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Infermieristica clinica, Dispense di Infermieristica

Riassunto completo di tutti gli argomenti

Tipologia: Dispense

2025/2026

In vendita dal 10/05/2026

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L’accettazione è l’insieme di attività che consentono l’ingresso del paziente in ospedale.
L’accoglienza è una funzione che spetta agli operatori sanitari e serve a costruire un
rapporto di fiducia tra paziente e chi assiste, ed è importante che in questa relazione ci sia
un rapporto incentrato sui bisogni del paziente.
L’accoglienza è una forma di assistenza, di cura e di trattamento, è un indicatore della
qualità ricevuta dai pazienti e si riferisce a come la struttura e gli aspetti relazionali
(disponibilità, cortesia e rispetto) vengono vissuti dal paziente, questo processo è
conosciuto come ‘customer satisfaction’ ovvero livello soddisfacente del cliente.
L’ingresso in ospedale genera nel paziente una situazione conflittuale: da un lato il paziente
vuole avere le cure migliori per risolvere il problema, dall’altro lato l’impatto con un
ambiente estraneo genera insicurezza.
L’accoglienza può avere:
- Accezione negativa: determina l’aumento dell’insicurezza, la paura, la sfiducia e il
rifiuto alla collaborazione;
- Accezione positiva: favorisce l’adattamento, la fiducia verso la struttura e verso il
personale e la partecipazione del paziente al piano di cura.
Per rendere un’accoglienza positiva l’infermiere deve tenere conto che il paziente entra in
un ambiente totalmente estraneo, deve impegnarsi per far raggiungere un fine a persone
estranee, deve far rispettare regole a cui non si è abituati e ad adattarsi a orari diversi.
Il paziente deve essere stimolato a usare le proprie risorse per migliorare la propria
condizione e soddisfare i propri bisogni.
L’abilità richiesta all’infermiere nell’accoglienza è di usare la sua capacità di relazione
interpersonale con i pazienti.
Mettere a proprio agio il paziente, fornirgli collegamenti con altri professionisti e mostrargli
i servizi a sua disposizione sono tutte le attività che definiscono l’accoglienza e sono proprie
del professionista infermiere.
La qualità del rapporto che si crea al momento dell’accoglienza è importante sia dal punto
di vista assistenziale sia professionale.
L’accoglienza e la dimissione del paziente sono momenti di passaggio condizionati dai
rapporti interpersonali che si creano, dal grado di coinvolgimento dei pazienti e dalle cure
che si riescono a garantire, assicurando una comunicazione efficacie mirata a ridurre lo
stress.
Quindi le modalità di accoglienza nella struttura condizionano l’evoluzione della
permanenza in ospedale.
MODALITÁ PER L’ACCOGLIENZA:
l’obiettivo principale durante l’accoglienza è il mantenimento dell’integrità della persona
intesa come soggetto con una propria identità e l’instaurazione di un rapporto positivo sia
con gli operatori che con la struttura che lo accoglie.
Durante l’accoglienza è possibile andare incontro a degli ostacoli come situazioni che
comportano un pericolo immediato per il paziente, presenza di più persone nella zona
riservata all’accettazione, presenza di un unico accesso per i pazienti ricoverati d’urgenza.
Ma sono presenti anche comportamenti che favoriscono l’accoglienza come la presenza di
personale di supporto o schemi organizzativi programmati.
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L’accettazione è l’insieme di attività che consentono l’ingresso del paziente in ospedale. L’accoglienza è una funzione che spetta agli operatori sanitari e serve a costruire un rapporto di fiducia tra paziente e chi assiste, ed è importante che in questa relazione ci sia un rapporto incentrato sui bisogni del paziente. L’accoglienza è una forma di assistenza, di cura e di trattamento, è un indicatore della qualità ricevuta dai pazienti e si riferisce a come la struttura e gli aspetti relazionali (disponibilità, cortesia e rispetto) vengono vissuti dal paziente, questo processo è conosciuto come ‘customer satisfaction’ ovvero livello soddisfacente del cliente. L’ingresso in ospedale genera nel paziente una situazione conflittuale: da un lato il paziente vuole avere le cure migliori per risolvere il problema, dall’altro lato l’impatto con un ambiente estraneo genera insicurezza. L’accoglienza può avere:

  • Accezione negativa: determina l’aumento dell’insicurezza, la paura, la sfiducia e il rifiuto alla collaborazione;
  • Accezione positiva: favorisce l’adattamento, la fiducia verso la struttura e verso il personale e la partecipazione del paziente al piano di cura. Per rendere un’accoglienza positiva l’infermiere deve tenere conto che il paziente entra in un ambiente totalmente estraneo, deve impegnarsi per far raggiungere un fine a persone estranee, deve far rispettare regole a cui non si è abituati e ad adattarsi a orari diversi. Il paziente deve essere stimolato a usare le proprie risorse per migliorare la propria condizione e soddisfare i propri bisogni. L’abilità richiesta all’infermiere nell’accoglienza è di usare la sua capacità di relazione interpersonale con i pazienti. Mettere a proprio agio il paziente, fornirgli collegamenti con altri professionisti e mostrargli i servizi a sua disposizione sono tutte le attività che definiscono l’accoglienza e sono proprie del professionista infermiere. La qualità del rapporto che si crea al momento dell’accoglienza è importante sia dal punto di vista assistenziale sia professionale. L’accoglienza e la dimissione del paziente sono momenti di passaggio condizionati dai rapporti interpersonali che si creano, dal grado di coinvolgimento dei pazienti e dalle cure che si riescono a garantire, assicurando una comunicazione efficacie mirata a ridurre lo stress. Quindi le modalità di accoglienza nella struttura condizionano l’evoluzione della permanenza in ospedale. MODALITÁ PER L’ACCOGLIENZA: l’obiettivo principale durante l’accoglienza è il mantenimento dell’integrità della persona intesa come soggetto con una propria identità e l’instaurazione di un rapporto positivo sia con gli operatori che con la struttura che lo accoglie. Durante l’accoglienza è possibile andare incontro a degli ostacoli come situazioni che comportano un pericolo immediato per il paziente, presenza di più persone nella zona riservata all’accettazione, presenza di un unico accesso per i pazienti ricoverati d’urgenza. Ma sono presenti anche comportamenti che favoriscono l’accoglienza come la presenza di personale di supporto o schemi organizzativi programmati.

L’assistenza infermieristica è un’attività connessa all’assistenza riabilitativa e terapeutica rivolta all’individuo o alla popolazione con lo scopo di migliorare o recuperare uno stato di salute migliore. Si basa sulla capacità di interpretare situazioni cliniche e prendere decisioni; durante l’assistenza si devono formulare dei giudizi clinici sui bisogni di salute del paziente basandosi sull’esperienza e sui fatti. Nell’assistenza infermieristica ha un ruolo centrale il counselling ovvero il processo attraverso cui si aiuta un individuo ad esplorare i propri problemi al fine di renderlo capace di compiere azioni razionali e positive di autocontrollo e autodeterminazione. Permette inoltre all’operatore di promuovere nel malato l’individuazione di un problema. Il consueling ha diversi scopi:

  1. Prepara la comunicazione di una diagnosi
  2. Favorisce il corretto rispetto della terapia prescritta
  3. Aiuta a gestire le situazioni di crisi
  4. Supporta il paziente aiutandolo a fronteggiare i diversi aspetti psicosociali legati alla malattia Infermiere counselor è uno dei professionisti sanitari che interagisce con il paziente quindi il dialogo acquisisce molta importanza per l’infermiere perché con il counselling l’infermiere coinvolge il paziente nell’empowerment facendogli accettare di essere protagonista della cura che sta seguendo. Il ricovero in ospedale è considerata da sempre una situazione stressante per il paziente, quindi lo stress è inteso come un concetto negativo ma in realtà questo ha anche un’accezione positiva quando raggiunge lo scopo prefissato. Il malato può vivere situazioni di angoscia e impotenza ma allo stesso tempo anche di rassicurazione infatti a primo impatto l’ospedale ha un effetto rassicurante perché vedendo camici bianchi e medici ci si libera dalla preoccupazione e dalla responsabilità di dover provvedere alla propria salute perché ci pensano gli altri. Con il ricovero in ospedale il malato diventa un paziente che introdotto in un luogo estraneo privo di vitalità perde la propria identità perché non ha nulla che lo distingue dagli altri ricoverati. Infatti il paziente in ospedale è un individuo debole fisicamente e psicologicamente per questo motivo durante il ricovero sottomissione e il ricovero può diventare un’esperienza pesante. I problemi che generano una situazione di ansia e paura sono la paura del dolore e di subire una modifica che porta alla non accettazione dell’immagine di sé. L’INFERMIERE deve saper parlare e soprattutto ascoltare ma deve anche far caso ai dettagli che caratterizzano il paziente come il modo di gesticolare, il tono della voce, il linguaggio non verbale che sono tutti segnali di adattamento. Non deve assolutamente ridicolizzare i problemi della persona, non deve avere un’osservazione superficiale, non deve instaurare un dialogo frettoloso. La cartella infermieristica è il processo con cui l’infermiere documenta il processo di assistenza registrando i rilievi effettuati, le informazioni raccolte, i dati inerenti la pianificazione dell’intervento assistenziale. la cartella clinica ha una struttura prevede la divisione in 2 macro-aree:

ricovero programmato: dipende dalla disponibilità dei posti letto e l’inserimento nella lista d’attesa che avviene sotto la responsabilità del direttore-responsabili di unità operativa. Questo ricovero è disposto dal medico specialista ospedaliero che vedendo la necessità di ricovero dispone l’inserimento in lista di attesa tramite la compilazione del modulo del ricovero.

  1. day hospital è un ricovero programmato a ciclo diurno disposto dal medico specialista di U.O. sotto forma di accesso singolo o cicli di accesso di durata inferiore a 24 ore per fini diagnostici o terapeutici presso strutture che hanno:
  • procedure diagnostiche complesse
  • terapie che richiedono assistenza medico-infermieristica
  • chirurgia con ricovero diurno il ricovero in day hospital può essere proposto da un medico dalla struttura a seguito di visita ambulatoriale. Day surgery: è un ricovero diurno programmato nel quale è effettuato un intervento chirurgico semplice che non può essere eseguito in ambulatorio ma che non necessita di lunga degenza. Ricovero ambulatoriale SDAC scheda di ammissione ambulatoriale complessa: è un ricovero ambulatoriale senza occupare un posto letto nell’ambito delle procedure diagnostiche. L’indicazione di questo ricovero è stabilita dal medico specialista durante la visita in ambulatorio. L’accesso a questo ricovero è convenzionato e vi si può accedere attraverso l’autorizzazione di una o più SSN a seconda della procedura da fare. Accoglienza del paziente con ricovero ordinato e programmato: l’infermiere contatta il paziente per fornire le istruzioni che servono alle prestazioni da effettuare in pre-ricovero. Nel giorno che precede il ricovero si prepara la cartella clinica e infermieristica. Il giorno del ricovero il paziente deve passare all’ufficio accettazione e deve presentare la documentazione clinica personale che contiene eventuali cartelle cliniche di precedenti ricoveri, referti di visite, deve informare di eventuali terapie in atto e indicare il nominativo e il recapito del famigliare di riferimento. Una volta arrivato in reparto, il paziente è accolto dall’infermiere il quale deve presentarsi al paziente e alla famiglia, deve spiegare il suo ruolo all’interno dell’equipe, indicare quali sono le responsabilità, e qualora fosse possibile lasciare il paziente libero di scegliere quale posto letto occupare. Bisogna poi verificare se sono presenti segni o sintomi di disagio fisico e psicologico e procedere con la raccolta dati per la compilazione della cartella infermieristica. Infine si deve informare il paziente di come si svolgerà la giornata all’interno del reparto e ci si deve assicurare che il campanello per le chiamate sia facilmente raggiungibile dal paziente. Nello step successivo all’accoglienza in reparto, l’infermiere stampa le etichette identificative da applicare sulla documentazione e sul bracciale identificativo, verifica la presenza della richiesta di ricovero, registra i parametri vitali e se richiesto esegue l’ECG e il prelievo ematico, rileva eventuali esigenze alimentari, aggiorna l’elenco dei pazienti

avvisando il medico del ricovero e consegna l’opuscolo informativo nell’U.O (unità operativa). La visita infermieristica: dopo aver affrontato le pratiche burocratiche l’infermiere procederà con la visita, questo è il momento più importante perché vengono raccolti gli elementi utili per il piano di cura. In questa fase l’infermiere valuta la percezione che il paziente ha della malattia e delle persone di supporto, bisogna verificare se il paziente ha vissuto situazioni stressanti (lutti o separazioni) e se fa uso di farmaci. Il protocollo è la descrizione delle tecniche che devono essere usate per determinare prestazioni infermieristiche. I suoi obiettivi sono: garantire sicurezza al paziente, fornire informazioni, stabilire le priorità degli interventi. Il procedimento diagnostico è formato da 2 momenti:

  • raccolta dei dati: che comprende la raccolta dell’anamnesi, lo svolgimento di un esame fisico, la prescrizione di indagini diagnostiche e l’osservazione del paziente
  • analisi ed interpretazione dei dati: consiste nell’analisi di tutte le informazioni raccolte che porteranno alla definizione della diagnosi e della prognosi. Nella preparazione del paziente alla visita medica, l’infermiere ha diversi compiti quali spiegare al paziente lo scopo e la modalità della visita, controllare il microclima nella stanza, garantire la privacy. Durante la visita medica, il medico ascolta i suoni prodotti dai diversi organi chiedendo al paziente di trattenere il respiro, di tossire o di respirare profondamente. Nella fase dell’accertamento diagnostico l’infermiere deve compilare le richieste di esami diagnostici e programmarli. Deve controllare i parametri vitali del paziente prima, durante e dopo l’esame diagnostico. Durante la visita medica l’infermiere deve assistere il medico, rivelare prescrizioni terapeutiche, prendere nota degli esami richiesti e dei cambiamenti apportati per riportarli nella cartella clinica. La professione infermieristica viene riconosciuta come una professione sanitaria con la legge 42/99 che ha modificato la documentazione infermieristica conferendole pari dignità con quella medica. La documentazione può includere registrazioni cartacee formate da singoli fogli o da più schede. Documentare è importante perché aiuta a comprendere meglio i bisogni della persona e per permettere agli operatori di prendere decisioni più opportune per il paziente. Registrare significa certificare quanto fatto e consentire la valutazione del lavoro ai fini del miglioramento della qualità dell’assistenza. I dati registrati devono essere compilati in modo corretto e chiaro e devono rispettare un ordine logico e cronologico. La documentazione infermieristica diventa un archivio di informazioni e uno strumento attivo per analizzare i problemi del paziente, per prendere decisioni basate sul metodo scientifico. Elementi fondamentali da documentare sono la descrizione della presa in carico dall’inizio alla fine, l’attivazione del processo di assistenza che comprende le relazioni della persona

Prima di essere dimesso però il paziente deve rispettare dei requisiti clinici quali, presenza di segnali vitali stabili, di un quadro ematoclinico-nutrizionale soddisfacente, capacità di eliminazione urinaria e fecale, assenza di infezioni in atto, capacità di assumere correttamente le terapie. Al momento della dimissione l’infermiere deve fare una relazione per garantire la continuità assistenziale, in caso di trasferimento o di dimissione presso altre strutture. La scheda di dimissione presente diverse caratteristiche:

  • informazioni di tipo anagrafico, anamnesi
  • destinazione del paziente, contatti avuti con altri professionisti ed eventuali richieste di ausili o attrezzature
  • bisogni pregressi e attuali del paziente, è utile specificare se durante il ricovero sono cambiate le condizioni del paziente, se c’è stata una perdita o una diminuzione dell’autonomia rispetto al momento del ricovero. Segnali vitali: sono parametri fondamentali che determinano lo stato di salute generale di una persona e sono:
  • temperatura corporea
  • polso
  • pressione arteriosa
  • pressione respiratoria
  • dolore (legge 9 Marzo 2010) è opportuno esaminare una serie di valori per stabilire l’andamento dell’assistito. l’accertamento dei parametri vitali rappresenta una modalità per monitorare le condizioni del paziente e identificare la presenza di problemi o di valutare la risposta del paziente ad alcuni interventi. L’infermiere che assiste il paziente è responsabile della rilevazione dei segni vitali, i valori devono essere capiti e interpretati così da poterli collegare ad altri dati raccolti. Un’alterazione dei segni vitali può indicare la necessità di un intervento medico. Il monitoraggio dei segni vitali nei pazienti clinicamente stabili può essere delegato al personale di supporto, l’infermiere deve conoscere i valori di range cosicché alla prima osservazione può confrontare i valori dei parametri con i valori del paziente. L’infermiere deve conoscere l’anamnesi del paziente, le malattie pregresse e eventuali trattamenti o somministrazioni di farmaci che possono provocare cambiamenti dei segni vitali. L’infermiere e il medico in collaborazione decidono la frequenza con cui rilevare i segni vitali sulla base delle condizioni del paziente. La rilevazione dell’attività cardiaca: la contrazione cardiaca (sistole) pompa il sangue nell’aorta. La forza con il quale il sangue entra nell’arteria e determina la tensione delle pareti che prima si dilatano e poi si contraggono generando un’onda pulsatile detta ONDA SFIGMATICA che provoca il polso arterioso che viene avvertito in corrispondenza dell’arteria superficiale che poggiano su un piano osseo o muscolare contro il quale si può esercitare una resistenza. La presenza del polso su un’arteria è l’espressione dell’attività cardiaca.

Il polso ha alcune caratteristiche: ritmo e frequenza che sono stabiliti da cellule specializzate che formano il sistema di conduzione cardiaco. Gli stimoli per la contrazione iniziano con un impulso elettrico nel nodo seno-atriale dell’atrio destro, l’impulso elettrico si diffonde velocemente nel sistema di conduzione nelle parti del cuore cosi che le fibre muscolari cardiache si contraggono. La qualità è determinata da diversi fattori come la forza con cui il sangue viene spinto dai ventricoli, la quantità del sangue emesso ad ogni contrazione e l’elasticità delle arterie.

  • Il ritmo può essere regolare o irregolare. Se i battiti avvengono ad intervalli regolari si parla di ritmo sinusale, se avvengono ad intervalli irregolari si parla di aritmia.
  • La frequenza è data dal numero di battiti in 1 minuto ed è diversa in ogni individuo ma generalmente è compresa tra 60-85 battiti cardiaci, nei bambini i battiti sono maggiori (130), negli adolescenti sono 80, nell’età scolare sono 90, con l’allenamento allo sforzo fisico negli atleti sono minori 45-50. Il numero di battiti cardiaci aumenta anche a seconda delle emozioni che si provano, dopo i pasti e con l’assunzione di stimolanti come la caffeina, anche in caso di malattia possono variare (febbre, ipertensione arteriosa, anemie, cardiopatie, tifo, nell’ipertensione endocrina).
  • Bradicardia: numero di battiti è al di sotto di 60 battiti al minuto
  • Tachicardia: numero di battiti superiori a 100 battiti al minuto A volte capita che palpando il polso non si senta il battito in realtà i ventricoli si sono contratti ma prima di quanto avrebbero dovuto, questo processo è definito extrasistole ovvero un battito irregolare inserito tra 2 battiti regolari. A volte le extrasistoli si ripetono con regolarità alternando una sistole normale e una extrasistole (trigeminismo extrasistolare), in altri casi si possono verificare extrasistoli multiple che si susseguono per un breve periodo avvertite come pulsazioni molto deboli (extrasistole a salve). In tutti questi casi si verificano battiti inziali nel nodo senoatriale seguiti da battiti iniziati in una diversa parte del cuore che essendo precoci sono più deboli e si genera un’aritmia. La fibrillazione atriale è un’irregolarità del ritmo. La qualità del polso è descritta come polso pieno e facilmente palpabile e riflette la forza di contrazione del cuore, il volume di eiezione, l’elasticità delle arterie e la massa di sangue che circola. In base alla quantità di sangue che il cuore manda nelle arterie ad ogni sistole si parla di:
  • Polso ampio: si percepisce come forte e pieno sotto le dita perché il cuore emette una grande quantità di sangue nelle arterie ad ogni battito come durante attività fisica o emozioni;
  • Polso piccolo: il cuore espelle una quantità ridotta di sangue a ogni sistole come nel caso delle emorragie o anemie;
  • Faliforme: è molto debole, sottile e veloce e la quantità di sangue espulsa dal cuore è molto ridotta come nel caso di collasso cardiocircolatorio o shock. In base alle pressioni nell’arteria e all’elasticità si può parlare di:
  • Polso duro: all’interno dell’arteria la pressione è elevata o le pareti arteriose hanno perso elasticità quindi alla palpazione risulta duro e difficilmente comprimibile (ipertensione, arteriosclerosi);
  • Apicale: questo sito è usato nell’aritmia, la contrazione del ventricolo cardiaco sinistro corrisponde al 5° spazio intercostale lungo la linea emiclaveare sinistra;
  • Brachiale: l’arteria brachiale decorre tra il solco del bicipite e tricipite nella parte interna del braccio nella fossa antecubitale;
  • Radiale: l’arteria radiale decorre in prossimità dell’articolazione del polso dal lato del pollice;
  • Femorale: questo sito è utilizzato per rilevare il polso in caso di shock o per rilevare la circolazione dell’arto inferiore, l’arteria femorale si trova sotto il legamento inguinale a metà tra la spina iliaca antero-superiore e la sinfisi pubica, per sentire la frequenza è necessaria una palpazione profonda;
  • Polpiteo: l’arteria poplitea decorre dietro il ginocchio nella fossa poplitea;
  • Tibiale posteriore: l’arteria tibiale decorre nel lato interno della caviglia al di sotto del malleolo posteriore;
  • Pedidio dorsale: arteria pedidia decorre sul dorso del piede tra i tendini dell’alluce e del primo dito. Per effettuare la palpazione esistono 2 metodi: 1. Palpatorio: si usa quando i toni di korotkoff non sono udibili e si utilizzano 3 dita, indice, medio e anulare e si esercita una lieve pressione dove la pulsazione è più forte, il numero delle pulsazioni viene contato per 30 secondi e moltiplicato per 2 se ritmico, se aritmico viene contato per 60 secondi (battito iniziale vale 0). Si utilizza un orologio che possiede lancette dei secondi. 2. Auscultatorio: richiede l’uso di un manometro collegato ad un bracciale gonfiabile per pompare aria attravsro una pompa con una valvola che permette di occludere il vaso. si gonfia il manicotto fino a 20-30 mmHg, poi si sgonfia alla velocità di 2-3 mmHg per secondo grazie a un fonendoscopio messo in corrispondenza dell’arteria interessata si possono sentire i valori pressori che sono rilevate da suoni chiamati toni di korotkoff.
  • il primo tono corrisponde alla pressione sistolica o massima
  • l’ultimo tono corrisponde alla pressione diastolica o minima. è la modalità di rilevazione del polso apicale e consiste nell’uso dello stetoscopio per sentire suoni provenienti in alcune regioni del corpo. il polso apicale è ascoltato ponendo il diaframma dello stetoscopio sopra l’apice del cuore esercitando una pressione, il suono che si sente deriva dalle vibrazioni causate dall’apertura o dalla chiusura delle valvole cardiache. Ogni battito ha 2 suoni, il primo è causato dalla chiusura della valvola tricuspide che separa gli atri dai ventricoli, il secondo dalla chiusura delle valvole polmonari e aortica. (per determinare la frequenza apicale è necessario contare i battiti per 1 minuto). Il metodo auscultatorio è usato per rilevare polsi periferici che non possono essere rilevati con la palpazione e necessitano l’utilizzo dell’apparecchio doppler a ultrasuoni la quale sonda è posta sulla cute in corrispondenza dell’arteria che si vuole valutare. Le onde trasmesse vengono modificate dal flusso ematico e riflesse dall’arteria.

Le onde trasmesse vengono modificate dal flusso ematico e riflesse allo strumento che le amplifica e le rende udibili. Per la rilevazione del polso radiale è necessario avere un orologio a secondi e un modulo per annotare la frequenza e le caratteristiche del polso. Prima di iniziare la rilevazione è importante invitare il paziente ad assumere una posizione supina e verificare quale attività fisica stava compiendo la persona, eventualmente aspettare qualche minuto e poi procedere. Bisogna esercitare una pressione moderata, perché una pressione eccessiva genera un’occlusione dell’arteria, con una pressione troppo leggera non si percepisce il polso (non usare il pollice perché si potrebbe confondere il proprio polso con quello del paziente). LA PRESSIONE ARTERIOSA SISTEMATICA è la forza che il sangue esercita sulla parete delle grandi arterie che viene prodotta dall’attività meccanica del ventricolo sinistro. la pressione arteriosa varia istante per istante, sale durante la sistole fino a un valore massimo chiamato pressione arteriosa sistolica e decresce durante la diastole fino a valore minimo detto pressione arteriosa diastolica. La differenza tra le 2 pressioni è detta pressione differenziale. La P.A. è determinata da diversi fattori quali:

  • la gittata cardiaca ovvero il volume di sangue pompato in 1 minuto (5L), può aumentare a causa della maggiore contrattilità del miocardio o per l’aumento di volemia;
  • la volemia ovvero la massa di sangue che circola, aumenta nel caso di un’infusione endovena veloce di liquidi perché viene esercitata più pressione contro le pareti vasali e quindi aumenta la pressione,
  • la viscosità del sangue è determinata dalla quantità di globuli rossi presenti, influenza la velocità con cui il sangue scorre nei vasi, se vi è maggiore attrito sulla parete e maggiore e viceversa. Quando l’ematocrito ovvero la % dei globuli rossi nel sangue aumenta e il flusso ematico rallenta, la pressione arteriosa aumenta a sua volta
  • l’elasticità della parete arteriosa
  • le resistenze periferiche cioè lo stato di contrazione delle arterie. La pressione arteriosa può essere influenzata da diversi fattori:
  • età infatti la pressione arteriosa aumenta a partire dall’infanzia ed è legata anche al peso e all’altezza;
  • sesso: dopo la pubertà le donne hanno generalmente valori più bassi che tornano ad essere simili dopo la menopausa;
  • etnia: nei giovani di colori si hanno valori più elevati;
  • ora del giorno: la pressione ha valori più bassi la mattina presto e aumenta nel corso della giornata infatti raggiunge i valori massimi la sera;
  • attività fisica: la pressione aumenta nel periodo dell’esercizio fisico e diminuisce nel periodo di riposo;
  • posizione: da seduti la pressione è più bassa rispetto ad una posizione clinostatica;
  • forti emozioni o fumo: determinano un aumento dell’attività del sistema nervoso simpatico che comporta una liberazione di adrenalina con conseguente aumento
  • fase II: i toni sono soffiati
  • fase III: i toni sono sordi
  • fase IV: i toni sono affievoliti
  • fase V: scomparsa dei toni gli strumenti che si possono usare sono:
  • sfigmomanometreo aneroide: che non contiene liquidi, la colonnina di vetro e oil mercurio sono sostituiti da un manometro con tecnica oscillometrica
  • sfigmomanometri elettronici: prevedono un microfono o un sensore per la pressione inserito in un bracciale gonfiabile da pompa elettrica, premendo un tasto collegato ad un sistema di registrazione digitale. il microfono rileva i toni Korotkoff registra i valori sistolici e diastolici, il sensore risponde alle onde generate dal movimento del sangue nelle arterie. Ci sono dei fattori che influenzano il respiro:
  • sesso: gli uomini hanno una capacità polmonare maggiore delle donne,
  • altitudine: l’ossigeno contenuto a livello del mare diminuisce con l’aumento dell’altitudine riducendo la quantità di emoglobina satura, per compensare la rarefazione dell’ossigeno aumentano la frequenza e la profondità del respiro.
  • postura: una posizione sdraiata impedisce la completa espansione del torace, ne consegue un aumento della frequenza e delle profondità del respiro; la posizione ideale da assumere per favorire la piena estensione del torace è la postura eretta. La respirazione è involontaria e viene regolata nel centro respiratorio che ha sito nel midollo allungato. è formata da 2 azioni:
  • inspirazione: è la prima fase e consiste nel fatto che il diaframma si contrae, si abbassa e i muscoli intercostali si contraggono aumentando il diametro della gabbia toracica, si determina così un amento della gabbia toracica che provoca un’espansione del polmone la quale determina una diminuzione della pressione negli alveoli polmonari e si stabilisce un flusso tra l’ambiente esterno e lo spazio alveolare (pressione < all’esterno). Quando la pressione interna ed esterna saranno uguali non ci sarà più flusso e finisce l’inspirazione.
  • espirazione: è la fase della respirazione in cui l’aria esce dai polmoni, questo accade quando il diaframma si rilassa e spinge l’aria ricca di anidride carbonica verso l’esterno. La respirazione può essere:
  • respirazione esterna l’aria viene immessa nelle vie respiratorie attraverso le cavità nasali e durante lo sforzo fisico anche attraverso la bocca, entrambi sfociano nella faringe, il gas va poi nella laringe, nella trachea, bronchi e bronchioli, le quali strutture hanno il compito di purificare l’aria e condurla ai polmoni.
  • Respirazione interna: dai bronchioli l’aria penetra attraverso il condotto alveolare nell’alveolo polmonare, la quale parete è molto sottile e permette la diffusione del gas nel sangue e attraverso l’emoglobina contenuta nel globulo rosso trasporta i gas dal polmone alle cellule.

Gli scambi gassosi che avvengono tra alveolo e sangue dipendono dalla differenza della pressione parziale dei gas in cui avviene lo scambio da dove la pressione è maggiore a dove è minore. Generalmente la pressione parziale di ossigeno nel sangue arterioso è di 100mmHg, mentre l’anidride carbonica è di 40 mmHg. Ma si può andare incontro a 2 fenomeni:

  • Ipossia: è una riduzione di O2 al di sotto dei 60 mmHg
  • Ipercapnia: è un aumento di CO2 oltre i 49 mmHg La pressione parziale di ossigeno nel sangue venoso è 40 mmHg mentre quella di CO2 è di 45 mmHg. L’attività respiratoria è involontaria e regolata nel centro respiratorio che ha sito nel midollo allungato. In un individuo sano e adulto a riposo gli atti respiratori hanno un ritmo costante di 12- volte al minuto, ad ogni atto respiratorio viene introdotta 500 ml di aria chiamata volume corrente, il prodotto di volume corrente per la frequenza respiratoria determina la ventilazione polmonare che aumenta di 6-8 litri al minuto. Caratteristiche del respiro:
  • Frequenza respiratoria: nei neonati a riposo è di 30-60 atti respiratori al minuto, diminuisce con l’avanzare dell’età fino a 12-20 nei soggetti adulti. Al di sopra dei 20 atti si parla di TACHIPNEA Al di sotto dei 12 si parla di BRACHIPNEA L’assenza di atti respiratori viene definita APNEA, ma questa può solo essere temporanea altrimenti si andrebbe in arresto cardiaco.
  • Profondità: un aumento o una riduzione del volume ad ogni atto respiratorio determina un movimento toracico. I movimenti possono essere profondi quando c’è un aumento del volume corrente, normali quando il volume non cambia e superficiali quando il volume corrente diminuisce.
  • Qualità: le anomalie qualitative sono caratterizzate dalla comparsa di rumori (stridore, indica un’ispirazione il quale rumore è simile ad un grido, sibilo che indica un’istruzione delle vie aeree) o di sforzo durante la respirazione, in caso di respiro difficoltoso di parla di disapnea che può verificarsi a riposo o durante sforzo fisico, nell’ispirazione o espirazione o in entrambe.
  • Ritmo respiratorio: dopo ogni ciclo respiratorio si verifica un intervallo regolare. Il ritmo respiratorio può essere regolare o irregolare l’alterazione del ritmo genera dei respiri periodici:  CHEYNE-STOKES: questo modello respiratorio è caratterizzato da periodi con aumento di frequenza e profondità fino ad un apice oltre il quale vi è una decrescita di intensità e di frequenza fino ad una fase di apnea dopo la quale si inizia un nuovo ciclo. Questo modello è caratteristico del coma epatico, renale o celebrale  KUSMAUL: è un modello respiratorio caratterizzato da inspirazioni profonde e rumorose seguite da una pausa, è un modello caratteristico del coma diabetico.

mucoso mucopurulento purulento

- Emottisi o emoftoe: è l’emissione di sangue dalla bocca che proviene dalle vie respiratorie inferiori.

  • Disapnea: indica una respirazione difficile e faticosa può essere: Inspiratoria: si verifica quando c’è un ostacolo all’ingresso dell’aria nelle vie respiratorie superiori, il paziente ha difficoltà durante l’inspirazione che diventa rumorosa. mista: coinvolge sia l’inspirazione che l’espirazione si osserva nelle malattie polmonari. da sforzo: compare durante l’attività fisica e indica una riserva respiratoria ridotta, ed è tipica delle fasi iniziali di molte patologie cardiache e polmonari. a riposo: a riposo è un grave segno di compromissione respiratoria.
  • Dolore toracico: può essere causato da malattie dal cuore, dal pericardio, dell’esofago e della pleura; nelle malattie dell’apparato respiratorio il dolore è dovuto a un’irritazione della pleura.
  • Cianosi: è una colorazione bluastra della cute e delle mucose dovuta ad un aumento dell’emoglobina ridotta nel sangue da 5 a 100 ml causata da una cattiva ossigenazione del sangue, è dovuta al trasparire del colore del sangue che circola nei tessuti. La rilevazione del parametro del respiro stabilisce un valore di base di riferimento per ottenere i dati di base per confrontarlo con le misurazioni successive, per vedere se ci sono alterazioni e per monitorare l’influenza dei farmaci o delle terapie. Prima di rilevare il respiro si devono considerare alcuni elementi come la presenza di segni clinici e di sintomi di alterazioni respiratori, la presenza di fattori che influenzano il respiro e bisogna determinare la modalità più appropriata per la misurazione. Generalmente si ascolta il respiro dopo aver rilevato il polso radiale e il paziente non deve sapere che si sta ascoltando il suo respiro perché questo potrebbe causare alterazioni. Se il paziente dorme bisogna ascoltare il respiro e contare gli atti respiratori per 1 minuto, se il paziente è un bambino bisogna osservare il sollevarsi e l’abbassarsi dell’addome e contare gli atti respiratori, nei lattanti è necessario osservare il movimento delle pinne nasali. Per rilevare il respiro è necessario lavare le mani e verificare quale attività stava svolgendo il paziente e nel caso aspettare qualche minuto prima di procedere. La posizione da usare è la stessa della rilevazione del polso procedere appoggiando una mano sul torace e contare il numero di atti respiratori in 1 minuto (frequenza), tenendo conto dello sforzo necessario (qualità) la regolarità (ritmo) e i movimenti della gabbia toracica (profondità). La temperatura è la capacità dell’organismo di mantenere un equilibrio tra la perdita e la produzione di calore che l’uomo produce costantemente. La temperatura interna rimane costante intorno ai 37°, la temperatura della superficie cutanea può variare in base alle condizioni ambientali e all’attività fisica.

Le cellule e i tessuti sono in grado di funzionare in un intervallo ristretto di valori di temperatura. La rilevazione della temperatura corporea avviene tramite il termometro, quello italiano è graduato secondo la scala celsius. La regolazione della temperatura corporea richiede la coordinazione di più sistemi, affinché questa resti costante la produzione (termogenesi) e la perdita (termo dispersione) di calore devono essere uguali per mantenere l’omeostasi. Termogenesi quindi la produzione di calore è resa possibile grazie all’assunzione di alimenti, al lavoro muscolare e al metabolismo basale il quale consiste nel consumo minimo di energia per il mantenimento delle funzioni vegetative. La termogenesi di un soggetto a digiuno e a riposo corrisponde al metabolismo basale ed è compreso tra 1400 e 1800 calorie al giorno, questo valore aumenta di circa 1000 calorie se si conduce una vita sedentaria fino ad arrivare a 6000 calorie se si svolgono lavori pesanti o intensa attività fisica. Durante un esercizio fisico la velocità con di cessione del calore deve aumentare per eguagliare la quantità di calore ceduta con quella prodotta. Il termostato del nostro organismo è l’ipotalamo che percepisce le variazioni e stimola i cambiamenti, quando la temperatura dell’ipotalamo è superiore a 37° vengono attivati i meccanismi che favoriscono la perdita di calore come la vasodilatazione o la sudorazione. Quando invece la temperatura è al di sotto dei 37° si attivano processi per la produzione e la conservazione di calore come la vasocostrizione, viene stimolato l’aumento del tono muscolare involontario ma questo ha un limite perché l’organismo non può stare a lungo in un ambiente troppo caldo o troppo freddo. Il calore prodotto è una forma di energia non degradabile che viene disperso attraverso molti meccanismi quali:

  • Evaporazione: il corpo disperde il calore in eccesso grazie al sudore prodotto dalle ghiandole sudoripare. Questo passa dallo stato liquido a vapore sulla superficie della pelle e per evaporare assorbe calore dalla cute raffreddandola. È il sistema di termoregolazione più efficacie sia durante uno sforzo fisico sia quando fa caldo.
  • Conduzione: è un processo attraverso cui il calore passa da un corpo caldo ad uno abbastanza freddo, vi è uno scambio di calore diretto tra gli strati più profondi e la cute ma il grasso sottocutaneo fa da isolante e si oppone.
  • Convenzione: è il trasferimento di calore che avviene nei fluidi e nei gas grazie al movimento del fluido. L’aria a contatto con la cute si riscalda, diventa meno densa e sale quindi viene sostituita da aria fredda creando una nuova corrente che porta via calore.
  • Irraggiamento: è la trasmissione di calore da un corpo caldo a uno freddo senza contatto diretto attraverso l’emissione di radiazioni. I corpi a temperatura ambiente emettono radiazioni infrarosse mentre i corpi ad alta temperatura emettono sia radiazioni infrarosse che visibili, nell’uomo questo avviene solo nelle parti scoperte perché i raggi vengono trattenuti dai vestiti la temperatura essendo legata all’attività fisica può subire delle modifiche durante il giorno.
  • Febbre ondulante: aumenta nel giro di vari giorni, raggiunge un picco e poi decresce (tipica della brucellosi e del morbo di Hodgking).
  • Febbre ricorrente: si alternano 3-4 giorni di febbre che cade per crisi a 3-4 giorni di apiressia.
  • Febbre settica: è intermittente si verifica 1/2 volte al giorno con brividi ed è caratteristica delle sepsi ovvero infezioni alle vie urinarie e biliari. Metodi x far scendere la temperatura sono: applicazioni di borse dell’acqua con ghiaccio da posizionare sotto le ascelle o all’inguine, spugnature con l’acool ha un’efficienza immediata ma è necessario far arieggiare l’ambiente, immersione in acqua fresca o materasso ad acqua che riesce a mantenere il corpo a temperatura desiderata grazie ad una centralina che regola il flusso e la temperatura. Prima di rilevare la temperatura si deve tener conto di alcuni fattori quali età, se si è fatta attività fisica recentemente, se si stava fumando 15 minuti prima. La temperatura può essere misurata in diverse zone del corpo:
  • Cavo ascellare-piega inguinale la temperatura standard è di circa 36.5°, si utilizza generalmente il termometro ma è possibile utilizzare anche cerotti o strisce termometrici monouso specialmente nei reparti di isolamento protettivo.
  • Cavo orale la temperatura è intorno ai 37° è una sede usata in particolare dagli anglosassoni, ma può essere influenzata dall’indigestione di cibi caldi o freddi.
  • Canale uditivo esterno si sta diffondendo negli ultimi anni in quanto la sua misurazione è molto semplice sia negli anziani che nei bambini anche se la misurazione può essere influenzata da notevoli tappi di cerume. È controindicata in caso di lesione timpanica o di secrezioni auricolari intense. Per la misurazione si utilizza un termometro con un sensore a raggi infrarossi monouso.
  • Ampolla rettale: la temperatura media è di 37.5° è la sede più affidabile anche se è poco tollerata a causa del disagio che può creare. È ovviamente controindicata in caso di diarrea o successivamente a operazioni nella zona rettale. Il dolore è il mezzo con cui l’organismo ci segnala un danno tissutale. La normativa n.149 del 29-06-2000 emana le linee guida per la realizzazione dell’ospedale senza dolore che si basano sulla creazione di un comitato di 3-15 persone fra medici e infermieri in base alla necessità. È responsabilità degli infermieri controllare almeno 2 volte al giorno il livello di dolore di ogni utente dal ricovero fino alla dimissione, la valutazione è possibile grazie a una scala. Il comitato ha la responsabilità di assicurare la disponibilità e la somministrazione di farmaci antidolorifici. Il dolore può essere:
  • Acuto: ha una durata limitata e va via con la guarigione, è causato da lesioni, ha una precisa localizzazione, è un segnale di protezione.
  • Cronico: ha una lunga durata fino a diventare una malattia, perde la sua funzione di protezione. Entrambe le tipologie di dolore hanno conseguenze come ipertensione, tachicardia o iperventilazione, agitazione, cronicizzazione o disturbi del sonno.

La rilevazione e la registrazione del dolore vengono effettuate quando si arriva in pronto soccorso, se ne occupa l’infermiere di triage e servono a fare una diagnosi differenziale. Il trattamento del dolore invece è responsabilità del medico che si occupa dell’assunzione del farmaco più adatto, successivamente alla terapia attuata la rivalutazione del dolore spetta all’infermiere. La legge 38 del 2010, articolo 7 prevede l’obbligo di riportare la rilevazione del dolore, l’assunzione di farmaci e i relativi dosaggi e i risultati conseguiti nella cartella clinica. Misurare il dolore permette di ottenere dati confrontabili tra loro e per rilevare il grado di invalidità a scopo curativo, individuare strategie di intervento personalizzate, e disporre gli strumenti per verificare l’efficacia degli interventi. Le scale di valutazione sono dette unidimensionali perché valutano una sola dimensione ovvero l’intensità. Per misurare l’intensità del dolore esistono diverse scale:

  • VRS scala verbale semplice : prevede 4 categorie alle quali corrisponde un punteggio da 0 a 4, comprende dei descrittori che descrivono il grado di intensità del dolore e sono: nessuno, lieve, moderato e grave. Vrs è applicabile sugli anziani, o in pazienti con basso livello culturale o ad anziani e bambini con ridotte capacità di astrazione. - NS scala numerica: permette al malato di dare un numero da 0 a 10 al dolore che sente, 0 indica che non c’è dolore, 10 indica la soglia massima. Lo strumento è rappresentato da una linea o una barra orizzontale su cui è indicato un intervallo compreso tra 0 e 10. - VAS scala analogica-visiva: è una linea orizzontale orientata da sinistra a destra, le 2 estremità indicano dolore assente fino a dolore insopportabile, il paziente risponde mettendo una crocetta sulla linea, la distanza tra la posizione della crocetta e l’estremità ‘dolore assente’ indica l’intensità del dolore e permette di attuare una terapia. Basandosi su questi punteggi nel 2003 sono stati riportati diversi valori: 0-4mm indica nessun dolore, 5-44mm indica dolore lieve, 45-74mm indica dolore moderato, da 75 a 100mm indica dolore severo.
  • FPS faces pain scale: è una scala che si utilizza in età pediatrica consiste in 6 volti disposti lungo una linea orizzontale da sinistra verso destra e va dall’espressione del viso che indica ‘nessun dolore’ a quella che indica ‘dolore peggiore’. Questa scala è usata per bambini da 2 a 12 anni ed ha il vantaggio di essere veloce e semplice da utilizzare. Dolore post operatorio: è un dolore acuto presente nei pazienti successivamente ad un’operazione chirurgica ed è la principale causa di preoccupazione per i pazienti che devono sottoporsi ad un intervento. Questo tipo di dolore può essere influenzato dalla tipologia di intervento, dall’età, dalla sede in cui si svolgerà l’intervento. Nella gestione del dolore l’infermiere riveste 2 ruoli: proprio e prescritto. L’infermiere svolge un ruolo da terapeuta infatti in un paziente con dolore e necessario rispondere ai bisogni fondamentali tenendo conto del dolore. Il rapporto che si crea tra paziente e infermiere è chiamato relazione di aiuto.