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Analisi e studio metodologiche del Social Work: Processo di Aiuto, Sintesi del corso di Politiche dell'Unione Europea

Una dettagliata analisi del processo di aiuto nel Social Work. Il processo di aiuto si intende come insieme di azioni professionali indirizzate al rapporto con la persona, il contesto e l'organizzazione di riferimento. La qualità del rapporto interpersonale è cruciale per un intervento efficace. le caratteristiche e le fasi metodologiche del processo di aiuto, che va dal riconoscimento delle esigenze all'attuazione del progetto e alla verifica dei risultati. L'obiettivo è quello di sostenere il cambiamento nella persona e nel loro ambiente di vita.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 15/01/2020

conny-cerullo
conny-cerullo 🇮🇹

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RELAZIONE
ANALISI E STUDIO DELLE METODOLOGIE DI SOCIAL WORK
Oggetto: Il processo di aiuto
Per relazione d’aiuto si intende l’insieme delle azioni professionali indirizzate al rapporto con la
persona, il contesto di appartenenza e l’organizzazione di riferimento.
Nell’ambito del servizio sociale ogni richiesta di aiuto attiva un’interazione: la qualità del rapporto
interpersonale rappresenta uno degli elementi più significativi per determinare un processo
d’intervento efficace. E’ importante il clima di fiducia. Bisogna però precisare che, a differenza di
un rapporto di amicizia, la relazione di auto si realizza in un contesto specifico che resta sempre
professionale. La relazione di aiuto pone al centro la persona, ciò significa che l’assistente sociale
deve:
ascoltare più che parlare;
tenere un atteggiamento empatico: cercando di capire ciò che l’altro sente,vive, soffre;
porsi al servizio della persona: aiutando a trovare soluzioni;
fare da specchio: aiutando a riflettere oggettivamente sulla situazione.
Accettare e non giudicare sono le parole chiavi della relazione di aiuto.
La relazione di aiuto si sostanza nel PROCESSO DI AIUTO.
Il processo di aiuto è un insieme di azioni finalizzate che si susseguono nel tempo e che sono tese
a dare aiuto a persone. Si attiva a partire da bisogni individuali o collettivi e si struttura attraverso
un adeguato uso della relazione interpersonale e professionale nei confronti dell’utenza, dove
l’azione professionale è rivolta a promuovere condizioni di benessere e di equilibrio, e l’ambito di
intervento del servizio sociale, che è costituito dallo spazio in cui si realizzano le interazioni tra
persone e sistemi del loro ambiente di vita.
I soggetti coinvolti nel processo di aiuto sono:
-l’utente che pone il problema e chiede l’intervento;
-l’assistente sociale che accoglie, ascolta, attiva le risorse;
-il servizio che mette a disposizione le risorse;
-le persone significative nell’ambiente di vita della persona;
-la comunità.
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RELAZIONE

ANALISI E STUDIO DELLE METODOLOGIE DI SOCIAL WORK

Oggetto: Il processo di aiuto

Per relazione d’aiuto si intende l’insieme delle azioni professionali indirizzate al rapporto con la persona, il contesto di appartenenza e l’organizzazione di riferimento. Nell’ambito del servizio sociale ogni richiesta di aiuto attiva un’interazione: la qualità del rapporto interpersonale rappresenta uno degli elementi più significativi per determinare un processo d’intervento efficace. E’ importante il clima di fiducia. Bisogna però precisare che, a differenza di un rapporto di amicizia, la relazione di auto si realizza in un contesto specifico che resta sempre professionale. La relazione di aiuto pone al centro la persona, ciò significa che l’assistente sociale deve:  ascoltare più che parlare;  tenere un atteggiamento empatico: cercando di capire ciò che l’altro sente,vive, soffre;  porsi al servizio della persona: aiutando a trovare soluzioni;  fare da specchio: aiutando a riflettere oggettivamente sulla situazione. Accettare e non giudicare sono le parole chiavi della relazione di aiuto. La relazione di aiuto si sostanza nel PROCESSO DI AIUTO. Il processo di aiuto è un insieme di azioni finalizzate che si susseguono nel tempo e che sono tese a dare aiuto a persone. Si attiva a partire da bisogni individuali o collettivi e si struttura attraverso un adeguato uso della relazione interpersonale e professionale nei confronti dell’utenza, dove l’azione professionale è rivolta a promuovere condizioni di benessere e di equilibrio, e l’ambito di intervento del servizio sociale, che è costituito dallo spazio in cui si realizzano le interazioni tra persone e sistemi del loro ambiente di vita. I soggetti coinvolti nel processo di aiuto sono:

  • l’utente che pone il problema e chiede l’intervento;
  • l’assistente sociale che accoglie, ascolta, attiva le risorse;
  • il servizio che mette a disposizione le risorse;
  • le persone significative nell’ambiente di vita della persona;
  • la comunità.

L’intervento del servizio sociale è definito come un processo di aiuto che si propone di attivare un cambiamento “sia nel modo di porsi ai singoli, dei gruppi e collettività di fronte ai problemi che li riguardano, sia nel rapporto fra esigenze evidenziate e risposte personali, collettive, istituzionali da attivare o già disponibili”. Non a caso il concetto di cambiamento è presentato come centrale, rispetto alla finalità del servizio sociale. Per Bilodeau infatti la professione è orientata a promuovere il cambiamento, nella direzione della tutela dei diritti umani e sociali e di un miglioramento della qualità di vita. Lo scopo della relazione d’aiuto che l’assistente sociale instaura con l’utente è quello di fargli raggiungere un maggiore livello di autostima, di autonomia, di senso di responsabilità sostenendo un processo di cambiamento nel suo modo di percepire la realtà, di viverla sul piano emotivo, di reagirvi sul piano comportamentale in modo che attraverso anche un uso adeguato delle risorse istituzionali e comunitarie, alle quali l’assistente sociale facilita l’accesso, sia possibile ottenere un cambiamento della situazione socio – ambientale e delle relazioni interpersonali che la connotano. Il vigente codice deontologico infatti afferma che l’assistente sociale “ deve impegnare la propria competenza professionale per promuovere l’autodeterminazione degli utenti e dei clienti, la loro potenzialità e autonomia in quanto soggetti attivi del progetto di aiuto.” L’obiettivo del servizio sociale quindi non è tanto quello di curare una patologia individuale o sociale, quanto quello di sostenere nell’utente un processo di apprendimento di modi diversi di pensare, sentire, agire, che rendano più adeguati e funzionali i suoi sforzi per affrontare e risolvere la sua situazione/problema, anche con il supporto di tutte le risorse materiali ed immateriali che l’assistente sociale può riuscire ad attivare in rapporto al progetto di aiuto che ha fatto con l’utente stesso e che entrambi sono volti a realizzare. Il processo di aiuto del servizio sociale, in questa ottica, si realizza quindi a diversi livelli:

  • sul piano razionale – emotivo, cercando di ottenere un cambiamento nel modo di percepirsi da parte dell’utente, nel modo di percepire la realtà con le difficoltà e i problemi (…)
  • sul piano comportamentale, sostenendo l’utente nell’adempimento di determinati compiti che servono a realizzare il progetto di soluzione dei problemi definito e concordato insieme (…)
  • sul piano organizzativo – promozionale, lavorando sulle risorse istituzionali, sulle reti sociali, sulle forze ambientali positive per coinvolgerle intorno al progetto formulato, costituendo un set di aiuto in grado di sostenere l’utente nel processo di cambiamento personale e relazionale (…).

o indiretti, attività che l’assistente pone in essere in assenza della persona sulla base di prassi professionali.

6. Verifica e valutazione dei risultati ottenuti. Servono a rilevare la qualità dell’intervento e accompagnano tutto il processo di aiuto. 7. Conclusione del processo di aiuto. Momento di fondamentale importanza, dove si giunge alla conclusione di un processo pensato ed agito in quella prospettiva di conclusione. In tutte le fasi l’assistente sociale coinvolge l’utente perché la sua partecipazione al processo di aiuto è indispensabile al fine di favorire il cambiamento, la consapevolezza e la responsabilità della persona. Inoltre è importante sapere che non sempre le fasi si susseguono con un ordine lineare ma la cronologia può variare a seconda delle circostanze e delle opportunità. Tra i vari aspetti che abbiamo analizzato possiamo dire che come ogni relazione, anche la relazione d’aiuto ha una sua gradualità, ben esplicata nel dialogo tra la volpe e il Piccolo Principe: « “Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.“In principio ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino». La relazione, quindi, si alimenta dell’apporto che ciascun soggetto arreca in un percorso scandito dai tempi necessari per conoscersi, se è il caso di fidarsi, e se possibile affidarsi. Nel processo d’aiuto la relazione si costruisce fra almeno due soggetti, ciascuno dei quali è protagonista e responsabile, ma trascende la dimensione biunivoca: la persona va considerata nei suoi intrecci relazionali; l’operatore sociale, quindi, coinvolgerà tutte le risorse necessarie – professionali, personali, socio-ambientali – per aiutare il soggetto e favorirne l’autonomia. Per questo motivo, come dice Dal Pra Ponticelli, l’assistente sociale si colloca nel punto di intersezione fra le persone, i gruppi, le comunità che prestano situazioni di disagio esistenziale. In conclusione possiamo dire che non è facile attuare un processo così complesso, bisogna tener conto di tanti fattori e soprattutto di mirare all’intervento più adeguato. Ogni assistente sociale deve essere aiuto e presenza per l’utente, tenendo conto di un elemento fondamentale: il tempo. Quest’ultimo permetterà di creare basi solide per il progetto e una maggiore conoscenza interpersonale. A contatto con gli utenti infine l’assistente sociale potrebbe rischiare di innescare speranze e attaccamenti, ma ciò non deve accadere per continuare in un percorso solido ed equilibrato.