Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


INFERMIERISTICA GENERALE, Appunti di Infermieristica

Appunti di infermieristica generale (primo anno, primo semestre). Argomenti: teorie ed evoluzione del Nursing, lavaggio delle mani, DPI, somministrazione dei farmaci, rilevazione parametri vitali, cateterismo vescicale, allestimento di un campo sterile, eliminazione fecale e urinaria, prelievo ematico, tecniche di pulizia

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 11/03/2025

aurora-farina-12
aurora-farina-12 🇮🇹

4 documenti

1 / 48

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
FONDAMENTI DELLA DISCIPLINA INFERMIERISTICA - TEORIE DEL NURSING
L'infermieristica è la disciplina orientata allo sviluppo della salute, del miglioramento e della qualità di vita
dell’assistito, e per estensione anche della sua famiglia (TO CARE); si distingue dalla medicina, disciplina orientata
alla riparazione, ripristino delle funzioni del corpo umano quindi eliminazione di un’eventuale malattia (TO CURE).
Oggi l’O.M.S. definisce la salute come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, dunque non soltanto come
assistenza di malattia o infermità. Per arrivare a questa definizione dobbiamo ripercorrere anche quella che è la storia
dell’infermieristica, che ha contribuito alla nascita di questo metaparadigma (insieme di elementi condivisi, di una
prospettiva comune, in base alla quale vengono definiti scopi, fenomeni e confini relativi di una disciplina e da cui è
orientata la specifica produzione di teorie e di modelli).
Tutte le teorie del nursing forniscono informazioni riguardo a definizioni di assistenza e pratica professionale, principi
che costituiscono la base della pratica e obiettivi funzioni dell’assistenza infermieristica. Il tutto a formazione di
modelli comprendenti insieme di idee collegate al fine di illustrare un concetto più ampio e generale, che rappresentino
una descrizione simbolica della realtà, forniscano una rappresentazione schematica di relazione fra i fenomeni usando
simboli e diagrammi per rappresentare un'idea. Un modello descrive, spiega, prevede la relazione fra i fenomeni, è
formato da concetti empirici, logici, deduttivi ed astratti, fornisce una struttura organizzativa per la valutazione, la
progettazione e l'intervento dell'assistenza infermieristica, facilita la comunicazione e favoriscono un approccio
unificato all'assistenza; ogni teoria parte da un’ipotesi che deve essere provata. Il metaparadigma (oltre il modello) del
nursing è rappresentato dall'interesse per la globalità dell'essere umano e dei suoi bisogni ed il modo in cui la singola
persona vive la salute e la malattia, si prende cura di sé e, nelle particolari circostanze della malattia, chiede e riceve
assistenza dagli infermieri. Si basa sui seguenti concetti fondamentali e sulla relazione tra questi:
Persona: è un sistema vivente formato da componenti biologiche, psicologiche e sociali in continua interazione
fra loro e con l’ambiente circostante
Ambiente: è costituito dall’insieme di tutte le condizioni, le circostanze e gli influssi (di natura biologica,
psicologica e sociale) che circondano la persona e agiscono sul suo comportamento;
Salute: è uno stato di benessere fisico e biologico prodotto di una relazione armoniosa tra l’uomo e la sua
ecologia; significa essere autonomi nello svolgimento delle attività di vita che quotidianamente ogni persona
compie e, inoltre, significa avere le conoscenze e il potere per partecipare attivamente alla scelte collettive. È
un concetto fortemente soggettivo, che varia nel tempo, si modifica continuamente secondo il contesto e può
mutare a seconda dell’ambito in cui viene analizzato. Inoltre, è un diritto del cittadino e un interesse della
collettività (articolo 32 della costituzione italiana).
Assistenza infermieristica: ha allo scopo di favorire l’interazione fra la persona e l’ambiente nello svolgimento
dell’attività di vita quotidiana per la promozione, il mantenimento e il recupero della malattia
Un altro aspetto che accomuna tutte le teorie del nursing è il concetto olistico della persona, ovvero l’uomo è un
tutt’uno con l’unione di mente, corpo, ambiente e società ed è necessario quindi intervenire attraverso diversi piani
paralleli, ma con un'unica finalità: permettere alla persona di raggiungere lo stato di benessere comprendendo a
fondo le motivazioni del malessere per poter estirpare le radici del male in ogni forma, sia mentale che fisica, di
concerto con l’assistenza medica. Le teorie si basano, inoltre, su due macro-paradigmi:
1. la totalità, che verte sul “frazionamento” della persona, inteso come il dividere l’essere umano in parti o funzioni per
meglio metterne a fuoco le problematiche al fine di ipotizzare e realizzare gli interventi necessari al suo sostegno in
ambito infermieristico;
2. la simultaneità, che verte sull’attenzione mirata verso il vissuto della malattia e dunque come il paziente affronta il
problema, dando quindi molta importanza alla soggettività della malattia e come la persona la affronta in base al suo
stato di salute e l’ambiente che la circonda. Possiamo quindi riassumere due concetti importanti:
il positivismo, che si occupa delle “DISEASES” (patologie), concetto clinico-biologico riferito ad anomalie o
patologie del corpo umano dove il malato è di fatto deresponsabilizzato e si affida a esperti per la sua cura;
la fenomenologia, che si occupa delle "ILLNESSES", dove viene analizzato il fenomeno della malattia di cui il
soggetto (paziente) è l’unico esperto della sua situazione e richiede di essere interpellato e ascoltato ed è
responsabile di ciò che gli accade.
A qualsiasi paradigma facciano riferimento le teorie del nursing, hanno sempre una visione globale della persona,
nucleo fondamentale dell’infermieristica, intesa come scienza umana e disciplina scientifica
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30

Anteprima parziale del testo

Scarica INFERMIERISTICA GENERALE e più Appunti in PDF di Infermieristica solo su Docsity!

FONDAMENTI DELLA DISCIPLINA INFERMIERISTICA - TEORIE DEL NURSING

L'infermieristica è la disciplina orientata allo sviluppo della salute, del miglioramento e della qualità di vita dell’assistito, e per estensione anche della sua famiglia (TO CARE); si distingue dalla medicina, disciplina orientata alla riparazione, ripristino delle funzioni del corpo umano quindi eliminazione di un’eventuale malattia (TO CURE). Oggi l’O.M.S. definisce la salute come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, dunque non soltanto come assistenza di malattia o infermità. Per arrivare a questa definizione dobbiamo ripercorrere anche quella che è la storia dell’infermieristica, che ha contribuito alla nascita di questo metaparadigma (insieme di elementi condivisi, di una prospettiva comune, in base alla quale vengono definiti scopi, fenomeni e confini relativi di una disciplina e da cui è orientata la specifica produzione di teorie e di modelli). Tutte le teorie del nursing forniscono informazioni riguardo a definizioni di assistenza e pratica professionale, principi che costituiscono la base della pratica e obiettivi funzioni dell’assistenza infermieristica. Il tutto a formazione di modelli comprendenti insieme di idee collegate al fine di illustrare un concetto più ampio e generale, che rappresentino una descrizione simbolica della realtà, forniscano una rappresentazione schematica di relazione fra i fenomeni usando simboli e diagrammi per rappresentare un'idea. Un modello descrive, spiega, prevede la relazione fra i fenomeni, è formato da concetti empirici, logici, deduttivi ed astratti, fornisce una struttura organizzativa per la valutazione, la progettazione e l'intervento dell'assistenza infermieristica, facilita la comunicazione e favoriscono un approccio unificato all'assistenza; ogni teoria parte da un’ipotesi che deve essere provata. Il metaparadigma (oltre il modello) del nursing è rappresentato dall'interesse per la globalità dell'essere umano e dei suoi bisogni ed il modo in cui la singola persona vive la salute e la malattia, si prende cura di sé e, nelle particolari circostanze della malattia, chiede e riceve assistenza dagli infermieri. Si basa sui seguenti concetti fondamentali e sulla relazione tra questi: ● Persona: è un sistema vivente formato da componenti biologiche, psicologiche e sociali in continua interazione fra loro e con l’ambiente circostante ● Ambiente: è costituito dall’insieme di tutte le condizioni, le circostanze e gli influssi (di natura biologica, psicologica e sociale) che circondano la persona e agiscono sul suo comportamento; ● Salute: è uno stato di benessere fisico e biologico prodotto di una relazione armoniosa tra l’uomo e la sua ecologia; significa essere autonomi nello svolgimento delle attività di vita che quotidianamente ogni persona compie e, inoltre, significa avere le conoscenze e il potere per partecipare attivamente alla scelte collettive. È un concetto fortemente soggettivo, che varia nel tempo, si modifica continuamente secondo il contesto e può mutare a seconda dell’ambito in cui viene analizzato. Inoltre, è un diritto del cittadino e un interesse della collettività (articolo 32 della costituzione italiana). ● Assistenza infermieristica: ha allo scopo di favorire l’interazione fra la persona e l’ambiente nello svolgimento dell’attività di vita quotidiana per la promozione, il mantenimento e il recupero della malattia Un altro aspetto che accomuna tutte le teorie del nursing è il concetto olistico della persona, ovvero l’uomo è un tutt’uno con l’unione di mente, corpo, ambiente e società ed è necessario quindi intervenire attraverso diversi piani paralleli, ma con un'unica finalità: permettere alla persona di raggiungere lo stato di benessere comprendendo a fondo le motivazioni del malessere per poter estirpare le radici del male in ogni forma, sia mentale che fisica, di concerto con l’assistenza medica. Le teorie si basano, inoltre, su due macro-paradigmi:

  1. la totalità, che verte sul “frazionamento” della persona, inteso come il dividere l’essere umano in parti o funzioni per meglio metterne a fuoco le problematiche al fine di ipotizzare e realizzare gli interventi necessari al suo sostegno in ambito infermieristico;
  2. la simultaneità, che verte sull’attenzione mirata verso il vissuto della malattia e dunque come il paziente affronta il problema, dando quindi molta importanza alla soggettività della malattia e come la persona la affronta in base al suo stato di salute e l’ambiente che la circonda. Possiamo quindi riassumere due concetti importanti: ● il positivismo, che si occupa delle “DISEASES” (patologie), concetto clinico-biologico riferito ad anomalie o patologie del corpo umano dove il malato è di fatto deresponsabilizzato e si affida a esperti per la sua cura; ● la fenomenologia, che si occupa delle "ILLNESSES", dove viene analizzato il fenomeno della malattia di cui il soggetto (paziente) è l’unico esperto della sua situazione e richiede di essere interpellato e ascoltato ed è responsabile di ciò che gli accade. A qualsiasi paradigma facciano riferimento le teorie del nursing, hanno sempre una visione globale della persona, nucleo fondamentale dell’infermieristica, intesa come scienza umana e disciplina scientifica

-Storia dell’assistenza infermieristica L’assistenza infermieristica (nursing), fin dalle origini della storia, veniva esercitata da una figura femminile subordinata alla figura maschile del medico a cui era riservata la cura del paziente. Con l’avvento del cristianesimo cresce l’attenzione verso il prossimo, e la figura della diaconessa introduce per la prima volta il concetto d’assistenza e di cura dei malati e dei poveri sulla base della fede religiosa come vocazione. Nel medioevo, intorno al 1400, il ruolo dell’assistenza si estende anche alla figura maschile attraverso l’ordine dei monaci, assistendo alla nascita del termine in latino “infirmus” (infermo) che designa che un malato si trovi una condizione di bisogno assistenziale tale da imporre l’ausilio del “monachus infirmarius” a cui ne veniva affidata la cura. Successivamente varie figure contribuirono la nascita della professione infermieristica

-Florence Nightingale (1820-1910) A cavallo del risorgimento, F. Nightingale, rivoluzionò il concetto di assistenza. Nacque a Firenze, da una famiglia benestante, il 12 maggio 1820. Scelse la vita monastica come diaconessa in Germania, dove ricevette l'addestramento per l'assistenza ai malati; lavorò poi come infermiera e diventò sovrintendente all'istituto per l'assistenza alle signore malate. Durante la guerra di Crimea del 1854 partì con 38 infermiere volontarie presso l'ospedale militare britannico in Turchia, e qui si rese conto di tutti i problemi legati all’assistenza: il personale medico era sovraccarico, le medicine erano scarse, l'igiene trascurata, cosa che aumentò le infezioni di massa, spesso fatali. Lei intervenne su tutti questi aspetti ed effettuò una coraggiosa denuncia delle condizioni degli ospedali da campo. Inoltre, con l’utilizzo della statistica, dimostrò graficamente (coxcomb) che la mortalità dei soldati in Crimea, dopo il suo intervento, passò dal 40% al 2%: questa esperienza le valse l’appellativo di “eroina nazionale”, e nel 1860 inaugurò la scuola per infermieri St. Thomas' Hospital in Londra (Nightingale School of Nursing) la prima a fornire una formazione laica con elementi metodologici per l'assistenza e il tirocinio; formulò poi la sua teoria ambientale: il protagonista di questa è proprio l'ambiente, in quanto affermò che “un paziente che vive in un ambiente confortevole riesce a migliorare le proprie condizioni di salute”. Con lei, per la prima volta, si inizia a parlare di malattia e salute, e si inizia a comprendere l’importanza di una formazione specifica, professionale ma anche teorica per il personale deputato all’assistenza, secondo una concezione totalmente femminista e vittoriana. Nella sua teoria espone anche altri elementi che influiscono sul miglioramento delle condizioni di salute del pz, quali: aerazione e illuminazione adeguata, calore sufficiente e controllo degli effluvi e del rumore. Individuiamo tre tipologie di ambiente: ● L’ambiente fisico: gli elementi fisici che influiscono sul paziente come il calore, la pulizia, l'illuminazione… ● L’ambiente psicologico: può essere influenzato da un ambiente fisico negativo e può essere migliorato con varie attività al fine di mantenere attiva la mente, ad esempio con il lavoro manuale, il cibo appetitoso... Comprende anche la comunicazione, molto importante per la psiche dell'essere umano: quella con l’infermiera assume un valore terapeutico e tranquillizzante, pertanto non dev'essere mai affrettata ma attenta alle necessità della persona; ● L’ambiente sociale: implica la raccolta dati circa la prevenzione di malattie e, pertanto, comprende sia componenti dell'ambiente fisico, sia l’ambiente personale dell’assistito, come la sua casa, la stanza dell'ospedale, ma anche la comunità di appartenenza; Formulò inoltre i 4 concetti del metaparadigma del nursing: -PERSONA: la persona è il paziente, ovvero l'essere umano su cui agisce l'infermiere e l’ambiente: possiede capacità di recupero nei confronti della malattia, se l'ambiente è favorevole -AMBIENTE: comprende le condizioni e le forze esterne che influenzano la vita e lo sviluppo di un organismo. Comprende anche la relazione infermiere-paziente -SALUTE: viene intesa come il mantenimento del benessere fisico e psicologico attraverso le capacità della persona stessa di affrontare la malattia, è compito dell'infermiere fare in modo che tali capacità siano sfruttate al meglio delle possibilità anche in relazione all'ambiente; la malattia è intesa come il naturale processo di ristabilimento della persona; tuttavia, la salute può essere mantenuta attraverso il controllo dei fattori ambientali. -ASSISTENZA INFERMIERISTICA: agisce sull’ambiente e facilita il processo di guarigione; è una disciplina distinta dalla medicina, che si concentra maggiormente sulla malattia piuttosto che sulla persona

-Abraham Maslow Nasce nel 1908 a New York City e, pur non essendo stato un infermiere, la sua teoria dei bisogni è molto importante nel campo della psicologia e in quello delle professioni sanitarie. La sua teoria si basa sul fatto che l’individuo tende a soddisfare prima i bisogni più importanti per la sua sopravvivenza, rispetto a quelli più alti, che tendono a variare molto nel tempo. Un successo tende spesso a essere dimenticato e il vecchio obiettivo tende a essere sostituito da uno più grande ambizioso. Nel mentre, i bisogni fondamentali, una volta soddisfatti, tendono a non ripresentarsi almeno per un breve periodo di tempo, e i bisogni sociali e relazionali innescano nuove e più ambiziose mete da raggiungere. Individua una scala che indica i vari tipi di bisogni: i primi bisogni sono quelli fisiologici (aria, acqua, cibo) che se non vengono soddisfatti l’individuo prova malessere. Una volta soddisfatti però potrà pensare di raggiungere anche altri tipi di bisogni. Gli obiettivi relativi alla sicurezza consistono nella possibilità per l’individuo di trovare una certa stabilità dei punti fermi e sono di natura psicologica (casa, lavoro, famiglia). I bisogni di amore e appartenenza riflettono l’importanza di appartenere a gruppi sociali in modo da poter essere apprezzati ed amati dagli altri. Quasi in cima alla piramide c’è il bisogno di autostima, che si divide nel bisogno che deriva dall’essere esperti o capaci nello svolgimento di un determinato compito o in quello del riconoscimento, che si riceve da altri individui. In cima alla piramide, c’è il bisogno di autorealizzazione, che rappresenta il desiderio di sviluppare al massimo ciò che si è capace di diventare. Questo bisogno può essere raggiunto solamente da tutte le persone che hanno soddisfatto in precedenza agli altri bisogni e che sono nella condizione di portare all’estremo le proprie potenzialità.

-Nancy Roper Nasce ad Edimburgo nel 1918 e muore nel 2004. Il suo pensiero è influenzato dalla Henderson. Insieme a Winifred W. Logan e Alison L. Tierney fonda una teoria infermieristica che si basa sull’attività di vita: verrà pubblicata nel 1980 in Gran Bretagna e tradotta successivamente numerose lingue. Si basa su due modelli concettuali: Modello di vita: vengono considerate differenti mansioni fra loro strettamente collegate che concorrono a costituire il complesso fenomeno del vivere. Queste comprendono la durata della vita, la dipendenza o l’indipendenza, circostanze che influenzano la vita, l’individualità e le attività di vita. Modello di nursing: l’infermiera assicura l’assistenza alla persona basandosi sui modelli di vita, e possiede dunque una struttura concettuale e pratica: per la durata della vita, l’infermiere deve considerare che il livello si trovi la persona; per la dipendenza o l’indipendenza l’infermiere deve valutare il grado di autonomia della persona; per i fattori che influenzano la vita l’infermiere deve conoscerli e capire in che modo interagiscono nell’autonomia della persona; per l’individualità nel vivere l’assistenza deve essere individualizzata e personalizzata; per le attività di vita, l’infermiere interviene quando la persona non è più in grado di svolgere autonomamente le proprie attività, dunque costituiscono le manifestazioni osservabili dei bisogni fondamentali dell’uomo. I suoi concetti del metaparadigma sono: -PERSONA: l’uomo è un sistema vivente, risultato del rapporto costante di tre entità, distinte ma integrate: entità biologica, entità psicologica ed entità sociale. L’azione delle tre entità in continua interazione, porta l’uomo ad essere uguale agli altri uomini per alcuni aspetti, simile agli altri per altri aspetti, diverso da tutti gli altri per altri aspetti ancora (individualità dell’essere umano). -AMBIENTE: costituito dall’insieme di tutte le condizioni, le circostanze e gli influssi che circondano la persona ed agiscono sul suo comportamento: sono di natura biologica, psicologica e sociale. L’infermiere non può trascurare il ruolo dell’ambiente, infatti la persona e l’ambiente devono essere egualmente considerati. -SALUTE: è essere autonomi nello svolgimento delle attività di vita che quotidianamente ogni persona compie, oltre ad avere le conoscenze per partecipare alle scelte di salute. -ASSISTENZA INFERMIERISTICA: quando la persona non riesce a svolgere in autonomia tutte le attività di vita per interagire con l’ambiente circostante, si viene a creare un “problema infermieristico”, il quale è di fatto una discrepanza fra ciò che è e ciò che dovrebbe essere rispetto allo svolgimento naturale delle attività di vita. Vi sono 3 ordini: ● Mancanza di svolgimento delle attività di vita ⇒ pz totalmente dipendente dall’infermiere che vi si sostituisce ● Scarso svolgimento delle attività di vita ⇒ pz a metà tra dipendenza e indipendenza ● Inadeguato svolgimento delle attività di vita ⇒ pz deve essere educato e supportato dall’infermiere per svolgere le sue necessità e attività di vita.

  • Hildegard E. Peplau Nasce nel 1909 in Pennsylvania e muore nel 1999 a Los Angeles; dopo essersi diplomata come infermiera nel 1931, ottiene il “bachelor in psicologia” nel 1943 e “master in nursing psichiatrico” nel 1947 che inizierà ad insegnare nelle scuole, potenziando ulteriormente le sue competenze con un “dottorato in pedagogia” nel 1953. Il libro pubblicato nel 1952, “Interpersonal Relation In Nursing”, fu un vero e proprio manuale su cui studiarono le allieve infermiere che si formavano sui concetti della relazione e della psicodinamicitá e in cui si descrive il nursing come un “significativo processo terapeutico interpersonale, un rapporto umano fra un individuo malato o bisognoso di servizi sanitari ed un’infermiera professionalmente preparata a riconoscere tali bisogni e rispondere con l’aiuto adeguato al paziente”. Basa il suo lavoro sulle scienze comportamentali di Freud, Fromm e Maslow e inserisce nella sua teoria i concetti della psicanalisi, dell’apprendimento sociale, della motivazione umana e dello sviluppo della personalità, andando a costituire l’assistenza psicodinamica. Questi principi sono il fondamento dell’assistenza psicodinamica, in quanto è necessario comprendere il proprio comportamento per aiutare gli altri ad individuare le proprie difficoltà, infatti l’assistenza psicodinamica applica i principi delle relazioni umane ai problemi. Nel rapporto infermiere-paziente sono identificabili 4 fasi fondamentali:
    1. Orientamento: il paziente definisce un bisogno che determina l’impulso per un incontro infermiere-paziente che cooperano e chiariscono insieme il problema
    2. Identificazione: il paziente risponde selettivamente alle persone che possono soddisfare i suoi bisogni di assistenza acquisendo sicurezza nel gestire il problema in quanto può essere autonomo indipendente, dipendente ma partecipativo o passivo e dipendente
    3. Utilizzazione: il paziente può usare tutti i servizi disponibili a seconda dei bisogni e degli interessi personali e l’infermiere lo aiuta a fare ciò mantenendo una relazione terapeutica e individuando nuovi obiettivi assistenziali cosa che crea dinamicità nella relazione e rende il paziente più esigente
    4. Risoluzione: si ottiene quando il paziente non si identifica più con l’infermiere in quanto raggiunge il soddisfacimento e si scioglie cosi il loro legame I suoi concetti sul metaparadigma del nursing sono: -PERSONA: la persona è l’individuo, inteso come organismo vivente in costante fase di sviluppo, che cerca di ridurre l’ansia causata dai bisogni: vive in un equilibro instabile. Non prende direttamente in considerazione la famiglia, i gruppi e le comunità ma si concentra essenzialmente sull’individuo. -AMBIENTE: non viene definito in modo specifico, è compito dell’infermiere considerare la cultura e i valori della persona durante l’instaurazione del rapporto di fiducia, la società infatti è scarsamente presa in considerazione poiché viene posto l’accento quasi esclusivamente su quanto avviene all’interno della persona a livello più psicologico. -SALUTE: è intesa come il “movimento in avanti” della personalità verso una vita creativa, costruttiva, produttiva, personale e comunitaria: l’insieme delle condizioni fisiologiche e interpersonali che interagiscono con la persona e che ne influenzano le attività di vita. -ASSISTENZA INFERMIERISTICA: consta nel rapporto umano fra un individuo malato che manifesta un bisogno e un infermiere istruito per riconoscere e rispondere al bisogno; promuove lo sviluppo delle capacità del paziente attraverso una serie di passi in sequenza che scandiscono le interazioni terapeutiche; inoltre la capacità dell’infermiere è quella di percepire gli aspetti più generali dell’individuo arrivando a comprendere quelli più specifici.

EVOLUZIONE STORICA DELL’INFERMIERE

In Italia la prima norma riferita alla professione è il regio decreto-legge n°1832 del 15 agosto 1925: prevedeva che la formazione teorico-pratica delle infermiere professionali (esclusivamente donne) dovesse avvenire all’interno di convitti professionali, avere una durata biennale con programmi ministeriali e che dovesse concludersi con il superamento di un esame di Stato, conseguendo infine il diploma di infermiere professionale per l’esercizio della professione. Stabiliva inoltre un ulteriore anno di formazione abilitante alle funzioni direttive (capo sala). Con il R.D. del 1929, esecutivo n°2300/1926, vennero poi richiesti per l’accesso alle scuole per infermiere due requisiti fondamentali: l’attestato di “scuola elementare” e il certificato di “indiscussa moralità”. In seguito a questi si aveva l’abilitazione all’esercizio o di AUSILIARIA (svolgeva mansioni di attività alberghiera, pulizia delle stanze, igiene dei pazienti, accompagnamento e trasporto degli infermi) o di SUBORDINATA ALLA FIGURA MEDICA (totalmente dipendente sia per le terapie da sottoporre e/o somministrare ai pazienti, sia per tutte le mansioni)

-Dall’albo professionale all’assistenza infermieristica Con il D.L. n°233 del 1946, nascono gli ALBO PROFESSIONALI dell’area socio sanitaria italiana, di particolare rilevanza istituzione dell’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri Con la legge n°1049 del 1954 nascono gli IPASVI (Infermieri Professionali Assistenti Sanitari Vigilatrici d’Infanzia) che diverrà operativa dall’anno successivo (1955) Con la legge n°1420 del 1956 il diploma di scuola media inferiore diviene obbligatorio per l’accesso alle scuole convitto e viene costituita la federazione nazionale dei collegi IPASVI Con la legge n°124 del 1971 vengono dismessi i convitti e istituite le scuole per infermieri anche per gli uomini Con la legge n°795 del 15 novembre 1973 (decreto di Strasburgo) si approva l’accordo europeo sull’istruzione e formazione delle infermiere, un atto importante dal punto di vista giuridico e concettuale. Per la prima volta vengono riconosciute competenze sulla salute delle persone secondo un approccio olistico. Vengono stilate così le mansioni degli infermieri quali: una fondamentale responsabilità diagnostica, la capacità di lavorare in équipe, competenza assistenziale, formativa e organizzativa nei confronti del personale ausiliario. Dal punto di vista formativo vengono imposti requisiti di qualità obbligatori per le sedi formative e negli ambiti del tirocinio (realizzabile anche al di fuori delle strutture ospedaliere), l’introduzione della figura del tutor (allora denominato monitore), l’allungamento del ciclo formativo a 4.600 ore e l’obbligatorietà di docenze infermieristiche e di una direzione infermieristica. Nasce la denominazione “assistenza Infermieristica” che iniziava a essere riconosciuta come una vera e propria scienza umana Il DPR n°225 del 14 marzo 1974 modifica il “mansionario” (normato dal RD n°1310 del 2 maggio 1940) addizionando nuove pratiche tecniche come, ad esempio, il prelievo di sangue e l’iniezione endovenosa. Con la legge n°341 del 19 novembre 1990 viene istituito un livello formativo che riforma gli ordinamenti universitari, ovvero il Diploma Universitario Triennale (Du) che, interponendosi tra la scuola secondaria superiore e i corsi di laurea, rappresenta la soluzione a un’esigenza sempre più sentita nel mondo dell’infermieristica Ad aprire le porte dell’Università è la legge n°390 del 2 dicembre 1991 che istituisce il diploma universitario in scienze infermieristiche L’emanazione del DM n°739 del 14 settembre 1994 detta le disposizioni specifiche relative alla figura dell’infermiere, al profilo professionale e al percorso formativo. È un decreto ampio e importante per la professione, che designa l’infermiere come responsabile dell’assistenza infermieristica generale (curativa, palliativa, riabilitativa), della sua natura tecnica, relazionale ed educativa legata all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività. Si avvale inoltre, ove necessario, dell'opera del personale di supporto

-La professione dell’infermiere Dopo un periodo di prima applicazione in cui i corsi universitari coesistono con quelli regionali del precedente ordinamento, ovvero le “scuole per infermieri” istituite nel 1971, a partire dal 1996 la formazione infermieristica passa definitivamente ed esclusivamente sotto l’ordinamento didattico universitario. Con la legge n°42 del 26 febbraio 1999, (importante) viene abrogato il “mansionario” che permette all’infermiere di passare da una natura tecnica ad una intellettuale, come professionista che si assume una reale responsabilità nell’esercizio delle proprie competenze. Vengono inoltre eliminati i vincoli che obbligavano la presenza del medico anche per lo svolgimento di attività che in realtà l’infermiere già esercitava in autonomia. La legge n°251 del 10 agosto del 2000 riconosce poi l’efficacia di un’organizzazione autonoma dell’assistenza attraverso la distribuzione delle risorse, prevedendo la possibilità di attribuire l’incarico di dirigente del medesimo servizio. Il diploma universitario si trasforma in laurea triennale e riordina le professioni sanitarie in 4 categorie: ● professioni sanitarie Infermieristiche e Ostetriche; ● professioni sanitarie della Riabilitazione; ● professioni sanitarie Tecniche; ● professioni sanitarie della Prevenzione. Con il DM del 2 aprile 2001, vengono determinate le 4 classi delle lauree specialistiche universitarie delle Ps:

  1. classe delle lauree in professioni sanitarie infermieristiche e professione sanitaria ostetrica;
  2. classe delle lauree in professioni sanitarie della riabilitazione;
  3. classe delle lauree in professioni sanitarie tecniche;
  4. classe delle lauree in professioni sanitarie della prevenzione. I corsi di laurea sono così istituiti e attivati dalle facoltà di Medicina e Chirurgia e la formazione è prevista direttamente all’interno delle aziende ospedaliero-universitarie. Al termine del percorso di studi triennale, si conseguirà la LAUREA DI PRIMO LIVELLO (180 CFU): l'obiettivo è fornire una solida base di conoscenze teoriche e pratiche. In seguito si potrà poi accedere a: MASTER di 1° Livello (percorso formativo che mira all'acquisizione di una formazione professionale specifica) oppure Laurea di SECONDO LIVELLO (120 CFU, o specialistica o magistrale: dura due anni e mira all'approfondimento di argomenti scelti nel primo percorso di laurea). Ancora, si può avere accesso a MASTER di 2° Livello (60 CFU, percorso formativo successivo alla laurea di secondo livello (requisito necessario) che mira all'acquisizione di una formazione altamente specialistica) o DOTTORATO DI RICERCA (livello di istruzione più alto riconosciuto in Italia e certifica che si può fare ricerca nel campo di interesse scelto; è indispensabile per chiunque voglia intraprendere la carriera accademica e in base al percorso scelto)

-Ordinamento professionale e albo professionale degli infermieri L'Ordinamento Professionale degli Infermieri è un insieme di norme che regolamentano l'esercizio della professione infermieristica: stabilisce le competenze, le responsabilità, gli obblighi e le modalità di iscrizione all'albo professionale degli infermieri. Definisce i requisiti per l'esercizio della professione, i diritti e i doveri degli infermieri e le sanzioni previste in caso di violazione delle norme. Un Albo Professionale è un registro accessibile al pubblico istituito per legge, aggiornato sistematicamente dove sono iscritti tutti i professionisti che esercitano una specifica professione. La sua funzione principale è quella di tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini che usufruiscono dei servizi professionali, verificando i requisiti di formazione e di competenza degli iscritti, e promuovendo la qualità e l'efficienza dei servizi offerti. Secondo l’art 5 della Legge 3/ (nota Legge Lorenzin), possono accedervi coloro che possiedono un titolo di studio, che ha superato un esame di Stato e chi possiede una fedina penale pulita. L’articolo, inoltre, stabilisce che gli albi professionali devono essere tenuti in forma elettronica e pubblici e contenere le informazioni aggiornate degli iscritti tra cui nome, cognome, data di nascita, luogo di nascita, numero di iscrizione all’albo, data di iscrizione, eventuali specializzazioni abilitazioni e altre informazioni rilevanti. La cancellazione all’albo avviene per perdita del godimento dei diritti civili, per accertata carenza dei requisiti professionali dall’articolo 5, per rinuncia all’iscrizione, per mancato pagamento dei contributi previsti dal decreto o per trasferimento all’estero, salvo alcune eccezioni.

● Commissioni d’Albo Durano in carica quattro anni e sono composti da un presidente, un vicepresidente e un segretario. A queste spettano le seguenti attribuzioni: -proporre al Consiglio Direttivo l'iscrizione all'albo del/della professionista; -assumere, nel rispetto dell'integrità funzionale dell'Ordine, la rappresentanza esponenziale della professione; -designare i/le rappresentanti dell'Ordine presso commissioni, enti e organizzazioni di carattere provinciale o comunale: -promuovere e favorire tutte le iniziative intese a facilitare il progresso culturale degli/delle iscritti/e, anche in riferimento alla formazione universitaria finalizzata all’accesso alla professione; -interporsi, se richiesto, nelle controversie fra gli iscritti, o fra un iscritto e persona o ente a favore dei quali questi abbia prestato o presti la propria opera professionale, per ragioni di spese, di onorari e per altre questioni inerenti all'esercizio professionale, procurando la conciliazione o dando il suo parere sulle controversie stesse; -adottare e dare esecuzione ai provvedimenti disciplinari nei confronti di tutti gli iscritti all'albo e a tutte le altre disposizioni di Ordine disciplinare e sanzionatorio contenute nelle leggi e nei regolamenti in vigore; -esercitare le funzioni gestionali comprese nell'ambito delle competenze proprie, come individuate dalla legge e dallo statuto; -dare il proprio concorso alle autorità locali nello studio e nell'attuazione dei provvedimenti che comunque possano interessare la professione. ● Collegio dei revisori dei conti È l’organo di controllo e garanzia del corretto funzionamento dell'Ordine sotto il profilo economico-amministrativo. È composto da tre membri effettivi e da un supplente, dura in carica quattro anni come il Consiglio Direttivo. Le sue attività sono disciplinate anche dal Regolamento di Contabilità, approvato dalla Federazione Nazionale OPI ● Assemblea degli iscritti È l'organo sovrano dell'OPI ed è composta da tutti gli iscritti all'Ordine, che approva e rende esecutive le decisioni più importanti assunte dal Consiglio Direttivo, come i programmi di attività e i relativi bilanci. L'Assemblea si riunisce almeno una volta all'anno per discutere e deliberare sulle questioni riguardanti l'organizzazione interna dell'OPI, la professione infermieristica e la salute pubblica. Tra i suoi compiti ci sono l'elezione, ogni quadriennio, del Consiglio Direttivo, delle Commissioni d'Albo e del Collegio dei Revisori dei Conti (escluso il Presidente).

IL CODICE DEONTOLOGICO Il Codice Deontologico degli Infermieri, in Italia, è lo strumento che stabilisce e definisce le concrete regole di condotta e di indirizzo etico che devono essere necessariamente rispettate nell'esercizio della specifica attività professionale infermieristica: costituisce il fondamento e la natura dell'attività professionale e fissa le norme dell'agire professionale, definendone i principi guida che strutturano il sistema in cui si svolge la relazione con l'assistito. È il più importante atto di autoregolamentazione della professione infermieristica ed è un vero e proprio patto esplicito del professionista infermiere con la società. Il primo codice deontologico è stato approvato nel 1960, successivamente si ebbe la seconda stesura nel 1977 e nel 1996 venne emanato un documento a valenza etico-deontologica denominato "Patto Infermiere Cittadino", il quale divenne parte integrante della terza versione di Codice, quella del 1999. A distanza di dieci anni, le mutate esigenze e il cambiamento di scenario permettono il nascere della quarta versione, per l'appunto la 2009, sostituita e aggiornata dalla quinta e attualmente in vigore del 14 aprile 2019 con l'approvazione da parte del Consiglio Nazionale FNOPI, la Federazione Nazionale dell'Ordine degli Ordini delle Professioni Infermieristiche. (1960 ⇒ 1977 ⇒ 1999 ⇒ 2009 ⇒ 2019)

-Caratteristiche del codice A garanzia di univocità di comportamento da parte degli appartenenti ad una professione, costituisce un punto di riferimento per il singolo utente e per la collettività: nello specifico il "codice deontologico dell'infermiere" identifica il professionista sanitario che, in possesso della laurea e iscritto all'Albo, è definito come responsabile unico dell'assistenza infermieristica; definisce inoltre l'assistenza infermieristica come servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività e che si realizza, attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa. Il codice si basa su 8 capi suddivisi in 53 articoli totali: I. Principi e valori professionali (art. 1-6) Descrive i valori e l’agire dell’infermiere, nel rispetto e nella non discriminazione della persona assistita, con la quale instaura una relazione di cura, analizzando i dilemmi etici e sostenendo la relazione assistenziale, anche qualora il paziente manifesti concezione etiche diverse dalle proprie II. Responsabilità assistenziale (art. 7-11) L’infermiere promuove la cultura della salute, si impegna attivamente nell’educazione nella formazione professionale, riconosce il valore della ricerca scientifica e della sperimentazione e fonda il proprio operato su conoscenze, su un’adeguata formazione e sul costante aggiornamento, chiedendo supervisione e sicurezza, laddove ci cia bisogno III. Rapporti professionali (art. 12-16) L’infermiere promuove la cooperazione e la collaborazione, agisce sulla base del proprio livello di competenza, ricorrendo alla consulenza e all’intervento di un collega più esperto e condividendo con l’équipe le informazioni necessarie, si adopera per proteggere e tutelare le persone assistite, si assicura che l’interessato riceva informazioni sul suo stato di salute precise e riconosce l’interazione e l’integrazione intra e interprofessionale IV. Rapporti con le persone assistite (art. 17-27) Nel percorso di cura l’infermiere valorizza e accoglie il contributo della persona, rileva e documenta il suo dolore, agisce a tutela la confidenzialità della relazione e la sua riservatezza, rispetta l’esplicita volontà dell’assistito di non essere informato sul proprio stato di salute, sostiene la relazione con l’assistito che si trova in condizioni che ne limitano la comunicazione, rileva ed evidenzia privazioni, violenze o maltrattamenti, si adopera affinché venga presa in considerazione l’opinione del minore rispetto al suo stato di salute, presta assistenza infermieristica fino al termine della vita della persona, tutela la volontà dell’assistito di porre dei limiti agli interventi che ritiene che non siano proporzionati alla sua condizione clinica, favorisce le informazioni sulla donazione di sangue, tessuti e organi quali atto di solidarietà e rispetta sempre il segreto professionale sia per obbligo giuridico che per intima convinzione, anche dopo la morte dell’assistito V. Comunicazione (art. 28-29) Infermiere si comporta con decoro nella comunicazione e anche attraverso l’utilizzo dei mezzi informatici e dei social media, ponendo particolare attenzione nel pubblicare dati e immagini che possono ledere l’assistito VI. Organizzazione (art. 30-38) L’infermiere partecipa a diversi livelli di responsabilità assistenziale, concorre alla valutazione del contesto organizzativo, partecipa al governo clinico, è responsabile della redazione accurata della documentazione clinica di competenza, segnala attività clinico assistenziali in contrasto con i principi delle norme della professione, riconosce che la contenzione (limitare i movimenti dell’assistito con mezzi fisici) non è un atto terapeutico, pianifica e supervisiona l’attività degli operatori di supporto a lui affidati, si attiene alle pertinenti linee guida e alle buone pratiche cliniche e segnala al proprio ordine le attività di cura e assistenza infermieristica in appropriate e prive di basi VII. Libera professione (art. 39-41) L’infermiere, nell’esercizio della libera professione, si adopera affinché sia rispettata la leale concorrenza, formalizza con la persona assistita a apposito contratto di cura e opera in regime di libera professione tutelando la sicurezza e la continuità delle cure VIII. Disposizioni finali (art. 42-53) L’infermiere si impegna affinché l’agire del professionista sia libero da propri condizionamenti e interessi, dichiara espressamente eventuali situazioni di conflitti d’interesse, contrasta e denuncia l’esercizio abusivo della professione, cura la propria persona e il decoro personale, esercita funzione di rappresentanza della professione con dignità e osserva le indicazioni dell’ordine per l’informazione e la comunicazione pubblicitaria, rispetta le norme e gli adempimenti amministrativi, non svolge attività di natura consulenziale se non c’è l’effettivo possesso dei requisiti, riconosce la natura vincolante delle norme deontologiche, gli ordini professionali recepiscono e attuano le indicazioni normative, gli ordini sono tenuti a recepire il presente codice e a garantire il rispetto delle norme, l’ordine non interviene nei confronti dell’infermiere impegnato altri incarichi istituzionali e ogni altro comportamento che violi il codice è sanzionabile dall’ordine

  • Fasi del processo di nursing (5 fasi) Accertamento: vengono raccolti sistematicamente i dati sul paziente attraverso l'osservazione, il colloquio-intervista, l’esame fisico e la visione della documentazione clinica, con l'obiettivo è identificare i bisogni del paziente, le sue condizioni di salute e le eventuali problematiche e necessità/priorità; Diagnosi infermieristica: giudizio clinico (espressione del giudizio professionale che deve essere organizzato e interpretato) riguardante le risposte della persona rispetto ai trattamenti ricevuti, della famiglia o della comunità rispetto a problemi di salute/processi vitali attuali o potenziali. Costituisce la base sulla quale scegliere gli interventi infermieristici volti a raggiungere dei risultati di cui l’infermiere è responsabile, per questo è la tappa fondamentale che muove tutto il processo assistenziale. Vuol dire inoltre descrivere le risposte, i segni, i sintomi che indicano un effettivo o potenziale (rischio) problema di salute e identificare le cure più appropriate per risolverlo* Pianificazione: viene elaborato un piano di assistenza personalizzato, basato diagnosi infermieristica e sui bisogni del paziente, includendo gli obiettivi da raggiungere, le azioni da svolgere, i tempi e le risorse necessarie; si basa su: ● Assegnazione di priorità alle diagnosi: le diagnosi infermieristiche individuate durante la fase di valutazione vengono valutate e classificate in base all'urgenza e all'importanza, per stabilire quale diagnosi va affrontata per prima e quale può essere gestita successivamente ● Determinazione degli obiettivi assistenziali: una volta definite le diagnosi prioritarie, si procede con la definizione degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Gli obiettivi devono essere specifici, misurabili, realistici, pertinenti e temporizzati (SMART), e devono essere concordati con il paziente e/o la sua famiglia. ● Identificazione degli interventi specifici: in questa fase si individuano le azioni specifiche da intraprendere per raggiungere gli obiettivi prefissati. Gli interventi possono essere di varia natura, tra cui educazione del paziente, somministrazione di farmaci, assistenza alle attività quotidiane e supporto emotivo. ● Determinazione dei risultati attesi (indicatori): i risultati attesi sono le conseguenze previste degli interventi pianificati. Devono essere misurabili e corrispondere agli obiettivi definiti ● Criteri per la valutazione dei risultati: si stabiliscono i criteri di valutazione per verificare se i risultati attesi sono stati raggiunti. I criteri devono essere oggettivi e riferiti agli indicatori stabiliti, e devono essere valutati attraverso l'osservazione diretta, la documentazione clinica e la valutazione del paziente. In caso contrario, il piano di assistenza deve essere rivisto e adequato alle nuove necessità del paziente. Attuazione: l'infermiere mette in atto il piano di assistenza, applicando le azioni previste e monitorando costantemente il paziente. Questi saranno propensi verso un miglioramento del quadro clinico, ma la medicina non dà sempre certezze e molte volte le patologie degenerano velocemente e senza alcuna risposta alle terapie. Per questo si tende ad avere diverse linee da seguire che possano essere l'eventuale piano alternativo di assistenza. Le fasi sono: ● Fase applicativa del processo di Nursing: gli infermieri applicano le tecniche e le procedure appropriate per soddisfare i bisogni del paziente, seguendo le linee guida e le normative di sicurezza: ● Coinvolgimento dell'utente e della famiglia: durante l'attuazione, è importante coinvolgere attivamente il paziente e la sua famiglia, fornendo loro informazioni sulle azioni in corso e incoraggiandoli a partecipare attivamente alla cura. L'obiettivo è quello di creare una relazione di collaborazione tra l'infermiere e il paziente, in modo da favorire il recupero e il benessere. ● Coinvolgimento delle altre figure professionali dell'equipe assistenziale: l'infermiere collabora con altri professionisti dell'equipe assistenziale, come medici, fisioterapisti, assistenti sociali, psicologi, per offrire una cura integrata e completa al paziente: si crea un team multidisciplinare di professionisti che lavorano insieme per offrire l'assistenza più efficace possibile. ● Gli interventi si modificano se mutano i bisogni: durante l'attuazione, gli infermieri valutano costantemente il paziente e il suo stato di salute, e se necessario, modificano gli interventi in base alle nuove necessità. L'obiettivo è quello di offrire un'assistenza personalizzata e mirata alle esigenze del paziente, in modo da migliorare l'efficacia del trattamento e il suo recupero. Valutazione: vengono valutati i risultati del piano di assistenza, verificando se gli obiettivi siano stati raggiunti e se l'assistenza fornita sia stata efficace. Le fasi principali sono: ● Definizione delle risposte del paziente agli interventi infermieristici: può essere fatto attraverso l'osservazione diretta, la raccolta di dati e la valutazione dei sintomi e del benessere generale del paziente. ● Grado di successo nel raggiungimento degli obiettivi di cura: viene fatto attraverso la comparazione dei risultati ottenuti con gli obiettivi prefissati in fase di pianificazione. ● Confronto tra risultato ottenuto e risultato atteso: se i risultati sono in linea con le aspettative, gli infermieri possono decidere di continuare con gli stessi interventi; se i risultati non sono soddisfacenti, possono essere apportate modifiche all'intervento o alla pianificazione.

-Conclusioni del processo di nursing Tuttavia, non sempre i risultati sono positivi, in quanto ci sono pazienti che non riescono a tornare allo stato di salute iniziale a causa di comorbidità o di peggioramento del quadro clinico e della qualità della vita: in alcuni casi il paziente può morire, e gli infermieri devono essere pronti a questo scenario. La professione infermieristica si occupa del ciclo di vita che comprende salute e malattia, e quindi non sempre si può ottenere una guarigione completa o parziale. In quest'ultimo caso, non si avrà un esito positivo del Processo di Nursing, ma sarà possibile ipotizzare le motivazioni che hanno portato a questo esito, se non già previste dal decorso nefasto della patologia. In ogni caso, gli infermieri devono essere pronti ad affrontare anche questi scenari e valutare attentamente gli interventi effettuati per migliorare la cura e il benessere dei pazienti.

-Caso clinico La signora Rossi viene accompagnata dalla figlia, che la accudisce a casa. La paziente è rimasta allettata per molti mesi e ha sviluppato una polmonite. ACCERTAMENTO: nella fase di ricovero, l'infermiere nota una piccola escoriazione nell'area sacrale DIAGNOSI INFERMIERISTICA: alterata integrità cutanea correlata all'immobilità come evidenziato da un escoriazione sacrale; PIANIFICAZIONE: al fine di ottenere la guarigione della lesione in una settimana, l'infermiere pianifica i seguenti interventi: girare la paziente ogni 2 ore, usare un presidio antidecubito; dieta iperproteica e ipercalorica e copertura dell'area arrossata con medicazione trasparente; ATTUAZIONE: interventi portati avanti per una settimana con regolarità VALUTAZIONE: alla fine della settimana, l’infermiere nota che l’aria rossa è sparita; il piano infermieristico ha avuto successo e l’obiettivo è stato raggiunto

-Diagnosi infermieristica: modelli di Gordon Utile alla diagnosi infermieristica è procedere alla stesura di una lista di problemi da comporre seguendo ad uno ad uno i modelli funzionali di salute proposti da Marjory Gordon (importante infermiera e docente americana, riconosciuta a livello internazionale come una delle principiali figure dell'infermieristica moderna) affinché l’infermiere possa identificare i modelli funzionali (punti di forza) e quelli disfunzionali (diagnosi infermieristica); I problemi devono essere poi ordinati in modo prioritario per poter sviluppare le diagnosi infermieristiche operative per la pianificazione assistenziale. Con "modello" la Gordon intende un insieme di comportamenti, più o meno consapevoli, che si ripetono nel corso del tempo e che, relazionandosi continuamente fra loro, formano l'unicità e la complessità di ogni singola persona. I modelli identificati dalla Gordon sono 11:

  1. Percezione-gestione della salute: si riferisce alla consapevolezza che la persona ha della propria salute e alla sua capacità di gestirla. L'infermiere valuta la conoscenza del paziente riguardo alla propria salute, le sue abitudini di prevenzione e gli eventuali comportamenti a rischio.
  2. Nutrizionale-metabolico: riguarda la nutrizione e il metabolismo del corpo. L'infermiere valuta il suo l'apporto nutrizionale, la sua assunzione di liquidi e la sua capacità di metabolizzare correttamente gli alimenti.
  3. Eliminazione: riguarda la capacità del corpo di eliminare rifiuti e tossine. L'infermiere valuta la frequenza e la quantità delle evacuazioni intestinali e urinarie
  4. Attività-esercizio fisico: si riferisce all'attività fisica del paziente. L'infermiere valuta la quantità e la frequenza di attività fisica del paziente, il suo livello di fitness e la sua motivazione a mantenere uno stile di vita attivo.
  5. Sonno-riposo: questo modello riguarda la qualità e la quantità di sonno del paziente. L'infermiere valuta il ritmo sonno-veglia del paziente, la sua qualità del sonno e la sua capacità di riposarsi.
  6. Cognitivo-percettivo: riguarda la capacità del paziente di elaborare informazioni e prendere decisioni. L'infermiere valuta la sua memoria, la capacità di apprendere nuove informazioni e di ragionamento.
  7. Concetto di sé-percezione di sé: questo modello riguarda la percezione del paziente di sé stesso. L'infermiere valuta la fiducia del paziente in sé stesso, la sua autostima e la sua percezione del proprio corpo.
  8. Ruolo-relazione: riguarda i ruoli che il pz svolge nella vita, le sue relazioni con gli altri e le sue responsabilità
  9. Sessualità-riproduzione: riguarda la sessualità e la riproduzione del paziente. L'infermiere valuta la conoscenza del paziente in materia di salute sessuale, le sue abitudini sessuali e la sua fertilità.
  10. Coping-tolleranza allo stress: riguarda la capacità del paziente di far fronte allo stress. L'infermiere valuta le strategie di coping del paziente, la sua capacità di gestire lo stress e il suo livello di ansia.
  11. Valori-convinzioni: riguarda i valori e le convinzioni del paziente. L'infermiere valuta le credenze del paziente, le sue pratiche religiose e le sue ideologie personali.

IGIENE DELLA MANI

Il lavaggio delle mani consiste in uno sfregamento delle mani che comprenda una frizione adeguata, un tempo abbastanza lungo e un efficace asciugatura, con l’uso di un sapone o di un adeguato detergente, al fine di prevenire tutte quelle infezioni legate alla scarsa igiene. Infatti le mani sono la via principale di trasmissione di germi nelle procedure assistenziali, e la loro igiene è necessaria per prevenirle. Vi sono 3 tipi:

  1. Lavaggio sociale: allontana lo sporco e la flora batterica transitoria con l’uso di un sapone (1 min). Quando non può essere effettuato può essere sostituito mediante la frizione con una soluzione a base alcolica.
  2. Lavaggio antisettico: distrugge la flora batterica transitoria e riduce la carica microbica della flora residente con sapone antisettico (1-3 min)
  3. Lavaggio chirurgico: distrugge tutta la flora batterica transitoria e la maggior parte di quella residente cercando di impedirne a lungo lo sviluppo con sapone antisettico (5-8 min) L’igiene delle mani riguarda qualsiasi operatore o persona coinvolta nell'assistenza del paziente. Si effettua:
  4. Prima del contatto col paziente: prima di toccarlo anche nei semplici gesti di cortesia e conforto
  5. Prima di una manovra asettica: per proteggere il paziente dai germi potenzialmente patogeni esterni o appartenenti a lui stesso, come nel caso di contatti con mucose, cute non integra, esecuzione di medicazioni
  6. Dopo l’esposizione ad un liquido corporeo: per proteggere noi stessi e l’ambiente sanitario, dopo il contatto con campioni clinici, prelievi ematici, esami urine, vomito, sostituzione di tubi o drenaggi
  7. Dopo il contatto con il paziente: dopo aver toccato il paziente o le superfici nelle immediate vicinanze
  8. Dopo il contatto con ciò che è sta attorno il paziente: dopo aver toccato qualsiasi oggetto nelle sue immediate vicinanze, come lenzuola, monitor, mettere o togliere sponda di protezione cadute

DPI: DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE Ogni OS ha l’obbligo di prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella del paziente, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni e/o omissioni, secondo le norme inerenti alla “sicurezza sui luoghi di lavoro” contenute nel Decreto Legislativo 81/2008. Per DPI, s’intende qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata allo scopo di proteggere l’operatore contro tutti quei rischi che possono comprometterne la sicurezza o la salute. Tutti i DPI monouso vanno immediatamente cestinati al termine dell’attività e sostituiti con altrettanti nuovi -Guanti monouso, per la protezione della cute delle mani; per limitare in maniera significativa il rischio derivante da esposizione per contatto diretto con qualsivoglia agente patogeno; pertanto, risultano un’ottima barriera protettiva per prevenire la contaminazione delle mani e inoltre proteggono il paziente e l’operatore sanitario riducendo il rischio di “contaminazioni incrociate”. Possono essere non sterili (per le operazioni più semplici, sono ambidestri e proteggono dal contatto con qualsiasi liquido biologico) e sterili (per le operazioni più invasive che richiedono ASESPI, presentano forma anatomica, un'ottima aderenza e trazione) -Camici monouso, per la protezione del corpo e della divisa; possono essere non sterili (per una protezione da contatto con qualsiasi liquido biologico e vanno usati nelle attività dove sono previste manovre non invasive) e sterili (utilizzati in tutti gli ambienti e le procedure che richiedono l’ASESPI, dove sono richieste manovre invasive). Il camice va indossato con l’apertura nella parte posteriore e deve essere allacciato con dei nodi a fiocco sia al collo sia alla cintola. Va poi rimosso con attenzione, perché è probabile che sia contaminato, soprattutto nella parte anteriore. Va poi ripiegato in modo che la parte anteriore sia rivolta verso l’interno -Mascherine monouso, per la protezione delle vie respiratorie quali musose orali e nasali; si dividono in chirurgiche (proteggono dalla contaminazione con particelle del diametro medio di 4,5 μ, sono composte da quattro strati di tessuto, cui la parte rivolta verso l’esterno è filtrante mentre la parte centrale è impermeabile ai liquidi ma permeabile all’aria) le FFP2 (sono robuste e filtranti proteggendo dall’inalazione di particelle di dimensioni inferiori al micron) le FFP3 (sono ancora più robuste e filtranti). Queste ultime sono obbligatorie negli ambienti con pazienti affetti da patologie trasmissibili e durante il trattamento di campioni biologici -Occhiali e visiere, per la protezione della congiuntiva; vi sono occhiali panoramici (proteggono dai liquidi biologici durante tutte le attività assistenziali) e gli schermi facciali (visiere) -Cuffie e copricapi monouso, per la protezione della cute della testa e dei capelli; -Scarpe antinfortunistiche e soprascarpe monouso, a protezione dei piedi.

ACCOGLIENZA E PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE

L'accoglienza del paziente è il primo passo nel processo di cura: è fondamentale e deve essere caratterizzato da un atteggiamento di cortesia, rispetto e sensibilità rivolti a mettere il paziente a proprio agio. Fornire informazioni chiare e accurate sui trattamenti e sulle procedure è parte del Processo di Nursing insieme al coinvolgimento del paziente nella pianificazione delle cure, ascoltando le sue preferenze e i suoi valori. L'accesso può avvenire in base all'urgenza oppure per programmazione del ricovero.

-Ricovero urgente ● Pronto soccorso: Rappresenta una modalità di accesso alle cure che può essere utilizzata in caso di situazioni urgenti ma non necessariamente di vita o di morte: il paziente può accedervi in modo spontaneo recandosi direttamente al servizio, tramite un mezzo di soccorso nei casi di emergenza e urgenza, infatti i pazienti vengono portati, nelle migliori condizioni possibili, direttamente al pronto soccorso senza bisogno di una impegnativa urgente e con un codice di urgenza preassegnato, oppure per mezzo di un'impegnativa urgente rilasciata dal medico di medicina generale (MMG), dalla guardia medica territoriale o dal medico specialista. Il TRIAGE è una delle molteplici competenze dell'infermiere che lavora in Pronto Soccorso e consiste in una rapida valutazione della condizione clinica dei pazienti e del loro rischio evolutivo attraverso l'attribuzione di una scala di codici colore volta a definire la priorità di trattamento. Si attua in 3 fasi: attesa chiamata a visita (valutazione stato clinico e assegnazione di un colore di priorità per la visita medica), presa in carico del paziente dagli infermieri dell'area di trattamento (il paziente viene preso in carico e viene effettuato l’incannulamento) e la fine gestione del Triage (il paziente viene visitato dal medico che stabilisce un piano di cura appropriato). Una volta effettuati tutti gli accertamenti tramite il triage, si prospettano 3 possibili soluzioni: ricovero presso Unità Operative (U.O., reparto specifico in base al suo quadro clinico), OBI (Osservazione Breve Intensiva, in attesa di un'eventuale valutazione successiva, può durare ore o giorni) o si procede con le dimissioni (non si necessitano ulteriori cure) ● Accesso diretto presso l’unità operativa (U.O.) di riferimento: Non avviene l'accesso tramite il "pronto soccorso" e si accede direttamente all'U.O. più indicata in base all'emergenza: ad esempio è un paziente con la rottura di un aneurisma che viene trasportato direttamente in sala operatoria d'urgenza.

-Ricovero programmato È una procedura attraverso la quale un paziente viene ammesso in ospedale per una specifica procedura medica o intervento chirurgico programmato in anticipo. Il paziente necessita di un percorso di diagnosi, terapia e riabilitazione per patologie che non presentano il carattere dell'urgenza, ciò significa che il paziente e il medico hanno pianificato in anticipo la data del ricovero, il tipo di intervento e la durata prevista del soggiorno in ospedale. ● Ordinario: Ricovero di tipo medico o chirurgico di cui non si conosce in anticipo la durata e che generalmente supera le 24 ore. Viene concordato con il paziente dal MMG, dalla guardia Medica Territoriale o dal medico specialista. Avviene in fasi: -Pre-ricovero: avviene prima dell'ingresso in ospedale, durante la quale l'assistito si occuperà di prenotare la visita ambulatoriale tramite CUP, visita ambulatoriale per la valutazione dello stato clinico e la richiesta da parte del medico specialista di una proposta di ricovero o viene inserito in lista d’attesa -Pre-ospedalizzazione: (per un ricovero chirurgico) questa fase di norma prevede l’illustrazione del percorso ospedaliero, la creazione e di una cartella di pre-ricovero, dove vengono programmate tutte le visite preoperatorie -Ospedalizzazione, avviene quando il paziente viene ammesso in ospedale: l'operatore si presenta e prende in carico la persona, spiegandole come riconoscere i vari operatori e avviando la relazione di aiuto, mettendo a proprio agio il paziente e favorendo l'orientamento affinché l'assistito sappia a chi rivolgersi in caso di necessità; L'operatore si occupa dell'intestazione della cartella clinica, della registrazione su applicativo regionale (software informatico, ADT), dell’inserimento nel registro nosologico cartaceo e del rilascio all'assistito l'insieme delle informative; L'operatore presenta la struttura e l'organizzazione del reparto/servizio, accompagnando il paziente in camera e favorendo la socializzazione tra il personale sanitario e altri pazienti, permettendo all'assistito di adattarsi meglio al contesto ospedaliero al fine di ridurre lo stress psicologico; Processo di Nursing: l’operatore attua le varie fasi previste dal Processo di Nursing, in particolare la compilazione di schede e la valutazione dei rischi. ● Day hospital: Destinato a pazienti che possono sottoporsi all'intervento medico o chirurgico e ricevere le cure necessarie in un periodo inferiore alle 24 ore. Generalmente viene indicato ai pazienti che necessitano di: effettuare diagnosi specialistiche; cure mediche specialistiche; interventi chirurgici (Day Surgery/One Day Surgery) o terapie riabilitative.

-Altri concetti farmacologici Assorbimento: è il processo attraverso il quale un farmaco viene assorbito dal corpo. Sono cinque i fattori che influenzano l’assorbimento dei farmaci da parte dell’organismo umano: via di somministrazione (modo in cui il farmaco viene somministrato), capacità del farmaco di sciogliersi (di dissolversi nei fluidi corporei, come il sangue. I più solubili tendono ad essere assorbiti più rapidamente), flusso ematico alla sede di somministrazione (quantità di sangue che raggiunge la zona in cui il farmaco viene somministrato. Un maggiore afflusso di sangue aumenta la velocità e l'efficacia dell'assorbimento), superficie corporea (dipende dalla superficie del corpo che viene a contatto con il farmaco, quando maggiore aumenta la quantità di farmaco che può essere assorbita) e liposolubilità (capacità di dissolversi nei grassi, attraversando le membrane biologiche più facilmente e quindi essere assorbiti rapidamente) Distribuzione: si riferisce al modo in cui un farmaco si diffonde all'interno del corpo dopo essere stato assorbito. Questo dipende dalle proprietà chimico-fisiche del farmaco stesso e dalla fisiologia della persona che lo assume: ● Circolazione: un’adeguata vascolarizzazione e un buon flusso sanguigno consentono al farmaco di raggiungere rapidamente tutti i tessuti dell'organismo; ● Permeabilità della membrana: la permeabilità delle membrane biologiche influenza la distribuzione del farmaco. Ad esempio, la barriera ematoencefalica, presente nel cervello, impedisce a molti farmaci di attraversare il tessuto cerebrale e di agire sul S.N.C.; ● Legame proteico: una volta che un farmaco viene distribuito nell'organismo, può legarsi alle proteine presenti nel sangue, in particolare all'albumina. Questo legame può influire sulla quantità di farmaco libero e attivo presente nel sangue e nei tessuti. In alcuni casi, una bassa affinità per le proteine può aumentare il rischio di effetti tossici del farmaco, poiché più farmaco sarà disponibile per interagire con i tessuti; Metabolismo: si riferisce al modo in cui il corpo elabora e trasforma un farmaco. Può avvenire nel fegato, nei reni e in altri organi in cui il farmaco può essere convertito in composti inattivi/attivi o eliminato dal corpo. Escrezione: è il processo attraverso il quale il corpo, una volta disintossicato dal farmaco, lo elimina dall’organismo. Questo può avvenire attraverso i reni, il fegato, l’intestino, i polmoni, etc;

-Terminologia Azione farmacologica: alterazione funzionale in un sito d’azione provocata da una sostanza biologicamente attiva Effetto farmacologico: effetti finali prodotti dall’azione farmacologica o tossicologica nel corpo umano, misurabile in un organo effettore o a livello generale. Questo effetto può essere benefico o dannoso e dipende dalle proprietà chimiche e fisiche del farmaco stesso, dalla dose somministrata e dalle caratteristiche del paziente. In caso di reazione avversa, possono presentarsi degli effetti collaterali/avversi, ovvero effetti negativi del farmaco. Questi possono essere lievi, come nausea o mal di testa, o più gravi, come reazioni allergiche o effetti tossici sulla salute. Dipendono dalla dose del farmaco, dalla durata del trattamento, dallo stato di salute del paziente e da altri fattori. Devono essere monitorati attentamente e segnalati al medico o all'infermiere responsabili del trattamento del paziente.

-Somministrazione sicura dei farmaci Per garantire una somministrazione sicura dei farmaci, è necessario rispettare alcune regole: Conoscenza del farmaco: l’infermiere è corresponsabile della terapia, ed è fondamentale che abbia una conoscenza approfondita del farmaco che deve somministrare, comprese le indicazioni terapeutiche, le controindicazioni, gli effetti collaterali e le dosi raccomandate; -Prescrizione scritta obbligatoria: l'infermiere deve sempre seguire la prescrizione scritta del medico, in nessun caso vanno somministrati farmaci seguendo direttive verbali; -I tre controlli: prima di somministrare un farmaco, l'infermiere deve effettuare tre controlli: verificare il nome del paziente, la prescrizione medica e il farmaco somministrato. Questo processo consente di evitare errori nella somministrazione dei farmaci; -Regola delle 8 “G”: l'infermiere deve rispettare la regola delle 8 "G", ovvero: giusto farmaco, giusto pz, giusto dosaggio, giusta via di somministrazione, giusta ora, giusta motivazione, giusta valutazione, giusta documentazione -Attenzione e concentrazione: durante la somministrazione dei farmaci, l'infermiere deve essere sempre attento e concentrato, evitando distrazioni o interruzioni che potrebbero compromettere la sicurezza del paziente; -Esperienza ed atteggiamento: l'esperienza e l'atteggiamento possono influire sulla somministrazione sicura dei farmaci. Un infermiere esperto e consapevole delle proprie responsabilità avrà maggiori probabilità di evitare errori. -Diritti dell’infermiere e del paziente: l'infermiere ha il diritto di rifiutarsi di somministrare un farmaco se ritiene che ciò possa mettere in pericolo la salute del paziente. Allo stesso tempo, il paziente ha il diritto di essere informato sui farmaci che gli vengono somministrati e di ricevere cure sicure ed efficaci

-Responsabilità infermieristica La responsabilità dell'infermiere nella somministrazione dei farmaci è molto importante e include: -Valutare il paziente e conoscere il motivo della somministrazione: prima di somministrare un farmaco, l'infermiere deve valutare lo stato di salute del paziente, conoscere la terapia in corso e verificare che non ci siano controindicazioni o interazioni con altri farmaci; -Preparare il farmaco: l'infermiere deve preparare il farmaco seguendo scrupolosamente le indicazioni del medico e le procedure operative previste dall'istituzione sanitaria; -Controllare il dosaggio: prima di somministrare il farmaco, l'infermiere deve controllare il dosaggio prescritto dal medico e verificare che sia corretto in base alle caratteristiche del paziente; -Somministrare il farmaco: l'infermiere deve somministrare il farmaco seguendo le modalità di somministrazione previste (orale, parenterale, topica, ecc.) e rispettando i tempi stabiliti. -Documentare la somministrazione: l'infermiere deve registrare l'orario e la modalità di somministrazione del farmaco in un apposito registro elettronico o cartaceo; -Educare il paziente: l'infermiere deve spiegare al paziente il motivo della somministrazione del farmaco, le modalità di assunzione e i possibili effetti collaterali, fornendo le informazioni necessarie per il corretto utilizzo del farmaco.

-Vie di somministrazione dei farmaci La via di somministrazione di un farmaco dipende dalla proprietà del farmaco stesso, dagli effetti desiderati e dalle condizioni psico-fisiche del paziente. Le principali vie di somministrazione sono: -Via orale: è la via più comune, meno costosa e più comoda per la maggior parte dei pazienti: il farmaco passa attraverso la bocca e viene ingerito, raggiungendo l'intestino e successivamente il flusso sanguigno. Le forme farmaceutiche utilizzate per via orale sono: compressa intaccata (è di forma solida, generalmente rotonda o ovale, che contiene il principio attivo insieme ad altri eccipienti; solito viene ingerita intera, anche se in alcuni casi può essere spezzata o frantumata); capsule (è una forma solida costituita da un involucro esterno di gelatina o cellulosa che contiene il principio attivo e altri eccipienti; può contenere polveri, granulati o liquidi e viene solitamente inghiottita intera, ma in alcuni casi può essere aperta e il contenuto può essere miscelato con del cibo o bevande); compresse rivestite (è una forma solida costituita da una compressa con uno strato esterno di rivestimento che può avere diversi scopi, come proteggere il principio attivo dall'acidità dello stomaco o regolare il rilascio del farmaco nel corpo); sciroppi o liquidi (a differenza delle compresse e delle capsule, che devono essere inghiottite intere, gli sciroppi e i liquidi possono essere misurati con precisione e somministrati utilizzando un cucchiaino dosatore o una siringa orale). In base alla forma farmaceutica, il farmaco può essere assunto per via orale in diversi modi: ● Sublinguale: sotto la lingua, permettendo al farmaco di essere rapidamente assorbito attraverso le mucose presenti sotto la lingua e trasportato direttamente nel flusso sanguigno, bypassando il tratto gastrointestinale e il metabolismo epatico. ● Buccale: in alcuni casi il farmaco viene assorbito attraverso le mucose presenti all'interno della guancia e trasportato nel flusso ematico, oppure semplicemente deglutito passando quindi per l'intestino e il fegato. -Via parenterale: la somministrazione parenterale consiste nella somministrazione di un farmaco attraverso un'iniezione direttamente nel corpo, bypassando il tratto gastrointestinale. Questo tipo di procedura è invasiva e pertanto dev'essere asettica. Per eseguire un'iniezione è necessario disporre di specifico strumentario, che comprende: ● Siringhe: sono dei cilindri cavi e graduati, di solito in plastica, compresi di stantuffo e puntale. Vengono utilizzati per aspirare il farmaco e iniettarlo nel paziente. Esistono siringhe di diverse dimensioni a seconda della quantità di farmaco che si deve somministrare: possono essere NON LUER LOCK (dotate di un attacco liscio in cui l'ago viene inserito e bloccato per attrito), LUER LOCK (hanno un'interfaccia a vite che consente di bloccare l'ago in posizione attraverso una rotazione) e a SCHIZZETTONE (termine informale che si riferisce ad una siringa a cono di grandi dimensioni) ● Aghi: sono delle sottili cannule di metallo, che vengono fissate alla siringa e che consentono di penetrare nei tessuti del paziente per iniettare il farmaco. Sono disponibili in diverse dimensioni a seconda dell'area del corpo in cui devono essere utilizzati e del tipo di tessuto che devono attraversare. Sono composti da BISELLO (smussatura dal taglio inclinato), CONDOTTO e CONO. ● Fiale e flaconi: sono entrambi contenitori utilizzati per conservare farmaci liquidi o liofilizzati (in polvere). Generalmente in vetro o plastica, di forma cilindrica e con un collo lungo e stretto. Sono utilizzati per contenere farmaci liquidi in dosi monouso e sono dotate di un tappo di gomma o di plastica che viene perforato da un ago prima della somministrazione.