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Il gioco nella prassi didattica, Appunti di Didattica generale e speciale

In questo documento viene definito che cosa sia il gioco all'interno dell'ambito educativo didattico ed in che modo si sviluppi la capacità ludica nei bambini secondo gli studiosi Piaget, Frobel e Visalberghi. Viene analizzato: la funzione del gioco simbolico; il gioco come mediatore didattico; la differenza tra attività ludiche e ludiformi. Inoltre vengono classificati i giochi su base evolutiva e funzionale e specificati quali siano i criteri guida del gioco.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 20/09/2022

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IL GIOCO NELLA PRASSI DIDATTICA
Cosa è il gioco in ambito educativo-didattico?
Il gioco è un tratto costitutivo della vita del bambino, è un naturale strumento evolutivo nella vita del bambino.
A partire dai primissimi anni di vita il bambino comunica attraverso il gioco., in quanto è lo strumento che attiva
la comunicazione.
L’aspetto centrale del gioco è la ludicità che rappresenta la macro-cornice di tutta la didattica della scuola
dell’infanzia, perché il gioco in quella fase d’età rappresenta la modalità apprenditiva più importante per il
bambino .
Il gioco consente al bambino di sviluppare diverse capacità:
Permette di attivare tutte quelle che poi saranno indicate a scuola come competenze trasversali.
Inoltre favoriscono la conoscenza del contesto in cui il bambino si trova, quindi sviluppano la capacità
di auto-collocarsi nel contesto. I bambini imparano a dare un significato al contesto in cui si trovano.
Imparano il senso delle regole, non solo conoscerle dal punto di vista cognitivo, ma attuarle, ciò gli
permette di fare esperienza dentro il contesto.
Tramite il gioco si sviluppa la capacità di stare con gli altri, di porsi in un rapporto di reciprocità.
I bambini imparano a saper gestire le emozioni, cioè riconoscere oltre alle proprie emozioni quelle
altrui, imparano a denominarle; quindi, sti avvia un atto di formale riconoscimento delle emozioni.
Permette di diventare autonomo, perché si auto-sperimenta in una dimensione spesso di sfida; quindi,
il gioco richiede al bambino di mettersi alla prova, di mostrare le competenze che ha acquisito.
Come si sviluppa la capacità ludica nei bambini?
Come ci suggeriscono gli studi sul gioco effettuati da Piaget, da Frobel e da Visalberghi
il gioco è quell’attività che ci accompagna per tutta la vita ”. Se osserviamo da un punto di vista antropologico
l’azione di gioco possiamo notare che subisce delle modifiche sulla base delle diverse fasi di vita in cui ci
troviamo, nonostante ciò, costituisce un continuum nell’arco della vita degli individui.
Entro il primo anno di vita, il gioco assume un carattere esplorativo, significa che il bambino attraverso il gioco
esplora, conosce il mondo circostante. Impara ad esplorarlo attraverso i cinque sensi (ricordiamo però che il
canale visivo risulta secondario, questo perché si affina entro i tre anni d’età, per cui non è esattamente la vista
il canale privilegiato inizialmente)
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IL GIOCO NELLA PRASSI DIDATTICA

Cosa è il gioco in ambito educativo-didattico? Il gioco è un tratto costitutivo della vita del bambino, è un naturale strumento evolutivo nella vita del bambino. A partire dai primissimi anni di vita il bambino comunica attraverso il gioco., in quanto è lo strumento che attiva la comunicazione. L’aspetto centrale del gioco è la ludicità che rappresenta la macro-cornice di tutta la didattica della scuola dell’infanzia, perché il gioco in quella fase d’età rappresenta la modalità apprenditiva più importante per il bambino. Il gioco consente al bambino di sviluppare diverse capacità:  Permette di attivare tutte quelle che poi saranno indicate a scuola come competenze trasversali.  Inoltre favoriscono la conoscenza del contesto in cui il bambino si trova, quindi sviluppano la capacità di auto-collocarsi nel contesto. I bambini imparano a dare un significato al contesto in cui si trovano.  Imparano il senso delle regole , non solo conoscerle dal punto di vista cognitivo, ma attuarle, ciò gli permette di fare esperienza dentro il contesto.  Tramite il gioco si sviluppa la capacità di stare con gli altri , di porsi in un rapporto di reciprocità.  I bambini imparano a saper gestire le emozioni , cioè riconoscere oltre alle proprie emozioni quelle altrui, imparano a denominarle; quindi, sti avvia un atto di formale riconoscimento delle emozioni.  Permette di diventare autonomo , perché si auto-sperimenta in una dimensione spesso di sfida; quindi, il gioco richiede al bambino di mettersi alla prova, di mostrare le competenze che ha acquisito. Come si sviluppa la capacità ludica nei bambini? Come ci suggeriscono gli studi sul gioco effettuati da Piaget, da Frobel e da Visalberghi “ il gioco è quell’attività che ci accompagna per tutta la vita”. Se osserviamo da un punto di vista antropologico l’azione di gioco possiamo notare che subisce delle modifiche sulla base delle diverse fasi di vita in cui ci troviamo, nonostante ciò, costituisce un continuum nell’arco della vita degli individui. Entro il primo anno di vita, il gioco assume un carattere esplorativo, significa che il bambino attraverso il gioco esplora, conosce il mondo circostante. Impara ad esplorarlo attraverso i cinque sensi (ricordiamo però che il canale visivo risulta secondario, questo perché si affina entro i tre anni d’età, per cui non è esattamente la vista il canale privilegiato inizialmente)

Quali sono i tipi di gioco che si sviluppano nei primi anni di vita? Il gioco che si sviluppa nel primo anno di vita è di tipo funzionale , cioè vi è l’utilizzo dei giochi al fine di realizzare “un qualcosa” che risulta strettamente connessa con la funzione stessa dell’oggetto adoperato. Il gioco tra il primo e il secondo anno di vita si sviluppa un gioco di tipo funzionale-rappresentativo , in cui il bambino usa oggetti reali per rappresentare situazioni a lui familiari. ESEMPIO: il bambino che prende in mano una pentola e tramite la sua immaginazione la trasforma in un tamburo; quindi, la pentola acquista la funzione rappresentativa traslata di tamburo, perché in un qualche modo la sua forma tonda, la sua sonorità e la possibilità di essere percossa, rimandano all’azione propria dello strumento musicale. Intorno ai due anni di vita il gioco diventa simbolico , si possono notare i primi tentativi di meta-cognizione. Nel gioco simbolico l’azione sarà il “far finta” che rappresenta per il bambino l’opportunità di fare esperienza (creativa, simbolica, motoria e sensoriale). Durante questa fase i bambini non stanno imitando, ma tendono ad interpretare. L’ulteriore specializzazione del gioco simbolico l’abbiamo nella drammatizzazione, rispetto al gioco simbolico, tutto è mimetico e simbolico. Intorno al terzo anno di vita si aggiunge la capacità immaginifica ; in cui il bambino crea delle storie e interpreta dei ruoli. In questo periodo di vita permane una certa labilità tra piano del reale e piano fantastico; cioè per il bambino il gioco diventa quel parametro conoscitivo per orientarsi dentro il mondo reale e viceversa. A cosa serve il gioco simbolico?

- Da senso alle regole : Tramite il gioco il bambino impara a rispettare, a interiorizzare le regole

  • Superare le paure: All’interno del gioco il bambino è consapevole che tutto si svolge tramite la finzione, sfruttando questa caratteristica è possibile affrontare delle paure. - Fornisce il senso dello spazio e del tempo_._
  • Indicatore di disagio : Il gioco specie nella prima fase infantile, è un aspetto costitutivo dell’evoluzione cognitiva, emotiva, comunicativa, relazionale del bambino, può diventare un indicatore di comportamenti anomali. ESEMPIO: può mostrare l’incapacità del bambino di vedere in un oggetto di gioco, altre potenzialità rispetto a quelle da lui riconosciute, ciò suggerisce che la capacità rappresentativa non è sviluppata.

il gioco è un potente attivatore di più competenze , quindi coinvolge tutte le attività di chi partecipa, inoltre è in grado a livello multisensoriale la mente del bambino ; attivando più ambiti apprenditivi, rendendo l’apprendimento più efficace. Il gioco serve a rimettere in campo la persona tutta , questo perché l’alunno che non è solo mente e cognizione, ma anche corpo, contatto col mondo, esercizio di canali sensoriali altri. Il gioco è utile perché aiuta a vincere le sfide , in quanto si basa sulla competitività, sia nei giochi individuali, che in squadra, di fatto comporta una sfida, ma, sotteso a questo meccanismo, c’è una realtà educativamente ben più importante: il gioco consente di verificare in una sfida “cosa posso raggiungere, chi sono io” , quindi la vera sfida che il gioco pone è quella verso me stesso. Il gioco permette di capire realmente quali siano le potenzialità del soggetto, senza però caricarlo di quella preoccupazione relativa alla valutazione. Applicarlo in ambito didattico favorirebbe lo sviluppo della percezione sensoriale, contribuirebbe a migliorare la relazione tra pari e a testare le competenze. VISALBERGHI : Creò un distinguo tra due categorie di gioco:

  • IL GIOCO LIBERO : si instaura spontaneamente in contesti non formalizzati.
  • IL GIOCO DIDATTICO : viene adottato all’interno dello spazio di insegnamento-apprendimento, intendiamo quel gioco che l’insegnante architetta per consentire ai suoi alunni di apprendere più facilmente, di raggiungere un determinato obiettivo, di sviluppare una determinata competenza. Visalberghi afferma che queste due categorie di gioco presentano 3 elementi comuni ed 1 che li differenzia.  IMPEGNATIVI : perché chiamano in causa contemporaneamente tutte le abilità di chi gioca,  CONTINUATIVO : cioè presenta una sua continuità nel tempo, ha una sua durata, lo accompagna per tutto il tempo della vita.  PROGRESSIVO : presenta una sua gradualità di complessità che deve andare di pari passo all’evoluzione della persona. L’aspetto che distingue le due categorie è la sua FUNZIONALITÀ / NON FUNZIONALITÀ. il gioco libero non è un gioco funzionale , il gioco è fine a se stesso, il bambino gioca per giocare, non ha altre finalità. il gioco didattico è funzionale il gioco è finalizzato ed intenzionalmente scelto, selezionato, mod ificato e utilizzato dentro una precisa azione progettuale didattica. VYGOTSKY E FREDDI :

Si sono occupati in modo particolare del gioco comunicativo , che non è solo il gioco linguistico, ma è un gioco che attiva le capacità espressive. Analizzando tre tratti distintivi:

  • SENSORIALITÀ, -MOTRICITÀ -BIMODALITÀ NEUROLOGICA. Alla base del gioco non è presente la dimensione "verbale", che conduce il bambino a sviluppare la capacità comunicative, espressive, relazionali; bensì è la dimensione sensoriale , perché la comunicazione è un “fatto sensoriale” le parole rappresentano solo un segmento di essa. Il gioco dovrà attivare tutti i sensi, tra cui la dimensione anche motoria , poiché come è stato notato in neurodidattica che il nostro è un cervello motorio, in quanto quella che noi chiamiamo “azione cognitiva” di fatto è un’azione motoria del nostro cervello. Ed il comunicare attiva anche il movimento. I giochi proposti devono stimolare l’azione motoria ed in oltre il gioco comunicativo specializza le nostre modalità emisferiche, poiché nella comunicazione sono implicate più aree emisferiche e bisogna imparare ad usarle bene. Inoltre il gioco permette di sviluppare le relazioni interpersonale , che stimolino i rapporti sociali tra i bambini, per questo bisogna utilizzare la dimensione ludica per fare entrare i bambini in contatto con gli altri. DIMENSIONE PRAGMATICA/ESPRESSIVA PRAGMATICA: significa l’imparare ad utilizzare le nuove acquisizioni (apprese mediante il gioco), nel mondo e nella realtà in cui viviamo. Ci riferiamo così al concetto di “ trasferibilità delle competenze ” per cui i bambini apprendono “per la vita”, solo se hanno ben chiaro che ciò che stanno imparando, servirà loro praticamente e pragmaticamente per la vita di tutti i giorni. ESPRESSIVA: è la capacità di condividere la propria dimensione immaginifica , anche con il mondo esterno, (quindi il gioco in questo caso, consente di mostrare agli altri la parte che di solito non emerge. Tra gli altri elementi fondamentali del gioco ritroviamo il concetto di autenticità , cioè il gioco riesce a trasferire competenze quando ricrea situazioni autentiche di vita, situazioni che hanno un certo grado di verosimiglianza con la vita vera, che facilitino il trasferimento degli apprendimenti. Il gioco deve svilupparsi in una dimensione di spontaneità , deve inoltre mantenere il carattere di gioco, altrimenti perde i suoi benefici; quindi, gli alunni non devono avere la consapevolezza del fatto che il gioco è volto al raggiungimento di una competenza o un obiettivo didattico. (ciò deve essere ben presente nella mente dell’insegnante) ATTIVITÀ LUDICHE E LUDIFORMI A SCUOLA

GIOCHI DI ESERCIZIO :

Riguardano tutte quelle attività che mettono in evidenza un uso strategico della lingua e della comunicazione. ESEMPIO : pensiamo ai giochi di ripetizione, giochi di scomposizioni, ricomposizioni, giochi associativi che uniscono parola, testo o immagine; pensiamo ai giochi di incastro che possono essere di incastro sillabico, incastro di parole. Nel gioco di esercizio la costante è l’aspetto analitico , perché naturalmente il gioco di esercizio prevede un’azione di individuazione, incasellamento, utilizzo. Quindi favorisce l'esercizio dell'abilità analitica. Giochi di esercizio possono essere anche giochi di movimento o i giochi che hanno un aspetto mimetico : pensiamo alle interviste, questionari, i role play o dibattiti. Giochi di tipo insiemistico come: i giochi di seriazione, creare delle sequenze, come i domino, giochi di insiemistica numerica con immagini, con simboli, con cifre... I giochi epistemi legati ad aspetti di ragionamento; quindi sono: problem solving o alla catena dei perché di cui ne fanno parte i giochi di carattere anagrammatico, enigmistico, in cui, in sostanza, si rileva, sempre analiticamente, lo schema sotteso alle parole o alle frasi o alla comunicazione o all'interazione. GIOCHI SIMBOLICI: Tutti quei giochi che attivano in senso neuro- didattico , l'emisfero destro , vale a dire, il pensiero divergente. ESEMPIO : creare e ricreare storie, situazioni, ambientazioni, interazioni che possono avere un significato mimetico del reale, o traslato cioè simbolico. Il bambino che gioca a fare il dottore è chiaramente un caso di gioco simbolico e traslazione in cui il bambino, ha introiettato lo schema medico-paziente e lo recupera riproducendolo in senso simbolico con “oggetti-simbolo”. Dentro l'apparato dei giochi simbolici ricadono tutte quelle attività a carattere mimico-espressivo , in cui viene accostato un codice espressivo che coinvolge il corpo ad un altro codice espressivo che può essere: il canto, la musica, la pittura. Rientrano nei giochi simbolici tutte le attività di costruzione libera o semi-strutturata (cartelloni, attività di collage o bricolage) e tutte le attività a carattere manipolativo. Nei giochi simbolici rientra il “ role-play ” in cui si lascia massima apertura e libertà espressiva agli alunni, più regimentato risulta il “ role-making ” in cui l'insegnante offre alcune indicazioni, per esempio: su quali devono essere le azioni portanti dell'interazione, caratterizzazione di ruoli e personaggi. Altra forma ancor più regimentata che è quella del “ role-taking ”, in cui l'insegnante indica: l'ambientazione, i ruoli, le interazioni e le azioni a carico dei ruoli; quindi si restringe il margine di creatività e anche di spontaneità. GIOCHI DI REGOLE:

I giochi di regole così come vengono descritti da Piaget, sono dei giochi che preparano il bambino al riconoscimento di ruoli posizionali, ruoli sociali e funzioni cioè rimanere all’interno di un contesto di regole; il bambino deve riconoscere lo stesso paradigma di regole che disciplinano tutta l'azione della vita sociale. I giochi di regole permettono di attivare il pensiero strategico oltre che quello analitico, sono dei giochi che sviluppano la cura del dettaglio e l'abilità osservativa. Il gioco di regole è di natura competitiva e compare tardivamente alla fine dell'età prescolare, prendendo il posto delle modalità di gioco precedenti. Anche il gioco simbolico è soggetto a regole, tuttavia non ne costituiscono il fulcro, inoltre possono essere modificate in qualsiasi momento con il consenso dei partecipanti. Invece i giochi con regole sono convenzionali e prestabiliti, rappresentano l'essenza del gioco, sono esplicite, devono essere comunicate, accettate e condivise da tutti i partecipanti prima che il gioco abbia inizio. I ruoli sono definiti a priori così come le possibili mosse di ciascuno; ogni eventuale modifica della regola deve essere stabilita prima di iniziare a giocare e viene previsto un sistema di sanzioni per coloro che violano le regole del gioco. CLASSIFICAZIONE SU BASE FUNZIONALE I giochi possono essere anche classificati sulla base delle funzioni che svolgono dentro la vita e l'apprendimento del bambino. Sul piano didattico il gioco mi permette di attivare contemporaneamente più capacità e abilità, ciò permette di categorizzare lo stesso gioco sotto più profili. In ambito didattico è possibile proporre dei giochi digitali che ci consentono di parlare “ gamification ovvero della “ ludicizzazione ”, questo perché esistono delle attività didattiche educative che nel possono assumere la forma di gioco, e quindi divenire ludiformi; di fatto, la gamification rappresenta questo processo. Al concetto della gamification si lega il tema dei “ media education ”, che ha avuto origine con l'avvento dell’era digitale; ma lo studioso Prensky che si è occupato dei nativi digitali, ha affermato che le presenti generazioni di bambini sono caratterizzate da una altissima predisposizione al linguaggio digitale, ciò ha reso i bambini particolarmente versatili nell'uso di una serie di device di tipo digitale, che può addirittura consolidarsi come stile biologico, per cui si può addirittura pensare che sia già presente nel corredo neurofisiologico del nativo digitale una predisposizione al mondo digitale. Ma non tutti gli studiosi concordano con questa tesi, perché se pur è vero che si sta modificando la maniera di esporsi mondo digitale, è ancora troppo presto perché si registri questo cambiamento al livello biologico. CRITERI GUIDA DEL GIOCO Abbiamo visto a laboratorio come potenzialmente non tutti i giochi possono essere utilizzati, al contrario non tutti i giochi vanno bene per ciascuno. Esistono quindi dei “ criteri guida ” che bisogna adottare per capire se possono essere proposti in classe o debbano essere modificati. Il gioco deve mantenere la dimensione di divertimento , accendere anche la competizione, la sfida adrenalinica, il gioco deve mantenere inalterati i suoi attivatori che consentono di percepirlo realmente come gioco. Un secondo aspetto è legato allo spazio fisco e allo spazio relazionale , deve essere idoneo, inoltre lo spazio deve essere funzionale al movimento , cioè il gioco deve essere un'occasione per dare sfogo al movimento corporeo degli alunni. Il gioco deve favorire un certo grado di coesione nel gruppo.

È importante che il gioco venga adattato esistono diversi criteri:

  • SPAZIO DI GIOCO : se il gioco richiede un determinato spazio è necessario riorganizzare lo spazio di gioco in maniera funzionale con quello che ho.
  • POSTURA DEL BAMBINO : alcuni giochi richiedono una particolare postura
  • IL RUOLO DEL BAMBINO E DEI PARTECIPANTI : possono essere modificati, riadattando i ruoli sulla base delle esigenze dei singoli bambini.
  • SCELTA DELL’ATTIVITÀ DI GIOCO : anche il tipo di gioco può essere adattato a secondo dell’obbiettivo che si vuole perseguire (se ho come obbiettivo quello di lavorare sulla manipolazione e il gioco in questione non lo consente, lo dovrò riadattare per inserire elementi legati alla manipolazione.
  • ATTENZIONE DELL’USO DEI MATERIALI (giocattoli mediatori): I materiali adoperati devono essere adeguati alle esigenze di ogni alunno. (Se il gioco prevede una corsa e nello spazio devo utilizzare i coni di traffico per creare il movimento ondulatorio, ma questi coni si possono rivelare un problema per quegli alunni che non hanno una percezione dello spazio corretta, allora li sostituirò con degli elementi che non determinano un problema di scontro con l’oggetto).