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Imprese multinazionali, Appunti di Strategia d'impresa

Strategie globali e imprese multi-divisionali

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 12/03/2019

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STRATEGIE GLOBALI e IMPRESE MULTINAZIONALI
Oggi con la globalizzazione, l'internalizzazione non è più una scelta, ma quasi
un obbligo e quindi mi devo preoccupare al come faccio cosa che dipende dal
settore in cui opero.
I settori poso essere, in base al commercio internazionale (esportazioni/
produzioni) e agli investimenti diretti (internazionali) di 4 tipi:
1. settori internazionali (attreverso esportazione e importazioni) 2. settori
globali (automobile) 3.settori protetti (imprese nazionali) 3. settori
multidomestici (basso commerciointernazionale ma alto investimento diretto
perchè il commercio non è praticabile e vi è la dierenziazione a livello
nazionale.
Quindi le modalità di internalizzarmi sono due:
1 commercio internazionale - esportare (produco a casa mia e vendo
all'estero)
2 investimenti internazionali o diretti (vado direttamente e produrre e
vendere all'estero).
Per i settori protetti questo non è possibile.
Vi sono delle conseguenze sulla concorrenza perchè aumenta la minaccia dei
potenziali entranti (può entrarci tutto il mondo); aumenta la rivalità interna
(cresce l'intensità della concorrenza sui prezzi) e aumenta il potere
contrattuale degli acquirenti (il cliente ha più scelte).
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STRATEGIE GLOBALI e IMPRESE MULTINAZIONALI

Oggi con la globalizzazione, l'internalizzazione non è più una scelta, ma quasi un obbligo e quindi mi devo preoccupare al come faccio cosa che dipende dal settore in cui opero.

I settori poso essere, in base al commercio internazionale (esportazioni/ produzioni) e agli investimenti diretti (internazionali) di 4 tipi:

  1. settori internazionali (attreverso esportazione e importazioni) 2. settori globali (automobile) 3.settori protetti (imprese nazionali) 3. settori multidomestici (basso commerciointernazionale ma alto investimento diretto perchè il commercio non è praticabile e vi è la differenziazione a livello nazionale.

Quindi le modalità di internalizzarmi sono due:

1 commercio internazionale - esportare (produco a casa mia e vendo all'estero)

2 investimenti internazionali o diretti (vado direttamente e produrre e vendere all'estero).

Per i settori protetti questo non è possibile.

Vi sono delle conseguenze sulla concorrenza perchè aumenta la minaccia dei potenziali entranti (può entrarci tutto il mondo); aumenta la rivalità interna (cresce l'intensità della concorrenza sui prezzi) e aumenta il potere contrattuale degli acquirenti (il cliente ha più scelte).

TEORIA DEL VANTAGGIO COMPARATO: una nazione ha un vantaggio comparato nella produzione di quei beni che utilizzano massimamente le risorse delle quali il paese è ricco.

PORTER ha esteso questa teoria e pensa che il vantaggio competitivo dipende poco dalle risorse naturali del suo paese ma dipende dalle sinergie che il suo paese crea a favore di quell'impresa (vantaggio dinamico) quindi porter ha esteso la teoria del vantaggio comparato dicendo che l'influenza dell'ambiente nazionale sulla performance dell'impresa è più strettamente collegata al concetto di vantaggio dinamico che non alla disponibilità di risorse naturali. Nello spiegare ciò Porter elabora un modello: il modello del diamante nazionale. Qui Porter individua i fattori di supporto per il vantaggio competitivo di un'azienda all'estero all'interno di un determinato settore. Sono: Condizioni dei fattori (insieme di risorse e infrastrutture presenti in modo significativo nella nazione scelta); Settori industriali correlati e di sostegno (aiutano attivamente l'innovazione stimolando la crescita); Struttura, strategie e concorrenza (risultano molto avanzati, provocando una forte competizione interna che stimola il settore) e Condizioni della domanda (domanda interna di prodotti e servizi che porta all'innovazione rapida e all'introduzione di nuovi prodotti in modo da mantenere il vantaggio competitivo). Il vantaggio competitivo nei settori globali richiede congruenza tra strategie di business (come operare? =/= da strategia di corporate,dove operare?) caratteristiche del vantaggio comparato nazionale e capacità organizzativa dell impresa. Molto importante analizzare il dove e il come localizzare la produzione. Per il primo punto occorre guardare: l'influenza delle risorse nazionale,specificità del vantagio competitivo e trasferibilità dei beni. In questi casi è molto utile l'analisi della catena del valore in quanto ci consente di identificare la localizzazione ottimale per ogni singola attività (es. logistica in uscita in italia, logistica in entrata fracia) e di analizzare le corelazioni tra le attività.

Le modalità di ingresso sui mercati esteri sono due: Transazioni di mercato e investimenti diretti.

TRANSAZIONI DI MERCATO: commercio internazionale-produco a casa mia e vendo all estero. L'esportazione avviene attraverso contratti spot (una tantum,esportazione una solo volta) o a lungo termine (l'acquirente acquista regolarmente le miematerie prime). La transazione può avvenire tramite ricorso ad agenti/distributori esteri (non ho contatti col mio acquirente ma ho un cantatto con una catena estera che vende il mio prodotto: supermercati); tramite cessione in licenza di marchi e tecnologie (sono presente nel mercato estero avendo ceduto il mio nome a un impresa estera) o attraverso il franchising come Benetton o Mc donald: azienda americana

e vendere tanto e quindi ho il bosogno di allargarmi oltre il locale superando i confini del mio paese), possibilità di incrocio tra i punti di debolezza e di forza di differenti mercati (mi consente di giostrare meglio la mia strategia: stesso prodotto x in declino del settore occidente e maturo nel settore oriente).

La multinazionale è l'impresa internalizzata per antonomasia e nel tempo c'è stato uno sviluppo tra la casa madre e le sedi figlie dislocate nel mondo. Prima della seconda guerra mondiale vi era il modello europeo: federazioni decentralizzate dove ogni sede figlia era perfettamente autonoma dalla casa madre. Dopo la seconda guerra mondiale si sviluppa il modello american:federazioni coordinate dove la casa madre riacquista potere sulle sedi decentrate che continuano a vendere e produrre ma sotto le indicazioni della casa madre. Negli anni 70/80 si sviluppa il modello giapponese:fulcri centralizzati dove la sede centrale ha ancora più potere sulle sedi decentrate le quali hanno unicamente compiti commerciali e di distribuzione.