caso di microrganismi fragili il contagio è diretto, per contatto tra la sorgente ed il soggetto recettore. Al contrario, i microrganismi capaci di resistere a lungo all' azione in attivante di fattori ambientali possono essere trasmessi con varie modalità, anche a distanza di tempo dalla loro eliminazione da parte della sorgente di infezione.  La trasmissione diretta per contatto è tipica delle infezioni veneree: gli agenti responsabili sono rapidamente inattivati nell'ambiente, sicché il loro passaggio avviene, in genere, direttamente dalle mucose genitali del soggetto infetto alle mucose del soggetto sano. Per altre malattie la trasmissione per contatto può venire da persona a persona oppure da animale a uomo. Una modalità di trasmissione diretta è quella da inoculazione a seguito di aggressione da parte di un animale infetto. La trasmissione diretta può aver luogo anche senza l’effettivo contatto, come nel caso degli agenti patogeni espulsi con le goccioline infette che si producono con lo starnuto, la tosse, la fonazione e che vengono immediatamente inalate da un soggetto recettivo presente nelle immediate vicinanze oh giungono fino alle sue congiuntive.  La trasmissione in diretta è abituale in molte malattie infettive e può avvenire tramite veicoli o per mezzo di vettori. I primi sono costituiti da substrati inerti come l'acqua, gli alimenti, l'aria, gli oggetti di uso e substrati vari. I vettori, invece, sono organismi animati che attuano il trasporto dei microrganismi con movimento proprio. Diversi artropodi fungono da vettori di virus, batteri, protozoi che si moltiplicano all'interno del vettore e sono trasmessi all' ospite recettivo mediante la puntura o con la deposizione di feci sulle lesioni della pelle provocate dal grattamento. Tra questi si possono citare ad esempio le zanzare o altri insetti come le mosche.  Le malattie si dicono a trasmissione aerea quando l'agente causale è veicolato dall'aria, in cui un portatore contagia l'ospite attraverso superfici che entrano a contatto con le mani, o attraverso secrezioni (naso- faringee, tracheali o bronchiali) o attraverso oggetti contaminati.  Le malattie si dicono a trasmissione oro- fecale quando l'agente causale e veicolato dalle feci del portatore e penetra nell’ospite attraverso la bocca.  Le malattie si dicono a trasmissione parenterale quando l'agente causale è veicolato dal sangue. Un uomo malato o portatore di HBV, HCV, HIV trasmette la malattia ad un ospite attraverso due modalità: trasmissione percutanea, una trasmissione indiretta che avviene attraverso sangue ed emoderivati come trasfusioni o terapie, interventi chirurgici, droghe iniettive, oggetti come spazzolini o rasoi; Trasmissione mucocutanea, una trasmissione diretta che avviene attraverso contagio sessuale come liquido seminale, secreto vaginale, sangue; un altro esempio di trasmissione diretta è la cosiddetta trasmissione verticale cioè la gravidanza.  Per epidemia si intende una manifestazione collettiva di una malattia che rapidamente si diffonde fino a colpire un gran numero di persone in un territorio più o meno vasto in dipendenza da vari fattori, si sviluppa con andamento variabile e si estingue dopo una durata anche variabile, quindi è un fenomeno limitato nel tempo e nello spazio. Quando la diffusione epidemica va oltre i confini di un paese e dilaga attraverso i continenti, com'è tipico oggi per l'influenza, si usa il termine di pandemia. Prima che la malattia faccia la sua comparsa, dal momento dell’incontro con l'agente patogeno (contagio) decorre un lasso di tempo variabile a seconda del tipo di morbo, detto periodo di incubazione. È anche possibile che a seguito del contagio alcuni individui incorrano in un’infezione asintomatica, caratterizzata dalla presenza dell’agente patogeno senza la contemporanea comparsa di segni e sintomi della malattia.

certa caratteristica rispetto alla popolazione totale. Una proporzione può essere utilizzata anche per esprimere più categorie all'interno di una stessa popolazione.  Un'attività fondamentale in epidemiologia e la quantificazione delle malattie oh dei fenomeni ad esse e correlate. La conoscenza del numero di individui ammalati o infetti in una popolazione è indispensabile per una vastissima gamma di motivi, fra i quali i più importanti sono: stimare i danni, prevedere l'evoluzione della malattia nel tempo, mettere a punto azioni di profilassi. Alcune informazioni possono essere espresse sia come proporzioni sia come rapporti. La proporzione esprime quindi una grandezza relativa in termini percentuali. I rapporti danno un’idea di quante volte una certa categoria è più frequente rispetto a un'altra di riferimento.  Per studiare la frequenza delle malattie occorrono tre misure fondamentali: la prevalenza, l'incidenza cumulativa e il tasso di incidenza.  La misura di prevalenza viene utilizzato in epidemiologia per esprimere il numero di eventi o di malati effettivamente presenti o attivi in un certo periodo di tempo. La prevalenza si utilizza spesso per descrivere la frequenza di malattie che hanno un inizio graduale e un decorso cronico.  L'incidenza cumulativa da informazione sul rischio di sviluppare una malattia o di osservare un certo evento, dato un periodo di osservazione.  I tassi forniscono un’informazione nella quale la frequenza di un evento o una malattia tiene conto anche del tempo impiegato perché esso venga osservato.  I tassi di incidenza devono tenere conto del numero di persone che si ammalano nella popolazione ed i periodi di tempo durante i quali le persone della popolazione vengono osservate. Le misure dei tassi di incidenza si esprimono come numeri di casi per tempo- persona, cioè quanti soggetti sono stati osservati e per quanto tempo.  Altre misure di frequenza sono: la mortalità (numero di decessi in un periodo di tempo / popolazione totale media nel periodo); mortalità infantile (N° di decessi in un anno di bambini con meno di un anno / N° di bambini nati nello stesso anno); la letalità (N° di decessi tra i pazienti affetti da una certa malattia / TOT pazienti affetti dalla malattia); il rischio relativo (incidenza negli esposti / incidenza nei non esposti).

8. PROFILASSI DELLE MALATTIE INFETTIVE

 La profilassi è una qualsiasi procedura medica o di sanità pubblica il cui scopo è prevenire, piuttosto che curare o trattare le malattie. La profilassi PRIMARIA, mira ad evitare il contagio o almeno l’infezione; la profilassi SECONDARIA, mira ad impedire che l’infezione divenga malattia; la profilassi TERZIARIA, mira a ridurre le conseguenze della malattia.  La profilassi si divide in tre grandi tipologie. La profilassi DIRETTA: misure e provvedimenti diretti alle persone per contenere la fonte di infezione, come l'isolamento del malato; la profilassi INDIRETTA: interventi rivolti all'ambiente, come la bonifica ambientale; la profilassi IMMUNITARIA: conferimento di uno stato di resistenza specifica verso singoli microrganismi, la vaccinazione.  La profilassi diretta è composta da misure rivolte sia alla sorgente di infezione sia ai veicoli e ai vettori e sono: denuncia o notifica, accertamento e inchiesta epidemiologica, isolamento, disinfezione e disinfestazione.  L' autorità competente e l'ASL nel cui territorio si manifesta il caso, sono obbligati a notificare tutti i medici EI pediatri di base, e gli ospedali. I dati sono registrati a livello di regione e di ministero della salute e poi raccolti a livello mondiale dall'OMS.  Le malattie infettive non hanno tutti lo stesso grado di pericolo e sono state divise in 5 classi: alla CLASSE 1 appartengono malattie come colera, febbre gialla, peste, tifo, difterite o rabbia, il medico effettuerà la segnalazione alla Asl entro 12 ore dal sospetto di un caso di malattia. Alla CLASSE 2 appartengono malattie come Brucellosi, epatiti virali, meningite ed encefalite acute, morbillo, pertosse o varicella, il medico effettuerà la segnalazione alla Asl entro 2 giorni dall' osservazione del

caso. Alla CLASSE 3 appartengono malattie come AIDS, lebbra, tubercolosi o rosolia congenita, in questa classe sono previsti flussi informativi particolari e differenziati e il medico provvederà entro 12- 48 ore dall' osservazione del caso secondo la malattia. Alla CLASSE 4 appartengono malattie come tigna, infezione, infestazioni di tipo alimentare o scabbia, il medico segnalerà alla Asl entro 24 ore in caso di focolai epidemici. Alla CLASSE 5 appartengono malattie infettive e diffusive e non comprese nelle classi precedenti, in caso di caratteristiche di focolaio epidemico si procederà come alla classe a 4.  L'isolamento e la separazione del malato da tutte le altre persone, eccetto gli addetti all'assistenza. Serve solo per cui le malattie in cui ci può essere trasmissione dalla gente per via aerea, come l'influenza aviaria, o per contatto, come la meningite.  L'isolamento può essere ospedaliero, quando avviene in un reparto attrezzato e si attiva per malattie molto pericolose , esotiche o a facile contagio (colera , febbre gialla); L' isolamento ospedaliero può essere stretto in caso di agenti altamente infettivi o virulenti che possono trasmettersi per via respiratoria o contatto diretto, come difterite , varicella, infezioni da herpes zoster; oppure può essere da contatto tra mani- cute o cute- cute, come nel caso dello stafilococco o la scabbia; o può essere respiratorio quando la trasmissione è per via aerea di droplets , come nel caso della tubercolosi, della pertosse o della parotite; oppure se servono precauzioni enteriche cioè quando è presente un contatto con le feci, come nel caso del colera, del tifo, della salmonellosi o dell'epatite A.  L'isolamento può essere anche domiciliare quando avviene a casa del malato, che deve stare in un locale adesso dedicato e ne esistono di due tipi: fiduciario (il malato è affidato ai familiari e sta in una camera a lui riservata , con mobili ridotti al minimo e disinfezione di lenzuola , posate e ogni oggetto da esso toccato); oppure può essere assistenziale con piantonamento (solo in casi rari con sorveglianza delle forze dell'ordine).  La profilassi in diretta si svolge tramite interventi che non agiscono direttamente sul contagio, sull’infezione o sulla malattia. Essa, quindi, non si rivolge contro un determinato agente ma ricopre la sfera ambientale e quella rivolta alla persona, attuando interventi non specifici ma che hanno un valore generale.  Sono interventi di profilassi indiretta quelli verso: l'ambiente fisico, come ad esempio la depurazione delle acque per prevenire il tifo; l'ambiente sociale, come ad esempio la distribuzione di siringhe per prevenire l’HCV e l’AIDS nei tossicodipendenti; la persona, tramite l'educazione sanitaria, come per esempio lavarsi le mani prima di maneggiare cibo per prevenire enteriti.  Il modo più sicuro ed efficace di proteggersi dalle infezioni è avere nel proprio organismo delle difese immunitarie che impediscano l’infezione. Si basa su: VACCINOPROFILASSI (Far produrre al soggetto anticorpi contro il patogeno, serve tempo lungo per averla circa 2- 6 mesi e dura molto 3- 5 anni); SIEROPROFILASSI (fornire al soggetto anticorpi contro il patogeno, basta breve tempo per averla, dura poco 1- 3 settimane).  Per eliminare le cause delle malattie infettive si può giro attraverso tre strade: disinfezione, cioè eliminazione dei microrganismi patogeni (virus, batteri, ecc.); disinfestazione, cioè eliminazione dei macro-parassiti (insetti e roditori); sterilizzazione, cioè eliminazione di ogni vivente, patogeno e non.  Si definisce disinfettante qualunque sostanza o preparato capace di uccidere, allontanare o inibire la crescita di vari microrganismi. Ne esistono di diversi tipi: quelli naturali, come i raggi UV, essiccamento o variazioni naturali di temperatura; quelli artificiali fisici, come i raggi X o i raggi gamma; quelli artificiali chimici, come alcol, alogeni come iodio, sali di ammonio quaternario.  La pulizia consiste nella rimozione meccanica dello sporco, di solito con acqua, mentre la sanificazione consiste nell’uso sistematico di detergenti.

 La prima epidemia ampiamente studiata causata dal virus dell'epatite E fu osservata a Delhi

negli anni 1955- 56.

 Il virus dell'epatite B appartiene alla famiglia HEPADNAVIRIDAE

 Il virus (HBV) dell’epatite B resiste a temperatura ambiente per circa 6 mesi.

 Il virus (HBV) dell'epatite B si trasmette per via parenterale.

 Il virus dell’epatite Delta (HDV) si manifesta, provocando una coinfezione, in soggetti già

affetti da epatite B.

 La gente eziologico dell'epatite C (HCV) è un virus ad RNA: HCV.

 Il virus dell’epatite C (HCV) è sensibile ai solventi organici, e in particolare al cloroformio.

11. DIFTERITE, TETANO, PERTOSSE

 La difterite è una malattia infettiva acuta e contagiosa, provocata dal ceppo tossigeno di Corynebacterium Diphteriae , un batterio Gram- positivo, catalasi- positivo, aerobio o anaerobio facoltativo, immobile che infetta le vie aeree superiori e talvolta la cute. La tossina che esso produce è responsabile di complicanze tipiche quali miocardite la paralisi dei nervi cranici e periferici. La difterite è una malattia infettiva soggetta a denuncia obbligatoria entro le 12 ore dall' accertamento.  La difterite e una malattia con caratteristiche stagionali, diffusa nei climi temperati, dove coinvolge soprattutto l'apparato respiratorio, con picco di incidenza nei mesi freddi. Nel 1990, causa interruzione delle vaccinazioni di massa, sì è assistito ad un enorme aumento dei casi negli stati che facevano parte del ex Unione Sovietica. Non esistono riserve animali del batterio e l'uomo è il solo portatore; gioco forza, il contagio avviene tramite esposizione a goccioline di saliva emesse con il respiro, colpi di tosse, starnuti di soggetti infatti, convalescenti o portatori sani.  Il Corynebacterium Diphteriae possiede una modesta invasività locale; si localizza nelle strutture delle alte vie respiratorie, potendo infettare la mucosa di faringe, laringe o delle cavità nasali. Più raramente può infettare la mucosa oculare o la cute, compresa quella genitale.  Le manifestazioni sono legate al sito di invasione locale e alle complicanze a distanza. Il periodo di incubazione è di circa 2- 4 giorni, dopo i quali cominciano a manifestarsi sintomi e segni aspecifici di flogosi quali astenia, febbre non grave, cefalea, malessere, nausea e talora episodi di vomito. Nella faringite difterica l’interessamento faringeo esordisce con intenso edema ed eritema localizzato a livello del palato molle, dell’ugola, delle tonsille palatine e dei pilastri tonsillari. Presenta faringodinia con disfagia ed odinofagia. La laringite difterica può essere primitiva o secondaria ad estensione caudale di una faringite difterica. In questo caso, l’infiammazione e le pseudo membrane si localizzano a livello laringeo, con senso di ingombro alla deglutizione, disfonia e talora afonia E può portare ad ostruzione delle vie aeree. La localizzazione nasale viene invece definita come rinite difterica, rara e di interesse pediatrico quasi esclusivo. La rinite difterica si presenta con rinorrea sanguinolenta e muco- purulenta, sovente associata a sovra infezione batterica. La difterite cutanea è invece rara e si manifesta soprattutto in soggetti indigenti e in paesi tropicali. La lesione cutanea si presenta spesso sotto forma di gangrena, è infatti escavata e ulcerata.  Le complicanze sono dovute all' azione sistemica della tossina prodotte dal batterio; esistono tre categorie di complicanze: cardiache, nervose e renali.  La profilassi consigliata si attua con il vaccino, in tre dosi, composto dal tossoide difterico e in grado di garantire un’immunità duratura.  Il tetano è una malattia infettiva acuta, non contagiosa, ad elevato grado di letalità, diffusa in tutto il mondo in forma sporadica il causata dal Clostridium Tetani , un batterio Gram- positivo, sporigeno, appartenente al genere Clostridium.

 I sintomi del tetano sono: al torace con difficoltà di deglutizione e di respirazione; agli arti con iperestensione o posizione contratta; al viso con contrazione della mascella e del collo; all'addome con elevata rigidità; inoltre presenta sintomi sistemici come febbre, dolore muscolare, cefalea e irritabilità.  Il meccanismo di azione della tossina tetanica consiste nel fissarsi irreversibilmente a livello delle sinapsi inibitorie degli interneuroni delle corna anteriori del midollo spinale. Ciò porta ad un blocco della regolazione inibitoria della contrazione muscolare, soprattutto riflessa, con un passaggio indiscriminato di stimoli eccitatori ai neuroni motori ed una diffusa ipertonia muscolare.  Il batterio è ubiquitario e si trova comunemente nel terreno, negli oggetti e nell'intestino di molti animali.  Solitamente le spore tetaniche vengono introdotte nell’organismo attraverso una ferita o altre lesioni superficiali, anche banali, che vengono contaminate con terriccio, polvere, feci animali eccetera.  Il periodo di incubazione dura circa 4- 15 giorni, potendo tuttavia spaziare dalle poche ore ad alcune settimane. In questo periodo possono comparire leggera febbre, irritabilità e dolore nel sito di inoculazione.  Esistono quattro forme di tetano: 1. Il tetano generalizzato o tetano classico; 2. Il tetano localizzato è un quadro molto raro e particolare che consiste nella paralisi spastica localizzata di un solo muscolo o settore muscolare; 3. Il tetano cefalico è una forma particolare di tetano localizzato che riguarda il collo o la testa; 4. Tetano neonatale.  Il vaccino antitetanico è costituito dalla anatossina tetanica. La vaccinazione antitetanica è obbligatoria in Italia dal 1968 per tutti i nuovi nati e si somministra solitamente a partire dal terzo mese e viene completata entro l’anno; inoltre è consigliata in occasione di ferite o di altri eventi in cui sia consistente il rischio di infezione.  La pertosse è una malattia infettiva contagiosa, epidemica ed endemica provocata dal batterio gram- positivo e cocco- bacillo non sporigeno Bordetella Pertussis , E causa un’infezione acuta delle vie respiratorie. È detta anche tosse canina ed è una malattia che colpisce tutte le età, ma interessa prevalentemente i bambini.  Normalmente, la trasmissione della malattia avviene per contagio per via respiratoria. La causa principale di morte è la polmonite.  L'uomo malato è l'unica sorgente di infezione, la contagiosità maggiore si ha nel periodo di incubazione e nella fase catarrale ed è elevata, come per il morbillo e la varicella. La trasmissione avviene solo per via diretta e semi- diretta, per via aerea.  Si sviluppa in tre stadi: 1. Stadio catarrale, i primi sintomi iniziano a comparire tra i 6 e i 20 giorni dopo l’infezione con una fase catarrale che coinvolge le alte vie respiratorie, senza febbre e con tosse secca moderata che, pian piano, aumenta di intensità e di frequenza; 2. Stadio convulsivo, la laringe viene stretta in uno spasmo, l'aria, passandovi, crea un rumore alto e stridente, che caratterizza la malattia nel linguaggio popolare ovvero tosse canina, asinina o ferina; 3. Stadio della convalescenza, dopo le 4- 9 settimane gli episodi di tosse diminuiscono di intensità e di frequenza fino alla guarigione completa.  Le complicazioni più gravi sono quelle a carico del sistema nervoso centrale (encefalopatia) e sono dovute sia la scarsa ossigenazione del sangue durante gli accessi di tosse, sia all' azione diretta della tossina pertossica e si manifestano in circa il 5% dei casi.  Il bacillo si combatte per mezzo di antibiotici, particolarmente utili nella fase catarrale, per curare l’infiammazione invece si usa il cortisone, mentre la tosse viene diminuita attraverso sedativi del sistema nervoso.

12. MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE (MTS)

 L'uomo è il solo ospite naturale del virus della rosolia, che si diffonde tramite le goccioline orali o per via transplacentare nell’infezione congenita. Si verifica più frequentemente in primavera.  I sintomi sono catarrali lievi e può essere una malattia tanto modesta da non essere notata. Il segno più caratteristico è dato dalla linfadenopatia retro-auricolare, cervicale posteriore e sub occipitale, e anche da una Modica punteggiatura rosea del palato che può fondersi in una chiazza rossa ed estendersi oltre le fauci. Può comparire lieve prurito, mentre la desquamazione è modesta. Al contrario del morbillo, non c'è fotofobia. La febbre è moderata o assente durante l’esantema. Spesso è presente modesta splenomegalia. La durata della malattia varia in genere da alcuni giorni a due settimane.  Esistono complicanze legati alla gravidanza soprattutto se è agli inizi.  La diagnosi è principalmente di tipo clinico. Non esiste una terapia specifica e nel caso di complicazioni di origine batterica si interviene con antibiotici.  Il vaccino anti-rosolia e combinato con quello di morbillo e parotite, costituito da tre ceppi virali vivi e attenuati. La rosolia è una delle malattie che comportano la denuncia obbligatoria e alla autorità sanitaria.  La quinta malattia è una patologia virale di tipo acuto causata da un virus scoperto nel 1974 e denominato parvovirus B 19 , nota anche come eritema infettivo o megaloeritema epidemico. Così chiamata in quanto è stata la quinta malattia di tipo infettivo tipica dell'età infantile ad essere descritto, è caratterizzata da un’alta contagiosità. Anch'essa, come morbillo, rosolia e sesta malattia è esantematica e si diffonde generalmente nel periodo primaverile e a inverno inoltrato. Una volta che un soggetto ha contratto la patologia non può più essere infettato perché genera un’immunità permanente.  La patologia provoca delle macchie rossastre a livello di tutto il corpo ma le più caratteristiche sono gli eritemi a farfalla che interessano le guance (viene talvolta denominata malattie delle guance schiaffeggiate).Il periodo di incubazione va da quattro giorni a due settimane e l' esordio della malattia e caratterizzato da febbricola, mal di testa , rinite, dolori alle articolazioni, eritema non pruriginoso e rossore delle guance che sono dolenti e più gonfie del normale, l'eruzione cutanea si espande in seguito su altre parti del corpo, in particolar modo su tronco , braccia, gambe e natiche.  Possono esserci complicazioni nel caso di soggetti affetti da talassemia, leucemia o anemia.  La parotite è una patologia infettiva caratterizzata da un elevata contagiosità e causata da un virus appartenente alla famiglia dei Paramyxovirus e popolarmente chiamata orecchioni. La parotite viene trasmessa generalmente tramite contatto diretto e meno frequentemente tramite oggetti che sono stati contaminati da saliva o goccioline respiratorie. L' infezione colpisce le ghiandole salivari e più precisamente le parotidi. La sua incidenza risulta maggiore nei mesi primaverili e il periodo di incubazione è di circa 18 giorni.  Possono registrarsi anoressia, malessere generale, lieve stato febbrile e mal di testa. In seguito, il soggetto avverte dolore a un orecchio e la malattia inizia a manifestarsi in modo più specifico coinvolgendo una sola ghiandola che tende a ingrossarsi progressivamente per circa tre o quattro giorni. La febbre può salire arrivando anche ai 40 ° e si può riscontrare difficoltà nella masticazione e nella pronuncia.  Le complicazioni possono essere molto gravi specialmente se la parotite colpisce un adulto: la più frequente è la meningite parotitica. Ma possono seguirsi altre infiammazioni come pancreatite, ooforite E orchite.  Pur non esistendo una cura è disponibile un vaccino che viene somministrato di solito in associazione a quello contro la rosolia e morbillo.

14. MALATTIE ERPETICHE: herpes simplex, varicella e mononucleosi

 I virus appartenenti alla famiglia Herpesviridae, Sono agenti patogeni comuni nell’uomo e determinano varie manifestazioni cliniche coinvolgenti la cute, le mucose, l'occhio, il sistema nervoso centrale il tratto genitale. Ci sono due famiglie del virus: HSV – 1 che comunemente infetta cute e mucose; HSV – 2 che colpisce principalmente i genitali e il neonato. L' infezione primaria e il primo contatto che un ospite suscettibile ha col virus e nella maggior parte dei casi è un’infezione subclinica; l’infezione erpetica recidivante rappresenta la riattivazione di un’infezione latente in un ospite immune con anticorpi circolanti.  gli HSV sono grandi herpes virus con un diametro di circa 150 Nm provvisti di peri capside. Il capside contiene un genoma costituito da DNA lineare a doppio filamento che codifica per circa 80 proteine. HSV infetta generalmente fibroblasti o cellule epiteliali, provocandone la Lisi.  L' herpes labiale è una malattia infettiva che si manifesta generalmente sulle labbra ed è causato da un ceppo virale chiamato herpes simplex. Caratteristiche sono fastidiose e dolorose vescichette e la comparsa delle tipiche e sgradevolissime bollicine intorno alle labbra precedute da una sensazione di calore e tensione. Queste bollicine, bene e propri serbatoi di virus, tendono ad asciugarsi e a cristallizzare spontaneamente nel giro di una settimana. Durante questo periodo il rischio di infettare un'altra persona tramite un bacio o un rapporto sessuale aumenta sensibilmente ed in particolare il massimo rischio di contagio sia quando le vescichette si aprono.  L' infezione da herpes labiale coincide normalmente con forti stress che possono coinvolgere il corpo o la mente. I virus responsabili della malattia vanno a nascondersi nelle terminazioni nervose dove possono rimanere silenti. L' infezione può tornare a manifestarsi in conseguenza di un lavoro molto intenso, di un’indigestione, di un’eccessiva esposizione alla luce solare, come conseguenza di altre malattie o dell’assunzione prolungata di alcuni farmaci. Anche alterazioni ormonali legate a gravidanza o ciclo mestruale possono favorire l'azione dell’herpes virus.  La miglior cura è la prevenzione: lo sport è una potente medicina contro lo stress, aiuta a rilassarsi e potenzia le difese del nostro organismo. Anche l'alimentazione Se ben calibrata ci rende meno aggredibili dalla malattia.  Il sintomo caratteristico dell'herpes genitale è la comparsa di piccole bollicine biancastre nell'area genitale. Il primo episodio, particolarmente fastidioso e doloroso, compare entro 15 giorni dal contagio e può perdurare anche per parecchie settimane. Una sede più comunemente colpita è quella genitale, l'interno della vagina, cervice uterina e nell’uretra sia maschile che femminile e si accompagnano spesso all' ingrossamento dei linfonodi inguinali. Sintomi più frequenti sono febbre, emicrania, dolori muscolari, difficoltà e dolore nell’urinare.  L' herpes genitale è una delle malattie più comuni a trasmissione sessuale e può avvenire attraverso lo scambio di fluidi organici anche nella fase asintomatica della malattia punto  Il preservativo, pur abbassando notevolmente il rischio di contagio, non garantisce la protezione completa di tutte le aree sensibili al contatto.  Si consiglia di evitare i rapporti sessuali soprattutto nel periodo che va dalla comparsa alla regressione dei sintomi tipici della malattia. Possono essere assunti antivirali.  In gravidanza il virus può infettare il neonato al momento del parto causando gravi complicazioni come alterazione della vista, ritardo mentale o addirittura morte prematura.  La varicella e una malattia acuta, conseguente all'infezione primaria da virus varicella- zoster, un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae; Più precisamente esso è un'alfa herpes virus, indicato con la sigla VZV ho anche HHV - 3. Come tutti i virus della famiglia esso possiede un genoma a DNA. Il virus viene rilasciato nelle secrezioni nasali e faringee nonché nelle vescicole cutanee, per cui il contagio può avvenire mediante le goccioline di saliva disperse nell'aria con tosse, starnuti o baci, o con il contatto diretto con le eruzioni cutanee. La malattia viene trasmessa specialmente attraverso la saliva con contagiosità particolarmente elevata attraverso i colpi di tosse. Le macchie cutanee successiva la caduta delle croste possono durare anche 21 giorni o più ma sono assolutamente prive di contagiosità e rappresentano un’alterazione puramente estetica.

centrale: la dura madre, l’aracnoide, la Pia madre. A seconda del suo decorso si riconoscono la meningite acuta, la meningite subacuta e la meningite cronica. Le cause della meningite possono avere origine batterica, chimica, micotica, neoplastica o virale.  La meningite batterica è causata da batteri, la cui tipologia varia a seconda della fascia di età dei pazienti. Nei neonati prematuri e quelli fino a tre mesi di età, i più comuni sono di streptococchi di gruppo B e quelli che più frequentemente si trovano nel tratto digestivo Come l’Escherichia Coli e lo Streptococcus Agalactiae o la Listeria Monocytogenes. I bambini più grandi sono più comunemente colpiti da Neisseria Meningitidis (meningococco), Streptococcus Pneumoniae e da Haemophilus Influenzae di tipo B. La trasmissione del germe avviene per via respiratoria. Lo pneumococco, oltre alla meningite, può causare polmonite, infezioni delle prime vie respiratore e otite. Negli adulti la Neisseria Meningitidis e lo Streptococcus Pneumoniae Insieme provocano l’80% dei casi. In seguito, all' introduzione del vaccino contro lo pneumococco, l'incidenza della meningite è drasticamente diminuita sia nei bambini che negli adulti.  La meningite meningococcica si presenta in forma epidemica in zone dove molte persone sono costrette a convivere come nelle caserme, durante mobilitazioni o nei campus universitari.  La trasmissione avvia per via respiratoria attraverso le goccioline emesse con gli starnuti o la tosse e le segregazioni nasali o della gola. Il periodo di incubazione della meningite va da 1 a 10 giorni ma generalmente è inferiore a 4 giorni.  La meningite nelle forme più severe può avere conseguenze gravissime e addirittura fatali. Si manifesta con mal di testa molto acuto, rigidità nucale, nausea e vomito, confusione mentale, sensibilità alla luce e ai rumori, febbre alta, sonnolenza, inappetenza e talvolta petecchie.  Gli esami fondamentali nella diagnosi di meningite sono le analisi citochimiche e colturali del liquor cerebrospinale. Oggi esiste un test chiamato EuSepScreen i cui risultati hanno dimostrato una specificità del 100%.  La terapia si basa sulla somministrazione di antibiotici e va condotta in condizioni di isolamento.  La letalità della malattia è molto elevata ma in soggetti molto giovani e molto anziani. Nei bambini numerose possono essere le disabilità a carico del sistema nervoso dovuto all'infezione come epilessia, sordità e disturbi irreversibili dell'apprendimento.  Per il meningococco esistono i vaccini contro i sierotipi A, C, W135 e Y, mentre per lo pneumococco il vaccino coniugato PCV.  La polmonite è una malattia dei polmoni e del sistema respiratorio caratterizzata dall' infiammazione degli alveoli polmonari, che si riempiono di liquido che ostacola la funzione respiratoria. Di solito è causata da un’infezione dovuta a virus, batteri e altri microrganismi.  La polmonite è causata principalmente dalle infezioni di batteri o virus e meno frequentemente da funghi e parassiti. Condizioni e fattori di rischio che predispongono alla polmonite sono: fumo, immunodeficienza, alcolismo, BPCO, malattia renale cronica e malattia epatica. La diffusione della polmonite avviene principalmente a causa dell’inalazione degli agenti patogeni.  I batteri più comuni della polmonite sono: lo Streptococcus Pneumoniae, Haemophilus Influenzae, Chlamydophila Pneumoniae, Mycoplasma Pmeumoniae, Staphylococcus Aureus, Moraxella Catarrhalis, Legionella Pneumophila.  La maggior parte dei batteri entrano nei polmoni tramite l’aspirazione di organismi che risiedono nella gola o nel naso.  Si può classificare la polmonite in base all'area del polmone colpita: polmonite lobare, polmonite bronchiale e polmonite interstiziale acuta. La polmonite viene tipicamente diagnosticata sulla base di una combinazione di segni fisici e di una radiografia del torace.  Il quadro clinico è tipicamente caratterizzato da tosse, fatica, febbre, respiro corto, espettorato e dolore toracico.  La polmonite può causare anche insufficienza respiratoria innescando la sindrome da distress respiratorio (ARDS) che deriva dalla combinazione tra infezione e risposta infiammatoria.

 La sepsi e una potenziale complicanze della polmonite.  In genere la somministrazione di antibiotici per via orale e di semplici analgesici ed un periodo di riposo e assunzione di liquidi sono sufficienti per arrivare ad una completa guarigione. La durata del trattamento è tradizionalmente lunga da 7 a 10 giorni.  La prevenzione della polmonite comprende la vaccinazione.

16. POLIOMELITE, VIRUS INFLUENZALI E PARAINFLUENZALI UMANI

 Nella poliomielite l'agente causale è un virus a RNA della famiglia dei Picornavirus e comprende tre tipi immunologici in cui ceppi prototipi sono stati denominati: tipo 1 BRUNHILDE, tipo 2 LANSING, tipo 3 LÉON. La diffusione del vaccino antipoliomielite è avvenuta a metà degli anni 50.  Nell’infezione naturale il virus penetra nell'organismo per via orale; nella faringe e nell’intestino tenue con interessamento delle tonsille e delle placche di Peyer, subisce una moltiplicazione primaria; si diffonde quindi ai linfonodi regionali dove si verifica una moltiplicazione secondaria detta fase linfatica, in seguito si può avere l'invasione del circolo sanguigno detto fase ematica, e l'eventuale diffusione agli organi bersaglio ed in particolar modo del sistema nervoso centrale.  Il periodo di incubazione varia dai 3 ai 35 giorni. La sintomatologia comprende febbre, cefalea, mal di gola, vomito, rigidità del dorso e della nuca, dolori muscolari e paralisi flaccide. Le paralisi colpiscono con maggiore frequenza agli arti inferiori e risultano essere più gravi negli adulti che nei bambini.  La poliomielite è altamente contagiosa e la trasmissione avviene per via oro- fecale. L'uomo è l'unica riserva di infezione nota.  L'incidenza della poliomielite paralitica sembra essere il rapporto con: il tipo di virus, la costituzione del soggetto, il sesso prevalendo quello maschile.  La poliomielite paralitica può essere clinicamente sospettata in individui che con insorgenza acuta di paralisi flaccida a livello di uno o più arti e riflessi tendinei diminuiti o assenti negli arti colpiti.  La poliomielite è una malattia soggetta a denuncia obbligatoria. È necessario un periodo di isolamento del malato di quattro settimane dall’ apiressia. Si consiglia la disinfezione della stanza occupata dal malato.  La vaccinazione è la sola misura preventiva efficace. I tipi di vaccino utilizzati in tutto il mondo per combattere la poliomielite sono tre: il vaccino Koprowski, Il vaccino Salk costituito da un virus inattivato IPV, e il vaccino Sabin un antipolio orale con virus vivo (abbreviato OPV dall’inglese oral polio vaccine ).  In Italia la vaccinazione antipoliomielitica è obbligatoria per legge. Il calendario attualmente consigliato è: dose 1 al secondo o terzo mese di vita; dose 2 al quarto o quinto mese di vita; dose 3 al decimo o dodicesimo mese di vita; dose 4 al quinto o sesto anno di vita.  L'influenza è una malattia infettiva, acuta e contagiosa che colpisce soprattutto nella stagione invernale le vie respiratorie ed è provocata da virus appartenenti alla famiglia degli Orthomyxovirus. A seconda delle proteine contenute nel loro involucro, i virus influenzali sono suddivisi nei tipi A, B, C e solo i primi due riguardano l'uomo.  Il virus A può presentare due tipi di variazioni: Antigenic Shift , variazione maggiore che modifica notevolmente la sua struttura immunologica; Antigenic Drift , variazione minore che produce una modifica meno radicale. Il virus B presenta solo l’Antigenic Drift. Il virus C non presente a mutazioni.  La diagnosi di influenza può non essere immediata; la sintomatologia infatti ha molti punti in comune con quella di altre patologie.  I primi sintomi compaiono generalmente in modo abbastanza improvviso, si hanno brividi, sudorazione e febbre oltre i 38 °C, sensazione di malessere generale e dolorabilità osteo muscolare.  In genere la cura è sintomatica, anche se i recenti farmaci antivirali promettono un netto miglioramento delle strategie difensive.