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Una lezione sull'evoluzione delle specie, partendo dalle prime teorie dei filosofi antichi fino alla teoria di Darwin e Lamarck. Si spiega il concetto di evoluzione, le mutazioni genetiche, la selezione naturale e la scala gerarchica degli organismi. Si approfondisce la teoria di Lamarck sull'ereditarietà dei caratteri acquisiti e la sua critica. Infine, si presenta la teoria sintetica dell'evoluzione o neodarwinismo, basata sull'interpretazione genetica della selezione naturale.
Tipologia: Sbobinature
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“Sono pienamente convinto che le specie non sono immutabili; ma che tutte quelle che appartengono a ciò che chiamasi lo stesso genere, sono la posterità diretta di qualche altra specie generalmente esistita.” C. R. Darwin CHE COSA SI INTENDE PER EVOLUZIONE? Per evoluzione si intende il processo che porta alla comparsa di nuove specie a partire da forme di vita preesistenti (in seguito a graduali modificazioni o variazioni genetiche. Le mutazioni, che avvenivano in risposta all’ambiente, vengono poi trasmesse ereditariamente nel corso del tempo. A porsi la domanda sull’origine dell’uomo sono stati inizialmente i filosofi. Tra i più antichi vi è Anassimandro (VI secolo a.C.), secondo cui le forme di vita più semplici precedono quelle più complesse. A tal proposito, il filosofo pensava che gli uomini derivassero dai pesci. Più avanti, Empedocle (V secolo a.C.) introdusse il principio della selezione naturale : la vita nasce da tentativi del tutto casuali della natura che fa apparire sulla terra varie forme viventi, delle quali sopravvivono solo quelle più adatte alle condizioni di vita, perché hanno una struttura organizzata che assicura il mantenimento e il miglioramento della specie. Empedocle ha il merito di aver introdotto la CASUALITA’ nel processo di evoluzione. Democrito (V-IV secolo a.C.) addirittura pensava che gli uomini discendessero da vermi formatisi nel fango. Le sue osservazioni di anatomia lo portarono a classificare gli animali in vertebrati ( con sangue) e invertebrati (senza sangue). Aristotele (IV secolo a.C.) credeva che tutti gli esseri viventi potessero essere disposti in una scala gerarchica, cioè ordinata per complessità crescente: una sorta di piramide dove gli organismi più semplici occupano lo scalino più basso, l’uomo il vertice (perché era l’organismo più evoluto) e tutti gli altri si trovano in una posizione intermedia. Fino al tardo Ottocento, molti biologi credevano ancora nella validità della Scala Naturae. Secondo questa teoria, oggi chiamata fissismo , gli organismi non hanno mai subito variazioni nel tempo ; Aristotele, a tal proposito, pensava che gli organismi viventi fossero sempre esistiti in un certo modo e in quel modo, riproducendosi, portavano avanti la specie. Per circa 2000 anni il pensiero rimase vincolato a quest’ipotesi: si pensava che tutti gli organismi fossero stati creati nella loro fissità di forme e funzioni, finché nel 1700 furono scoperti i fossili.
Dallo studio dei fossili si aprì un mondo, perché permetteva di confrontare gli organismi vissuti in passato – talvolta molto diversi da quelli attuali – con le forme viventi in quel periodo. Tali comparazioni avevano permesso di comprendere che non c’era affatto “invariabilità”: le specie viventi mutano nel tempo. Il naturalista G. L. Buffon (1707-1788) avanzò l’ipotesi che i viventi si fossero originati da un esiguo numero di antichissimi antenati che appunto li avevano preceduti e che nel tempo avevano subito delle piccolissime variazioni. Buffon intuì che tutte le specie, sia vegetali sia animali, non sono fisse nella forma e funzione, ma in realtà, nel momento in cui una determinata specie vegetale o animale ha dato origine ad una forma migliorata ( con Darwin si parlerà di “forma evoluta”, termine che a quel tempo non esisteva ancora); quest’ultima prende il sopravvento sulla forma precedente, che invece tende a scomparire perché non più adatta alle condizioni ambientali. Quindi Buffon, insieme a Lamarck, è stato il primo, cento anni prima di Darwin, a dare una impronta dinamica agli organismi viventi. Fissismo → Tutte le specie sono state create con le loro attuali caratteristiche e con fini specifici. I PRINCIPI DELL’EVOLUZIONE: IL CONTRIBUTO DI LAMARCK La prima teoria coerente sull’evoluzione dei viventi va attribuita al filosofo francese J. B. Lamarck (1744-1829), che formulò la sua teoria dell’evoluzione per ereditarietà dei caratteri acquisiti. Secondo Lamarck:
A partire da queste ipotesi, Darwin formulò la sua grande teoria, a sua volta basata su quattro osservazioni che portano a tre conclusioni:
Si produsse, quindi, una sintesi di idee che portò alla cosiddetta teoria dell’evoluzione o neodarwinismo, che si basa essenzialmente sulla moderna interpretazione genetica della selezione naturale. Gli aspetti fondamentali della teoria sintetica dell’evoluzione sono:
Osserviamo un arto di tartaruga [1]: esso è costituito da un omero, ulna e radio, carpo, metacarpo e falangi. Osserviamo adesso un arto anteriore di un pipistrello [2] La ripetizione degli elementi scheletrici è la medesima: c’è sempre omero, radio e ulna (anche se sono più vicini), carpo, metacarpo e falangi. Anche la struttura ossea dell’arto anteriore di un cavallo [3] possiede gli stessi pezzi scheletrici. La quarta immagine invece rappresenta la disposizione scheletrica di un uomo [4]. Di fatto, la struttura di un arto anteriore lungo tutta l’evoluzione rimane fondamentalmente costante: può variare la lunghezza, lo spessore, ma l’impronta resta la stessa. Ritroviamo i seguenti segmenti: Stilopodio → omero (arto superiore) o femore (arto inferiore) Zeugopodio → ulna-radio (arto superiore) o tibia-fibula (arto inferiore) Autopodio: o Basipodio → carpo (arto superiore) o tarso (arto inferiore); o Metapodio → metacarpo (arto superiore) o metatarso (arto inferiore); o Acropodio → falangi_._
Si tratta quindi di organi omologhi : nel cavallo, nell’uomo, nella tartaruga così come nel pipistrello la struttura ossea dell’arto anteriore/superiore, così come quella dell’arto posteriore/inferiore, si ripete. LE STRUTTURE OMOLOGHE COSTITUISCONO UNA PROVA DELL’EVOLUZIONE Considerato che negli arti anteriori di questi organismi esistono gli stessi elementi scheletrici anche se le funzioni sono molto diverse, se queste strutture si fossero sviluppate indipendentemente, data la loro funzione, sarebbero state progettate in modo diverso; invece, la loro somiglianza strutturale è collegabile alla discendenza da un antenato comune. In altre parole, inizialmente la struttura era stata progettata allo stesso modo; poi, nel corso dell’evoluzione gli arti si sono allungati, ristretti, irrobustiti in relazione al tipo di organismo. GLI ORGANI VESTIGIALI: UN “CAPRICCIO DELLA NATURA”? Gli organi vestigiali (dal latino vestigium, impronta) sono organi molto ridotti che non svolgono più alcuna funzione in certe specie. Si tratta di vestigia , cioè residui di organi ben sviluppati in lontani antenati che si sono ridotti in seguito all’adattamento ad un nuovo stile di vita che non ne richiedeva più la funzione. Il nostro corpo annovera vari organi vestigiali:
storia del nostro pianeta e ha dato luogo alla cosiddetta estinzione permiana che ha provocato la scomparsa dell’85-90% delle specie allora viventi, soprattutto di quelle marine. IL MESOZOICO L’era mesozoica viene suddivisa in: Triassico , Giurassico e Cretaceo. Si ritiene che il clima nel corso di quest’era geologica fosse piuttosto caldo e secco ; le terre emerse erano popolate soprattutto da conifere e da rettili , in particolare, a partire dal Giurassico, dal vasto gruppo dei dinosauri. Tuttavia, cominciarono a diffondersi anche piccoli mammiferi e i primi uccelli , come l’ Archaeopteryx. Anche il Mesozoico termina con una catastrofe planetaria , forse meno sconvolgente di quella che pose fine al Paleozoico, ma più conosciuta : questa catastrofe, infatti, provocò l’ estinzione dei dinosauri a causa di una significativa modificazione climatica che portò a un forte abbassamento della temperatura globale. EVOLUZIONE DEI VERTEBRAI Oggi si ritiene che le prime fasi dell’evoluzione dei vertebrati si siano svolte in mar e in una sequenza che può essere sintetizzata in tre passaggi fondamentali :
1 secondo = 52 000 anni 1 minuto = 3 125 000 anni 1 ora = 187 500 000 anni