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Attivismo statunitense: John Dewey L’attivismo statunitense è un movimento per la riforma dell’istruzione e dell’educazione alla cui base c’è una concezione attiva dell’individuo e della società, l’elemento principale dell’attivismo statunitense è il puerocentrismo, ovvero un atteggiamento che pone il bambino al centro dell’esperienza formativa, rendendolo protagonista “attivo” del proprio percorso di apprendimento. Il rappresentante principale di questa corrente è John Dewey, alla base del suo pensiero pedagogico è rintracciabile una concezione pragmatica dell’esperienza, secondo la quale l’uomo non è uno spettatore di ciò che accade, ma è protagonista attivo della propria vita. Nel 1897 pubblica “Il mio credo pedagogico”, opera in cui sintetizza la sua concezione in 5 punti fondamentali:
In “Democrazia ed educazione” Dewey sostiene che la scuola sia un ambiente speciale, necessario ad indirizzare il fanciullo nel passaggio dalla famiglia al più vasto contesto sociale, la funzione della scuola è quindi quella di mediare tra società e fanciullo. Dewey è il fondatore di una scuola-laboratorio elementare annessa all’università di Chicago, caratterizzata da uno spirito democratico e dalla libera iniziativa da parte degli alunni, non più costretti a seguire programmi preordinati, ma in grado di apprendere dalla loro diretta esperienza. Quest’esperimento gli ha consentito di mettere in pratica le proprie teorie sulla scuola attiva, e scaturisce una nuova concezione della scuola, come luogo di esperienza e attività, di progettazione attiva e partecipazione democratica, di investimento nella funzione educativa del lavoro. Il curricolo di studi prevede un percorso formativo completo, dai 4 ai 18 anni, intervallati da anni-ponte, che hanno lo scopo di favorire i passaggi tra scuola dell’infanzia, scuola primaria e studi secondari. Il piano di studi prevede una divisione tra occupazioni attive, conoscenza dell’ambiente sociale e conoscenza dei simboli culturali, questi tre ambiti però non rimangono separati, ma collegati alle attività, il lavoro diventa punto di raccordo interdisciplinare. Il metodo proposto da Dewey per sviluppare le capacità cognitive, consiste nel muovere dai loro interessi autentici e nel creare le condizioni affinché possano raggiungere i propri obiettivi, Dewey ritiene efficace sottoporre i fanciulli a situazioni problematiche, per le quali essi debbano sviluppare delle ipotesi di soluzione, che verificheranno nell’attività pratica. Nell’opera “Esperienza ed educazione” Dewey ammette che non tutte le esperienze hanno una valenza positiva, e sottolinea l’importanza del ruolo dell’educatore nell’orientare il fanciullo verso le esperienze che possano rivelarsi realmente educative.