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Lo Studio della Struttura Interna della Terra Metodi Indiretti e Propagazione delle Onde Sismiche Le Superfici di Discontinuità (Moho, Gutenberg, Lehmann) L’Involucro Esterno: La Crosta (Continentale vs Oceanica) Il Mantello: Litosfera, Astenosfera e Mesosfera Il Nucleo: Composizione e Stato Fisico Calore Interno e Dinamica del Mantello Flusso Termico e Calore Primordiale La Radioattività Naturale delle Rocce
Tipologia: Appunti
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Lo studio della struttura interna della terra può avvenire soltanto attraverso metodi indiretti, cioè l’utilizzo di informazioni ricavate dall’analisi di composizione dei magmi e della modalità di propagazione delle onde sismiche.
⇒ Le superfici di discontinuità consentono di distinguere la terra in tre involucri concentrici
CROSTA Ha un comportamento meccanico rigido ed elastico. La crosta continentale è costituita da una sequenza eterogenea di rocce sialiche che per composizione e genesi possono avere caratteristiche molto differenti. La crosta oceanica ha spessore più ridotto ed ha una composizione omogenea: sedimenti oceanici, basalti e gabbri. MANTELLO Il mantello superiore ha composizione chimica omogenea ma non si può dire lo stesso per il comportamento meccanico a causa del quale dividiamo il mantello superiore in mantello litosferico, astenosfera e mesosfera. Il mantello litosferico presenta spessori diversi ed è in continuità con la crosta in quanto a rigidità ed elasticità. (crosta+mantello litosferico= litosfera) L’astenosfera è costituita da materiali parzialmente fusi che le conferiscono comportamenti di tipo plastico. La mesosfera è formata da materiali rigidi. IL NUCLEO Il nucleo esterno si comporta come un fluido mentre il nucleo interno come un solido. In generale il nucleo è prevalentemente costituito da ferro e nichel. È stato scoperto per delle zone d’ombra delle onde sismiche.
La terra possiede un proprio calore interno che in parte alimenta i processi di natura endogena e in parte viene disperso. → la quantità di energia termica emessa da un’unità di superficie terrestre in un secondo è detta flusso geotermico. È massimo nelle aree oceaniche in prossimità delle dorsali (più ci si allontana e più diminuisce); nelle
aree continentali invece non supera mai il valore medio di 0.06 W/𝑚 2
Il calore interno della terra proviene in parte dal calore primordiale che non è ancora stato smaltito, ma gran parte del calore interno proviene dalla radioattività naturale delle rocce della crosta(circa 30% e in rocce come graniti) e del mantello (principale fonte del calore geotermico in prossimità dei fondali). Secondo i geofisici il mantello, pur essendo solido, può comportarsi in modo plastico a causa di situazioni coinvolgenti pressione e temperatura. Per questo al suo interno si possono verificare movimenti convettivi:
La terra ha un campo magnetico dipolare generato nel nucleo e soggetto a variazioni. Quelle più importanti sono le inversioni di polarità, che con irregolarità si sono già verificate alcune volte. In ogni punto della terra è possibile misurare la direzione delle linee di forza del campo magnetico con una bussola e l’intensità di esso con un magnetometro.
Lo studio del paleomagnetismo consente di studiare la storia del campo magnetico terrestre, stabilendo quando sono avvenute le inversioni di polarità e potendo anche determinare i movimenti della litosfera. A causa del campo magnetico terrestre molte rocce e minerali contenenti materiali ferromagnetici, al momento della loro formazione acquisiscono una magnetizzazione permanente non modificabile se non per un rifusione della roccia. Infatti la presenza di masse rocciose dotate di una magnetizzazione permanente crea
un'anomalia magnetica positiva ( 𝐵 massa rocciosa = 𝐵terrestre) o negativa (allineamento contrario).
Le prime teorie sulla dinamica della crosta prevedevano la possibilità di movimenti verticali dei blocchi rocciosi, causati dall'isostasia (fenomeno di equilibrio gravitazionale che si verifica sulla Terra tra la crosta e il sottostante mantello litosferico).
LA DERIVA DEI CONTINENTI Tali teorie vennero superate dalla nuova concezione proposta da Wegener con la teoria della deriva dei continenti, secondo la quale 200 milioni di anni fa esisteva un unico supercontinente, la Pangèa, che si sarebbe smembrato. I continenti sarebbero quindi andati alla deriva, spostandosi fino a raggiungere l'attuale posizione, ancora non definitiva. A sostegno della sua teoria, Wegener portò prove geomorfologiche, paleontologiche e paleoclimatiche. Egli tuttavia non riuscì a individuare delle cause plausibili (per quei tempi) nonostante avesse individuato fattori come la forza centrifuga causata dalla rotazione terrestre/ forze di attrazione luni-solare/correnti convettive del mantello; perciò la teoria venne ben presto abbandonata.
Attraverso vari studi si sono identificati gli elementi strutturali più significativi dei fondali:
A seconda di come due placche adiacenti interagiscono è possibile riconoscere tre tipi di margine:
○ Margini divergenti ○ Margini convergenti ○ Margini conservativi
Quando due placche collidono si possono riconoscere tre diverse situazioni:
○ collisione fra margine continentale e margine oceanico (subduzione: fossa, arco vulcanico); ○ collisione fra due margini oceanici (subduzione: fossa, arco insulare); ○ collisione fra due margini continentali (formazione di una catena montuosa).