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L'evoluzione dell'architettura del ferro, partendo dalla rivoluzione industriale e dall'invenzione della macchina a vapore. Si analizza l'impatto di questa innovazione tecnologica sull'architettura, con particolare attenzione all'uso del ferro come materiale da costruzione. L'influenza dell'architettura del ferro su edifici come il crystal palace e la torre eiffel, evidenziando le sfide e le opportunità che questo nuovo materiale ha portato.
Tipologia: Appunti
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Pittore, scultore e litografo, nacque a Marsiglia. Artista molto originale, tra i maggiori dell'Ottocento francese esordì come disegnatore e litografo. Trasferitosi a Parigi con la famiglia dovette contribuire all’economia familiare lavorando come fattorino; intraprende saltuariamente lo studio della pittura e inizia a dedicarsi al disegno satirico e alla caricatura politica. Nel 1829 iniziò a collaborare con il giornale umoristico "La Silhouette", impegnandosi subito nella polemica antimonarchica. Daumier vanta un' intensa attività artistica composta da 300 dipinti , 600 disegni e schizzi ,diverse sculture e oltre 4000 litografie. Si spense a Valmondois , un piccolo villaggio della Francia. Ispirato dalla pittura di Rembrant e Goya , il giovane si avvicinò sia alla pittura che all' arte litografica. Con questo procedimento di stampa sviluppò la sua arte caricaturistica e satirica. La sua attività di caricaturista gli procurò notevoli guai giudiziari, finendo condannato ed imprigionato in più occasioni, determinando, in alcuni casi, anche la chiusura dei giornali per i quali collaborava. Conseguenza ciò della profonda carica espressiva e di denuncia sociale e di costume sempre presente nelle sue opere.
È una delle prime litografie che Daumier produce nel 1831. Voleva raccontare l'ingiustizia del potere dell'epoca. Rappresenta infatti il re Luigi Filippo , enorme , seduto su un trono all' ombra dal quale si agitano i rappresentanti dell' Assemblea nazionale , uomini piccoli e tutti uguali. Gli altri personaggi, vestiti male sulla destra, sono il popolo. Nella pittura lo stile di Daumier, rivela sempre la sua origine di disegnatore. Le sue opere sono realizzate con una linea rapida che non riproduce la realtà così com'è, ma la deforma grottescamente in funzione espressiva. Il segno assume nelle sue opere un ruolo di protagonista. In quest’opera Daumier condanna la monarchia. E' il popolo vero, quello di uomini senza speranza, quello di chi lavora solo per sopravvivere. Anche loro contribuiscono ad ingrassare il re , impotenti davanti l'ingiustizia e al peso della miseria.
1850-1853 , appartiene al ricco filone ottocentesco delle scene di genere , dedicate al lavoro e alla fatica degli umili. La rappresentazione è di grande immediatezza e spontaneità, la lavandaia e una bambina percorrono il Lungosenna, provenendo probabilmente da uno dei lavatoi galleggianti che nell’800 erano ormeggiati presso la riva del fiume. Daumier rappresenta in modo fortemente espressivo la dura quotidianità del lavoro del proletariato urbano , infatti, dona dignità alla lavandaia sfumando molto Parigi sullo sfondo. L’uso di pennellate sporche e veloci e la gamma di colori grigi e bruni, gli permette di non far distrarre l’osservatore dall’ essenza della narrazione. La donna regge con grande fatica il cesto con i panni appena lavati, mentre un forte vento contrario contrasta ulteriormente il loro procedere. La bambina è totalmente in ombra, mentre il volto della lavandaia in piena luce, pur essendo tratteggiato sommariamente, esprime stanchezza e rassegnazione. Il fardello non allude solo alla cesta pesante, ma anche alla fatica e alle responsabilità morali di quella misera condizione, per di più con una bambina a cui badare.
Millet nasce il 4 ottobre 1814 a Gruchy , un piccolo gruppo di case sulla riva del mare Normandia. Figlio di agricoltori, nonostante le difficoltà economiche e la precoce morte del padre, egli riesce a studiare arte e grazie ad una borsa di studio si trasferisce a Parigi. Millet inizia la sua carriera artistica dipingendo in modo tradizionale, inizialmente si dedica al ritratto che riesce a vendere per mantenere la famiglia. Influenzato dal realismo, cominciò a realizzare quadri dal soggetto contadino , molto apprezzati negli ambienti rivoluzionari. Nelle sue opere non cerca di sottolineare la fatica della vita rurale, quello che prevale è l’atmosfera di armonia tra uomo e terra. Anche quando l’uomo svolge delle attività faticose la dolcezza del paesaggio agricolo rende ogni scena espressiva e poetica come quella dell’Angelus. I suoi quadri sono pervasi da un’atmosfera triste e dolce. Nelle sue opere I contadini sono sospesi nelle loro azioni quotidiane di lavoro, di preghiera di riposo. Le sue figure sono umili, ma piene di dignità.
1858-1859 , In questo quadro, due contadini , un uomo e una donna, interrompono il loro lavoro, nell’ora del tramonto per recitare l’Angelus. I loro corpi sono in controluce, sul fondo luminoso del cielo, nel centro della composizione. Attraverso la rappresentazione di una scena molto semplice, l’artista illustra i ritmi che scandiscono la vita dei campi. L’immagine diventerà un’icona del sentimento religioso, contadino. Nelle sue opere non cerca di sottolineare la fatica, ma quello che prevale è l’atmosfera di armonia tra l’uomo e la terra; anche quando l’uomo svolge attività faticose, la dolcezza del paesaggio agricolo rende ogni scena espressiva e poetica, il lavoro dei campi è fatto anche di questo momenti semplici e quotidiani. I colori sono caldi, le tonalità scure a sottolineare l’intimità del momento. La pennellata è rapida e non si sofferma sui dettagli. Gli attrezzi da lavoro sono stati momentaneamente posati per terra e le zolle di terra sono accarezzate dai raggi bassi del sole. I visi sono lasciati in ombra, mentre una luce sottolinea i gesti e gli atteggiamenti.
L’innovazione tecnologica, portata dalla rivoluzione industriale, ha un impatto straordinario e irreversibile sull’architettura. L’invenzione della macchina a vapore e l’entrata in uso della ferrovia sconvolgono i processi produttivi: cambia il lavoro, cambia la società, e l’architettura si sintonizza con lo spirito del tempo grazie all’entrata in uso di un materiale da costruzione artificiale: il ferro. L'applicazione di un materiale tanto antico alla tecnologia edilizia aprirà una nuova prospettiva all'architettura, che da quel momento non potrà più fare a meno della collaborazione preziosa delle scienze ingegneristiche. L'impulso determinante si ha quando si vede che la locomotiva funziona solo su binari di ferro. Il binario diventa la prima parte montabile in ferro, l'antesignano del pilone. Nasce l’ingegneria strutturale, e la figura professionale dell’ingegnere si differenzia da quella dell’architetto, per questo motivo nella seconda metà del secolo si parla di “architettura degli ingegneri” ; nel 1795 viene fondata in Francia L’Ecole polytechnique che forma la nuova figura dell’ingegnere che diviene il responsabile e il progettista degli schemi statici delle nuove strutture. L’anno di riferimento dell’inizio di questa nuova era è il 1779: gli ingegneri John Wilkinson e Abraham Darby progettano il primo ponte in ghisa ad una sola arcata di 30,5 m di luce sul fiume Severn a Coalbrookdale in Inghilterra. Uno dei campi in cui l’architettura del ferro potè esprimersi in modo più libero e adatto alle sue caratteristiche fu quello delle grandi strutture, quindi ponti, viadotti, stazioni ferroviarie, serre, mercati coperti e anche i padiglioni espositivi, che cominciarono a caratterizzare il paesaggio con la loro spettacolarità, tanto da destare anche l’interesse dei pittori.
In occasione delle cosiddette ESPOSIZIONI UNIVERSALI, che a partire dal 1851 si succedettero a cadenza regolare nelle varie capitali d’Europa e anche negli Stati Uniti, era necessario costruire in tempi relativamente brevi padiglioni tanto ampi da poter contenere i prodotti della produzione industriale di ogni singolo paese, che spesso avevano anche dimensioni colossali, si poteva trovare un piccolo utensile oppure una vaporiera con i suoi vagoni. Inoltre i padiglioni dovevano rispettare alcuni requisiti di sicurezza, di facilità di montaggio e smontaggio, nell’ipotesi economicamente vantaggiosa di riutilizzi futuri e nulla come le strutture in ferro poteva rispondere a tali esigenze. La prima esposizione fu organizzata nel 1851 a Londra. Fu indetto un concorso con lo scopo di realizzare un grande edificio capace di mettere in mostra i prodotti e i macchinari industriali. A questo concorso parteciparono circa 240 candidati. I progetti presentati, anche se validi, tuttavia non permettevano il riutilizzo dei materiali prefabbricati, perchè terminata la fiera, le strutture dovevano poi essere smontate. Tra i progetti presentati fu scelto quello del botanico Joseph Paxton, che aveva presentato un programma che prometteva l'esecuzione più rapida.
Chiusa l’Esposizione la Torre non fu smontata perché, pur tra mille polemiche, ci si accorse che senza di essa il panorama di Parigi sarebbe inevitabilmente mutato. La torre sarebbe dovuta rimanere in piedi solo 20 anni ma grazie alla sua altezza, utile alle nuove invenzioni della radio e della telegrafia, fu deciso di trasformarla in antenna per le comunicazioni; questo fu indispensabile allo scoppio della Prima guerra Mondiale.
In Italia il progresso tecnologico viaggia a rilento, non troviamo figure come Paxton o Eiffel. La tecnica del ferro e del vetro viene applicata per la prima volta per edifici di vaste dimensioni da Giuseppe Mengoni , il quale per primo ne ha compreso l'importanza come mezzo rapido di costruzione industrializzata, come strumento espressivo lasciando le strutture metalliche in vista ed anche, per le possibilità illuministiche offerte dalla sostituzione delle superfici opache con il vetro. La sua opera più importante è la grande galleria Vittorio Emanuele II (1865- 1878) a Milano. Un altro innovatore in Italia fu l’architetto-ingegnere Alessandro Antonelli, autore della Mole Antonelliana a Torino(1863-1888). Progettata come sinagoga, la mole diventa poi, sede museale, con una struttura di muratura e telai in ferro. L'architetto rimase sempre sospeso tra l'adesione alla tradizione e l'innovazione dei nuovi materiali, senza riuscire a svincolarsi del tutto delle forme del passato.