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Panoramica del processo di nursing, un metodo sistematico per un'assistenza personalizzata ed efficace basata su evidenze. Esplora le cinque fasi: accertamento (raccolta dati), diagnosi infermieristica, pianificazione, esecuzione e valutazione. Approfondisce l'importanza di protocolli, PDTA ed EBN per migliorare qualità e sicurezza. L'integrazione di evidenze, esperienza e preferenze del paziente è fondamentale per un'assistenza di alta qualità, fornendo una guida pratica. Descritte anche le classificazioni NOC e NANDA per diagnosi e valutazione, offrendo strumenti per la standardizzazione e personalizzazione.
Tipologia: Dispense
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Florence Nightingale nasce in Italia a Firenze il 12 Maggio 1820 da una famiglia benestante britannica. Il padre, William Edward Nightingale (nè “Shore”) fu un pioniere dell ’epidemiologia e per questo Nightingale ebbe modo di ricevere un’educazione di alto livello che verteva su matematica , statistica , filosofia e lingue. La madre, Frances “Fanny” Smith si oppose fermamente all’istruzione della figlia, credendola destinata ad un matrimonio vantaggioso , ma Nightingale si ribellò attivamente a questo destino considerandosi “ chiamata ” alla professione infermieristica, al tempo valutata poco rispettabile.
Nel 1849 partì per un viaggio in giro per l’Europa al fine di visitare diversi ospedali e istituzioni sanitarie per studiare la pratica infermieristica e la gestione ospedaliera. Nel 1851 iniziò la sua formazione presso l’Istituto di Deaconesses di Keiserwerth , in Germania, dove apprese nozioni fondamentali su igiene , cura dei pazienti e organizzazione ospedaliera.
La svolta della sua carriera però avvenne a partire dal 1853 , quando il ministro della guerra britannico Sidney le chiese di guidare un gruppo di 38 infermiere volontarie per migliorare le condizioni di un ospedale di guerra a Scutari (Turchia). Al suo arrivo, l’ospedale si rivelò sovraffollato , privo di igiene , con un tasso di mortalità molto alto dovuto a infezioni e malattie (tifo, dissenteria e colera) più che alle ferite di guerra.
Con metodi scientifici e un approccio organizzato, Nightingale implementò:
Il suo lavoro durante la guerra le valse un ruolo chiave nella riforma sanitaria britannica. Nel 1860 , grazie a una raccolta fondi svolta in suo nome, fondò la scuola per infermiere Nightingale presso il St Thomas Hospital di Londra. Questa introdusse:
Le infermiere formate alla scuola Nightingale contribuirono alla diffusione di pratiche infermieristiche moderne in tutto il mondo.
Nightingale fu anche una pioniera nell’utilizzo della statistica nella pratica medica, inventando il “coxcomb chart” oggi conosciuto come “rose chart”. Inoltre, scrisse diversi trattati sulla professione infermieristica (“Notes on Nursing: What it is and what it is not”) che contribuirono a fornire le basi all’assistenza infermieristica per diventare una professione rispettata, rigorosa e basata su formazione e dedizione ai pazienti.
L’OMS, con la Carta di Ottawa, individua la salute come una risorsa di vita quotidiana , non come scopo dell’esistenza.
Dopo il 1986 vengono gettate le basi per la promozione della salute come processo per avere più controllo su di sè. Al fine di garantire questo, l’Unione Europea ha stabilito degli
Procedendo all’applicazione di queste figura e luoghi all’interno della sanità territoriale, si mira a:
Il processo di nursing è metodo sistematico utilizzato dagli infermieri per fornire un’ assistenza personalizzata , efficace e basata su evidenze scientifiche. Questo approccio consente di identificare i bisogni del paziente, pianificare interventi mirati e valutare i risultati dell’assistenza. Si articola in 5 fasi principali :
È la fase iniziale in cui l’infermiere raccoglie informazioni sul paziente per comprenderne lo stato di salute. Questa raccolta può avvenire attraverso:
I dati considerati possono essere sia di tipo oggettivo (come i parametri vitali, misurabili e verificabili) ma anche di tipo soggettivo (percepiti dal paziente, come ansia o dolore.)
Dopo aver raccolto i dati, l’infermiere formula una diagnosi infermieristica , ovvero un’analisi dei bisogni assistenziali del paziente. Le diagnosi infermieristiche sono classificate secondo la NANDA (North American Nursing Diagnosis Association) e possono riguardare:
Successivamente, l’infermiere stabilisce gli obiettivi assistenziali e pianifica gli interventi da attuare. Tale fase include:
L’infermiere compila il PAI (Piano di Assistenza Infermieristica) e mette in pratica gli interventi previsti da questo. Gli interventi possono essere:
È compito dell’infermiere anche monitorare continuamente il paziente per verificare eventuali cambiamenti nelle sue condizioni.
L’ultima fase del processo di nursing consiste nella verifica dell’efficacia degli interventi. L’infermiere valuta se:
Se l’assistenza non ha portato ai risultati desiderati, il piano viene rivisto o modificato , tornando alla fase di accertamento.
Nel processo di Nursing, le classificazioni NIC ( Nursing Interventions Classification ) e NOC ( Nursing Outcomes Classification ) sono strumenti fondamentali per standardizzare gli interventi infermieristici e gli esiti assistenziali. Essi si integrano principalmente nelle fasi di
La struttura della diagnosi infermieristica si basa sul modello PES :
Ne esistono di diverse tipologie:
A partire dal 1973 , con la prima Conferenza Nazionale per la Classificazione delle Diagnosi Infermieristiche, iniziò un processo di definizione delle diagnosi infermieristiche da parte di professionisti provenienti da diverse parti del mondo. Tramite un consulto fra diversi infermieri provenienti da campi di lavoro differenti, si avviò una discussione attiva mirata a identificare i problemi più comuni affrontati nella pratica, così da poterli definire in una maniera identificata a livello mondiale.
Oggi, il NANDA definisce una lista ufficiale e validata di diagnosi infermieristiche, con lo scopo di:
Le diagnosi infermieristiche identificate da NANDA si suddividono in 13 domini (aree generali della salute) e 47 classi (sottocategorie dei domini).
Secondo NANDA-I, le diagnosi infermieristiche prevedono:
Le diagnosi infermieristiche NANDA ma anche le classificazioni NIC e NOC sono dei linguaggi sanitari specifici riconosciuti a livello mondiale finalizzati allo scambio di informazioni nei sistemi informativi sanitari. Insieme, questi elementi collaborano per descrivere globalmente tutti gli aspetti della pratica infermieristica.
Trattandosi di un processo in continua evoluzione, i linguaggi specifici mutano costantemente : il nato più recente è il CCC (Clinical Care Classification), una terminologia standard che raggruppa tutti gli elementi di base della pratica infermieristica.
L'esistenza di questi sistemi prova la necessità degli Infermieri di tutto il mondo di trovare un metodo di comunicazione universalmente compreso da diversi professionisti, anche per implementare in maniera più efficace la tecnologia nella raccolta dei dati sanitari.
Presenta, tuttavia, alcune criticità:
L’albo professionale degli infermieri è un registro ufficiale che include tutti gli infermieri abilitati e autorizzati a esercitare la professione in Italia. È uno strumento fondamentale per garantire la qualità , la trasparenza e la regolamentazione della professione infermieristica.
Tra le funzioni dell’albo professionale troviamo:
L’albo professionale degli infermieri è un pilastro della regolamentazione della professione. Non rappresenta solo un obbligo formale , ma anche un impegno etico e professionale. Attraverso l’iscrizione:
In sintesi, l’albo è una tutela per il paziente, una garanzia per la società e un punto di riferimento per ogni infermiere che voglia esercitare con responsabilità e professionalità.
Il Codice Deontologico rappresenta la carta dei valori e dei principi che guidano l’infermiere nello svolgimento della sua professione. Non è un semplice regolamento tecnico, ma un documento che riflette l ’identità etica , culturale e professionale dell’infermiere. Serve per orientare il comportamento non solo nei confronti del paziente , ma anche verso i colleghi , l’equipe , le istituzioni e la società.
Uno dei capisaldi del Codice è il rispetto della persona in tutte le sue dimensioni: biologica , psicologica , sociale , culturale e spirituale. L’infermiere è chiamato ad accogliere e rispettare l’unicità dell’altro, presentando assistenza senza alcuna discriminazione. La relazione di cura non è vista soltanto come un compito tecnico , ma come un incontro umano , fondato sull’ascolto, sull’empatia e sulla fiducia reciproca.
Il Codice riconosce pienamente l’ autonomia professionale dell’infermiere, cioè la sua capacità di valutare , decidere e agire in base a competenze scientifiche , tecniche ed etiche. L’infermiere non è più un esecutore di ordini, ma un professionista responsabile che prende decisioni consapevoli, nell’interesse della salute e del benessere della persona assistita. Pertanto, lo stesso promuove un continuo aggiornamento delle proprie competenze, rivisitandole e aggiornandole periodicamente al fine di fornire un’assistenza fondata sulle migliori evidenze scientifiche disponibili.
Un altro punto fondamentale è l ’obbligo di riservatezza : l’infermiere è tenuto a custodire con cura tutte le informazioni di cui viene a conoscenza durante il proprio lavoro, rispettando la privacy e la dignità della persona. Questo vale anche dopo la fine della relazione di cura o della morte del paziente.
Inoltre, il ruolo dell’infermiere non si limita alla cura della malattia, ma si estende alla prevenzione , all’ educazione sanitarie e alla promozione di stili di vita sani. Quindi, secondo il Codice Deontologico, l’infermiere si impegna anche come educatore, accompagnando le persone nelle scelte che riguardano la propria salute.
L’infermiere è chiamato a lavorare in équipe, in modo collaborativo con altre figure sanitarie, contribuendo con le proprie competenze specifiche e rispettando quelle altrui. Il Codice Deontologico promuove la collaborazione così che la qualità dell’assistenza possa essere valorizzata anche dalla capacità di fare rete e condividere responsabilità.
Il Codice riconosce anche una dimensione sociale e civica della professione infermieristica: l’infermiere ha il compito di promuovere l’equità nell’accesso alle cure , di contribuire al benessere collettivo e di agire in modo responsabile anche nei confronti dell ’ambiente , promuovendo pratiche sostenibili.
In sintesi, i protocolli sono strumenti fondamentali per tradurre la teoria in pratica, assicurando che l’assistenza sia coerente, sicura, basata su evidenze e rispettosa dell’organizzazione in cui si opera.
Le procedure infermieristiche sono sequenze dettagliate di azioni che descrivono come eseguire correttamente un’attività, assistenziale o tecnica , in modo standardizzato , sicuro e ripetibile.
Tra le caratteristiche principali troviamo:
Una buona procedura infermieristica include:
- Titolo
Il PDTA infermieristico è un modello organizzativo dell’assistenza infermieristica che delinea, in maniera chiara e strutturata, il modo in cui l’infermiere prende in carico una persona con un determinato problema di salute.
È un documento che accompagna il paziente durante tutto il percorso di cura – dall’ingresso in ospedale alla dimissione, fino all’assistenza a domicilio – ma con un focus specifico sugli interventi infermieristici , cioè su cosa fa l’infermiere, come lo fa, quando lo fa e con quali obiettivi.
Tradizionalmente, il PDTA è stato usato per definire il percorso di cura in generale, coinvolgendo tutte le figure sanitarie (medici, fisioterapisti, psicologi, assistenti sociali). Con il tempo, si è sentita l’esigenza di valorizzare il contributo dell’infermiere, e da qui nasce il PDTA infermieristico.
Questo strumento:
Un PDTA infermieristico segue un’organizzazione logica e dettagliata. Generalmente include:
Il PDTA infermieristico rappresenta un passo importante verso un’assistenza sempre più professionale , strutturata e incentrata sulla persona. Aiuta l’infermiere a lavorare con metodo , a valorizzare le proprie competenze e ad assicurare che ogni paziente riceva cure di qualità continue e personalizzate.
Il processo di EBN può essere applicato non solo nella pratica clinica ma anche per fini teorici allo scopo della ricerca. Per fare ciò, è utilizzato il metodo PICO , uno strumento che consente di strutturare il quesito e convertirlo in una stringa di ricerca per le banche dati. Il metodo si articola nelle seguenti fasi:
L’EBN, in sostanza, mira a migliorare la qualità dell’assistenza. Essa rende più sicure le cure e riduce gli errori, oltre che dare un valore scientifico alla professione favorendo la formazione continua.
Le modalità di accesso alla rete ospedaliera del servizio sanitario nazionale (SSN) sono i diversi canali attraverso i quali un cittadino può essere ricoverato o ricevere assistenza sanitaria in ospedale. Il sistema è pensato per garantire universalità , equità e tempestività delle cure, nel rispetto delle condizioni cliniche del paziente.
È l’accesso più immediato e non programmato , riservato, generalmente, a situazioni acute o emergenziali.
Il cittadino si presenta direttamente al pronto soccorso o vi arriva con l’ ambulanza del 118. Da qui, il personale sanitario valuterà la gravità attraverso il triage , assegnando un codice
colore. Al paziente sarà offerta una risposta immediata o proposto un ricovero in reparto , se necessario,
Avviene su indicazione del medico curante (medico di Medicina Generale o specialista del SSN ), spesso a seguito di visite ambulatoriali o esami.
Il paziente riceve una richiesta di ricovero con diagnosi e indicazione clinica. Da qui verrà inserito in una lista d’attesa e poi ricontattato dall’ospedale per il ricovero.
Il ricovero ordinario prevede una degenza di più giorni.
Il day hospital prevede un ricovero limitato a poche ore , con il limite di una giornata. In modo simile, il day surgery prevede una piccola operazione chirurgica con degenza breve.
Alcuni esempi di ricoveri programmati sono piccoli interventi chirurgici non urgenti, chemioterapia , e trasfusioni.
Gli ambulatori specialistici sono accessibili per visite , esami e trattamenti non urgenti. La prenotazione avviene tramite il CUP e necessitano di un’ impegnativa per prenotazioni specifiche.
Si tratta di percorsi con accesso prioritario per condizioni urgenti , ma non critiche. Questi percorsi preferenziali vengono attivati tramite il medico curante o uno specialista.
Una volta definito il tipo di ricovero, il paziente passa attraverso 5 fasi ben definite di accoglienza in unità operativa. Si tratta di un momento determinante per costruire un rapporto di fiducia , influenzare lo stato d’animo del paziente e garantire un’assistenza di qualità sin dall’inizio.
Il lavaggio delle mani è una pratica fondamentale per la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e rappresenta uno dei principali standard di igiene e sicurezza in ambito sanitario.
È un requisito legale e professionale normato in italia dal D.Lgs 81/08. È importante per cercare di ridurre al minimo possibile la trasmissione crociata di agenti patogeni per proteggere sia il paziente che l’operatore sanitario.
Esistono diversi tipi di lavaggio delle mani, in base al livello della contaminazione e della procedura da svolgere:
L’OMS ha individuato 5 momenti chiave in cui il personale sanitario deve effettuare l’igiene delle mani:
I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono strumenti essenziali nel campo infermieristico per proteggere gli operatori sanitari dai rischi professionali , in particolare dall’esposizione ad agenti biologici, chimici e fisici. L’uso corretto dei DPI contribuisce significativamente alla sicurezza sia del personale che i pazienti
In Italia, l’uso dei DPI è regolamentato dal D.Lgs 81/08 , che stabilisce l’obbligo dei datori di lavoro di fornire dispositivi adeguati ai rischi presenti e di garantire la formazione e
l’addestramento del personale sul loro corretto utilizzo. Gli operatori sanitari sono tenuti a utilizzare i DPI conformemente alle indicazioni ricevute e a segnalare eventuali malfunzionamenti o necessità di sostituzione.
Il DPI addetto alla protezione delle mani è il guanto monouso. È utilizzato per prevenire il contatto diretto con fluidi corporei, secrezioni o materiali potenzialmente infetti. Possono essere in lattice , nitrile o vinile , scelti in base alle esigenze specifiche e alle eventuali allergie di personale e pazienti.
I DPI addetti alla protezione delle vie respiratorie sono le mascherine chirurgiche e quelle FFP2/FFP3. Le mascherine chirurgiche sono indicate per proteggere il paziente dalle secrezioni operatorie dell’operatore e viceversa. Le mascherine FFP2/FFP3 offrono una maggiore protezione filtrando particelle sospese nell’aria, utilizzati in presenza di pazienti con infezioni trasmissibili per via aerea.
I DPI addetti alla protezione degli occhi e del viso sono gli occhiali protettivi e le visiere. Gli occhiali protettivi difendono gli occhi da schizzi di fluidi corporei o sostanze chimiche. Le visiere offrono una protezione più ampia coprendo l’intero volto, spesso utilizzate in combinazione con altre protezioni.
I DPI addetti sono camici monouso e grembiuli impermeabili. I camici monouso sono indossati per proteggere la pelle e gli abiti da contaminazioni durante procedure di rischio. I grembiuli impermeabili sono utilizzati quando vi è rischio di esposizione a grandi quantità di fluidi.
I DPI addetti alla protezione dei piedi sono i calzari. Sono indossati per mantenere l’igiene in ambienti sterili come le sale operatorie e per prevenire la diffusione di agenti patogeni.