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JOHN DEWEY METODO EDUCATIVO, Appunti di Pedagogia

Metodo educativo di John Dewey

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 07/12/2020

irene.mancuso
irene.mancuso 🇮🇹

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JOHN DEWEY
John Dewey nasce negli Stati Uniti nel 1859. Ebbe la fortuna di crescere in una
famiglia piena d’amore e in una società multietnica. Il padre era un uomo alla mano,
di cuore, generoso; egli voleva che chiunque godesse della propria libertà, poiché
grazie a questa possiamo capire chi è l’uomo e correggerlo. La madre era rigida,
severa, molto ossessiva nei confronti dei figli. I figli ebbero un’educazione imposta:
bisognava credere in Gesù, erano costretti ad andare in chiesa e a recitare il vangelo.
Dewey, già da adolescente inizia a maturare una coscienza sociale basata sul
concetto di libertà, in cui tutti gli individui godono dell’uguaglianza dei diritti.
Successivamente inizia a maturare la struttura di quel che verrà chiamato
PRAGMATISMO (corrente filosofica secondo cui la pratica esercita un primato sulla
teoria).
Egli nasce e muore filosofo. Le teorie educative, secondo Dewey, derivano dalla
filosofia. Crea quindi una pedagogia legata alla filosofia.
Il suo obiettivo è quello di costruire una società DEMOCRATICA, dunque basata sulla
libertà e per questo mira a trasformare il soggetto in individuo, modificando
l’educazione informale in educazione formale. Tutto ciò può avvenire nella SCUOLA
ATTIVA (di cui è il fondatore) dove al centro dell’insegnamento c’è il bambino e non
l’insegnante, come avviene invece nella scuola tradizionale, e INCLUSIVA.
La scuola ha gli strumenti per lavorare la mente del bambino, cioè lavorare sulla sua
intelligenza. E’ importante lavorare sulla sua mente poiché esso diventerà il futuro
cittadino. La scuola attiva pensa al bambino, lo potenzia, lo aiuta, porta tutti allo
stesso punto di acculturazione.
La prima cosa che l’educazione deve guardare è l’agire umano del singolo individuo
all’interno della società, la quale è lo specchio della nostra educazione.
Dewey è riuscito a trasformare in maniera positiva l’educazione informale in una
sorta di educazione formale, basata sulla TEORIA SOCIALE, che si occupa delle
problematiche dell’individuo, il quale vive nella società ed è figlio e padre di essa.
Il suo metodo educativo si basa sull’esperienza. Egli sostiene che è fondamentale
per capire chi è l’individuo e portarlo fuori dallo stato di soggettività, l’esperienza
(secondo il filosofo) è la chiave per trasformare la società e renderla libera,
democratica. Quando si trasmette qualcosa all’altro, la scuola deve garantire libertà
al bambino, ci deve essere la cura della libertà per trasformarla in libertà autentica
(garantire che un individuo possa essere utile a tutti gli altri individui). Dunque, cura
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JOHN DEWEY

John Dewey nasce negli Stati Uniti nel 1859. Ebbe la fortuna di crescere in una famiglia piena d’amore e in una società multietnica. Il padre era un uomo alla mano, di cuore, generoso; egli voleva che chiunque godesse della propria libertà, poiché grazie a questa possiamo capire chi è l’uomo e correggerlo. La madre era rigida, severa, molto ossessiva nei confronti dei figli. I figli ebbero un’educazione imposta: bisognava credere in Gesù, erano costretti ad andare in chiesa e a recitare il vangelo. Dewey, già da adolescente inizia a maturare una coscienza sociale basata sul concetto di libertà, in cui tutti gli individui godono dell’uguaglianza dei diritti. Successivamente inizia a maturare la struttura di quel che verrà chiamato PRAGMATISMO (corrente filosofica secondo cui la pratica esercita un primato sulla teoria). Egli nasce e muore filosofo. Le teorie educative, secondo Dewey, derivano dalla filosofia. Crea quindi una pedagogia legata alla filosofia. Il suo obiettivo è quello di costruire una società DEMOCRATICA , dunque basata sulla libertà e per questo mira a trasformare il soggetto in individuo, modificando l’educazione informale in educazione formale. Tutto ciò può avvenire nella SCUOLA ATTIVA (di cui è il fondatore) dove al centro dell’insegnamento c’è il bambino e non l’insegnante, come avviene invece nella scuola tradizionale, e INCLUSIVA. La scuola ha gli strumenti per lavorare la mente del bambino, cioè lavorare sulla sua intelligenza. E’ importante lavorare sulla sua mente poiché esso diventerà il futuro cittadino. La scuola attiva pensa al bambino, lo potenzia, lo aiuta, porta tutti allo stesso punto di acculturazione. La prima cosa che l’educazione deve guardare è l’agire umano del singolo individuo all’interno della società, la quale è lo specchio della nostra educazione. Dewey è riuscito a trasformare in maniera positiva l’educazione informale in una sorta di educazione formale, basata sulla TEORIA SOCIALE , che si occupa delle problematiche dell’individuo, il quale vive nella società ed è figlio e padre di essa. Il suo metodo educativo si basa sull’ esperienza. Egli sostiene che è fondamentale per capire chi è l’individuo e portarlo fuori dallo stato di soggettività, l’esperienza (secondo il filosofo) è la chiave per trasformare la società e renderla libera, democratica. Quando si trasmette qualcosa all’altro, la scuola deve garantire libertà al bambino, ci deve essere la cura della libertà per trasformarla in libertà autentica (garantire che un individuo possa essere utile a tutti gli altri individui). Dunque, cura

significa essere attenti alla nostra individualità per essere d’aiuto per tutti gli altri. La libertà autentica è quella che promuove la scuola democratica. Dewey non è contro l’educazione informale, ma sostiene che essa formi il bambino in maniera grezza e va compresa. Bisogna lasciare il bambino libero, in modo che lasci sfogo a ciò che è lui realmente e solo attraverso l’osservazione possiamo capire che tipo di educazione informale esso ha ricevuto. Attraverso l’osservazione si può costruire un percorso di individualizzazione , cioè io docente devo assicurarmi di far apprendere ai discenti ogni sapere e devo essere paziente affinchè tutti raggiungano il medesimo obiettivo. Dewey scrive THE NEW PSYCHOLOGY , nel quale ci parla della nuova psicologia detta PSICOLOGIA FUNZIONALE. Mentre la psicologia tradizionale si basava solamente sull’osservazione e dunque sull’astratto, su mera intuizione, la psicologia funzionale si basa su principi veri, sulla sperimentazione. E’ qui che Dewey evidenzia l’importanza della pratica (pragmatismo) ed inizia a costruire il metodo educativo deweyano -> obiettivo società democratica. Per educare l’individuo si deve necessariamente tener conto non solo dell’osservazione, ma anche della vita psichica, bisogna capire come lavora la mente del discente che si ha davanti, dunque è fondamentale capire come funzionano il cervello e l’agire umano. L’elemento psicologico che Dewey impone nella formazione dell’educatore è quello di capire perché quell’individuo agisce in quella determinata maniera. La nuova psicologia è l’unica che può spiegare la condizione esistente tra anima e corpo. Dewey ritiene l’anima e il corpo un’ unica dimensione : quando il sistema mentale lavora in maniera coordinata al sistema fisico e viceversa si genera un lavoro armonico, sinergico, ovvero un lavoro organico. Questo intervento prima interno e poi esterno si chiama relazione. L’esperienza è sempre legata alla realtà. Ogni azione dà vita ad una reazione: STIMOLO-AZIONE-REAZIONE = ESPERIENZA. Da questa trilogia nasce l’esperienza. Spesso la mente e il corpo si disconnettono, capita così che la mente non faccia agire il corpo secondo le leggi giuste. Attraverso l’agire io posso capire cosa non va nella relazione interna del bambino, cosa c’è nel cervello che non fa funzionare bene le azioni. L’idea di Dewey era quella di capire come mai il bambino avesse difficoltà ad apprendere. Egli sostiene che tra anima e corpo ci sia un principio di sana continuità, che lega l’individuo alla società. Se io agisco in maniera sana produco beneficio alla società, se io non ascolto l’esperienza che in quel momento si auspica produco un arresto alla società. Di conseguenza se agisco in maniera istintiva sto rispondendo

La TEORIA DELL’ARCORIFLESSO nasce per sviluppare in maniera pratica quanto Dewey ha detto in Soul and Body e mira anche ad approfondire il lavoro di William James chiamato i PRINCIPI DI PSICOLOGIA, nel quale descrive la vita dell’uomo come un flusso di sensazioni che si susseguono compenetrandosi le une con le altre, oltre al flusso di sensazioni c’è anche il flusso di coscienza. Attraverso questo studio genetico-funzionale William James mostra un’organizzazione metodologica tra il corpo e l’anima, una collaborazione perfetta, reale, tra la coscienza e le sensazioni. Egli dimostra che l’anima e il corpo sono dimensioni che collaborano. Il metodo educativo deve essere facilmente dedotto dall’insegnante attraverso il comportamento dell’individuo, dalla sua esperienza, dal lavoro che fa la mente con il corpo e viceversa. Il bambino deve essere formato attraverso l’uso dell’esperienza.