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incontro con Melville, Appunti di Storia Medievale

incontro con il professor Melville in videoconferenza il 17 Maggio, introduzione al libro "le comunità religiose nel medioevo"

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 18/06/2021

michele-de-stefano
michele-de-stefano 🇮🇹

4.3

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35 documenti

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Incontro con Gert Melville
Nicola d’acunto
Da gert melville ho imparato che ogni storia è ogni storia contemporanea. Un modo di vedere la storia che
si apre a questioni complesse e si prende la libertà di fare una serie di domande alle fonti del passato anche
al di là di quelle fonti. Lo storico trae queste domande dagli interessi del proprio tempo. Quali meccanismi
la vita monastica mette a frutto le elite e i singoli?
Possiamo porre queste domande così da trovare nell’irriducibilità del passato dei termini di confronto. La
storia rischia di diventare pura erudizione perché dobbiamo interrogare per problemi nostri, altrimenti la
nostra società andrà a porre le domande importanti ad altri. O la storia risponde a domande vere o diventa
sono erudizione, evenemenziale. Melville ha introdotto il metodo comparatistico domandando alle fonti e
ampliando le fonti.
Melville
Prima domanda: il carisma. Il carismatico è anche Santo?
Carisma dono come la grazia di Dio, chi è dotato delle spirito di dio può fondare una nuova comunità
collettiva perché è guidato da dio, rafforzato da Dio, rivelato da Dio, conosce la strada giusta, il
comportamento giusto. Non si può interporre alcuna forza che gli impedisce di fare ciò che vuole. I
cistercensi potevano lasciare il monastero anche se non era decretato.
Chiara d’Assisi poteva resistere al papa. Dove c’è lo spirito di Dio c’è libertà frase di Paolo dei corinzi
capitolo 10 7. Da la certezza ma richiede umiltà di conseguenza i cistercensi che si percepivano: “non
dobbiamo credere che il nostro santo ordine sia costruizione degli uomini ma dello spirito santo”. Questo
fenomeno non si inserisce bene nelle forme istituzionali di una chiesa che tende di esercitare il monopolio
del possesso del carisma a livello spirituale.
Questo ha dato enorme a tensioni ma anche a impulsi innovativi.
I carismatici agiscono secondo la loro legge, convinti che sia la legge divina ma questo li porta in conflitto
con le linee istituzionali della chiesa, la linea eretico è sempre sottile come Norberto di Xanten o Roberto di
Abrissel accusati per poco tempo e oltre in savonarola.
L’azione di una persona carismatica non sfugge all’analisi storica anche se è un fenomeno molto complesso
e non facile da spiegare. La differenza tra i due è grande e tuttavia la cateogoria del carisma si può trovare
in entrambi.
Gli inizi della vita religiosa si trovano nella vita dei padri del Deserto. Hanno garantito la retta fede ai loro
discepoli senza bisogno di regole scritte o leggi per la vita quotidiana. Dio parlava ed operava attraverso
questi santi padri. Questi forma di vita di religiosa in tutto il medioevo, eremiti Stefano di Obazine, o
Romualdo. Vivevano inizialmente secondo gli stessi principi ma già al tempo dei padri del deserto ma grazie
all’iniziativa dell’egiziano Pacomio furono istituzionalizzati i primi monasteri anche in Loro si trova la via
retta a Dio.
I carismatici scrissero delle regole di vita comunitaria e diedere ordinamenti rigorosi che dovevano
assicurare continuità oltre la vita dei fondatori. Come francesco.
L’intervento diretto dello spirito santo è stato sostituito alla santa regola. L’uffucio è il punto focale del
carisma divino. Gli abati dei monasteri dovevano essere regole viventi interpreti delle loro verità,
organizzando decidendo. Come ci hanno detto i carismatici agiscono secondo la loro legge che hai loro
occhi viene direttamente da Dio non hanno bisogno di organizzare qualcosa per il futuro o definirlo in
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Incontro con Gert Melville Nicola d’acunto Da gert melville ho imparato che ogni storia è ogni storia contemporanea. Un modo di vedere la storia che si apre a questioni complesse e si prende la libertà di fare una serie di domande alle fonti del passato anche al di là di quelle fonti. Lo storico trae queste domande dagli interessi del proprio tempo. Quali meccanismi la vita monastica mette a frutto le elite e i singoli? Possiamo porre queste domande così da trovare nell’irriducibilità del passato dei termini di confronto. La storia rischia di diventare pura erudizione perché dobbiamo interrogare per problemi nostri, altrimenti la nostra società andrà a porre le domande importanti ad altri. O la storia risponde a domande vere o diventa sono erudizione, evenemenziale. Melville ha introdotto il metodo comparatistico domandando alle fonti e ampliando le fonti. Melville Prima domanda: il carisma. Il carismatico è anche Santo? Carisma dono come la grazia di Dio, chi è dotato delle spirito di dio può fondare una nuova comunità collettiva perché è guidato da dio, rafforzato da Dio, rivelato da Dio, conosce la strada giusta, il comportamento giusto. Non si può interporre alcuna forza che gli impedisce di fare ciò che vuole. I cistercensi potevano lasciare il monastero anche se non era decretato. Chiara d’Assisi poteva resistere al papa. Dove c’è lo spirito di Dio c’è libertà frase di Paolo dei corinzi capitolo 10 7. Da la certezza ma richiede umiltà di conseguenza i cistercensi che si percepivano: “non dobbiamo credere che il nostro santo ordine sia costruizione degli uomini ma dello spirito santo”. Questo fenomeno non si inserisce bene nelle forme istituzionali di una chiesa che tende di esercitare il monopolio del possesso del carisma a livello spirituale. Questo ha dato enorme a tensioni ma anche a impulsi innovativi. I carismatici agiscono secondo la loro legge, convinti che sia la legge divina ma questo li porta in conflitto con le linee istituzionali della chiesa, la linea eretico è sempre sottile come Norberto di Xanten o Roberto di Abrissel accusati per poco tempo e oltre in savonarola. L’azione di una persona carismatica non sfugge all’analisi storica anche se è un fenomeno molto complesso e non facile da spiegare. La differenza tra i due è grande e tuttavia la cateogoria del carisma si può trovare in entrambi. Gli inizi della vita religiosa si trovano nella vita dei padri del Deserto. Hanno garantito la retta fede ai loro discepoli senza bisogno di regole scritte o leggi per la vita quotidiana. Dio parlava ed operava attraverso questi santi padri. Questi forma di vita di religiosa in tutto il medioevo, eremiti Stefano di Obazine, o Romualdo. Vivevano inizialmente secondo gli stessi principi ma già al tempo dei padri del deserto ma grazie all’iniziativa dell’egiziano Pacomio furono istituzionalizzati i primi monasteri anche in Loro si trova la via retta a Dio. I carismatici scrissero delle regole di vita comunitaria e diedere ordinamenti rigorosi che dovevano assicurare continuità oltre la vita dei fondatori. Come francesco. L’intervento diretto dello spirito santo è stato sostituito alla santa regola. L’uffucio è il punto focale del carisma divino. Gli abati dei monasteri dovevano essere regole viventi interpreti delle loro verità, organizzando decidendo. Come ci hanno detto i carismatici agiscono secondo la loro legge che hai loro occhi viene direttamente da Dio non hanno bisogno di organizzare qualcosa per il futuro o definirlo in

forma organizzative, ciò che conta sono le loro parole e azioni nel loro presente. Della loro memoria si occupano gli stesori di vite come gli evangelisti. “non c’è regola se non la regola delle regole” il vangelo di cristo (stefano di morè). La grazia e la verità che sono la communis regola sono create da lui non da un altro erudito e tutto ciò che viene chiamato regola non è altro che un rivolo della grande fontana così come quella di benedetto, di agostino, di basilio sono piantine di essa. Anche la regola di benedetto può chiamarsi così solo perché è tratta dal vangelo. I carismatici non sono la regola vivente sono la verità vivente. Caso di Stefano di Obazine che fondò comunità di eremiti – “non è facile capire il modo di vivere di questa gente perché il grande loro silenzio li rivela, le loro opere parlano anche se le loro bocche” L’azione carismatica non doveva limitarsi a una vita appartata ma la potenza del carisma produssa grandi predicatori nel xi e xii si rivolgevano a donne poveri e ricchi perché dalla loro bocca lo spiritio santo parlava. Ma i carismatici avevano un punto debole nella loro persona. Per la comunità di Obazine “ma poiché i giorni sono brevi e l’istruzione umana vive…” Per quanto riguarda la comunità di Norberto di Xanten, i discepoli di norberto credevano per la loro salvezza sarebbe passata la parola del loro maestro e ricevettero dal loro maestro la regola di agostino, perché le cure apostoliche non potevano permanere senza essere scritte. Il potere della scrittura ha trionfato sulla caducità delle parole. Weber- “rendersi quotidiano del carisma” cosa che avvenne con successo nell’istituzione del carisma. Discepoli di stefano di more divennero i grammontini …i premostariensi. Solo uno sa se un carismatico era anche santo, Dio, in ogni caso non tutti furono tutti canonizzati, non bruno fondatore dei certosini, non norberto di xanten… Seconda domanda: quali sono i simboli e rituali che segnano maggiormente la vita delle comunità religiose e come se influenzano reciprocamente. L’abito non fa il monaco non è il contrario? Melville Il simbolo ha un aspetto fondamentale nella vita religiosa e si applica a tutte le culture in tutti i tempo. I simboli ci permettono di passare dalle esperienza contingenti alle categorie, dai prinicpi a un’zione, dai comportamenti alle idee, siano essi religiosi, sociali, politici, il mondo è sempre mediato simbolicamente. Tuttavia questa è costante antropologica variabile nella sua articolazione sopratttuto il grado di importanza dipende dalla cultura. Dipende dalla razionalità e i suoi strumenti culturali come la scrittura e l’alfabetizzazione così può accadere che il simbolico. Non si tratta di narrazioni arbitrarie come sono i miti che vengono guardati con disincato dall’illuminismo, ma sempre cemento di una certa tecnica, semiotica di percezione e di riconoscimento, anche se talvolta può essere ipertroficamente carica, come una corona, una bandiera, che possono aquisire un carattere magico. Un altro aspetto azioni materiale e azione simbolica come rituale. Materialità si riferisce agli elementi statici di una struttura d’ordine, i segni che indicano il matrimmonio spirituale della chiesa esempio. Nel secondo risulta da processi legati a regole e si riferisce a eventi ordine. Le cose di solito si trasformano da oggetti utilitaristici a simboli solo quando sono incomparati in azioni rituali, azioni rituali possono andare avanti solo con la coreografica dei gesti. Il rituale si riferisce all’ordine astratto e allo stesso tempo alla sua

Francesco rappresentava una enciclopedia di azioni simboliche, se si vuole sapere quale potere di effetto si attribuiva alle azioni simboliche, come i simboli cambiavano e così via, si troveranno nuove varianti di simbolizzazione, e come ho mostrato da alcuni esempi si tratta di dubitare, abolire alcuni codici dei simboli. 3 dimensione individuale e dimensione comunitaria nella vita religiosa. Come queste due dimensioni convivono nella vita religiosa? Melville: analizzare la natura teoretica. Comincia come la dimensione più generale che si possa immaginare, la caratteristica del medioevo è concencipire l’immanenza mondana strettamente legata alla trascendenza divina, un dio che si presentava come indisponibile, e la religiosità nel medioevo non era un fenomeno che poteva essere guadagnato all’interno di un offerta pluralista che tendeva a escludere altre forme religiose, religione era presente nella politica, nell’arte, matematica, astronomia. Era difficile nel medioevo non ricadere nel dominio di dio sul mondo. Dai monaci e dalle monache ci si aspettava che facessero qualcosa in più che seguire i comandamenti di Dio. Questo aveva senso solo perché i sostrati di insostabilità terrena in un ordine organizzato la cosa decisiva sembrava essere garantita meglio che altrove, non solo comprendere la trascendenza di Dio, ma renderlo immanente cercando una dimora nella propria anima, cercando di costruire un monastero dell’anima. Vivere questa religiosità tuttavia implicava due spazi di tensioni: da un lato la tensione generata tra il contrasto tra le esigenze della comunità monastica e le esigenze di ogni individuo nel monastero e preoccupazione della sua salvezza individuale doveva sottostare alle regole delle comunità. Dall’altro la perfezione divina, lo status ancora terreno dell’individuo della comunità legato alla materialità corporea come mancante e che dovevano ancora essere e perfezionato. Sono i cardini della vita religiosa nel monastero, l’aldilà e l’aldiqua. La vita monastica funzionava al meglio solo se riusciva ad affrontare pragamticamente questa sfida, la vita monastica rappresentava una vita di passaggio e la vita monastica era una stazione di transito dell’individuo tra la terra e il cielo. La terra di benedetto parla di una scuola del signore o laboratorio dove si fondano gli imperfetti, essa forniva solo gli strumenti con cui l’individuo poteva elevarsi al di sopra delle dimensioni terrena e dirigere la sua vita interamente verso la perfetta unione con Dio. Erano sia individuali che collettivi questi strumenti ed usare gli strumenti richiedeva la sottomissione a quella comunità alla salvezza individuale. I due poli delle due tensioni si intrecciano, per attingere alla tensioni intrinsica dobbiamo considerare questi poli separatamente. La comunità chiedevano ai loro membri di essere di un cuore solo e un’anima solo, la giustizia dava a ciascuno il suo, e teneva conto delle debolezze dell’individuo come le sue forze, la capacità di discernimento era il concetto chiave. Comunità monastica era come l’arpa di davide che proceduvea armonia quando tutte le forze collaboravano insieme se pur diversamente. Veniva fatta una distinzione dei compiti, e questo significava che anche la direzione della comunità benedettina la forza assuluta era in essa. Mentre i benedettini consideravano il capo del monastero come il rappresentante di Cristo ma le congregazioni successivi, la carica derivava dalla decisione dei membri su base funzionale. I monasteri del medieovo sapevano come creare comunità efficienti al massimo grado, basavano tutto sull’obbedienza, formavano una linea di battaglia comune e ordinata contro il male e dall’altro lato pur facendo richieste impegnative al singolo individuo allo stesso tempo valorizzavano le esigenze particolari. Individuo

I monasteri allo stesso tempo rendevano possibile una forma di comunità che permetteva una responsabilità all’individuo che gli permetteva di perfezionare la sua anima, pratica nel monastero della coscienza intesa come conoscenza del cuore cordis scientia. I monaci imparano specialmente dalle forze interiori religiosi ad accettare la loro coscienza come un loto compagno ineludibile. Se uno può mascherare il proprio comportameto all’esterno non è in grado di farlo a se stesso, se segui la tua cosceinza allora la tua stessa legge divincola. Occuparsi della propria coscienza significava che nessuno si conosceva meglio da se stesso. I loro monaci dovevano allontanare i loro sensi dalla impressioni del mondo esterno e a dirigerli verso l’anima come monastero interiore, il singolo monaco avrebbero dovuto letteralmente sentire in sé stesse perché solo lì avrebbero riconosciuto Dio, questo era un cammino verso la solitudine interiore e nei confronti di Dio non si trattava per nulla di solitudine. Rendere la trascendenza di Dio immanente all’anima significava comunicare con Dio, l’individuo aveva bisogno della comunità solo come ambito collettivo e come sostegno, la comunità poteva aiutarlo a raggiungere la coscienza davanti a Dio “se uno cade un altro lo solleva”. Sulla sfondo della dicotomia imperfezione/perfezione sono state offerte due vie di vita monastica la via organizzata e a vita della individualità. La prima serviva di permettere le pratiche di perfezioni dei membri negli spazi del monastero La seconda la perfezione personale altrimnti la comunità monastica non avrebbe avuto significato. In realtà la tensione tra individuo e comunità non doveva essere risolta ma stabilito in un equilibro di essi. Questa forma strutturale ha prodotto risultati notevoli come dimostra la storia, obiettivo centrale della vita religiosa come il raggiungimento della salvezza che poteva essere raggiunto solo nel personale. I monasteri danno impulsi come i confini del loro particolari ma i bisogni della società medievale si cristallizzavano nel monastero, che si occupavano del benessere spirituale nel mondo attraverso le preghiere, cura pastorale, o compiti caritativoli. La preoccupazione può trasformarsi in dominia, e la povertà in ipocrisia e religiosi che furono spinti dal sussidio dal peso della propria coscienza che si ribellarono ai loro superiori e fuggirono dal loro monastero. Quella forma è stata adatta in modo flessibile alle condizioni dei nuovi tempi. La formula lavorava attraverso regole chiare, leader responsabili e un sistemi di virtù tra individui e differenziazioni, per creare forza individuale, in modo tale che l’anima avesse maggiori possibilità di unirsi con dio dopo essere stata abbracciata dalla comunità.

  1. quarta domanda Corpo e la vita religiosa, corpo è centrale nel medioevo. Il corpo è una storia osserva le Goffe. Si può fare una storia religiosa a partire dal corpo? Per le goffe il fatto di porre al centro la corporaità dell’uomo, fatto di una unmiltà razionale. Il cristianesimo diceva somiglianza l’uomo da dio ma escludeva il fatto del corpo, solo in anima e spirito “l’uomo è immagine e somilgianza di dio” senza mettere corpo. Si può fare una storia religiosa del corpo apartire dal corpo. Ma è complesso. Tale storia è innevitabilmente soggetta di una ricerca speciale, tratta della vita del monastero e inseparabile da una storia dell’anima, questo può sembrare banale ma c’è un elemento di differenziazione cruciale. La struttura del monastero con una affermazione del canonico regola Ugo e cito: “i monasteri sono eretti al signori come castelli di dio, castra dei, come servi dei re, avendo eletto torri fortificate e tengono lontano le azioni malvagie così l’uomo

Con questo passaggio abbiamo raggiunto il cuore della storia del monastero. Trasferimento del corpo nel monastero. Ora il passaggio seguente Quattro Il corpo cooperativo la logica del coorpo poteva essere trasformata in una logica di salvezza dell’anima per mezzo del corpo. Corpo dispositivo di allenamento del novizio o in monaci già esperti. Gerardio di Avernia diceva che un “novizio non poteva completare con successo dai desideri del mondo alla vita religiosa solo quando le membra si smorzano col digiuno quando si sfaldano le membra…” Il corpo e l’anima sono entrate in una coincidenza di sopportare alla rinuncia e alla privazione, dietro questo c’era il pensiero agostiniano, che il peccato non era solo del corpo ma anche dell’anima inimicizia, invidia sono più peccati dell’anima Cinque Il corpo come segno portatore nel senso della semiotica un significante dell’anima, si è fatto un passo avanti nell’incoroporarlo nelle strutture di un corportamento monastico. L’invidia si esprimevano attraverso il corpo e le espressioni del viso. I monaci controllavano la loro andatura e la loro seduta, e le loro espressioni facciali perché anche il diavolo poteva trascendere tramite questo comportamento esteriore. Tutto questo potrebbe anche essere usato dall’anima per costruire il corpo attorno auno scudo ingannevole e questo era fatto nei monasteri dove l’anima usava il fisico specifico per l’anima era l’ipocrisia. Dietro tutto ciò poteva essere nulla di virtuoso o di vero e nulla di pio e il corpo come capitale simbolico e se fin ora ci siamo occupati della relazione interna tra corpo e anima un partener cooperativo dell’anima. Dobbiamo indicare un comportamento essempio Caterina di Siena, donna sicura di sé domenicana del 14 esimo secolo, aperta e ammonitrice dei papi aveva una pratica eccessiva di autoinfliggersi il dolore e questo non era solo per punire il corpo ma anche la propria anima, si flagellava il corpo con una catena di ferro tre volte al giorno, una volta per i peccati dei vivi, una volta per i peccati dei morti. Quanto più il corpo veniva maltrattato tanto più prezioso diventava per l’anima si trasformava in un capitale simbolico e rendeva importante la grazia di Dio, e il corpo diventa uno strumento indispensabile di una simbologia che trascende la relazione corpo anima nel cosmo divino. L’anima e corpo non è un semplice binonio, ma prima l’anima stava con la somiglianza con Dio e il corpo per la somiglianza con il mondo. Era nel potenziale del monastero questo ruolo di redenzione del corpo di trasformarlo come dispositivo positivo. Il corpo era un allenamento dell’anima ma il corpo era anche uno scudo protettivo per l’anima per presentare o nascondere le sue emozioni e il corpo potrebbe essere il compagno dell’anima. E il corpo era in grado di trascendere la più stretta relazione all’anima datogli la funzione di risvegliare la grazia di dio e di rappresentare la grazia corporea di cristo. Una storia affiascinante della vita religiosa non potrebbe essere scritta se non a partire da questi elementi.