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personalismo, munier
Tipologia: Sintesi del corso
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Emmanuel Mounier nasce a Grenoble nel 1905, studia alla Sorbona di Parigi, diventando poi insegnante di filosofia. Ed è molto attivo nel campo dell’impegno cristiano nella scuola. Impressionato dalla crisi economica catastrofica del 1929, decide di rinunciare alla cattedra accademica per operare nella società come scrittore operativo. Nel 1932 pubblica la rivista Esprit , come strumento di diffusione di una nuova concezione della vita, che egli chiamerà Personalismo. Nel 1935 sposa, con un matrimonio felice, Henriette Leclerc, anche se il dramma di una figlia gravemente handicappata piomberà come una folgore sulla felicità familiare. Partecipa attivamente alla Resistenza antinazista francese, patendo anche il carcere e la vita clandestina, e riprendendo poi attivamente la sua vita di pubblicista e giornalista. Riprende le pubblicazioni della rivista Esprit dopo la tempesta della seconda guerra mondiale. Muore, colpito da infarto cardiaco, dovuto probabilmente anche alla sua frenetica attività, il 22 marzo 1950.
Egli stesso ha scritto che: «Il personalismo è uno sforzo integrale per comprendere e superare la crisi dell’uomo del secolo Ventesimo nella sua totalità». E sottolinea il valore unico e irripetibile della persona, che: «è il volume totale dell’uomo... È in ogni uomo una tensione fra le tre dimensioni spirituali: quella che sale dal basso e lo incarna in un corpo; quella che è diretta verso l’alto e lo solleva a un universale; quella che è diretta verso il largo e lo porta verso una comunione. Vocazione, incarnazione e comunione sono le tre dimensioni della persona». Se uno di noi ne elimina o non ne cura anche una sola, fallisce nella realizzazione di se stesso. I tre esercizi essenziali per arrivare alla formazione della persona sono: «la meditazione, per la ricerca della mia vocazione; l’impegno, l’adesione a un’opera che è il riconoscimento della propria incarnazione; la rinuncia a se stessi, che è l’iniziazione al dono di sé e alla vita in altri».
Il nemico più negativo della persona - e del personalismo è l’ individualismo , che rinchiude l’uomo in se stesso. Mounier vede prima di tutto nel «capitalismo» un «sovvertimento totale dell’ordine economico, perché il capitalismo svaluta e strumentalizza completamente l’uomo al denaro e al profitto e lo rinchiude paurosamente in se stesso». Ma non per questo Mounier cade nell’esaltazione del Marxismo, che pur esaltando la dimensione sociale e comunitaria dell’uomo, mette in primo piano la componente materiale dell’uomo e finisce per approdare a un «capitalismo di Stato», a un regime totalitario, come quello staliniano, anch’esso schiacciatore totale dell’uomo.
Il personalismo conduce a una società personalista e insieme comunitaria, che eviti di cadere sia nella società spersonalizzata di massa, sia nella società di tipo fascista, fondata su un capo carismatico ritenuto infallibile o nella società socialista distruttrice della dimensione trascendente dell’uomo e della sua tensione verso l’alto. Nasce così uno «Stato pluralista», fondato sulla separazione dei
poteri, come garanzia di ordine senza sacrificare la libertà personale e aperto al dibattito delle idee e dei programmi. Il personalismo di Mounier è così caratterizzato da quello che sì può qualificare come ottimismo tragico. L’ottimismo si fonda sulla persuasione che alla lunga il bene e la verità finiranno per trionfare. L’aspetto tragico deriva dalla realistica valutazione dell’uomo e dalla sua forte tendenza al male e alla violenza, che può sempre scatenarsi, come confermerà drammaticamente e perentoriamente la tragedia immane della seconda guerra mondiale.
L’autentico personalismo si oppone a quella che Mounier denomina la piccola paura del Novecento, che si oppone alla grande paura dell’anno Mille, allorché l’umanità viveva nel terrore della fine del mondo. Ma gli uomini del Medioevo hanno saputo reagire vigorosamente e rimuovere la grande paura, riedificando una società nuova e rivelando prodigiose energie ricostruttrici della vita umana. Invece la piccola paura del Novecento ha un effetto paralizzante, e spinge l’uomo all’edonismo e all’egoismo e alla prevaricazione sfacciata del denaro. E’ la fede cristiana che deve trasformare la piccola paura del XX secolo in una grande paura ricca di iniziative cariche di forza liberatrice. Ma perché la fede possa riacquistare una tale forza, il Cristianesimo contemporaneo ha da spazzar via i compromessi che costituiscono le incrostazioni storiche: «la vecchia tentazione teocratica dell’intervento dello Stato sulle coscienze; il conservatorismo sentimentale che lega la sorte della fede e quella dei regni ormai sorpassati; la dura logica del denaro che guida ciò che invece dovrebbe servire». Il Cristianesimo non si identifica con un ordine stabilito: la tensione escatologica del cristianesimo non permette di considerare perfetta o assoluta nessuna situazione di fatto. L’importante è che il Cristianesimo non diventi il sigillo della sclerosi delle situazioni di fatto ed è ancor più essenziale che il mondo non perda i valori cristiani poiché : «ovunque quei valori scompaiono con il volto cristiano, le forme religiose riappaiono sotto altro aspetto: divinizzazione del corpo, della collettività, della specie nel suo sforzo ascensionale, d’un capo, d’un partito …».