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Karl Buhler - profilo, Dispense di Linguistica

Breve profilo di Buhler, con biografia e principali tratti del pensiero

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 11/06/2021

Lausss19
Lausss19 🇮🇹

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Karl Bühler
Nato nel 1879 a Meckesheim, non lontano da Heidelberg, frequentò l’università di Freiburg i. Br.
laureandosi in medicina nel 1903, con una tesi in cui discuteva l’assiomatica della teoria dei colori
di Helmholtz e i limiti di adattamento dell’occhio alla luce e all’oscurità, su base sperimentale. Si
manifestò fin d’allora quell’orientamento allo studio della psicologia, che in effetti lo portò a
iscriversi all’Università di Strasburgo, dove dopo due semestri si laureò in filosofia nel 1904 con
una tesi sulla psicologia di Henry Home. Si connette all’esercizio della professione come medico di
bordo in navigazione il suo studio sulle capacità di orientamento umane e animali, tema non privo
di relazioni con il ruolo della deissi nella comunicazione. La psicologia del pensiero, in particolare
di quello non rappresentativo, resterà un filo conduttore delle sue ricerche, sviluppate nella
prospettiva della scuola di Würzburg (dopo l’abilitazione con Külpe nel 1907) e della
Gestaltpsychologie. Dopo le tappe di Bonn, Monaco, Dresda la sua carriera accademica culmina
nella chiamata all’Università di Vienna (1922-1938) dove diventerà una figura di spicco, capace di
riscuotere grande, internazionale successo di pubblico. Fondatore dell’Istituto di Psicologia di
quell’Università nel 1925, fu interlocutore apprezzato di Agostino Gemelli, impegnato nella
realizzazione del primo laboratorio italiano per l’analisi elettroacustica della voce, nella sede
milanese dell’Università Cattolica.
È la città di Freud e del Circolo di Vienna (B. è amico di Schlick) quella in cui incontra il grande
fonologo Sergeji Trubeckoj, che lo introduce nel Circolo Linguistico di Praga, laboratorio dello
strutturalismo funzionalistico. Nel 1934, due anni prima di pubblicare nei Travaux del Circolo il
saggio qui presentato, Bühler pubblica la sua opera maggiore, la Sprachtheorie: come indicato dal
titolo, si tratta di una teoria, costruita assiomaticamente, che colloca il linguaggio, articolato nei due
campi simbolico e indicale, in relazione al soggetto umano e alle funzioni comunicative, della
manifestazione di sé (si ricordi la Kundgabe della prima ricerca logica husserliana), dell’appello ai
destinatari, ma soprattutto della presentazione (Darstellung) del contesto. Un primo disegno di tale
sistema era già stato pubblicato in un articolo del 1918, e abbozzato in una recensione del 1909.
Decisiva per il convergere della ricerca sul linguaggio l’osservazione del ruolo della sua
acquisizione nello sviluppo infantile, quello dei propri figli non ultimo.
Anche nel caso di Bühler, il trasferimento negli Stati Uniti si spiega con le leggi antisemite che non
risparmiano Vienna e minacciano la moglie, anch’ella psicologa. Dal 1938 al 1963, anno della
morte, la produzione scientifica non è attestata quasi per nulla, complice probabilmente il
contesto comportamentistico della ricerca psicologica d’oltreoceano. Basti pensare alla differenza
d’impianto tra la sua Sprachtheorie e il Language bloomfieldiano, che precede di un solo anno: la
rinuncia programmatica bloomfieldiana a trattare il significato in nome dell’antimentalismo stride al
confronto con il principio bühleriano della rilevanza astrattiva e con la concezione, peraltro
coerentemente non psicologistica, dei fonemi come invarianti. La quarta e ultima sezione della
Sprachtheorie punta a delineare la “successione costruttiva” che dai fonemi, passando per parole e
proposizioni, giunge alla “compagine proposizionale”: a identificare cioè, nel suo farsi, la “struttura
del discorso umano”.
Per una bibliografia di e su Bühler si possono consultare S. Raynaud, Il Circolo Linguistico di Praga (1926-1939).
Radici storiche e apporti teorici, Vita e Pensiero, Milano 1990; Ead., Il funzionalismo praghese e Roman Jakobson, in
G. Bettetini, S. Cigada, S. Raynaud, E. Rigotti (a cura di), Semiotica I. Origini e fondamenti, La Scuola, Brescia 1999,
pp.353-5; A. Eschbach (Hrsg), Bühler-Studien, Suhrkamp, Frankfurt a. M., 1984, 2 voll.; T. Hoskovec (éd.), Karl
Bühler, une théorie du langage redécouverte, “Travaux du Cercle Linguistique de Prague” n.s., 7, Prague 2018, pp.
439.
[S.R.]

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Karl Bühler Nato nel 1879 a Meckesheim, non lontano da Heidelberg, frequentò l’università di Freiburg i. Br. laureandosi in medicina nel 1903, con una tesi in cui discuteva l’assiomatica della teoria dei colori di Helmholtz e i limiti di adattamento dell’occhio alla luce e all’oscurità, su base sperimentale. Si manifestò fin d’allora quell’orientamento allo studio della psicologia, che in effetti lo portò a iscriversi all’Università di Strasburgo, dove dopo due semestri si laureò in filosofia nel 1904 con una tesi sulla psicologia di Henry Home. Si connette all’esercizio della professione come medico di bordo in navigazione il suo studio sulle capacità di orientamento umane e animali, tema non privo di relazioni con il ruolo della deissi nella comunicazione. La psicologia del pensiero, in particolare di quello non rappresentativo, resterà un filo conduttore delle sue ricerche, sviluppate nella prospettiva della scuola di Würzburg (dopo l’abilitazione con Külpe nel 1907) e della Gestaltpsychologie. Dopo le tappe di Bonn, Monaco, Dresda la sua carriera accademica culmina nella chiamata all’Università di Vienna (19 22 - 1938 ) dove diventerà una figura di spicco, capace di riscuotere grande, internazionale successo di pubblico. Fondatore dell’Istituto di Psicologia di quell’Università nel 1925, fu interlocutore apprezzato di Agostino Gemelli, impegnato nella realizzazione del primo laboratorio italiano per l’analisi elettroacustica della voce, nella sede milanese dell’Università Cattolica. È la città di Freud e del Circolo di Vienna (B. è amico di Schlick) quella in cui incontra il grande fonologo Sergeji Trubeckoj, che lo introduce nel Circolo Linguistico di Praga, laboratorio dello strutturalismo funzionalistico. Nel 1934, due anni prima di pubblicare nei Travaux del Circolo il saggio qui presentato, Bühler pubblica la sua opera maggiore, la Sprachtheorie : come indicato dal titolo, si tratta di una teoria, costruita assiomaticamente, che colloca il linguaggio, articolato nei due campi simbolico e indicale, in relazione al soggetto umano e alle funzioni comunicative, della manifestazione di sé (si ricordi la Kundgabe della prima ricerca logica husserliana), dell’appello ai destinatari, ma soprattutto della presentazione ( Darstellung ) del contesto. Un primo disegno di tale sistema era già stato pubblicato in un articolo del 1918, e abbozzato in una recensione del 1909. Decisiva per il convergere della ricerca sul linguaggio l’osservazione del ruolo della sua acquisizione nello sviluppo infantile, quello dei propri figli non ultimo. Anche nel caso di Bühler, il trasferimento negli Stati Uniti si spiega con le leggi antisemite che non risparmiano Vienna e minacciano la moglie, anch’ella psicologa. Dal 1938 al 1963, anno della morte, la produzione scientifica non è attestata quasi per nulla, complice – probabilmente – il contesto comportamentistico della ricerca psicologica d’oltreoceano. Basti pensare alla differenza d’impianto tra la sua Sprachtheorie e il Language bloomfieldiano, che precede di un solo anno: la rinuncia programmatica bloomfieldiana a trattare il significato in nome dell’antimentalismo stride al confronto con il principio bühleriano della rilevanza astrattiva e con la concezione, peraltro coerentemente non psicologistica, dei fonemi come invarianti. La quarta e ultima sezione della Sprachtheorie punta a delineare la “successione costruttiva” che dai fonemi, passando per parole e proposizioni, giunge alla “compagine proposizionale”: a identificare cioè, nel suo farsi, la “struttura del discorso umano”. Per una bibliografia di e su Bühler si possono consultare S. Raynaud, Il Circolo Linguistico di Praga (1926-1939). Radici storiche e apporti teorici , Vita e Pensiero, Milano 1990; Ead., Il funzionalismo praghese e Roman Jakobson , in G. Bettetini, S. Cigada, S. Raynaud, E. Rigotti (a cura di), Semiotica I. Origini e fondamenti , La Scuola, Brescia 1999, pp.353-5; A. Eschbach (Hrsg), Bühler-Studien , Suhrkamp, Frankfurt a. M., 1984, 2 voll.; T. Hoskovec (éd.), Karl Bühler, une théorie du langage redécouverte , “Travaux du Cercle Linguistique de Prague” n.s., 7, Prague 2018, pp.

[S.R.]