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Il risorgimento italiano, processi che portarono all'unificazione del regno d'Italia.
Tipologia: Appunti
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Il Risorgimento italiano è quel periodo storico in cui si verificarono una serie di processi che portarono all’unificazione del Regno d’Italia. Rivolte e guerre daranno forma, nella prima metà del XIX secolo, ad una nuova identità nazionale. Le prime rivolte contro le dominazioni borboniche avvennero tra il 1820 e il 1823 a Napoli, e verso l’impero Austriaco in Piemonte, nei ducati emiliani e nel Lombardo Veneto fino al 1830-1831. Questi moti rivoluzionari scoppiarono grazie alle “sette carbonare”: associazioni segrete legate da vincoli di fedeltà e riservatezza i cui componenti appartenevano spesso alle classi più agiate. I moti delle sette carbonare, però, si rivelarono un fallimento: il principio di riservatezza e segretezza risultò cruciale per i rivoluzionari poiché non portò mai a una rivolta popolare. In Piemonte, Carlo Alberto, divenuto Re del regno di Sardegna nel 1831, nel 1845-46 attua una serie di riforme volte a modernizzare e rendere più efficiente il sistema economico piemontese. A Roma Pio IX, che ha fama di liberale, si pensa possa essere lui a guidare la federazione di Stati Italiani che il popolo ambisce di ottenere. Il 1848 fu un anno di svolta per l’ordine geopolitico italiano. In Francia, Luigi Filippo d’Orleans è screditato e costretto ad abdicare. Impero austriaco è oggetto di rivolte sia a Vienna che in Ungheria. Si hanno le prime rivolte in Sicilia contro i Borboni e il re Ferdinando II è costretto a concedere una Costituzione, Carlo Alberto segue l’esempio borbonico e concede una Costituzione piemontese, “Statuto Albertino” il 4 marzo 1848 in vigore fino al 1946. Metternich presenta le dimissioni, ben presto la voce arrivò oltralpe dove ci furono rivolte a Venezia e poi Milano (5 giornate di Milano): la popolazione in armi mette in fuga l’esercito austriaco. I liberali piemontesi spingono Carlo Alberto a dichiarare guerra (25 marzo): le prime vittorie le ottengono i sabaudi a Goito e Pastrengo ma vennero sconfitti a Custoza il 23-25 Luglio. Il 9 agosto viene firmato l’armistizio, l’Austria si riorganizza. Venezia viene proclamata repubblica, Federico II toglie la costituzione e reprime con il sangue le rivolte. Pio IX fugge a Gaeta e Roma diventa una repubblica e si sperimentano le prime forme di parlamentarismo. Nel febbraio 1849 il Piemonte decide di attaccare nuovamente l’Austria ma a Novara subisce una grossa sconfitta e Carlo Alberto abdica a favore di Vittorio Emanuele II. L’insuccesso della prima guerra di indipendenza si trova nella mancata coordinazione tra esercito regolare e volontari. Nel 1851 Camillo Benso conte di Cavour assume un ruolo politico molto rilevante, da ministro a Presidente del Consiglio cerca di guadagnare l’attenzione nel panorama europeo mandando un contingente al fianco di Napoleone III nella guerra di Crimea contro l’impero Austriaco. La seconda guerra di indipendenza si apre nell’aprile del 1859: le truppe franco-piemontesi sconfiggono l’esercito imperiale a Palestro e Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrano a Milano. La Francia firma l’armistizio con l’Austria senza consultare il Piemonte. Nei ducati emiliani e in Toscana nascono governi provvisori che preparano l’annessione al Piemonte attraverso i plebisciti. Alla Francia vanno Savoia e Nizza come concordato. Garibaldi, condottiero che già combatté per l’indipendenza in Sud America di Brasile e Uruguay, organizza una spedizione militare in Sicilia. I “Mille” sbarcarono a Marsala sconfiggendo l’esercito borbonico fino a Napoli, mentre le truppe piemontesi sconfiggono le truppe papali a Castelfidardo scendono la penisola fino a Napoli. Il 17 Marzo 1861 viene proclamato il Regno d’Italia.