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Il Risorgimento Italiano, Appunti di Storia

Il periodo storico del Risorgimento italiano, iniziato alla fine del '700 e conclusosi nel 1861 con l'unificazione della penisola italiana. Si parla delle rivoluzioni del 1848, della prima e seconda guerra d'indipendenza, della figura di Camillo Benso conte di Cavour e delle alleanze diplomatiche che portarono all'unificazione. una panoramica generale del periodo storico.

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 16/09/2023

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IL RISORGIMENTO ITALIANO
Il 1848 è conosciuto come “l’anno delle rivoluzioni”: una nuova ondata di moti rivoluzionari investì
l’intera Europa. Il 1848 inoltre fu preceduto da una grave crisi economica che accrebbe il risentimento
popolare contro i sovrani.
In Francia i moti di rivolta del febbraio 1848 misero in fuga il re Luigi Filippo d’Orléans, che, per paura,
rinunciò al trovo e fuggì. Sarebbe stato l’ultimo re di Francia, e proclamarono la Repubblica, che fu
la Seconda Repubblica dopo quella del 1792, introducendo il suffragio universale maschile e alcune
leggi in favore dei lavoratori.
Da Parigi la rivoluzione si estese in tutta Europa: Germania, Prussia e persino Austria (a Vienna). Le
popolazioni si batterono principalmente per ottenere: una Costituzione, l’unità nazionale e
l’indipendenza dal dominio straniero.
In Austria il primo ministro Metternich fu costretto a dimettersi e l’imperatore a promettere la
Costituzione. Tutte le popolazioni sottomesse all’impero, croati, sloveni, Boemi, Slovacchi e soprattutto
Ungheresi erano in agitazione e chiedevano l’indipendenza.
Ricevuta la notizia dei fatti di Vienna, il 17 marzo 1848 Venezia insorge e proclama la Repubblica. Il
18 marzo 1848 toccò a Milano, nelle celebri 5 GIORNATE DI MILANO, la popolazione cittadina
combatte contro gli austriaci guidati dal maresciallo Radetzsky, che il 22 marzo è costretto ad
abbandonare la città. Rapidamente anche tutte le altre città italiane si sollevano contro i loro
dominatori.
In questo contesto si comincia a parlare di Risorgimento per indicare quel processo storico che,
iniziato alla fine del ‘700 con la venuta di Napoleone in Italia, si sarebbe concluso nel 1861 con l’unità
della penisola italiana. Risorgimento significa RINASCITA, RISVEGLIO, RISURREZIONE dell’Italia dopo
secoli di divisione interna e di dipendenza dai paesi stranieri.
LA PRIMA E LA SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA. I lombardi, mentre respingevano gli austriaci,
chiesero al re Carlo Alberto di dichiarare guerra all’Austria, ma lui esitò per timore di essere sconfitto
dal potente esercito austriaco. Solo il 23 marzo, quando ormai Milano si era liberata da sola, il re
intervenne con le truppe, dando inizio alla PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA. Inizialmente gli altri stati
italiani lo appoggiarono, ma poi, temendo (non a torto) che a lui interessasse cacciare gli austriaci per
estendere il suo dominio ad altri territori, si ritirarono (per esempio: il papa disse che non poteva fare
guerra a uno stato cattolico come l’Austria…) e Carlo Alberto fu battuto dagli austriaci e costretto a
chiedere l’armistizio (cioè la sospensione delle attività di guerra, che può essere temporanea o
definitiva). L’anno successivo (1849) Carlo Alberto ci riprovò, ma, nuovamente sconfitto a Novara,
abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II e si ritirò in esilio volontario.
Nonostante la rinuncia del re, le città italiane come Venezia, Roma e Firenze, intesero continuare la
lotta contro gli austriaci e i sovrani: il papa fu messo in fuga (si rifugiò a Gaeta presso Ferdinando II) e
venne proclamata la Repubblica, mentre si cominciò a preparare una Costituzione democratica che
però non entrò mai in vigore.
Nonostante le parziali vittorie, la repressione violenta non tardò ad arrivare. I volontari che arrivarono
da ogni parte d’Italia non bastarono a difendere la Repubblica romana dagli eserciti uniti di Francia,
Spagna, Austria e regno delle Due Sicilie, che ripresero il controllo di Roma, restituendola al papa e,
poco dopo, anche quello di Venezia. Anche in Francia le cose non andavano meglio: il neoeletto
Presidente della Repubblica, Luigi Napoleone Bonaparte, riuscì a rovesciare la Repubblica facendosi
nominare imperatore col nome di Napoleone III; in Austria a Ferdinando I era succeduto Francesco
Giuseppe, che, con l’aiuto della Russia, mise fine al tentativo di indipendenza dell’Ungheria e ristabilì
la sua autorità sui territori dell’impero.
Anche i moti del 1848-49, dunque, fallirono. Gli austriaci tornarono nel Lombardo-Veneto, i sovrani
vennero ristabiliti sui rispettivi troni e ovunque vennero revocate le Costituzioni liberali, tranne che in
Piemonte, dove Vittorio Emanuele II mantenne lo Statuto Albertino nonostante le pressioni degli
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IL RISORGIMENTO ITALIANO

Il 1848 è conosciuto come “l’anno delle rivoluzioni”: una nuova ondata di moti rivoluzionari investì l’intera Europa. Il 1848 inoltre fu preceduto da una grave crisi economica che accrebbe il risentimento popolare contro i sovrani. In Francia i moti di rivolta del febbraio 1848 misero in fuga il re Luigi Filippo d’Orléans, che, per paura, rinunciò al trovo e fuggì. Sarebbe stato l’ultimo re di Francia , e proclamarono la Repubblica , che fu la Seconda Repubblica dopo quella del 1792, introducendo il suffragio universale maschile e alcune leggi in favore dei lavoratori. Da Parigi la rivoluzione si estese in tutta Europa: Germania, Prussia e persino Austria (a Vienna). Le popolazioni si batterono principalmente per ottenere: una Costituzione, l’unità nazionale e l’indipendenza dal dominio straniero. In Austria il primo ministro Metternich fu costretto a dimettersi e l’imperatore a promettere la Costituzione. Tutte le popolazioni sottomesse all’impero, croati, sloveni, Boemi, Slovacchi e soprattutto Ungheresi erano in agitazione e chiedevano l’indipendenza. Ricevuta la notizia dei fatti di Vienna, il 17 marzo 1848 Venezia insorge e proclama la Repubblica. Il 18 marzo 1848 toccò a Milano, nelle celebri 5 GIORNATE DI MILANO, la popolazione cittadina combatte contro gli austriaci guidati dal maresciallo Radetzsky , che il 22 marzo è costretto ad abbandonare la città. Rapidamente anche tutte le altre città italiane si sollevano contro i loro dominatori. In questo contesto si comincia a parlare di Risorgimento per indicare quel processo storico che, iniziato alla fine del ‘700 con la venuta di Napoleone in Italia, si sarebbe concluso nel 1861 con l’unità della penisola italiana. Risorgimento significa RINASCITA, RISVEGLIO, RISURREZIONE dell’Italia dopo secoli di divisione interna e di dipendenza dai paesi stranieri. LA PRIMA E LA SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA. I lombardi, mentre respingevano gli austriaci, chiesero al re Carlo Alberto di dichiarare guerra all’Austria, ma lui esitò per timore di essere sconfitto dal potente esercito austriaco. Solo il 23 marzo , quando ormai Milano si era liberata da sola, il re intervenne con le truppe, dando inizio alla PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA. Inizialmente gli altri stati italiani lo appoggiarono, ma poi, temendo (non a torto) che a lui interessasse cacciare gli austriaci per estendere il suo dominio ad altri territori, si ritirarono (per esempio: il papa disse che non poteva fare guerra a uno stato cattolico come l’Austria…) e Carlo Alberto fu battuto dagli austriaci e costretto a chiedere l’armistizio (cioè la sospensione delle attività di guerra, che può essere temporanea o definitiva). L’anno successivo ( 1849 ) Carlo Alberto ci riprovò, ma, nuovamente sconfitto a Novara, abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II e si ritirò in esilio volontario. Nonostante la rinuncia del re, le città italiane come Venezia, Roma e Firenze, intesero continuare la lotta contro gli austriaci e i sovrani: il papa fu messo in fuga (si rifugiò a Gaeta presso Ferdinando II) e venne proclamata la Repubblica, mentre si cominciò a preparare una Costituzione democratica che però non entrò mai in vigore. Nonostante le parziali vittorie, la repressione violenta non tardò ad arrivare. I volontari che arrivarono da ogni parte d’Italia non bastarono a difendere la Repubblica romana dagli eserciti uniti di Francia, Spagna, Austria e regno delle Due Sicilie, che ripresero il controllo di Roma, restituendola al papa e, poco dopo, anche quello di Venezia. Anche in Francia le cose non andavano meglio: il neoeletto Presidente della Repubblica, Luigi Napoleone Bonaparte, riuscì a rovesciare la Repubblica facendosi nominare imperatore col nome di Napoleone III; in Austria a Ferdinando I era succeduto Francesco Giuseppe , che, con l’aiuto della Russia, mise fine al tentativo di indipendenza dell’Ungheria e ristabilì la sua autorità sui territori dell’impero. Anche i moti del 1848-49, dunque, fallirono. Gli austriaci tornarono nel Lombardo-Veneto, i sovrani vennero ristabiliti sui rispettivi troni e ovunque vennero revocate le Costituzioni liberali, tranne che in Piemonte, dove Vittorio Emanuele II mantenne lo Statuto Albertino nonostante le pressioni degli

austriaci. Per tale ragione il Piemonte divenne la roccaforte dei liberali e luogo di rifugio privilegiato per i patrioti perseguitati negli altri stati italiani. Nel 1852 diventa presidente del consiglio Camillo Benso conte di Cavour, liberale, moderato e sostenitore di una politica fatta di riforme. Era convinto che il progresso politico andasse di pari passo con lo sviluppo economico e, per questo, si impegnò a rendere il regno dei Savoia un paese moderno. Inoltre, la sua abilità diplomatica gli permise di stabilire alleanze che gli sarebbero servite per battere gli Austriaci: partecipò alla guerra di Crimea, nonostante non ne avesse alcun interesse, che era scoppiata tra impero russo e impero ottomano (Cavour aiutò Francia e Inghilterra, che appoggiavano l’impero ottomano, perché temevano che la Russia diventasse troppo potente). La Russia fu sconfitta e Cavour ottenne di partecipare alla Conferenza di Parigi (1856), dove poté esporre alle potenze straniere il problema italiano della forte presenza austriaca, guadagnandosi l’appoggio di Napoleone III, interessato a ridurre il potere dell’Austria. Infatti nel 1858 Cavour e Napoleone III stringono a Plombières un accordo segreto: la Francia avrebbe aiutato il Piemonte contro l’Austria a patto che gli Austriaci avessero attaccato per primi (gli accordi di Plombières ) Cavour doveva ora provocare l’Austria affinché gli dichiarasse guerra così ammassò le truppe al confine col Lombardo-Veneto con la scusa di svolgere un’esercitazione militare. L’Austria allarmata ordinò subito il ritiro delle truppe, ma questo non avvenne, così l’Austria dichiarò guerra al Piemonte: era la SECONDA GUERRA DI INDIPENDENZA ( 26 aprile 1859 ). Con l’aiuto dei francesi gli Austriaci furono sconfitti. Intanto la Toscana, i ducati di Parma e Modena e la Romagna chiedevano di essere annesse al Piemonte liberale, ma tali richieste erano in contrasto con la volontà di Napoleone III, che voleva mettere sui troni dell’Italia centrale dei sovrani a lui amici, e con quella dei cattolici francesi, preoccupati che lo Stato pontificio potesse essere minacciato,così Napoleone III decise di porre fine alla guerra con l’Austria all’insaputa di Vittorie Emanuele II e firmò con l’Austria l’ARMISTIZIO DI VILLAFRANCA, con cui la Lombardia veniva ceduta ai Savoia, mentre il Veneto restava all’Austria. Tuttavia la Toscana, l’Emilia e la Romagna si rifiutarono di rimanere sottomesse ai vecchi sovrani e con un PLEBISCITO (istituto con cui il popolo è chiamato a esprimere la sua volontà su importanti decisioni che riguardano il governo o la struttura dello Stato) la popolazione votò per l’annessione al Piemonte. Con la seconda guerra di indipendenza e con le nuove annessioni il territorio dei Savoia (cioè il Regno di Sardegna, già composto da Sardegna e Piemonte) si era molto ingrandito: comprendeva ora Sardegna, Piemonte, Liguria Lombardia, Emilia-Romagna. I democratici italiani erano in fermento più che mai: intendevano annettere al Regno di Sardegna anche le Due Sicilie. Su iniziativa di Giuseppe Garibaldi si raccoglieva denaro per finanziare l’insurrezione nell’Italia meridionale (anche il re Vittorio Emanuele partecipò di nascosto alla colletta). La notte fra 5 e 6 Maggio 1860 Garibaldi salpa da Quarto (Genova) alla volta della Sicilia con 1000 uomini volontari. Lo scopo era quello di un’Italia unita e monarchica sotto i Savoia. L’11 maggio sbarcano in Sicilia riportando contro i Borboni una serie di vittorie. La vittoria decisiva fu riportata a Milazzo : adesso tutta la Sicilia era nelle mani di Garibaldi. Come fece Garibaldi a battere i Borboni con 1000 uomini? Con l’appoggio del popolo. Infatti l’avanzata di Garibaldi era seguita da rivolte popolari. Ovunque egli arrivasse eliminava la tassa sul macinato e prometteva di distribuire alla gente le terre che avrebbe tolto alla Chiesa. Dopo Milazzo, Garibaldi sbarca in Calabria e prosegue entrando a Napoli quasi senza combattere ( il re Ferdinando era fuggito a Gaeta). Nel frattempo Vittorio Emanuele era preoccupato che Garibaldi, che era stato un mazziniano e che godeva della simpatia del popolo, intendesse, una volta conquistato il Regno delle Due Sicilie, proclamare la Repubblica, così, col consenso di Napoleone III occupò con le truppe regie le Marche e l’Umbria (territori pontifici) e cominciò a scendere verso sud, per bloccare l’avanzata di Garibaldi. Intanto venivano proclamati altri plebisciti che decretarono l’annessione delle Marche, dell’Umbria e del Regno delle Due Sicilie al Piemonte dei Savoia. Il 26 0ttobre Garibaldi e Vittorio Emanuele si incontrarono a Teano (presso Caserta) dove Garibaldi rinunciò al Regno delle Due Sicilie, cedendolo al re. Il Regno di Sardegna comprendeva ormai quasi tutta l’Italia, mancavano al nord il Veneto, Trento e Trieste, che erano in mano agli Austriaci e al centro il Lazio con Roma (nelle mani del pontefice). Il 17 MARZO 1861 Vittorio Emanuele II viene proclamato re d’Italia. Capitale del nuovo regno restava Torino (che era già la capitale del Regno di Sardegna), nonostante Cavour, che mori nel giugno del 1861, prima della sua morte, avesse dichiarato Roma <>. L’unità d’Italia, non era tuttavia ancora completata: mancavano il Veneto, Trento, Trieste e Roma.