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Immanuel Kant e il criticismo, Dispense di Filosofia

I presupposti storico-filosofici per il criticismo kantiano. Kant propone soluzioni per superare la crisi della filosofia, della metafisica e della morale dell'Illuminismo. Il documento spiega le differenze tra razionalismo ed empirismo e come Kant abbia introdotto il concetto di giudizio sintetico a priori. Viene presentata la vita e le opere principali di Kant.

Tipologia: Dispense

2020/2021

In vendita dal 25/06/2022

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CRITICISMO
Presupposti storico-filosofici per il criticismo kantiano
Situazione esistente:
Filosofia: dominano il razionalismo e l’empirismo
Scienze: hanno avuto grande sviluppo da Galilei a
Newton, nonostante lo scetticismo di Hume
Metafisica: è in crisi in conseguenza
all’Illuminismo
Morale: si dibatte fra incertezze contrastanti
(edonismo, utilitarismo, altruismo…) suscitate
dall’Illuminismo
Soluzioni proposte da Kant:
Filosofia: superamento delle due concezioni con
l'introduzione di un nuovo tipo di conoscenza che
si avvale simultaneamente dell'esperienza e delle
forme a priori
Scienze: la matematica e la fisica, in particolare,
hanno piena validità scientifica
Metafisica: non può essere conosciuta dalla
ragione (agnosticismo)
Morale: È fondata sulla ragione umana, intesa
come autoregolatrice del comportamento
Sterilità del razionalismo particolarità dell'empirismo
I razionalisti, da Cartesio a Leibniz a Wolff,
presuppongono a priori ( indipendentemente)
dall'esperienza nella mente umana le idee innate,
accettate dogmaticamente, cioè senza
dimostrazione. I loro giudizi si dicono analitici a
priori in quanto non derivano dall'esperienza (a
priori) ed il predicato del giudizio è ricavato
dall'analisi del soggetto del giudizio stesso analitici):
perciò non aggiungono niente di nuovo (sterilità),
ma rendono semplicemente esplicito ciò che già è
stato detto. Esempio: Il corpo è esteso: il concetto
di estensione, espresso dal predicato, è già
contenuto nel concetto di corpo, che è il soggetto
del giudizio. Tali giudizi sono perciò universali
(perché fondati sulle idee innate, patrimonio di tutti)
e necessari in quanto non possono essere diversi),
ma sterili (perché non offrono ulteriori conoscenze)
Gli empiristi, da Locke a Hume, muovono
dall'esperienza, rifiutando ogni forma di innatismo.
I loro giudizi si dicono sintetici a posteriori,
perché formati dal l'unione (sintetici) dei dati
sensibili (a posteriori); il loro predicato aggiunge
qualcosa di nuovo al concetto che fa da soggetto
allo stesso giudizio. Esempio: Questo corpo è
pesante: il concetto di pesantezza espresso dal
predicato apporta una particolarità in più al
concetto di corpo, ma le conclusioni di questi
giudizi, pur offrendo nuove conoscenze, non sono
universali né oggettive perché ricavate dal
particolarismo dell'esperienza e quindi soggette
fatalmente allo scetticismo. Tali giudizi sono perciò
fecondi (consentono nuove conoscenze) ma non
universali né necessari (in quanto limitati al singolo
caso e soltanto al momento particolare della
percezione)
Kant fu erede dell’Illuminismo e anticipatore del Romanticismo: mostra infatti grande fiducia nella ragione
ma allo stesso tempo si definisce innamorato deluso (innamorato dell’idea di conoscere l’infinito ma deluso
perché non può conoscerlo: cielo stellato sopra di me e legge morale dentro di me, Critica della ragion pratica)
La filosofia kantiana è una “filosofia del limite”, agnostica, dogmatica ma che diventerà adogmatica.
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CRITICISMO

Presupposti storico-filosofici per il criticismo kantiano Situazione esistente: Filosofia : dominano il razionalismo e l’empirismo Scienze : hanno avuto grande sviluppo da Galilei a Newton, nonostante lo scetticismo di Hume Metafisica : è in crisi in conseguenza all’Illuminismo Morale : si dibatte fra incertezze contrastanti (edonismo, utilitarismo, altruismo…) suscitate dall’Illuminismo Soluzioni proposte da Kant: Filosofia : superamento delle due concezioni con l'introduzione di un nuovo tipo di conoscenza che si avvale simultaneamente dell'esperienza e delle forme a priori Scienze : la matematica e la fisica , in particolare, hanno piena validità scientifica Metafisica : non può essere conosciuta dalla ragione ( agnosticismo ) Morale : È fondata sulla ragione umana , intesa come autoregolatrice del comportamento Sterilità del razionalismo particolarità dell'empirismo I razionalisti , da Cartesio a Leibniz a Wolff, presuppongono a priori ( indipendentemente) dall'esperienza nella mente umana le idee innate , accettate dogmaticamente , cioè senza dimostrazione. I loro giudizi si dicono analitici a priori in quanto non derivano dall'esperienza (a priori) ed il predicato del giudizio è ricavato dall'analisi del soggetto del giudizio stesso analitici): perciò non aggiungono niente di nuovo ( sterilità ), ma rendono semplicemente esplicito ciò che già è stato detto. Esempio: Il corpo è esteso: il concetto di estensione, espresso dal predicato, è già contenuto nel concetto di corpo, che è il soggetto del giudizio. Tali giudizi sono perciò universali (perché fondati sulle idee innate, patrimonio di tutti) e necessari in quanto non possono essere diversi), ma sterili (perché non offrono ulteriori conoscenze) Gli empiristi , da Locke a Hume, muovono dall'esperienza, rifiutando ogni forma di innatismo. I loro giudizi si dicono sintetici a posteriori , perché formati dal l'unione (sintetici) dei dati sensibili (a posteriori); il loro predicato aggiunge qualcosa di nuovo al concetto che fa da soggetto allo stesso giudizio. Esempio: Questo corpo è pesante: il concetto di pesantezza espresso dal predicato apporta una particolarità in più al concetto di corpo, ma le conclusioni di questi giudizi, pur offrendo nuove conoscenze, non sono universali né oggettive perché ricavate dal particolarismo dell'esperienza e quindi soggette fatalmente allo scetticismo. Tali giudizi sono perciò fecondi (consentono nuove conoscenze) ma non universali né necessari (in quanto limitati al singolo caso e soltanto al momento particolare della percezione) Kant fu erede dell’Illuminismo e anticipatore del Romanticismo: mostra infatti grande fiducia nella ragione ma allo stesso tempo si definisce innamorato deluso (innamorato dell’idea di conoscere l’infinito ma deluso perché non può conoscerlo: cielo stellato sopra di me e legge morale dentro di me , Critica della ragion pratica) La filosofia kantiana è una “filosofia del limite”, agnostica, dogmatica ma che diventerà adogmatica.

Immanuel Kant

(konigsbert, 1724-1804) Compi studi classici a e fu educato severamente secondo l'orientamento del pietismo, che, sviluppatosi in Germania verso la fine del '600 dallo stesso luteranesimo, riponeva la religiosità nell'intimo dell'anima. Seguì poi corsi di filosofia e matematica. Svolse l’attività di docente di matematica, fisica, logica, morale, geografia. Si dedico all'insegnamento e all'elaborazione delle opere più importanti. Le opere principali sono: Critica della ragion pura (1781); Critica della ragion pratica (1788): Critica del giudizio (1790) che costituiscono una trilogia unitaria che sottopone ad analisi critica tutta l'attività dell’uomo, ossia il suo modo di apprendere, il suo modo di volere, il suo modo di sentire. Nella “Critica alla ragion pura" la risposta alla domanda “si può conoscere la metafisica?”, la risposta è negativa. Nella “Critica alla ragion pratica” la risposta è positiva grazie alla morale (in realtà vi si avvicina solo) Nella “Critica del giudizio”, dichiara che non si può conoscere la metafisica e si deve dichiarare l’agnosticismo. Giudizio sintetico a priori Ai giudizi analitico a priori del razionalismo e sintetico a posteriori dell’empirismo Kant contrappone il giudizio sintetico a priori , costituito dalla sintesi di un contenuto a posteriori, ossia delle impressioni sensibili che sono la materia, e di un elemento a priori, che è la forma, non derivato dall'esperienza. Tale giudizio ha i caratteri di fecondità , perché il contenuto è ricavato dall'esperienza, e nello stesso tempo universalità e necessità, perché la sintesi dei dati sensibili è operata secondo le leggi proprie dello spirito umano, cioè secondo il modo di funzionare dello spirito stesso. Esempio: 7 + 5 = 12, in cui il predicato 12 esprime qualcosa di nuovo rispetto al 7 ed al 5 ed alla loro somma. Materia (dati sensibili) + forma (a priori) = sintesi L'a priori di Kant non corrisponde all'a priori del razionalismo e la sintesi kantiana è diversa da quella dell'empirismo: A PRIORI Razionalismo : significa indipendente dall'esperienza, ma nel senso di idee innate possedute dall'uomo fin dalla nascita Kant : significa indipendente dall'esperienza, ma nel senso di funzione, di attività dello spirito umano SINTESI Empirismo : è compiuta a posteriori con la somma delle diverse esperienze, cioè con l'aggiunta di esperienza ad esperienza Kant : è attuata a priori mediante l'attività funzionale dello spirito che unifica ed ordina i dati sensibili La sintesi a priori Con la sintesi a priori Kant compie la rivoluzione copernicana: come Copernico nel campo astronomico capovolse la concezione di Tolomeo e pose il Sole immoto al centro del nostro sistema (eliocentrismo) e non più la Terra (geocentrismo), così Kant compie una rivoluzione nel modo tradizionale di intendere la filosofia: il soggetto (sole) non gravita più passivamente intorno all'oggetto (terra) e non dipende più da un mondo già costituito secondo propri principi e leggi, ma con la sua attività a priori illumina l'oggetto, ordinando i dati sensibili e l'io diventa il legislatore della natura. All' uomo è assegnata la funzione di legislatore della natura : non più il soggetto dipende dalle cose e le accetta passivamente, ma le cose dipendono dal soggetto che le ordina rivestendole delle sue stesse leggi. Esempio: il principio di causa ed effetto, che, secondo la filosofia tradizionale, è nella realtà e dalla realtà si ricava, non è più, secondo Kant, nella natura, ma è una forma a priori dello spirito umano, mediante la quale il soggetto dà ordine, cioè forma, ai dati sensibili LA CONOSCENZA (Critica della ragion pura: Kant si avvale dell’intelletto) La Critica della ragion pura si articola in tre sezioni e comprende tre gradi di conoscenza:

  1. estetica trascendentale,( sensi )
  2. analitica trascendentale ( intelletto )
  3. dialettica trascendentale ( ragione ) Trascendentale : non riguarda l'oggetto da conoscere ma il soggetto pensante. È il modo di conoscere l'oggetto attraverso delle categorie. Kant considerava lo spazio e il tempo come appartenenti a un tipo di estetica riguardante l’assoluto sensibile (l’intelligenza dei sensi) e quindi trascendentale.

Le categorie , o concetti puri (come le idee di Cartesio) sono le leggi a priori con cui l'intelletto opera la sintesi dei molteplici dati sensibili e quindi esse sono costitutive dell'esperienza. Kant ne enumera dodici ricavandole dai giudizi della logica aristotelica: tre della quantità, tre della qualità, tre della relazione, tre della modalità: quantità : unità, ossia singolarità, pluralita, totalita qualità : realtà, negazione, limitazione relazione : sostanza, causa ed effetto, reciprocita modalità : possibilita, esistenza, necessita Categorie di Aristotele Le dieci categorie di Aristotele sono generi sommi del pensiero e dell'essere: del pensiero, in quanto concetti che han no il massimo di estensione ed il minimo di comprensione; dell'essere, in quanto sono presenti nella realtà e da essa si ricavano mediante l'astrazione: sono perciò forme logiche ed ontologiche Categorie di Kant Le dodici categorie di Kant, invece, sono il modo di funzionare dell'intelletto e sono soltanto forme logiche pure (del pensiero), non ricavate perciò dall'esperienza lo penso Il passaggio dal grado della sensibilità a quello dell'intelletto è promosso dalla categoria suprema, o lo penso, mediante la quale il soggetto ha coscienza della propria identità nella sua attività sintetizzatrice. Questa coscienza, comune a tutti gli uomini, rappresenta la condizione ed il fondamento permanente di una conoscenza universale e necessaria in mezzo al fluire delle rappresentazioni. L'lo penso è il principio su cui si fonda la rivoluzione copernicana. Immaginazione produttiva trascendentale L'eterogeneità fra le categorie e le rappresentazioni dell'intuizione sensibile è superata con la mediazione compiuta dall'immaginazione produttiva trascendentale, che è facoltà intermedia fra i sensi e l'intelletto. Essa rielabora i dati della sensazione e forma degli schemi che sono legati ancora al sensibile ma nello stesso tempo non si riferiscono più ad un dato preciso ed appartengono già al concetto. Cosi è, per esempio, lo schema del triangolo, che, pur presupponendo l'esperienza di un triangolo particolare, ne preannuncia il concetto. Gli schemi sono perciò tramite tra la sensazione ed il concetto. La fisica è scienza Mediante l'analitica Kant afferma che la fisica è fondata come scienza perché si avvale di giudizi sintetici a priori. Infatti qualunque giudizio della fisica, come per esempio, "la pietra illuminata dal sole è calda" e, di conseguenza, "ogni causa produce un proprio effetto" è sintetico, perché il predicato, ricavato dall'esperienza, aggiunge qualcosa di nuovo al concetto che fa da soggetto, ed è a priori, perché i dati sensibili sono ordinati dall'intelletto mediante le categorie e sono collegati fra loro da rapporti di universalità e di necessità. Il dualismo kantiano: Con il Criticismo Kant critica anche la Ragione, che deve tracciare i confini della propria conoscenza; si dice infatti che Kant abbia portato la Ragione davanti al tribunale della Ragione stessa, per analizzare i suoi limiti. Fenomeno: ciò che è evidente e manifesto. Esso rappresenta l'oggetto conosciuto per mezzo delle dotazioni naturali dell'uomo (spazio, tempo e categorie) Noumeno: essenza della realtà, cioè metafisica, tripartita in:

- Anima (psicologia)

  • Mondo (cosmologia)
  • Dio (teologia) Questi sono i tre campi a cui noi possiamo credere per dogma ma non possiamo dimostrare. Non sono scienze in quanto si fondano su paralogismi, i falsi ragionamenti in cui si imbatte la ragione quando cerca di conoscere. Il noumeno è pensabile e non conoscibile; è ostacolo, sostegno e sprone al pensiero umano. Secondo Kant ti chiedo è costretto a far uso di spazio, tempo e categorie, senza poter gettare uno sguardo puro sulle cose. Fenomeno e noumeno Kant attraverso l'estetica e l'analitica afferma che la conoscenza avviene nell'ambito dell'esperienza e si estende perciò al mondo dei fenomeni (dal greco phàinesthai apparire), ossia a ciò che appare e che si rivela all'uomo mediante le forme a priori che coordinano ed unificano i dati sensibili. Questa conoscenza risulta pertanto limitata in quanto esclude il noumeno (dal greco noein, pensare), ossia il pensabile, ma non conoscibile. Tale noumeno è inteso in duplice significato: -con valore negativo, e quindi come limite posto alla conoscenza umana, è il fondamento del fenomeno, cioè la realtà oscura e inaccessibile da cui derivano le impressioni sensibili;

-con valore positivo, è il soprasensibile, posto fuori dell'esperienza, al quale l'uomo aspira senza poter conoscerlo perché la conoscenza umana avviene solo mediante la sintesi di contenuto e forma e del soprasensibile non è possibile avere il contenuto Dialettica trascendentale Con il termine dialettica Kant indica l'attività della ragione che, oltrepassando l'esperienza, pretende di conoscere la metafisica (anima, universo, Dio) nel tentativo di unificare in un tutto armonico le conoscenze dell'intelletto e, nella sua illusione. cade in ragionamenti contraddittori: l'aggettivo trascendentale significa che la ragione opera mediante forme pure a priori (o idee): anima, universo, Dio. Definizione kantiana della dialettica : “l’arte dello smascheramento della Ragione nella sua pretesa di conoscere la metafisica”. Attraverso un processo dialettico l’io pone le condizioni del pensiero, del metodo, del meccanismo. (Vs S. Anselmo che si era servito di prove per dimostrare l’esistenza di Dio, facendo della teologia una scienza Teleologica) Le idee Le idee sono forme a priori mediante le quali la ragione cerca di determinare l'esigenza umana di cogliere l'assoluto e l'incondizionato (la metafisica), oltrepassando il mondo particolare condizionato dall'esperienza. Le idee della ragione sono tre, corrispondenti ai tre problemi fondamentali della metafisica:

  1. l'idea psicologica , che intende riferire tutti i fenomeni dell' esperienza interna ad una sostanza permanente ed immutabile ( anima );
  2. l'idea cosmologica, che intende riferire tutti i fenomeni dell'esperienza esterna ad una realtà totale in cui si unificano tutti i particolari (universo);
  3. l'idea teologica , che intende riferire tutti i fenomeni dell'esperienza interna ed esterna ad un principio assoluto (Dio). La metafisica La metafisica non è scienza perché manca il contenuto per la sintesi (si fonda su concetti astratti). Infatti io, universo, Dio, intesi metafisicamente, non sono oggetto di esperienza e non offrono perciò una intuizione sensibile che sia il contenuto delle idee. Di conseguenza le scienze, che si sono sviluppate sulle tre idee della ragione, sono considerate false da Kant. Queste scienze sono: la psicologia razionale, la cosmologia razionale, la teologia razionale. Quindi la teologia, la psicologia e la cosmologia non sono scienze, poiché fondate su paralogismi, falsi ragionamenti e chi le studia si illude di conoscerle. La ragione umana non si accontenta, però, di conoscere solo i fenomeni conoscibili nell’universo ma vuole andare sempre oltre e subisce questa sconfitta. [In Schopenhauer il fenomeno è il velo di Maia]. Paralogismi I paralogismi (falsi ragionamenti) fanno parte della psicologia nazionale. Il cogito dei razionalisti, ossia il semplice pensiero inteso come attività pensante, non può identificarsi con l'anima intesa come sostanza semplice, libera, immortale, altrimenti si passerebbe dal piano logico (dal pensiero) al piano ontologico (all’essere). Antinomie Le antinomie cosmologiche (contraddizioni della cosmologia razionale si presentano nella forma di tesi e antitesi riconducibili alla qualità, quantità, relazione e modalità:

- Secondo la qualità: tesi : il mondo è limitato nel tempo e nello spazio antitesi : il mondo non ha alcun limite, e quindi è infinito, nel tempo e nello spazio -Secondo la quantità: tesi : il mondo consta di parti semplici e quindi non è divisibile all'infinito antitesi : il mondo non è costituito di parti semplici e quindi è divisibile all'infinito -Secondo la relazione: tesi : nel mondo c'è libertà antitesi : nel mondo non c'è alcuna libertà -Secondo la modalità : tesi : il mondo deriva da un Ente necessario antitesi : il mondo non deriva da alcun Ente necessario

L'imperativo ipotetico (se) (es: mangia moderatamente se vuoi essere sano) è un comando condizionato e rivolto perciò ad un fine particolare (es: la sanità). Tale comando non può valere universalmente e necessariamente e perciò non è legge morale contenuto o materia (singola azione, diversa nei vari momenti)

forma a priori (legge del dovere, immutata in ogni circostanza)

sintesi (atto morale) La morale di Kant La morale di Kant e detta formale perché fondata sulla legge a priori della ragione morale e non si preoccupa ne del contenuto ne del risultato dell'azione, la quale è morale solo in quanto si adegua alla legge del dovere (il dovere per il dovere). Essa è espressa in tre formule:

  1. Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale : in ogni azione l'uomo deve ricercare l'universalità, anche se, naturalmente, ogni atto é sempre particolare e contingente; perciò non deve agire in vista degli effetti dell'azione, ma deve mirare ad inserire l'azione stessa nell'ordine universale della ragione;
  2. Agisci in modo da trattare l'umanità, tanto nella persona tua quanto nella persona di ogni altro, sempre come fine e mai unicamente come mezzo : è affermata la dignità assoluta della persona umana che deriva dalla ragione, a cui devono essere subordinati gli impulsi e le inclinazioni naturali
  3. Agisci in modo che la tua volontà possa essere considerata come istituente una legislazione universale : la legge morale è propria della ragione umana e da essa scaturisce. Ad essa l'uomo deve uniformarsi se vuole essere se stesso, perché, seguendo l'imperativo categorico, obbedisce al suo vero to ed afferma la sua autonomia. I postulati della ragion pratica Il postulato (dal latino postulare, richiedere, esigere) è quel principio che non è dimostrabile ma che è richiesto, e quindi viene ammesso, in quanto spiega certi fatti incontestabili I postulati della ragion pratica sono perciò quei principi che rendono possibile la morale e che, pur essendo indimostrabili, sono ritenuti veri. Essi sono tre:
  4. La libertà della volontà umana : la moralità esige, postula, una volontà libera, perché è evidente che il dovere può essere seguito soltanto da chi è libero. Se l'uomo deve, significa che può seguire o no la legge morale e quindi che la sua volontà e libera
  5. L'immortalità dell'anima : la moralità comporta una continua lotta contro gli impulsi che non potranno mai essere eliminati completamente. Tale impossibilità e la simultanea aspirazione verso la perfezione esigono, postulano, che l'anima continui a vivere oltre la morte del corpo in una vita ultraterrena (immortalità dell'ani- ma) per uniformarsi completamente alla legge morale e raggiungere cosi la santità
  6. L'esistenza di Dio : l'impossibilità di raggiungere una felicità adeguata alla virtù (non sempre l'uomo che agisce moralmente ottiene la felicità che merita per l'opposizione della natura) esige, postula, l'esistenza di Dio, cioè di una Mente suprema che garantisca alla virtù un grado proporzionato di felicità Primato della ragion pratica Mediante la ragion pratica la metafisica (anima, universo. Dio) diventa realtà necessaria e non resta semplice illusione e perciò essa prevale sulla ragion teoretica che ne esclude la conoscenza. Si rivela cosi una frattura tra l'attività teoretica, rivolta a scoprire il mondo della natura in cui ogni fenomeno è legato agli altri con causalità meccanica, e l'attività pratica, aperta verso il mondo soprasensibile della libertà della finalità. L'esigenza di superare tale contrasto è viva in Kant, sia per motivi morali (perché la volontà trae il contenuto della sua azione dalla natura e perciò lo natura deve essere organizzata in maniera da non opporsi alla libertà morale), sia per motivi scientifici (perché la scienza tende ad una visione organica e sistematica dei singoli fenomeni e perciò la natura deve essere organizzata in maniera da contenere in sé una certa finalità analoga a quella morale). Determinismo e finalismo Determinismo : Dottrina per la quale tutti i fenomeni sono sottoposti a leggi rigorose fondate su principi di causa e necessità. Applicata al fatti psichici, essa disconosce la libertà dell’uomo. Il determinismo si rifà a ciò che è accaduto, ossia alla causa. Finalismo : Dottrina secondo la quale la realtà è disposta secondo un fine, al quale tende tutto l'universo nel suo divenire. Con il finalismo si guarda in avanti perché ogni momento di tale processo e in rapporto a ciò che avverrà successivamente.

LA FINALITÀ DELLA NATURA E LA FINALITÀ DEL BELLO (Critica del giudizio) È la ricerca di un'attività intermedia fra quella teoretica e quella pratica che, mediante il sentimento, possa conciliare il dualismo tra fenomeno sensibile e noumeno intelligibile, tra scienza e moralità, tra determinismo e libertà. Giudizio : facoltà intermedia tra Critica della ragion pura e Critica della ragion pratica. Questa attività è il giudizio riflettente, diverso dal giudizio determinante: Giudizio determinante (necessità) : proprio dell’attività teoretica, è quello che l'uomo determina partendo dal concetto puro universale (categorie) fornito dall'intelletto e applicando questo universali ai dati sensibili dell’intuizione. Applicazione dell'universale a priori al molteplice sensibile. Giudizio riflettente (finalità, armonia) : è quello formulato mediante la riflessione compiuta su un oggetto già conosciuto, quindi già determinato con il giudizio determinante, per accordarlo con l'universale del sentimento che esige finalità e armonia. Tale giudizio si esprime in due forme: giudizio estetico (bello e sublime) o di gusto e giudizio teleologico (finalità della natura). Giudizio estetico (della bellezza) Esprime il sentimento di piacere per il bello che l'uomo prova quando contempla un oggetto senza scopo conoscitivo senza scopo pratico: mentre le contempla egli ha coscienza della corrispondenza fra l'armonia dell’oggetto e quella del proprio spirito e perciò si compiace come se la cosa bella fosse fatta apposta per determinare in se il libero esplicarsi delle proprie attività spirituali. Tale giudizio è soggettivo perché l'unità armonica non è tra le varie parti dell'oggetto, ma tra l'oggetto e il soggetto, il quale, quando contempla una cosa bella, riflette sulla cosa stessa il proprio sentimento di finalità e armonia. Nella sua concezione estetica Kant distingue il bello dal sublime: Bello : -si riferisce ad aggetto di forma limitata -produce un senso di esaltazione della vita -esprime armonico accordo tra immaginazione intelletto Sublime : -si riferisce ad oggetto di forma illimitata per grandezza (sublime matematico : distesa del mare) o per potenza (sublime dinamico, più pericoloso in quanto getta l'uomo in uno stato perenne di nullità e impotenza) : mare in tempesta) -produce senso di esaltazione dopo la depressione di energie vitali -esprime contrasto tra l'immaginazione e la ragione Giudizio teleologico (finalistico, dal greco tèlos ) Esprime la visione finalistica della natura , suggerita dal sentimento di armonia e di finalità che è forma a priori. L'uomo sente che le varie parti di un oggetto (es: organismo vivente), conosciute già mediante il giudizio determinante, hanno reciproca corrispondenza e concordano armonicamente, come se fossero state predisposte in vista di una unità e finalità. Tale giudizio è oggettivo perché l'unità armonica della natura è considerata come concordanza delle singole parti nel tutto e perciò l'uomo, quando considera un organismo senti che questa finalità è inerente all'oggetto, anche se corrispondente al proprio sentimento di armonia. Universalità del giudizio riflettente Il giudizio estetico ed il giudizio teleologico sono universali poiché si fondano sul sentimento di finalità , che è un principio a priori comune di tutti gli uomini. Tale universalità è ovviamente diversa da quella teoretica poiché non deriva da forme logiche, bensì dalla universalità del sentimento.