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Breve storia e caratteristiche della macchina Enigma, utilizzata dai tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale, per cifrare e decifrare messaggi.
Tipologia: Appunti
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Informatica – LA MACCHINA ENIGMA PREMESSE Enigma fu una macchina elettro-meccanica nata da un tentativo di commercializzazione, poi fallito, che venne usata dai tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale, per cifrare e decifrare messaggi. Il suo ampio utilizzo era legato principalmente a due fattori: la facilità d’uso e la presunta indecifrabilità. Nel corso della Guerra venne modificata e potenziata, ma nonostante questo fu ripetutamente violata da gruppi di esperti. STRUTTURA Dal punto di vista strutturale, Enigma aveva la forma di una macchina da scrivere con due tastiere: la prima, inferiore, e la seconda, nella quale al posto dei tasti vi erano lettere che si illuminavano ogni volta che fosse premuto un tasto sulla tastiera. Si veniva coì a creare una sequenza di lettere illuminate, le quali fornivano il messaggio cifrato. FUNZIONAMENTO Per quel che concerne il suo funzionamento, Enigma si articolava in tre dischi cablati, detti “rotori”, sui quali erano presenti 26 contatti per lato. I cablaggi interni dei dischi consentivano che ciascuna lettera su un lato potesse comunicare stabilmente con una lettera dell’altro lato. Tramite un disco “riflettore” la macchina poteva funzionare anche come decodificatrice. Questo aspetto permetteva la “reciprocità” di codifica: se, in un determinato assetto dei rotori, la lettera C veniva, ad esempio, cifrata con una L, nello stesso assetto, premendo il tasto L si codificava quest’ultima con la C. Una lettera non poteva mai essere codificata in sé stessa. Inoltre, era possibile regolare Enigma, per una maggiore sicurezza, con gli spinotti di un pannello a più prese, per scambiare tra loro dieci lettere con altre dieci a scelta prima dell’entrata nel primo rotore. Infine, i contatti di ogni rotore, da una faccia all’altra, potevano essere sfalsati a piacere. CIFRATURA DEL MESSAGGIO Una volta che l’operatore aveva ricevuto il messaggio scritto, premendo via via sulla tastiera effettiva una lettera del medesimo, sulla “tastiera luminosa” appariva la corrispondente lettera cifrata, che veniva da lui registrata su un foglio. Quando la cifratura era conclusa, il foglio su cui era stato riportato il messaggio cifrato veniva consegnato al marconista, che lo trasmetteva (via radio o via filo, a seconda del mezzo trasmissivo da usare al momento). Per la decrittazione si procedeva nello stesso modo: l’operatore di Enigma riceveva dal marconista il messaggio cifrato, lo “batteva” sulla tastiera effettiva e le lettere in chiaro comparivano man mano sulla “tastiera luminosa”. BREVE STORIA Dietro alla macchina Enigma vi era Arthur Scherbius, il quale la sviluppò in diverse versioni a partire dal 1918, anno in cui ottenne il brevetto, ispirandosi al disco cifrante di Leon Battista Alberti. I tedeschi erano venuti a conoscenza del fatto che le comunicazioni navali della Prima Guerra Mondiale erano state decriptate dalla Gran Bretagna anche grazie a codici scoperti dopo l’affondamento di un incrociatore tedesco. Per questo motivo, il governo tedesco ritenne di dover necessariamente affidarsi ad un sistema sicuro per criptare i suoi messaggi.
Di fatto, differenti versioni di Enigma vennero impiegate, durante la guerra, per la quasi totalità delle comunicazioni radio tedesche, anche quelle telegrafiche. Anche gli italiani utilizzarono macchine cifranti nel corso del secondo conflitto mondiale, tra cui anche una versione commerciale della macchina Enigma: rispetto a quella impiegata dall’esercito tedesco, questa non aveva il pannello di commutazione per cui i cifrari prodotti risultavano notevolmente più semplici da violare. CODIFICA DI ENIGMA Molti anni dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, si venne a sapere che i servizi segreti polacchi erano riusciti, già nel 1932, a forzare Enigma, sia grazie ad un “debolezza” del sistema cifrante, che ad una regola imposta dall’Ufficio tedesco preposto per l’utilizzo della macchina. L’intelligence polacco, guidato dal matematico Marian Rejewski, ideò a questo scopo una macchina chiamata Bomba, finalizzata a simulare il funzionamento di una macchina Enigma ed ottenere così, da un messaggio cifrato, le chiavi di regolazione della macchina che aveva eseguito la cifratura, potendo in tal modo decifrare a sua volta. Tuttavia, i tedeschi cambiarono il funzionamento di Enigma introducendo un insieme di cinque rotori, dei quali ne venivano usati solo tre ma mai gli stessi: variando ogni giorno, le combinazioni possibili sarebbero aumentate notevolmente (moltiplicate per sessanta) e la macchina polacca non poteva far fronte ad un tale incremento di complessità. La codifica di Enigma fu resa possibile da alcuni uomini, tra cui Gordon Welchman e Alan Turing, padre della macchina di Turing e del test di Turing.