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Kant e il Criticismo: critica della ragion pura, critica della ragion pratica e critica del giudizio
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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L’ intelletto , secondo Kant, non è puramente ricettivo e non è puramente creativo, contiene elementi a priori non ricavabili dall’esperienza. Il problema di come noi conosciamo le cose coincide con il problema del criterio con il quale si connettono soggetto e predicato. La connessione può essere di due tipi: analitica o sintetica. ● GIUDIZIO ANALITICO A PRIORI : il predicato esprime qualcosa che è già contenuto nel soggetto, la loro connessione è pensata per identità (es. Tutti i corpi sono estesi ); ● GIUDIZIO SINTETICO A POSTERIORI : il predicato contiene qualcosa che non è compreso nel soggetto, ed è ad esso collegato in forza dell’esperienza (es. Tutti i corpi sono pesanti ); ● GIUDIZIO SINTETICO A PRIORI : il predicato non è già compreso nel soggetto, e tuttavia è collegato ad esso in modo universale e necessario. GIUDIZIO SINTETICO A PRIORI Kant concorda con Leibniz nel ritenere che la conoscenza scientifica sia universale e necessaria, e che quindi non possa essere fondata empiricamente. L’esistenza dei giudizi sintetici a priori è testimoniata dalla matematica: ● aritmetica: 2+2= ● geometria: la linea retta è la più breve tra due punti Inoltre ritiene che il problema della conoscenza non può essere risolto nel campo del razionalismo. Occorre mostrare come sia possibile una conoscenza a priori e costituita a partire dall’esperienza. TRASCENDENTALE Trascendentale è ogni tipo di conoscenza che si occupa del modo di conoscenza degli oggetti, in quanto deve essere possibile a priori. Trascendentale indica l’elemento dell’ a priori che fonda una conoscenza oggettiva. Si oppone a empirico perché non ha origine da un’esperienza sensibile, si oppone a trascendente perché indica una modalità di conoscere basata sull’esperienza. Con il trascendentale non conosciamo le cose ma compiamo un’indagine sul modo di conoscere le cose. Kant si chiede come sia possibile avere una conoscenza oggettiva delle cose, in quanto non esiste un oggetto di cui noi non facciamo esperienza. Per prima cosa Kant indaga la conoscenza sensibile : gli oggetti ci vengono dati attraverso la sensibilità , ovvero la capacità del soggetto di avere sensazioni. In particolare l’oggetto sentito è rappresentato in modo immediato dall’ intuizione , il fenomeno invece è l’oggetto rappresentato nell'intuizione empirica e ha due componenti: ● materia : contenuto della sensazione ● forma : collegamento dei dati sensibili Se si astrae la materia dall’intuizione empirica si ricava l’ intuizione pura , che è la forma a priori della sensibilità. Le sue forme pure sono: ● spazio : condizione soggettiva della sensibilità ● tempo : forma in cui il soggetto intuisce le proprie modificazioni interne La nostra conoscenza è la sintesi tra i dati della sensibilità e le forme a priori che strutturano tali dati. Gli oggetti conosciuti sono fenomeni , non sono quindi cose come sono in se stesse. La Logica trascendentale estende l’esame alla conoscenza intellettuale. Le due grandi fonti di conoscenza sono l’intelletto e la sensibilità. Con la sensibilità gli oggetti ci vengono dati, con l’intelletto vengono pensati. Vengono pensati attraverso dei contenuti (altrimenti sarebbero vuoti) e le intuizioni ci vengono date attraverso i concetti (altrimenti sarebbero cieche), la conoscenza scaturisce solo dalla loro unione. Ne L’Analitica dei concetti Kant scompone l’intelletto in categorie. Le categorie sono funzioni a priori dell’intelletto, grazie alle quali l’intelletto istituisce tra gli oggetti connessioni per formulare un giudizio. Kant utilizza il termine deduzione nella sua accezione giuridica e dice che non possiamo rappresentarci qualcosa senza averlo prima unificato già da noi. Il principio di unificazione è, secondo Kant, l’ IO PENSO , che accompagna ogni rappresentazione. Con lo schematismo trascendentale l’intelletto lavora attraverso schemi. Lo schema è prodotto dell’immaginazione e grazie all’immaginazione proiettiamo gli oggetti nell’intuizione. Lo schema fa da ponte tra l’intuizione e il concetto e attraverso il tempo si opera la loro sintesi.
Gli oggetti dell’esperienza sono fenomeni, ovvero oggetti che ci sono dati nell’intuizione spazio-temporale. Il noumeno, d’altra parte, serve a definire i limiti della conoscenza. Nel senso negativo, il noumeno qualifica la cosa, come è in sé. Nel senso positivo, il noumeno è l’oggetto dell’intuizione intellettuale. Kant accetta il senso negativo del termine. Ne La Dialettica trascendentale la protagonista è la ragione (conoscenza di ciò che va oltre l’esperienza). La ragione opera con le idee. Le idee principali e più importanti sono 3: ● idea dell’anima (soggetto assoluto e incondizionato) ● idea di Dio (condizione assoluta) ● idea di mondo (totalità dei fenomeni) Le idee vanno usate in modo corretto. La ragione con le idee può estendere il suo campo dell’esperienza, pur sapendo di non poter attingere alla totalità. Le idee, in questo modo, diventano uno stimolo per una conoscenza scientifica.
Il compito di una filosofia della morale è quello di compiere un’ indagine critica circa i fondamenti della moralità. Questa indagine è volta a determinare le condizioni di possibilità della conoscenza oggettiva , si tratta così di definire le condizioni formali. Kant parla di legge morale , che dice ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ogni soggetto determina la propria volontà in base a dei principi che Kant chiama massime. La massima è un principio soggettivo, la legge morale contiene una determinazione della volontà che viene riconosciuta come oggettiva. Le dottrine morali sono tutte ugualmente insoddisfacenti perché fanno appello all’esperienza: dall’esperienza non si può mai ricavare una legge. Perciò la moralità non può essere a priori, solo la ragione detta le leggi della volontà. Inoltre non è il concetto di bene a determinare la legge morale, al contrario è la legge morale che rende possibile il concetto di bene. In questo modo Kant esclude diversi comportamenti dalla sfera della moralità che spesso vengono considerati buoni. Ad esempio se si pensa ad un’azione caritatevole, la volontà è dettata da un principio non universale e non necessario; l’azione è voluta solo ed esclusivamente per il dovere. Kant definisce il dovere come la necessità di compiere un’azione per rispetto alla legge morale, la quale nell’uomo assume la forma di un’obbligazione. L’uomo è: ● titolare di una volontà pura : determinata a priori ● è condizionato da impulsi Nell’uomo la coincidenza tra massima e legge morale consiste nell’obbedienza di un imperativo morale. IMPERATIVO CATEGORICO E LE SUE FORMULAZIONI L’imperativo è una forma di obbedienza che si esprime con la parola dovere e si divide in: ● imperativo ipotetico: grazie al quale si agisce bene se si agisce con mezzi adeguati ai fini ( se vuoi x fai y ) ● imperativo categorico: riguarda l’intenzione La prima formula dice come determinare la propria volontà e fornisce un criterio per decidere circa la moralità di un’azione, nel momento in cui una massima può essere pensata come legge. La seconda formula dice di agire pensando all’umanità solo come fine e mai come mezzo. La terza formula dice che l’uomo è legge a se stesso, in quanto razionale. L’unico sentimento morale che Kant accetta è il rispetto. Grazie al rispetto l’uomo può sentire una dimensione della propria vita più alta. LA LIBERTA’ COME CONDIZIONE DELLA POSSIBILITA’ DELLA MORALITA’ L’elemento di unione tra legge morale e volontà è la libertà , intesa come autonomia. La libertà può rendere possibile l’imperativo categorico ed è un’idea della ragione. E ciò che ci rivela la realtà della libertà è la legge morale stessa. Tu devi, quindi tu puoi è la certezza che deriva dall’imperativo morale, ed è la certezza che riguarda l'oggettività pratica dell'idea di libertà. Kant distingue il fenomeno dal noumeno. In particolare l’uomo come fenomeno è determinato dalla causalità naturale, in quanto essere dotato di volontà è capace di libertà e autonomia. Inoltre vi è un regno dei fini , ovvero un mondo di cui fanno parte tutte le volontà abitato da uomini cooperanti per un fine comune. Non è un mondo che si può conoscere ma è una prospettiva da assumere per condurre una vita morale.