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Le teorie scientifiche sull'intelligenza, distingue tra conoscenze e credenze e analizza i loro rapporti. Le teorie sull'intelligenza si sono concentrato su tre temi principali: capacità di apprendere, conoscenze acquisite e adattabilità all'ambiente. L'intelligenza è definita come capacità di ragionare deduttivamente o induttivamente, usare analogie, sintetizzare informazioni e applicarle a nuovi ambiti. Esistono diverse definizioni di credenze e conoscenze, e i loro sistemi non sempre coincidono. Le credenze sono considerate stabili e irrefutabili, mentre le conoscenze sono soggette a valutazione. Criteri per distinguere le credenze dalle conoscenze, come certezza-incertezza, rapporto del soggetto con il sapere, dimensione temporale e conservazione e cambiamento.
Tipologia: Sintesi del corso
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Le teorie scientifiche sull’intelligenza, negli anni si sono centrate su tre grandi temi: Capacità di apprendere, Conoscenze acquisite nel corso dello sviluppo, Abilità di adattarsi all’ambiente. Possiamo definirla come la capacità di ragionare in modo deduttivo o induttivo, astrattamente, di usare analogie, sintetizzare informazioni e applicarle a nuovi ambiti. L’intelligenza ha molte sfaccettature e sembra organizzata secondo una gerarchia di abilità (capacità generali di più alto livello e più specifiche a livelli inferiori). Sternberg parla poi della teoria triarchica dell’intelligenza efficace (analitica, creativa e pratica). Quando parliamo di credenze gli autori danno diverse definizioni. Possiamo innanzitutto distinguere la conoscenza dalla credenza. Il sistema delle credenze e quello delle conoscenze non sempre coincidono e quando vi è una contraddizione uno dei due sistemi dovrà rendersi disponibile al cambiamento. Le credenze secondo alcuni autori sono stabili e rigide al contrario delle conoscenze che sono sottoposti a valutazione. Il sistema delle credenze Inoltre viene definito come dogmatico contrariamente a quello delle conoscenze qualificato come relativo nei confronti del sapere. I rapporti credenze-conoscenze dipende dall'atteggiamento del soggetto verso il sapere. Vi sono diversi criteri individuati che distinguono le credenze dalle conoscenze. Il primo criterio è quello della certezza-incertezza secondo cui nelle credenze il sapere è considerato come Certo mentre nelle conoscenze il valore di verità di un sapere è considerato incerto e soggetto al mutamento. Il secondo criterio è il rapporto del soggetto con il sapere come irrefutabile o refutabile. Infatti nelle credenze il valore di verità è considerato come irrefutabile ossia indiscutibile mentre per le conoscenze il criterio è quello di mutabilità. Il terzo criterio fa riferimento alla dimensione temporale e quello della a- temporalità o temporalità. Nelle credenze il valore di verità di un sapere ha la tendenza a essere considerato come atemporale perché ciò in cui credo è per sempre mentre le conoscenze cambiano con il tempo è ciò che è vero oggi potrebbe essere falso domani. Il quarto criterio è quello della conservazione e del cambiamento in quanto nelle credenze la rappresentazione del valore di verità dei saperi ha funzione di conservare il valore di verità per la loro conferma mentre nelle conoscenze il sapore ha un valore di verità suscettibile di cambiamento. Il quinto criterio è quello di a-logicità e logicità. Nelle credenze la verità non è giustificata in maniera logica. Mentre nelle conoscenze vi è la tendenza a
essere giustificato in maniera logica. Un altro criterio fa riferimento alla generalità e specificità. E nelle credenze il valore di verità è generale mentre nelle conoscenze fa riferimento a un contesto determinato. Il settimo criterio quello dell'universalità e individualità del sapere dove le credenze sono considerate come universali in quanto il valore di verità è identico per tutti gli individui. Mentre nelle conoscenze tende a essere visto come individuale in quanto le conoscenze sono considerate proprio per ciascun individuo. Non tutti gli autori sono però d'accordo con questa distinzione e dunque impossibile fare una distinzione netta tra conoscenze e credenze. Si può avere poi una visione entitaria ossia statica dell’intelligenza oppure incrementale ossia dinamica. I più piccoli vedono l’intelligenza come un insieme di comportamenti legati a regole sociali acquisibili e migliorabili, contemplano la possibilità di incrementare l’intelligenza. I più grandi, includendo dimensioni interne e non osservabili, sembrano “perdere il potere” d’intervento su di essa., che diventa più stabile. Importante anche il ruolo del contesto di crescita (interazioni significative). Da qui deriva l’idea di innatismo dell’intelligenza che non può dunque migliorare e il costruttivismo che invece consente un margine di miglioramento.