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Indici di programmazione e controllo, Formulari di Programmazione e controllo

struttura, situazione e redditività finanziaria

Tipologia: Formulari

2019/2020

Caricato il 20/04/2020

LF8
LF8 🇮🇹

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INDICI DI BILANCIO
Sono relazioni fra grandezze che presentano una connessione:
Logica
Funzionale (flusso generato da uno stock)
Si distinguono in:
Margini (differenze)
Indicatori (quozienti)
Consentono di esprimere valutazioni a riguardo dei seguenti aspetti:
Solidità patrimoniale (o Liquidità differita)
Solvibilità (o Liquidità corrente)
Redditività ed economicità della gestione
A seconda della tipologia si distingue tra:
- Indici statici o strutturali: relazioni fra grandezze stock i cui valori sono desunti
dallo Stato Patrimoniale riclassificato. Fanno parte di questa categoria:
1) Indici di composizione: relazioni fra grandezze stock appartenenti allo
stesso comparto dello Stato Patrimoniale
2) Margini (differenze) e indici (rapporti) di correlazione: relazioni fra
grandezze stock appartenenti a differenti comparti dello Stato Patrimoniale
- Indici dinamici: rapporti fra grandezze di cui almeno una è una grandezza
flusso la cui intensità è desunta dal Conto Economico riclassificato. Fanno
parte di questa categoria:
1) Indici di redditività: mostrano la capacità dell’azienda di creare ricchezza
attraverso lo svolgimento dell’attività tipica e/o di quelle secondarie.
Rapporto fra la configurazione di reddito e il capitale che lo ha generato
nell’arco di tempo preso a riferimento.
2) Indici di rotazione e di durata: consentono di apprezzare il grado di
efficienza raggiunto dal management nell’impiego delle risorse disponibili.
3) Indici di produttività: mettono a confronto la produzione ottenuta nel
periodo con l’utilizzo dei fattori produttivi in questa impiegati
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INDICI DI BILANCIO

Sono relazioni fra grandezze che presentano una connessione:  Logica  Funzionale (flusso generato da uno stock) Si distinguono in:  Margini (differenze)  Indicatori (quozienti) Consentono di esprimere valutazioni a riguardo dei seguenti aspetti:  Solidità patrimoniale (o Liquidità differita)  Solvibilità (o Liquidità corrente)  Redditività ed economicità della gestione A seconda della tipologia si distingue tra:

  • Indici statici o strutturali: relazioni fra grandezze stock i cui valori sono desunti dallo Stato Patrimoniale riclassificato. Fanno parte di questa categoria:
    1. Indici di composizione: relazioni fra grandezze stock appartenenti allo stesso comparto dello Stato Patrimoniale
    2. Margini (differenze) e indici (rapporti) di correlazione: relazioni fra grandezze stock appartenenti a differenti comparti dello Stato Patrimoniale
  • Indici dinamici: rapporti fra grandezze di cui almeno una è una grandezza flusso la cui intensità è desunta dal Conto Economico riclassificato. Fanno parte di questa categoria:
  1. Indici di redditività: mostrano la capacità dell’azienda di creare ricchezza attraverso lo svolgimento dell’attività tipica e/o di quelle secondarie. Rapporto fra la configurazione di reddito e il capitale che lo ha generato nell’arco di tempo preso a riferimento.
  2. Indici di rotazione e di durata: consentono di apprezzare il grado di efficienza raggiunto dal management nell’impiego delle risorse disponibili.
  3. Indici di produttività: mettono a confronto la produzione ottenuta nel periodo con l’utilizzo dei fattori produttivi in questa impiegati

La solidità, è la capacità di un’azienda di perdurare nel tempo, attraverso la sua adattabilità alle mutevoli condizioni di contesto. Equilibrio tra gli impieghi e le fonti di medio-lungo periodo costituenti il capitale d’impresa. La stabilità aziendale, così intesa, dipende da due fattori primari:

  1. una ragionevole correlazione fra la qualità degli impieghi e quella delle fonti;
  2. un certo grado di indipendenza dell’impresa da terzi. È importante per l’azienda che ha investito molto nelle immobilizzazioni, avere a disposizione fonti proprie e fonti durevoli di terzi per importi, corrispondenti ai valori delle immobilizzazioni. Margine struttura primario = Capitale proprio – Attivo immobilizzato = N – Fpositivo Indica in che misura l’azienda riesce a finanziare le attività immobilizzate con il capitale proprio ovvero con le fonti apportate dalla proprietà o direttamente prodotte dall’attività dell’impresa. La situazione ottimale è quella che evidenzia un margine positivo. Un margine di struttura negativo evidenzia che, l’azienda, per poter far fronte al finanziamento della propria struttura fissa, sia stata costretta al capitale di terzi, almeno per la parte mancante. La negatività di questo margine, nonostante tutto, viene considerata normale, purché non superi determinati valori. Indice autocopertura immobilizzazioni = Capitale proprio / Attivo immobilizzato = N / F > 1 Un valore dell’indice > 1 segnala un punto di forza della struttura finanziaria, in quanto il patrimonio netto copre tutte le immobilizzazioni ed una parte dell’attivo circolante. Un indice pari ad 1 segnala la perfetta copertura delle immobilizzazioni. Un indice inferiore all’unità segnala la non integrale copertura delle immobilizzazioni con il capitale proprio ed il ricorso al capitale di terzi.

INDICI DI STRUTTURA

FINANZIARIA O SOLIDITA’

Grado di ammortamento = Fondi di amm.to / Costo storico Imm.ni tecniche lorde Valori dell’indice prossimi all’unità segnalano il fatto che l’impresa ha ammortizzato il costo dell’investimento in immobilizzazioni. Esprime la quota già recuperata del capitale investito in immobilizzazioni tecniche. Fondo amm.to (anno n+1): Fondo amm.to iniziale (anno n) + Amm.ti anno (n+1) – Fondo amm.to bene ceduto Costo storico (anno n+1): Costo storico iniziale (anno n) – Costi storici beni ceduti (anno n+1) + Costi storici beni acquistati (anno n+1) Le immobilizzazioni tecniche sono formate da tutti i beni materiali impiegati durevolmente nella gestione caratteristica dell’azienda (esempi: fabbricati, impianti, macchinari..) Aliquota media di amm.to = Quote di amm.to / Immobilizzazione tecniche lorde (costo storico) Indice di solidità sociale = Patrimonio netto / Capitale sociale = N / CS L’indice di solidità del capitale sociale indica di quante volte il patrimonio netto è più grande del capitale sociale ed esprime quindi quanto il patrimonio netto si è accresciuto nel corso degli esercizi. L’indicatore può essere utilizzato per analizzare sinteticamente i risultati passati dell’impresa e verificare quindi se è stata in grado di accrescere il patrimonio netto (attraverso il reinvestimento degli utili conseguiti) o se invece non c’è stata una significativa crescita del patrimonio netto. Capitale sociale: è il capitale che i soci hanno versato al momento della fondazione della società. N / CS < 1 Erosione patrimoniale N / CS =1 Non esistono riserve (alla costituzione) o le riserve non esistono più perché sono state erose per coperture di perdite d’esercizio N / CS < 1 Sono presenti riserve che segnalano solidità patrimoniale

INDICI DI SITUAZIONE

FINANZIARIA

La situazione finanziaria dell’impresa evidenzia la sua capacità di far fronte agli impegni finanziari in scadenza, con tempestività (senza ritardi) ed in modo economico (ossia le risorse devono derivare dai normali flussi monetari di gestione). Equilibrio tra gli impieghi e le fonti di breve periodo costituenti il capitale d’impresa. Capitale circolante netto = Attivo corrente – Passivo a breve = Ac – p E’ dato dalla differenza tra attività e passività correnti. Questa grandezza, almeno con riferimento al breve termine, evidenzia la posizione di equilibrio/disequilibrio finanziario dell’azienda. Se il CCN è positivo si ha una situazione di equilibrio finanziario. Va però valutato il “peso” che hanno nel calcolo del CCN le scorte (o rimanenze) e i crediti verso i clienti, componenti non sempre facilmente e prontamente liquidabili. Se invece il CCN è negativo, esso evidenzia l’esistenza di un disequilibrio, poiché l’azienda per onorare i propri impegni a breve deve, ad esempio, dismettere gli investimenti a medio lungo termine. Un’impresa con un CCN positivo, ma con un margine di tesoreria negativo (deficit di tesoreria) potrebbe manifestare difficoltà nel fronteggiare economicamente gli impegni a breve. Posizione finanziaria netta a breve = Liquidità immediate ed equivalenti (es cassa, banca ed eventuali titoli a breve) – Passivo finanziario a breve (presiti a breve: es debiti verso banche) Individua l'indebitamento netto dell'azienda. Il risultato potrebbe essere positivo o negativo. Se PFN è >0 indica l’eccedenza delle disponibilità liquide e crediti rispetto ai debiti, quindi l’impresa è in salute. Se PFN <0 indica l’insufficienza delle disponibilità liquide e crediti rispetto ai debiti. In quest’ultimo caso si parla di indebitamento finanziario che esprime l’esposizione netta dell’impresa nei confronti dei terzi finanziatori (banche, società leasing, factoring..) Posizione finanziaria a M/L = Posizione finanziaria netta a breve + Attività finanziarie a M/L –Passivo finanziario a M/L Indice di disponibilità (current ratio) = Attivo corrente / Passivo a breve =

Durata media giacenza magazzino (merci-prodotti) = (Giacenza media / Costo venduto) * 365 Durata media giacenza magazzino (materie) = (Giacenza media / Consumi materie) * 365 La voce Consumo materie è data da acquisti di materie +/- variazione rimanenze materie Sono indici che mi danno un indicazione su quanto tempo la merce staziona nei depositi. Ovviamente meno rimane in magazzino, meglio è! Durata media crediti commerciali = (Crediti commerciali / Vendite) * 365 (Crediti verso clienti / Ricavi vendite e prestazioni) * Indica il n. di giorni di dilazione media concessi ai clienti. Tale numero deve essere più basso della dilazione media ottenuta dai fornitori. Durata media debiti commerciali = (Debiti commerciali / Acquisti) * 365 (Debiti verso fornitori / Acquisto materie) * Indica il n. di giorni di dilazione media ottenuta dai fornitori. Un valore elevato segnala un buon servizio di approvvigionamento e la capacità di ottenere condizioni vantaggiose di acquisto.

INDICI DI REDDITIVITA’

ECONOMICI

Gli indici di redditività forniscono informazione sulla capacità dell’azienda di produrre nuova ricchezza. Con l’analisi della redditività vogliamo informarci sulla situazione economica dell’impresa, in particolare vogliamo sapere se l’azienda, dopo avere coperto i costi, è in grado di remunerare il capitale proprio e il capitale di debito. ROE =Utile d’esercizio/ Capitale proprio = Rn / N Il ROE (Return on equity) è l’indice di redditività del capitale proprio. Dal punto di vista matematico, ci dice quanto utile ritorna ogni 100 euro di capitale proprio. Si esprime in termini percentuali. È una percentuale che evidenzia il potenziale del capitale di rischio (cioè quanto rende il capitale conferito all'azienda dai soci) e quindi la capacità dell'azienda di attrarre capitali. Il ROE ci dice quanto è il rendimento di € 100 di capitale investito dai soci nell’impresa. Per poter dire se un dato valore di ROE è buono o cattivo bisogna metterlo a confronto con il rendimento di investimenti alternativi a basso rischio (BOT, CCT, depositi bancari, ecc.). Il ROE cerca di rispondere quindi a una domanda: è più conveniente investire nella mia azienda oppure in qualche titolo privo di rischio, come i titoli di stato? Per essere soddisfacente, il ROE dovrebbe essere almeno pari alla redditività che gli azionisti potrebbero ottenere da investimenti azionari alternativi aventi pari grado di rischio. Se ROE > I s l’impresa sta creando valore Se ROE < I s l’impresa sta consumando valore L’individuazione del tasso I s, costo opportunità che esprime la redditività soddisfacente del capitale, può essere effettuata con un approccio sintetico o analitico.

  1. L’approccio sintetico può essere utile nelle piccole e medie imprese. Rn / Roc X

ROI =

Roc/Koc X Koc / N

ROI = Reddito operativo caratteristico/ Capitale investito= Roc / Koc (Capitale investito - liquidità immediate – terreni agricoli - immobili civili- partecipazioni non caratterisitche) = Il ROI (Return on investment) indica la redditività del capitale investito nella gestione operativa a prescindere dalle fonti utilizzate. Dal punto di vista matematico, ci dice quanto risultato operativo (risultato della gestione caratteristica) ritorna ogni 100 euro di capitale investito (Impieghi = attivo corrente + attivo immobilizzato). Si esprime in termini percentuali. Il ROI è dunque la spia della capacità reddituale dell'impresa della redditività della gestione caratteristica e dipende dai seguenti fattori: -ROS: margini di utile che resta all’impresa per ogni 100 euro di fatturato. Il ROS dipende da: 1) Vendite 2) Costi. Il tasso ROS esprime la capacità di ottenere un margine lordo positivo dopo aver coperto i costi della gestione caratteristica. Quando il valore del ROS è uguale a 0, significa che il ROC è nullo, ossia la capacità remunerativa dei ricavi è limitata alla sola copertura dei costi dell’attività caratteristica; se è negativo significa che non vi è integrale copertura neanche dei costi dell’area caratteristica. -Rotazione del capitale investito esprime il “numero di volte” in cui, entro l’esercizio, l’impresa riesce a recuperare, tramite le proprie vendite, il capitale investito nella gestione operativa. Il Capital Turnover dipende da: 1) Vendite 2) Immobilizzazioni

  1. Capitale circolante netto. A parità di ROI, K e ROS possono combinarsi in maniera diversa. ROA = Reddito operativo globale / Totale attività = RO / K Il ROA (Return on Assets) viene utilizzato per cercare di misurare la redditività operativa globale del capitale investito, compresi oneri e proventi degli investimenti patrimoniali e finanziari, al lordo delle imposte sul reddito, oneri per indebitamento e eventuali componenti straordinari di reddito.

ROS (ROP)=

Roc / V K= V / Koc

RONA = Reddito operativo globale / Totale attività nette = RO / Kn (Capitale investito al netto dei debiti di finanziamento oppure Patrimonio netto N+ Debiti verso le banche) Il RONA (Return on net Assets) misura la redditività operativa sul capitale investito al netto dei debiti di finanziamento (Debiti verso banche, finanziatori, società di leasing), ossia redditività operativa rapportata ai capitali derivanti dalle fonti di finanziamento esplicite (debiti di funzionamento e capitale proprio). Il RONA può essere confrontato con il costo medio del capitale investito (icm). Se RONA > icm capacità aziendale a realizzare redditi lordi superiori al tasso icm Se RONA<icm l’investimento nelle attività aziendali non genera risultati soddisfacenti Costo medio del capitale (icm) = D x id + N x is / D + N Il tasso icm è la media ponderata del costo delle fonti di finanziamento di un’impresa, cioè del costo del capitale proprio e del costo del capitale di debito. ROS (ROP) = Reddito operativo / Fatturato = Roc / V Il ROS (Return on Sales or Production) esprime la quantità di ricavo netto conseguito per ogni euro di fatturato. Si esprime sotto forma percentuale. In pratica segnala la capacità remunerativa delle vendite, se confrontato con quello di esercizi precedenti fornisce importanti indicazioni sulla validità delle politiche di vendita. Un incremento rispetto all'anno precedente può significare una diminuzione di costi o un aumento di vendite chiaramente della gestione caratteristica.

  • ROS > 0; una parte dei ricavi eccede i costi operativi e può quindi essere destinata alla copertura di eventuali oneri extra-caratteristici, finanziari e straordinari e successivamente può essere destinata alla remunerazione del capitale investito nell’impresa da parte degli azionisti.
  • ROS = 0; la capacita remunerativa dei ricavi caratteristici è limitata alla sola copertura dei costi della gestione caratteristica, quindi la copertura di eventuali oneri finanziari ed extra-caratteristici e la presenza di utili, è subordinata alla presenza di ricavi extra-caratteristici, quali i proventi finanziari ed i proventi straordinari,

Relazioni sull’analisi degli indici Struttura finanziaria: Per analizzare l’equilibrio tra le fonti finanziamento e la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni di M/L termine, due sono i principali indici : -rapporto di indebitamento -indice di copertura delle immobilizzazioni Il rapporto di indebitamento evidenzia come il x% degli investimenti siano finanziati con capitale proprio (capitale versato dai soci e riserve di utili) e per il Y% dell’attivo si è fatto ricorso a fonti esterne. In linea generale, in una situazione patrimoniale equilibrata il capitale proprio dovrebbe essere almeno pari alla metà del capitale investito; in altri termini, gli investimenti dovrebbero essere coperti almeno per il 50% con mezzi propri e per la restante parte con fonti di finanziamento esterne. In questo caso il valore assunto dall’indice evidenzia un elevato grado (o basso grado) di patrimonializzazione dell’azienda. L’indice di copertura delle immobilizzazioni evidenzia un punto di debolezza (o forza) quando l’indice è <1, infatti l’attivo fisso è in parte finanziato con passività a breve (viceversa nel caso contrario). Tale ipotesi è propria di una struttura finanziaria squilibrata. Questo porta a tensioni di liquidità nell’impresa. Quindi possiamo affermare che l’impresa possiede una debole (solida) struttura finanziaria, che (non) le consente di perdurare nel tempo, attraverso la sua adattabilità alle mutevoli condizioni di contesto. Situazione finanziaria Per verificare la solvibilità a breve gli indici considerati sono gli indici: -disponibilità -liquidità L’indice di disponibilità (che esprime la capacità dell’azienda di far fronte agli impegni di pagamento a breve con i flussi di cassa generati entro lo stesso periodo delle attività correnti) evidenzia che l’attivo circolante è pari a oltre il doppio delle passività a breve. Pertanto l’azienda presenta un elevato grado di solvibilità nel breve periodo non evidenziando difficoltà a rimborsare i debiti con scadenza nell’anno mediante le attività destinate a essere realizzate nel breve termine. L’indice di liquidità esprime la capacità teorica dell’impresa di far fronte agli impegni finanziari

di breve periodo mediante le disponibilità liquide immediate (denaro in cassa e c/c bancari e postali) e l’incasso dei crediti a breve e dei titoli. Per tanto possiamo esprimere un giudizio positivo (o negativo) sulla situazione finanziaria, ossia capacità dell’azienda di far fronte agli impegni a breve in modo tempestivo ed economico. Redditività Per l’analisi della redditività si considerano gli indici ROE e ROI. Per la valutazione della redditività aziendale, dal CE emergono alcune considerazioni: -utile ha conseguito in entrambi gli anni un risultato positivo (negativo) -utile è aumentato (diminuito) da un anno all’altro, ma peggiora (migliora) significativamente il reddito operativo. -tale risultato positivo deriva, in misura prevalente, dalla gestione caratteristica (o gestione straordinaria, ossia a componenti positivi di reddito che si verificano in via eccezionale e non periodica) Quest’ultima circostanza assume particolare rilevanza ai fini della valutazione dell’azienda in quanto indica che l’azienda è in grado di svolgere in maniera efficace ed efficiente la sua attività tipica. Giudizio positivo va espresso anche sulla gestione finanziaria: l’azienda, facendo ridotto ricorso al debito riesce a contenere i costi relativi al pagamento degli interessi passivi e, nell’anno t, essi sono completamente recuperati mediante i ricavi derivanti dagli investimenti di natura finanziaria (titoli e partecipazioni). Passando all’esame degli indici, il Roe (che esprime il rendimento del capitale di rischio investito dai soci) assume un valore pari a (anno t) e a (anno t-

  1. ed indica che per ogni 100 euro di capitale proprio i soci ottengono una remunerazione pari a euro. A differenza degli indici precedenti, con il Roe non esiste un valore di riferimento e, per formulare un giudizio, occorrerebbe confrontarlo il Roe di aziende analoghe. In ogni caso, per essere soddisfacente, il valore del Roe deve essere maggiore rispetto al rendimento garantito da investimenti privi di rischio, tipicamente i titoli di Stato, e in particolare tanto maggiore quanto più alto è il rischio connesso all’attività aziendale. Anche per il Roi (che indica il rendimento del capitale investito dall’impresa nella gestione operativa), occorrerebbe operare dei confronti con riferimento al Roi di imprese operanti nello stesso settore.