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Tipologia: Dispense
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Con il termine di potere si intende la capacità di ottenere effetti, di produrre cambiamenti e di esercitare un'influenza. Nell'ambito dei rapporti interpersonali e sociali e la capacità di modificare il comportamento di altri singoli o gruppi. Ci sono tre aspetti fondamentali del potere: ● si riferisce alla relazione tra due singoli ● tale concetto ha una duplice natura riferendo che sia un comando impartito da una persona a un'altra sia da un semplice poter fare ● la sua perversità, di cui se ne occupò Michel Foucault, intendendo che il potere è diffuso in tutti i rapporti e in tutte le pratiche sociali. Esiste una dimensione macro del potere, rappresentato dagli organi dello Stato, e micro, cioè il potere è rappresentato come forza impersonale e anonima che è presente ovunque; inteso anche come insieme dei rapporti di forza che strutturano la società. Tale microfisica del potere non ignora l'importanza dello Stato, ma è il potere a plasmare la società, diventa dispositivo di controllo e organizzazione, al contrario dello stato Popper riconosce a Marx di aver messo in luce l'ingiustizia subita dal proletariato, ma critica Il socialismo scientifico. Tusser invece dice che c'è stato uno sviluppo di due fasi, umanistico e scientifico, quest'ultimo lo ritiene migliore, ma per popper era il contrario, dove parlava maggiormente delle ingiustizie perché così si ha maggiore sensibilità per comprendere appieno il problema. Max Weber distinse il potere dal punto di vista giuridico da quello della sociologia politica cioè volto a verificare caso per caso il concreto funzionamento delle relazioni politiche. Esso distingue il potere legittimo tipico di uno Stato della pura e semplice forza a differenza dei malviventi, infatti essendo legittimo non c'è bisogno di ricorrere alla forza ma bastano le leggi a condizionare i comportamenti. Weber ha ripreso l'idea stoicista del valore della comprensione per lo studio del mondo umano, affermando che le ipotesi elaborate sulla scorta della comprensione devono essere controllate empiricamente, e tiene sempre di conto il carattere storico di ogni realtà sociale, il suo tipo ideale è una categoria euristica, cioè schema concettuale per la scoperta. Esso è distinto in tre tipi ideali, essendo idealtipi sono schemi concettuali, cioè permettono di scoprire nei casi concreti alcune caratteristiche che normalmente
sfuggirebbero alla nostra osservazione, si tratta di diversi modi di motivare all'obbedienza: ● potere tradizionale: Qui la legittimità nel rispetto della tradizione in una riverenza verso la persona del signore, si rifà al latino, è conservatore non vuole il cambiamento ma porta avanti quello che c'è sempre stato, è sempre legittimato dall'essere sempre stato così; esistono due modelli di tali poteri:
Lo Stato moderno ha conosciuto un processo di espansione a partire dalla seconda metà dell'ottocento e per tutto il novecento, caratterizzato dei seguenti aspetti: ● aumento dei ministeri ● crescita della burocrazia ● statalizzazione di servizi pubblici essenziali ● intervento dello stato nell'economia ● aumento di dipendenti statali ● crescita della spesa pubblica ● incremento del prelievo fiscale Con l'espressione società civile si intende l'insieme dei cittadini e delle relazioni che li coinvolgono fuori dell'organizzazione statale e del governo politico; hegel dice che essa rappresenta una sorta di dimensione intermedia tra l'ambito politico e l'ambito familiare. Esistono 3 livelli della società: famiglia, società civile e stato. Nel XIX secolo Alexis De Tocqueville, magistrato francese che soggiornò per molto tempo negli Stati Uniti, esprime le sue osservazioni sulla società americana, la quale dal 1787 è caratterizzata dalla democrazia. Un regime democratico favorisce il sorgere di un certo tipo umano caratterizzato da simpatia e solidarietà nei confronti degli altri, a differenza delle società aristocratiche. Si creò una sensibilità condivisa, nel comprendere e condividere le vicende altrui e favorisce rapporti interpersonali in direzione della socievolezza, ma vengono meno quei sentimenti nobili e generosi dunque si cade nella mediocrità delle coscienze, a tale conformismo contribuisce un altro fenomeno, la tirannide della maggioranza dove si rischia di subire una forma di dispotismo del pensiero. Esso ha espresso delle riserve sulla democrazia, legata al fatto che all'interno ci sono dei centri di potere i quali alterano la democrazia stessa; se mentre lui parla della tirannide della maggioranza Mill successivamente parlerà della tirannia dell'opinione. Successivamente il filosofo inglese John Stuart Mill, afferma che la libertà dell'individuo va difesa contro due opposti pericoli: ● il dispotismo politico ● l'autorità collettiva
Tale situazione risulta aggravata anche dal processo di omologazione sociale che appiattisce il pensiero degli individui. Mill però ritiene che con la democrazia si possano fronteggiare tali rischi; si devono tutelare le minoranze e la libertà di espressione, realizzando l'etica del dibattito pubblico, cioè il confronto critico senza pregiudizi delle diverse opinioni. Un problema dibattuto negli ultimi anni è il conflitto di interessi, cioè che l'eleggibilità di tutti i cittadini che sono influenzati dagli interessi personali o professionali, ciò avviene con frequenza grazie agli strumenti di comunicazione infatti per questo gli Stati Uniti hanno vietato ad essi di candidarsi alle elezioni presidenziali oltre perché sarebbero favoriti durante la campagna elettorale e sia perché per mantenere l'interesse della tutela della liberlà di informazione. In un governo democratico rappresentate tutte le componenti della società civile, come le donne e le minoranze ma ciò non avviene poiché il governo sono presenti maggiormente uomini bianchi appartenenti ad un'élite sociale. Attualmente nel mondo occidentale la presenza femminile sta aumentando, grazie alle quote rosa cioè un provvedimento volto a ridurre la discriminazione di genere nelle sedi istituzionali e decisionali tramite l'introduzione obbligatoria di un certo numero minimo di presenze femminili. Negli ultimi decenni nelle democrazie occidentali si sono affermate delle tendenze populiste, questo termine è nato per indicare un movimento politico e culturale sviluppatosi in Russia nella seconda metà dell'ottocento dove si proponeva il miglioramento delle condizioni di vita delle masse contadine, andando contro allo zar; consiste nella ricerca del consenso attraverso la concessione dei benefici al popolo; per arrivare a ciò si potevano servire del potere spirituale, infatti nel 1929 la chiesa fece un concordato con lo stato, perché Mussolini voleva ottenere il consenso popolare. Il populismo nasce all'interno del dibattito politico in riferimento a partiti e movimenti nati nei paesi occidentali, avvenuti principalmente in territori in cui si aveva una maggiore precarietà economica, in modo da suscitare nelle persone il bisogno di individuare i responsabili; con ciò si intende un qualsiasi movimento politico diretto all'esaltazione demografica della qualità e capacità delle classi popolari. I problemi sociali nascono principalmente perché la classe dirigente è incapace di ascoltare le esigenze del popolo, così si dà più importanza all'emotività rispetto alla riflessione nazionale, propongono soluzioni spesso impraticabili, ritenendo il popolo come l'unico detentore del giudizio sulla cosa pubblica; si ha la necessità di potenziare le forme di gestione diretta del paese infatti per questo si ha la nascita dei new media, cioè di ritenere che tramite la rete si possa avere un'effettiva partecipazione politica.
creazione di sistemi specializzati di portata mondiale, come internet, che agiscono superando gli ostacoli rappresentati dalle barriere nazionali, creando la società globale. I processi di globalizzazione affondano le loro radici nelle trasformazioni economiche e sociali dell'epoca moderna, e ce lo dicono Marx e Engels nel manifesto del partito comunista, essi erano già consapevoli del carattere potenziale globale del capitalismo, ne parlano però in termini cosmopoliti cioè le idee che nascono nelle filosofie ellenistiche, "cittadino del mondo". Engels anche se era un borghese si schiera dalla parte dei poveri, si vede come dal pensiero indipendente ne nasca un critico, si va oltre l'ideologia (presa di posizione ideale dipendente dalle condizioni economiche). Ma ci furono comunque degli eventi più recenti nell'Ottocento: ● la fine della contrapposizione politica del mondo in due blocchi: occidentale e orientale che facevano capo rispettivamente a Stati Uniti e Unione Sovietica; e l'esaurirsi del clima di guerra fredda ● la terza rivoluzione industriale della seconda metà del 900 alla quale si deve
seconda guerra mondiale, come si può vedere dal pil mondiale che è passato dal 17% al 24. Le multinazionali operano in tutti i settori dell'economia mondiale, la maggior parte si sono sviluppate nei paesi industrializzati, cioè ad occidente, ma ultimamente anche in oriente in particolar modo in Cina. ● delocalizzazione: è il trasferimento del processo produttivo, o di alcune sue fasi, in paesi in cui esistono vantaggi competitivi come minor costo della forza lavoro, ma aumento di profitto. Ciò avviene principalmente nei paesi in via di sviluppo come Asia e Africa e negli stati dell'Europa orientale. Tale fenomeno ha effetti benefici come: minor costi di produzione che consente di diminuire i prezzi di vendita, opportunità di lavoro nei paesi di destinazione. Ma ha anche gli effetti negativi come: sottraendo posti di lavoro nei luoghi di origine, condizione estreme di lavoro o veri e propri sfruttamenti soprattutto di donne e bambini nei paesi delocalizzati e diventano strumento di potere anche nei paesi di origine poiché la minaccia della delocalizzazione può spingere i lavoratori di occidente ad accettare condizioni di lavoro estreme poiché sennò rimarrebbero senza, inoltre le tasse vanno comunque allo stato dove ci si trova e dunque va a discapito del proprio. ● mercati finanziari: esso è caratterizzato dalla circolazione dei capitali investiti nella compravendita di valori immobiliari, i luoghi di queste transazioni sono le borse valori, collegate telematicamente tra loro in tempo reale costituendo dunque un mercato unico. Un meccanismo tipico di tale mercato è la speculazione cioè la presenza di trattative di acquisto e di vendita condotte al solo scopo di far oscillare il valore dei titoli oggetto di negoziazione e di ricavare da questo un possibile utile cioè consiste nella circolazione del denaro ma senza nessuna effettiva realtà, costruiscono solo illusioni; infatti ciò prende il nome di bolla speculativa. Quest'ultimo fenomeno può causare molti danni su scala mondiale come successe con il crollo della borsa di Wall Street a New York. globalizzazione politica: gli stati nazionali vedono la nascita di fenomeni come per esempio quello di un nuovo spazio pubblico transnazionale, in cui vengono affrontate le questioni di interesse collettivo che richiedono un intervento di istituzioni e organismi che trascendono le singole sovranità statali; da essi derivano i problemi della tutela del pianeta, della salute, della sicurezza, della pace, flussi migratori, povertà e violazione dei diritti umani. La presa di
chiamato da Robertson, glocalizzazione. Un esempio di tutto ciò è il talent show “scoperta di talenti”, è x factor, il quale ricalca le caratteristiche della società industriale grazie alla standardizzazione delle procedure delle regole, valori competitivi ecc, ma con riscatto sociale cioè aveva importanza anche il pubblico e non solo i giudici. globalizzazione informatica: nel 1969 nasce internet, infatti prima la globalizzazione si era avuta con le scoperte geografiche, ora si intende qualcosa di più specifico. Alla vera globalizzazione si arriva dopo la caduta del socialismo reale russo sovietico nel 1989. Nasce la tripla www: World (mondo) Wild (esteso) Web (rete) L’opinione pubblica sullo sviluppo economico si divide tra chi vede in essa una realtà promettente per aiutare le zone più povere diminuendo il divario sociale, e chi ne vede gli aspetti negativi come il concentrare tale sviluppo solo in alcune regioni del mondo che fa poi aumentare nuovamente il divario tra ricchi e poveri. Gli esperti della statistica descrivono questa situazione definendola come coefficiente di gini, cioè il rapporto tra la concentrazione di un determinato carattere quantitativo presente nella popolazione e la sua ideale equi distribuzione all’interno della stessa. Per ridurre tali disuguaglianze si deve ripristinare l’ascensore sociale, e redistribuire la ricchezza e lo fanno con la politica dello stato sociale, welfare state, perché se lo stato non aiuta la persona da solo non potrà mai cambiare la sua condizione socio-economica, gli servono le risorse per aspirare a un lavoro più redditizio e continuativo, richiede molto denaro, ma prima della globalizzazione ci fu anche una crisi, poi aggravata da essa, inoltre era penalizzato anche dalla delocalizzazione poichè si pagano le tasse. Un’altro problema è quello degli squilibri ambientali dovuto dall’eccessivo sfruttamento dell’ecosistema; sulla base di questo nasce il concetto di sviluppo sostenibile introdotto nel 1987 dal rapporto brundtland redatto dalla commissione mondiale su ambiente e sviluppo, con esso si intende un modello di sviluppo capace di soddisfazione bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità di soddisfacimento dei bisogni di quelle future. Anche oggi si sono presentati questi tipi di problemi come il riscaldamento globale, emissioni gas serra e deforestazione; i quali si cercherà di risolverli tramite delle regole redatte dal summit della terra (incontri fra più stati per discuterne). Nei primi anni del 2000 si è sviluppato il movimento no global, i quali si oppongono alla politica delle organizzazioni economiche mondiali e delle imprese transnazionali e propongono una globalizzazione alternativa, solidale all'ambiente, inoltre ritengono che così il
lavoro sia precario e vengono sfruttati. Tale movimento organizza i social forum cioè degli incontri mondiali per confrontarsi sulle tematiche più importanti, a livello locale e invece promuove pratiche di consumo critico cioè l'uso di canali di distribuzione commerciale alternativi a quelli gestiti dalle grandi multinazionali. Un'altra critica era stata presentata dal filosofo ed economista francese Serge Latouche, della teoria della decrescita, ritiene che la globalizzazione sia nata da un equivoco di base ossia la tendenza di assumere la crescita del PIL come il parametro più significativo, ma non sempre esso genera benessere. Le istituzioni internazionali vengono successivamente ritenute indifferenti ai bisogni della popolazione, e sulla base di questo nasce il sovranismo, caratterizzato dalla volontà di restituire agli stati nazionali il pieno potere decisionale, tale fenomeno può essere portato avanti sia da un governo che da un partito politico, è considerato molto vicino al populismo. Inoltre in questo periodo si ha avuto anche la crescita dell'astensionismo in occasione delle consultazioni elettorali; alle modalità tradizionali di gestione della democrazia si dovrebbero sostituire forme dirette di partecipazione alla cosa pubblica. Si svilupperà così anche la tendenza al complottismo, attribuire le cause degli avvenimenti a cospirazioni da parte di soggetti dotati di potere. La globalizzazione ha portato le persone a percepire se stessi la propria vita in modo diverso, in particolar modo si ha l'impressione che il mondo sia più piccolo e questo ce lo mostra Anthony Giddens il quale dice che è come se un personaggio politico internazionale ci è più familiare rispetto al vicino di casa. Inoltre le persone vivono anche un sentimento di interdipendenza globale cioè siamo consapevoli che quello che avviene in qualsiasi punto del mondo possa avvenire anche nella nostra vita, questo in parte crea un sentimento di responsabilità collettiva ma dall'altro un senso di smarrimento e di impotenza. Infatti il sociologo polacco Zygmunt Bauman ha coniato l'espressione di vita liquida, cioè che se mentre prima l'uomo si sentiva rassicurato dalle strutture sociali adesso è incapace di costruire situazioni stabili; nasce così anche la pratica dello storytelling cioè la tendenza a impiegare in vari ambiti della vita sociale la narrazione per promuovere un'identità emotiva tra le persone e costruire in questo modo forme di persuasione e consenso.
L’essere malato è un vero e proprio status, cioè una posizione particolare dell'individuo in cui la nostra vita nella sua globalità è coinvolta; ma come il concetto di malattia, anche quello di salute non può essere definito
una persona è generalmente in possesso. La disabilità è la conseguenza di una menomazione cioè un'alterazione a carico della struttura fisica o psichica del soggetto, di natura congenita o come conseguenza di una malattia o trauma, ma non può essere l'opposto. Questi due termini non vanno fraintesi con il concetto di handicap, il quale designa lo svantaggio sul piano sociale causato all'individuo dalla sua disabilità; infatti è stato creato da Iacopo Melio, l'onlus cioè la campagna mediatica che ha lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e incentivare lo stato nel mettere in atto progetti concreti. L'oms ha elaborato il ICF (International classification of functioning), che partendo dalla dalla definizione di salute, individua diversi livelli di compromissione di questo quadro ideale, infatti per disabilità non si intende solo una condizione permanente ma anche temporanea del non poter svolgere attività che per esso sono solitamente agevoli. Lo status del disabile è ascritto cioè indipendente dalla volontà dell'individuo, esistono vari letture diverse della disabilità: Aristotele riteneva che i sordi fossero privi di ragione, il popolo dei Masai che le persone sterili fossero disabili. E’ stata la società industriale a marcare in modo netto la diversità tra il soggetto disabile e il resto della comunità, anche con l'affermarsi del lavoro standardizzato richiesto dal sistema della fabbrica. Inoltre anche con l’aumento della scolarizzazione in cui vengono fatti i primi test per misurare l'età mentale, ritenevano disabili chi aveva il q.i molto basso. Lo psicologo Carlo Lepri Individua sei modalità con cui il soggetto disabile è stato rappresentato: ● nel mondo antico fino alla fine del 700, esso veniva considerato come uno errore della natura, come un mostro che la società aveva il diritto di isolare se non addirittura sopprimere. ● rigida visione religiosa con il cristianesimo medievale che giudicava il disabile come il figlio del peccato ● nel settecento illuminista esso si considerava come selvaggio cioè nato non come gli altri individui civilizzati ● epoca positivista esso è considerato come un malato che la società ha il dovere di curare per cercare di normalizzarlo, ma i modi sono discutibili ● nel 900 , soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale con la nascita del welfare state l'individuo disabile era considerato come un eterno bambino di cui ci dovevamo prendere cura ● negli ultimi anni il soggetto disabile è ritenuto finalmente come persona Ultimamente si ha l’idea che ogni soggetto, a prescindere dalle proprie caratteristiche e capacità, abbia il diritto di partecipare ai contesti sociali in cui è inserito, per farlo le istituzioni dovrebbero cambiare le proprie caratteristiche
si parla dunque di integrazione e inclusione. La possibilità del soggetto disabile di partecipare attivamente alla vita sociale richiede spesso strumenti speciali, per: ● integrazione fisica condividere spazio con altre persone ● integrazione funzionale uso di strumenti e servizi della vita sociale ● integrazione civica può esercitare i suoi diritti e doveri Esistono poi anche forme meno tangibili di integrazione come: ● relazionale dove esso si sente appagato dalle relazioni affettive, ● temporale cioè riesce a vivere come gli altri il proprio ciclo di vita. In Italia negli ultimi decenni sono stati attuati diverse leggi a loro tutela, come la legge n. 104 del 1992 che funge da carta dei diritti del disabile con la quale si garantisce una struttura pubblica funzionale anche per loro, centri educativi se non possono lavorare e alloggio; successivamente anche la legge n. 68 del 1999 con la quale si definisce l'inserimento lavorativo delle persone disabili. È fondamentale però che il soggetto disabile sia riconosciuto come persona e non soltanto come legge, e su questo c'è molta confusione, poichè la disabilità è considerata come condizione predominante, il master status del soggetto cioè status ritenuto primario per l'identificazione dell'individuo a cui tutti gli altri sono subordinati, tale atteggiamento appiattisce la pluralità e ricchezza di ogni individuo identificandolo solo con una sua condizione. Inoltre si ha anche una percezione distorta della disabilità, poiché la maggior parte ritengono che si tratti soli di individui in sedia a rotelle o limitati nella mobilità, non menzionando il deficit sensoriali; spesso le persone provano disagio e paura di fronte al soggetto disabile. Per integrare al meglio è stato creato lo special olympics cioè un programma internazionale di allenamento sportivo e competizioni pensato espressamente per atleti con disabilità intellettiva, come anche le paralimpiadi, poiché è tramite la pratica sportiva che essi sono in grado di acquistare fiducia nelle proprie capacità. malattia mentale: La vera malattia va distinta dalla semplice alterazione delle normali funzioni psichiche. Possono esserci: ● nevrosi: Non si perde il contatto con la realtà, e sono trattabili con la psicoanalisi ● borderline: si trova il limite tra nevrosi e psicosi ● psicosi: lo psicopatico è il pazzo, può essere paranoico ( accanto e contro, a differenza di paradosso che vuol dire contro; nella paranoia si ha la mania, che può essere di grandezza o persecuzione: ce l’aveva john nash, il quale vinse il premio nobel per l’economia nel 1994 ) o schizofrenico
diviso”, dove parlava della schizofrenia cioè la mente divisa, se sono più di 2 è chiamato personalità multipla), David Cooper e Thomas Szasz, il quale afferma che la psichiatria è in realtà un sistema di controllo sociale che ostacola la reale comprensione dei soggetti con disagio mentale, infatti esso ha posto le basi per rivedere le tradizionali forme di trattamento dei pazienti psichiatrici e con ciò si avvicina a un ordine sociologico, la prospettiva della labelling theory= orientamento teorico della sociologia della devianza e sottolinea l'importanza di meccanismi di attribuzione di etichettamento sociale nella definizione delle identità dell'individuo. Successivamente il sociologo canadese Erving Goffman pubblicò due saggi relativi al tema della malattia mentale: Asylums e Stigma. Esso si sofferma su quella che egli chiama la carriera morale del malato mentale, all'origine di tale carriera c’è lo stigma cioè il marchio, il discredito sociale indirizzato verso chi è portatore di una caratteristica che lo rende diverso dagli altri.La stigmatizzazione produce l'isolamento sociale dell'individuo, in tal caso il paziente poi si riceverà spontaneamente ed una volta fatto, e sottoposto a consulti medici, esso trova la validazione scientifica del pregiudizio e si cala dunque interamente nell’identità del paziente psichiatrico che si deve adeguare alla rigida organizzazione della vita imposta dall'istituzione, e se prova a ribellarsi è considerato come sintomo della sua patologia. In Italia l'impulso al cambiamento nacque grazie a Francesco Basaglia che sostiene con forza l'idea che il malato mentale internato finisce per perdere la propria dignità di essere umano; esso sottolinea il valore politico della sua battaglia sostenendo la necessità di ripensare il ruolo sociale dello psichiatra, non più visto come un funzionario, ma come un medico impegnato a trattare i suoi pazienti come persone soggette di diritti e degne di rispetto, per promuovere il reinserimento nella vita sociale. Nel 1978 Basaglia fu il promotore della legge n.180, che prevedeva la chiusura dei manicomi e la loro sostituzione con strutture territoriali nelle quali si instauravano nuovi e più umani rapporti con i malati; ciò purtroppo avvenne molti anni dopo. Per quanto riguarda il reinserimento dei malati nella vita sociale, nel caso dei più giovani si predilige un loro graduale rientro nella famiglia originale mentre per i più anziani i quali non hanno più una famiglia vengono invece orientati verso strutture di accoglienza dove si cerca di ricreare con gli ospiti un'atmosfera di vita il più possibile simile a quella familiare. L’educatrice Laura Orempuller, sottolinea l'importanza che per questo tipo di paziente ha all'inserimento nel mondo professionale. I centri di socializzazione al lavoro sono presenti soltanto in alcune regioni italiane e sono luoghi di apprendimento. Attualmente l'assistenza psichiatrica sul territorio italiano si articola nelle seguenti strutture:
● dipartimenti di salute mentale (DSM) compito di garantire la programmazione e la coordinata attuazione degli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione ● Centro di Salute Mentale (CSM) sede territoriali di base del servizio di salute mentale dove si effettuano diagnosi psichiatriche e si elaborano i progetti terapeutici necessari ai vari utenti ● servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC) situati all'interno degli ospedali che accolgono i pazienti per i quali sono necessari il ricovero ospedaliero ● day hospital psichiatrico (DH) assistenza semiresidenziale in cui si realizzano interventi terapeutici e riabilitativi a breve e medio termine ● centro diurno necessitano trattamenti a lungo termine con attività riabilitative volti all'inserimento sociale lavorativo ● strutture residenziali piccole strutture in grado di accogliere i pazienti dimessi dagli ospedali psichiatrici, la più diffusa è la comunità alloggio.
Non tutti gli Stati hanno agito nella stessa direzione, il fattore di diversificazione più importante è il grado di centralizzazione e decentramento, cioè il livello di direzione di controllo esercitato dal potere centrale sulle singole istituzioni scolastiche: ● centralizzato: è quello francese e italiano; dove ogni decisione deve passare necessariamente attraverso gli organi dello Stato; esse hanno il pregio di garantire l'uniformità del sistema scolastico su tutto il territorio nazionale, per far si che nello Stato ci siano proposte scolastiche più o meno valide. Qui si cerca di introdurre una quota di autonomia gestibili delle singole scuole, infatti in Italia ci fu la legge 59 del 1997 che ha consentito di progettare interventi educativi adeguati alle esigenze del territorio e successivamente con la legge 107 del 2015 le singole istituzioni hanno autonomia didattica e organizzativa ● decentrato: come quell’inglese e statunitense; ha il vantaggio di una maggiore flessibilità, in quanto possono adeguarsi alle esigenze e garantiscono una maggiore democraticità, che impediscono di fare della scuola uno strumento di indottrinamento nelle mani del potere politico ed è caratterizzato da cambiamento continuo ma di lieve entità ● misti: controllo centrale molto forte in determinati ambiti e di libertà in altri La scuola è considerata la principale agenzia educativa formale con precise funzioni sociali: ● funzione formativa: conoscenze disciplinari e tecniche di apprendimento utili per il futuro professionale e sociale, la trasmissione di valori fondamentali della società è utile per una civile convivenza ● funzione di allocazione sociale: consiste nell’orientamento degli allievi verso determinati percorsi di studio e professionali, ciò avviene grazie a meccanismi di selezione scolastica alla scoperta di attitudini specifiche dell’individuo. I sociologi hanno idee diverse sulle funzioni, si definisce così il funzionalismo dove si sottolinea il ruolo positivo che l’istituzione scolastica svolge. Talcott Parsons, maggior esponente di questo movimento, dice che la scuola ha il compito di selezionare l’individuo capace e di educare gli altri ad accettare questa selezione. I sociologi marxisti all’interno dell’orizzonte delle teorie del conflitto, hanno una visione più critica delle istituzioni scolastiche, che per loro sono al servizio, non dell’intera comunità ma della minoranza, riproducendo disuguaglianze sociali esistenti sul territorio sotto la parvenza di principi e di valori universali ● funzioni latenti: termine definito Robert Merton, che indica che la scuola è soggetta progressivamente a compiti che ufficialmente non le appartengono. La scuola dunque svolge un’opera di baby-sitting, diventa un banco di prova per la gestione di situazioni di criticità sociale e il luogo di incontro dove si costruiscono premesse per rapporti più profondi tra persone.
scuola XX: fino alla metà del XX secolo il modello di istituzione scolastica prevalente era quello della scuola d’Elite, intesa in due modi: