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IL PIENO RINASCIMENTO, Sintesi del corso di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Introduzione al contesto storico e culturale, Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio e confronto tra la Scuola di Atene e il Tondo Doni

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

In vendita dal 14/05/2023

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Introduzione al contesto culturale
Il periodo del Rinascimento, dal ’400 alla prima metà del ’500, coincise con l’instaurazione del
sistema politico assolutistico dei grandi Stati nazionali che caratterizzò l’Europa moderna. Se nella
vita politica si affermò l’onnipotenza della monarchia, nella storia socio-economica assunse rilievo
centrale la figura del mercante.
Il Rinascimento fu un fenomeno europeo, ma le sue radici furono italiane, più precisamente fiorentine:
infatti fu l’Umanesimo fiorentino a promuovere inizialmente il recupero di testi latini e greci, a
riassimilare per primo i modelli dell’antichità classica nei campi dell’arte e della vita intellettuale, a
riscoprire il mondo, l’uomo e la natura quali luoghi primari di elaborazione del sapere.
Le manifestazioni più emblematiche dell’estetica rinascimentale scaturirono dalle arti visive e
dall’architettura (alle quali furono dedicati trattati normativi sulla prospettiva e la “città ideale”), resi
possibili grazie al mecenatismo sia delle corti italiane sia del papato romano.
Il concetto di Rinascimento, come ripresa degli ideali e delle forme dell’arte classica, dopo il
Medioevo, trovò la sua esposizione sistematica nell’opera letteraria di Giorgio Vasari “Vite de’ più
eccellenti architetti, scultori e pittori” edita a Firenze nel 1550.
L’antico, tuttavia, non fu inteso come un modello da imitare, ben come coscienza storica del passato,
fonte di ispirazione per elaborazioni autonome.
Il ’500 fu un secolo caratterizzato da
laceranti e drammatici contrasti: la scossa
della Riforma protestante di Lutero (1517)
e i successivi sviluppi della Controriforma
cattolica furono tutti eventi che alterarono
profondamente i termini dell’operare
artistico.
L’arte diventò ricerca inquieta delle
ragioni dell’azione degli uomini nella
storia, dell’esperienza umana del divino.
Questi contrasti si rispecchiano in modo
esemplare nelle esperienze dei più grandi artisti del momento: nell’indagine sperimentale di
Leonardo; nella bruciante tensione spirituale di Michelangelo; nel misurato e luminoso classicismo
compositivo di Raffaello. Venezia parve vivere più a lungo una felice stagione di classicismo, nella
pittura di Giorgione, ma la vera erede del prestigio di Firenze fu Roma, che conobbe, grazie al
mecenatismo papale, un intenso rinnovamento edilizio e culturale.
Michelangelo Buonarroti
Michelangelo Buonarroti rappresenta il punto culminante dell’arte rinascimentale e lasciò
un’importante eredità che sarebbe poi sfociata nel manierismo: creò molti capolavori nel campo della
scultura, tecnica prediletta, ma anche nella pittura e nell’architettura, e con i suoi quasi 75 anni di
attività influenzò tutti gli artisti del Cinquecento e non solo.
A 13 anni lasciò Caprese, dov’era nato nel 1475, per andare a
Firenze ed entrare nella bottega del Ghirlandaio dove studiò la
statuaria antica. Accolto da Lorenzo il Magnifico nella sua cerchia di
artisti, letterati e filosofi, assorbì quelle dottrine neoplatoniche che
costituiranno una delle componenti essenziali della sua cultura.
I primi capolavori pittorici e scultorei
Il primo capolavoro pittorico di Michelangelo è la Sacra Famiglia
detta Tondo Doni (1504 circa, Firenze, Uffizi). Ma l’opera più
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Introduzione al contesto culturale

Il periodo del Rinascimento, dal ’400 alla prima metà del ’500, coincise con l’instaurazione del sistema politico assolutistico dei grandi Stati nazionali che caratterizzò l’Europa moderna. Se nella vita politica si affermò l’onnipotenza della monarchia, nella storia socio-economica assunse rilievo centrale la figura del mercante. Il Rinascimento fu un fenomeno europeo, ma le sue radici furono italiane, più precisamente fiorentine: infatti fu l’Umanesimo fiorentino a promuovere inizialmente il recupero di testi latini e greci, a riassimilare per primo i modelli dell’antichità classica nei campi dell’arte e della vita intellettuale, a riscoprire il mondo, l’uomo e la natura quali luoghi primari di elaborazione del sapere. Le manifestazioni più emblematiche dell’estetica rinascimentale scaturirono dalle arti visive e dall’architettura (alle quali furono dedicati trattati normativi sulla prospettiva e la “città ideale”), resi possibili grazie al mecenatismo sia delle corti italiane sia del papato romano. Il concetto di Rinascimento, come ripresa degli ideali e delle forme dell’arte classica, dopo il Medioevo, trovò la sua esposizione sistematica nell’opera letteraria di Giorgio Vasari “Vite de’ più eccellenti architetti, scultori e pittori” edita a Firenze nel 1550. L’antico, tuttavia, non fu inteso come un modello da imitare, bensì come coscienza storica del passato, fonte di ispirazione per elaborazioni autonome. Il ’500 fu un secolo caratterizzato da laceranti e drammatici contrasti: la scossa della Riforma protestante di Lutero (1517) e i successivi sviluppi della Controriforma cattolica furono tutti eventi che alterarono profondamente i termini dell’operare artistico. L’arte diventò ricerca inquieta delle ragioni dell’azione degli uomini nella storia, dell’esperienza umana del divino. Questi contrasti si rispecchiano in modo esemplare nelle esperienze dei più grandi artisti del momento: nell’indagine sperimentale di Leonardo; nella bruciante tensione spirituale di Michelangelo; nel misurato e luminoso classicismo compositivo di Raffaello. Venezia parve vivere più a lungo una felice stagione di classicismo, nella pittura di Giorgione, ma la vera erede del prestigio di Firenze fu Roma, che conobbe, grazie al mecenatismo papale, un intenso rinnovamento edilizio e culturale.

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti rappresenta il punto culminante dell’arte rinascimentale e lasciò un’importante eredità che sarebbe poi sfociata nel manierismo: creò molti capolavori nel campo della scultura, tecnica prediletta, ma anche nella pittura e nell’architettura, e con i suoi quasi 75 anni di attività influenzò tutti gli artisti del Cinquecento e non solo. A 13 anni lasciò Caprese, dov’era nato nel 1475, per andare a Firenze ed entrare nella bottega del Ghirlandaio dove studiò la statuaria antica. Accolto da Lorenzo il Magnifico nella sua cerchia di artisti, letterati e filosofi, assorbì quelle dottrine neoplatoniche che costituiranno una delle componenti essenziali della sua cultura. I primi capolavori pittorici e scultorei Il primo capolavoro pittorico di Michelangelo è la Sacra Famiglia detta Tondo Doni (1504 circa, Firenze, Uffizi). Ma l’opera più

celebre è il David marmoreo (1501-1504, Firenze, Accademia), collocato davanti a Palazzo Vecchio come simbolo della libertà della Repubblica fiorentina e insieme incarnazione dell’ideale rinascimentale dell’uomo padrone del proprio destino. L’attività a Roma Nel 1505 papa Giulio II commissionò a Michelangelo il progetto del proprio monumento funebre da erigersi in San Pietro. Nel 1508 Michelangelo assunse un incarico di grande prestigio, quello di affrescare la volta della cappella Sistina, che fu compiuta in quattro anni di solitario lavoro, ponendo al centro le Storie della Genesi (1508-1512). Architetto e scultore a Firenze Nel 1513 Michelangelo tornò a Firenze, dove esordì in campo architettonico con le Tombe Medicee (1525-1534). Dopo la cacciata dei Medici, Michelangelo poté continuare a lavorare grazie all’appoggio di papa Clemente VII. L’ultima produzione Nel 1534 tornò a Roma, dove rimase, salvo brevi spostamenti, fino alla sua morte, nel 1564; qui produsse una sequenza impressionante di capolavori, tra cui il Giudizio Universale, un nuovo progetto per la Basilica di San Pietro, e la Pietà Bandini.

Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio, nato a Urbino nel 1483, in meno di vent’anni di attività realizzò alcuni dei più grandi capolavori della pittura di ogni tempo, fondendo la forma classica alla spiritualità cristiana. Artista molto sensibile alle influenze esterne, dalle quali sapeva cogliere il meglio per trasformarlo sempre in qualcosa di nuovo e personale, imparò dai pittori quattrocenteschi, come Masaccio e Piero della Francesca; fu allievo e collaboratore del Perugino e di Bramante; seppe osservare, e in parte imitare, le opere di Leonardo e Michelangelo. Dalla natia Urbino si spostò nel 1504 a Firenze e da qui, intorno al 1509, a Roma, dove rimase fino alla sua morte, nel 1520. Il linguaggio pittorico Fin dalle sue prime opere Raffaello rivelò l’assoluta originalità del suo linguaggio pittorico accentuando lo spazio architettonico, dando alle figure umane la chiara luminosità del l’equilibrio delle misure e dei gesti e un valore di bellezza immobile, ideale e insieme naturalissima. Le opere degli ultimi anni Negli ultimi anni furono affidati a Raffaello sempre più numerosi incarichi che l’artista realizzò in un alternarsi di momenti di altissima felicità creativa ad altri di crisi e stanchezza: gli affreschi della Sala di Galatea (1511), la decorazione della Madonna della seggiola (1514, Firenze, Palazzo Pitti) e i progetti della cappella Chigi in Santa Maria del Popolo. Le Stanze Vaticane Nel 1508, Raffaello Sanzio ricevette l’incarico di decorare l’appartamento di Giulio II, situato nei Palazzi Vaticani, non lontano dalla Cappella Sistina. Raffaello affrescò tre dei quattro grandi ambienti di forma quadrata che componevano l’appartamento: ● la Stanza della Segnatura (1508-1511), sede di un tribunale ecclesiastico; ● la Stanza di Eliodoro (1511-1514), la sala delle udienze; ● la Stanza dell’Incendio di Borgo (1514-1517), la sala da pranzo privata del papa.