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Interpetazione consecutiva e simultanea, Schemi e mappe concettuali di Inglese

Concetti sulla prassi dell’ interpretazione consecutiva e simultanea

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 21/01/2023

Bonobobob
Bonobobob 🇮🇹

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Capitolo 1 Aspetti storici dell’interpretazione
Quello dell’interprete è un mestiere (distinzione tra mestiere= pratica, ha a che fare con la competenza e si impara
per via teorica e professione= competenze teoriche) recente, nato con la nascita della lingua, che non si può datare:
è il tempo che fa il linguaggio. Ad oggi esistono 6000 lingue.
- L’interpretazione nell’antichità
La figura dell’interprete non è sempre stata necessaria, se consideriamo che in epoche preistoriche non c’era
bisogno dell’interprete perché le comunità di persone vivevano isolate le une dalle altre, le ampiezze geografiche e la
distanza delle popolazioni non ha favorito allo svilupparsi di altre lingue.
Per spostarsi l’uomo doveva contare solo su se stesso, non c’erano i mezzi, dovevano usare tutta la loro energia in
attività come la caccia. L’incontro di comunità diverse è stata l’invenzione della ruota, che ha permesso il
ricongiungimento di comunità che erano state isolate, permettendo all’uomo di scoprire un mondo linguistico e
culturale nuovo (diversità linguistica).
Secondo l’autrice del libro era naturale l’esistenza di persone che avessero la dote di imparare una nuova lingua,
persone che avrebbero facilitato l’introduzione di nuovi linguaggi per le popolazioni
La traduzione orale è antichissima per motivi di natura economica, di scambio e di collaborazione.
Gli studi relativi all’interpretazione erano scarsi perché di quel periodo si è sempre preferita la traduzione scritta,
fatta dagli amanuensi (scribi) e non tutti gli avvenimenti orali erano ritenuti importanti da necessitare di una
trascrizione; pertanto, le testimonianze documentali sull’interpretazione rimangono per lo più superficiali e
incostanti; gli unici trascritti orali sono i riti religiosi risalenti al 1500.
In ogni caso, i riferimenti più antichi appartengono agli Egizi, più precisamente al 3° millennio a.C. della 6° dinastia
dell’Antico Regno Egiziano, e sono gli scambi commerciali rappresentati sulle tombe: i principi conoscevano bene le
lingue della tribù di confine e poterono beneficiarne.
Inoltre, molte culture nel passato avevano poco rispetto per le altre civiltà che consideravano barbare”; infatti, le
lingue dei popoli sottomessi (quindi le lingue barbare) erano spesso considerate di poco valore e non degne di essere
imparate e ricordate: era sempre la lingua del vincitore a predominare su quella delle tribù soggiogate, che
dovevano impararla (come il greco che divenne presto una “lingua franca” universale).
Nell’Impero Romano, pur essendo il latino la lingua ufficiale a Roma e nei principali centri era di uso corrente
l’utilizzo di una mescolanza di lingue provenienti da tutti gli angoli dell’Impero e in particolare del greco, soprattutto
durante gli scambi.
A quel tempo era normale in alcune regioni conoscere almeno 2 o 3 lingue, soprattutto per i commercianti, ma
nonostante questa caratteristica multilingue della società il latino rimase la lingua unificante e di prestigio, usata
nell’amministrazione pubblica e nella diplomazia; sebbene la maggior parte dei romani, dunque, parlasse o capisse
il greco, se un greco ad esempio avesse dovuto tenere un discorso davanti al senato, i romani avrebbero chiamato un
interprete per tradurre in latino.
A quei tempi, lo Stato stipendiava interpreti professionisti per la pubblica amministrazione, mentre altri interpreti
vennero utilizzati nell’esercito per coordinare le legioni che erano composte da numerose componenti etniche e
linguistiche provenienti dalle varie regioni dell’Impero. Interpreti militari fedeli risultarono inoltre essenziali durante
i vari negoziati di pace e per ogni genere di trattativa.
Sempre in ambito militare, furono assunti interpreti lungo i confini degli antichi imperi in espansione e durante le
campagne più significative di tutte le epoche, come quelle di Alessandro Magno; a quel tempo, la lingua franca era il
greco: con la conquista di terre più lontane, oltre la Persia e fino al fiume Indo, fu costretto ad utilizzare degli
interpreti per entrare in contatto con gli indigeni e con i popoli da lui sottomessi.
Nel Tardo Medioevo, si ebbe un aumento delle testimonianze, soprattutto grazie ai cronisti francesi per le loro
testimonianze sulle crociate: fu per questo che l’avvocato Pierre Dubois, consigliò al re di fondare una scuola di
lingue orientali, con lo scopo di facilitare le comunicazioni tra cristiani e mussulmani.
- L’età della scoperta e dell’esplorazione
Aumenta notevolmente l’interesse per le lingue straniere durante l’epoca delle scoperte geografiche.
Colombo, ad esempio, nel 1492, a bordo delle caravelle dirette verso l’America, aveva un interprete a bordo e per la
prima volta si conoscono nome e cognome di un interprete: Luis Torres, che parlava arabo e ebraico; una volta
arrivato, utilizzò anche gli indigeni per tradurre.
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Capitolo 1 – Aspetti storici dell’interpretazione Quello dell’interprete è un mestiere (distinzione tra mestiere= pratica, ha a che fare con la competenza e si impara per via teorica e professione= competenze teoriche) recente, nato con la nascita della lingua, che non si può datare: è il tempo che fa il linguaggio. Ad oggi esistono 6000 lingue.

  • L’interpretazione nell’antichità La figura dell’interprete non è sempre stata necessaria, se consideriamo che in epoche preistoriche non c’era bisogno dell’interprete perché le comunità di persone vivevano isolate le une dalle altre, le ampiezze geografiche e la distanza delle popolazioni non ha favorito allo svilupparsi di altre lingue. Per spostarsi l’uomo doveva contare solo su se stesso, non c’erano i mezzi, dovevano usare tutta la loro energia in attività come la caccia. L’incontro di comunità diverse è stata l’ invenzione della ruota , che ha permesso il ricongiungimento di comunità che erano state isolate, permettendo all’uomo di scoprire un mondo linguistico e culturale nuovo ( diversità linguistica). Secondo l’autrice del libro era naturale l’esistenza di persone che avessero la dote di imparare una nuova lingua, persone che avrebbero facilitato l’introduzione di nuovi linguaggi per le popolazioni La traduzione orale è antichissima per motivi di natura economica, di scambio e di collaborazione. Gli studi relativi all’interpretazione erano scarsi perché di quel periodo si è sempre preferita la traduzione scritta, fatta dagli amanuensi (scribi) e non tutti gli avvenimenti orali erano ritenuti importanti da necessitare di una trascrizione; pertanto, le testimonianze documentali sull’interpretazione rimangono per lo più superficiali e incostanti; gli unici trascritti orali sono i riti religiosi risalenti al 1500. In ogni caso, i riferimenti più antichi appartengono agli Egizi , più precisamente al 3° millennio a.C. della 6° dinastia dell’Antico Regno Egiziano, e sono gli scambi commerciali rappresentati sulle tombe: i principi conoscevano bene le lingue della tribù di confine e poterono beneficiarne. Inoltre, molte culture nel passato avevano poco rispetto per le altre civiltà che consideravano “ barbare ”; infatti, le lingue dei popoli sottomessi (quindi le lingue barbare) erano spesso considerate di poco valore e non degne di essere imparate e ricordate: era sempre la lingua del vincitore a predominare su quella delle tribù soggiogate, che dovevano impararla (come il greco che divenne presto una “ lingua franca ” universale). Nell’ Impero Romano , pur essendo il latino la lingua ufficiale a Roma e nei principali centri era di uso corrente l’utilizzo di una mescolanza di lingue provenienti da tutti gli angoli dell’Impero e in particolare del greco , soprattutto durante gli scambi. A quel tempo era normale in alcune regioni conoscere almeno 2 o 3 lingue, soprattutto per i commercianti, ma nonostante questa caratteristica multilingue della società il latino rimase la lingua unificante e di prestigio, usata nell’ amministrazione pubblica e nella diplomazia ; sebbene la maggior parte dei romani, dunque, parlasse o capisse il greco, se un greco ad esempio avesse dovuto tenere un discorso davanti al senato, i romani avrebbero chiamato un interprete per tradurre in latino. A quei tempi, lo Stato stipendiava interpreti professionisti per la pubblica amministrazione, mentre altri interpreti vennero utilizzati nell’esercito per coordinare le legioni che erano composte da numerose componenti etniche e linguistiche provenienti dalle varie regioni dell’Impero. Interpreti militari fedeli risultarono inoltre essenziali durante i vari negoziati di pace e per ogni genere di trattativa. Sempre in ambito militare, furono assunti interpreti lungo i confini degli antichi imperi in espansione e durante le campagne più significative di tutte le epoche, come quelle di Alessandro Magno ; a quel tempo, la lingua franca era il greco : con la conquista di terre più lontane, oltre la Persia e fino al fiume Indo, fu costretto ad utilizzare degli interpreti per entrare in contatto con gli indigeni e con i popoli da lui sottomessi. Nel Tardo Medioevo , si ebbe un aumento delle testimonianze, soprattutto grazie ai cronisti francesi per le loro testimonianze sulle crociate : fu per questo che l’avvocato Pierre Dubois , consigliò al re di fondare una scuola di lingue orientali , con lo scopo di facilitare le comunicazioni tra cristiani e mussulmani.
  • L’età della scoperta e dell’esplorazione Aumenta notevolmente l’interesse per le lingue straniere durante l’epoca delle scoperte geografiche. Colombo , ad esempio, nel 1492, a bordo delle caravelle dirette verso l’America, aveva un interprete a bordo e per la prima volta si conoscono nome e cognome di un interprete: Luis Torres , che parlava arabo e ebraico; una volta arrivato, utilizzò anche gli indigeni per tradurre.

Anche Cortés , un secolo dopo, nella sua conquista militare ed evangelica, utilizzò gli indigeni come interpreti e una dei suoi chiavi diventa addirittura la sua amante e interprete personale: Doña Marina (chiamata anche La Malinche ), rivestendo un ruolo molto importante nella conquista del Nuovo Mondo. Agli inizi dell’800 , Darwin dà inizio ad un’epoca in cui la sete di potere lascia il posto alla sete di scienza. Per le sue ricerche, incontra molte popolazioni ed è sempre accompagnato da qualcuno delle tribù locali e da un gaucho , che parlava la lingua indiana e lo spagnolo. Seguendo il suo esempio, molti esploratori e colonizzatori in Africa del Nord e Islanda Occidentale , si fanno accompagnare da guide e interpreti. In passato, l’interpretazione non veniva considerata come una vera e propria professione ma piuttosto come un’ attività richiesta ad hoc ai cittadini, come soldati, indigeni e schiavi, dai membri delle classi sociali più elevate, infatti, gli interpreti erano persone coraggiose che si prestavano ad imprese audaci. Inizia a venir considerato un lavoro dal 1680 circa, quando viene scritto il 1° manuale sulle regole che deve seguire un interprete , ovvero la Recopilación de Leyes de las Indias , che contiene informazioni riguardo orario di lavoro, salario e ammende, oltre alle regole, le cui principali erano: chiarezza, obiettività, vietato bere/mangiare con le persone con cui lavoravano, vietato accettare doni.

  • L’interpretazione e la diffusione della religione Possiamo seguire l’evolversi dell’interpretazione anche attraverso la diffusione delle religioni del mondo. Gli Ebrei si avvalsero per secoli degli interpreti, visto che l’ ebraico non era più una lingua veicolare : dopo l’esilio babilonese, gli ebrei iniziarono a parlare l’ aramaico , considerata la lingua della diplomazia e gli interpreti venivano utilizzati soprattutto per fini pedagogici e per riformulare le parole del rabbino. Nel Nuovo Testamento , si racconta da come l’ apostolo Paolo abbia convertito i Corinzi durante i suoi viaggi e nella 1° lettera racconta di come la figura dell’interprete fosse necessaria per capire le parole di Dio nelle altre lingue. Con la diffusione del Cristianesimo , i missionari avevano bisogno di guide e interpreti per convertire gli indigeni, in particolare si hanno dei rapporti ufficiali dei gesuiti, nei quali ci sono riferimenti all’uso degli interpreti nei territori spagnoli del Nuovo Mondo. La figura più importante era Ippolito Desideri , un gesuita missionario italiano recatosi in Tibet e diventato il 1° europeo esperto della lingua e cultura tibetana. Anche nella diffusione dell’ Islam in Africa , gli interpreti si dimostrarono fondamentali per il processo dell’ islamizzazione , traducendo testi orali religiosi dall’arabo nelle lingue locali africane.
  • L’interprete e la diplomazia Con il passare dei secoli, gli interpreti furono sempre più coinvolti negli affari di Stato e nelle conquiste militari, tanto che le ambasciate avevano sempre interpreti pronti per mediare con le autorità locali: George Washington , per una missione, impiegò lui stesso una pattuglia composta da un interprete irlandese, una guida e 4 soldati di cui due esperti di trattare con gli indiani. Nel ‘700 , le lingue richieste agli interpreti americani erano il francese , l’ olandese e le lingue indiane , ma man mano che gli USA sottoscrivevano nuovi trattati con altri Paesi, era inevitabile che gli interpreti possedessero nuove combinazioni linguistiche, tra cui lo spagnolo. Un altro significativo avvenimento, nel quale furono coinvolti interpreti spagnoli e inglesi, fu la firma del Trattato di Parigi del 1898 , per porre fine alla guerra ispano-americana : tutto ciò venne documentato nel diario di Whitelaw Reid , che descrisse l’evento sia dal punto di vista degli utenti che degli interpreti, i quali erano soprattutto diplomatici o esperti locali. Mentre in America le combinazioni linguistiche aumentarono, in Europa il francese continuò ad essere la lingua della diplomazia.
  • Il processo di Norimberga (istituito per giudicare i criminali di guerra nazisti) L’ IS (sempre composta da 3 équipes di 12 interpreti) si affermò definitivamente come mezzo di comunicazione ; infatti, si può far risalire a questo avvenimento l’ inizio della moderna interpretazione di conferenza. Da Ginevra venne importato un sistema sperimentale IBM per l’interpretazione multilingue e la tecnologia fu modificata dal canadese Aurèle Pilon , ex pilota della RAF e ingegnere elettronico: perfezionò un complesso sistema di cavi che però si staccavano e attorcigliavano con facilità. Gli interpreti, dotati di auricolari e microfoni, vedevano sia il pubblico ministero che l’imputato e dovevano tradurre in simultanea le voci che giungevano loro attraverso i 6 microfoni distribuiti in sala; tutti i partecipanti avevano accesso a degli auricolari collegati a 4 canali , ovvero inglese, tedesco, francese e russo e inoltre, l’interprete poteva accendere una luce per invitare l’oratore a rallentare o a ripetere: pulsante “voice”. Tutto il servizio d’interpretazione fu organizzato dall’ex-interprete del generale Eisenhower , il Colonnello Léon Dostert: i pochi interpreti ritenuti idonei non avevano esperienza e tutti dovettero imparare sul campo , con la possibilità di eseguire esercizi di traduzione e di ascolto nella galleria del pubblico o degli addetti ai lavori; quindi, ogni interprete iniziò a lavorare dal vivo verso la propria madrelingua (mentre oggi, nel mercato privato, è sia da che verso). L’ IC era invece utilizzata solo nelle interrogazioni al di fuori delle udienze o per situazioni di emergenza.
  • Il periodo postbellico La 2° GM creò rancori e distruzione, elevando barriere fisiche , come il Muro di Berlino, ma anche psicologiche fra i popoli: la Cortina di ferro divise nettamente l’Europa in due. Il russo divenne la lingua ufficiale dell’est europeo, mentre l’ inglese (britannico e americano) si stabilì in occidente, in quanto spettava ai vincitori della guerra scegliere la lingua. Di conseguenza, la cultura pop sbarcò in Italia, dove anche la figura dell’interprete iniziava a venir riconosciuta.
  • Relazioni internazionali Con la nascita delle organizzazioni governative e non e l’incremento della comunicazione interlinguistica, si ebbe anche un aumento dei servizi di interpretazione e traduzione, anche in italiano: ● 1949 NATO (North Atlantic Treaty Organization) ● 1955 Patto di Varsavia ● 1954 SEATO (South East Asia Treaty Organization) ● 1952 CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) ● 1957 Trattati di Roma: CEE (Comunità Economica Europea) e EURATOM (per lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare). Tutte queste organizzazioni portarono al riconoscimento dell’interprete come figura essenziale del loro organico.
  • Relazioni bilaterali (parallele alle relazioni internazionali) Mentre negli incontri a livello internazionale si adotta l’ IS , a livello bilaterale si predilige, soprattutto in ambito di sottocommissioni e gruppi di lavoro ridotti, l’ IC. Questi incontri bilaterali prevedono partecipanti che parlano solitamente due sole lingue : non c’è quindi bisogno delle costose attrezzature dell’IS.
  • Formazione e supporto professionale L’istituzione di scuole di formazione professionale fu quindi un’ovvia conseguenza dei vertiginosi sviluppi dell’interpretazione nel XX secolo e del notevole aumento di contatti e comunicazioni multilaterali. La 1° fu l’ Ecole d’Interprètes de l’Université de Genève , mentre altre comunque importanti sono le Scuole di Vienna , Saarland , Georgetown e le Università di Forlì e Trieste in Italia.

Capitolo 2 – Processo interpretativo e propedeuticità dell’interpretazione consecutiva

  • Analisi del discorso e intenzione comunicativa Dal momento che l’interpretazione consecutiva abitua a compiere operazioni mentali che una volta apprese possono poi essere applicate a qualsiasi atto comunicativo, è fondamentale nel lavoro di preparazione. Secondo Seleskovitch , infatti, così come gli studenti del conservatorio sanno che per suonare il piano devono fare delle scale, gli studenti di interpretazione devono sapere che per prepararsi alla simultanea hanno bisogno di seguire prima dei corsi di consecutiva. Arcaini , parlando della traduzione in Analisi Linguistica e Traduzione , afferma che l’atto traduttivo è “innanzitutto il riconoscimento delle intenzioni comunicative e che quindi è compito del traduttore/interprete ricostruire l’ intenzionalità che marca il testo”: quest’intenzionalità è quindi quella che va attribuita all’autore del messaggio, quell’ intended meaning o intenté de vouloir dire , che altro non è che il senso attorno a cui ruota tutto l’atto interpretativo. Il primo compito dell’interprete sarà sempre quello di ricostruire e trasmettere l’intenzione dell’oratore, che sia informare, convincere o spiegare: l’interprete non è mai il destinatario del messaggio, anzi deve essere consapevole che il suo ruolo è unicamente quello di tramite, un tramite attraverso cui transita il messaggio. Prendiamo come punto di riferimento la Teoria di Seleskovitch , che segue l’andamento dei lati e vertici di un triangolo, per evidenziare il processo nelle tre fasi dell’interpretazione, ovvero capire la lingua , capire il senso e restituirlo : l’interprete ascolta il discorso nella lingua di partenza, ne estrae il senso o messaggio che transita per il vertice superiore del triangolo, dimentica l’involucro linguistico che lo contiene e lo riformula nella lingua d’arrivo senza lasciarsi influenzare dalla lingua di partenza; se attraverso la punta del triangolo transita il senso, attraverso i due vertici alla base transiterà la traduzione diretta. Per abituarsi a questo tipo di esercizio, lo studente dovrà compiere alcune operazioni mentali cui potrà prepararsi ricorrendo a una serie di esercizi, soprattutto di analisi logica e memorizzazione ; quando passerà alla fase applicativa, si renderà conto di quanto la consecutiva prepari meglio della simultanea a svolgere queste operazioni mentali in funzione proprio di quell’elemento che differenzia maggiormente le due tipologie: il tempo. L’esercizio principale sarà quello di abitudine all’ ascolto , per cogliere l’intenzione dell’oratore, ovvero ascoltare al di là delle parole per capire appunto il messaggio che viene trasmesso, non per capire cosa vogliono dire le singole parole, ma per associarle a delle conoscenze: questo è il senso delle operazioni mentali da compiere. Al tempo stesso, mentre si ascolta, è utile visualizzare quanto viene detto: bisogna saper “vedere” l’evento per capirne il senso e per individuare nel messaggio la sequenza logica che permette di ricreare le varie tappe del discorso. Questo esercizio di solto viene eseguito sui testi scritti e permette di acquisire un’abilità che poi diventa un’operazione mentale automatica, utile per la consecutiva e poi per la simultanea. Per fare una buona consecutiva bisogna trovare le parole-chiave e per coglierle, devono esserci a monte delle operazioni mentali, che richiederanno all’interprete tutta una serie di sforzi da compiere, legati alla quantità di energia che ognuno di noi ha a disposizione e poiché le energie non sono certo illimitate, dovranno essere suddivise in vari sforzi. Il primo sforzo è l’ extraction du sens , seguito dalla memorizzazione a breve termine. Il ritmo delle varie fasi dipende dalla quantità di informazioni e l’interprete potrà contare su una memoria a lungo termine sempre più efficiente perché potenziata grazie alla maggiore esperienza professionale: ciò gli consentirà soprattutto di effettuare quelle aggiunte che riterrà opportuno introdurre in determinate circostanze. Queste aggiunte saranno il frutto di un lavoro di memorizzazione e sistematizzazione delle conoscenze che dura anni e che ognuno accumula nel corso della propria vita. Dopo lo sforzo di memorizzazione si arriva alla fine alla fase di riformulazione , che implica uno sforzo di produzione del discorso e che inizia esattamente nel momento in cui l’interprete decide di trasmettere il proprio messaggio. La decisione dell’interprete presuppone una scelta ma è chiaro che si tratta solo di un allineamento a una scelta determinata dall’oratore che l’interprete deve rispettare, intervenendo solo per quanto riguarda i tempi. Nella consecutiva si aggiungerà lo sforzo della prise de notes , durante la quale bisogna dosare bene le energie: mentre in simultanea basta dividerle in tre sforzi, in consecutiva sono quattro e richiedono una distribuzione equilibrata delle forze nelle varie fasi.
  • Le tappe del processo interpretativo in simultanea La simultanea presenta una situazione analoga alla consecutiva, dato che l’interprete enuncia idee che non sono sue, solo che, mentre nella consecutiva le esprime dopo un certo tempo, in simultanea le deve riprodurre non appena sentite, quindi per preparare il proprio discorso l’interprete ha a sua disposizione solo qualche secondo e non può scegliere il proprio ritmo. Quello che l’interprete invece può autonomamente scegliere è il suo décalage , ovvero lo scarto temporale che avrà rispetto al discorso dell’oratore e varierà non solo in funzione delle tipologie testuali, ma anche delle condizioni psicofisiche dell’interprete stesso. Certo è che più ci si avvicina all’oratore, minore è lo sforzo di memoria ma allo stesso tempo aumenta il rischio di essere troppo vincolati al testo di partenza e verrà compiuto uno sforzo maggiore a livello di produzione, mentre se ci si allontana dall’oratore si alleggerisce la fase di produzione ma al tempo stesso si aumenta lo sforzo di memorizzazione; la soluzione è quella di utilizzare una strategiche permetta a seconda dei casi di avvicinarsi dal testo o di allontanarsene in modo intelligente, ovvero quella che Lederer definisce “ mouvement de pendule ”. Del resto, le perdite d’informazione che sono frequenti anche nei migliori interpreti avvengono per due motivi principali: perché l’interprete non ha capito un elemento o non ha trovato un’equivalente nell’altra lingua. Un altro fattore di disturbo che influisce è sicuramente il fatto che la parte di testo che l’interprete conosce è limitatissima ed è infatti l’ostacolo maggiore della simultanea, perché spesso quando l’interprete inizia a parlare non ha ancora colto il senso del messaggio che sta interpretando e può capitare di dover restituire il senso senza averlo capito. E in questo caso che l’interprete deve “ inseguire il messaggio ”, aumentando notevolmente lo sforzo di analisi per resistere alla tentazione di riprodurre semplicemente una serie di parole, e aumentando anche lo sforzo d’ascolto sin dalle parti iniziali più incerte per poter valutare l’importanza che va loro attribuita: compiendo quindi uno sforzo di coerenza e concentrazione che permetterà di semplificare la formulazione del messaggio. Una delle operazioni mentali che l’interprete deve compiere è essere consapevole che, pur non essendo il destinatario del messaggio, deve tradurre anche per sé stesso proprio partendo da questa convinzione: una persona che non sia convinta di quanto sta dicendo, non potrà certamente convincere le persone che l’ascoltano, e se non informa/spiega in modo adeguato sarà logico che in seguito qualcuno potrebbe porre delle domande su un messaggio che avrà recepito in modo ambiguo. L’interprete non dovrà mai lasciare insoluto un messaggio e nel momento in cui si accorgerà che forse alcuni passaggi non hanno reso come avrebbero dovuto, dovrà cercare di integrare quanto appena detto con ulteriori chiarimenti o rettifiche e dovrà compiere questa scelta in poche frazioni di secondo, per cui dovrà concentrare le sue energie sia sull’ascolto che sulla produzione in atto. Alla base di tutto, c’è chiaramente il fattore tempo , che non deve essere sentito come un condizionamento nonostante sia un elemento di difficoltà e disturbo, perché non sarà mai possibile sintetizzare un messaggio senza averlo prima analizzato, solo perché non c’era abbastanza tempo. E un grande svantaggio della simultanea rispetto alla consecutiva, per questo il passaggio dalla prima alla seconda potrà avvenire quando i meccanismi dell’interpretazione saranno stati ben capiti e assimilati. Ovviamente, gli approcci cambieranno a seconda che i testi siano scritti o orali : in consecutiva, è molto raro imbattersi in un testo scritto almeno per quanto riguarda il caso di visite di delegazioni o di interviste, mentre in simultanea capiterà di dover affrontare testi scritti che possono venire trasmessi con ampio margine di tempo, ma anche altri che verranno consegnati all’ultimo momento (subentrerà comunque in più lo sforzo della lettura). Per quanto riguarda il lavoro di preparazione all’interpretazione, sarà importante l’esercizio di analisi logica effettuato in primo luogo su un testo scritto e che ha poi innescato una serie di operazioni mentali che verranno poi applicate a qualsiasi tipo di messaggio. L’esercizio successivo sarà poi identificare le varie relazioni logiche per poi passare alla fase delle parole-chiave e solo allora si comincerà con la prise de notes.

Capitolo 3 – Aspetti pratici della professione

  • Uso della consecutiva Molti, come Seleskovitch e Lederer , affermano che la consecutiva è scomparsa come forma d’interpretazione: quest’affermazione è vera se si fa riferimento alla consecutiva nella sua forma più tradizionale, quella ovvero della prise de notes, perché soprattutto in sede televisiva (talk shows) o in realtà congressuali, si preferisce usare una consecutiva senza appunti. È molto difficile in realtà delimitare l’uso della consecutiva, dato che le sue modalità possono variare anche pochi minuti prima dell’inizio dei lavori, una volta preso atto della situazione in loco, e non sempre si riesce a prevedere in anticipo le diverse situazioni che si possono venire a creare. È certamente sparito il grande convegno in più lingue , solitamente quattro, che veniva fatto interamente in consecutiva, causando tempi morti per i partecipanti fruitori di un’unica lingua; si era cercato di risolvere pubblicando gli atti nelle varie lingue prima del convegno, lasciando ampio spazio al dibattito, ancora una volta completamente effettuato in consecutiva, ma creava comunque tempi morti. Tuttavia, ci sono ancora molte occasioni durante le quali si preferisce la consecutiva (anche se la simultanea è comunque possibile), come nel caso di una delegazione straniera che si incontra con le autorità locali, la visita di una personalità straniera o ancora discorsi più o meno ufficiali durante un pranzo o una cena, rendendo fondamentale la presenza di un’interprete.
  • Vantaggi e tranelli della consecutiva Nella simultanea spesso capita che l’interprete, passando la maggior parte del tempo in cabina, abbia contatti con un solo membro della segreteria organizzativa e che quindi non abbia avuto nessun contatto diretto con i delegati a fine convegno; con la consecutiva , invece, l’interprete è fisicamente più presente e per questo è importante che prenda gli accordi necessari con i relatori. Prima di tutto bisognerà definire certe modalità tecniche , chiedendo al relatore le sue intenzioni: se preferisce fermarsi alla fine di ogni frase o esaurire di volta in volta ogni argomento e alcuni relatori tenteranno addirittura di quantificare questa suddivisione, ma è molto difficile che ogni argomento rispetti dei tempi fissi. Il passo successivo per l’interprete sarà sapere dove verrà collocato : se tutti stanno in piedi è chiaro che dovrà fare la stessa cosa e se tutti si siedono, lo stesso. Di norma, davanti a un vasto pubblico, l’interprete si siede vicino ai relatori: l’interprete dovrà quindi assicurarsi che abbiano predisposto un microfono sul tavolo; se c’è un unico relatore di lingua straniera e tutto il resto di lingua italiana, ad esempio, si farà la consecutiva solo di quello che dirà il relatore straniero e lo chuchotage per tradurre a quest’ultimo gli interventi in italiano. Potrebbero proporre all’interprete di stare in piedi ed è in questo caso che sta a lui stesso insistere con discrezione per avere una sedia (sarebbe meglio che l’interprete formuli le sue richieste prima dell’inizio dei lavori, con professionalità senza pretendere niente ma facendosi valere). Particolare attenzione va prestata per le conferenze stampa , durante le quali intervengono molteplici elementi di disturbo : il rumore causato dallo spostamento dei fotografi, il lampeggiare dei flash delle macchine fotografiche, la confusione generale o la stessa posizione dell’interprete nella stanza (molto spesso veniamo messi in disparte per non comparire nelle foto). La cosa fondamentale è far capire che l’ interprete deve sentire bene : l’interprete dovrebbe sempre essere seduto vicino a chi parla ma non sempre è possibile, perciò dovrà assicurarsi di sentire bene, di avere un proprio microfono a disposizione (se invece è previsto un unico microfono, starà all’interprete avvicinarlo a sé ad ogni intervento), che non sia seduto troppo distante, e in ogni caso deve far presente sin da subito qualsiasi problematica che possa interferire negativamente nel suo lavoro. È importante quindi “ educare ” i relatori alla presenza dell’interprete durante lo svolgimento dell’evento comunicativo, talvolta può essere necessario anche intervenire quasi imponendo la propria presenza. Quando l’incontro di due delegazioni termina, di solito si assiste a uno scambio di convenevoli e molto spesso di doni : l’interprete dovrà lasciare il tempo alle persone di scambiarsi doni o strette di mano, ma dovrà anche far capire che deve tradurre (in terza persona, sintetizzando i due messaggi in rapida successione), perché anche se colui che ha ricevuto il dono può aver capito il messaggio che gli è stato trasmesso, ci saranno sempre altri membri della delegazione che invece non l’avranno capito.
  • Gli impianti della simultanea In primo luogo, l’interprete deve prendere contatto con il proprio posto di lavoro, ovvero con la cabina , imparando a conoscere l’impianto; spesso è il tecnico stesso a mettersi in contatto con l’interprete: non sempre, purtroppo si tratta di una persona davvero competente, perché può capitare di dover lavorare per una ditta che ha da poco installato una piccola sala da usare sporadicamente per le riunioni, per cui penserà che basterà avvalersi di un proprio dipendente che ne capisce abbastanza. Non sempre, quindi, abbiamo un’adeguata assistenza tecnica. Bisogna prestare massima attenzione soprattutto se si tratta di un’attrezzatura particolarmente sofisticata, in modo da non avere dubbi sui numeri dei canali in entrata e uscita. Al tecnico, inoltre, va sempre chiesto se funziona il tasto mute o il “ tasto tosse ”, che permette di interrompere momentaneamente la voce per evitare quei rumori fastidiosi che giungono alle orecchie dei congressuali ogni volta che l’interprete tossisce o che disinserisce e inserisce il proprio microfono: non si può continuamente spegnere il microfono ogni volta che c’è un’esigenza di questo tipo, per cui premendo il pulsante, gli ascoltatori non sentiranno più alcun rumore, ci sarà un attimo di silenzio non troppo lungo, invece. Se tuttavia non si è certi che il tasto funzioni, è sempre bene dosare le proprie parole e stare attenti a quello che si dice.
  • La sala e le proiezioni La collocazione della cabina e degli impianti mobili non è sempre la più logica: in alcune sale è posizionata in modo che l’interprete veda perfettamente sia l’oratore che lo schermo sul quale potranno essere proiettate diapositive, ma altre sono state progettate solo per fini puramente estetici, senza tener cono delle esigenze di chi lavorerà in cabina. Esistono ad esempio delle cabine fisse senza un’ampia superficie vetrata ma con un ridotto vetro centrale, per cui le persone in sala a volte nemmeno si accorgono che si tratta di cabine e perciò può capitare che qualcuno si piazzi davanti a esse impedendo all’interprete di vedere quel poco ma indispensabile. Se l’interprete non dovesse vedere le diapositive presentate perché qualcuno si è messo davanti alla cabina, o la cabina stessa è troppo lontana dallo schermo, non deve esitare a fare presente le difficili condizioni di lavoro in cui si trova. Se poi viene proiettato un filmato, bisogna assicurarsi di sentire l’ audio in cuffia e se la proiezione avviene sena che l’interprete ne fosse stato messo al corrente in precedenza, potrà iniziare a tradurre per dimostrare la propria disponibilità (sempre facendo presenti le condizioni di lavoro) e se il tentativo si rivela impossibile, l’interprete può decidere di spegnere il microfono: non si tratta di una mancanza di volontà. È importante che anche la sedia sia adatta alle circostanze: si tratta di un’esigenza legittima in quanto per lavorare al meglio dobbiamo essere a nostro agio; infatti, sarebbe assurdo se oltre agli sforzi mentali che un’interprete è chiamato a compiere, dovesse anche sprecare energie fisiche per vedere meglio la sala. Se poi non è previsto che le cabine siano collocate nella stessa sala dove si svolge il convegno, l’interprete dovrà assicurarsi di avere a disposizione un monitor : è sicuramente meglio di niente ma non è la situazione ottimale dato che fa perdere tutta l’atmosfera del convegno e costringe l’interprete a vedere sempre la stessa inquadratura senza poter vedere le reazioni degli altri partecipanti.
  • La cabina Lo spazio in cabina di solito si divide tra due/tre persone e non è detto che tutti siano presenti in cabina contemporaneamente. La cosa principale da fare è innanzitutto cercare di non portare via lo spazio vitale al collega, senza tappezzare la cabina di foglietti o caramelle; è importante comunicare con il collega a proposito degli strumenti di lavoro di cui si dispone e trovarvi un’adeguata collocazione. Alcuni interpreti preferiscono lavorare in piedi : se si lavora in una saletta in presenza di poche persone non è molto gradevole vedere o sentire della confusione provenire dalla cabina, mentre se si lavora in sale di teatri o cinema, nessuno noterà se l’interprete è in piedi o seduto. Altri addirittura tendono quasi a passeggiare in cabina : se si è da soli non c’è nessun problema, mentre se si è in cabina con qualcun altro non è certo possibile imporre la propria insofferenza al collega e magari disturbarlo. È importante anche assicurarsi di non coprire con i testi i vari pulsanti della console, perché si potrebbe rischiare di chiudere o aprire inavvertitamente al microfono.
  • La fase precongressuale L’interprete deve innanzitutto assicurarsi di avere davanti a sé tutti i documenti in ordine di presentazione e numerarli lui stesso se non lo sono già (sarebbe faticoso cercare tra i fogli il testo che l’oratore ha iniziato a esporre, altrimenti). Spesso la versione definitiva di un testo ci viene consegnata all’ultimo momento se non addirittura a lavoro già iniziato: l’ideale sarebbe aver avuto il tempo di dare una breve occhiata al testo per vedere se contiene cambiamenti solo formali o sostanziali; se si sta discutendo su un articolo di un regolamento o di uno statuto di cui conta molto la formulazione, sarà bene avere sotto gli occhi il testo più aggiornato; se invece si sta lavorando su un argomento molto tecnico che ha richiesto un notevole lavoro di preparazione, il testo preparato dall’interprete sarà pieno di appunti e di soluzioni terminologiche che forse sarebbe difficile recuperare non avendolo sotto gli occhi. D’altronde, anche con il testo davanti agli occhi, l’interprete ascolta sempre con la massima attenzione quanto viene detto perché non si ha mai la certezza che l’oratore non faccia tagli o aggiunte.
  • Rapporti con relatori e colleghi Come per la consecutiva, anche in simultanea è bene contattare i relatori per avere i testi dei loro interventi: alcuni oratori, ad esempio, vengono a informare l’interprete di qualsiasi cambiamento apportato al testo precedentemente distribuito e fa molto piacere perché fa capire che il ruolo dell’interprete viene tenuto in considerazione; infatti, è molto più frequente che gli oratori non diano nemmeno una copia del loro intervento all’interprete. Né le eventuali aggiunte né il fatto che il relatore cambi idea e decida di parlare a ruota libera, in ogni caso, turberanno l’interprete, visto che il suo lavoro in cabina non è affatto una traduzione a vista. Sarebbe poi auspicabile poter contare sulla collaborazione del collega in cabina, definendo sempre fin dall’inizio le modalità di suddivisione del lavoro: per esempio, ci sono persone che non si trovano a proprio agio ad iniziare per primi, ed altre che invece vogliono fare addirittura più degli altri; perciò, è bene cercare di far rispettare a tutti i turni previsti. Come accennato in precedenza, sarà opportuno collaborare con il collega in cabina, dividendo i testi distribuiti all’ultimo momento, in modo da dedicarsi al lavoro di preparazione durante le pause. Di solito ci si alterna ogni mezz’ora , ma non si tratta certo di un’indicazione tassativa; infatti, spesso è meglio procedere alla definizione dei turni sulla base del programma, traducendo nei limiti del possibile, un oratore a testa, anche se comunque tutto dipende dall’argomento e dalle condizioni psicofisiche dell’interprete, che potrebbero costringere a ridurre la durata del turno. Bisogna essere abituati a lavorare anche oltre il tempo previsto perché può capitare che il collega sia trattenuto fuori cabina, per parlare con un relatore ad esempio. Nei contatti con i relatori, il presidente o il segretario della riunione, l’interprete deve essere sempre conscio del proprio ruolo di tramite, pronto a far valere le sue ragioni per esigere il massimo rispetto del proprio lavoro.
  • Difficoltà situazionali Ecco alcune delle situazioni a seguito delle quali è opportuno che l’interprete intervenga affinché vengano risolte: ● il relatore comincia a parlare potrebbe succedere che l’interprete senta male se non addirittura nulla, e il microfono non è stato inserito; ● un oratore prende la parola senza accendere il proprio microfono, mentre è rimasto inserito il microfono dell’oratore precedente e il suono giunge molto lontano; ● rimangono inseriti più microfoni, perciò qualsiasi rumore prodotto vicino al microfono di chi non sta parlando verrà amplificato e coprirà la voce del relatore; ● l’oratore sta parlando ad un ritmo troppo veloce e non pone quindi l’interprete nelle migliori condizioni di lavoro: se l’interprete riesce a lavorare comunque è bene che continui senza interrompere e facendo notare la difficoltà a fine prestazione, mentre se le condizioni sono inaccettabili, l’interprete può decidere (di comune accordo con tutta l’équipe) di spegnere il microfono. Quello che però l’interprete non deve mai perdere è il controllo della situazione: anche se non ha capito, non deve lasciarsi prendere dal panico e non deve mai interrompere il proprio sforzo di ascolto e di analisi, ricordandosi che potrà sempre fare delle aggiunte in seguito, per integrare quello che non è riuscito a tradurre prima.

Capitolo 4 – Forme dell’interpretare

  • Modalità dell’interpretazione di conferenza L’espressione “interpretazione di conferenze” racchiude in sé due modalità di trasposizione interlinguistica- interculturale di discorso orale: l’interpretazione simultanea e l’interpretazione consecutiva ; quest’ultima negli ultimi anni viene usata meno di frequente perché raddoppia i tempi di riunione, tuttavia viene preferita per quanto riguarda gli incontri bilaterali ad alto livello o colloqui politico-diplomatici al vertice, dove la presenza tangibile e compartecipe dell’interprete assume un’importanza cruciale. Mentre per la consecutiva non è previsto alcun sottogruppo, la simultanea può invece modularsi in tratti diciamo “ ibridi ” rispetto alla forma classica: chuchotage , teleconferenza , oversound , simultanea per il cinema e simultanea per la televisione.
  • Chuchotage Si tratta di una traduzione “sussurrata” del discorso originale a beneficio di un ristretto gruppo di partecipanti (l’acustica non permette di superare le 5 persone ) che ne fruiscono in tempo reale , con l’interprete fisicamente a fianco : le differenze principali con la simultanea classica, quindi, sono la mancanza delle attrezzature (cabina, cuffie, microfono, ricevitori) e il contatto diretto dell’interprete con chi l’ascolta. È una forma di interpretazione in genere assai affaticante per l’interprete, soprattutto se non può alternarsi con un collega e se i tempi di lavoro superano le 2/3 ore; è molto soggetta al disturbo dei rumori di sottofondo e ai movimenti in sala, che riducono la capacità di concentrazione e la possibilità di isolamento che solo la cabina riesce a garantire al meglio; l’interprete, inoltre, deve anche tenere una postura non ergonomica e deve costantemente sorvegliare il tono della propria voce per non disturbare gli altri partecipanti, bisbigliando e quindi mantenendo un tono non sempre naturale.
  • Teleconferenza L’interprete riceve tramite uno schermo l’immagine dell’oratore, il quale tuttavia si trova fisicamente altrove , per esempio in un’altra sala, in un’altra città o addirittura in un altro Paese o continente; l’interprete dispone di mezzi limitati e soprattutto laboriosi per interagire con l’oratore in caso, ad esempio, di eccessiva velocità di presentazione o di interferenze/difettosità acustiche. In ogni caso, la tecnologia utilizzata deve essere impeccabile a livello di ricetrasmissione e in termini di qualità dell’immagine. Si tratta di un evento comunicativo di estrema suggestione ma obiettivamente un poco estraniante per i partecipanti; quindi, anche l’interprete deve attivare uno sforzo di mise en situation aggiuntivo rispetto alla situazionalità condivisa durante una simultanea svolta in un congresso a configurazione più tradizionale.
  • Oversound Qualora il numero dei partecipanti al convegno sia superiore rispetto alla disponibilità di ricevitori, la traduzione dell’interprete, che normalmente si trova in cabina, viene trasmessa in sala di conferenze con il sonoro amplificato : la voce dell’interprete in pratica si sovrappone e anzi prevale acusticamente su quella dell’oratore , permettendogli contemporaneamente di avere un feedback immediato del proprio lavoro.
  • Simultanea per il cinema È una modalità particolare di simultanea che assomiglia alla tecnica di traduzione a vista di un film sottotitolato o di interpretazione su copione, con la differenza che il testo è disponibile integralmente e non per segmenti e in più prevede uno stimolo uditivo oltre che visivo. La caratteristica principale, comunque, è che l’interprete non può interagire in nessun modo con i suoi interlocutori, gli attori. Per far sì che un film possa essere tradotto in simultanea, è necessario rispettare almeno una delle seguenti condizioni: possibilità di pre-visionare la pellicola, avere a disposizione lo script integrale e la presenza dei sottotitoli.
  • Simultanea per la televisione Viene utilizzata principalmente in occasione di interviste a ospiti stranieri in programmi di vario genere: se è in diretta, costituisce un fattore di stress aggiuntivo. Se poi la traduzione va in onda anche in video, si utilizzerà la consecutiva senza presa di appunti. Non ha niente a che fare con la lettura di un testo precedentemente tradotto e sovrapposto all’originale da una voce fuori campo.
  • Tipologie congressuali La prima, nonché la più frequente, è il convegno internazionale , con una o più lingue di lavoro in più rispetto all’italiano: esperti nazionali e internazionali si incontrano in uno o più giorni allo scopo di confrontare o approfondire un determinato tema , articolando il convegno in sessioni tematiche integrate da dibattiti tra pubblico e oratore. Altra tipologia molto diffusa è il seminario/corso specialistico di formazione o di aggiornamento professionale, che si svolge in alcuni giorni o anche in una sola giornata, tenuto da un docente straniero a beneficio di un gruppo di partecipanti più limitato rispetto al congresso a più vasta utenza. In seguito, abbiamo la conferenza stampa , di durata piuttosto breve (non più di 2 ore) e organizzate su uno schema di domande-risposte concitato, in tempi e con ritmi sostenuti, che richiedono perciò all’interprete una prontezza e una capacità di controllo ben sviluppate. L’incontro, di frequente, assume il profilo del meeting ristretto, cioè senza la partecipazione di un uditorio più o meno vasto: è il caso delle riunioni periodiche di associazioni, società, enti o istituzioni, pubblici o privati, a statuto internazionale e non; l’interpretazione viene richiesta contemporaneamente alla convocazione di assemblee generali, consigli di amministrazione, comitati direttivi, in cui si esaminano le attività svolte in un determinato periodo temporale.
  • Interpretazione in relais È una tecnica adottata quando l’evento congressuale prevede l’attivazione di lingue di lavoro estranee alla combinazione linguistica di uno o più interpreti dell’équipe : qualora l’interprete non comprenda la lingua in cui si esprime l’oratore, dovrà necessariamente sintonizzarsi sulla traduzione eseguita dal collega di un’altra cabina per effettuare la propria interpretazione; l’interprete relayeur (il cosiddetto pivot ), quindi, si trova ad assumere una responsabilità ancora maggiore, dato che traduce anche per altri colleghi.
  • Sbocchi professionali I principali sbocchi professionali per avviarsi all’interpretazione di conferenza sono: le organizzazioni internazionali , il mercato privato italiano e le istituzioni nazionali.
  • Le organizzazioni internazionali Le organizzazioni internazionali che si avvalgono del servizio di interpretazione sono numerose in tutto il mondo ma, nel nostro continente, quella che prevede il ricorso ufficiale e regolare a interpreti di madrelingua italiana è esclusivamente l’ Unione Europea presso tutte le sue istituzioni, dove si va sempre e solo verso la lingua madre ; le altre principali organizzazioni internazionali (ONU, NATO, Consiglio d’Europa) prevedono per statuto un numero più ristretto di lingue ufficiali rispetto all’UE, sicché l’attivazione della cabina italiana è programmata in circostanza ad hoc. L’interprete che lavora presso un organismo internazionale è un funzionario o un free-lance. Per l’interprete candidato alla carriera di funzionario , se in possesso di un titolo di studio in interpretazione riconosciuto dall’UE, si prevede il superamento di un test d’ingresso, mentre se possiede un altro diploma di laurea viene ammesso (dopo test d’ingresso) a un semestre di formazione in interpretazione di conferenze con verifiche periodiche ed esame finale. In entrambi i casi, successivamente a un biennio di servizio prestato in qualità di agent temporaire e superamento di concours ufficiale, l’interprete viene inquadrato con lo status di fonctionnaire nella categoria LA, cui afferiscono sia il Servizio Interpretazione che il Servizio traduzione. Nel caso del free-lance (libero professionista), si instaura un rapporto di servizio su base del tutto indipendente con l’organizzazione; il candidato in possesso di titolo di studio in interpretazione o di altro diploma di laurea, presenterà un curriculum professionale la cui pertinenza verrà valutata in via esclusiva dell’istituzione: dopo aver superato un test d’ingresso, verrà iscritto nell’ elenco degli interpreti free-lance e presterà servizio secondo gli ingaggi di volta in volta, ognuno dei quali dura mediamente due settimane al mese.

Capitolo 5 – Nuove tecnologie applicate all’interpretazione

  • Le nuove tecnologie Possiamo distinguere due tipologie di tecnologie applicate all’interpretazione: da un lato, le Banche Dati Rapide e, dall’altro, le piattaforme online per l’interpretazione simultanea. Nel primo caso ritroviamo una tecnologia di tipo suggestivo , basata sull’ intelligenza artificiale (Computer Assisted Interpreting), a supporto del lavoro dell’interprete/mediatore: tramite l’utilizzo di software dedicati ci si può collegare dalla cabina di simultanea al microfono dell’oratore e, per es., se egli/ella cita delle cifre, il software le riporta sullo schermo del pc dell’interprete che le potrà leggere direttamente. Un altro esempio di utilizzo di questi software riguarda la possibilità di fare ricerche terminologiche rapide , di cui un famoso esempio è “ Interpret Bank ” sviluppato dall’Università di Magonza. Nel secondo caso abbiamo a che fare con tecnologie che simulano la situazione della cabina di simultanea tramite l’impiego di piattaforme di interpretazione online, dedicate o non dedicate, da utilizzare presso il domicilio dell’interprete o in hub.
  • Vantaggi e svantaggi del lavoro da casa Il lavoro da casa , per quanto possa sembrare molto comodo, implica che l’interprete deve fare anche il tecnico di se stesso : in una situazione di conferenza in presenza, l’assistenza dell’esperto tecnico che risolve eventuali problemi legati all’audio, al volume, alla connessione Internet, alle diapositive (solo per citarne alcuni), è preziosa perché l’interprete può dedicarsi senza distrazioni legate alla tecnologia al lavoro per cui è stato chiamato. Inoltre, non tutti gli interpreti possono avere le competenze tecniche per risolvere quei medesimi problemi che, comunque, metterebbero a repentaglio la prestazione, la interromperebbero, la ritarderebbero e chissà cos’altro. È del tutto evidente che l’interpretazione da remoto da casa presenta notevoli vantaggi : l’ assenza di spostamenti con le relative spese ne è il più evidente. L’ambiente domestico, però, deve rispondere a determinati requisiti di insonorizzazione dei locali utilizzati, e quando questo non fosse possibile (quasi il 100% dei casi), almeno una cuffia insonorizzata , meglio USB, perché il jack delle cuffie tradizionali si rompe con una certa facilità, ed è meglio che non si rompa durante il lavoro! Altri svantaggi riguardano:
  1. la sedentarietà dell’attività da remoto e l’ assenza di contatti reali con i colleghi, il pubblico e i clienti;
  2. la cura e la manutenzione della connessione Internet (non è banale come può sembrare!); succede non di rado di essere obbligati ad usare il telefono cellulare come supporto ad una connessione non stabile;
  3. In ultimo, purtroppo il mercato italiano svilisce l’attività da remoto: di norma le tariffe scendono del 15%, mentre nel nord Europa, avendo capito le difficoltà aggiuntive del lavoro da casa, le tariffe sono più alte di circa il 20%. Il servizio di interpretazione da remoto in hub prevede che il professionista si sposti presso gli uffici/locali dei tecnici audio ingaggiati per il servizio stesso ed effettui l’interpretazione da lì in modalità online; in questo modo, pur dovendosi spostare, si ha la garanzia della piena assistenza tecnica.
  • Piattaforme: differenza tra “ad hoc” e non Le piattaforme per l’interpretazione possono essere ad hoc (1) oppure non ad hoc (2) : 1. le più famose piattaforme non dedicate sono Teams e Zoom : possono essere usate per i servizi di interpretazione ma solo da e verso 1 lingua , perché non prevedono il rélais. I committenti spesso non comprendono il bisogno del rélais, essendo le loro esigenze molto diverse dalle nostre; per loro è importante, per esempio, che tutti gli ospiti della riunione siano visibili sullo schermo, mentre per noi è fondamentale avere il rélais se sono previste più combinazioni linguistiche: in questi casi è necessario spiegare con cura al committente come si svolge il nostro lavoro in presenza di combinazioni linguistiche diversificate ed aiutarlo a trovare la soluzione più adeguata per tutti. Talvolta si ovvia al problema del rélais utilizzando un secondo dispositivo (uno per ascoltare la voce del parlante in diretta e uno per il rélais), ma è una soluzione molto scomoda, molto difficoltosa sul profilo tecnico e di audio che, personalmente, mi sento di sconsigliare decisamente.

2. le interfaccia dedicate più in voga sono due: - KUDO è stata sviluppata da ex capi cabina dell’ONU e prevede due canali , uno per la riunione e uno per il team interpreti con due chat distinte , in modo da vedere sullo schermo la riunione in corso con il parlante del momento (cosa utilissima) e al tempo stesso interagire via chat con i colleghi delle altre cabine. Essendo una piattaforma dedicata permette il rélais e la consolle assomiglia in tutto e per tutto alla consolle della cabina fisica per la simultanea perché sono visibili nella barra degli strumenti i canali di ingresso e di uscita delle lingue, le lingue di rélais, il microfono e il tasto di passaggio microfono per dare l’allerta al collega collegato da remoto dell’imminente cambio turno, mentre l’interfaccia utente assomiglia a quella di Teams; - ABLIO è stata sviluppata da un gruppo di interpreti delle istituzioni europee e somiglia a KUDO in molte delle sue funzionalità. Compare la finestra della conferenza, il tasto per il cambio lingua, il rélais e la chat degli interpreti e necessita una connessione cablata USB o LAN per mantenere il segnale stabile.

l’intenzionalità (consapevolezza e attenzione) non è sempre presente e si ha come risultato una sorta di “parlarsi addosso”, per il grado di astrattezza, per la velocità incomprensibile e intraducibile dei fatti enunciati ma anche per il non rispetto dei turni di parola, creando disagio all’interprete che non riesce più a tradurre adeguatamente. La conferenza non è solo trasmissione di informazioni o di un testo, ma è anche un fatto che lega il testo all’occasione, in cui il come influenza il che cosa. Nel senso che il pubblico ha l’opportunità di interagire con l’oratore ponendo domande (per sapere di più sulla materia di cui l’oratore è un’autorità, sulle sue opinioni e su lui stesso) e può entrare in una forma di complicità con lui. È quindi un’esperienza unica e ben diversa dalla semplice lettura di un testo, ed è per questo che la gente vi partecipa.

  • I Partecipanti In una conferenza i partecipanti si suddividono in 5 ruoli , come schematizzato da Pöchhacker :
  1. L’ Iniziatore , è generalmente un’istituzione, un’associazione o un ente che prende l’iniziativa del processo e può o meno occuparsi della parte logistica;
  2. Il Committente , colui che presenta il tema della conferenza e che ha ricevuto l’incarico di organizzarla. Può essere un paese membro di un’organizzazione internazionale, che può assolvere il mandato tramite il proprio segretario oppure commissionare l’incarico a un organizzatore professionale di conferenze.
  3. Il Relatore straniero , invitato che ha il compito di esporre oralmente il suo contributo di riflessione sul tema del convegno.
  4. L’ Interprete , ha intenzione comunicativa: è colui che elabora il testo orale (prodotto in una certa lingua di partenza) per consentire al pubblico che parla una diversa lingua (lingua di arrivo) la comprensione di ciò che viene detto dal relatore. In questo suo ruolo l’interprete non è solo mediatore linguistico ma anche culturale: deve compiere delle scelte di modifica del testo per renderlo subito fruibile al pubblico.
  5. Il pubblico , è il ricevente dell’atto comunicativo e può essere composto da esperti del settore, delegati politici, alti funzionari, studenti o semplici curiosi che si accostano a una nuova disciplina. Ovviamente il grado di comprensione del messaggio è in funzione della conoscenza da parte del pubblico sull’argomento (corpus di conoscenze); quindi, dal punto di vista dell’interprete il livello di terminologia richiesto nella traduzione può variare a seconda del grado di specificità della conferenza, pur restando invariato il livello di professionalità.
  6. (sesto ruolo virtuale) lo Sponsor , è il patrocinatore del congresso, colui che mette il denaro per far sì che l’evento abbia luogo. Per quanto riguarda la funzione di mediatore culturale dell’interprete, è necessario che lui abbia 4 competenze culturali:
  • Conoscenza della società , ovvero dei paradigmi sociali, della storia, delle tradizioni e degli usi e costumi, sia della società A che della società B;
  • Capacità comunicative , cioè linguaggio verbale e non;
  • Capacità sociali , come la conoscenza delle norme di interazione sociale, convenzioni ecc. (anche l’abbigliamento è molto importante, soprattutto per le donne);
  • Capacità tecniche , dipendono dallo status sociale di una persona e comportano, per esempio, la capacità di adottare rituali adatti a ogni situazione. Nella simultanea le interazioni sociali sono molto limitate e il linguaggio utilizzato è solo verbale, essendo l’interprete in cabina. Il mediatore culturale stando accanto alle persone di lingua diversa che interagiscono, può in certi casi suggerire, chiedere di esprimersi più chiaramente, aggiungere informazioni ecc.; mentre l’interprete in simultanea non può interferire nella comunicazione e riveste sempre un ruolo formale e istituzionalizzato.
  • Modalità di funzionamento Per comprendere appieno il funzionamento della conferenza è necessario tener conto delle principali teorie sui principi comunicativi e l’atteggiamento degli interlocutori: Teoria degli atti linguistici Basandosi sullo studio del linguaggio come “azione”, l’evento linguistico viene articolato in tre livelli:
  • Atto locutorio (atto di dire);
  • Atto illocutorio (il fare nel dire);
  • Atto perlocutorio (le conseguenze generate dall’atto di dire, ovvero influenza su idee e comportamenti per mezzo del linguaggio). Gli atti illocutori sono particolarmente importanti perché, secondo Levinson, certe azioni si eseguono in base al significato degli enunciati che interpretiamo. Per esempio, se interpretiamo un enunciato come “richiesta” forniremo una risposta. Questa significatività che provoca un’azione, un effetto, è la forza illocutoria di una frase. Gli atti illocutori producono degli effetti:
  1. Devono assicurarsi la ricezione (un enunciato che non si capisce se è interrogativo non riuscirà a valere, non ha forza di domanda).
  2. Introducono cambiamenti nel corso naturale degli eventi.
  3. Devono sollecitare risposte (grazie, prego ecc.). Teoria della cooperazione di Grice È un principio di razionalità che guida l’interazione verbale tra individui sociali in modo da evitare fraintendimenti. «Make your conversational contribution such as is required, at the stage at which it occurs, by the accepted purpose or direction of the talk exchange in which you are engaged». Questa teoria si fonda su 4 massime: 1. Maxim of quantity
  • Make your contribution as informative as is required (for the current purposes of the exchange).
  • Do not make your contribution more informative than is required. 2. Maxim o quality Try to make your contribution one that is true.
  • Do not say what you believe to be false.
  • Do not say that for which you lack adequate evidence. 3. Maxim of relation Be relevant (pertinente). 4. Maxim of manner Be perspicuous (chiaro, trasparente).
  • Avoid obscurity of expression.
  • Avoid ambiguity.
  • Be brief (avoid unnecessary prolixity) = Si deve individuare subito il messaggio e riportarlo con meno parole possibili.
  • Be orderly. Bisogna essere coerenti e logici. Infine, fra i criteri di testualità (cap. 11), i principi di intenzionalità e accettabilità sono specialmente rilevanti nell'interazione comunicativa orale. Questi principi si riferiscono agli atteggiamenti degli utenti del testo: una struttura linguistica deve essere intesa e accettata come testo per poter essere utilizzata nell'interazione comunicativa. Dietro qualsiasi enunciato quindi gli interlocutori presuppongono un'intenzione comunicativa coerente. E d è proprio per questa presupposizione, di questa "fiducia" che viene tollerato un certo grado di mancanza di coesione morfosintattica e coerenza logico-semantica nel discorso.