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Introduzione del Corpus Vedico prima parte
Tipologia: Appunti
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Il Veda costituisce la raccolta piu’ importante di tutto il pensiero indiano. Per secoli ha rappresentato la fonte del diritto, il testo di ispirazione per la letteratura dell’arte, dell’etica (ossia delle norme di comportamento), della speculazione filosofica e delle competenze piu’ tecniche come la grammatica, l’architettura e la medicina. Esso si compone di quattro raccolte (le samhita ) e ciascuna raccolta si articola su quattro livelli. Questi quattro livelli (che sono il samhita , il brahmana , l’ aranyaka e l’ upanisad )sono in realta’ divisioni artificiali perche’, in fondo, non esiste una continita’ formale fra i diversi livelli. Le raccolte sono dedicate:
La terza raccolta ( Yajurvedasamhita ) e’ quelle delle formule usate dai sacerdoti per fare in sacrifici. Sarebbe, tuttavia, sbagliato pensare che si tratti di materiali di uso esclusivamente liturgico (ossia usati nelle cerimonie religiose), perche’ molti di questi testi hanno soprattutto valore letterario. La quarta raccolta ( Atharvaveda ) e’ il combinato dei riti minori quotidiani. Si tratta di formule propiziatorie e di sortilegi (formule di maleficio) frettolosamente catalogate come “magia bianca” e “magia nera”. Esse comprendono inni con valore terapeutico ed esorcistico, formule di medicina erboristica, formule di longevita’, maledizioni (testi imprecatori), inni di carattere espiatorio. Ci sono anche composizioni di carattere erotico o destinate alla sconfitta di un rivale in amore o anche maledizioni consistenti nella imposizione della sterilita’.
1. Tabella. Come sono strutturati i VEDA Quattro raccolte Ogni raccolta quattro livelli - Rgvedasamhita - Samavedasamhit a - Yajurvedasamhita - Atharvaveda - Brahmana - Sahmita - Aranyaca - Upanisad
sacrificio non inteso come spegnimento di vite ma come “sacrificio di se’”. Quello che era in origine il mito del “macrantropo primordiale” che si smembra per dare luogo alla molteplicita’ (vedi pagina 1). Il concetto di sacrificio e’, tuttavia, piu’ profondo. Offrendo un sacrificio (un animale che viene soffocato per evitare o spargimento di sangue), si offre metaforicamente in sacrifico se’ stessi. Questo e’ un atto meritevole che ha influenza sul karman in base al principio della retribuzione delle azioni. Anche colui che sacrifica, il sacerdote, rinuncia al merito del sacrifico per se’ stesso offrendo la sua azione al mantenimento stesso dell’ordine del cosmo. Nella evoluzione spirituale dell’hinduismo si osserva nel corso dei tempi alla rinuncia al sacrificio inteso come lo spegnimento votivo delle vite. Il significato del sacrificio si fa piu’ profondo: si offre se’ stessi in sacrificio rinunciando ai frutti delle proprie azioni (possibilmente “buone”).