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Nemmeno la sfera psicologica è immune
dagli effetti del doping: aumentano i livelli
di stress, i repentini sbalzi di umore e
scatti di nervosismo. I soggetti che
assumono sostanze dopanti possono, alla
lunga, diventare particolarmente aggressivi
e pericolosi per chi gli sta’intorno.
L'origine del termine "Doping" è controversa. Secondo alcuni proviene dal fiammingo "doop", che significa mistura, miscela, poltiglia; secondo altri autori la sua origine viene fatta risalire al linguaggio sudafricano nel quale il termine "dope" viene associato ad una bevanda alcolica usata come stimolante nelle danze e nei riti primordiali. In inglese il termine "dope" identifica una sostanza densa, liquida, lubrificante, più propriamente uno stupefacente.
Il termine "Doping" si diffuse ai primi del 900 nei cinodromi e negli ippodromi per indicare la stimolazione illecita degli animali durante le gare. Il termine venne poi esteso anche in campo umano e precisamente il Doping in campo sportivo equivarrebbe a "uso di sostanze illecite". Esso, infatti, consiste nel ricorso a mezzi illegali o all'assunzione di sostanze chimiche proibite dalle autorità sportive, sia a livello nazionale sia internazionale, in quanto accrescono artificiosamente la prestazione e l'efficienza agonistica, combattendo la fatica e aumentando le capacità basali dello sportivo contravvengono alla lealtà sportiva.
La prima morte documentata di un atleta a causa dell'uso sconsiderato di sostanze dopanti risale al 1896 quando il ciclista Arthur Linton , durante la corsa Bordeaux-Parigi, fu colpito da una crisi cardiaca in seguito ad overdose di stimolanti. Nei primi decenni del 1900 fu molto in uso, soprattutto tra i ciclisti, la pratica di preparare e consumare - anche nel corso della gara stessa - le cosiddette "bombe": veri e propri miscugli composti da associazioni di stimolanti naturali o artificiali diluiti nella borraccia con vino o acqua.
- IL CASO BEN JOHNSON ALLE
Fu campione olimpico dei 100 piani a Seul 1988 per una manciata di giorni, poi venne squalificato perché trovato positivo agli steroidi in un controllo antidoping effettuato su un campione di urina poco dopo la gara. Al giamaicano naturalizzato canadese venne ritirata la medaglia d’oro (assegnata a Carl Lewis) e il record del mondo di 9.67, corso nella finale, venne cancellato. Stesso destino toccò poco dopo al primato che Johnson aveva realizzato ai Mondiali del 1987, eliminato dagli annali dopo l’ammissione dell’atleta di aver fatto uso di sostanze dopanti anche in quell’occasione. Johnson scontò la squalifica, cercò di rientrare ma nel 1993 fu nuovamente trovato positivo dopo una gara e a quel punto fu radiato a vita.
•DIEGO ARMANDO MARADONA,
DOPPIA SQUALIFICA NEGLI ANNI 90
Diego Armando Maradona, probabilmente il più grande calciatore di tutti i tempi, è stato squalificato due volte per doping. La prima volta nel 1991, quando fu trovato positivo alla cocaina: fu squalificato per due anni e l’episodio segnò la fine della sua carriera al Napoli. La seconda volta durante i mondiali di calcio del 1994, ai quali Maradona era arrivato dopo molte traversie fisiche e tecniche: giocò bene la prima partita, segnando anche un gol, ma fu trovato positivo all’efedrina, una sostanza stimolante, prima della fine del girone di qualificazione. La FIFA espulse Maradona dalla competizione