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L'età postunitaria, Appunti di Italiano

Appunti di letteratura italiana sull'età postunitaria.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 10/02/2021

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L’ETA’ POSTUNITARIA
LE STRUTTURE POLITICHE, ECONOMICHE E SOCIALI
IL NUOVO ASSETTO POLITICO Con l'unificazione l'Italia diventò una
monarchia costituzionale regolata dallo Statuto Albertino del 1848: a tutto
lo Stavo venne estesa la legislazione sabauda, che era in vigore in
Piemonte. per quanto riguarda l'amministrazione, l'apparato fiscale, la
scuola, l'esercito. Il governo del paese era l'espressione di una ristretta
minoranza: venne chiamato suffragio censitario perché aveva il diritto di
voto solo il 2% della popolazione. prevalentemente proprietari terrieri.
LA POLITICA ECONOMICA DELLA DESTRA STORICA Economicamente
l'Italia dopo l'unificazione era un paese ancora fortemente arretrato
rispetto agli altri paesi europei. Dal 1861 al 1876 la classe politica al
potere era la Destra storica che era ostile a uno sviluppo industriale
perché riteneva l'Italia non adatta, in quanto povera di materie prime e
perché temeva che il sorgere dell'industria potesse innescare tensioni
eversive con la nascita del proletariato di fabbrica: l'Italia doveva restare
un paese agricolo-commerciale. La situazione generale restò fortemente
arretrata, con metodi di coltura arcaici, specie nel Centro-Sud. Un settore
dell'economia molto attivo fu quello della creazione di infrastrutture:
ferrovie, strade, ponti, opere pubbliche.
LA SINISTRA: INDUSTRIALIZZAZIONE E CRISI AGRARIA Nel 1876 sali al
potere la Sinistra liberale, che coagulò gli interessi di vari gruppi sociali, tra
quali iniziarono ad avere peso gli imprenditori industriali, che premevano
per l'istituzione di un protezionismo doganale. promuovendo un
inasprimento delle tariffe doganali. Un impulso all'industrializzazione
avviene dopo la scelta politica di unirsi con la Prussia e Austria nella
Triplice Alleanza, che porta dunque alla necessità di potenziare l'industria
siderurgica, in modo da fornire l'acciaio necessario per navi da guerra o
cannoni. Accanto a ciò si aggiunse anche la crisi agraria a partire dal 1880,
determinata dall'arrivo sui mercati europei di enormi quantità di grano
americano a prezzi bassi. Questa concorrenza mise in crisi i sistemi agricoli
arretrati e portò alla scomparsa della piccola proprietà contadina. Questa
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L’ETA’ POSTUNITARIA

LE STRUTTURE POLITICHE, ECONOMICHE E SOCIALI

IL NUOVO ASSETTO POLITICO Con l'unificazione l'Italia diventò una monarchia costituzionale regolata dallo Statuto Albertino del 1848: a tutto lo Stavo venne estesa la legislazione sabauda, che era in vigore in Piemonte. per quanto riguarda l'amministrazione, l'apparato fiscale, la scuola, l'esercito. Il governo del paese era l'espressione di una ristretta minoranza: venne chiamato suffragio censitario perché aveva il diritto di voto solo il 2% della popolazione. prevalentemente proprietari terrieri. LA POLITICA ECONOMICA DELLA DESTRA STORICA Economicamente l'Italia dopo l'unificazione era un paese ancora fortemente arretrato rispetto agli altri paesi europei. Dal 1861 al 1876 la classe politica al potere era la Destra storica che era ostile a uno sviluppo industriale perché riteneva l'Italia non adatta, in quanto povera di materie prime e perché temeva che il sorgere dell'industria potesse innescare tensioni eversive con la nascita del proletariato di fabbrica: l'Italia doveva restare un paese agricolo-commerciale. La situazione generale restò fortemente arretrata, con metodi di coltura arcaici, specie nel Centro-Sud. Un settore dell'economia molto attivo fu quello della creazione di infrastrutture: ferrovie, strade, ponti, opere pubbliche. LA SINISTRA: INDUSTRIALIZZAZIONE E CRISI AGRARIA Nel 1876 sali al potere la Sinistra liberale, che coagulò gli interessi di vari gruppi sociali, tra quali iniziarono ad avere peso gli imprenditori industriali, che premevano per l'istituzione di un protezionismo doganale. promuovendo un inasprimento delle tariffe doganali. Un impulso all'industrializzazione avviene dopo la scelta politica di unirsi con la Prussia e Austria nella Triplice Alleanza, che porta dunque alla necessità di potenziare l'industria siderurgica, in modo da fornire l'acciaio necessario per navi da guerra o cannoni. Accanto a ciò si aggiunse anche la crisi agraria a partire dal 1880, determinata dall'arrivo sui mercati europei di enormi quantità di grano americano a prezzi bassi. Questa concorrenza mise in crisi i sistemi agricoli arretrati e portò alla scomparsa della piccola proprietà contadina. Questa

crisi accelerò la modernizzazione dell'agricoltura e la concentrazione capitalistica nelle campagne, ma spinse a investire molti capitali nell'industria, in quanto più redditizia dell'investimento agricolo. L'effetto di tutto ciò fu l'impoverimento del Mezzogiorno, danneggiato dal protezionismo nell'esportazione di prodotti pregiati, perché costretto a comprare i prodotti a prezzi maggiori dal Nord, instaurando con esso un rapporto coloniale fondato sullo scambio ineguale. Si iniziò dunque a parlare di questione meridionale, ovvero quella differenza nello sviluppo dell'economia e della società civile tra Nord e Sud della penisola.

LA STRUTTURA SOCIALE: ARISTOCRAZIA E BORGHESIA Le

trasformazioni economiche generarono un cambiamento nella

struttura sociale italiana. La classe dirigente era composta da

grandi possidenti agrari. L'aristocrazia godeva ancora di grande

peso e prestigio sociale, ne è uno specchio la letteratura, dove i

nobili appaiono come protagonisti in romanzi e novelle grazie al

fascino dei loro stili di vita. Accanto ai nobili, si trovavano molti

borghesi, arricchitisi con l'acquisto di beni ecclesiastici e terreni;

questo strato comprendeva anche alti funzionari dello Stato e

magistrati, banchieri, finanzieri e molti industriali. Nel ceto medio

c'erano professionisti, commercianti, artigiani e piccoli proprietari

terrieri: questi ultimi furono duramente colpiti dalla crisi agraria e

dalla tendenza alla concentrazione capitalistica nelle campagne.

La crisi dei ceti medi ebbe grande incidenza nella letteratura,

richiamando il tema del rimpianto del mondo del passato, in

particolare quello agrario, spazzato via dal progresso moderno.

Parallelamente a questa crisi venne a delinearsi un ceto medio

nuovo, quello impiegatizio. Si pongono già le basi di quella società

di massa standardizzata e omologata che trionferà nel 900 con il

decollo industriale.