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Appunti lezione di pedagogia generale focus sul filosofo dell’ educazione John Dewey
Tipologia: Appunti
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22/11/2023 (terzo ciclo)
Nasce nella seconda metà del 19 secolo. Vive 90 anni e vede un secolo ricco di cambiamenti. Lui è definito un filosofo dell’educazione, appartiene alla tradizione empirista. È esponente della corrente del pragmatismo, grazie alla quale si rinnova la visione dell’empirismo. Dewey è un pedagogista, le sue opere hanno influenzato e trasformato il dibattito pedagogico e hanno rinnovato profondamente le teorie pedagogiche. La sua prospettiva muove dal campo della filosofia per dedicarsi a riflessioni che riguardano l’educazione. La sua sensibilità è rivolta alla formazione di chi insegna — questo deriva dal suo percorso che lo vede insegnare in ambito universitario. Il punto di svolta in cambio pedagogico è legata al suo passaggio alla teacher’s college presso la Columbia University di NY, dove insegna fino al 1929 per formare insegnanti.
Dewey è un filosofo appartenente alla realtà degli Stati Uniti d’America. La dimensione geografica culturale è molto rilevante rispetto all’elaborazione di un pensiero e di teorie che interpretano la realtà. L’essere americano ha una rilevanza nel modo in cui si approccia a interpretare la realtà. È vicino a William James e Charles Pierce, che creano la prospettiva pragmatica. Pragmatismo: nell’ empirismo. Il centro è il tema dell’esperienza. L’elemento introdotto dai pragmatisti è il fatto che l’essere vivente è in un rapporto dinamico e conflittuale con l’ambiente. In questa prospettiva il soggetto è pensato come componente attiva nel rapporto con il mondo, e l’esperienza non si gioca solo dentro un meccanismo di impressione che viene dai nostri sensi, ma entra in gioco una componente attiva data dal pensiero. La questione è: in che modo noi conosciamo? Secondo gli empiristi la conoscenza è esito di idee a partire da ciò che si esperisce concretamente, arriva attraverso la dimensione sensibile. La conoscenza mette il soggetto in posizione passiva, perché il soggetto subisce l’esperienza sensibile e da lì forma le idee (la mia esperienza sensibile mi permette di elaborare un’idea di ciò che io percepisco a livello sensibile, le mie idee sono determinate quindi da ciò che percepisco. Il pensiero è conseguente all’esperienza che faccio). Locke afferma che l’intelletto è inizialmente passivo, perché noi possiamo formarci delle idee a partire da ciò che esperiamo. I pragmatisti introducono un elemento dì innovazione, che sposta la centratura del discorso sull’interazione tra corpo e mente: la mente ha una funzione attiva. È lo strumento che usciamo per conoscere. La mente permette di elaborare ciò che si esperisce, e la conoscenza è il prodotto di questa combinazione. Le idee non sono uguali all’esperienza, è la mente che trasforma il tutto in concetti.
Dewey ha una posizione particolare nel pragmatismo, ed è lo strumentalismo. L’attività mentale è strumento dell’elaborazione dell’esperienza, e questo implica una lettura della conoscenza come qualcosa che deve essere funzionale, cioè il nostro intelletto ci aiuta a elaborare le esperienze per trovare soluzioni che permettano di agire. In questo senso è strumentale, cioè è funzionale all’elaborazione degli elementi che ci permettono di intervenire sul reale e agire. La formazione e l’educazione sono necessarie affinché un soggetto possa essere capace a intervenire alla realtà. È centrale il rapporto tra il soggetto e l’ambiente: lui è uno dei primi pensatori che applicano le proprie ipotesi filosofiche al campo educativo che mette al centro
la questione della complessità del reale. La realtà non è schematizzabile, è una realtà complessa in cui c’è un intreccio continuo tra i diversi ambienti.
Concetto di transazione: applicato al rapporto tra il soggetto e l’ambiente. Uomo è in rapporto di transazione con i contesti nei quali vive, cioè scambio attivo e continuo per il quale il soggetto e l’ambiente si dominano a vicenda. L’uomo agisce sull’ambiente e lo trasforma e al tempo stesso l’ambiente trasforma l’uomo. L’educazione si gioca in una dimensione transazionale, e Massa stesso afferma che c’è un livello del dispositivo transazionale, definito in base a questa concezione. Non siamo mai indipendenti dal contesto nel quale avviene l’esperienza.
ESPERIENZA (Etimologia)
Dimensione in cui dobbiamo metterci in pericolo, affrontare qualcosa di cui non abbiamo esperienza, ci esponiamo e mettiamo alla prova. Quindi l’esperienza rimanda a un pericolo, vivere ci espone necessariamente a dei rischi. L’educazione ha a che fare con questa dimensione del rischio, affinché ci sia un cambiamento dobbiamo transitare da una zona pericolosa. Se è educazione ci induce a prendere contatto con zone pericolose, quelle che non ci fanno stare protetti. L’educazione è la predisposizione di un contesto che pone le condizioni affinché si possa fare un’esperienza controllata, non espone completamente al pericolo. Il lavoro educativo si gioca tra la dinamica del creare situazione che possano mettere in pericolo (oltre lo scontato e il ciò che c’è) ma al contempo lo dovrebbe fare attraverso un setting che non espone totalmente i soggetti a qualcosa di non controllabile. Dewey pone la questione: l’esperienza è sempre educativa? Secondo lui è importante arrivare a definire una teoria dell’esperienza educativa e le sue teorie sono fondate sul fatto che le teorie sulla pedagogia del tempo mostrano un modello di educazione tradizionale che fa a meno dell’esperienza. Per Dewey l’esperienza è un processo attivo che riguarda l’interdipendenza tra l’individuo e il suo ambiente. Il soggetto non può essere concepito in modo passivo.
Dewey è bandito durante il ventennio in Italia, sotto il regime dittatoriale fascista, infatti le sue opere sono tradotte solo dopo la seconda guerra mondiale.
Dewey sente l’esigenza di precisare la sua prospettiva (ora 1.18)
Ma che cos’è esperienza educativa? “Esperienza e educazione” ha la funzione di arrivare a precisare cosa si deve propriamente intendere quando si dice che c’è un nesso tra educazione ed esperienza, quando si definisce un’esperienza educativa. Bisogna definire una teoria dell’esperienza educativa, non bisogna assumere che qualsiasi esperienza sia educativa. Credere che ogni educazione autentica proviene dall’esperienza non significa già che tutte le esperienze siano genuinamente o parimenti educativa Ci sono esperienze educative.
Quando un’esperienza è propriamente educativa? Che cosa propriamente possiamo intendere come esperienza educativa (dalle risposte in aula, emerge una dimensione sociale (valoriale) e una individuale)
È diseducativa ogni esperienza che possa fornire ogni esperienza che limita l’esperienza interiore: quando un’esperienza produce INCALLIMENTO (staticità, il soffitto non va avanti e non c’è progressione). Un’esperienza è educativa nel momento in cui essa favorisce un’esperienza ulteriore, quando cioè consente di tornare su ciò di cui ho fatto esperienza perché questo mi possa servire per ciò che avverrà dopo. A partire da questa specificazione Dewey delinea i principi portanti che rimandano a una progettazione educativa che sia centrata appunto sull’esperienza come dimensione chiave e fondamentale.
Non è che nella scuola tradizionale non ci siano esperienze, il problema è capirsi su che tipo di esperienza avviene nell’educazione tradizionale. La questione è la qualità dell’esperienza , non è sufficiente preparare l’esperienza che risponda a un criterio pedagogico efficace, cioè limitarsi a fare un’esperienza. L’efficacia di un’esperienza dipende dalla qualità. Quanto quell’esperienza può lavorare su
Fulcro: l’esperienza è il motore del processi formativi
L’esperienza è educativa se sa influenzare le esperienze successive. Noi non possiamo però né prevedere né conoscere gli effetti che avrà. Al tempo stesso non c’è progettualità se non cerco di immaginare i possibili effetti che avrà l’esperienza educativa (tratto intrinseco alla dimensione educativa)
Il problema non è limitato a progettare esperienze piacevoli, non è sufficiente la piacevolezza e un’esperienza che ci fa stare bene in quel momento. Ci deve essere anche una dimensione di quanto quell’esperienza è costruttiva per ciò che, rispetto al soggetto, sarà poi. Disporre le cose: in questa frase risuona una dimensione interessante, disporre le cose fa emergere la questione del dispositivo. Il dispositivo rimanda a una disposizione degli elementi strutturali che favoriscono una certa esperienza. Noi non possiamo avere la pretesa di accedere alla dimensione più interiore dei soggetti, che sono portatori della loro storia e vivono nei contesti educativi con le loro storie e psicologie. Noi possiamo lavorare sul favorire una certa espressività, esperienze che permettono anche di prendere contatto con dimensioni profonde, ma non possiamo sapere davvero come queste operano nei soggetti. Ciò su cui si può agire è la disposizione delle cose, insieme degli elementi che configurano l’esperienza educativa (spazio, tempo, oggetti), ciò su cui l’educatore può avere controllo.
Dewey dice che per definire l'esperienza educativa bisogna rintracciare degli elementi riconoscibili e che ci permettono di descrivere un'esperienza educativa. Per essere educativa deve avere una qualità data dalla piacevolezza dell'esperienza e che possa produrre degli aspetti che saranno utili nelle esperienze successive, quindi ha generato degli apprendimenti. Lui dice che noi siamo sempre in progressione, anche la società come dice il positivismo anche se lui in alcuni aspetti prende le distanze da esso. L'educazione favorisce la crescita, quindi la progressione e quindi un’esperienza è educativa se è utile a questo processo. La prospettiva che apre Dewey rispetto a mettere al centro il tema dell'esperienza per capire cos'è un aspetto educativo è fondamentale. L'educatore professionale non è soltanto qualcuno che è piegato sull'esperienza che è chiamato ad eseguire, ma lui è anche soggetto professionista che pensa all'esperienza e la progetta, Dewey dice che dobbiamo sapere su cosa dobbiamo agire affinché l'esperienza possa essere considerata educativa, dobbiamo saper disporre le cose. (PROGETTARE, METTERE IN PRATICA ATTRAVERSO A DELLE TECNICHE E METODI). SENZA ESPERIENZA NON C'E' EDUCAZIONE (cosa molto ovvia ma va sempre considerata) Dobbiamo essere capaci anche a pensarla l'esperienza.
24/11/
Con Dewey c’è una prima apertura su come l’esperienza educativa abbia a che fare con una struttura materiale. Dewey sottolinea che ciò che possiamo intendere quando ci riferiamo al processo educativo, il soggetto ha a che fare con le condizioni materiali MIN 2
L’educazione è svolgimento dentro mediante e per esperienza, in riferimento al fatto che è in un processo caratterizzato dalla possibilità di esperire e provare. L’educazione è svolgimento
siamo modificati e modifichiamo. L’esperienza riguarda l’interazione del soggetto con il contesto. “L’esperienza non si compie nel vuoto, ci sono fonti di esperienza fuori dell’individuo”-> c'entra l’educazione scolastica su qualcosa che deve andare a modificare i soggetti senza tener conto che è sempre un’esperienza che implica il contesto, significa non ottenere esperienze educative autentiche. Le dimensioni oggettive sono modificate in base all’esperienza, a ciò che accade. Condizioni oggettive -> rimandano a quegli elementi che costituiscono materialmente una situazione e hanno a che fare tanto con elementi materiali quanto con i soggetti, che possono essere una condizione oggettiva, cioè le singolarità individuali, con vissuti rappresentato una condizione che agisce sulla situazione. Un’esperienza educativa non si dà avendo soggetti tutti uguali o omologati. Non si puoi agire su condizioni che riguardano le singolarità e soggettività -> NON LO SO CIRCA MIN 26. L’educatore deve essere attento non solo al principio generale della formazione dell’esperienza mediante le condizioni circostanti, ma deve anche riconoscere le condizioni che facilitano l'esperienza conducenti alla crescenza-> in relazione a chi abbiamo di fronte, l’esperienza deve essere indirizzata al favorire una crescita. L’educatore deve conoscere bene le condizioni a partire dalle quali si progetta un’esperienza, ma nel momento in cui si è nell’esperienza bisogna essere capaci di quali condizioni possono favorire un cambiamento.