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Una panoramica della lingua sanscrita e delle principali correnti filosofiche indiane, partendo dalla prima fase di trasformazione delle grandi correnti di pensiero fino alla fase post-coloniale. Vengono trattati i principali concetti come la caratteristica credenza della retribuzione delle azioni e la rinascita, la diagnosi del carattere insostanziale delle cose, le quattro nobili verità e l'ottuplice sentiero, la posizione mediana attraverso l'uso dello strumento logico-interpretativo 'tetralemma', l'esposizione della catena causale della 'coproduzione condizionata' e l'indicazione di una tecnica di meditazione in quattro stadi. Vengono presentati i canoni buddhista e il Jainismo, con particolare riferimento alla Bhagavadgita e al yoga dell'azione.
Tipologia: Appunti
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-La continuità fra dimensione corporea e mentale non verrà negata nemmeno dalle correnti 'antimaterialistiche'. -'Allora Usasta discendente di Cakra disse: 'Parlami veramente di quella che è l'essenza presente in ogni cosa, ossia del Brahman visibile e direttamente percepito.' 'è il tuo Atman quello che è presente in ogni cosa.' 'Qual è, Yajnavalkya, (questo Atman) presente in ogni cosa?' 'Tu non puoi vedere chi è causa della vista, non puoi ascoltare chi è causa dell'ascolto, non puoi pensare chi è causa del pensiero, non puoi conoscere chi è causa del conoscere. Questo Atman è presente in ogni cosa. Al di fuori di esso non c'è che dolore.' Allora tacque Usasta discendente di Cakra.'
- In questo brano il maestro Yajnavalkya enuncia il principio definitorio dell'assoluto: da esso tutto dipende, esso non dipende da nulla. Secondo un'immagine che diventerà topos della letteratura filosofica, l'assoluto è come una lampada, la quale illumina tutto ma non viene illuminata da nulla. L'assoluto non può dunque essere oggetto del pensiero, perchè ciò che pensato dipende dal pensante.
un'adesione radicale all'AHIMSA (non-volontà di nuocere) la cui giustificazione è da cercarsi alla connessione con la teoria del Karman e la volontà di interrompere il ciclo Samsarico. -Vardhamana Mahavira è stato l'asceta che ha fondato il Jainismo, si ritiene che abbia ottenuto il Kevala Jnana (onniescenza) a 43 anni -La dottrina Jaina è caratterizzata dalla problematica dell'azione e dei legami e viene riassunta in 7 argomenti di base: le anime o spiriti (JIVA), l'inanimato (AJIVA), l'afflusso o contaminazione, il legame, l'arresto del flusso, l'eliminazione, la liberazione. -Non c'è un dio creatore, la cui esistenza verrà sempre polemizzata dai Jaina.
proprio Dharma) -La Bhagavadgita si presenta quindi come una sorta di registrazione riassuntiva di alcuni dei principali problemi che caratterizzano l'universo filosofico religioso della tradizione Brahmanica: il tema del distacco dal desiderio (Kama), tema della fedeltà al proprio Dharma, il tema del riconoscimento dell'identità tra il sé (atman) e la realtà assoluta, il tema dell'abbandono amoroso e totale alla divinità. -Teoria della disputa e della medicina: la disputa filosofica e il dibattito pubblico rivestivano un'importanza eccezionale; si deve pensare a dei veri e propri tornei dialettici organizzati presso le corti regali. -La riflessione sul dibattito arrivò ad una vera e propria teoria della disputa e delle sue procedure. Una sorta di manuale di questo nuovo sapere è il Carakasutra. -Distinzione fra 'forza dell'argomentazione' e 'argomentazione della forza' > ne troviamo proposta nel MILINDAPANHA (dialogo fra il re e Nagasena): 'il re disse: 'Venerando Nagasena, vuoi discutere con me?'. 'Se tu, gran re, discuterai come fanno i saggi, io discuterò con te. Se invece vuoi discutere come fanno i re, allora no'. 'Come discutono i saggi venerando?'. 'Gran re, nella discussione dei saggi si hanno lo svolgimento e la ricapitolazione, il convincere e il concedere: si raggiungono accordi e disaccordi. E i saggi non si irritano per questo. Così discutono i saggi'. 'E come discutono i re?'. 'Quando i ree discutono , e essi approvano un argomento e puniscono chi non lo approva, così discutono i re.' -Ayurveda (medicina) > contribuì allo sviluppo di concezioni e dottrine riguardanti la fisiologia del complesso psico-filosofico, le forze naturali, le vie per superare il dolore. Contenuta nel Carakasamhita. -l'ambito medico costituì un terreno ideale per la codificazione del sapere e lo stile di ragionamento che finì per oltrepassare la teoria della disputa, contribuendo a dare origine alla logica e all'epistemologia che diventeranno dominanti nella filosofia indiana 'classica' -discussione amichevole : la contesa > scopo da tenere presente vantaggio personale / elenco delle buone qualità del disputato / consigli su come valutare l'avversario / indicazioni su quali atteggiamenti tenere. -NYAYA > affronta problemi epistemologici e logici, alla sua origine vediamo la teoria della disputa. Il Nyaya è una scuola di pensiero che risponde all'interrogativo 'quali sono i mezzi di conoscenza?' -I 4 Pramana: percezione, inferenza (deduzione), comparazione analogica e parola autorevole.
-Il Samkhya è una dottrina dualista che distingue due principi, reali ed eterni: il purusa e la prakrti. Il primo è coscenzialità pura, non soggetta a modificazioni, assolutamente inattiva. La seconda è pura ma inconsapevole, è il principio che da immanifesto dà origine per evoluzione/trasformazione a tutto ciò che è manifesto. Il Purusa non è uno, esiste una pluralità indefinita di purusa per ogni individuo. -Ogni purusa è in contatto con la prakrti. -Scopo della dottrina è descrivere il mezzo per far cessare la ' l'oppressione dovuta al dolore'. Tale mezzo, si dice esplicitamente, non è quello rivelato dai Veda (cioè non la pratica rituale sacrificale).
-Nel corso del primo millennio il Vaisesika tende a fondersi con il Nyaya.
-I Mimamsaka non ammettono l'esistenza di un dio creatore, perchè comprometterebbe l'eternità dei Veda. Compiendo i riti eternamente prescritti si interviene sulla catena causale del karman e si può quindi godere di rinascite migliori. -Il postulato dell'eternità e dell'autosufficenza dei Veda fa di questa scuola un sistema metafisico impenetrabile alla critica. Se il Veda è eterno, anche il linguaggio in cui è espresso deve essere eterno. Il suono diventa quindi un'entità latente e non prodotta che si attualizza di volta in volta nell'espressione udibile perchè è ubiqua e può attualizzarsi ovunque. Contro la teoria dello sphota i Mimamsaka insistono sull'eternità della parola in quanto successione di fonemi, poichè essi stessi sono eterni e ubiqui. L'eternità del Veda implica che anche i significati siano eterni e universali e non prodotti convenzionali. -Il più antico commento giunto a noi è quello di Sabara, che a sua volta fu commentato dai due principali filosofi del Mimamsaka, che diedero origine a due diverse tradizioni in forte opposizione fra di loro perfino sui punti dottrinalmente essenziali. I primi sostengono che le parole di una frase esprimono in primo luogo i significati che sono loro propri e solo in un secondo tempo questi si combinano a formare il significato della frase. I secondi sostengono invece che il significato di ogni singola parola venga immediatamente modificato, nel momento stesso in cui viene pronunciata, da quelle parole che si trovano in relazione sintattica con essa. IL KEVALADVAITA VEDANTA DI SANKARA -La 'seconda Mimamsa' ha come oggetto il Brahman e si fonda sull'esegesi della parte dei veda relativa al brahman, ovvero le Upanisad, la sezione più speculativa e finale dei Veda. -Difficilmente si potrebbe affermare che il Vedanta è una scuola, le differenze che fra i vari indirizzi che rivendicano il nome Vedanta sono enormi, nonostante tutti accettino la triplice base di testi autorevoli costituita, Upanisad, Brahmasutra e Bhagavadgita. -Il punto di partenza della dottrina di Sankara è il Brahman. Solo il Brahman è reale, non duale, eterno, privo di qualificazioni, non soggetto a cambiamento e assoluto. Esso è causa efficente e sostanziale del mondo e precondizione dell'esistenza in quanto identico all'atman, è essenzialmente e primariamente coscienzialità. L'atman-brahman non può essere essa stessa oggetto di coscienza, l'atman-brahman si potrebbe definire come pura soggettività. -Nell'introduzione di Sankara al suo commento ai Brahmasutra viene analizzato il concetto di sovrapposizione. L'argomento spiega: purtroppo è connaturato all'uomo sovrapporre sul soggetto (io) l'oggetto (non-io) e gli attributi dell'oggetto. Ciò è sbagliato (tono greve ndr). le due sfere sono assolutamente distinte come 'luce' e 'buio', e solo a causa dell'ignoranza noi operiamo l'erronea sovrapposizione dell'una sull'altra. [...] In realtà l'atman non conosce, non agisce e non fruisce.