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Interpretazione e segni, Appunti di Semiotica

Interprete, Charles Peirce, tipi di segni, arbitrarietà

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 12/12/2025

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gioia-innocente 🇮🇹

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Lunedì 29 settembre!
L’INTERPRETE
La semiosi (processo di produzione e di circolazione del segno) è possibile solo nel momento!
in cui qualcuno (interprete) istituisce un nesso tra segno e significato!
Perché si stabilisca una relazione segnica l’associazione fra significante e significato deve essere!
costruita da qualcuno (l’interprete)!
Il segno non è un oggetto ma una relazione sociale e culturale. Conseguenze:!
Un oggetto non significa niente finché non è percepito come unità culturale che si può
nominare e alla quale si attribuisce un senso!
Il processo di produzione di senso (semiosi) si ha solo quando qualcuno (interprete) associa
un’unità (significante: suono, immagine…) a un contenuto!
Interprete = colui che coglie il legame tra significante e significato!
Il segno non è qualcosa che sta nell’ambiente che non può essere interpretato, ma è espressione
di una relazione sociale e culturale. Quindi devo essere una persona in grado di interpretare !
Es. se io faccio vedere a un aborigeno un somaro, questo non lo sa interpretare perché non fa
parte del suo prodotto culturale e sociale.!
Il processo!
Se non abbiamo questa cultura iniziale non possiamo interpretare !
CHARLES PIERCE: modello Triadico
Charles Peirce (1839-1914): la definizione di “segno” richiede il riferimento a tre termini. La
semiosi è un processo triadico, che implica sempre un’attività interpretativa!
Segno (o rapresentamen) qualcosa che sta per qualcos’altro, forma
percepibile del segno!
Oggetto contenuto mentale (oggetto reale o concetto astratto),
referente a cui il segno fa riferimento!
Interpretante secondo segno che evidenzia in che senso si può dire
che un certo segno si riferisce a un dato oggetto, eetto prodotto dal
segno in chi lo interpreta (pensiero, immagine, parola…) Esempio:
parola gatto: noi pensiamo al concetto di gatto. Secondo Pierce è
collegato al fatto che c'è un modello di segno che ci porta a interpretare
il segno!
Interprete colui che coglie il legame tra segno e oggetto, senza interprete la catena semiotica
non si attiva. Esempio: segno delle macchie di morbillo su una mano. Un medico le vede e le
riconosce. Per far si che si arrivi a questa relazione, secondo Pierce, la parola morbillo fa da
mediante!
Non c’è solo un rapporto diretto tra significante e significato, ma è un rapporto mediato da un
altro segno, che è la parola stessa (es. morbillo) che un altro segno che ci porta al significato!
TIPI DI SEGNI
In base al tipo di relazione segnica e al grado di arbitrarietà dell’associazione fra significante e
significato distinguiamo tre tipi di segni: !
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Lunedì 29 settembre L’INTERPRETE La semiosi (processo di produzione e di circolazione del segno) è possibile solo nel momento in cui qualcuno (interprete) istituisce un nesso tra segno e significato Perché si stabilisca una relazione segnica l’associazione fra significante e significato deve essere costruita da qualcuno (l’interprete) Il segno non è un oggetto ma una relazione sociale e culturale. Conseguenze:

  • Un oggetto non significa niente finché non è percepito come unità culturale che si può nominare e alla quale si attribuisce un senso
  • Il processo di produzione di senso (semiosi) si ha solo quando qualcuno (interprete) associa un’unità (significante: suono, immagine…) a un contenuto Interprete = colui che coglie il legame tra significante e significato Il segno non è qualcosa che sta nell’ambiente che non può essere interpretato, ma è espressione di una relazione sociale e culturale. Quindi devo essere una persona in grado di interpretare Es. se io faccio vedere a un aborigeno un somaro, questo non lo sa interpretare perché non fa parte del suo prodotto culturale e sociale. Il processo Se non abbiamo questa cultura iniziale non possiamo interpretare CHARLES PIERCE: modello Triadico Charles Peirce (1839-1914) : la definizione di “segno” richiede il riferimento a tre termini. La semiosi è un processo triadico, che implica sempre un’attività interpretativa
    • Segno (o rapresentamen) qualcosa che sta per qualcos’altro, forma percepibile del segno
    • Oggetto contenuto mentale (oggetto reale o concetto astratto), referente a cui il segno fa riferimento
    • Interpretante secondo segno che evidenzia in che senso si può dire che un certo segno si riferisce a un dato oggetto, effetto prodotto dal segno in chi lo interpreta (pensiero, immagine, parola…) Esempio : parola gatto: noi pensiamo al concetto di gatto. Secondo Pierce è collegato al fatto che c'è un modello di segno che ci porta a interpretare il segno Interprete colui che coglie il legame tra segno e oggetto, senza interprete la catena semiotica non si attiva. Esempio: segno delle macchie di morbillo su una mano. Un medico le vede e le riconosce. Per far si che si arrivi a questa relazione, secondo Pierce, la parola morbillo fa da mediante Non c’è solo un rapporto diretto tra significante e significato, ma è un rapporto mediato da un altro segno, che è la parola stessa (es. morbillo) che un altro segno che ci porta al significato TIPI DI SEGNI In base al tipo di relazione segnica e al grado di arbitrarietà dell’associazione fra significante e significato distinguiamo tre tipi di segni:

Arbitrarietà: il rapporto tra significante e significato, significa che per creare legame tra queste due entità bisogna mettersi uno d’accordo con l’altro per parlare in quella determinata maniera e capirsi tra tutti. C’è una convenzione alla base per cui tutta una serie di persone che fa parte di una determinata cultura deve imparare quei determinati segni Pierce dice che in base a quanto è alta l’arbitrarietà, possiamo distinguere diversi tipi di segni:

  1. Segni iconici: basati sulla somiglianza tra significante e significato. Livello di arbitrarietà basso 2. Segni indicali: ce una connessione fisica tra il significante e il significato 3. Segni arbitrari: l’arbitrarietà è molto elevata SEGNI ICONICI L’espressione è sotto un certo aspetto simile al proprio contenuto: Es. le fotografie, le illustrazioni, le caricature Es. carte geografiche Es. suoni onomatopeici: suoni che riproducono qualcosa che sappiamo riconoscere C’è comunque un margine di convenzione:
  • Servono conoscenze di base perché l’interprete riconosca un degno simile all’oggetto Es. persona di un’altra cultura che vede una fotografia e non sa cosa sia, ha bisogno di una interpretazione
  • La somiglianza è relativa alla società in cui è usata Es. modo in cui in diverse lingue viene rappresento il verso del gallo dal punto di vista sonoro SEGNI INDICALI Continuità fisica tra segno e oggetto (traccia, calco): indice segno che riceve senso dal rapporto fisico che ha con un oggetto al quale è connesso fisicamente Una continuità fisica tra segno e oggetto (stessa cosa di dire significante e significato) ✓ Firma, impronta digitale ✓ Dito che indica, bandierina segnavento: (campagna pubblicitaria americana) il dito che indica e la parola “YOU” sono due segni indicali. Prendono significato nel contesto i cui vengono utilizzati. L’effetto di avere due segni in questo manifesto ha la funzione di avere un effetto persuasivo più forte ✓ Parole indicali (pronomi: io, tu...; avverbi: qui, lì…)
  • Richiedono addestramento per essere riconosciuti (in parte convenzionali)
  • Il rapporto segnico indicale è fondamentale in testi complessi (narrativi, televisivi, pubblicitari) in cui assume le forme dell’enunciazione Esempio: immagino un’ impronta di un cane sulla neve e so che ci è passato un animale. C’è un’impronta fisica sull’ambiente Esempio: in inglese bisogna per forza mettere il pronome, mentre in italiano non serve SEGNI SIMBOLICI Relazione simbolica: in sua assenza, non ci sarebbe alcun legame tra significante e significato Convenzionalità: rapporto opaco, arbitrario (convenzionalità molto alta)

- Codici (codice della strada)

- Linguaggio

Associazioni significante/significato stabile da una società in maniera convenzionale

La denotazione definisce un rapporto diretto e ben delimitato fra significato e significane La connotazione è il significato più ampio e vago, componente emotiva e psicologica Es. deserto—> denotazione = luogo geografico Es. deserto dell’anima—> connotazione = per descrivere uno stato di solitudine o uno stato d’animo solo

  • Termini con la stessa denotazione possono avere connotazioni diverse in alcune espressioni linguistiche c’è una componente valutativa (positiva o negativa) che attribuisce connotazioni diverse a termini che hanno la stessa denotazione (si riferiscono al medesimo referente)

- Folla vs. Calca (hanno la stessa denotazione ma a livello connotativo la calca ha un effetto più

negativo, più soffocante)

- Bambino vs. Moccioso

- Parsimonioso vs. Taccagno (la prima ha un significato connotativo neutro/positivo, mentre la

seconda ha un significato negativo) ES. nella pubblicità e nel discorso persuasivo, il peso ideologico della connotazione è spesso essenziale RAPPORTI FRA SEGNI I segni sono sempre in relazione con gli altri segni (es. non usiamo mai parole isolate, ma frasi; una trasmissione televisiva è inserita all’interno di un certo palinsesto)

  • Due tipi di relazioni: Asse sintagmatico Asse paradigmatico ASSE SINTAGMATICO Relazione orizzontale: fra i segni vi è una contiguità spazio-temporale Es. successione di parole in una frase (determinata da regole sintattiche) La successione di segni non è casuale ma è determinata da una modello generale , una norma che deve essere rispettata affinché la comunicazione funzioni
  • Es. Frase: Soggetto + verbo + oggetto (regole grammaticali) «Il bambino mangia la mela» «*Bambino il la mela mangia»
  • Es. Abbigliamento: Giacca + camicia + cravatta + pantaloni vs. Giacca + t-shirt + costume da bagno
  • Gli elementi si oppongono per categorie secondo precisi vincoli Esempio: provate a completare la frase con la non-parola che vi sembra più adatta:

- Dopo una lunga battaglia, i soldati infine si arresero a causa della…

A) Ruvante B) Ruvabile C) Ruvezza D) Ruvista Per scegliere un nome si è guardato il nome in modo implicito Giusta è la C EZZA è un suffisso che da un’impronta astratta (es. bellezza, dolcezza ecc…) ISTA : è un suffisso che forma generalmente nomi di professioni (dentista, igienista, giornalista ecc…)

Quando ascoltiamo e leggiamo il linguaggio inconsciamente facciamo delle predizioni Il contesto ci aiuta a capire Noi prediciamo in base al contesto e alla struttura grammaticale Abbiamo scartato le prime due parole perché secondo il nostro piano grammaticale sappiamo che non dobbiamo metterle, perché la frase deve avere una parola che conclude I parlanti hanno intuizioni molto precise rispetto alla struttura di una frase e sono in grado di prevedere la parola che ne può seguire un’altra in base alle sue caratteristiche morfosintattiche (asse sintagmatico)