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Il Corpus Vedico. Filosofie e religioni dell'India e dell'Asia centrale, Appunti di Filosofia

Introduzione del Corpus Vedico prima parte

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 13/05/2021

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IL CORPUS VEDICO
IL VEDA
Il Veda costituisce la raccolta piu’ importante di tutto il pensiero indiano. Per secoli ha
rappresentato la fonte del diritto, il testo di ispirazione per la letteratura dell’arte, dell’etica (ossia
delle norme di comportamento), della speculazione filosofica e delle competenze piu’ tecniche
come la grammatica, l’architettura e la medicina.
Esso si compone di quattro raccolte (le samhita) e ciascuna raccolta si articola su quattro livelli.
Questi quattro livelli (che sono il samhita, il brahmana, l’aranyaka e l’upanisad)sono in realta’
divisioni artificiali perche’, in fondo, non esiste una continita’ formale fra i diversi livelli.
Le raccolte sono dedicate:
1. agli inni di lode in onore della divinita’ (Rgvedasamhita)
2. alle formule sacrificali
3. alle melodie cantate
4. agli incantesimi.
I livelli vanno dalle raccolte, ai testi sacerdotali ( brahmana) a quelli silvestri per finire ai “testi
iniziatici” (upanisad). Nella transizione dei livelli, che evidentemente furono composti in tempi
successivi, si compie la trascrizione fra la lingua vedica (piu’ antica) e quella sanscrita (piu’
recente).
Anche se puo’ sembrare strano, il Veda rappresenta il punto di arrivo di una civilta’ precedente a
quella indiana, il punto di arrivo di un pensiero molto elaborato, i cui antecedenti (cioe’ i
riferimenti storici sono andati perduti per sempre). Chissa’ chi erano…
2. LE SAMHITA (LE RACCOLTE DEI VEDA)
La prima raccolta e’ quella in onore delle divinita’ (Rgvedasamhita) formata da 1017 inni (sukta),
raggruppati in dieci cicli (mandala).
Molti di questi inni affrontano in modo problematico la creazione del mondo (cioe’ come dal non
essere sia potuto scaturire l’essere, inteso come principio dell’esistenza stessa delle cose),
ritraendo l’origine dell’universo come effetto del sacrificio primordiale del macrantopo (ossia di
una entita’ maschile).
La categoria piu’ oscura degli inni e’ quella degli enigmi, soprattutto quelli numerici (formule
matematiche indecifrabili), che saranno alla base di una successiva produzione esoterico-
speculativa (dedicata a pochi iniziati in grado di comprenderne il liguaggio misterioso). Altri enigmi
utilizzano immagini di forte contenuto emotivo, spesso di difficile interpretazione, che – a tratti –
ricordano passi biblici.
La seconda raccolta (Samavedasamhita) e’ quella della scienza dei canti e contiene notazioni ed
uso musicale dei testi dei sacerdoti cantori.
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IL CORPUS VEDICO

IL VEDA

Il Veda costituisce la raccolta piu’ importante di tutto il pensiero indiano. Per secoli ha rappresentato la fonte del diritto, il testo di ispirazione per la letteratura dell’arte, dell’etica (ossia delle norme di comportamento), della speculazione filosofica e delle competenze piu’ tecniche come la grammatica, l’architettura e la medicina. Esso si compone di quattro raccolte (le samhita ) e ciascuna raccolta si articola su quattro livelli. Questi quattro livelli (che sono il samhita , il brahmana , l’ aranyaka e l’ upanisad )sono in realta’ divisioni artificiali perche’, in fondo, non esiste una continita’ formale fra i diversi livelli. Le raccolte sono dedicate:

  1. agli inni di lode in onore della divinita’ ( Rgvedasamhita )
  2. alle formule sacrificali
  3. alle melodie cantate
  4. agli incantesimi. I livelli vanno dalle raccolte, ai testi sacerdotali ( brahmana ) a quelli silvestri per finire ai “testi iniziatici” ( upanisad ). Nella transizione dei livelli, che evidentemente furono composti in tempi successivi, si compie la trascrizione fra la lingua vedica (piu’ antica) e quella sanscrita (piu’ recente). Anche se puo’ sembrare strano, il Veda rappresenta il punto di arrivo di una civilta’ precedente a quella indiana, il punto di arrivo di un pensiero molto elaborato, i cui antecedenti (cioe’ i riferimenti storici sono andati perduti per sempre). Chissa’ chi erano…
  5. LE SAMHITA (LE RACCOLTE DEI VEDA) La prima raccolta e’ quella in onore delle divinita’ ( Rgvedasamhit a ) formata da 1017 inni ( sukta ), raggruppati in dieci cicli ( mandala ). Molti di questi inni affrontano in modo problematico la creazione del mondo (cioe’ come dal non essere sia potuto scaturire l’essere, inteso come principio dell’esistenza stessa delle cose), ritraendo l’origine dell’universo come effetto del sacrificio primordiale del macrantopo (ossia di una entita’ maschile). La categoria piu’ oscura degli inni e’ quella degli enigmi , soprattutto quelli numerici (formule matematiche indecifrabili), che saranno alla base di una successiva produzione esoterico- speculativa (dedicata a pochi iniziati in grado di comprenderne il liguaggio misterioso). Altri enigmi utilizzano immagini di forte contenuto emotivo, spesso di difficile interpretazione, che – a tratti – ricordano passi biblici. La seconda raccolta ( Samavedasamhit a ) e’ quella della scienza dei canti e contiene notazioni ed uso musicale dei testi dei sacerdoti cantori.

La terza raccolta ( Yajurvedasamhita ) e’ quelle delle formule usate dai sacerdoti per fare in sacrifici. Sarebbe, tuttavia, sbagliato pensare che si tratti di materiali di uso esclusivamente liturgico (ossia usati nelle cerimonie religiose), perche’ molti di questi testi hanno soprattutto valore letterario. La quarta raccolta ( Atharvaveda ) e’ il combinato dei riti minori quotidiani. Si tratta di formule propiziatorie e di sortilegi (formule di maleficio) frettolosamente catalogate come “magia bianca” e “magia nera”. Esse comprendono inni con valore terapeutico ed esorcistico, formule di medicina erboristica, formule di longevita’, maledizioni (testi imprecatori), inni di carattere espiatorio. Ci sono anche composizioni di carattere erotico o destinate alla sconfitta di un rivale in amore o anche maledizioni consistenti nella imposizione della sterilita’.

1. Tabella. Come sono strutturati i VEDA Quattro raccolte Ogni raccolta quattro livelli - Rgvedasamhita - Samavedasamhit a - Yajurvedasamhita - Atharvaveda - Brahmana - Sahmita - Aranyaca - Upanisad

  1. I LIVELLI DEI VEDA 2.A. I Brahmana o testi sacerdotali Sono scritti in prosa (non in versi) e hanno lo scopo di completare cio’ che non viene scritto nelle varie raccolte. Non sono veri e propri trattati dottrinali ma hanno lo scopo di interpretare il dato rituale scritto nelle raccolte). Rimangono difficili da interpretare per la oscurita’ del linguaggio e, soprattutto, degli argomenti che trattano. Volendo semplificare dovrebbero essere la spiegazione di un atto rituale e delle formule con cui esso si celebra. I brahamana piu’ interessanti sono quelli dello Yajurveda che hanno un notevole valore letterario. Essi costituiscono una miniera di informazioni per temi mitologici e rituali. 2.B Gli Aranyaka o “testi silvestri’ Si tratta della continuazione dei brahmana con una rarefazione del discorso che perde ogni contatto con il rituale, ossia il discorso diventa piu’ interiorizzato, piu’ mistico. Devono il nome di “testi silvestri” perche’ dovevano essere destinati all’insegnamento al di fuori del consesso urbano (quindi nella solitudine della rinuncia al mondo). 2.C Le Upanisad o “testi iniziatici’ L’interpretazione corrente e’ che il vocabolo Upanisad indicasse il metodo di insegnamento delle verita’ segrete.

sacrificio non inteso come spegnimento di vite ma come “sacrificio di se’”. Quello che era in origine il mito del “macrantropo primordiale” che si smembra per dare luogo alla molteplicita’ (vedi pagina 1). Il concetto di sacrificio e’, tuttavia, piu’ profondo. Offrendo un sacrificio (un animale che viene soffocato per evitare o spargimento di sangue), si offre metaforicamente in sacrifico se’ stessi. Questo e’ un atto meritevole che ha influenza sul karman in base al principio della retribuzione delle azioni. Anche colui che sacrifica, il sacerdote, rinuncia al merito del sacrifico per se’ stesso offrendo la sua azione al mantenimento stesso dell’ordine del cosmo. Nella evoluzione spirituale dell’hinduismo si osserva nel corso dei tempi alla rinuncia al sacrificio inteso come lo spegnimento votivo delle vite. Il significato del sacrificio si fa piu’ profondo: si offre se’ stessi in sacrificio rinunciando ai frutti delle proprie azioni (possibilmente “buone”).

  1. I VEDANGA. LETTERATURA ANCILLARE E SUSSIDIARIA La letteratura vedica, secondo tradizione, si puo’ suddividere come segue:
    • 4 Veda (di cui abbiamo scritto)
    • 6 vedanga (o “membra” del Veda, che trattano di fonetica, metrica, grammatica, astronomia, ritualistica)
    • 4 upanga ( o “membra” secondarie)
    • 4 upaveda o Veda secondari, che trattano di medicina, di musicologia e di politica. La parte dei vedanga destinata ai rituali e’ espressa mediante i sutra , un genere letterario a se’ stante. Si tratta di aforismi , frasi molto brevi che, a loro volta, hanno possono avere necessita’ di un commento interpretativo. L’estrema concisione sono la loro cifra stilistica. Molti sutra sono seguiti nela tradizione da un commento esteso, da riflessioni di vario genere. Cosi’ da un aforisma di poche parole, addirittura di poche sillabe, si possono sviluppare pagine e pagine di commenti che portano, talora, ad interpretazioni diverse ed inconciliabili fra loro. Le interpretazioni stesse possono essere destinate ad un pubblico diverso, con diverse capacita’ di comprensione. Talora esse hanno livelli diversi (quello del discepolo, quello dell’iniziato e quello del maestro) in cui quello ultimo (quello del maestro) dovrebbe rappresentare l’interpretazione autentica del sutra. I sutra costituiscono il punto di passaggio per cui dalla sruti “ascolto della voce non umana ( apauruseya ) che insegna il Veda ai veggenti ( rsi ) e che copre i quattro livelli della scienza sacra ( samhita, brahamana, aranyaka, upanisad ) si passa alla smrti. La smrti e’ la memoria dell’ascolto di quella verita’ che i veggenti esprimono in parole umane. La smrti e’ la interpretazione della sruti e si prefigge di renderne accessibile la interpretazione. I sutra piu’ antichi (databili al 400-200 prima di Cristo o ante era volgare) si riferiscono al rituali, queli piu’ solenni e quelli quotidiani ma essi riguardano anche le norme di vita relative a ciascuno gruppo sociale (le caste), agli stadi della vita, ai riti in onore degli antenati.