Psicologia della disabilità e dell’ integrazione Prof. Gian Mauro Manzoni
Il modello bio-psico-sociale
Il modello bio-psico-sociale è stato elaborato da George Engel verso la fine degli anni ‘70. Esso esprime e
definisce un nuovo concetto di salute; in quest’ottica, la salute non è più vista solo come assenza di malattia
ma come una condizione di benessere a livello:
- Biologico (integrità delle strutture e delle funzioni corporee);
- Individuale/Psicologico (la capacità di svolgere un’attività);
-Sociale (la possibilità di partecipare alla vita sociale);
Questo modello coglie la natura dinamica e reciproca delle interazioni individuo/ambiente e supera la
prospettiva causa-effetto. Ciò significa che la disabilità non è spiegabile solo in termini medici o sociali, ma è
necessario tenere in considerazione entrambi gli aspetti, comprese anche le caratteristiche psicologiche del
soggetto. Anche l’intervento si basa su un modello integrato, capace cioè di considerare la persona disabile
nella sua totalità, tenendo conto dei suoi bisogni, ma anche delle risorse personali e dell’ambiente
familiare, sociale e lavorativo. In particolare:
• Cure mediche e riabilitative tese a supportare la limitazione funzionale che caratterizza la specifica
condizione di salute;
• Interventi basati sui vissuti esistenziali ed emotivi del disabile, sui suoi desideri da realizzare e obiettivi da
raggiungere;
• Interventi di tipo sociale tesi ad eliminare o almeno ridurre le barriere architettoniche, sociali e culturali
La strategia più efficace per realizzare un intervento di tipo bio-psico-sociale consiste nel lavoro di équipes
multi-professionali interagenti al proprio interno e con il paziente. Questa strategia è fondamentale per due
ragioni principali:
• Richiede competenze che non possono essere concentrate in un unico professionista;
• Ogni professionista si focalizza sul proprio settore: la salute fisica (medici, infermieri), la salute mentale
(psicologi, psichiatri), la salute sociale (assistenti sociali, educatori)
Tra gli aspetti più importanti da considerare nella pratica clinica basata sul modello bio-psico-sociale ci
sono:
• La vulnerabilità (diatesi), intesa come quell’insieme di fattori di rischio che possono rendere più probabile
lo sviluppo di un disagio psicologico;
• Lo stress provocato da quelle situazioni che sono percepite dal soggetto come eccessivamente gravose ed
eccedenti le proprie risorse
• Le strategie di coping, cioè le modalità che il soggetto utilizza per far fronte alle situazioni di stress; tali
strategie possono costituire un elemento importante dell’intervento e riguardare sia il soggetto, sia
l’ambiente;
• Le competenze, intese quali potenzialità e risorse che, attraverso l’intervento clinico, possono arrivare a
costituire il bagaglio di abilità che il soggetto ha a disposizione per la gestione della propria condizione di
salute.