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Il deficit spending in breve, Appunti di Economia Politica

Breve e semplice spiegazione del concetto di deficit spending di Keynes per 4/5° superiore

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 02/06/2022

martilalalaa
martilalalaa 🇮🇹

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DEFICIT SPENDING
Il deficit spending è una manovra economica tramite il quale uno stato copre il disavanzo della spesa
pubblica, finanziandola in disavanzo. Questa politica economica è opposta al bilancio di pareggio, teoria
per il cui a un aumento di spesa pubblica deve seguire un aumento del prelievo fiscale in ugual misura,
per bilanciare appunto entrate e uscite monetarie. Un aumento di spesa pubblica finanziato con il
bilancio in pareggio ha effetti positivi e negativi, in primo luogo la spesa pubblica aumenta, e gli
investimenti per effetto delle teorie del moltiplicatore keynesiano provocano un aumento di reddito più
che proporzionale e dall’investimento iniziale conseguono una serie di spese direttamente correlate. Da
un’altra parte tuttavia, il prelievo fiscale dello stato ai “danni” dei contribuenti necessario per ottenere il
pareggio di bilancio provoca una diminuzione del reddito dei contribuenti stessi, ciò si traduce in una
minor disponibilità economica e perciò ad una propensione al consumo inferiore, perciò ad una
diminuzione dei consumi e della domanda. Precisiamo tuttavia che la diminuzione del consumo sarà
inferiore all’aumento della spesa pubblica, in quanto i cittadini tendono a risparmiare sul reddito, al
contrario dello stato che investe totalmente il capitale prelevato dai contribuenti. (se lo stato preleva 10
milioni per la costruzione di un parcheggio lì spende interamente, se quei 10 milioni fossero rimasti in
mano ai contribuenti molto probabilmente non li avrebbero spesi totalmente ma avrebbero risparmiato
una parte del capitale). La conclusione sarà perciò un aumento amplificato del reddito nazionale.
Al contrario seguendo la strategia economica del deficit spending, ad un aumento di spesa pubblica non
consegue un aumento del prelievo fiscale che compensi l’investimento. Questa manovra ha perciò
l’effetto di aumentare il debito pubblico. Al contrario del pareggio di bilancio perciò, in questo caso
l’investimento non provoca alcuna diminuzione dei redditi, non si ripercuote direttamente infatti sui
cittadini e non ne consegue una contrazione della domanda e dei consumi.
Seguendo le formule delineate dagli economisti notiamo come in seguito ad un aumento della spesa
pubblica di 10 milioni, tramite il deficit spending il reddito nazionale ha un aumento di 50 milioni,
indubbiamente superiore alle conseguenze della teoria del pareggio di bilancio. Il problema sostanziale
della teoria del deficit spending è indubbiamente come trovare i soldi necessari a compiere
l’investimento iniziale. La teoria del deficit aumenta perciò la domanda in modo più che proporzionale,
tuttavia incrementa sensibilmente il debito pubblico e può provocare inflazione.
Il finanziamento in deficit può avvenire in due modi:
— con la creazione di base monetaria;
— con l'emissione di titoli di Stato.
Il ricorso all'uno o all'altro strumento trova numerose argomentazioni ed è oggetto di dibattito a
seconda soprattutto della situazione dello stato in cui ci si trova . La creazione di base monetaria
presenta indubbi vantaggi:
— un costo praticamente nullo; i semplici costi di stampa della carta.
— un effetto espansivo massimo sul reddito, dovuto al fatto che oltre all'operare del moltiplicatore
occorre considerare l'aumento degli investimenti dovuto al ribasso del tasso d'interesse.
Nel lungo periodo, però, il finanziamento con base monetaria provoca inflazione.
Per quanto riguarda , invece, l'emissione di titoli di Stato per finanziare la spesa pubblica,
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DEFICIT SPENDING

Il deficit spending è una manovra economica tramite il quale uno stato copre il disavanzo della spesa pubblica, finanziandola in disavanzo. Questa politica economica è opposta al bilancio di pareggio, teoria per il cui a un aumento di spesa pubblica deve seguire un aumento del prelievo fiscale in ugual misura, per bilanciare appunto entrate e uscite monetarie. Un aumento di spesa pubblica finanziato con il bilancio in pareggio ha effetti positivi e negativi, in primo luogo la spesa pubblica aumenta, e gli investimenti per effetto delle teorie del moltiplicatore keynesiano provocano un aumento di reddito più che proporzionale e dall’investimento iniziale conseguono una serie di spese direttamente correlate. Da un’altra parte tuttavia, il prelievo fiscale dello stato ai “danni” dei contribuenti necessario per ottenere il pareggio di bilancio provoca una diminuzione del reddito dei contribuenti stessi, ciò si traduce in una minor disponibilità economica e perciò ad una propensione al consumo inferiore, perciò ad una diminuzione dei consumi e della domanda. Precisiamo tuttavia che la diminuzione del consumo sarà inferiore all’aumento della spesa pubblica, in quanto i cittadini tendono a risparmiare sul reddito, al contrario dello stato che investe totalmente il capitale prelevato dai contribuenti. (se lo stato preleva 10 milioni per la costruzione di un parcheggio lì spende interamente, se quei 10 milioni fossero rimasti in mano ai contribuenti molto probabilmente non li avrebbero spesi totalmente ma avrebbero risparmiato una parte del capitale). La conclusione sarà perciò un aumento amplificato del reddito nazionale. Al contrario seguendo la strategia economica del deficit spending, ad un aumento di spesa pubblica non consegue un aumento del prelievo fiscale che compensi l’investimento. Questa manovra ha perciò l’effetto di aumentare il debito pubblico. Al contrario del pareggio di bilancio perciò, in questo caso l’investimento non provoca alcuna diminuzione dei redditi, non si ripercuote direttamente infatti sui cittadini e non ne consegue una contrazione della domanda e dei consumi. Seguendo le formule delineate dagli economisti notiamo come in seguito ad un aumento della spesa pubblica di 10 milioni, tramite il deficit spending il reddito nazionale ha un aumento di 50 milioni, indubbiamente superiore alle conseguenze della teoria del pareggio di bilancio. Il problema sostanziale della teoria del deficit spending è indubbiamente come trovare i soldi necessari a compiere l’investimento iniziale. La teoria del deficit aumenta perciò la domanda in modo più che proporzionale, tuttavia incrementa sensibilmente il debito pubblico e può provocare inflazione. Il finanziamento in deficit può avvenire in due modi: — con la creazione di base monetaria; — con l'emissione di titoli di Stato. Il ricorso all'uno o all'altro strumento trova numerose argomentazioni ed è oggetto di dibattito a seconda soprattutto della situazione dello stato in cui ci si trova. La creazione di base monetaria presenta indubbi vantaggi: — un costo praticamente nullo; i semplici costi di stampa della carta. — un effetto espansivo massimo sul reddito, dovuto al fatto che oltre all'operare del moltiplicatore occorre considerare l'aumento degli investimenti dovuto al ribasso del tasso d'interesse. Nel lungo periodo, però, il finanziamento con base monetaria provoca inflazione. Per quanto riguarda , invece, l'emissione di titoli di Stato per finanziare la spesa pubblica,

Già Ricardo aveva affrontato il problema della scelta fra debito e imposta finendo con il concludere che il ricorso ad essi era sostanzialmente equivalente per il sistema economico se la spesa pubblica è finanziata con l'emissione di titoli, ogni anno sarà necessario pagare imposte aggiuntive per la copertura degli interessi. Per un cittadino razionale, dunque, non dovrebbe esservi alcuna differenza fra le due forme di finanziamento della spesa. Lo stesso Ricardo, però, finiva col dubitare questo sistema e suggeriva, da un punto di vista più politico che economico, di ricorrere comunque al pareggio del bilancio. Per Keynes invece, il finanziamento della spesa pubblica con il debito accresce il livello di attività e perciò il reddito nazionale. I monetaristi riibattono, dal canto loro, che il debito pubblico ha effetti distorsivi in quanto dirotta risorse dal settore privato a quello pubblico. Nel caso di finanziamento della spesa pubblica mediante ricorso al debito pubblico, infatti, lo Stato dovrà offrire tassi d'interesse competitivi per poter collocare i propri titoli presso gli operatori privati. Ciò comporterà un aumento generalizzato della struttura dei tassi d'interesse e, di conseguenza, una riduzione negli investimenti privati. Inoltre, gli elevati tassi interni attrarranno capitali esteri, rivalutando il cambio e riducendo le esportazioni. Il tutto si tradurrà in una contrazione della domanda aggregata e dunque, del reddito. Il sistematico ricorso al deficit spending, poi, può comportare, nel lungo periodo, problemi di sostenibilità del debito pubblico. Su questo ambito si fronteggiano perciò keynesiani e monetaristi, nello scorso secolo le teorie monetariste sfavorevoli al deficit spending sono state adottate da Inghilterra e stati uniti con conseguenti tagli alle spese sociali e di assistenza. L’applicazione di queste teorie ha permesso una riduzione del debito pubblico e una diminuzione dell’inflazione, aumentando tuttavia la disoccupazione e il divario economico tra ricchi e poveri. (gli stati uniti che adottarono queste teorie erano guidati dal presidente Ronald Reagan, storica figura rappresentante del partito repubblicano americano, è perciò chiaro come i suoi interessi fossero principalmente favorire la categoria degli imprenditori e capitalisti americani) La teoria neokeynesiana è invece stata applicata anche in Italia seppur marginalmente, tuttavia negli ultimi anni a causa dell’aumento del debito pubblico il governo è stato costretto ad un più rigido controllo della spesa pubblica. Non possiamo evidenziare una verità assoluta e favorire senza alcun dubbio una delle due teorie, come accade sempre le teorie vanno applicate alls situazione analizzata scegliendo la più adattabile. A mio avviso tuttavia, in questo momento, almeno nel nostro paese un approccio keynesiano e direzionato al deficit spending sarebbe più indicato. Tramite il deficit infatti avremmo la possibilità di avere un aumento di reddito nazionale molto elevato con conseguente incremento dell’occupazione, il principale problema del paese al momento. Per quanto riguarda le conseguenze negative, in particolare l’aumento del debito pubblico, credo che al momento la situazione riguardante l’argomento stia degenerando al punto che stia perdendo di importanza, praticamente ogni stato al mondo è indebitato e nella maggior parte dei casi i paesi più ricchi e avanzati hanno un enorme debito pubblico, si è creato un buco nero talmente grande che difficilmente verrà risolto, perciò perché non indebitarsi ulteriormente chiedendo come al solito finanziamenti e iniezioni di liquidità alla bce e cercare di ripartire utilizzando la teoria del deficit spending. Inoltre l’Italia ha già dimostrato di non essere in grado di avere una rete di amministrazione efficiente per quanto riguarda il controllo delle tasse e del prelievo fiscale da parte dei contribuenti, perciò mi sembra evidente che sia praticamente impossibile riuscire ad adottare una strategia di pareggio di bilancio che possa realmente funzionare in queste condizioni.