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Messa in luce dei tratti più caratterizzanti del Manierismo e della poetica di Tasso
Tipologia: Sintesi del corso
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Nel corso del Cinquecento si verifica un progressivo spostamento della cultura di corte dai comuni e dalle signorie ai grandi Stati moderni. I fattori di questa trasformazione sono molteplici: -Crisi dell’equilibrio politico italiano provocata dalla morte di Lorenzo il Magnifico (1492), che per molto tempo aveva evitato la nascita di scontri fra i principati italiani; -Scoperte del nuovo mondo (1492) scoperta dell’America, by Colombo nel 1492; circumnavigazione dell’Africa, Vasco da Gama e circumnavigazione del globo, by Magellano nel 1519-22; -Consapevolezza della fragilità politica e militare dei piccoli Stati, per via della discesa in Italia del re Carlo VIII (1494) e il sacco di Roma (1527); 1559 Pace di Cateau Cambrésis pone fine ai vari conflitti che eri erano combattuti soprattutto sul suolo italiano: prima le guerre seguite alla spedizione del re di Francia Carlo VIII, poi lo scontro tra Francesco I di Valois e Carlo V d’Asburgo. La pace ridimensiona il potere della Francia e sancisce l’egemonia della Spagna, che consolida il proprio dominio su quasi tutta la penisola italiana. Alcuni stati italiani sono governati direttamente dagli spagnoli (ad esempio: Ducato di Milano, il Regno di Napoli e di Sicilia), le altre regioni pur essendo indipendenti, sono controllate comunque dagli spagnoli. Solo la Repubblica di Venezia e il Ducato di Savoia possono dirsi libere, non sono più controllati dai francesi. 1571 Battaglia di Lepanto la Lega santa, costituita dallo Stato della Chiesa, da Venezia, dalla Spagna e da altri stati italiani, sconfissero a Lepanto i turchi, bloccandone la politica espansionistica. L’EUROPA TRA RIFORMA E CONTRORIFORMA Durante la prima metà del ‘500 viene meno l’unità religiosa europea. 1517 pubblicazione delle 95 tesi contro la pratica della vendita delle indulgenze (L' indulgenza è il perdono dei peccati, perciò chi riceveva l' indulgenza era sicuro, dopo la morte, di andare in paradiso), per mano del monaco agostiniano tedesco Martin Lutero. Martin Lutero viene scomunicato nel 1521; accusato di eresia viene invitato a ritrattare le Tesi, ma non lo fa; Federico il Saggio, lo protegge e gli consente di evitare la pena di morte. La riforma nata su questioni teologiche, diventa anche un problema politico: Carlo V e alcuni principi tedeschi la contrastano, altri principi e alcune città della Germania l’accolgono. La riforma viene appoggiata dalla maggioranza dei principi tedeschi in quanto permette loro di non sottostare al potere della Chiesa romana. L’imperatore Carlo V si oppone. Il conflitto si conclude nel 1555 con la pace di Augusta consente a ciascun principe di stabilire la confessione religiosa del proprio principato. 1545 – 1563 Concilio di Trento la Chiesa cattolica reagisce alla diffusione della Riforma intensificando la propria riforma interna e si pone l’obiettivo di rinnovare all’interno la Chiesa cattolica. Nel Concilio di Trento definisce i paradigmi dell’ortodossia religiosa. Per reprimere le eresie nascono i Tribunali dell’Inquisizione uno dei principali strumenti per l’eliminazione del dissenso religioso (carcerazione dei sospetti, uso della tortura, possibilità di condannare a morte i colpevoli. Parallelamente viene istituito l’indice dei libri proibiti, nel quale sono elencate tutte le pubblicazioni giudicate non ortodosse. Una delle colonne portanti dell’azione di rinnovamento della Chiesa diventa l’ordine dei Gesuiti, fondato da Ignazio di Loyola nel 1534 i gesuiti rivendicano una libertà rispetto alla struttura ecclesiastica, garantendo obbedienza solo al pontefice. I gesuiti di dedicano a difendere la fede dall’eresia e impartiscono l’educazione secondo modelli rigidi all’artistocrazia.
Il termine “Manierismo” è stato applicato recentemente alla letteratura, solo a partire dalla metà del XX secolo. Per molto tempo questa categoria era riservata solo al campo artistico. L’inventore di questa definizione è Giorgio Vasari. Vasari credeva che l’arte moderna fosse iniziata con Giotto e da allora in poi fosse migliorata, raggiungendo la perfezione con i grandi maestri del Rinascimento: Raffaello, e soprattutto Michelangelo. Giunta al massimo livello, essa poteva proseguire solo come imitazione, come “maniera”, soprattutto, appunto, cioè come uno stile che ne imita altri. Nell’imitazione gli artisti dell’epoca cercano comunque strade e poetiche individuali, rompendo così l’equilibrio del canone classico a cui si ispirano. Alle figure armoniose dell’epoca rinascimentale si contrappongono figure contorte, caratterizzate da volti ed emozioni angosciosi. Nella seconda metà del ‘500 la linearità classica viene meno: ciò spiega perché per secoli l’accezione del termine “Manierismo” è stata negativa. Oggi questo concetto viene utilizzato per: -Designare la fase culturale situata tra Rinascimento e Barocco -Spiegare una certa sensibilità artistica e umanistica, che non può dirsi più rinascimentale, ma nemmeno ancora barocca. In letteratura, come nelle arti figurative, non troviamo più quel gusto controllato e armonico che rifletteva l’aspirazione a raggiungere la forma di una bellezza ideale. Ora subentra la tendenza a far emergere emotività nuove, che alterano la regolarità dei modelli e accentuano la componente soggettiva dell’ispirazione. Questo processo coinvolge anche alcune correnti letterarie più convenzionali, come il Petrarchismo: basti pensare alle originali interpretazioni di quel canone operate da Della Casa e Buonarroti e Stampa. Ora il poeta, per differenziarsi, cerca la novità. Se possiamo far coincidere con il Rinascimento il momento di maggior potere della ragione e dell’equilibrio, con il Manierismo entriamo nella sfera di predominio dell’irrazionalità e della dissonanza che trova il suo apice nell’estetica barocca del ‘600. Il Manierismo condivide con il Rinascimento il principio di imitazione. Nei primi quattro decenni del ‘500 in letteratura si cercava di elaborare modelli di riferimento comuni, ispirati all’antichità e destinati ai diversi ambiti della vita e dell’attività dell’uomo. Ma non si trattava ancora di seguire regole fisse, come invece accade durante il secondo ‘500. Prima creatività ed imitazione potevano andare di pari passo. Ora invece la stretta imitazione del modello deve tenere presente norme specifiche per i vari generi letterari, assegnando loro funzioni precise. A dare impulso alla codificazione vi è la diffusione del pensiero aristotelico, in particolare quello contenuto nella Poetica. Im particolare, i princìpi sulle tre unità di tempo, di luogo e di azione influenzano tutta la produzione del ‘500, prevedendo una sola azione scenica, da svolgersi nello stesso luogo e nell’arco di un giorno. Questa norma narrativa riguardava in origine solo il teatro (in particolare tragedia), ma viene ritenuta valida anche per il poema epico (con la sola ovvia eccezione legata al tempo, non circoscrivibile in un’unica giornata). Opere reputate dispersive, frutto della mescolanza di vari episodi e di intrecci (es. Orlando Furioso), non possono essere ammesse secondo i dettami aristotelici. Il “ritorno all’ordine” imposto dalla Controriforma si traduce spesso in conformismo intellettuale. La necessità di adeguarsi alle norme previste dalla religione e alle norme che vincolano il funzionamento dei generi letterari produce negli intellettuali effetti di insofferenza. La vicenda di Tasso è un esempio delle molte biografie e poetiche segnate dall’irrequietezza e dalla follia. E’ l’intera epoca a rivelare un diffuso
riporta di colpo in superficie tutto l’incontenibile e ingestibile dolore causato dalla perdita della donna amata. E Tancredi cede, va fuori di sé. Insopportabile gli è quel sangue, insopportabile gli sono quei lamenti strazianti, di cui egli stesso è la causa. Non può restare un istante di più, e così sen va, abbandona l’impresa. Bifrontismo, Tasso Per bifrontismo si intende lo scontro tra l’ideologia umanistico-rinascimentale (edonismo, ricerca delle gioie terrene, sensualità, gusto per la vita cortigiana, libertà creativa dell’artista), nel cui segno si formò Tasso, e lo spirito austero della Controriforma (improntato al sentimento di vanità dei beni terrenti, al principio di autorità, all’obbedienza alle regole religiose, al rispetto delle regole letterarie aristoteliche, al senso del dovere morale) che diventò poi rigida censura. Il poeta, portavoce della sua inquieta epoca, rifletterebbe nella Gerusalemme una tensione fra spinte unitarie e forze centrifughe, tra piacere vagheggiato ma sempre insidiato dal sentimento della labilità delle cose, dove gli eventi sono soggetti alla volontà della fortuna e la vita è associata all’idea della morte.