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applicazione dell'informatica in archeologia
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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L’introduzione dell’informatica in archeologia, risale agli anni ’60 dando luogo a due settori distinti: 1° impiego delle tecniche offerte dall’informatica; 2° si avvale dei calcolatori per i metodi matematico-statistici. Diversi sono anche i procedimenti metodologici delle aree di ricerca. Il primo (informatica) offre la possibilità di rendere funzionali e sistematiche le operazioni di catalogazione e gestione delle informazioni e di sperimentare nuovi strumenti di supporto sempre più sofisticati. Le tecniche matematico –statistiche si sperimentano ormai in ambito umanistico , e a partire dagli anni ’60 si inserisce nell’archeologia “quantitativa”. Questa adozione è uno dei punti di forza del movimento culturale NEW ARCHEOLOGY il cui fautore è BINFORD. Così l’archeologia adotta queste nuove tecniche già sperimentate in scienze naturali, geografia e psicologia. Inizialmente si sono verificate tendenze diverse tra esperienze in paesi anglosassoni e paesi europei. In America e Inghilterra lo sviluppo del movimento NEW ARCHEOLOGY e l’importanza del Social Archeology hanno dato importanza alla’analisi di problematiche antropologiche , ricostruzione di fenomeni socio-culturali, distribuzione spaziale delle vestigia archeologiche e simulazione di sistemi culturali. Nei paesi latini la mancanza della tradizione in studi antropologici non ha fatto sviluppare da subito la new archeology. Quindi l’uso dei calcolatori è risultato limitato ad alcuni studiosi in particolar modo all’elaborazione e soluzione di problematiche relative all’epoca preistorica. I settori d’interesse sono:
Non a poco è l’integrazione con repertori di cartografia numerica e la realizzazione di videodischi e cd-rom. I progetti di carattere nazionale sono chiamati CRM (cultural resource management). Esistono , inoltre, iniziative volte a creare banche dati di classe omogenee. A partire dagli anni’60, l’inserimento dei dati avviene direttamente sul luogo degli scavi , dove il calcolatore elabora e consente già un confronto delle informazioni, oltre all’elaborazione grafica e fotografica. La necessità di elaborare informazioni di carattere spaziale, un grande apporto è offerto dai GIS dagli anni ’80 soprattutto nel mondo anglosassone. Negli anni’90 , essendo questi pacchetti applicativi consentono di elaborare in maniera più completa le informazioni e di georeferenziarle. Pertanto consentono una più agevole distribuzione nello spazio tempo: concetto di “Relazione Spaziale“ delle testimonianze agevolando lo studio del territorio e degli spazi urbani. I progetti pilota in Italia negli anni ’80 a “La Sapienza” sotto la guida di P. SOMMELLA vedi. Carta archeologica d’italia e la collana “città antiche d’italia”. Quest’ultima rispecchia la tendenza degli studi informatizzati in Italia nel settore topografico e urbanistico. Studio e interpretazione dell’evoluzione delle città. TRATTAMENTO DEI DATI GRAFICI E DELLE IMMAGINI La cartografia archeologica computerizzata prende origine negli anni’80 dalle nuove risorse: foto aeree e da satellite, immagini termografiche , prospezioni magnetiche ed elettromagnetiche. Di seguito abbiamo il trattamento informatico delle foto aeree, il telerilevamento, modelli digitali del terreno, tecniche automatizzate di rilievo grafico e fotografico. I passi in avanti nella grafica computerizzata offre agli archeologi l’opportunità di raggiungere luogo e mete desiderate e la documentazione grafica e fotografica del sito. L’elaborazione/automazione di tutti questi tipi di informazioni agevola la operazioni di ricerca e di restauro, la redazione di carte archeologiche. Il trattamento delle immagini (DTM) modelli digitali del terreno appare così connesso alla geoarcheologia. L’integrazione di tutte queste informazioni, ha consentito di elaborare delle così dette banche dati”referenziali”. Per quanto attiene il sistema universitario e realizzate in ambito anglosassone, la creazione di videodischi e cd-rom ha offerto agli studenti un più articolato sistema di apprendimento a partire dagli anni ’90 si è assistito ad una diffusione in rete delle informazioni e i siti archeologici possono essere raggruppati in Key Sities o resource sities. SISTEMI ESPERTI L’introduzione di tecniche relative all’intelligenza artificiale in archeologia appare limitata e tardiva. L’applicazione di sistemi intelligenti, si basa sostanzialmente sulla simulazione del ragionamento dell’archeologo con la relativa costruzione dei diversi passaggi logici. L’impostazione metodologica propugnata da Gradin, prende il nome di Analyse Logiciste. Ovvero formalizzare il ragionamento archeologico attraverso la trascrizione in forma analitica. Quindi passa dall’analisi dei soli dati ai ragionamenti veri e propri. Per cui si sono molto sviluppati negli ultimi anni le tecniche di simulazione come ad esempio ha fatto Doran nella simulazione di processi relativi ai sistemi socio culturali dell’antichità. Inoltre, sono state effettuate simulazioni anche su classi di materiali come sui reperti ceramici attraverso processi distruttivi che hanno determinato la frattura dell’oggetto durante l’uso o in fase deposizionale o post deposizionale. TENDENZE METODOLOGICHE E PROSPETTIVE FUTURE Attualmente l’informatica in archeologia sta progredendo principalmente per l’archiviazione dei dati , dei Gis, trattamento di dati grafici e immagini, diffusione di informazioni su rete internet, a discapito dell’analisi matematico-statistica. Quest’ultima ha trovato negli anni ’90 maggiore applicazione nei settori di antica tradizione: analisi chimica dei materiali, studi tipo metrici e morfometrici. L’analisi spaziale invece si afferma grazie ai GIS. Negli anni più recenti la tendenza è di coniugare analisi teorica ed applicazioni pratiche. D’altronde l’uso di tecniche statistiche è stata proprio promossa dalla new archeology. Il metodo contestuale, spostato gli interessi da soluzioni strettamente quantitative a banche dati, GIS e sistemi multimediali mettendo insieme informazioni provenienti da fonti diversificate. Ultimamente si sta affermando “l’archeologia cognitiva” ovvero la rivalutazione del discorso epistemologico in favore della classificazione dei dati. L’informatica in questo caso è stata di aiuto perché ha consentito la formalizzazione dei dati, la costruzione dell’oggetto dell’analisi e la programmazione della ricerca.