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Il concetto di multiculturalismo, analizzando come diverse società affrontano la convivenza tra persone di diversa origine etnica, culturale e religiosa. Vengono esaminati i modelli di integrazione adottati da vari paesi europei, come francia, gran bretagna e germania, evidenziando le differenze tra approcci assimilazionisti, culturalisti e basati sullo status di lavoratore ospite. Inoltre, il testo affronta le sfide legate ai flussi migratori, definendo termini come migrante, rifugiato, richiedente asilo e profugo, e analizzando le politiche di inclusione promosse, con un focus sulle implicazioni sociali e politiche del multiculturalismo nella società contemporanea. Una panoramica completa e approfondita delle dinamiche multiculturali e delle politiche di integrazione, fornendo spunti di riflessione critica sulle sfide e le opportunità che esse comportano per le società moderne.
Tipologia: Appunti
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MULTICULTURALISMO: è l’insieme dei discorsi e dibattiti finalizzati a spiegare come sia possibile
la convivenza entro la stessa unità sociale di persone diverse per origine etnica, tradizioni culturali e religione, in modo che tutti abbiano gli stessi diritti e doveri in quanto cittadini. Per rispondere a questa domanda, derivante dal contatto ravvicinato tra diversità culturali (conseguenza dell’accresciuta mobilità contemporanea), è importante fare riferimento a concetti quali: RAZZA, ETNIA, NAZIONE e PLURALISMO (principio sul quale si fondano le democrazie).
RAZZA ED ETNIA: il concetto di RAZZA è un concetto CLASSIFICATORIO, in quanto servirebbe a
distinguere gruppi di esseri umani in base alle caratteristiche somatiche (ereditarie, quindi genetiche) che presentano (come il colore della pelle o la forma degli occhi). Tuttavia, diversi biologi e genetisti (tra cui LUCA CAVALLI SFORZA), hanno da tempo affermato e dimostrato come il concetto di razza non abbia alcuna rilevanza dal punto di vista biologico in quanto, le differenze nel patrimonio genetico sono molto maggiori tra individui (anche appartenenti alla stessa razza) che tra gruppi di individui. Questo significa che tra un uomo bianco ed un uomo di pelle scura (quindi teoricamente appartenente ad un’altra razza), ci possono essere molte più somiglianze genetiche (a parte il dettaglio che produce una diversa pigmentazione della pelle) di quante ce ne possano essere tra due uomini di pelle bianca (teoricamente appartenenti alla stessa razza). Purtroppo, però, tale concetto non è così irrilevante dal punto di vista SOCIOLOGICO ED ANTROPOLOGICO in quanto, le differenze del colore della pelle, per esempio, sono spesso state interpretate, al fine di mascherare interessi politici ed economici, come indice di differenti attitudini morali, differente intelligenza, differente indole e per legittimare discriminazioni o sfruttamenti. La storia dell’umanità è infatti piena di casi di DISCRIMINAZIONE RAZZIALE (come la persecuzione degli ebrei o la discriminazione contro i neri negli Stati Uniti), spesso sancita legalmente (come le leggi razziali emanate da Mussolini nel 1939). Tuttavia, nella maggior parte delle società contemporanee, la discriminazione razziale legale è otmai stata abolita (seppur questo non escluda la presenza di DISCRIMINAZIONE INFORMALE). Un movimento di protesta nato all’interno della comunità afroamericana proprio al fine di reagire e denunciare la violenza ed il razzismo nei confronti delle persone di pelle nera, spesso commessa dalle forze dell’ordine nelle città americane è il “BLACK LIVES MATTER” (nonostante, in esse ed altre città, sia ancora presente una forte segregazione che porta la popolazione ad occupare quartieri distinti a seconda dell’origine). Negli ultimi anni, sempre a scopo classificatorio, si è sempre più utilizzato, al posto del concetto di razza, il concetto di ETNIA (con il quale si vuole sottolineare l’esistenza di alcuni tratti che accomunano i gruppi sociali, quali la condivisione di una lingua, una tradizione
culturale basata su norme e valori comuni, la credenza di una comune discendenza da un antenato o in un mito fondativo ed il sentimento di appartenere ad una patria). Tuttavia, in merito ad esso, è importante sottolineare e ricordare che, i gruppi etnici, NON rappresentano QUALITA’ IMMUTABILI legate alla biologia degli individui ma si costruiscono storicamente sulla base delle relazioni umane che tendendo a costruire continuamente raggruppamenti attraverso la creazione di appartenenze ed esclusioni. Se prevale una lettura rigida del concetto di etnia, infatti, si rischia di considerare le differenze nei comportamenti come immutabili (cioè non modificabili attraverso il dialogo e la negoziazione), ciò che è spesso all’origine del conflitto etnico.
NAZIONE: la coscienza di appartenere ad una NAZIONE (comunità di persone che condividono
caratteristiche comuni come cultura, lingua, tradizioni, storia e, spesso, un territorio) può svilupparsi secondo due modalità fondamentali: ● dal BASSO: in cui è il sentimento di appartenenza etnica a portare alla nascita di uno Stato-nazione. Avviene quando le persone di un gruppo etnico, sentendosi unite da elementi comuni, rivendicano il proprio diritto a darsi un'organizzazione statale su un territorio e fondano così una nazione. Ad esempio, nel caso di Francia e Spagna, la nazione si è creata quando un'etnia ha preso il predominio sulle altre che sono state "sacrificate" oppure, nel caso della Gran Bretagna, queste altre etnie si sono mantenute ma come minoranze (come gli scozzesi). In altri casi, invece, la nazione è nata dall’emergere della coscienza etnica di entità politiche prima soffocate ed ora libere a seguito della disgregazione dell'entità politica precedente (come per gli Stati nati a seguito della disgregazione dell'Impero Asburgico o dal crollo dell'Unione Sovietica). Questa modalità, quindi, sottolinea la forte valenza politica del concetto di etnia, che è divenuto ancora più rilevante da quando ha preso consistenza a livello internazionale il diritto dei popoli all'autodeterminazione (secondo il quale un gruppo può proclamare la propria autonomia territoriale e rivendicare la separazione dallo Stato-nazione di cui è parte) ● dall’ALTO: lo Stato-nazione nasce per iniziativa di uno stato regionale che spinge altri stati ed etnie simili all'unificazione (come nel caso dell'Italia, che fu unita per iniziativa del Piemonte). In questi casi lo Stato precede la formazione della nazione, ovvero si forma l'entità politica prima che si sviluppi un forte sentimento di appartenenza comune (che quindi risulta debole). Lo Stato deve dunque impegnarsi in una forte politica di uniformazione (realizzata attraverso la scuola, la televisione, i giornali o la leva militare) per costruire una coscienza nazionale. Tuttavia, nonostante questi sforzi,
modello risulta tuttavia incerto in quanto, la mancata assimilazione di alcune fasce di popolazione (come certe fasce della popolazione di origine marocchina), ha causato tensioni sociali e rivolte. ● GRAN BRETAGNA: ha adottato un modello "culturalista", che riconosce l’autonomia culturale delle comunità immigrate (legato anche al fatto che molta immigrazione in Gran Bretagna proveniva dai Paesi del Commonwealth, quindi in parte già legati da un quadro giuridico comune e altri rapporti commerciali). ● GERMANIA: ha adottato un modello basato sul riconoscimento all'immigrato dello status di "lavoratore ospite", con alcuni diritti (tra cui un'abitazione e forme di assistenza anche sanitaria), ma nel quadro di un'integrazione solo parziale e temporanea.
In linea di principio, dunque, il dibattito sul multiculturalismo, parte dal tentativo di conciliare il diritto all’identità culturale con i principi di libertà e uguaglianza. Tratto fondamentale delle moderne società democratiche appare essere il PLURALISMO, che si riferisce alla coesistenza ed al riconoscimento di una molteplicità di visioni, culture, opinioni, credenze e gruppi sociali o politici all’interno dello stesso sistema. Secondo il politologo GIORGIO GALLI, questo principio deve valorizzare la diversità, promuovendo l’accoglienza (e non l’assimilazione) ed il dialogo tra differenze (ciò che permette di acquisire consapevolezze nuove). Solamente in questo modo, trovando un equilibrio con la presenza dell’altro, sarà possibile godere di pari libertà e diritti, evitando che l'affermazione della propria identità avvenga con violenza a scapito di quella altrui.
Il multiculturalismo solleva questioni complesse e cruciali per le società democratiche moderne, che costringe a riflettere sui diritti di chi è diverso da noi ad esprimersi liberamente e sui limiti della democrazia stessa (che è capace di negare questi diritti e di escludere). Un tema centrale è quello sulla TOLLERANZA: il multiculturalismo pone al centro il diritto di ogni individuo o gruppo ad esprimere liberamente la propria identità culturale, religiosa e sociale che, tuttavia, entra spesso in conflitto con le percezioni e le paure che emergono in una società sempre più diversificata (e che generano sospetto, intolleranza, aggressività e razzismo). Nelle società contemporanee, queste reazioni sono spesso frutto di STEREOTIPI, soprattutto in merito alla popolazione islamica (che fu spesso percepita come emblema di terrorismo e pericolo).
IMMIGRAZIONE: a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, l’Europa occidentale
(soprattutto l’Italia) si è vista caratterizzata da un forte aumento del numero di individui che, provenienti da diversi Paesi, cercano di entrare e stabilirsi nel suo territorio. Questo fenomeno ha sollevato importanti domande sulle MODALITA’ DI ACCOGLIENZA E REGOLAMENTAZIONE dei
flussi migratori e sull’ADEGUATEZZA delle misure politiche messe in atto delle autorità nazionali e internazionali nell’affrontare l’emergenza umanitaria degli sbarchi. Da un punto di vista normativo, tali argomenti trovano corrispondenza nell’articolo tre della Convenzione di Ginevra, nell’articolo 10 della Costituzione italiana e nel Diritto internazionale. Nel dibattito pubblico si sono imposte due grandi contrapposizioni: ● tra SICUREZZA ED ACCOGLIENZA: ci si chiede come sia possibile garantire la sicurezza sul territorio nazionale e, al tempo stesso, accogliere coloro che arrivano sul territorio (spesso in condizioni estreme, al limite dell’umano). Sulla base di questa prima contrapposizione si è spesso creato, nell’immaginario sociale, una distinzione tra “rifugiato” da salvare e curare e “clandestino” da identificare, controllare ed espellere. ● tra PERSONE E NON PERSONE: i migranti irregolari sono spesso privi di ogni forma di riconoscimento politico e sociale (ciò che li riduce a “non persone”). Questa disumanizzazione li esclude da ogni forma di partecipazione attiva nella società. In Italia, le POLITICHE DI GESTIONE DEI RIFUGIATI si dividono principalmente in due approcci: l’accoglienza senza integrazione o ACCOGLIENZA EMERGENZIALE (che si basa su interventi di accoglienza temporanea che mirano a solo a soddisfare i bisogni primari dei migranti senza offrire loro prospettive a lungo termine, nè programmi di stabilizzazione o integrazione sociale) e l’integrazione senza accoglienza o INTEGRAZIONE INFORMALE (i rifugiati vengono tollerati ai margini della società, senza il supporto attivo delle istituzioni. La loro sopravvivenza dipende da reti informali, come le comunità etniche, il lavoro in nero e la solidarietà. Questo modello non garantisce alcuna inclusione reale, lasciando i rifugiati in condizioni di precarietà ed esclusione sociale). Al contrario, una PROSPETTIVA AUSPICABILE (di Maurizio Ambrosini) sarebbe quella di favorire l’autonomia (non solo assistenzialismo) dei rifugiati portandoli a divenire, da richiedenti di protezione, a soggetti in grado di provvedere autonomamente alle proprie esigenze e di contribuire, con il loro lavoro, allo sviluppo dei contesti che li accolgono.
ATTUALITA’: negli ultimi anni, alcuni Stati (inclusa l’Italia), si sono trovati a dover gestire
richieste sempre maggiori legate ai flussi migratori. MATTEO SALVINI, cercò di limitare tali richieste attraverso provvedimenti quali il DECRETO SICUREZZA del 2019 ed il DECRETO SICUREZZA BIS. Quest’ultimo, in particolare, assegna al Ministero dell’Interno il potere di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nelle acque italiane per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico. Tra le misure da esso introdotte vi erano pesanti sanzioni penali ed economiche contro tutti i comandanti di navi che avessero effettuato operazioni di salvataggio in mare e successivamente portato i migranti in porti sicuri. Tali condizioni estremiste furono superate nel 2020 quando, con un cambio di governo, si è in parte tornati a una gestione meno rigida rispetto ai provvedimenti dei Decreti Sicurezza. Tuttavia, la
VISIONE IMMIGRATO (“lavoratore ospite”): l’immigraziome viene vista come un fenomeno contingente, di lavoratori temporanei richiamati per rispondere alle esigenze del mercato ma che non devono stabilizzarsi in modo permanente EROGAZIONE PERMESSO DI SOGGIORNO: si ha una visione utilitaristica dove il permesso di soggiorno è collegato al permesso di lavoro ed il licenziamento comportava l’espulsione. Si tende a promuovere la rotazione della manodopera, negando il rinnovo del permesso dopo un certo numero di anni di permanenza. EFFETTI SULL’INCLUSIONE: vi è un'esclusione differenziale dove gli immigrati erano incorporati in alcune aree della società (lavoro) ma esclusi da altre (cittadinanza e partecipazione politica). L'integrazione è al minimo (funzionale alle esigenze del paese ospitante) dove le strutture di accoglienza sono provvisorie, gli investimenti inadeguati per l'insegnamento della lingua e viene ostacolato il ricongiungimento familiare ATTRIBUZIONE CITTADINANZA: ius sanguinis (diritto di sangue, concezione etnica della cittadinanza attribuita in base alla discendenza da cittadini del paese, impossibile conseguirla anche dopo anni di permanenza) ● ASSIMILATIVO
CHI E QUANDO: Francia e USA VISIONE IMMIGRATO: come potenziale cittadino, viene chiesto ai migranti di rendersi indistinguibili rispetto alla maggioranza e vengono trattati dalle istituzioni secondo il principio di uguaglianza (purchè aderiscano alle regole della politica democratica e adottino la cultura della nazione) ATTRIBUZIONE CITTADINANZA: ius soli (per naturalizzazione che, dopo alcuni anni di soggiorno, determinano l'acquisizione della nazionalità. Questo fattore richiede requisiti minimi quali: la fedina penale pulita, la conoscenza della lingua ed al limite alcune conoscenze storiche e relative ai fondamenti costituzionali) CONSEGUENZE: discriminazioni invisibili; alla base di tale modello risiede una convinzione di superiorità del proprio modello civile e nazionale (etnocentrismo), mentre la formazione di comunità minoritarie viene scoraggiata. La presunta uguaglianza sul piano del diritto ha spesso impedito di prendere coscienza delle discriminazioni subite dagli immigrati nel lavoro, nel sistema educativo e nei rapporti sociali. ● PLURALISTA
CHI E QUANDO: può essere distinto in due varianti quale LIBERALE (tipica degli USA degli ultimi decenni, dove le differenze culturali sono tollerate ma non favorite direttamente dallo stato) e MULTICULTURALE (come Canada, implicano la volontà esplicita del gruppo
di maggioranza di accettare le differenze culturali modificando i propri comportamenti sociali e strutture istituzionali) VISIONE IMMIGRATO: immigrati sono visti come delle minoranze discriminate da promuovere e tutelare, portatrici di differenze culturali da riconoscere POLITICHE DI INCLUSIONE PROMOSSE: soprattutto multiculturale: nel mercato del lavoro sono state introdotte le quote etniche per l'accesso a determinati benefici (borse di studio universitarie, impieghi pubblici) al fine di prevenire le discriminazioni in entrambi: sono previsti modesti adattamenti all'impianto normativo, come quelli che consentono anche a chi per lavoro porta un'uniforme, di esibire un simbolo religioso (come turbante o velo) ASPETTI CONTROVERSI: rischio che l’incentivare il manteniamo della lingua e della cultura d'origine favorisca forme di isolamento e ghettizzazione culturale (non viene promosso l'incontro interculturale, ovvero la conoscenza delle culture locali) ● MODELLO IMPLICITO DI INCLUSIONE
CHI E QUANDO: Italia e dei paesi dell'Europa meridionale, che hanno vissuto solo di recente il fenomeno dell'immigrazione (sono quindi caratterizzati da misure parziali ed emergenziali) VISIONE IMMIGRATO: soggetto indesiderato, come un problema da gestire ATTRIBUZIONE CITTADINANZA: ius sanguinis CARATTERISTICHE MODELLO: NON E’ STATO PROGETTATO e costruito dalle istituzioni politiche, NON CI SONO POLITICHE DI RECLUTAMENTO, SCARSA REGOLAMENTAZIONE ISTITUZIONALE (processo di accoglienza e inserimento non è regolato da un quadro normativo chiaro e preciso), INFLUENZA ATTORI SOCIALI (a differenza delle istituzioni nazionali, sono le reti etniche, il volontariato e l'associazionismo a giocare un ruolo predominante nel supportare gli immigrati. Questo evidenzia un modello basato su iniziative locali e informali piuttosto che su interventi sistematici statali), RICEZIONE CONTRASTATA (la popolazione locale ha atteggiamenti ambivalenti nei confronti degli immigrati. Da un lato, ci sono aperture legate a motivazioni umanitarie; dall'altro, ci sono resistenze, spesso alimentate da paure legate alla sicurezza, alla clandestinità e alla percezione che gli immigrati non contribuiscono positivamente all'economia), INSERIMENTO LAVORATIVO (gli immigrati trovano lavoro principalmente nel settore informale, senza contratti regolari e in condizioni precarie. Tuttavia, questa situazione
provengono da Paesi diversi e che finiscono con il convergere in alcune aree, per poi dirigersi verso altri Paesi), dalle CRISI ECONOMICHE (che hanno origine in alcuni centri, per poi coinvolgere altri) o dal TERRORISMO (che senza un coordinamento internazionale fra gli organi politici e di polizia dei vari Paesi, non potrà mai essere limitato. Attualmente, infatti, la tecnologia e la libertà di movimento fra un Paese ed un altro è una delle prime armi a vantaggio dei terroristi, che possono così mascherare le loro identità, acquisirne di nuove, cambiare cittadinanza, trovare coperture e sfuggire ai controlli delle polizie locali, finché queste agiscono sganciate le une dalle altre). Di fronte a un mondo percorso da processi e pressioni che indeboliscono i poteri nazionali, i singoli Stati-nazione si sforzano di MOSTRARSI FORTI, di far vedere che detengono il controllo. In realtà, i governi nazionali di solito possono fare poco per salvaguardare gli interessi locali e spesso finiscono con fare gli interessi delle grandi corporazioni multinazionali, delle grandi banche, a spese dei risparmiatori locali, o devono sottostare a politiche europee poco attente alle esigenze locali.