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Informatica - Corso completo appunti Luiss, Dispense di Fondamenti di informatica

Appunti di informatica. Università Luiss. Teoria completa

Tipologia: Dispense

2022/2023

Caricato il 10/05/2023

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LA «COSTITUZIONE ECONOMICA»
CAPITOLO 6
COS’È IL DIRITTO DELL’ECONOMIA?
Il diritto dell'economia è l'insieme delle regole giuridiche che disciplinano le attività economiche ed i mercati
nei quali vengono scambiati i beni e servizi da tali attività prodotti e, inoltre, l'organizzazione dei pubblici
poteri che si occupano di queste "materie economiche".
In termini generali riguarda i rapporti tra l'autonomia di coloro che svolgono le attività economiche ed il
potere pubblico che detta le regole del loro svolgimento.
Il diritto dell'economia è dunque costituito:
-da un lato dalle discipline che regolano l'organizzazione e lo svolgimento delle attività economiche
-dall'altro dalla regolamentazione e dai controlli pubblici che riguardano l'organizzazione giuridica
ed il funzionamento efficiente e corretto dei tanti tipi di mercati esistenti nei quali i beni ed i servizi
prodotti dalle attività economiche vengono comprati, venduti o scambiati;
-dall'altro ancora dalle norme che attribuiscono a pubblici poteri il compito di controllare il rispetto e
l'attuazione delle regole
IL CONCETTO DI «COSTITUZIONE ECONOMICA»
La «costituzione economica» si colloca nell’ambito generale del diritto dell’economia.
Si tratta di un'espressione di sintesi che indica i principi normativi di livello "costituzionale" che riguardano
la sfera economica. Questa prima, generica, definizione pone immediatamente tre problemi:
1. A quale dei molti significati del termine "costituzione" si deve fare riferimento?
2. Perché le costituzioni contemporanee contengono tutte disposizioni che attengono alla "sfera
economica"?
3. Quali sono i principi e le regole costituzionali riguardanti le attività economiche, la disciplina dei
mercati e l’organizzazione dei pubblici poteri chiamati ad occuparsene?
1. Il termine "costituzione" assume significati diversi, a seconda che si intenda come un atto
formalmente denominato Costituzione o, invece, come un atto, o insieme di atti, che hanno valore
giuridico sovraordinato rispetto alle leggi ordinarie, anche se non sono denominati ufficialmente in
tale modo (ad esempio, il Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea - TFUE).
La ragione di questo "allargamento" della nozione sta nel fatto che in entrambi i casi questi testi:
a. hanno la funzione di dettare i principi cardine di un ordinamento giuridico
b. hanno efficacia giuridica superiore rispetto alle norme ordinarie
2. Le Costituzioni liberali "classiche" dell'800, a parte il riconoscimento pieno del diritto di proprietà e di
impresa, nonché la riserva alla legge dell'introduzione di nuove imposte, solitamente non si
occupavano in modo diffuso della sfera economica.
Viceversa, le Costituzioni del 900 dei paesi europei, sino a quelle successive alla seconda guerra
mondiale, contengono parti significative dedicate ai rapporti economici e alle funzioni dei poteri
pubblici in materia. Alla base di questa novità vi sono le profonde trasformazioni istituzionali,
economiche e sociali che, nel secolo scorso, hanno riguardato la struttura stessa degli Stati.
Ogni Costituzione, difatti, è espressione dei valori e delle scelte fondanti di coloro che l’hanno scritta
e, più precisamente, dei valori e delle scelte del sistema su cui si fonda l'ordinamento giuridico di
ogni Paese.
Con riferimento alle parti di queste Costituzioni nelle quali sono enunciati principi generali
relativi alla sfera economica si è iniziato a parlare di «costituzione economica».
I motivi per cui le costituzioni contemporanee contengono disposizioni che attengono alla "sfera
economica" si individuano nel fatto che:
a. Innanzitutto, nell'ambito delle scelte politiche, quelle di politica economica sono le più
delicate e risentono degli orientamenti ideologici, ma anche della cultura economica
dominante di ciascuna fase economica ed istituzionale
b. In secondo luogo, le innovazioni tecnologiche e la crescente interdipendenza tra gli Stati
hanno investito soprattutto le attività economiche
c. In terzo luogo le norme dell'UE comprendono la regolamentazione delle attività economiche
dei più diversi settori
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LA «COSTITUZIONE ECONOMICA»

CAPITOLO 6

 COS’È IL DIRITTO DELL’ECONOMIA?

Il diritto dell'economia è l'insieme delle regole giuridiche che disciplinano le attività economiche ed i mercati nei quali vengono scambiati i beni e servizi da tali attività prodotti e, inoltre, l'organizzazione dei pubblici poteri che si occupano di queste "materie economiche". In termini generali riguarda i rapporti tra l'autonomia di coloro che svolgono le attività economiche ed il potere pubblico che detta le regole del loro svolgimento. Il diritto dell'economia è dunque costituito:

  • da un lato dalle discipline che regolano l'organizzazione e lo svolgimento delle attività economiche
  • dall'altro dalla regolamentazione e dai controlli pubblici che riguardano l'organizzazione giuridica ed il funzionamento efficiente e corretto dei tanti tipi di mercati esistenti nei quali i beni ed i servizi prodotti dalle attività economiche vengono comprati, venduti o scambiati;
  • dall'altro ancora dalle norme che attribuiscono a pubblici poteri il compito di controllare il rispetto e l'attuazione delle regole

 IL CONCETTO DI «COSTITUZIONE ECONOMICA»

La «costituzione economica» si colloca nell’ambito generale del diritto dell’economia. Si tratta di un'espressione di sintesi che indica i principi normativi di livello "costituzionale" che riguardano la sfera economica. Questa prima, generica, definizione pone immediatamente tre problemi:

  1. A quale dei molti significati del termine "costituzione" si deve fare riferimento?
  2. Perché le costituzioni contemporanee contengono tutte disposizioni che attengono alla "sfera economica"?
  3. Quali sono i principi e le regole costituzionali riguardanti le attività economiche, la disciplina dei mercati e l’organizzazione dei pubblici poteri chiamati ad occuparsene?
  4. Il termine "costituzione" assume significati diversi, a seconda che si intenda come un atto formalmente denominato Costituzione o, invece, come un atto, o insieme di atti, che hanno valore giuridico sovraordinato rispetto alle leggi ordinarie, anche se non sono denominati ufficialmente in tale modo (ad esempio, il Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea - TFUE). La ragione di questo "allargamento" della nozione sta nel fatto che in entrambi i casi questi testi: a. hanno la funzione di dettare i principi cardine di un ordinamento giuridico b. hanno efficacia giuridica superiore rispetto alle norme ordinarie
  5. Le Costituzioni liberali "classiche" dell'800, a parte il riconoscimento pieno del diritto di proprietà e di impresa, nonché la riserva alla legge dell'introduzione di nuove imposte, solitamente non si occupavano in modo diffuso della sfera economica. Viceversa, le Costituzioni del 900 dei paesi europei, sino a quelle successive alla seconda guerra mondiale, contengono parti significative dedicate ai rapporti economici e alle funzioni dei poteri pubblici in materia. Alla base di questa novità vi sono le profonde trasformazioni istituzionali, economiche e sociali che, nel secolo scorso, hanno riguardato la struttura stessa degli Stati. Ogni Costituzione, difatti, è espressione dei valori e delle scelte fondanti di coloro che l’hanno scritta e, più precisamente, dei valori e delle scelte del sistema su cui si fonda l'ordinamento giuridico di ogni Paese. Con riferimento alle parti di queste Costituzioni nelle quali sono enunciati principi generali relativi alla sfera economica si è iniziato a parlare di «costituzione economica». I motivi per cui le costituzioni contemporanee contengono disposizioni che attengono alla "sfera economica" si individuano nel fatto che: a. Innanzitutto, nell'ambito delle scelte politiche, quelle di politica economica sono le più delicate e risentono degli orientamenti ideologici, ma anche della cultura economica dominante di ciascuna fase economica ed istituzionale b. In secondo luogo, le innovazioni tecnologiche e la crescente interdipendenza tra gli Stati hanno investito soprattutto le attività economiche c. In terzo luogo le norme dell'UE comprendono la regolamentazione delle attività economiche dei più diversi settori

 LA «COSTITUZIONE ECONOMICA EUROPEA»

Il quadro si è poi complicato, in Europa, nella seconda metà del 900 perché accanto alle Costituzioni nazionali si è venuta a creare, a partire dal Trattato di Roma del 1957 e via via con i Trattati successivi, anche una «costituzione economica europea». Si tratta di una "convivenza" non semplice perché tra le due sfere costituzionali, europea e, nel nostro caso, italiana, non vi è stata coincidenza delle epoche in cui sono state adottate né di visione complessiva per quanto riguarda le materie economiche. Ciò ha una spiegazione storica legata al fatto che la Comunità europea nasce come comunità economica, in vista della creazione del Mercato comune. Le maggiori asimmetrie sono due:

  1. la "Costituzione economica europea" (intesa soprattutto sul versante del TFUE) ha il suo centro di gravità nel mercato e, precisamente, nella sua complessa organizzazione giuridica (proprio in funzione della costruzione del mercato unico europeo) Viceversa, la "Costituzione economica" italiana ha al centro la proprietà e l' impresa , viste come diritti individuali, che sono riconosciuti, ma possono essere limitati e conformati dalle leggi dello Stato, in funzione degli interessi della comunità
  2. Di conseguenza, la disciplina della sfera delle attività economiche costituisce uno degli assi principali dei Trattati europei mentre è meno importante nella Costituzione italiana. La "Costituzione economica europea" si basa su due principi:
  • Il principio dell'economia sociale di mercato (cardine). Fa riferimento al fatto che il sistema economico si fonda sulla libertà d'impresa e di mercato, mentre l'aggettivo "sociale" esprime una scelta di fondo: l'economia di mercato e la concorrenza sono considerati il migliore contesto economico-sociale per consentire lo sviluppo della società libera ed aperta, ma devono essere regolamentati dai pubblici poteri perché la società non può essere posta al servizio del mercato, ma deve accadere il contrario. In concreto: le "correzioni" imposte dai pubblici poteri alle tendenze spontanee ed incontrollate dei mercati sono finalizzate ad evitarne le distorsioni o ripararne i fallimenti assicurandone l'apertura, efficienza, trasparenza e concorrenzialità. Lo strumento principale è l'adozione di regolamentazioni europee uniformanti delle legislazioni nazionali.
  • il principio della politica di coesione (sociale, economica e territoriale) delle varie parti dell'Unione europea Tuttavia, fino al 2013 il principio di coesione era stato messo in ombra dal principio del rigore finanziario, cristallizzato dal Fiscal Compact , che si è rivelato controproducente per gli Stati, come l’Italia, con un elevato debito pubblico e che, di fatto aveva frenato la ripresa economica di molte Nazioni dopo la crisi finanziaria del 2008-2011. Negli anni 2020-2023 due crisi epocali, prima il COVID19 e poi, l'aggressione russa all'Ucraina, con la successiva emergenza energetica, hanno costretto gli organi di vertice dell'UE ad un sostanziale cambiamento della «costituzione economica». Le istituzioni europee hanno dovuto prendere atto che era indispensabile una risposta unitaria e solidale per superare le gravi crisi economiche e sociali causate da queste emergenze adottando misure come l'acquisto comune dei vaccini anti COVID e la sospensione del Patto di Stabilità. Inoltre, nel 2021 è stato approvato un maxi programma di finanziamento, Next Generation EU (costituito in parte di contributi ed in parte di prestiti), dei programmi nazionali di ripresa e di trasformazione economica e sociale. In Italia è stato approvato il PNRR. Infine, sono state approvate misure dell'UE di fronteggiamento della crisi energetica e sanzioni economiche nei confronti della Russia, in relazione all'invasione dell'Ucraina. Si tratta di sospensioni temporanee, ma sarà difficile un ritorno pieno al rigorismo. Nei Trattati europei che costituiscono la "Costituzione economica" sono presenti tre aggregati di norme:
  • la disciplina di tutela e promozione della concorrenza (che viene perseguita attivamente dalla Commissione europea, la quale gestisce la politica della concorrenza)
  • le quattro libertà di circolazione : delle merci, dei lavoratori, dei servizi e dei capitali
  • la limitazione degli aiuti di Stato alle imprese
  • ART. 118 , comma 4 → enuncia il principio di sussidiarietà orizzontale , il quale esprime il favore per " l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli ed associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale ". È stato valorizzato dalla riforma del "terzo settore" (così denominato per distinguerlo da quello pubblico e da quello privato "ordinario", cioè volto al profitto). In attuazione della L. n. 106/2016 sono stati approvati una serie di decreti legislativi come, ad esempio: i. quello che disciplina l'impresa sociale (intesa come un’attività di rilevanza economica, ma senza scopo di lucro e con finalità di utilità sociale) ii. quello che ha raccolto in un vero e proprio "Codice del terzo settore" le disposizioni che riguardano l'organizzazione e l'attività dei soggetti che operano nel terzo settore.
  • ART. 119 , comma 3 → prevedeva già, nel testo originario, la PEREQUAZIONE TRIBUTARIA che impone di redistribuire il monte monetario proveniente da tasse, imposte e contributi tra tutte le Regioni in modo tale da riequilibrare i divari territoriali. L'art. 119 è stato riscritto nel 2001 ed ora dispone: " Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale […] lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni ". È questa la base della politica di coesione, cioè di riequilibrio tra le molteplici forme di disparità tra Nord e Sud.