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Una panoramica sulla vita, le opere e il pensiero di tommaso d'aquino, esplorando il suo impatto sulla filosofia e la teologia medievale. Vengono analizzati i momenti chiave della sua vita, come l'adesione all'ordine domenicano e i suoi studi nelle università di parigi e colonia. Anche le principali opere di tommaso, tra cui le 'questiones disputatae de malo' e la 'summa theologiae', evidenziando il suo approccio alla teologia razionale e il suo tentativo di conciliare la filosofia aristotelica con la dottrina cristiana. Infine, viene discusso il concetto di tomismo e le sue diverse fasi storiche, sottolineando l'importanza di tommaso d'aquino come figura centrale nel pensiero medievale e la sua continua rilevanza nel dibattito filosofico e teologico contemporaneo. Anche il suo pensiero sull'uguaglianza tra uomo e donna e la sua visione teleologica della storia.
Tipologia: Dispense
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D’Aquino rappresenta lo studioso per antonomasia del medioevo. Tommaso d'acquino, nato nei pressi di Frosinone nel 1224 e poi deceduto presso il convento di Fossanova il 7 marzo del 1974 può essere considerato per antonomasia l'erudito, l'uomo di chiesa colto e caratterizzato da una profonda dottrina per eccellenza. In una delle opere più famose, quella del filosofo cattolico Jacques Mariten intitolata Il dottore angelico , opera del 2006, Tommaso d’Aquino veniva descritto come un uomo meravigliosamente contemplativo. (giacobini legati al convento di san giacomo che si recavano a Parigi per lo studio della teologia) Biografia Tommaso nasceva nel 1224 castello di famiglia a Roccasecca, una piccola frazione nella contea di Aquino, da cui deriva la sua denominazione. La contea d'Aquino era un territorio posto al confine tra quelle che sono le odierne circoscrizioni regionali del Lazio e della Campania. Un territorio che all'epoca della nascita di Tommaso, siamo quindi nella prima metà del X secolo, è un territorio conteso tra il Papa e l'imperatore Federico II. La famiglia fruiva del titolo di conte grazie a specifiche mansioni lavorative; il castello serviva a controllare coloro che circolavano nel territorio e contemporaneamente si controllava il flusso di mercanti, è quindi determinante per lo sviluppo di eventi storici. Erano di origine longobarda e orientamento filo-svevo. Pur patteggiando per l’imperatore la famiglia desiderava che Tommaso intraprendesse la carriera ecclesiastica per cui a 5 anni venne portato al monastero dei benedettini di Montecassino come oblato, cioè, offerta e qui restò dal 1229 al 1239. Questo dava importanza alla famiglia e toglieva il bambino dal pericolo della guerra. Durante i dieci anni di soggiorno riceve i fondamenti dell’educazione religiosa e si concentra sui precetti di Gregorio e poi acquisì i primi rudimenti della teologia e delle lingue classiche. Nel 1239 l’assetto politico cambia, gli svevi perdono potere a favore del pontefice e degli angioini per cui Tommaso viene mandato all’università di Napoli a 15 anni per lo studio delle arti del trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del quadrivio (geometria, aritmetica, astronomia e musica). Frequentando Napoli conobbe l’ordine dei frati domenicani, i quali insediarono un convento domenicano in tutte quelle città che ospitavano uno studium. Con la grande intelligenza data dall’approfondire del carisma fondato sullo studio dei testi sacri ma anche dei testi di storia e a carattere filosofico, capirono per primi che dovevano lavorare sulla formazione di coloro che in futuro avrebbero detenuto il potere. Adottarono così la grande strategia di fondare conventi in ogni città universitaria (l’università di Catania è stata fondata dal domenicano Pietro Geremia). Nell’epoca medievale gli spostamenti erano limitati, per la maggior parte coloro che si spostavano più facilmente erano i commercianti, i nobili o i circensi. Il 95% della popolazione rimaneva per tutta la vita nello stesso posto. L’incontro con l’ordine domenicano cambia la vita di s. Tommaso il quale rifiuta di entrare nell’ordine dei benedettini ed entra nell’ordine domenicano nel
Tra il 1256 e il 59, fase cruciale per il medioevo, Tommaso ottiene il titolo di magister in sacra pagina con questo titolo poteva commentare tutto ciò che riguardava i testi sacri_._ Risalgono a questo periodo alcune letture e commenti della Bibbia e l'inizio di un'attività da predicatore nelle fila dell'ordine domenicano. Nella fase del suo magister in sacra pagina Tommaso D’Aquino iniziava a produrre tutta una serie di riflessioni, tra cui le Questiones disputatae de malo , le questioni discusse intorno al male, una delle tematiche che da sempre affligge l'essere umano e al quale l'essere umano cerca di dare una risposta, quella presenza del male anche nella sua più intima natura che l’essere umano da sempre riconosce e che in tal caso combatte, in altri lascia indifferentemente al suo posto, in altri ben più tragici casi viene addirittura sposata in pieno. Tommaso nell’opera riflette su quelli che sono i vizi capitali: gola, l'invidia, l'accidia, la lussuria, l'avarizia, la superbia. Quelli che prima venivano riconosciute come degenerazioni e quindi come fenomeni da tenere a bada, oggi sono viste come le uniche in grado di farci condurre un'esistenza allegra, divertente, simpatica e spiritosa. Tommaso scriveva addirittura queste questioni in un'epoca nella quale la cultura cristiana e le coordinate proprie della cultura cristiana erano dominanti nella società dell'epoca. Il male è sempre stato al centro della riflessione nella teologia cristiana. Secondo Tommaso il male è privazione, ma cos’è? Cosa si identifica con male nel medioevo? L’Europa in quel periodo era fortemente cristianizzata, i valori erano basati sulla diffusione della Bibbia, il cui retaggio è ancora visibile ai nostri giorni (vedi i nomi propri delle persone che devirano in gran parte da nomi biblici). La nozione di male nel medioevo coincideva con la deviazione di quello che si poteva trovare nelle Sacre Scritture (Vulgata di San Girolamo e i Dieci Comandamenti). La Vulgata di San Girolamo è la versione della Bibbia da cui studia Tommaso. Si tratta della traduzione in latino della Versione dei Settanta, ovvero la versione dell'Antico Testamento scritto in greco (Tommaso non sapeva benissimo il greco). Rispetto ad oggi era diversa quindi la percezione di male, data anche dalla concezione del purgatorio (luogo in cui l’anima si purga, ovvero si purifica). Il concetto di purgatorio non è sempre esistito nella cristianità. Fino al X- XI secolo le direzioni che l’anima prendeva dopo la morte erano due, paradiso o inferno. Nel XII-XIII secolo nasce la società dei comuni e quella feudale e con questo si ha una rinascita delle idee. Prima della società feudale tutti potevano accedere al paradiso, al di là della propria condizione sociale. Male e la nozione di male erano veicolati della chiesa, male era considerato la mancanza nell’osservare i comandamenti, compiere azioni non ben viste dalla chiesa. È stato uno dei primi professori universitari a tempo pieno a Napoli, Parigi e Roma tra il 1246/48-70. Nel 1244 dopo l’adesione all’ordine domenicano durante il viaggio verso Parigi venne rapito dalla famiglia e portato a Monte San Giovanni col proposito di far cambiare idea a Tommaso, nulla però fece cambiare idea a Tommaso al quale la famiglia tagliò i finanziamenti. Concluse gli studi con Alberto Magno appartenente anch’egli all’ordine domenicano esperto di logica e filosofia, vissuto tra il 1206 e il 1280, soprannominato ‘dottore universale’ per la sua conoscenza. Ad egli si deve l'elaborazione della ratio studiorum che alla base degli attuali programmi universitari; è il patrono degli scienziati ed è stato nominato dottore della Chiesa. Era il maestro di Tommaso d’Aquino gli ha fornito le basi per la sua opera; Alberto Magno annotò che tra i tutti i suoi studenti non aveva mai conosciuto alcuno così preparato e così sapiente come il giovane Tommaso addirittura Alberto Magno volle che Tommaso lasciasse l'Università di Parigi per seguire il maestro a Colonia. Tra il 1259 e il 1261 rientra in Italia e compone la Somma contro i gentili , cioè, coloro che non si identificano in pieno nelle linee guida del cristianesimo. L’opera aveva come obiettivo quello di porre, sulla base di una riflessione filosofica, alcuni punti fermi per poter contrastare quanti teorizzavano la superiorità del pensiero di matrice pagana su quello cristiano. La grandezza di Tommaso d'acquino è stata quella di discutere di determinate tematiche, lasciando spazio alle controtesi. Tra il 1261 e il 1265 lavora alla seconda parte
queste tendenze e non invece costruire un'esistenza basata sull'umiltà, sulla serietà, sulla fedeltà, sulla disciplina. Quale mai è questa forza così oscura che spesso sembra quasi inarrestabile? Proprio non esiste espressione migliore della vana gloria (quaestione 9). La vana gloria è quel desiderio che tutti hanno, sia pur nelle forme diverse date dall'età, dal ruolo sociale, dalle funzioni, dal momento di vita in cui ci troviamo a vivere. per cui tutti noi ricerchiamo di essere il centro dell'universo e tutto il resto deve girare attorno a noi. La prima cosa che Tommaso mette in evidenza è l'antidogmatismo. Tommaso è perfettamente consapevole che la vanagloria è un peccato, ma mette in dubbio quanto detto, si chiede se effettivamente la vanagloria sia un peccato. Mettendo il dubbio, introduce l'argomentazione sotto l'influenza di Aristotele, introduce così il dibattito. Tommaso sa benissimo che la vanagloria è un peccato, ma impostando il dibattito vuole arrivare a dimostrare la sua tesi. Pone dubbi, quesiti, argomentazioni sulla natura peccaminosa della vana gloria, affermando che potrebbe anche non essere peccato. Per chiarire questo problema Tommaso scrive che in primo luogo bisogna distinguere tra gloria e vana gloria, solo dopo averlo fatto si potrà esaminare come la vana gloria sia peccato. La vanagloria non è da considerare un valore, in primo luogo perché non ha sussistenza; in secondo luogo, perché non ha salvezza o stabilità; in terzo perché vano è qualcosa che non consegue il fine dovuto. Dunque, la gloria può dirsi vana in tre modi:
l'aristotelismo, inteso come ricezione e rielaborazione degli scritti di Aristotele, veniva percepito adesso come una possibile fonte di pericolosità in quanto insito nell'aristotelismo vi era anche quello stimolo che portava a fare riferimento ad una razionalità che il più delle volte avrebbe potuto anche fare a meno del rimando a Dio. Agli uomini di chiesa, agli eruditi del tardo Medioevo, il pensiero di Tommaso suonava in alcuni passi come un pensiero sospetto, in quanto Tommaso aveva dimostrato di utilizzare sia pur a fin di bene, il pensiero di Aristotele. Tommaso non a caso, propugnava la sintesi di natura e di grazia di quella che veniva chiamata la teologia naturalis e la teologia revelata, ma a differenza di Agostino d’Ippona dava anche a quelle che erano le derivazioni del pensiero di Aristotele un'importanza fondamentale per l'elaborazione di tutta la sua riflessione. Cercò infatti sempre una conciliazione tra la metafisica aristotelica della sostanza e tutta la riflessione agostiniana intorno alla volontà. Questi elementi sono attinenti con la storia nella creazione di un metodo che diventerà poi una costante in tutti quegli eruditi che faranno storia, come Tommaso Fazello e al suo del Regus Siculis, opera che dal 1558 ha creato la prima forma di ricostruzione storica moderna sulla Sicilia. Nella stessa epoca di Tommaso il tomismo fu oggetto di diverse polemiche. Pensiamo per un momento nella seconda metà del 200 al francescano Guillermo de la Mar contestava il suo tomismo nel correttorium fratris tome. Tommaso nel 1272 era ad un punto dal voler bruciare le sue opere, solo grazie a questa meditazione di Crocifisso che gli disse: "Hai scritto bene di me, Tommaso” come dire che quello che è stato scritto è stato fatto bene ossia con le giuste finalità, ricerche, esposizione della verità. Lo invita pertanto a non bruciare le opere alle quali ha lavorato finora. Anche qui un'altra cosa caratteristica del pensiero di Tommaso e del tomismo è il valore formativo della scrittura. Oggi la prima cosa che ciascuno di noi si dovrebbe chiedere quando prende un libro e anche quando si scrive un libro è: la scrittura è finalizzata a che cosa? Perché oggi scrivere un libro? Una scrittura di ispirazione neotomista è una scrittura meditata, è una scrittura formativa, com’era formativa la scrittura di Tommaso. Oggi, nella quasi totalità dei casi, la scrittura invece di formativo non ha più nulla, è qualcosa di ludico e soprattutto qualcosa che deve soddisfare il proprio narcisistico ego. Contemplare, scrivere, trasmettere, la famosa espressione Tommasina. Contemplare le cose contemplate e trasmettere agli altri. Oggi Tommaso D’Aquino è nuovamente attuale, perché ci invita all'atto della contemplazione che deve precedere l'atto della scrittura. Oggi la scrittura, nella grande stragrande maggioranza dei casi, eccezione fatta anche per quelle forme di qualità dei nostri tempi, è qualcosa che viene proposta esclusivamente come un'opera di getto. Tommaso D’Aquino nella sua ricerca della verità ha fatto delle scelte di campo chiare e inequivocabili dall'adesione all'ordine domenicano alla scelta di meditare sulle sacre scritture al colloquio col Cristo. Tommaso non è stato uno così che non sapeva quasi da che parte andare, lo sapeva benissimo. La ricerca della verità comporta il prendere, il saper prendere posizione in ogni ambito della nostra esistenza. 1° fase del tomismo – XIII-XV dovette fare i conti con i tremendi divieti propri del potere episcopale che avvertiva o fiutava alcune pericolosità insite in esso. 2° fase del tomismo - tra il X e il X secolo, il pensiero di Tommaso veniva definitivamente sdoganato e in maniera definitiva incluso tra le fondamenta del sapere teologico. Nel XV secolo, ad esempio, Il domenicano Giovanni Capreolo andava a scrivere le defensiones teologie sul pensiero di Tommaso. A partire dalla prima metà del X secolo la Summa teologe andava a sostituire le sentenze di Pietro Lombardo come testo di insegnamento nelle università. 3° fase del tomismo - tra il XVI e il XVIII secolo, vede nel 1567 la proclamazione di Tommaso D’Aquino. al rango di dottore della Chiesa.
che visse in povertà e predicò il Vangelo senza possedere beni materiali. La mendicità domenicana si traduceva in uno stile di vita essenziale, caratterizzato dal rifiuto del superfluo e del consumismo. I domenicani non cercavano di accumulare ricchezze, ma si accontentavano di ciò che era strettamente necessario per vivere. La loro povertà era un segno di libertà, di distacco dai beni materiali e di dedizione totale alla missione di predicare il Vangelo; i pezzenti invece, sono coloro che per avarizia o per mancanza di mezzi, cercano di "mettere le pezze", vivendo al di sotto delle proprie possibilità. Il pezzente, a differenza del mendicante, non sceglie la povertà ma la subisce. L'Ordine Domenicano, fin dalla sua fondazione, ha promosso un modello di predicazione basato su un solido fondamento di conoscenza e di studio delle Scritture. Questa tradizione continua ancora oggi e rappresenta un esempio di come la fede e la ragione possano dialogare e collaborare per la crescita spirituale e intellettuale dell'individuo e della società. Non dobbiamo dimenticare che la città intesa come comune è un'altra squisita invenzione del tardo Medioevo. Possiamo dire che il Comune e l'ordine domenicano grosso modo nascono nella stessa epoca nel 200 pur con qualche differenza. Qual è la fisionomia del Comune? Grosso modo una fisionomia di cui noi oggi siamo tutti quanti gli eredi. A differenza del centro rurale, a differenza del grande spazio feudale, il Comune è un'area delimitata da mura nei confronti del mondo esterno. dove vivono all'interno delle stesse mura diverse migliaia di persone. Nella Firenze tardo medievale vivevano 40.000 persone. Il Comune comincia a diventare quella sorta di microcosmo rispetto al mondo esterno dove si poteva trovare di tutto. Nel Comune si trovava il grande speziale e si trovava quello che viveva d' espedienti. All'interno di questo comune, emergeva quindi la necessità di trovare persone preparate ad affrontare un pubblico oltremodo eterogeneo per provenienza sociale, cultura di partenza e ruoli assunti all'interno. Allo stesso tempo bisognava trovare delle persone in grado di elaborare delle strategie comunicative senza le quali non era possibile entrare all'interno del Comune a dialogare con tutte quelle figure che nella precedente società di impronta esclusivamente feudale erano quasi inesistenti. Nel Comune si cominciano a formare le bande giovanili. I domenicani hanno anticipato il pensiero di Antonio Gramsci secondo il quale chi detiene il potere sulla cultura può detenere il dominio pubblico e sociale, lo studio era la chiave per avere controllo sulle università. Nel 1974 il domenicano statunitense James Weisheipl fa uscire in lingua inglese una biografia su Tommaso D’Aquino. Erano anni del proliferare dei gruppi terroristici, di grandi contrapposizioni ideologiche e di grandi spinte ideali. Questi anni sono caratterizzati da grande fermento e le grandissime polemiche cercavano di relegare la cultura cattolica a una cultura ormai desueta, ad una cultura che non aveva più un legame con il tempo presente ad una cultura che era ormai una cosa per preti. I domenicani, quindi negli anni 70 raccoglievano un grande stile intellettuale. Nel XX secolo una grande figura come quella di Tommaso D'Aquino è percepita come negativa. Negli anni 70 sembrava essere tornata in auge la famosa definizione di Flober fatta per descrivere la società feudale. Differenze tra Libro e Rivista Le fonti fornite mettono in evidenza diverse differenze chiave tra libri e riviste, concentrandosi principalmente sul contesto della pubblicazione di una biografia di Tommaso d'Aquino di James A. Weisheipl. Formato e Finalità: il libro è generalmente rilegato o brossurato, più voluminoso e concepito per una fruizione più duratura; la rivista è spesso spillata, con un formato più maneggevole e un prezzo più accessibile, pensata per un consumo più rapido e "usa e getta".
Autorialità e Contenuti: il libro è di solito opera di un singolo autore, incentrato su un argomento specifico e approfondito; la rivista è una composizione collettiva con più autori che trattano diversi aspetti di un tema, offrendo una panoramica più ampia. Diffusione e Pubblico il libro è tradizionalmente venduto in libreria e rivolto a un pubblico di lettori più esigenti e specializzati; la rivista è diffusa principalmente tramite edicole e rivolta a un pubblico più ampio e generalista. Lettore Colto: Si cimenta con opere complesse, senza ausili visivi, dedicando tempo alla riflessione e all'approfondimento. Lettore Popolare: Preferisce letture più immediate e accessibili, spesso supportate da immagini, con un livello di approfondimento minore. Le fonti evidenziano l'importanza di sviluppare una "competenza passiva" nelle lingue straniere, permettendo la comprensione di testi senza necessariamente saperli parlare o scrivere fluentemente. Comprendere le differenze tra libro e rivista è cruciale per una corretta analisi e interpretazione dei testi, permettendo di contestualizzare le informazioni e apprezzare le diverse sfumature della comunicazione scritta. Fonti Le fonti sono suddivise in fonti materiali e fonti immateriali. Le fonti materiali sono oggetti tangibili che rimangono nel tempo, come castelli, monete, sculture, dipinti e mosaici. Le fonti immateriali includono la tradizione orale e altre fonti che non attengono alla materialità, come l'influenza di un autore. È fondamentale ricordare che, oltre a questa classificazione generale, la categoria delle fonti storiche comprende anche i documenti, come pergamene, cronache e ricostruzioni storiche. I documenti, spesso considerati la principale fonte di informazioni storiche, non sono sempre obiettivi, essendo creati da chi detiene il potere in un determinato momento storico, riflettono i rapporti di forza esistenti, pertanto, è necessario un approccio critico nell'esaminare i documenti per comprenderne le finalità e il contesto. La storiografia , invece, è lo studio e l'interpretazione delle fonti, comprese le opinioni e le polemiche generate dalle diverse interpretazioni. Essa si evolve nel tempo, influenzata dal contesto storico, dalle metodologie e dalle visioni del mondo degli storici. Un esempio di come la storiografia cambi nel tempo è il modo in cui la Germania dell'Est (DDR) era percepita prima e dopo la caduta del Muro di Berlino. Prima del 1989, gli autori della DDR erano considerati rappresentativi della "parte giusta" della Germania, mentre dopo la riunificazione la loro importanza è stata ridimensionata. Questo dimostra come il giudizio storico sia influenzato dal presente e come le domande che poniamo al passato cambino con il mutare del contesto. L'opera di Benedetto Croce , in particolare "Teoria e storia della storiografia", è fondamentale per comprendere la storiografia e la sua evoluzione. La storia della storiografia ci insegna a contestualizzare le opere storiche e a comprenderle come il prodotto di un'epoca, di una sensibilità e di un modo di vedere le cose. L'importanza dello studio della storiografia risiede nella sua capacità di fornire una prospettiva critica sul passato, di aiutarci a comprendere il presente e di evitare di ripetere gli errori del passato. Leggere i classici della storiografia, come le opere di Kantorowicz, Mommsen, Bloch e De Felice, ci permette di confrontarci con grandi maestri e di imparare da loro.
prima di Tommaso se lo chiedeva Agostino di Bona nel IV secolo d. C. Tra il 700 e il 900 autori da Hegel a Marx, da Kant a Schlegel fino ad arrivare a tutta una serie di autori moderni anche di ispirazione naturalmente anche cattolica e religiosa si sono chiesti se la storia umana avesse un fine ma non abbiamo una risposta a riguardo. Una costante della cultura occidentale come Erasmo da Rotterdam, Paolo Sarpi, Tommaso Fazello sono eruditi accomunati da scritti in cui a partire da una base teologica hanno svolto un’indagine storica. L’unione teologia-storia è propria della cultura occidentale in quanto la stessa religione cristiana è fondata su basi storiche. La figura di Giovan Battista Vico nella Scienza nuova ha la visione ciclica della storia (ricorsi ciclici), presenta la storia come un continuo di cicli storici. Tommaso d'Aquino aveva una visione teleologica della storia, ovvero credeva che la storia avesse un fine che si manifesta in tutti gli eventi storici per cui anche gli eventi insignificanti o non intenzionali contribuiscono a un fine ultimo, studiare la storia significa cercare di capire questo fine, andando oltre la semplice descrizione degli eventi. Figure come Sant’Alberto Magno, i Padri della Chiesa, Marx, Hegel, Vico hanno contribuito allo sviluppo della visione teleologica della storia. Studiare la storia con una prospettiva teleologica ci permette di comprendere il significato profondo e individuare le forze che guidano l’umanità verso il suo destino. Questa visione si oppone al materialismo storico, che riduce la storia a mero insieme di dinamiche meccanicistiche ignorando la dimensione spirituale e trascendente. Una delle caratteristiche che differenzia la società medievale dall’attuale è l’eclisse dei fini; l’uomo nella società contemporanea ha smarrito o per meglio dire non ha mai conosciuto l’idea di vivere per un fine e con obiettivi precisi. L’eclissi dei fini si rispecchia nella società contemporanea in cui tutto è liquido. La conseguenza di questa mentalità è il non riconoscere alcun maestro. A partire dalla retorica di Aristotele, testo su cui si formò anche dante, la società medievale era la società del fine e degli obiettivi. Dagli studi condotti il medioevo si presenta come società organica per antonomasia. Cos’è la società organica? Organon parola greca che indica il funzionamento armonioso di una struttura all’interno del quale ogni parte concorre al fine complessivo. In epoca medievale la società era concepita come una struttura vivente nella quale ogni ruolo aveva un fine, un obiettivo che contraddistingueva l’uomo dai suoi simili all’interno di una struttura urbana, castello ecc. Una società organica appunto in cui ogni ruolo era più importante di un qualsiasi capriccio momentaneo, di qualsiasi attività non legata al raggiungimento dell’obiettivo della singola persona. Nel libro espone la tesi e poi il contraddittorio. Il filo conduttore che lega il prologo al pensiero successivo è dato dalla riscoperta delle radici umane che da tommaso a oggi hanno toccato i vertici del pensiero, le basi storiche dell’essere un uomo (fine, azioni buone) da tommaso sono arrivate alla società odierna. Riprendere queste tematiche eviterebbe il nostro essere dei consumatori. Scrive la summa theologiae sulla base della dottrina aristotelica, sulle sacre scritture e sui fondamenti classici greci e latini. Lo studio della summa ci permette di riscoprire i valori della tradizione cristiana su cui si basa la nostra identità occidentale che ormai sono andati perduti in quanto il mondo contemporanea è sempre più distratto dai dogmi imposti dalla società. Ci invita a guardare oltre l’immediato e a ricercare il fine ultimo a cui tutto tende. La metodologia tomista è un modello di rigore logico e argomentativo ancora attuale. La visione teleologica a cui si rifà tommaso, implica la credenza di un fine ultimo a cui tutto tende, questa prospettiva si contrappone alla visione materialistica e meccanicistica della storia che riduce tutto a un insieme di cause ed effetti, la visione teleologica invece offre un senso di direzione e di scopo che può aiutare a dare significato alla vita umana. Poesia
La poesia nel tardo medioevo aveva una funzione civile, comunitaria e formativo, a partire dal XIII secolo si amplia di significati storici, culturali e simbolici. Si distinguono due tipologie di poesie:
basato sul rispetto delle differenti e reciproche identità. Fu il primo tentativo di intavolare un dialogo basato sul rispetto ed evitare l’utilizzo delle armi 1252-1256 Tommaso a Parigi, in un contesto delicato in quanto la città che ospitava la più importante università di teologia. La città era oggetto di diverse contese in particolare quelle che appartenevano a un diverso contesto religioso. Importanza di Guglielmo di saint-amour il quale si scontrerà con Tommaso d’Aquino Nel medioevo si cerca di conciliare la parola di Dio con una serie di situazioni tipo che potevano servire da ispirazione al futuro domenicano o francescano oltre che aiutare a definire i ruoli. (scabino=giudice di corte; siniscalco=maestro di case feudali, reali, imperiali) Priva di diventare maestro Tommaso ebbe un periodo di apprendistato come formatore all’interno del convento per coloro desiderosi di appartenere all’ordine domenicano. (collegio= cum lego luogo in cui le persone leggono insieme, luogo finalizzato alla formazione. Nel medioevo si carica di un altro significato basato su regole comuni) il collegio di Tommaso era quello di san Giacomo. Testi patristici: studio del pensiero, della dottrina, degli scritti dei padri della chiesa. Studio fondamentale in quanto i padri erano contemporanei o di poco posteriori a Gesù. Verità rivelata-azione intellettuale è una relazione capace di creare una maggiore armonia per il bene di tutti noi. I contrasti concepivano diversamente anche l’esistenza. Nel momento della morte 1274 Tommaso desidera bruciare tutti i suoi testi come accadde a boccaccio. Ricordiamo che detiene il record tra tutti i letterati medievali ad aver lasciato il maggior numero di scritti. Nella seconda metà del 200 la fede cristiana inizia a porsi al di sopra dell’islamismo? 06/12 – seminario Sin dagli albori l’intero percorso del genere umano è stato caratterizzato dal fare in particolare, la civiltà occidentale è sempre stata la civiltà dell’homo faber. Il medioevo è caratterizzato dal fare che non aveva ancora raggiunto il controllo assoluto da parte dell’uomo del mondo. Questo continuo processo creativo è stato espletato sul piano delle dottrine politiche, sulle costruzioni materiali. L’essere faber toccava vari ranghi della società. Il medioevo è stato sempre rappresentato come età di ripieno, di decadenza assoluta perché assoggettata alle leggi religiose cristiane. In realtà è stata un’età di innovazioni tecnologiche quali gli occhiali, le tecnologie nautiche che hanno consentito la scoperta dell’America, innovazioni negli scambi commerciali. Una delle cose più importanti dell’età è che nonostante si trattasse di regni di terra basate sull’agricoltura si sviluppano realtà in contatto con città di mare quali Costantinopoli, il mondo arabo, l’islam. È proprio attraverso gli scambi monetari che vediamo un legame tra queste città e il mondo arabo. Nel medioevo troviamo realtà che operavano in culture che nel mondo antico non esistevano.
Senza il medioevo non avremmo gli sviluppi in vari campi soprattutto economici ma anche sul piano monetario è proprio in questo periodo che nasce la lettera di cambio attuale assegno. Ci sono nell’età molti aspetti che non sono stati considerati, aspetti tramite i quali si sono raggiunti livelli altissimi fondamentali alla nascita di pensieri quali quelli di Tommaso d’Aquino in cui la logica tanto ignorata e considerata unica prerogativa del mondo antico è stata invece fonte di sviluppi. L’età logica medievale parte già nel tardo antico, non si è fermata solo alla logica pura ma ha portato a cambiamenti nel campo logico diventando la base dei dibattiti sull’universo. Per esempio, la nascita delle lingue ha avuto un forte sviluppo organizzativo. Si inizia a capire l’importanza della lingua letteraria è ciò che fa Dante, gli spagnoli con Alfonso X dove nasce il castigliano. Il caso italiano Nel IX-X-XI secolo l’Italia ha già delle prerogative offuscate dalla storia meridionale come la nascita della scuola medica salernitana. Ci accorgiamo che il sud è una grande realtà di mare già dal X secolo come Amalfi, Salerno, Napoli città che in questo periodo erano sottomesse al ducato longobardo di cui si liberano con il supporto bizantino. Amalfi è una città che, rispetto a Genova e Venezia colpite da una fase di declino, si sviluppava nel mondo bizantino. La scuola medica salernitana è sconosciuta fino all’Ottocento inoltrato, momento in cui si è a conoscenza dell’istituzione (è la prima in cui si cominciava a studiare la fisica aristotelica in greco). È una realtà in cui si conosce il greco proprio perché era una realtà di mare. Un capostipite è Costantino l’Africano ma anche Giovanni planetario. Non era una scuola istituzionalizzata. A partire dalla conoscenza di questa scuola nascono le scuole mediche nordiche di bologna, monte pellier, padova ecc. 18/ In quale misura essere membro dell’ordine domenicano è stato determinante nell’eredità di Tommaso? Nel momento in cui l’ordine domenicano ricevette un’approvazione dal papa a patto di osservare le linee guida definite. Il carisma proprio dell’ordine domenicano si espletava attraverso le Costitutiones ossia le norme che determinavano la vita dei monaci esposte nei capitoli generali che stabilivano le norme a cui si rifacevano i monaci (promulgate dal 1821). L’ordine domenicano è stato il primo ordine ad attuare per legge la rotazione dei ruoli(?). A una società come la nostra nella quale la democrazia è vista come la forma di governo più equilibrata in cui non vengono messi in discussione i caratteri principali, si contrappone il pensiero medioevale… Nel momento in cui si fondava un ordine monastico la regola che doveva regolare la vita dei membri non veniva immediatamente approvata, dunque, in attesa che una congregazione potesse essere riconosciuta tale dal pontefice vigeva una regola precedentemente approvata ossia la regola di sant’Agostino che serviva da ispirazione a quanti volessero condurre una forma di vita comunitaria. In epoca medievale far parte di una delle mille forme del laicato era quotidiano, si faceva parte delle confraternite che facevano le processioni per rappresentare le varie arti, dei terzi ordini, cioè, coloro che non prendevano i voti, fare parte di un’espressione della vita religiosa corrisponde alle attuali attività quotidiane. Una volta che una fondazione aveva successo e si affermava si differenziava dalle altre per il suo carisma diverso in ogni ordine. Il medioevo è stata l’epoca del Noi che nel caso di Tommaso era la vita in un ordine mendicante in cui si tiene alle esigenze degli altri, si mette da parte se stessi. È l’epoca dei simboli (dal greco συμβάλλω , cioè “accostamento”, “mettere insieme”) sono segni corrispondenti a valori universali o particolari. Il modo del medioevo era basato su un assioma, quello che si vede è rimandato a una realtà, il mondo non è solo ciò che si vede davanti a noi.