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Infiammazione tratta dalle slide della professoressa Stefania Cannito. Comprende approfondimenti ed è costituita da 4 parti: Introduzione, Infiammazione acuta (Angioflogosi), Infiammazione cronica (Istoflogosi) e sistemica, con anche i mediatori chimici.
Tipologia: Appunti
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L'infiammazione ( FLOGOSI ) ha una storia antica (descritta già nei papiri egizi come " shememet "). È una risposta adattativa dell'organismo a uno stimolo dannoso o stressante per il tessuto. Definizione completa : È la reazione dei tessuti e dei vasi sanguigni a un danno. Procede secondo uno schema generale identico, indipendentemente dalla causa (AGENTE EZIOLOGICO) o dalla zona del corpo colpita. Scopo dell'infiammazione : È una sequenza di eventi biologici specifici per rispondere a uno stimolo lesivo, con l'obiettivo di:
Cosa scatena l'infiammazione?
L'infiammazione coinvolge diverse componenti: vasi sanguigni, cellule del sangue e tessuto connettivo. L'immagine mostra un vaso sanguigno che attraversa un tessuto connettivo. Dentro il vaso Sangue :
Esistono 2 tipi principali di infiammazione in base: alla risposta vascolare all’entità dell’infiltrato cellulare alla natura dell’agente lesivo alla durata Quali sono e quali sono le principali differenze?
Caratteristica principale: Prevalgono i fenomeni vascolari (modifiche ai vasi sanguigni) Cosa succede: Si forma ESSUDATO (liquido ricco di proteine plasmatiche che esce dai vasi) Durata: Breve (da pochi minuti a qualche giorno). Inizio/ innesco e fine/ risoluzione rapidi Cellule principali: Arrivano soprattutto i GRANULOCITI NEUTROFILI
Caratteristica principale: Prevalgono i fenomeni tessutali (il tessuto cambia struttura) Cosa succede: Proliferano nuovi vasi sanguigni e si deposita tessuto fibroso o fibrotico ( cicatrice ) Durata: Lunga (mesi o anni) Cellule principali: MACROFAGI LINFOCITI FIBROBLASTI
La reazione infiammatoria acuta: rappresenta la RISPOSTA DIFENSIVA IMMEDIATA del tessuto allo stimolo lesivo ASPECIFICA (segue meccanismi stereotipati indipendenti dal tipo di agente causale) è destinata a convogliare nella zona lesionata gli effettori della difesa ( LEUCOCITI e PROTEINE PLASMATICHE ) che:
In particolare la slide mostra : il passaggio del sangue da arteriola → capillari → venula post-capillare i capillari come sede degli scambi le venule post-capillari , che sono il punto principale da cui liquidi, proteine plasmatiche e leucociti escono dal sangue durante l’infiammazione a destra, il capillare in sezione, con endotelio , lamina basale e fenestrazioni , cioè “aperture” che spiegano l’aumento di permeabilità
Avvengono ALTERAZIONI AL CALIBRO DEI VASI (quanto sono larghi) per aumento del flusso ematico/ e al flusso del sangue ( ALTERAZIONI DEL MICROCIRCOLO ) per aumento della PERMEABILITÀ CAPILLARE^1 e formazione dell’ ESSUDATO queste alterazioni permettono alle proteine plasmatiche ed ai leucociti di lasciare il letto vascolare. Nel dettaglio:
L’essudato è SEMPRE DI NATURA INFIAMMATORIA (quindi non fisiologico!) ed è un liquido di ORIGINE EMATICA contenente PROTEINE PLASMATICHE e CELLULE EMATICHE (soprattutto LEUCOCITI ) che si ACCUMULA nel tessuto infiammato. Questo accumulo comprime soprattutto le venule , rallentando il flusso sanguigno e favorendo la marginalizzazione e la fuoriuscita dei leucociti Funzioni: a) DILUIRE: riduce la concentrazione di tossine batteriche (fluido + Sali) b) TRASPORTARE: porta ossigeno, glucosio e cellule difensive nella zona colpita c) CIRCOSCRIVERE: la FIBRINA crea una rete che blocca i batteri in quella zona, delimitandoli e impedendone la diffusione nell’organismo (^1) Permeabilità capillare significa che le pareti dei capillari diventano più “lasche” (meno compatte/ meno strette) del normale. In pratica, le cellule endoteliali si separano leggermente, permettendo a liquidi, proteine plasmatiche e leucociti di uscire dal vaso sanguigno e raggiungere il tessuto infiammato.
Il flusso attraverso la parete dei capillari dipende da: PRESSIONE IDROSTATICA pressione arteriosa (forza applicata perpendicolarmente alla parete dei vasi) che tende per sua natura a determinare la fuoriuscita dei liquidi dai vasi PRESSIONE COLLOIDO-OSMOTICA Forza, dipendente dalla concentrazione delle proteine plasmatiche, che tende ad opporsi alla fuoriuscita di liquidi dai vasi PERMEABILITÀ CAPILLARE L’equilibrio tra queste 2 forze mantiene stabile il volume dei liquidi nei tessuti! Condizioni normali:
Ovvero, MIGRAZIONE, ATTIVAZIONE LEUCOCITARIA e FAGOCITOSI Dopo che i vasi hanno reagito, devono arrivare le cellule difensive (leucociti, specialmente i Neutrofili ). Questo processo si chiama MIGRAZIONE LEUCOCITARIA. Il viaggio del leucocita: le tappe che il globulo bianco deve compiere per uscire dal vaso e andare nel tessuto infiammato:
Condizioni di partenza: STASI e SANGUE DENSO dopo la fuoriuscita di liquidi ( ESSUDAZIONE ) dai vasi, la velocità del sangue diminuisce per aumento della concentrazione di globuli rossi nei piccoli vasi e aumento della viscosità del sangue. Premessa: importanti gli PSEUDOPODI (estensioni temporanee) che servono al leucocita per muoversi e attraversare i tessuti fondamentali per diapedesi, chemiotassi e fagocitosi
grazie alle INTEGRINE presenti sulla loro superficie, in particolare LFA- 1 e VLA- 4 , che si legano ai rispettivi recettori sull’endotelio, ICAM- 1 e VCAM- 1 , appartenenti alla superfamiglia delle immunoglobuline. Le citochine infiammatorie, soprattutto TNF e IL-1, svolgono un ruolo fondamentale in questo processo perché aumentano l’espressione di ICAM-1 e VCAM-1 sull’endotelio e attivano le integrine dei leucociti, consentendo così un’adesione stabile e duratura alla parete vascolare.
Vedi slide 32 che riassume tutto il processo! Come va a finire? Ci sono 3 possibilità in base alla natura, all’intensità dello stimolo lesivo, del sito anatomico o tessuto interessato dal danno e dalla capacità di risposta dell’ospite. a. RISOLUZIONE (GUARIGIONE COMPLETA): L'agente lesivo viene eliminato, i detriti rimossi dai macrofagi, l'edema riassorbito dai vasi linfatici. Avviene la produzione di fattori di crescita che favoriscono l’ iperplasia compensatoria delle cellule parenchimali ( RESTITUTIO AD INTEGRUM ). Succede se il danno è lieve o contenuto e soprattutto in tessuti costituiti da cellule labili o stabili e con matrice extracellulare integra. Nel dettaglio:
Il grado di recupero funzionale del tessuto leso dipende dal rapporto rigenerazione/riparazione che a sua volta dipende dall’entità del danno e dal potenziale rigenerativo delle cellule danneggiate. RIGENERAZIONE Se prevale in modo assoluto il contributo rigenerativo, il processo di guarigione può dare luogo alla cosiddetta restitutio ad integrum, cioè ad una condizione ideale nella quale il tessuto andato perduto viene sostituito da nuovi elementi cellulari in un quadro di completo recupero sia funzionale che morfologico. RIPARAZIONE Il prevalere dei processi di riparazione, e quindi di una deposizione di tessuto connettivo significativamente aumentata rispetto alla norma, può comportare una corrispondente perdita di funzionalità del tessuto lesionato al termine del processo riparativo. Il contributo relativo dei 2 meccanismi di guarigione, rigenerazione e riparazione , dipende innanzitutto dall’ estensione e dalla gravità della lesione e dalla capacità del tessuto colpito di andare incontro a iperplasia. Quando il danno è contenuto e non altera in modo significativo la struttura e l’organizzazione della matrice connettivale extracellulare, prevale la RIGENERAZIONE , che consente la ricostituzione del tessuto originario. Al contrario, in presenza di un danno grave o esteso, soprattutto quando si verifica una perdita dell’integrità della matrice extracellulare, tende a prevalere la RIPARAZIONE , caratterizzata dal deposito di tessuto connettivo e dalla formazione di una cicatrice. Un ruolo fondamentale è svolto anche dal tipo di tessuto coinvolto (vedi pagina seguente) Nei tessuti costituiti da cellule labili o stabili, che conservano una buona capacità proliferativa, la RIGENERAZIONE è generalmente possibile, soprattutto se il danno è limitato. Nei tessuti a cellule perenni, invece, la capacità rigenerativa è assente o molto ridotta, per cui la restitutio ad integrum è in genere impossibile o incompleta e il processo di guarigione avviene prevalentemente attraverso la RIPARAZIONE e la fibrogenesi. L’esito del danno è inoltre influenzato dalla durata dello stimolo lesivo : la cronicizzazione del danno favorisce il prevalere dei processi riparativi fibrosi rispetto alla rigenerazione. Infine, intervengono fattori locali e sistemici che modulano il potenziale rigenerativo e replicativo delle cellule del singolo tessuto, come: i mediatori dell’infiammazione i fattori di crescita le condizioni generali dell’organismo
MEDIATORI CHIMICI DELL'INFIAMMAZIONE
Sia la risposta acuta che quella cronica sono regolate ed amplificate da un'ampia serie di mediatori solubili. Questi agiscono come segnali (positivi o negativi) per lo sviluppo della risposta infiammatoria. Caratteristiche generali: Sono fattori ENDOGENI Sono a BASSO PESO MOLECOLARE Hanno EMIVITA BREVE (durano poco) perché vengono inattivati rapidamente da enzimi Si creano o si trovano già fatti? Possono essere:
I mediatori si dividono in 2 grandi categorie in base alla loro origine:
1. Mediatori PLASMATICI (Circolano nel sangue, prodotti dal Fegato) SISTEMA DEL COMPLEMENTO Sistema delle Chinine. Sistema della Coagulazione – **Fibrinolisi