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Illuminismo milanese e napoletano, Appunti di Italiano

illuminismo milanese e napoletano con Verri, Beccaria, Parini, Goethe. Vita e opere di tutti gli autori con approfondimenti.

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 26/04/2023

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Illuminismo milanese
Pietro Verri
Personalità centrale dell’illuminismo lombardo è il conte Pietro Verri nato a Milano nel 1728, da vita
all’Accademia dei Pugni così detta perché le discussioni finivano spesso in risse, tea gli aderenti troviamo
anche Cesare Beccaria. Dall’Accademia nacque Il Caffè che uscì dal maggio 1764 al giugno 1766 ogni dieci
giorni, si realizza così il suo progetto riformista di collaborare alla gestione del potere. L’arrivo dei francesi a
Milano gli offrì l’opportunità di avere un coinvolgimento con pubblico, dopo la sospensione da ogni incarico
nel 1786, ma l’impegno si rivelò gravoso per la sua salute ed egli morì il 28 giugno 1797.
L’importanza di Verri all’interno degli illuministi si lega innanzitutto nella sua instancabile attività di
organizzatore e di giuda, sia l’Accademia che Il Caffè sono entrambe per la cultura milanese del Settecento
decisive. Pietro Verri scrisse un’importante opera di carattere storico-giuridico le Osservazioni sulla tortura
dove l’autore dimostra su quali assurdi pregiudizi si fondi la pratica della tortura a fini giudiziari.
Cesare Beccaria
Di argomento affine a quello di Verri è i Delitti e delle pene di Cesare Beccaria, il testo più noto
dell’illuminismo italiano. Cesare Beccaria nasce a Milano nel 1738 da una famiglia ricca e nobile, di
carattere riservato e pigro, nel 1762 nacque sua figlia Giulia futura madre di Alessandro Manzoni, morì nel
1794.
Dei delitti e delle pene fu stampata nel 1764 a Livorno e l’autore aveva preferito comparire anonimo nel
timore di attacchi personali, l’opera è divisa in 42 brevi capitoli e lo scopo dell’opera è quello di dimostrare
l’assurdità e l’infondatezza del sistema giuridico vigente che si rivela un mostruoso meccanismo di potere
dietro il quale si profila l’ingiustizia dell’intera società.
In particolare Beccaria si scaglia contro la pena di morte e contro le pratiche della tortura ritenuta inefficace
perché un uomo pur di far smettere la tortura preferisce confessare per farli smettere che continuare a subire
le pene. La pena di morte per Beccaria non è efficace perché primo è utilizzata solo per dare spettacolo e non
da un esempio, inoltre non spaventava perché da un punto di vista religioso i colpevoli sapevano di essere
poi perdonati da Dio e non avevano paura delle conseguenze. Al tempo di Beccaria la pena di morte era
praticata da tutti i sistemi giudiziari e secondo il quale il potere del sovrano derivava da Dio quindi il
monarca poteva decidere sul diritto di vita e di morte dei sudditi.
Il saggio di Beccaria riesce a influenzare le scelte politiche di alcuni sorani tra cui: la zarina Caterina II, il
granduca di Toscana Pietro di Lorena.
Illuminismo napoletano
Illuminismo napoletano avrà una storia tragica perché molti intellettuali perderanno parte alla rivoluzione
partenopea due 1799, sarà una guerra mostruosa tre filo-borbonici e i rivoluzionari che sostenevano gli ideali
della rivoluzione francese.
In questo periodo, nel Settecento, Napoli diventa un centro editoriale. Tra gli illuministi di questo periodo
troviamo Antonio Genovesi uno dei maggiori promotori dell’Illuminismo a Napoli e si dedicò alla filosofia
e fu fautore del pensiero che il lavoro è il motore di sviluppo in quanto grazie ad esso girano più soldi. Nella
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Illuminismo milanese

Pietro Verri

Personalità centrale dell’illuminismo lombardo è il conte Pietro Verri nato a Milano nel 1728, da vita all’Accademia dei Pugni così detta perché le discussioni finivano spesso in risse, tea gli aderenti troviamo anche Cesare Beccaria. Dall’Accademia nacque Il Caffè che uscì dal maggio 1764 al giugno 1766 ogni dieci giorni, si realizza così il suo progetto riformista di collaborare alla gestione del potere. L’arrivo dei francesi a Milano gli offrì l’opportunità di avere un coinvolgimento con pubblico, dopo la sospensione da ogni incarico nel 1786, ma l’impegno si rivelò gravoso per la sua salute ed egli morì il 28 giugno 1797. L’importanza di Verri all’interno degli illuministi si lega innanzitutto nella sua instancabile attività di organizzatore e di giuda, sia l’Accademia che Il Caffè sono entrambe per la cultura milanese del Settecento decisive. Pietro Verri scrisse un’importante opera di carattere storico-giuridico le Osservazioni sulla tortura dove l’autore dimostra su quali assurdi pregiudizi si fondi la pratica della tortura a fini giudiziari.

Cesare Beccaria

Di argomento affine a quello di Verri è i Delitti e delle pene di Cesare Beccaria, il testo più noto dell’illuminismo italiano. Cesare Beccaria nasce a Milano nel 1738 da una famiglia ricca e nobile, di carattere riservato e pigro, nel 1762 nacque sua figlia Giulia futura madre di Alessandro Manzoni, morì nel

Dei delitti e delle pene fu stampata nel 1764 a Livorno e l’autore aveva preferito comparire anonimo nel timore di attacchi personali, l’opera è divisa in 42 brevi capitoli e lo scopo dell’opera è quello di dimostrare l’assurdità e l’infondatezza del sistema giuridico vigente che si rivela un mostruoso meccanismo di potere dietro il quale si profila l’ingiustizia dell’intera società. In particolare Beccaria si scaglia contro la pena di morte e contro le pratiche della tortura ritenuta inefficace perché un uomo pur di far smettere la tortura preferisce confessare per farli smettere che continuare a subire le pene. La pena di morte per Beccaria non è efficace perché primo è utilizzata solo per dare spettacolo e non da un esempio, inoltre non spaventava perché da un punto di vista religioso i colpevoli sapevano di essere poi perdonati da Dio e non avevano paura delle conseguenze. Al tempo di Beccaria la pena di morte era praticata da tutti i sistemi giudiziari e secondo il quale il potere del sovrano derivava da Dio quindi il monarca poteva decidere sul diritto di vita e di morte dei sudditi. Il saggio di Beccaria riesce a influenzare le scelte politiche di alcuni sorani tra cui: la zarina Caterina II, il granduca di Toscana Pietro di Lorena.

Illuminismo napoletano

Illuminismo napoletano avrà una storia tragica perché molti intellettuali perderanno parte alla rivoluzione partenopea due 1799, sarà una guerra mostruosa tre filo-borbonici e i rivoluzionari che sostenevano gli ideali della rivoluzione francese. In questo periodo, nel Settecento, Napoli diventa un centro editoriale. Tra gli illuministi di questo periodo troviamo Antonio Genovesi uno dei maggiori promotori dell’Illuminismo a Napoli e si dedicò alla filosofia e fu fautore del pensiero che il lavoro è il motore di sviluppo in quanto grazie ad esso girano più soldi. Nella

sua opera “discorso sopra il vero fine delle lettere delle scienze” sostiene la necessità di rivolger è a fini pratici la ragione così da ottenere il bene concreto degli uomini. Se Genovesi vuole mantenere sempre le distanze dall’Illuminismo per fedeltà un’originale forma di moderatismo Ferdinando Galiani partecipò vivacemente al clima parigino ed è considerato un illuminista pessimista e perfino scettico c’è un illuminista anomalo. Gaetano Filangieri nato a Cercola si laurea in giurisprudenza e la sua opera più importante è “La scienza della legislazione” uscita a partire dal 1780 un volume alla volta, all’interno della quale propone come forma di governo una monarchia illuminata. Negli anni successivi alla morte di Genovesi la scuola meridionale si riuscisse in due tendenze: la prima restava fedele al carattere moderato delle posizioni del maestro mentre la seconda si spostò su posizioni sempre più radicali formulano progetto rivoluzionario.

Giuseppe Parini

Giuseppe Parini nasce il 23 maggio 1729 in Brianza in provincia di Lecco suo padre era un commerciante di seta ma si prende cura di lui una ricchissima prozia accogliendolo a 12 anni a Milano il suo sordo poetico inizia nel 1752. Tra il 1752 e il 1754 la vita di Parini subì una svolta decisiva fu colto nell’Accademia dei trasformati, uno dei più prestigiosi centri culturali di Milano introdotto così nell’ambiente della nobiltà intellettuale milanese infine divenne precettore presso il Duca Serbelloni e dopo otto anni viene licenziato e viene assunto presso la famiglia Imbonati. Presso l’Accademia dei trasformati Parini acquisto un notevole prestigio e questo crebbe ancora di più dopo la pubblicazione del mattino e del mezzogiorno, dopo la morte del conte Imbonati Parini perse l’incarico di precettore e così ottenne altri svariati incarichi. Nel 1763 pubblica il suo capolavoro che resterà incompiuto il giorno scritto in un endecasillabo sciolto cioè senza l’uso della rima. Allo scoppio della rivoluzione in Francia Parini reagisce in modo ambivalente: da una parte confine la possibilità di moralizzazione più piena dei principi illuministici e dall’altra temi eccessi del movimento rivoluzionario accetta tuttavia gli incarichi che i francesi vollero affidargli. Muore a Milano il 15 agosto

Il giorno , nello stile simile all’Iliade, è la storia di un giovane che si sveglia tardi a mezzogiorno e descrive la sua vita faticosa con un tono ironico che caratterizza lo stile di Parini. La composizione degli Odi abbraccia gli anni dal 1757 al 1795 cioè tutto intero periodo della sua produzione maggiore. La prima edizione è uscita nel 1791 e contiene 22 testi, la seconda pubblicato nel 1795 ne presenta 25, si possono perciò evidenziare per gli ho the tre fasi compositive. La prima fase va dal 1757 al 1770 circa sono caratterizzate da temi sociali e civili presentano anche una denuncia della civiltà moderna. La seconda fase si concentra sulla funzione sociale della cultura e dell’educazione e tale fase si estende dal 1777 al 1785. La terza e ultima fase abbraccia gli anni dal 1787 al 1795 ed è caratterizzata da loro piacimento malinconico e nostalgico sui temi dell’interiorità esistenziale e di questi odi fanno parte “il dono” è l’ultima portata a termine dal poeta “alla musa”. Il Giorno Capolavoro di Parini il Giorno poema in endecasillabi sciolti, cioè senza l’uso della rima, un poema all’incrocio fra il genere didascalico e quello satirico. È diviso in quattro parti : il mattino, il mezzogiorno, il vespro e la notte.

scrittore continua a lavorare al tema ma a poca poco cresce influenza del classicismo sensibilità dominante nella cultura degli ultimi decenni del settecento. Nel 1790 viene pubblicato un testo dal titolo Faust, un frammento, la prima parte appare nel 1808 con il titolo Fausto prima parte della tragedia e nel dicembre del 1832 viene pubblicata postuma la seconda parte della tragedia. Goethe non inventa la storia di Faust ma rielabora un’antica leggenda popolare fondata su un personaggio storico Georg Faust un mago tedesco di secondo ordine vissuto del primo cinquecento. Le vicende relative a Fausto vengono trasformate in leggende dall’autore anonimo di un libro popolare pubblicato nel 1587 a Francoforte, accanto da questa tradizione popolare c’è poi una colta in questo secondo ambito è importante il rifacimento di Christopher Marlowe. Goethe conosceva certamente anche i tentativi di un altro importante drammaturgo tedesco Lessing che collegava il razionalismo illuministico allo spirito dell’umanissimo. Il Faust ha inizio con due prologhi: il Prologo sul teatro e il Prologo in cielo. Nel Prologo in cielo, invece, Mefistofele scommette con Dio di riuscire a sedurre il medico e teologo Faust, che ha sempre mantenuto una condotta impeccabile. Mefistofele infatti è convinto che l’uomo usi la ragione per scopi malvagi e non per avvicinarsi al Cielo. Il doppio prologo consente al lettore di orientarsi in modo corretto nell’intrapendere il senso dell’opera. Alla fase giovanile a partire il dramma Gotz von Berlichingen dalla mano di ferro e dove il primo soggiorno a Weimar composti la tragedia Ifigenia in Tauride, alla seconda fase si legano il Torquato tasso e l’Egmont. Il romanticismo tedesco non si caratterizza solo per il gusto di Shakespeare influenza che esercita su di esso il pietismo c’è una tendenza religiosa nata alla fine del seicento contro l’ortodossia protestante, io pietrischi inoltre valorizzano l’innocenza della natura e sostengono il ritorno a costumi patriarcali. Tracce della formazione pietrifica si trovano anche nel primo romanzo di Goethe i dolori del giovane Werther uscito nel 1774 e grazie a questo romanzo il wertherismo diventa una moda fra i giovani non mancarono casi di suicidio suggeriti dalla vicenda di romanzo. L’opera è divisa in due libri : il primo è un giovane borghese Werther si rifugia in compagnia a contatto con la natura portando con sé solo i libri dell’amato Omero e conosce Lotte, diminutivo di Charlotte che fa da madre a numerosi fratellini, la frequenta liberamente in assenza del fidanzato di lei Alberto. Quando lui torna diventa amico di Werther e tra i due scoppia uno di senso a proposito di suicidio ed è qui che si scontrano le due personalità quella geniale e turbinosa di Werther e pacata e riflessiva di Alberto. Comincia qui il secondo libro, Werther decide dopo qualche mese di tornare presso lotte e Alberto che nel frattempo si sono sposati, una sera la donna che si è accorta di amarlo lo abbraccia ma poi gli intima di allontanarsi e allora Werther mando a chiederle la pistola di Alberto i così lui si uccide sparandosi alla testa. Il fenomeno del wertherismo indusse i lettori a concentrarsi sulla infelice storia d’amore chi tanta fortuna avrà in epoca romantica molte persone vedono nel protagonista un ribelle attraverso cui Goethe esprimerebbe il proprio rifiuto della società aristocratico-feudale e del conformismo borghese, rientrerebbe in questa concezione anticonformista e rivoluzionaria. Nel frattempo è uscito l’altro grande romanzo di Goethe le affinità elettive del 1809, i protagonisti sono una coppia di sposi Carlotta ed Eduardo che vivono in una villa di campagna vide sconvolta la loro vita dall’arrivo di due ospiti Otilia il capitano. Il romanzo ruota dunque intorno al tema romantico dell’amore- passione, ogni personaggio si muove quindi per questo motivo in atmosfera di alta dignità umana e di contenuta tragedia. Anche nello stile di elemento romantico è controllato dalla compostezza classica.