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In questo documento viene definito che cosa sia il gioco all'interno dell'ambito educativo didattico ed in che modo si sviluppi la capacità ludica nei bambini secondo gli studiosi Piaget, Frobel e Visalberghi. Viene analizzato: la funzione del gioco simbolico; il gioco come mediatore didattico; la differenza tra attività ludiche e ludiformi. Inoltre vengono classificati i giochi su base evolutiva e funzionale e specificati quali siano i criteri guida del gioco.
Tipologia: Appunti
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Cosa è il gioco in ambito educativo-didattico? Il gioco è un tratto costitutivo della vita del bambino, è un naturale strumento evolutivo nella vita del bambino. A partire dai primissimi anni di vita il bambino comunica attraverso il gioco., in quanto è lo strumento che attiva la comunicazione. L’aspetto centrale del gioco è la ludicità che rappresenta la macro-cornice di tutta la didattica della scuola dell’infanzia, perché il gioco in quella fase d’età rappresenta la modalità apprenditiva più importante per il bambino. Il gioco consente al bambino di sviluppare diverse capacità: Permette di attivare tutte quelle che poi saranno indicate a scuola come competenze trasversali. Inoltre favoriscono la conoscenza del contesto in cui il bambino si trova, quindi sviluppano la capacità di auto-collocarsi nel contesto. I bambini imparano a dare un significato al contesto in cui si trovano. Imparano il senso delle regole , non solo conoscerle dal punto di vista cognitivo, ma attuarle, ciò gli permette di fare esperienza dentro il contesto. Tramite il gioco si sviluppa la capacità di stare con gli altri , di porsi in un rapporto di reciprocità. I bambini imparano a saper gestire le emozioni , cioè riconoscere oltre alle proprie emozioni quelle altrui, imparano a denominarle; quindi, sti avvia un atto di formale riconoscimento delle emozioni. Permette di diventare autonomo , perché si auto-sperimenta in una dimensione spesso di sfida; quindi, il gioco richiede al bambino di mettersi alla prova, di mostrare le competenze che ha acquisito. Come si sviluppa la capacità ludica nei bambini? Come ci suggeriscono gli studi sul gioco effettuati da Piaget, da Frobel e da Visalberghi “ il gioco è quell’attività che ci accompagna per tutta la vita”. Se osserviamo da un punto di vista antropologico l’azione di gioco possiamo notare che subisce delle modifiche sulla base delle diverse fasi di vita in cui ci troviamo, nonostante ciò, costituisce un continuum nell’arco della vita degli individui. Entro il primo anno di vita, il gioco assume un carattere esplorativo, significa che il bambino attraverso il gioco esplora, conosce il mondo circostante. Impara ad esplorarlo attraverso i cinque sensi (ricordiamo però che il canale visivo risulta secondario, questo perché si affina entro i tre anni d’età, per cui non è esattamente la vista il canale privilegiato inizialmente)
Quali sono i tipi di gioco che si sviluppano nei primi anni di vita? Il gioco che si sviluppa nel primo anno di vita è di tipo funzionale , cioè vi è l’utilizzo dei giochi al fine di realizzare “un qualcosa” che risulta strettamente connessa con la funzione stessa dell’oggetto adoperato. Il gioco tra il primo e il secondo anno di vita si sviluppa un gioco di tipo funzionale-rappresentativo , in cui il bambino usa oggetti reali per rappresentare situazioni a lui familiari. ESEMPIO: il bambino che prende in mano una pentola e tramite la sua immaginazione la trasforma in un tamburo; quindi, la pentola acquista la funzione rappresentativa traslata di tamburo, perché in un qualche modo la sua forma tonda, la sua sonorità e la possibilità di essere percossa, rimandano all’azione propria dello strumento musicale. Intorno ai due anni di vita il gioco diventa simbolico , si possono notare i primi tentativi di meta-cognizione. Nel gioco simbolico l’azione sarà il “far finta” che rappresenta per il bambino l’opportunità di fare esperienza (creativa, simbolica, motoria e sensoriale). Durante questa fase i bambini non stanno imitando, ma tendono ad interpretare. L’ulteriore specializzazione del gioco simbolico l’abbiamo nella drammatizzazione, rispetto al gioco simbolico, tutto è mimetico e simbolico. Intorno al terzo anno di vita si aggiunge la capacità immaginifica ; in cui il bambino crea delle storie e interpreta dei ruoli. In questo periodo di vita permane una certa labilità tra piano del reale e piano fantastico; cioè per il bambino il gioco diventa quel parametro conoscitivo per orientarsi dentro il mondo reale e viceversa. A cosa serve il gioco simbolico?
- Da senso alle regole : Tramite il gioco il bambino impara a rispettare, a interiorizzare le regole
il gioco è un potente attivatore di più competenze , quindi coinvolge tutte le attività di chi partecipa, inoltre è in grado a livello multisensoriale la mente del bambino ; attivando più ambiti apprenditivi, rendendo l’apprendimento più efficace. Il gioco serve a rimettere in campo la persona tutta , questo perché l’alunno che non è solo mente e cognizione, ma anche corpo, contatto col mondo, esercizio di canali sensoriali altri. Il gioco è utile perché aiuta a vincere le sfide , in quanto si basa sulla competitività, sia nei giochi individuali, che in squadra, di fatto comporta una sfida, ma, sotteso a questo meccanismo, c’è una realtà educativamente ben più importante: il gioco consente di verificare in una sfida “cosa posso raggiungere, chi sono io” , quindi la vera sfida che il gioco pone è quella verso me stesso. Il gioco permette di capire realmente quali siano le potenzialità del soggetto, senza però caricarlo di quella preoccupazione relativa alla valutazione. Applicarlo in ambito didattico favorirebbe lo sviluppo della percezione sensoriale, contribuirebbe a migliorare la relazione tra pari e a testare le competenze. VISALBERGHI : Creò un distinguo tra due categorie di gioco:
Si sono occupati in modo particolare del gioco comunicativo , che non è solo il gioco linguistico, ma è un gioco che attiva le capacità espressive. Analizzando tre tratti distintivi:
Riguardano tutte quelle attività che mettono in evidenza un uso strategico della lingua e della comunicazione. ESEMPIO : pensiamo ai giochi di ripetizione, giochi di scomposizioni, ricomposizioni, giochi associativi che uniscono parola, testo o immagine; pensiamo ai giochi di incastro che possono essere di incastro sillabico, incastro di parole. Nel gioco di esercizio la costante è l’aspetto analitico , perché naturalmente il gioco di esercizio prevede un’azione di individuazione, incasellamento, utilizzo. Quindi favorisce l'esercizio dell'abilità analitica. Giochi di esercizio possono essere anche giochi di movimento o i giochi che hanno un aspetto mimetico : pensiamo alle interviste, questionari, i role play o dibattiti. Giochi di tipo insiemistico come: i giochi di seriazione, creare delle sequenze, come i domino, giochi di insiemistica numerica con immagini, con simboli, con cifre... I giochi epistemi legati ad aspetti di ragionamento; quindi sono: problem solving o alla catena dei perché di cui ne fanno parte i giochi di carattere anagrammatico, enigmistico, in cui, in sostanza, si rileva, sempre analiticamente, lo schema sotteso alle parole o alle frasi o alla comunicazione o all'interazione. GIOCHI SIMBOLICI: Tutti quei giochi che attivano in senso neuro- didattico , l'emisfero destro , vale a dire, il pensiero divergente. ESEMPIO : creare e ricreare storie, situazioni, ambientazioni, interazioni che possono avere un significato mimetico del reale, o traslato cioè simbolico. Il bambino che gioca a fare il dottore è chiaramente un caso di gioco simbolico e traslazione in cui il bambino, ha introiettato lo schema medico-paziente e lo recupera riproducendolo in senso simbolico con “oggetti-simbolo”. Dentro l'apparato dei giochi simbolici ricadono tutte quelle attività a carattere mimico-espressivo , in cui viene accostato un codice espressivo che coinvolge il corpo ad un altro codice espressivo che può essere: il canto, la musica, la pittura. Rientrano nei giochi simbolici tutte le attività di costruzione libera o semi-strutturata (cartelloni, attività di collage o bricolage) e tutte le attività a carattere manipolativo. Nei giochi simbolici rientra il “ role-play ” in cui si lascia massima apertura e libertà espressiva agli alunni, più regimentato risulta il “ role-making ” in cui l'insegnante offre alcune indicazioni, per esempio: su quali devono essere le azioni portanti dell'interazione, caratterizzazione di ruoli e personaggi. Altra forma ancor più regimentata che è quella del “ role-taking ”, in cui l'insegnante indica: l'ambientazione, i ruoli, le interazioni e le azioni a carico dei ruoli; quindi si restringe il margine di creatività e anche di spontaneità. GIOCHI DI REGOLE:
I giochi di regole così come vengono descritti da Piaget, sono dei giochi che preparano il bambino al riconoscimento di ruoli posizionali, ruoli sociali e funzioni cioè rimanere all’interno di un contesto di regole; il bambino deve riconoscere lo stesso paradigma di regole che disciplinano tutta l'azione della vita sociale. I giochi di regole permettono di attivare il pensiero strategico oltre che quello analitico, sono dei giochi che sviluppano la cura del dettaglio e l'abilità osservativa. Il gioco di regole è di natura competitiva e compare tardivamente alla fine dell'età prescolare, prendendo il posto delle modalità di gioco precedenti. Anche il gioco simbolico è soggetto a regole, tuttavia non ne costituiscono il fulcro, inoltre possono essere modificate in qualsiasi momento con il consenso dei partecipanti. Invece i giochi con regole sono convenzionali e prestabiliti, rappresentano l'essenza del gioco, sono esplicite, devono essere comunicate, accettate e condivise da tutti i partecipanti prima che il gioco abbia inizio. I ruoli sono definiti a priori così come le possibili mosse di ciascuno; ogni eventuale modifica della regola deve essere stabilita prima di iniziare a giocare e viene previsto un sistema di sanzioni per coloro che violano le regole del gioco. CLASSIFICAZIONE SU BASE FUNZIONALE I giochi possono essere anche classificati sulla base delle funzioni che svolgono dentro la vita e l'apprendimento del bambino. Sul piano didattico il gioco mi permette di attivare contemporaneamente più capacità e abilità, ciò permette di categorizzare lo stesso gioco sotto più profili. In ambito didattico è possibile proporre dei giochi digitali che ci consentono di parlare “ gamification ” ovvero della “ ludicizzazione ”, questo perché esistono delle attività didattiche educative che nel possono assumere la forma di gioco, e quindi divenire ludiformi; di fatto, la gamification rappresenta questo processo. Al concetto della gamification si lega il tema dei “ media education ”, che ha avuto origine con l'avvento dell’era digitale; ma lo studioso Prensky che si è occupato dei nativi digitali, ha affermato che le presenti generazioni di bambini sono caratterizzate da una altissima predisposizione al linguaggio digitale, ciò ha reso i bambini particolarmente versatili nell'uso di una serie di device di tipo digitale, che può addirittura consolidarsi come stile biologico, per cui si può addirittura pensare che sia già presente nel corredo neurofisiologico del nativo digitale una predisposizione al mondo digitale. Ma non tutti gli studiosi concordano con questa tesi, perché se pur è vero che si sta modificando la maniera di esporsi mondo digitale, è ancora troppo presto perché si registri questo cambiamento al livello biologico. CRITERI GUIDA DEL GIOCO Abbiamo visto a laboratorio come potenzialmente non tutti i giochi possono essere utilizzati, al contrario non tutti i giochi vanno bene per ciascuno. Esistono quindi dei “ criteri guida ” che bisogna adottare per capire se possono essere proposti in classe o debbano essere modificati. Il gioco deve mantenere la dimensione di divertimento , accendere anche la competizione, la sfida adrenalinica, il gioco deve mantenere inalterati i suoi attivatori che consentono di percepirlo realmente come gioco. Un secondo aspetto è legato allo spazio fisco e allo spazio relazionale , deve essere idoneo, inoltre lo spazio deve essere funzionale al movimento , cioè il gioco deve essere un'occasione per dare sfogo al movimento corporeo degli alunni. Il gioco deve favorire un certo grado di coesione nel gruppo.
È importante che il gioco venga adattato esistono diversi criteri: