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Il concilio di Nicea del 325 di Costantino e Silvestro I
Tipologia: Appunti
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Storia medievale, 02.10. IL CONCILIO DI NICEA Costantino convoca il concilio di Nicea nel 325 a cui partecipano molti esponenti laici e il vescovo diRoma, SILVESTRO I. La coppia Costantino-Silvestro I è importante dal punto di vista storico che simbolicamente si ispireranno anche OTTONE III di Sassonia e Silvestro II, questa duplice presenza al concilio costituiscono un binomio importantissimo per la storia medievale perché è la prima occasione pubblica in cui vescovo e imperatore per decidere questioni organizzative e dottrinali. Costantino con questa convocazione vuole mostrare la sacralità della figura dell’imperatore nella quale si uniscono il potere temporale e il potere sacrale, questo concetto è anche il concetto che si ritroverà nella teorizzazione del potere imperiale bizantino durante la quale viene elaborata l’idea che l’imperatore è CESAROPAPISMO. In questa situazione il vescovo ha un ruolo secondario, è uno dei titolari ma non è superiore agli altri vescovi che si occupavano delle circoscrizioni amministrative, non c’era tanta organizzazione. I temi riguardano su cosa fosse la giusta osservanza della confessione cristiana. PROBLEMA PRINCIPALE = comprensione natura umana e divina del Cristo. In Occidente la figura del Cristo divina e umana era molto diversa rispetto alle idee del passato perciò poco chiara. A questo proposito si erano sviluppate più teorie per far comprendere meglio ai cristiani alla nuova figura del Cristo. Una di queste teorie vede come protagonista un prete, Ario, che collabora con il vescovo di Alessandria Atanasio in un primo momento cercando di andare incontro ai nuovi cristiani. In realtà le strada di Ario e di Atanasio si dividono perché Ario comincia a predicare una figura di Cristo che è più umano che divino, nega la consustanzialità del padre e del figlio, il figlio è un grado di divinità inferiore. Questa teoria ha tantissimo successo perché chiaramente per tutti coloro che avevano la mentalità più legata al paganesimo tradizionale una sorta di presentazione di Cristo come nuovo capo sicuramente di caratteristiche particolari superiore rispetto alle qualità degli essere umani poteva essere più comprensibile piuttosto dell’idea con la convivenza della natura umana e divina nella stessa persona. Il vescovo Atanasio si oppone ad Ario perché non si doveva secondo lui sminuire in alcun modo la figura del Cristo e doveva portare i nuovi fedeli verso il dogma della consustanzialità. Questo ‘scontro’ è uno dei primi problemi che viene preso in considerazione nel concilio di Nicea anche perché l’Arianesimo si stava diffondendo.
Costantino prende in esame il problema e sconfessa l’Arianesimo definendolo un’eresia. Questa condanna non porta a persecuzioni, una di quelle condanne che meno saranno applicate. Da quando nel IV secolo viene condannato solo alla fine del settimo secolo viene però a scomparire con la confessione dei Longobardi. Costantino stesso è molto tiepido nei confronti dell’osservanza di questa condanna e accoglie solitamente perché aveva la volontà di creare un’unione politica e una grande vicinanza di intenti tra i cristiani e l’autorità imperiale. Sostanzialmente lo fa solo per l’alleanza chiesa e impero, per dichiararsi interessato. Sono motivazioni più politiche che religiose. Costantino accoglie la condanna, coadiuva nella formazione della dottrina cristiana che poi sarà chiamata di osservanza Nicena e che viene concretizzata in una preghiera che poi viene il Credo. Ancora oggi pronunciato è stato codificato nel 325, le parole che riportano l’idea della consustanzialità del padre e del figlio, minano alla credibilità della dottrina ariana. Il Cristianesimo di osservanza ariana ha vita tra i barbari, a causa della loro religiosità tradizionale. Avevano delle resistenze molto forti nel accogliere il dogma della consustanzialità. I Franchi sono l’unica popolazione germanica che attraversando i confini del Reno si insediano nella Gallia non possa attraverso la conversione all’arianesimo. Questa scelta contraddistingue i franchi rendendoli diversi dall’altre popolazioni che o rimangono pagane o prima ariane e poi al nuovo cristianesimo. Importantissimo questo concilio per l’alleanza tra il vescovo e Costantino L’imperatore Costantino decide che è il momento di prendere un’altra importantissima decisione che avrà una risonanza sulla lunghissima distanza. Dopo il successo Costantino prende consapevolezza della decisione della capito, siccome l’Occidente non è più difendibile, capisce che non è più possibile pagare tutto l’esercito e si concentra sull’Oriente perché degna di essere difesa e consolidata con la difesa fisica dell’imperatore. L’imperatore non aveva una sede fissa ma non vuole una vecchia città legata al passato, per questo non sceglie Nicomedia (dove era stato Diocleziano) ma Bisanzio. Aveva una buona posizione geografica, naturalmente difesa che controllava gli scambi commerciali e la parte asiatica. Costantino dà iniziò ad una serie di lavori nella città che richiedono tempo e un buon indotto economico.
I tre successori si contendono furiosamente l’Impero e volevano la divisone in Occidente e in Oriente. Le lotte tra i tre durano molti anni, 13 anni e di fatto sopravvive solo Costanzo II. Nel 350 è l’unico imperatore. Egli stabilisce che sia utile governare con qualcuno e decide di associare al potere uno dei suoi nipoti= GIULIANO l’Apostata. UNICO IMPERATORE del IV secolo che recupera la religione pagana. Il governo di Costanzo II non ha nulla di rilevante, alla sua morte sale al potere Giuliano. Governo brevissimo di 4 anni in cui governa da solo. ma è un periodo in cui finalmente si ha la sensazione che al governo ci sia una persona capace. Era un filosofo, era un atteggiamento intellettuale la sua difesa del paganesimo, era un buon generale, valido stratega, molto apprezzato da tutti anche perché non dà avvio alle persecuzioni. Lui vuole creare una coscienza comune che si ispirasse al comune passato con i valori tradizionali. Muore nel campo di battaglia contro la Persia 363... non lascia disposizioni e l’esercito deve decidere chi deve succederlo. Le truppe romane scelgono uno dei loro generali: Valentiniano, ma non può governare da solo e lui sceglie il fratello Valente per l’Oriente come collaboratore. Primi problemi: Valentiniano muore e rimane solo Valente. Grande tranquillità ma nel 375 si verificano dei problemi al confine del Danubio che aveva previsto Costantino. La politica di Costantino sembra così non proprio sbagliata perché arrivano i Visigoti. Il nome significa goti dell’ovest, erano delle tribù gote insediate vicino il Danubio, il cui nome deriva da una stratificazione di denominazioni che si è costruita nel tempo. Queste costruzioni mitologiche della storia di queste popolazioni sono chiamate STORIAE GENTIUS, un gruppo di fonti che si va scrivendo nel corso dell’Alto medioevo che riguarda le storia delle genti e ancorano il passato di queste popolazioni a Roma. Il nome dei goti non si sa perfettamente a cosa si riferisce. C’è una fonte del VI secolo di un autore goto che dice che il nome vero fosse geti, poi storpiato. L’autore GIORDANE dice che la popolazione abitava la Tracia. Tacito li chiama cotones e pensava che risiedessero in Polonia. Non sembra avere tutti i torti dal fatto che forse si sono spostati nel corso del tempo dall’Europa centrosettentrionale vero est. Queste tribù erano insediate nell’Attuale Polonia nel III secolo ma poi si sono divise in un periodo imprecisato in due blocchi (Ostrogoti e Visigoti) I Goti dell’ovest hanno più rapporti con Roma, portano scambi beni di prima necessità e sono tribù che prestano servizio militare ai romani, loro stipulano un patto con Roma, e diventano federati di Roma. Quindi sono un gruppo di popolazioni ben conosciute, tra i Visigoti c’era anche il Cristianesimo di confessione Ariana perché viene tradotta la Bibbia ma con un impostazione diversa... quello che cambia i rapporti tra Visigoti e Romani è la presenza
degli Unni, un agglomerato di tribù non si sa nemmeno come si fossero spostati, sono tribù di origine mongola e questo è sicuro, conosciuti come violenti e selvaggi dalle fonti romane. Testimonianza coeva di Ammiano Marcellino, un personaggio collaboratore di Giuliano come comandante militare nel tentativo di bloccare quest’avanzata. Marcellino offre un quadro impetuoso di questa tribù, egli dice che sono nomadi senza costruzioni e sembrano quasi animali per la figura rozza. Gli Unni sono intenzionati a non cercare un territorio presso l’Impero ma volevano solamente fare bottino. Il nome si dice che venga da ‘ hun ‘, adoperano vesti di lino e questo ci fa capire che un minimo di tecnica la conoscessero. Sono tribù senza consapevolezza di un’istituzione, non hanno memoria storica. Sulla loro origine non si sa nulla, inoltre non hanno tradizioni per il fatto che non hanno un sito stabile e non si creano leggi e regole sociali. Questo problema dello spostamento dei goti si fa essenzialmente imminente quando gli unni devastano i ostrogoti, i goti dell’est, rimangono pochi numericamente e passa un po’ affinché possano chiedere aiuto all’autorità imperiale. Questo mette in allarma i Visigoti che chiedono alle autorità romane la possibilità di stanziarsi al di là del Danubio all’interno dell’Impero. È una richiesta pacifica più che insolita motivata dalla paura degli Unni. Valente pensa al problema del sostentamento perché il popolo non portava nulla e doveva comunque sfamarlo. Il popolo non ha ricchezze con cui pagare la propria ospitalità anzi il popolo che doveva entrare nei confini per legge doveva godere dell’ospitalitas. Significa la concessione di 1/3 delle terre o di 1/3 delle rendite. I romani adesso dovevano privarsi delle proprie ricchezze in nome di un’ospitalità che doveva essere concesse a questa nuova popolazione. Valente fa una scelta consapevole pensando che i Visigoti che comunque non sarebbe rimasti lì per paura degli Unni e sarebbero entrati con la forza nell’Impero. Temeva ad un assalto che non sapeva evitare perché l’esercito non era più come nei secoli precedenti. Nel 375 concede ai visigoti la richiesta, cento mila persone ( quantità non proprio grande se paragonata ad una sola delle province dell’Impero ) trasmigrano nella zona della Tracia, zona che comprendeva Costantinopoli, vengono insediati all’interno di una provincia in modo tale che l’imperatore potesse controllarli e in quanto federati dei romani potessero prendere le armi per poter difendere i romani dagli unni. Qui i visigoti avevano diritto agli approvvigionamenti, ma non c’era una convivenza pacifica perché vengono dati loro gli scarti e i rapporti si deteriorano, la Tracia diventa così luogo di lotta e Valente non riesce a controllare la zona. Il tutto dura tre anni, nel 378 Valente si rende conto che deve per forze combattere i Visigoti, è una battaglia terrorizzante quella di Adrianopoli,